SMASHING PUMPKINS

Gish

1991 - Hut Records

A CURA DI
ANDREA CERASI
20/02/2019
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Alla fine degli anni 80 c'è uno strano profumo nell'aria, un odore che mescola molteplici elementi, al fine di creare una formula fresca, che rompe le regole: la scena gotica, esplosa nel decennio, i fondamenti del punk, la voglia di sperimentazione in ambito hard rock, il rinnovato interesse per l'underground, generano l'esplosione di numerose band indie, nel senso vero del termine. Si tratta, cioè, di rock band che si mantengono suonando negli scantinati, che viaggiano in logori furgoni mezzi scassati, e che producono la propria musica in casa, con pochi mezzi a disposizione. Questa tipologia di rock band sopravvive senza avere una grossa tecnica, ma confidando nel cuore e in una passione viscerale. Vi è perciò un ritorno alle origini, pochi soldi, pochi mezzi, ma tanta fame e tanta voglia si sfondare nel music-business. Ci vuole quasi un decennio di gestazione per far sì che il Seattle Sound porti ventate di freschezza, ma alla fine degli anni 80, il fumo sparato dalle ciminiere della città si estende in tutti gli Stati Uniti, avvolgendo l'intera nazione con minacciosi nuvoloni neri che diffondono oscurità, malessere e nichilismo. Il grunge esplode all'improvviso e nel giro di pochi mesi conquista le classifiche di tutto il mondo. Un giovane musicista di Chicago, dalla voce acida e dalla penna sopraffina, decide di lasciare la sua gothic band, chiamata Marked, per mettere in piedi un progetto più ambizioso, che sappia coniugare una certa vena poetica e depressiva con la potenza dell'hard rock e del metal, senza rinunciare però all'attitudine punk, rabbiosa e istintiva. Il suo nome è Billy Corgan, e al crepuscolo del 1988 fonda gli Smashing Pumpkins con l'intento di mettere in musica ogni idea che gli passa per la mente, senza fossilizzarsi su un genere preciso. Il rock alternativo soddisfa quindi le sue esigenze, e due anni dopo, con un budget di soli ventimila dollari, lui e i suoi compagni si presentano agli Smart Studios del produttore indipendente Butch Vig per incidere il debutto. In questi corridoi, i Pumpkins incontrano un'altra giovane grunge band arrivata qui per lavorare al nuovo album. Si chiamano Nirvana e l'opera che stanno per lanciare è un certo "Nevermind". La band entra in studio di registrazione nel Natale 1990 e in un mese produce l'album di debutto, lavorando giorno e notte per risparmiare sui tempi e sull'affitto della sala, modellando le canzoni, alquanto grezze e abbozzate, concepite nei mesi precedenti. In poco tempo prende vita il classico sound degli Smashing Pumpkins, ripulito ma abbastanza scarno, attento alle sfumature gotiche e psichedeliche e alle ambientazioni riflessive e intimiste, ma che non rinuncia alla foga punk e ai passaggi tipicamente hard rock. Da Seattle, il grunge si diffonde a Chicago per dare vita a una nuova leggenda che forgerà la musica degli anni 90 e che crescerà milioni di ascoltatori. Dopo un periodo di lavoro durissimo e di nervi tesi, finalmente esce "Gish", per la piccola Hut Records, il cui titolo è un omaggio alla nonna di Corgan, innamorata dell'attrice Lillian Gish, una delle primissime stelle del cinema muto americano, che anni addietro, aveva attraversato in treno il paesino sperduto nel nulla nel quale viveva la nonna di Corgan. Il ricordo di quell'evento straordinario ed emozionante fornisce il titolo di un'opera permeata di profonde emozioni, altamente spirituale, malinconica ed evocativa, costruita su immagini astratte ed evanescenti. "Gish" è un disco ricco di dolore e di ascensione spirituale, molto personale, concepito come fosse strumentale, con piccoli interventi vocali, leggiadri e poetici, atti a fornire una narrazione poco tangibile e inconsistente, costantemente sottomessi alla musica. Non a caso, si tratta di un album sussurrato, Billy Corgan non spinge mai oltre le sue corde vocali, ma si limita a recitare i versi e a raccontare le immagini create dalla sua mente. È la musica a dominare l'ambientazione: il basso pulsante di D'arcy Wretzky, la soffocante batteria di Jimmy Chamberlin, la chitarra rumorosa di James Iha, sono questi gli elementi che dipingono uno scenario desertico, onirico e nostalgico. Questo ibrido e affascinante sound, che alterna fasi energiche con altre aleatorie, conquista tanti ascoltatori sin dal giorno della pubblicazione, e alla fine del 1992, dopo tre singoli mandati in rotazione nelle radio di tutto il mondo, le vendite ripagano degli sforzi profusi, rendendo "Gish" l'album indipendente più diffuso al mondo, con la bellezza di 750 mila unità vendute.

I Am One

Le sonorità anni 70, per un mix tra hard rock e psichedelia dell'epoca, di I Am One (Io Sono Uno) conquistano subito, grazie al conturbante e selvatico drumming di Chamberlin che investe sin dall'attacco e che prosegue lungo una serie di colpi marziali. Il sound si innesta nella emergente scena grunge dei primi anni 90, insidiandosi attraverso riff sporchi e linee melodiche acide. La voce di Corgan spiazza tutti, acuta e graffiante come carta vetrata, molto nasale, ma fondamentale per lo stile della band. "Io sono uno come voi tre, cerca di trovare un messia nella tua trinità, la tua città da bruciare, prova a cercare qualcosa, nella tua città da bruciare, e tu stesso brucerai".  Le parole del vocalist suonano come un testamento di spiritualità basata sulla sintesi della santa trinità, il simbolismo è ben chiaro, anche se espresso in modo astratto, per un testo che si rivolge direttamente all'ascoltatore. L'intento è quello di far comprendere la forza che è in ognuno di noi, un atto di coscienza che eleva noi esseri umani a divinità in terra. Siamo uno e trino, proprio come impone la fede cristiana. Ma nonostante questo atto di fede in se stessi, il malessere è presente, e viene cantato nel depressivo e stentoreo ritornello: "Sono come sembro? Sono giù, tanto giù. Io sono uno". James Iha si destreggia subito con un solo lungo e abrasivo che spezza il brano in due sezioni, per poi lasciare il campo nuovamente al leader Billy Corgan. "Il tempo è giusto per una luce-guida, prova a ripassare le ragione della tua amara vita, la tua città da bruciare, cerca qualcosa da bruciare e brucerai anche tu". La vita è amara, è questo il concetto onnipresente nei testi grunge, e perciò la sintesi dell'esistenza si concretizza in lotta quotidiana per la sopravvivenza. La forte spiritualità del disco emerge sia nella musica che nel testo, i giri di basso allucinogeni e i riff chitarristici ossessivi rendono al meglio la sensazione di perdizione che investe noi comuni mortali. Nelle tenebre della vita, però, riusciamo a scorgere una luce, simbolo di ragione e di speranza, ed è lì che ci rechiamo. "Ci vediamo, ma so che tu non vuoi, ci vediamo, io sono il solo", recita il vocalist, guidandoci verso la luce, e quindi alla salvezza, anche se non tutti sono con lui e preferiscono restare dietro, ormai perduti nella disperazione, abituati al malessere mentale. Siamo uomini, ma anche dei, e allora creiamo il nostro destino giorno dopo giorno, nonostante le difficoltà. Il suono degli Smashing Pumpkins è tutto racchiuso in questo pezzo d'apertura, con continui duelli tra chitarra e basso, espliciti soprattutto nella coda finale.

Siva

L'onda di sporcizia non accenna a diminuire, anzi, è qui che giunge la maggior parte di psichedelia, una colata di acidi che dà il via a Siva, drammatica perla musicale che ha un attacco di chitarra acustica facilmente riconoscibile, ispirato ai Led Zeppelin, ma che subito dopo si potenzia. Gli anni 70 sono ancora ben definiti, le radici dell'hard rock influenzato dal blues e dall'acid rock sono sempre presenti. Il giro di chitarra è ricco di energia e cristallizza tutte le idee che Corgan vuole elaborare con la sua band. Il titolo "Siva" deriva dal dio indiano Shiva, figura maschile che si contrappone a quella femminile di Shakti. L'eliminazione della lettera h nel titolo, tra l'altro molto frequente in lingua inglese, è dovuta al fatto che il vocalist non voleva complicazioni con gli ascoltatori induisti, né problemi religiosi, perciò ha cercato di mascherare un po' le cose. "Mi giro e perdo la testa, girovagando a caso, accendo una scintilla, raccolgo la forza dal tallone e scavo nel mondo che sbuccio". Corgan canta un inno all'amore distruttivo, nato dalla riflessione che siamo nati per morire, ma nonostante ciò combattiamo per l'amore infinito. Ciò ci rende tanto fragili quanto determinati. La chitarra di Iha si impenna in un grandissimo riff retrò, poi la seconda strofa ci travolge: "In fondo al mio cuore, si trova un'anima lacerata, dimmi ciò che stai cercando, voglio solo arrivarci il prima possibile". Il basso pulsante di D'arcy ci investe con roboanti e cervellotiche linee, lasciando spazio a uno stranissimo bridge, sulla scia degli Alice In Chains, che si percuote con toni morbosi e sprazzi di pura psichedelia. "Io non vivo, io inalo. Io me ne frego, non svelo niente, non voglio vivere nella tua miseria, inalo e basta, ma non vivo", qui fuoriesce l'animo nichilista del vocalist, uno stato d'animo conflittuale che rende l'uomo simile a uno zombie, che si trascina quotidianamente fino alla morte definitiva. Un break irruento arriva a spezzare il ritmo, la sezione ritmica cambia passo, ed ecco allora un momento riflessivo e morbido: "Spara tutti i miei baci nella tua testa, le stelle piene di desideri ti riempiono il letto. Lei ha detto che è morta", dunque giunge l'assolo, funambolico e virtuoso, che ridesta l'ascoltatore, gli scartavetra i timpani, infine tutto si dissolve in un baleno, quando la sezione ritmica si quieta nuovamente, lasciando spazio all'acustica e al basso, che si rigenerano lentamente, suonando in sottofondo. "Tutto questo dolore mi soffoca, come una bomba che non puoi vedere, dimmi cosa hai da offrire, io voglio solo arrivarci il più presto possibile". Il dolore è ragione di vita, obiettivo da raggiungere. La fine è vicina, e per raggiungerla bisogna attraversare il sentiero del dolore. Il ritmo del brano, simile a una danza tribale, è appunto influenzato dalla descrizione del dio induista, considerato uno sfrenato e sessuale danzatore, nonché perfetto asceta che tende alla calma riflessiva, contrapposta all'alta carica erotica che sa sprigionare.

Rhinoceros

Un bel contrasto di suoni tra le linee morbide e quelle cariche e dinamiche tipiche della musica rock anni 90 è ciò che troviamo con Rhinoceros (Rinoceronte), canzone che contiene una infinita stratificazione di sovraincisioni, il che rende il suono molto etereo e affascinante, in una modalità che sarà ripresa meglio nel secondo album della band, "Siamese Dream". Con un inusuale tempo rallentato e una poetica sognante, la canzone prende quota attraverso gli effetti chitarristici e le vocals decadenti, dal fascino gotico. "È stato pianificato uno spettacolo, con alberi e palloncini e gelati, perciò ci vediamo a giugno. Avresti dovuto sapere, te lo avrei rivelato, ognuno avrebbe dovuto sapere che volevo solo nasconderti la strada". Si parla di due ragazzi che si incontrano durante una festa di paese, con palloncini, gelati e giostre. Lui osserva lei, in realtà la osserva da tempo e ne è invaghito, ma questa volta decide di farsi avanti e dichiararsi. Anche lei sembra attirata dai suoi sguardi maliziosi, ma cosa sa veramente del ragazzo? Corgan spiega che si tratta di una storia di segreti e di bugie, di speranze e di sogni spezzati. Bisogna aprire gli occhi per vedere oltre le apparenze e scavare nella vita di una persona. "Lei sa, sì che lo sa, lo sa, ma come è che lo sa? Lo sa, lo sa", ripete il ritornello, ossessivo e pungente, affogato in una base stratificata eterea e sognante poggiata sul timido riff di chitarra acustica. "Uno spettacolo di colori, dopo la luna, dovrei andar via, ci vediamo a giugno, a modo tuo", il ragazzo sa che dovrebbe andar via, ma non riesce ad allontanarsi, è ipnotizzato dalla bellezza della ragazza. La luna fa da sfondo alla calda serata estiva. La sezione ritmica si rafforza, esplodendo in prossimità del secondo refrain, poi arriva l'assolo pungente e chiassoso di Iha, che sovrasta i colpi sanguinolenti inferti da Chamberlin alla sua batteria. "Apri gli occhi di fronte a queste bugie di senape, apri gli occhi, in questo modo". Le liriche astratte e poco chiare si fondono alla ballata gotica e calda dalle venature psichedeliche e decisamente dream-pop, la quale ci avvolge in una nebula mistica pronta a diradarsi in fase finale.

Bury Me

Bury Me (Seppelliscimi) è una canzone fatta di riff aggressivi e screziata di ruggine, influenzata dal progressive, dove sono il basso, in questo caso potentissimo, e la batteria, a dominare la scena. Secondo l'autore, il testo non avrebbe un significato preciso, altamente astratto e onirico come se fosse stato concepito sotto allucinogeni, ma il senso stretto è quello di sentirsi perduti in questa vita, sepolti vivi dal quotidiano. "Seppelliscimi di amore, seppelliscimi nel sangue, proteggi i tuoi baci, prendi il tuo cuore e seppelliscimi se fa male. Io amo mia sorella, incatenata, libera, lei non mi soffoca, è scatenata anche se in catene. Io respiro, lo so, sono un tuttofare, non vuoi seppellirmi?". Siamo tutti soggetti a forze invisibili, al destino cieco, ed è un testamento di fede che abbiamo perduto nel tempo; quando si fa riferimento alla "sorella", probabilmente si sta parlando di "vita", concepita come sorella, amante e amica di avventure. I riff generati dalla chitarra di Iha sono rabbiosi e punkeggianti, il basso di D'arcy risuona nell'etere, stordendo l'ascoltatore, la particolare voce di Corgan adotta uno stile canoro tendente al dream-pop, ossia rimane sempre su tonalità basse, per poi schizzare quando si raggiunge l'acme dell'intero brano, una specie di ritornello, cui segue un bellissimo assolo. "Voglio vederla nascere dentro, nascosta, alcune sono cose che non puoi nascondere, se la vedi dimmi perché non vuole uscire fuori. Lei aspetta di seppellirmi". Il testo si esaurisce in breve tempo, lasciando spazio alla band di sperimentare, di duellare, di sfidarsi in una lunga serie di assoli inaugurati dalla batteria di Chamberlin, che qui ha modo di sfogarsi per bene. La seconda metà della canzone prende quota, il ritmo accelera, soffocando la voce di Corgan in un mare di suoni sporchi, allegoria di una vita rumorosa e difficile, che sono proprio la rappresentazione della musica alternativa del periodo: una contaminazione di noise, punk, rock, gothic e metal che lascia grandissima libertà alla band, senza costringerla a seguire una struttura precisa.

Crush

Il basso di D'arcy prevale su tutto, inaugurando un'altra bomba schizofrenica che celebra l'amore puro, e che poi si distende attraverso percussioni minimali e chitarre psichedeliche che sembrano riprodurre il suono delle gocce di pioggia. Qui Corgan parla della sua futura moglie, Christine Fabian, in una canzone scritta durante una afosa notte, mentre la donna dormiva. Ma anche in questa canzone d'amore, intitolata Crush (Schiacciare), ci sono ombre di disperazione e sfumature di follia. "Ti avvolgi le braccia attorno, in una sensazione che ti circonda, come menta peperita liquida, assapora i sogni che lei ti ha mandato". Il riff principale ipnotizza, attrae, rapisce, dona un senso di non-fuga, di impossibilità di fuggire dall'amore, una gabbia dorata. La poesia di Curtis Mayfield, solitamente incentrata sull'amore mistico, ispira le liriche di un pezzo morbido e delicato che ripropone le sonorità psichedeliche ed esoteriche presenti nel terzo album dei Led Zeppelin, ovvero il loro più acustico e riflessivo, dalle atmosfere oscure e avvolgenti. "E questa sensazione ti fa rabbrividire, l'amore arriva a colori, non posso negarlo, tutto ciò che conta è l'amore, il tuo amore", Corgan celebra l'amore nei confronti della sua ragazza attraverso un'elegia delicatissima, pacata e soffice come piuma, dove la psichedelia gioca un ruolo fondamentale. "Stai dormendo nel tuo letto, riposi la tua testa stanca, forse non dovresti preoccuparti, getta via quei sogni e osa". Il cantante si rivolge direttamente alla donna, distesa accanto a lui e sprofondata nel sonno, e la vede serena, con lo sguardo rilassato, e allora lui si sente bene. "Mi chiedo se sia importante per me, l'amore arriva a colori e non posso respingerlo, tutto ciò che luccica è amore, il tuo amore", ripete, senza mai alzare il timbro, come a non svegliare la donna, ma sussurrando assieme agli strumenti. Una ballata lisergica di grande impatto emotivo, quasi una nenia onirica che si insinua nel sogno e che culla la mente della protagonista addormentata.

Suffer

Inizialmente Intitolata Seam, Suffer (Soffrire) parla di un amore destinato agli amanti, impavidi avventurieri di sentimenti. Attraverso l'amore possiamo sapere chi siamo veramente, noi corriamo e ci nascondiamo nella giungla cittadina, e scappiamo dall'apocalisse imminente che ci travolgerà. "Tutto ciò che soffri è tutto ciò che sei, tutto ciò che soffochi è tutto ciò che sei, e stai vedendo che stai vedendo. Stai vedendo ciò che sei, quello che prende significato e che è chiaro. Il significato di chi sei". La consapevolezza dell'esistere e del soffrire, in questa maledetta vita, è un pensiero che danza su un ritmo tribale impartito dalla sezione strumentale, in un'atmosfera sfocata e nebulosa, notturna, declamata delicatamente da Corgan. "Su questa linea io sognerò", ripete il vocalist, mentre si intavola questo sogno d'amore, che tra varie difficoltà, prende miracolosamente forma concreta. "Tutti voi combattete dietro al vostro travestimento, bevete dai motivi che vi tengono in vita, per ascendere dalle piaghe del desiderio e del dolore. Tu devi alzarti dal tumulo del desiderio e cambiare". La vita è lotta quotidiana, combattimento e travestimento, e bisogna abbeverarsi di avventure, di azioni e di nuove sfide, al fine di poter crescere. Il senso stesso dell'esistenza è quello della pace dei sensi, il benessere psichico, il relax, ma la ballata amara e depressiva parla di desiderio di realizzazione, un desiderio che si forma in base al dolore e alla sofferenza. Senza sofferenza non c'è vita, ma forse è troppo tardi per il lieto fine, come suggerisce il secondo refrain: "Troppo tardi per scoprire la pace della mente, troppo tardi per riprendermi". L'arpeggio di Iha è rilassante, il basso fa da contrasto, resta sospeso nel tempo, cullando i nostri pensieri. "Tutto ciò che vedi e tutto quello che respiri, e tutto ciò che smetterai di essere, abbattendo il tuo unico figlio e ciò che lui significa per me. I tuoi sogni saranno i miei sogni". Amore è condivisione, sogni comuni, rapporto di fiducia, e dall'unione degli amanti nasce il figlio, simbolo di pace. Il flauto entra in scena per le battute finali, arriva il bridge: "Aspetterai? Io aspetterò, ti aspetterò. Pulire la vita richiede più tempo, prendi ciò che vuoi, prendi tutto di me". Le chitarre acustiche si gonfiano, il ritmo tribale prende consistenza, consacrando questa cerimonia amorosa di grandissimo fascino.

Snail


Snail (Lumaca) è un esempio di matrimonio perfetto tra dolci melodie e sporche distorsioni chitarristiche. Il simbolismo del testo si basa sul numero sette, sacro nella religione, ed è un inno alla rinascita, con i fiori sbocciati e benedetti dal sole. Un richiamo all'innocenza perduta, ma anche una descrizione della nostra stasi, dell'immobilità in cui versiamo davanti alla vita frettolosa. "Tutti i tuoi sette sogni sono più vicini di quanto credi, come le cose che vengono annullate, vedi che tu sei l'unico. Fiore, cogli l'ora del giorno, aspettando la tua strada". Siamo come lumache attirati dal canto delle sirene, ma non riusciamo a raggiungere le splendide creature perché siamo lenti, siamo affogati da sentimenti che ci lacerano il cuore, lo fanno esplodere in fiocchi di neve, diamanti, anelli. "Quando ti svegli a modo tuo, butti via la tua vita, dolcemente la sirena torna a casa, la sirena lumaca è quello che stai aspettando". La musica cresce di intensità e poi si rilassa, e così per tutta la durata del brano, come fosse una montagna russa, o forse il passo libero e rilassato di una lumaca che striscia sull'erba. La sensazione di pace interiore, di serenità, la si percepisce perfettamente, la dolcezza dei suoni ci accompagna in questa cantilena d'amore, forse l'unica davvero speranzosa e felice dell'album, laddove il dolore è destinato a scemare non appena il sentimento sarà esploso. Corgan accompagna Iha, sospirando e declamando l'ultimo verso, mentre il chitarrista si diletta in un solo disperato che denota una dimensione surreale. "Fiore, il dolore sarà lavato, quando il sole brillerà e si arrampicherà alla tua finestra, nel tuo letto. Fiorisci, risparmia le ore". La chitarra, proprio come un fiore, si schiude nella fase finale, liberandosi in un secondo assolo, infrangendosi contro il tempo dettato da una batteria placida che improvvisamente smorza gli animi. La tranquillità torna in scena, grazie all'arpeggio morbido e al rassicurante giro di basso. L'estasi e la stasi si dilungano negli ultimi minuti, quando la sezione ritmica si rafforza, soprattutto grazie ai colpi di Chamberlin, e con questa accelerazione il pezzo sfuma nell'aria, come un dolce sogno.

Tristessa

Drumming muscoloso, chitarre affilate e ritmiche nevrotiche costruiscono un brano intriso di carica sessuale. L'erotismo viene contaminato dalla depressione che prende forma nelle liriche, ispirate al romanzo di Jack Kerouac, pubblicato nel 1960 e scritto in onore di una prostituta messicana, che secondo lo scrittore incarnava la creatività femminile e le riflessioni della vita di una semplice donna. Tristessa è il nome della donna e rappresenta tutto ciò Keruac conosceva del Messico: fascino, pericolo e miseria. Billy Corgan fa proprie le impressioni del libro e le riporta in musica, divincolandosi in un amore quasi vietato, proibitivo. "Impegnata la tua fede, il mio cuore abbracciato lotta per rinnovarsi. Mente soffocata, ipnotizzata velocemente" grida il vocalist, tempestato dagli strumenti, questa volta graffianti e metallici, dove il batterista Chamberlin la fa da padrone. Il ritornello è quasi inesistente, tanto effimero e sospirato che passa fugacemente: "Mi chiedo dove sei, Tristezza mia", dice Corgan pensando alla sua amata prostituta. "L'anima prende l'anima, come io ne prendo atto, ma ti aspetterò. Ciò in cui credi desidererai ricevere, ma io non crederò in te". Le pene d'amore sono forti, e ci riportano un po' alla letteratura rinascimentale, dove l'emozione è solo un buco nel cuore, un'eterna sofferenza. "Aspetta la tua vita, Tristezza mia". La donna ha rubato l'anima all'uomo e questi ne è schiavo, deciso ad aspettarla, pur sapendo che l'attesa sarà vana. Egli è sfiduciato e non crede in lei, ma nonostante ciò sogna di averla tra le braccia, e allora scaccia via il pensiero della donna, contesa tra i suoi clienti. "Ti amo davvero, sicuramente ti amo. Ti sei mai svegliato e ti sei masi trovato da solo? Ti sei mai svegliato lontano da casa? Ciò in cui crede lo vorrai ricevere, ma io non ti crederò più". La presa di coscienza è pesante: la solitudine, un cuore spezzato e tante idee confuse nella testa. Il sogno d'amore è finito per sempre e ognuno se ne va per la propria strada, la prostituta si è già rimessa a lavoro, lasciando la stanza. Il brano procede veloce e senza pause, concentrato in soli tre minuti, diretti e dalla struttura scarna.

Window Paine

Window Paine (Finestra Del Dolore) è un brano incentrato sulle droghe, infatti la finestra che si apre è quella della mente mentre si assumono stricnina e acidi. Il viaggio non ha fine, è una distorsione della realtà, è una discesa nelle profondità dell'animo umano, e perciò i toni sono molto scarni e minimali. "Finestra di dolore, attorno al mio cuore, striscia come ombra intorno al mio cuore. Fa quello che devi fare, e di quello che devi dire. Fai quello che va fatto, su, inizia oggi", sospira il cantante, adagiando le corde vocali su un bel giro di basso prodotto da D'arcy. Le coordinate sono quelle di una ballata psichedelica che pare esplodere da un momento all'altro, ma che, in definitiva, resta sempre trattenuta e ovattata, trasmettendo le turbolenze di un animo depresso, afflitto dalla piaga delle droghe. Uno dei migliori brani di "Gish", intimo e cupo da far paura. Il ritmo è ossessivo e catatonico, simboleggia perfettamente la mente del drogato, rimbambito e confuso. "Il vento soffia vergogna, attorno al mio cuore, le ombre gridano attorno al mio cuore", l'uomo si pente del suo peccato, del suo vizio, ma non sa come uscirne e prova vergogna. Il ritmo incalza, il basso straborda, i fendenti di Chamberlin si evolvono e si potenziano, la chitarra prende vita, e tutti insieme danno inizio a una specie di marcia battagliera di grande impatto sonoro. Parte l'assolo stordente e funambolico, che si protrae con mille distorsioni ed effetti alienanti, dopodiché Corgan torna al microfono e canta le ultime battute a cappella. "Che cosa stai venendo a fare? Denudandoti fino all'osso? Ridendo, vivendo per conto tuo, tutto solo". L'uomo si denuda fino all'ossa, quindi sta dimagrendo per effetto delle droghe, e si è ormai ridotto a uno scheletro in fin di vita, divorato dagli acidi. Eppure ride, continua a sorridere della sua misera vita, alleviando la sofferenza e il dolore con gli allucinogeni. Il break termina, la stasi sfuma e la musica torna in prima linea, in una confusione pazzesca che rievoca le immagini astratte e indefinite come schegge impazzite nella mente dell'uomo, come se anche noi potessimo vedere attraverso i suoi occhi questa realtà distorta e distopica. Un bellissimo e accattivante pezzo, che fa da ponte per il congedo finale, dall'indole contrapposta.

Daydream

Il microfono viene ceduto alla bassista D'arcy Wretzski, voce sottile e sognante, che ci culla in una dimensione soffice con l'allegorica Daydream (Sogno A Occhi Aperti), ultima traccia del disco, che tra l'altro include una brevissima canzone nascosta intitolata "I'M Going Crazy", basata sulle stesse linee melodiche e sullo stesso arpeggio di chitarra, ma cantata da Corgan. Il brano in questione è un sogno d'amore tra due innamorati, raffinato e di altissimo livello, articolato in sole due battute, per una durata striminzita. "Il mio sogno a occhi aperti sembra uno dentro di te, anche se sembra difficile da raggiungere in questa vita, la tua vita spaventosa e senza speranza". La calda voce della donna si sposa alla grande con l'arpeggio della chitarra acustica, raccontando l'emozione profonda di un innamorato, pronto a concedersi in un sogno ad occhi aperti che è molto difficile da descrivere, e anche da raggiungere, in questa vita spaventosa e piena di difficoltà. Subentrano gli archi per arricchire la base ritmica, l'enfasi si fa più diretta, aumenta il pathos e l'effetto onirico si moltiplica, ma la chitarra esegue sempre gli stessi accordi, come per non svegliare la bella innamorata dal suo dolce sogno. "Il mio sogno a occhi aperti grida amarezze fino alla fine, l'amore che condivido da egoista parte dal cuore, il mio cuore, il mio sacro cuore". Un cuore puro, perché chiunque sa amare possiede un cuore puro, ricco di significato e di immagini poetiche, ma anche di sofferenze e amarezze. Amore e dolore legati indissolubilmente per tutta la vita, e una sensazione intima e pacifica che porta a termine un disco importante e di grande fascino.

Conclusioni

Tra lampi di poesia gotica e sferzate grunge, "Gish" è una gemma autunnale arrivata nel momento giusto, proprio quando il mondo sta cambiando e le sonorità alternative hanno ormai preso piede, spazzando via i suoni e le attitudini del grande rock e metal anni 80. Nei primi anni 90 tira un'aria diversa e allora tante band salgono sul carrozzone dell'alternative, partendo proprio dal basso, dagli scantinati e dai sobborghi di periferia. La musica si ridimensiona, scardinando gli schemi fissati in venti anni di evoluzione, recuperando le radici del passato, ma allo stesso tempo proiettando l'hard rock nel futuro. Gli Smashing Pumpkins dell'esordio sono quattro ragazzini innamorati di un rumore che si concretizza attraverso il noise, il punk, il rock e la musica gotica, ed è un rumore ben calibrato, già abbastanza maturo, dove gli strumenti godono di un ruolo fondamentale rispetto alle linee vocali, spesso sottotono, sussurrate, appena abbozzate, per favorire una sorta di ricerca spirituale. Un disco basato su una musicalità tanto sporca quanto delicata e intima, nel quale confluiscono le due identità di Billy Corgan, quella del poeta sofferente e in perenne stato di abbandono, e quella del ragazzino innamorato della musica dura che sogna di sfondare per diffondere nel mondo idee ed emozioni. Un lavoro fatto di palesi contrasti, in bilico tra due dimensioni, che unisce la delicatezza del surrealismo, attraverso continue ricostruzioni acustiche e liriche astratte, e la potenza chiassosa del metal alternativo giostrato su riff grondanti sudore, giri di basso che feriscono come unghie sulla pelle, e infuocati cambi di tempo impartiti dalla batteria. Sin dal pezzo di apertura, la lisergica "I Am One", l'ascoltatore viene letteralmente soffocato dalla ruggine e dalla polvere alzate da una track-list che non concede punti deboli: le virate psichedeliche di "Tristessa", "Siva" e "Bury Me", le scheletriche ballate di "Rhinoceros", "Suffer" e "Window Paine", dai testi spiritici, passando per le solenni perle goticheggianti di "Snail" e "Crush", per metà acustiche, fino a giungere all'etera "Daydream", cantata dalla bassista D'arcy, che chiude il disco all'insegna del surrealismo, ma con il l'amore sempre al centro di ogni tematica. "Gish" non è un disco preparato a tavolino anzi, è viscerale e indemoniato, e per questo suona genuino e veritiero, imperfetto e bello come ogni prodotto indipendente, ma che rivela una band dallo stile unico e con un grande potenziale da far esplodere, valori che si modelleranno già dal secondo album, "Siamese Dream", probabilmente il loro capolavoro, e matureranno nel popolare e milionario "Mellon Collie And The Infinite Sadness", altrettanto grande e di successo ma anche molto lungo, forse farcito con troppi riempitivi, ma che riesce a consacrare definitivamente i musicisti nell'Olimpo della musica. L'evoluzione grunge degli Smashing Pumpkins si chiude con la prima trilogia, poi, quando tutto il rock alternativo sta naufragando per lasciare spazio a nuove mode, Billy Corgan rindossa i panni del vampiro gotico, gli stessi che aveva accantonato negli anni 80 con la sua prima band, e si abbandona alle sonorità elettroniche e tenebrose, licenziando il batterista Jimmy Chamberlin per abuso di eroina e alcool, e sfornando l'affascinante e indulgente "Adore", di buona qualità ma anch'esso abbastanza prolisso, incentrato su brani gotici molto leggeri che, a causa del cambio di rotta, non replica il successo degli album precedenti e delude le aspettative sia dei fans che della band. Come tutte le opere prime, "Gish" è un lavoro che comunica una certa urgenza e che tende a trasmettere istinti sfuocati, ma è anche un debutto attento e riflessivo, capace di pennellare immagini sacre e di raccontare allucinazioni notturne, tra ballate acustiche, morbide come velluto, e rasoiate metalliche sempre in bilico tra sacro e profano, laddove vengono messi in risalto la buona preparazione tecnica dei singoli membri e la sofisticata e visionaria penna di Corgan. Un grande esordio per una grande band che ha definito una decade con le proprie canzoni.

1) I Am One
2) Siva
3) Rhinoceros
4) Bury Me
5) Crush
6) Suffer
7) Snail
8) Tristessa
9) Window Paine
10) Daydream