SLAYER

You Against You

2015 - Scion Audio Visual

A CURA DI
MAREK
14/04/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

La marcia verso "Repentless" era iniziata un po' in sordina. Dapprima, il rilascio di "Implode", episodio degno di nota ma non certo esaltante. Successivamente, era giunta "When The Stillness Comes" ad alzare il nostro morale, facendoci vedere (oltre ad una bella confezione e ad un picture disc) un brano che fosse ispirato quanto serviva. Giusto per non demoralizzarci, ma anzi mostrandoci una band che stava definitivamente prendendo le misure ed organizzandosi per bene. L'esplosione vera e propria ci fu comunque con "Repentless", il singolo omonimo dell'album in uscita. Una canzone selvaggia ed indomabile, pregna di passione e violenza. Carnalità ed artigli dilanianti, quel brano ci aveva letteralmente scombussolato l'anima ed al contempo preparato per accogliere a braccia aperte il nuovo disco. Parto di una formazione nuova, che vedeva fra le sue fila Gary Holt e Paul Bostaph, successori di Jeff Hanneman (r.i.p.) e del dimissionario / licenziato Dave Lombardo. Se era lecito avere più di qualche dubbio, il singolo "Repentless" ebbe modo di tranquillizzarci alla grande, mettendoci a nostro agio e facendo ribollire il sangue nelle nostre vene. In men che non si dica e quasi inaspettatamente, ci eravamo ritrovati prontissimi a catapultarci in una nuova, bella avventura macchiata di sangue e firmata Slayer. Chi lo avrebbe mai detto, in quel 2013 che sembra ormai lontano mille anni? Kerry e Tom avevano mostrato di poter continuare alla grande, non perdendo lo smalto ma anzi riproponendosi ad alti livelli. Decisamente alti, vista la qualità dello scorso singolo. "Battere il ferro fin che è caldo" è, il più delle volte, una buona politica. Cosa poteva dunque confermare lo stato di grazie del gruppo? Naturalmente, la pubblicazione di un nuovo singolo. L'ultimo, in attesa dell'uscita dell'album vero e proprio. Certo è che, dopo una bordata come la precedente, uscirsene immediatamente con un nuovo assaggio poteva essere quanto meno rischioso. E fa il caricarci a mille ed il deluderci totalmente, il passo era brevissimo. Troppo breve. Un millimetro a malapena. Occorreva dunque giocare d'astuzia, presentando un pezzo che avrebbe potuto almeno metterci d'accordo. Un "vedo-non vedo", in poche parole. Della serie: "vi abbiamo svelato il meglio.. ma non vogliamo bruciare le tappe". Fu proprio questo il compito di "You Against You" (rilasciato in formato digitale per la "Scion Audio Visual"), cercare in qualche modo di sopperire alla nostra fame di Slayer, amplificata da "Repentless", ma al contempo tenersi il meglio per l'album. Un passo questa volta cauto, più che altro adatto a mantenere il fuoco vivo, senza gettare ulteriore benzina. Una traccia molto valida, potente, possente, roboante giusto quel pizzico che serve per non farsi voltare le spalle. Il fan è mobile qual piuma al vento, lo si sa e lo si è ben capito, dopo più di mezzo secolo di Rock e Metal. Per promuovere il nuovo singolo, inoltre, fu girato un nuovo videoclip; anche questa volta, violento e molto "pulp", alla Tarantino. Sempre con l'apporto di BJ McDonnell, il quale ha questa volta creato un piccolissimo cortometraggio fatto di sparatorie, mercenari, coltellate e tanta, tanta sanguinolenta azione. Per di più, direttamente collegato al video di "Repentless", il quale risulta essere un sequel di quest'ultimo clip propostoci. Vediamo ed ascoltiamo, dunque, come suonerà questo nuovo singolo di casa Slayer; prima di buttarci a capofitto nella totalità di "Repentless". Let's Play! (nota: il nome di Holt non è ancora annoverato nei credits, ma possiamo tranquillamente osservare, nel videoclip, come determinati assoli siano suonati effettivamente da lui).

You Against You

"You Against You (Tu Contro Te Stesso)" è aperto da un riff sostenuto ma pacato, incedente ma non bestiale. Lesti giungono i colpi di piatto di Bostaph a scandire un tempo calmo e massiccio, prima che il drummer decida di usare la totalità del suo drum kit per dar vita al ritmo base di questo inizio. Sempre un qualcosa di chirurgico e battente, lontano anni luce dalle fughe forsennate di "Repentless". La voce di Araya, dal canto suo, sembra essere molto più ruvida e belluina, stoppandosi in un paio di occasioni. L'andazzo sembra dunque abbastanza martellante, massiccio, anche se prevedibile.. ma ecco che, dopo appena 40 secondi, Paul si lancia in una bella serie di stacchi velocissimi, mostrandoci dei bei virtuosismi e dunque suonando una carica definitiva. Il brano accelera partendo all'impazzata, presentandoci un assolone di Gary Holt. Veloce, ben calibrato, espressivo e violento, un momento solista che trova un leggero rilassamento dei tempi man mano che prosegue.. anche se è di nuovo il batterista a ri-trascinare il tutto in una corsa forsennata, con un nuovo stacco successivo all'assolo di Gary. Il ritornello, dal canto suo, giunge lesto e risulta meravigliosamente efficace. Un refrain sanguinolento, un vero e proprio pugno in volto che si fa apprezzare e ci induce all'headbanging. Un brano che, in determinati frangenti, sembra addirittura ricordare "War Ensemble", e ci propone persino un bello scambio chitarristico fra King ed Holt, i quali sono intenti, nei momenti successivi alla ripetizione dell'ultimo ritornello, ad ingaggiare una bella "gara" di velocità; un dialogo che ci ricorda in qualche modo Jeff, scambi di note al vetriolo che sanno esaltare e sicuramente farsi apprezzare. Soli squillanti e rugginosi, velocissimi, ben stagliati sui tempi infernali e precisissimi dettati da un Bostaph tirannico nel suo incedere. Il tutto atto ad accompagnare immagini di accoltellamenti e corpi crivellati da raffiche di proiettili. Cosa dovremmo volere, di più? Magari un altro bel refrain, sparatoci in faccia senza ritegno, seguito da una parentesi strumentale "contenuta", a sua volta scalzata da un nuovo impeto di velocità, complice un bell'assolo di Kerry King, il quale viene tranciato di netto dal pezzo, che si stoppa improvvisamente e dunque si conclude così, come se giacesse a terra dopo uno sparo (in linea con il videoclip, insomma). Non male, veramente non male. Il testo, dal canto suo, risulta molto meno esplicito ed anzi abbastanza criptico. Sembra quasi narrare le vicende legate ad un suicidio. Causato da un profondo dissidio interiore, da una lotta contro noi stessi. Quasi come se avessimo un doppio malvagio, un qualcuno a noi identico ma intento a buttarci giù, a demoralizzarci. Abbiamo un cappio attorno al collo e desideriamo tanto stringerlo, visto che la nostra vita sembra legata ad un fato eccessivamente beffardo. Il prezzo da pagare è altissimo e non riusciamo più a sostenere un peso così terrificante. Questo nostro "gemello", dunque, quello contro il quale ci stiamo confrontando, ci incita a compiere il gesto insano.. ma quasi sprondandoci a fare il contrario. "Psicologia inversa", usare parole e metodi duri contro una persona depressa proprio per provocare in lei una sorta di reazione, di ribellione. E' solo un ipotesi, anche se frasi come "ma lo sai?? Non ha senso che tiri quel cappio, non hai mai sentito quelle piaghe marcire" sembrano proprio indurci a pensare ad una sorta di (seppur brusca) forma di consolazione. Nel senso, non è d'uopo uccidersi per via di una paranoia, quando non si ha nemmeno una lontana idea di cosa sia VERAMENTE il dolore. Di cosa significhi portarsi addosso piaghe purulente. "il tuo mondo perfetto è finito", forse è proprio in questa frase che si cela la chiave di volta. Troppo spesso, lo spettro della perfezione ci lacera, ci fa perdere totalmente la bussola. La inseguiamo e la aneliamo, senza renderci conto che il buono ci circonda, e che esso è reso bellissimo anche da tanti piccoli difetti. Che noi rigettiamo, volendo unicamente ciò che è perfetto al 100%. Quando non lo otteniamo ci rendiamo dunque conto che la Perfezione non ci appartiene, e non ci apparterrà mai. Uno dei tanti motivi per i quali si è in guerra contro noi stessi. Lottare contro le nostre paranoie, le nostre insicurezze.. lottare contro quella voce che vorrebbe spingerci verso lidi non propriamente felici. O assecondare quella che, a mo' di schiaffo paterno, cerca di spronarci a reagire, urlandoci parolacce ma con il solo scopo di tirarci su e farci rinsavire. Ed in quei momenti non possiamo pianificare proprio nulla. Siamo noi, contro la nostra  voce, contro la nostra anima. Contro noi stessi.

Conclusioni

Un testo "cervellotico" ed una bella bordata di estremo sonoro. La prova "confermiamo quanto di buono abbiamo mostrato" è stata ampiamente superata, gli Slayer possono tirare un sospiro di sollievo e mettersi comodamente a sedere, riprendendosi in attesa del debutto discografico della nuova formazione. Era difficile superarsi, era difficile confermarsi, era semplicissimo affossarsi: la verità sta nel mezzo, e dunque possiamo dire quanto l'Assassino sia stato bravo a mantenersi in equilibrio. Non strafacendo ma nemmeno scivolando goffamente. "You Against You" funziona perché meravigliosamente "prevedibile". Ed essere "prevedibili" non è assolutamente un difetto, il più delle volte. Prevedibilità è sinonimo di conferma, di quotidianità. Cosa vuole, un fan degli Slayer? Vuole la velocità, l'aggressività. La potenza, ecco. Ed in questo pezzo ce n'è molta. In "Repentless" strabordava, qui ce n'è a (più che) sufficienza. Siamo nuovamente messi a nostro agio, guardando i nostri che si comportano da Slayer. Volendo comunque proporci un sound articolato, misto: i giochi chitarristici di King ed Holt sono senza dubbio esaltanti (soprattutto quest'ultimo, ha eseguito il suo compito in maniera impeccabile), la batteria di Bostaph macina ritmi imperiali, la voce di Tom è sempre grezza, il suo basso sempre frastornante. Questo è ciò che amiamo ed abbiamo imparato ad amare. Ciò che gli Slayer ci hanno sempre presentato, adattandolo allo scorrere dei tempi, certo; ma sempre curando la loro attitudine facendo in modo di non disperderla nel vento, come in troppi hanno fatto (leggasi: Metallica). Gli Slayer del 2015 sono tutt'altra cosa rispetto a quelli del 1986, ma anche (seppur in misura minore) rispetto a quelli del 2006-2009, questo è assodato. La fame, però, è rimasta. La voglia di artigliare i fan a suon di riff e tempi megatonici. La voglia di confermarsi, di picchiare, di distruggere. Quella, nessuno potrà mai fermarla. L'essenza di "You Against You" è proprio questa, il suonare come un pezzo di questi nuovi Slayer dovrebbe. Ricordando il passato ma anche proiettandoci verso il futuro, mostrandoci due nuovi membri ben amalgamati al tutto del quale sono stati chiamati a far parte. E prima o poi, Gary Holt dovrà cominciare a mostrare il suo deciso contributo al songwriting; di certo (o meglio, mi piace pensarlo), gli assoli compiuti non saranno stati al 100% farina del solo King. Qualche piccola "improvvisazione" del buon Gary ha fatto capolino, non limitando il chitarrista a leggere uno spaertito.. e si: sicuramente, questo sfoggio di personalità non ci è dispiaciuto. Holt non sarà mai Hanneman, ma questo non è un difetto. Nuovi membri nuovo approccio, chissà che il sound degli Slayer non possa divenire sempre più interessante, mai stagnante o stantio. Abbiamo davanti ai nostri occhi una band matura, consapevole della propria storia, volenterosa di osare ancora. Vogliosa di continuare a stupire, mediante belle releases e soprattutto mediante forti iconografie (i videoclip truculenti, la futura copertina di "Repentless"). La nostra avventura giunge dunque al termine, ed ora come ora non ci resta altro da fare che ascoltare per intero il tanto agognato album.

1) You Against You
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