SLAYER

Psychopathy Red

2009 - American Recordings

A CURA DI
MAREK
11/04/2016
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Avevamo già avuto modo di vedere, nel corso delle nostre analisi circa i vari lavori degli Slayer, quanto il gruppo avesse mostrato interesse (in diversi episodi della loro discografia) nei riguardi di figure inquietanti e tristemente note. Ci riferiamo, neanche a dirlo, ai Serial Killer. Chi o cosa è, un Serial Killer? Un amante della violenza, abituato sin dalla tenera età a commettere il più atroce degli atti: l'omicidio. Se assassini seriali si nasca o si diventi non è ancora ben chiaro; certo le dinamiche di vita (famiglia, traumi, esperienze negative..) giocano un ruolo molto importante nella loro crescita. E non sono pochi, quelli "deragliati" per aver subito un qualcosa di terribile. Altre volte, invece, a nascondere certe pulsioni è il classico vicino della porta accanto. Quello che, a fatti compiuti, tutti definiscono (in coro unanime) come "insospettabile". O "una brava persona". La criminologia tutt'ora si interroga. Sta di fatto che la storia dell'umanità è pregna di determinate figure, come se piovessero: Richard Ramirez, Donato Bilancia, Leonarda Cianciulli, John Wayne Gacey.. tutti accomunati da una mente deviata e da una sete di sangue pressoché indescrivibile. Personaggi che incarnano il male compiuto gratuitamente. "Perché stai facendo questo?". E' la domanda che ogni vittima innocente si pone, un attimo prima di venir pugnalata. Una domanda a cui nessuno è mai riuscito a fornire una risposta adeguata. E' proprio questo il motivo che spinge (tutt'oggi) gli Slayer a parlare di Serial Killer. Il fatto che essi siano connessi (perdonate la rima involontaria) ad una forza inspiegabile, quasi fossero dominati, posseduti da un qualcosa di malvagio e celato agli occhi dei più. Un tipo di oscurità e di ineffabilità che ben si coniugano con la proposta musicale di un gruppo che vuol suonare estremo ad ogni costo. E l'Arcidemone ci sia testimone del fatto che gli Slayer siano divenuti, col passare del tempo, un vero e proprio paradigma dell'esagerazione musicale. Alcune volte, gli psicopatici sono stati creati ex novo; come il protagonista delle lyrics di "Kill Again" (da "Hell Awaits"). Altre volte, invece, sono soggetti reali ad ispirare i testi del combo americano ("Dead Skin Mask", da "Seasons in the Abyss", creata pensando al noto killer-dissacratore di cimiteri Ed Gein). Arriviamo dunque al 2009, anno in cui gli Slayer ci propongono, come anteprima dell'incombente "World Painted Blood" (successore dell'ottimo "Christ Illusion"), una nuova agghiacciante storia tratta dalla cronaca più nera. "Psychopathy Red", questo il singolo apripista del loro (all'epoca) nuovo disco, fu difatti pensato come "resoconto" delle atroci gesta di Andrej Romanovic Cikatilo, serial killer russo consegnatosi alla storia per la sua perversione/efferatezza. Cosa c'era di meglio, dunque, del "battezzare" un nuovo disco presentando ai fan una storia violenta, mista ad un sottofondo musicale ancor più violento? Ben poco, considerando i limiti oltre i quali gli Slayer hanno saputo sapientemente spingersi, nel corso della loro carriera ("Jihad" è forse l'esempio massimo della loro capacità di suscitare polemiche. Nonostante il pezzo non si fosse rivelato un panegirico cantato ad alcunché). Or dunque, apprestiamoci ad ascoltare l'ennesimo parto dell'Assassino, promosso poi da una scelta grafica sicuramente inquietante / interessante. La copertina del singolo è infatti presentata come raffigurante un fascicolo poliziesco, una cartella contenente schede dettagliate su di ogni singolo crimine commesso da una persona. Il famoso dossier che vediamo in ogni film a tema, per intenderci. Or dunque, caliamoci ancora una volta in una spirale di violenza e degenerazione mentale. Tre anni sono passati da "Christ Illusion", ma l'Assassino sembra essere tornato a colpire. A tutti gli effetti. Let's Play!

Psychopathy Red

Il primo pezzo (in effetti ne è presente più di uno.. ma capirete in seguito) è proprio la titletrack, "Psychopathy Red (Pazzia Rossa)", il cui titolo sembra richiamare diversi fattori, come uno dei soprannomi storici del killer e soprattutto il colore del sangue. Un quattro battuto sul charleston di Lombardo e si può dunque iniziare, con le chitarre di Hanneman King che subito mordono come vipere, intente a scaricare su di noi tutto il loro veleno. Di lì a poco il tutto deflagra in un'esplosione di velocità, in puro stile Slayer. Si comincia a correre in maniera forsennata, il riffing è ben stagliato sul ritmo frenetico tenuto da Dave e tutto il contesto risulta violento quant'altri mai. I Nostri sembrano non aver perso il piglio famelico mostrato già in "Christ..", quello che li aveva riportati alla sana volontà di picchiare come se non ci fosse un domani. Per dimostrare al mondo che loro sono gli Slayer, e nessuno può fermarli. Si continua dunque su questa falsariga, con un Araya indemoniato ed una coppia d'asce che nel refrain sembra quasi sfociare in stilemi tipici del Death Metal (genere che proprio l'Assassino, dopo tutto, ha contribuito a creare. Minuto 1:10, le chitarre interrompono la loro linearità per darsi a dei violenti "stop and go". Stessa cosa fa Lombardo, procedendo ad intermittenza. Riusciamo ad udire solo il basso di Tom, l'unico strumento che continua imperterrito a suonare, senza fermarsi un attimo. Le raffiche di mitra degli altri strumenti vengono presto interrotte dal batterista, che comincia a ri-dettare il tempo e consente al gruppo di sfociare in un refrain ancora più intenso e violento di quanto abbiamo sino ad ora ascoltato. Il cantato si inasprisce e veniamo dunque colpiti da questo frangente, quasi fosse lo stesso Cikatilo a pugnalarci. Ringraziando il cielo, sono solo note. E quel che ne ricaviamo è unicamente e puramente positivo. Il fomento e l'esaltazione crescono a dismisura, è il momento del primo assolo il quale ci ricorda (come tutto il brano) quel che fu l'immenso "Reign In Blood". Note spinose ed urticanti, urlanti, taglienti, che si interrompono nel primo rallentamento del brano. Minuto 1:33, il ritmo diviene più dilatato e così anche i suoni della chitarra, più corposi e meno serrati. Tuttavia, è presto un velocissimo giro di rullate-satacchi di Lombardo a consentire il ritorno alla violenza e soprattutto l'entrata in scena di un nuovo assolo. Dopo quest'ultimo, il brano riprende introducendoci un'ultima strofa, asprissima ed al limite del legale. Araya finisce letteralmente con l'urlare, piccolo momento di pausa prima del refrain.. e questo giunge dunque a chiudere il pezzo, nel modo migliore possibile. Una scorpacciata di ultraviolenza, momento di pura cattiveria. Gli Slayer picchiano ancora duro e nessuno sembra poterli fermare. Due minuti scarsi di assalti in musica, troncati di netto. Durata esigua.. ma che soddisfazione. Estreme come la musica risultano essere le lyrics, le quali ci raccontano, come già detto, le vicende legate attorno alla figura di Andrej Romanovic Cikatilo; noto come il Il Mostro di RostovCittadino XIl Macellaio di RostovLo Squartatore Rosso (il soprannome di cui parlavamo spiegando il significato del titolo).. un "curriculum" di 53 vittime fra il '78 ed il '90. Numeri atroci, inquietanti, degni rappresentanti di una delle menti più malvagie della storia. Cresciuto in un piccolo villaggio, Andrej dovette subire un'infanzia a dir poco traumatica: nato nel '36, ebbe purtroppo modo di assistere alle atrocità della seconda guerra mondiale. Bombe e violenza perpetrate dal nemico teutonico, episodi che divorarono la sua mente, corrodendola a poco a poco. Il suo odio per i tedeschi lo portò ad immaginare spesso, sin da piccolissimo, di rapire soldati nemici per poi portarli nel bosco, ove torturarli a morte. Aggiungiamo una presunta storia di cannibalismo (il fratellino rapito e divorato da contadini affamati, a causa delle carestie dovute alla guerra) ed una madre severissima (solita umiliarlo per via dei suoi problemi di incontinenza), ed avremo il quadro completo della vita di un uomo deviato. La sua prima esperienza sessuale consistette in uno stupro ai danni di un'amica di sua sorella, cosa che lo portò per sempre ad associare il sesso con la violenza. Violenza che, nel corso degli anni, cominciò a manifestarsi quando, notando la sua incapacità sessuale (soffriva infatti di impotenza) le sue partner lo deridevano. Da lì la sua furia cieca, che lo portava a strangolare o ad accoltellare la malcapitata in questione. Scoprì che era proprio il gesto di accoltellare a provocargli erezioni considerevoli.. ed era quindi solito commettere atti di quasi necrofilia sui corpi delle vittime. Dal 1978 sino alla sua cattura abusò (e di conseguenza uccise) di tantissime donne.. molte delle quali, addirittura bambine. Le lyrics degli Slayer ricalcano dunque la sua pazzia, mostrandoci senza fronzoli quella che era la mente malata di Andrej: uccidere, morbosità, sesso malato, devianze incurabili.. questa la storia di un uomo assurdamente crudele, il quale segnò una delle pagine più buie della cronaca russa.

Conclusioni

Un singolo, dunque, esagerato sotto ogni punto di vista: musicalmente parlando ci troviamo al cospetto di un piccolo terremoto, di una scheggia virulenta ed arrugginita, in grado di aprire ferite di una certa profondità. Riff a motosega, ritornelli letali, assoli magnificamente crudeli, ritmica spezza-ossa.. tutto è perfetto affinché chiunque capisca di trovarsi al cospetto di un brano degli Slayer. Del resto, cosa dovevamo o potevamo chiedere, di più? I nostri sono più a loro agio che mai, e cosa più importante, ci dimostrano che "Christ Illusion" non è stato solo un episodio fortunato. Si può replicare, a quanto ascoltiamo.. eccome, se si può! Due minuti che ci ricordano da vicinissimo "Reign in Blood", che ci fanno ben sperare circa la buona riuscita di un album che deve confermarli ad alti livelli. Le premesse ci sono tutte, se non altro possiamo bearci di tutti i classici trademarks di casa SlayerPedal to the Metal!, mi sento di poter dire. Più che dire, urlare. Visto che il pedale è stato schiacciato in maniera perentoria e senza esitazione alcuna. Degne di nota anche le liriche, le quali vanno ad approfondire in maniera cruenta un episodio particolarmente drammatico. L'Assassino dimostra quindi di non aver ancora perso lo smalto, e di saper far male. Il mondo, dunque, è pronto per tingersi di rosso. Staremo a vedere, se tutte le altre track si potranno confare agli standard qualitativi uditi in questo pezzo. Certo una sola traccia non fa giorno, ma è sicuramente un bell'inizio. Parlavamo di "tracce", comunque.. ed infatti, sorpresa finale, gli Slayer decidono di condire questa uscita presentandoci un'inquietante b-side. Niente meno che le confessioni di Cikatilo riprodotte al contrario. Questa la particolarità che rende questo prodotto vincente. Non si può certo dire che il gruppo non sappia come trattare i propri fan. E verrebbe quasi da dire.. i Nostri, dal 2006, ci stanno viziando non poco. Benché si critichino, benché la gente abbia sempre da ridire.. gli Slayer non annoiano MAI. La loro coerenza ha del leggendario, e tutti i loro affezionati vogliono che questa sia sempre presente. Trovatemi, nel corso della storia del thrash, un gruppo più affidabile di loro. A parte Megadeth ed Exodus, ben pochi sono i nomi noti che potrei citarvi. E non è un caso. Gli Slayer sono sopravvissuti praticamente a qualsiasi rivoluzione, a qualsiasi cambiamento. Si sono adattati, ma non hanno MAI E POI MAI tradito la loro fede, i loro ideali. Per questo, ci sarebbe solo da lodarli. Ragion per cui è lecito ed anzi doveroso dover sparare questo singolo a volumi esagerati, sino quasi a fondere il nostro impianto stereo. Questo gruppo continua a darci dentro, in maniera mordace e tenace. Bisognerebbe per un momento abbandonare snobismo e pregiudizi, per scoprirlo appieno. Se non altro, ricordarci chi siamo: emeriti e spensierati casinisti, non certo quegli intellettualoidi della malora tanto di moda oggi. Quel che ha rovinato il Metal è stata la ragione, sostituitasi perentoriamente alle budella. Recuperiamo le viscere, teniamole in mano e mordiamole, come fece Kalus Wortmann; torniamo ai riff a motosega e scordiamoci le conferenze stampa. "Psychopathy Red" può aiutarci, ed anche molto, per raggiungere questo nobile scopo.

1) Psychopathy Red
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