SKID ROW

sUBHUMAN rACE

1995 - Atlantic

A CURA DI
ANDREA CERASI
27/06/2019
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

«Non hai più un chitarrista!». Il messaggio di Snake Sabo condanna la band e ne chiude definitivamente la carriera, almeno la prima parte, allontanando per sempre il cantante. Le fredde parole, provenienti da una segreteria telefonica, rimbombano nella casa di Sebastian Bach, aprendogli gli occhi sulla situazione reale: gli Skid Row non esistono più. È il 23 dicembre e non c'è reunion dei Kiss che possa riportare indietro il tempo e acquietare gli animi dei musicisti, neanche quando Gene Simmons e Paul Stanley in persona pregano i ragazzi di aprire il loro concerto di capodanno. Per capire cosa avviene durante le vacanze di Natale del 1996, bisogna fare un balzo indietro, subito dopo il lunghissimo tour del secondo album della band, il pluripremiato Slave To The Grind. È l'autunno del 1993 quando gli Skid Row tornano a casa dopo aver passato mesi e mesi in giro per il mondo, tra festini a base di alcool, droghe e prostitute, tra situazioni divertenti e altre al limite della decenza, tra incontri bizzarri e confessioni scabrose in compagnia di altri giganti della musica. Nelle ultime tappe del tour il comportamento si Bach aveva esasperato tutti quanti, il biondo cantante aveva attirato su di sé tutta l'attenzione della stampa e dei fans, non solo per il talento, non solo per la bellezza, ma soprattutto per gli eccessi e i vizi di cui era schiavo. Non che Snake, Affuso, Bolan e Hill fossero dei santi, ma l'evidente e costante vita sregolata di Sebastian aveva creato una certa frattura, tanto che Bach aveva dovuto concludere il tour viaggiando su un bus diverso da quello utilizzato dai compagni di squadra e alloggiando persino in camere separate. "Non appena abbiamo fatto i soldi, ognuno di noi ha comprato una villa enorme, quando prima vivevamo tutti insieme. Nelle nuove case abitavamo a circa venti minuti l'uno dall'altro ma era come se abitassimo in due emisferi diversi". Sebastian spiega così il declino avvenuto all'interno del gruppo, prima famiglia unita e affamata della stessa gloria, dopo estranei separati e scontenti, legati soltanto da un vincolo contrattuale. sUBHUMAN rACE nasce in un momento di crisi assoluta, per il panorama metal, condannato dall'ascesa del grunge, e per i rapporti interpersonali, ai ferri corti. La nevrosi che si respira influenza i testi e il sound del terzo album, che assume connotati violentissimi, sporchi, feroci, e allo stesso tempo è così intimo e che indaga sulla fragilità umana. Prodotto da Bob Rock, il disco mostra al mondo la nuova evoluzione della band, ma forse presenta anche una forma poco voluta dai singoli membri, modellata soprattutto dal produttore per sfidare le mode imperanti sul mercato. Presentato nel 1995, sUBHUMAN rACE esce proprio quando gli Skid Row sono alle prese con un lungo tour in Asia. Tornati in America però, la band si rende conto che tutto che conoscevano è cambiato profondamente rispetto anche solo a pochi mesi prima: il metal classico non tira più, il grunge si sta ridimensionando, il cambio generazionale non si è rinnovato, restringendo la cerchia di adepti. Il risultato sono tre singoli che sfiorano soltanto le classifiche radiofoniche, concerti semideserti e vendite in picchiata. La grande epopea dell'hard & heavy è terminata, se ne rendono conto tutti quanti, e neanche la formazione crede nel suo potenziale e nella sua nuova creatura discografica. La delusione economica e la visibilità sempre più limitata condizionano i rapporti interni. Tra il 1995 e il 1996 tutto è fin troppo chiaro, i membri si vedono solo sul palco per esibirsi, dopodiché ognuno a casa propria, senza neanche più provare. Inoltre, l'ultimo concerto, il Monsters Of Rock in Brasile, condiviso con Motorhead, Mercyful Fate, Iron Maiden e Anthrax, finisce nel peggiore dei modi, dove gli Skid Row si beccano una marea di insulti, bottiglie di piscio e sputi da parte del pubblico, che non li vede più di buon occhio. Il nuovo album crea malcontenti, i fans si sentono traditi dalla svolta sonora, molto vicina al grunge e al groove, probabilmente influenzata dalla frequentazione con i Pantera, e da brani poco melodici e piuttosto monolitici e depressivi. In pochi capiscono il potenziale del disco, pochi fedeli e pochi critici musicali, e perciò sUBHUMAN rACE viene inevitabilmente condannato, facendosi fa la nomea di disco maledetto, di flop annunciato, di esperimento disprezzato.

My Enemy

Un riff nevrotico si scaglia contro gli altoparlanti, il groove di un suono modernista mira dritto al petto dell'ascoltatore, facendolo sobbalzare. La violenza di My Enemy (Il Mio Nemico) mette subito in luce le coordinate dell'album, con quel sapore grunge e quell'atmosfera post hard rock che sa di apocalisse, nella quale riversare tutte le amarezze e le disillusioni della vita. "Giochiamo al girotondo, in qualche modo tu cadrai. A volte non so affatto chi sei, la tua opinione non conta, perché noto che la tua lealtà è finita e morta". La voce grave di Bach, che nemmeno sembra la sua, mette in scena un resoconto cupo: l'uomo parla a se stesso, e si odia talmente tanto da rinnegarsi. È un gioco di specchi, la metà oscura che tenta di prendere il sopravvento. Rob Affuso pesta dietro le pelli come non ha mai fatto prima d'ora, mentre il basso di Rachel Bolan pompa accompagnando la strofa. Giunge l'aspro ritornello, contaminato da cori, nel quale emerge il sinistro fraseggio funk partorito da Sabo: "I tuoi scheletri, i miei scheletri, la vita si sta accorciando. Puoi essere mio nemico e non mi interessa, continua a lanciare pietre contro te stesso". Ognuno ha i propri scheletri nascosti nell'armadio, ognuno di noi ha un nemico da battere, da sfidare, che vive nella nostra mente. È la sfida con noi stessi che ci spinge ad andare avanti. La storia è sempre la stessa, la vita si accorcia giorno dopo giorno e la quotidianità è un serpente che si morde la coda. "Le storie corrono in cerchi che non hanno fine, io sono stato fortunato ad incontrarti, ma ora mi hai fatto arrabbiare. C'è un modo per tenere sotto controllo la verità, gratta la superficie e scendi in profondità. Io sono girato di schiena e tu impugni un coltello". Il bel videoclip trasmette la stessa sensazione di insicurezza e di prigionia, di follia e di nevrosi che troviamo nelle liriche del brano; girato in bianco e nero, vediamo la band suonare isterica e in preda agli spasmi, su di un palco piccolo e claustrofobico, mentre la inquadrature si muovono continuamente in direzione del primo piano di un losco figuro, che rappresenterebbe la metà interiore del protagonista, il tarlo nel cervello, che sanguina dalla fronte e grida in continuazione, contorcendosi su immagini distorte che fanno provare vertigini. Il video è funzionale alla narrazione. La verità va cercata in profondità, grattando la superficie. Lì si torva la vera natura umana. "Il tuo genocidio, il mio genocidio, la vita si sta accorciando", la brutale voce di Bach grida al genocidio, l'atto più vile dell'essere umano. Hill e Sabo ci danno dentro con degli assoli industriali, metallici, prodotti in fabbrica, terribilmente oscuri, mentre il basso potentissimo di Bolan viene schiacciato soltanto dagli urli lancinanti del vocalist.

Firesign

Firesign (Segno Di Fuoco) procede su lidi aspri, contorcendosi in una base ritmica serrata e monolitica, dove alla melodia non viene concesso nessuno spiraglio, o forse sì, se andiamo ad esaminare lo strano ritornello. Il primo verso è tutto giostrato dallo scambio tra le chitarre affilate, dal riffing sporco e ossessivo, e i colpi inferti alla batteria, mentre il testo indaga sul sogno di speranza di un uomo che perduto tutto. "Le navi a vela mi attraversano la mente, relitti che mi passano davanti agli occhi, cercatori di gloria che si avvicinano in fila. L'estate sorride, alcuni piangono, cosa ci porterà questa stagione? Alcuni la prenderanno in mano e la cavalcheranno le loro sofferenze". Siamo in estate, l'estate del riscatto, della speranza, del sogno ad occhi aperti. La vita si è abbattuta contro un uomo in tutta la sua violenza e crudeltà, strappandogli ogni cosa di mano, e questi cerca con tutte le forze di riprendersi dalla batosta. Ma c'è da soffrire ancora molto, prima di raggiungere il benessere. Il ritornello, come si accennava, rivela un cuore abbastanza morbido e melodioso, costruito sul guizzo della chitarra acustica, nonostante un testo che tutto è fuorché sereno. "Su una giostra che riporta a galla i miei ieri, il dubbio comporta ostacoli, la fede illumina la strada. Tutti i modi in cui mi uccidi hanno iniziato ad entusiasmarmi, niente soddisfa il mio segno di fuoco. Tradimento della fratellanza, un sabotaggio inutile". Il giro di chitarra acustica ricorda una giostra per ragazzini, donando al pezzo un clima docile, nel quale l'uomo ripercorre la sua infanzia, il suo passato. Nonostante la sofferenza accumulata, i torti subiti, l'uomo è ancora capace di entusiasmarsi, di prendere la vita per quella che è, rispettando la sua simbologia infuocata, e perciò resta calmo. Il basso di Bolan si prende la scena e si impone sulla seconda strofa: "Picchiato, bruciato, cadrò ma poi mi solleverò ancora e ti guarderò dritto in faccia. Cammino dritto su ciò in cui credo, io sono ancora qui, mentre tu sparisci senza traccia". Qui emerge tutto l'orgoglio del protagonista, violentato dalla vita, tradito da tutti, ma che non si arrende. La sua forza di volontà è forte e poggiata su solide radici. "Non c'è bisogno di proseguire, non c'è tempo di rimettersi in carreggiata, né di mendicare o di prendere in prestito. C'è solo bisogno di essere se stessi". Bisogna essere se stessi per affrontare il destino, non bisogna chiedere l'elemosina, ma mantenersi integri.

Bonehead

Bonehead (Stupido) è una scheggia punk costruita su un unico riff violentissimo e velocissimo. Due minuti di follia omicida e di violenza assicurata, poi la sezione ritmica si stabilisce su coordinate heavy metal e qui attacca la voce rabbiosa di Sebastian: "C'è un problema? Il ricco ride e il povero piange. Sei pesante come l'inferno che tieni in borsa, oppure sei solo una vergine puttana? Se il peso del mondo è sulle tue spalle, arrenditi alla pace e fa pace con la tua testa". Bach rimprovera qualcuno, forse la sua metà interiore, lamentosa e irascibile, e ne ha piene le scatole di sopportarla, tanto che sbotta e la rimprovera severamente. Il cambio di tempo è repenti, si riprende a spingere come demoni assetati di sangue, la formazione al completo si sfida a duello, tutti contro tutti, intavolando una battaglia sonora senza precedenti. Un polverone pazzesco che induce a scuotere la testa in un forsennato headbanging, poi il ritmo rallenta ed ecco la seconda strofa: "Sbatti il poveraccio fuori dalla porta, fatti venire a salvare, la rabbia dell'abitudine è la forza che ti tiene in vita? Un fucile a salve ti spara in bocca, c'è qualcosa nella tua mente che ti perseguita e ti fa sentire viva". Bach ricorda alla sua mente i demoni che la perseguitano e che la fanno sentire piena di ira e di rancore per una vita frustrante, popolata da strane creature e ossessionata da tutto. Una mente fragile, prigioniera di allucinazioni e deliri, che deve assolutamente trovare la calma e la pace. Tra urla lancinanti e acuti fenomenali sparati dal vocalist, ecco che parte il chorus, una vera bomba sonora: "Non me ne andrò se tu rimani, non acquisto ciò che desideri, se sei un nuovo Dio allora fammi vedere un miracolo. Io non me ne andrò via, non sono tuo schiavo, fammi vedere se sei Dio, mostrami che sai fare". Bach sfida direttamente il suo alter-ego, lo interroga, lo minaccia, fa di tutto per ribellarsi alla condizione nella quale è costretto, come un animale in gabbia che inizia ad aggredire. I chitarristi si lanciano in assoli prepotenti e graffianti, facendo eco agli acuti di Bach, qui davvero cattivissimo. Due minuti scorrono in fretta e il pezzo è un proiettile che si conficca in un muro, chiudendosi all'improvviso.

Beat Yourself Blind

Definito da Bach come il suo pezzo preferito del disco, Beat Yourself Blind (Batti Te Stesso Cieco) è una botta di adrenalina che indaga sula dramma interiore e sulla posizione di inferiorità del popolo su una terra governata da pochi e potenti. Il suono che esce dalle casse è sporco, dall'animo fuzz, dove il basso di Bolan è in primo piano, muscolosissimo, e ricorda vagamente il sound dei Soundgarden di Badmotorfinger e Superunknown. In questo caso, strofa e ritornello le troviamo unite in un sacro vincolo, e che si amalgamano molto bene rivelando perfino una certa aria melodica. "Dammi un minuto perché sono molto superstizioso, versami qualche sostanza chimica per darmi la spinta. Non stressarti troppo, basta darmi un po' di quello che mi serve per farmi impegnare". Per andare avanti e proseguire il cammino, l'uomo ha bisogno di essere invogliato. In questo non caso non si sta parlando di droga, almeno non solo di quella, ma la sostanza chimica che sprona a dare di più e a impegnare può essere qualsiasi cosa, un desiderio, un sogno, un sentimento. Tutto va bene, pur di combattere la noia e quotidianità che schiaccia emozioni e sopisce i sensi. "Lancia un'altra pietra e chiediti chi stia manipolando la terra. Prendi in giro tutti coloro che cammineranno sulla tua tomba, metti da parte ciò che sei e da dove vieni, qui sei straniero". Siamo tutti stranieri in questo mondo, perché non contiamo nulla e siamo ospiti, governato dai pochi potenti. A congiungere i due segmenti della traccia vi è una specie di refrain, nel quale il vocalist ripete ossessivamente il titolo, con tono duro e grottesco. "Batti te stesso cieco, occhi aperti e mente chiusa" ripete, per poi dare spazio ancora alla sezione ritmica. "Guardati intorno, ogni cosa ha contorni sbiaditi, e anche tu sei sbiadito, un cartone animato, un pezzo di carta svolazzante dalla finestra che non ha idea di dove atterrerà", questa è una bellissima metafora che identifica la vita di ogni essere umano, che come un pezzo di carta aleggia in aria in balia del vento, e che non sa dove andrà ad appoggiarsi. Il bridge è il momento più melodico del brano, incastrato nel riffing agrodolce instaurato da Snake: "Sanguinare invano, sotto i miei occhi che assomigliano a cieli dipinti. Di sotto stanno scavando per trovare reliquie, manciate di parassiti ammassati. Gli zombie avanzano senza sapere cosa stanno facendo". Gli zombi sono gli umani che non hanno coscienza, che semplicemente vivono da morti viventi ubbidendo ai comandi di chi ha il potere senza interrogarsi. Ma sotto i nostri piedi il mondo è pieno di reliquie, ovvero tesori e segreti che in pochissimi conoscono e in pochissimi ricercano. Il ritmo si infrange sul giro del solido basso di Bolan, si crea uno scenario cupo e dal tempo sospeso, che prosegue con tono catatonico e stanco, ossessivo e smorto fino alla conclusione.

Eileen

Il riff tagliente, che un po' ricorda le note di My Michelle dei Guns N' Roses, almeno all'inizio, apre alla notturna e sventurata Eileen, semiballata spiritata che assomiglia molto a un rito tribale nel quale si invocano fantasmi. Proprio di una specie di fantasma parliamo, la dolce Eileen, dal nome greco che significa "solare", aggettivo che contrasta sia con la descrizione che ne fa la band e sia con le note funeree che sentiamo. Bach entra in scena sull'arpeggio di chitarra, è un arpeggio sinistro, carico di sensazioni nefaste: "Ci sono cose che non possiamo vedere, ci sono persone che non ricorderemo mai. Io ballo con lei durante la notte". Eileen è uno spirito notturno che danza sotto il bagliore della luna e che può essere visto soltanto da alcuni umani. Lei è una confidente, un'amante, una consigliera, come viene ribadito nel ritornello, bellissimo: "Eileen mi sta chiamando, mi chiede di sedermi per parlare un po' con gli alberi. Eileen non la puoi vedere, è un canto che aleggia come un fantasma e che spaventa". La voce di Bach viene modificata, negli acuti lascia una scia che rievoca l'immagine propria di un fantasma. In molti, in queste parole, ci hanno visto un significato particolare: la descrizione di un uomo affetto da autismo, o da altre malattie mentali, incapace di connettere con la realtà e rinchiuso nel suo mondo. Il ritmo impartito dagli strumenti accelera e decelera di continuo, inoltre in sottofondo vengono aggiunti strani effetti sonori che danno maggiore spesso e profondità all'intero brano. Una perla inquietante, una ballata macabra che si rafforza solo in determinati punti, come nella fase centrale, quando le chitarre si impennano all'unisono, per poi affievolirsi, lasciando spazio al basso e ai sussurri del cantante. L'assolo di Snake è uno dei migliori, Bach ripete sempre la stessa strofa, sintomo di un testo conciso e che si consuma in fretta. La coda inverte la rotta completamente, la sezione ritmica si impunta, il riffing si fa teso, così il drumming di Affuso, Bach spara acuti a più non posso, chiudendo un brano bellissimo e affascinante.

Remains To Be Seen

Remains To Be Seen (Resta Per Essere Visto) è la traccia col testo più criptico, ma è anche quella con la simbologia più potente. Anche in questo caso si parla di vivere la vita nonostante le difficoltà. Come esplicita il titolo, l'esistenza va affrontata, bisogna partecipare, esserci, per farsi notare. I vili si nascondono, gli altri girano a testa alta. La narrazione segue una certa poetica, come pennellate su tela che creano un paesaggio tetro e notturno. Un uomo, immerso nella sua malinconia, timido e solo, si affaccia alla finestra, sotto un cielo nero dominato dalla luce della luna e delle stelle, e pensa al suo futuro. L'andamento è nervoso e spietato, ma non eccede in violenza: "Timido, nella sua sala, che vedeva la mezzaluna mentre bruciava, giocando col suo riflesso, spargendo una sorta di infezione che si tuffava nel mio petto". Il chorus è molto particolare, Bach divora le parole come se stesse recitando una lamentela, creando una metafora che in pochi hanno capito: "Incontra la vedova del mio vicino, di nero e blu vestita, arrampicata su un albero, che assomiglia a un lampo. Ha diciannove anni". La vedova sarebbe la morte? È vestita di blu e di nero perché secondo la tradizione sono i colori che rimandano alla paura e all'oblio. L'uomo alla finestra sprona la donna a andare da lui, tra le sue braccia: "Tuffati dentro di te" le dice, forse per abbandonarsi alla morte. Il ritmo ha un retrogusto funky, la chitarra di Hill sembra a tratti gioiosa, e addirittura spicca una melodia accentuata, specie nel bridge: "Nascondi la realtà alla vista, mettiti dietro la porta e ascolta, scuoti le ossa, guardati dentro". Un brano difficile da identificare, dal ritmo imprevedibile, ricco di assoli, prima di chitarra, poi di basso, ma viene mostrato anche un frangente dedicato alla batteria di Affuso. "Gente strana, mostri, masochisti, amore e omicidio, streghe, prendi tutto a calci e lascia che le ruote della vita scorrano libere". Nonostante tutto, nonostante i problemi, i mostri, i limiti, la violenza imperante e i rimpianti, la vita va avanti.

Subhuman Race

La tritle-track Subhuman Race (Razza Subumana) è una scheggia impazzita, violenta, concisa, picchia duro come un pugno allo stomaco. Bach è infernale, così come le chitarre di Hill e Snake. Tale cattiveria è dovuta alla condizione dell'uomo medio, maltrattato, schiavizzato, violentato dalla vista stessa. "Gesù conosce la mia storia, conosce la posizione in cui mi trovo. Una prostituta conosce la sensazione di farsi scopare, proprio come lo sono stato io. Stritola le mie viscere, la tua bocca si è dissetata della mia anima". La vita fotte, al di là della storia di ognuno di noi, la vita stritola le viscere e strappa via l'anima, rendendoci tutti quanti automi senza cervello, facili da controllare. La razza inferiore sarebbe il popolo, che non conta nulla, che è schiavo del delirio, citando il titolo del disco precedente, incapace di ribellarsi. Il chorus è diretto e decisamente gustoso: "Mi guardi come se fossi un subumano, mi parli come se fossi un subumano, mi tratti come se fossi un subumano. Stai diventando come noi della razza subumana", cantato con la stessa tonalità della strofa. "I fratelli ascoltano la mia storia, ma non provano alcuna pietà per me. Un soldato conosce la sensazione di essere lasciato solo allo sbaraglio per conquistare la libertà, infrangendo le sue leggi". La verità è che al mondo siamo soldi, come soldati lasciati in balia delle linee nemiche. La distorsione delle chitarre si impenna in un caos sonoro impressionante, dove confusione e pesantezza sono gli ingredienti che fanno di questo brano una mina vagante. Il ritmo rallenta, il drumming si fa roccioso, Affuso colpisce con tutta la forza delle braccia, il basso di Bolan rimbomba ossessivamente, la voce di Bach si lancia in un acuto sgraziato e spaccatimpani. Snake si diletta in un assolo breve e pungente, ma prosegue tessendo una serie di ricchi fraseggi mentre si intavolano le ultime battute. Una canzone di brevissima durata, potentissima e altamente simbolica, che rappresenta tutti i contenuti dell'album in questione e la sensazione di perdizione, di confusione e di impotenza che attanaglia i membri della band.

Frozen

Un riff distorto e dallo spirito grunge svetta nell'aria, contorcendosi come un serpente stritolatore, introducendo la sinuosa e agghiacciante Frozen (Ghiacciato), che alterna il piglio metallico con un'inaspettata sezione arpeggiata che dona un tocco morbido al tutto. Il verso, infatti, viene costruito sulle note di un basso pressante e dell'arpeggio di chitarra: "Mentre fisso il fuoco tutti i miei pensieri vanno in fiamme. Fisso il fuoco mentre ti aspetto sotto la pioggia". È un racconto di vicissitudini, di attese e di momenti che passano. Un uomo è solo, al freddo, rannicchiato a terra a fissare il fuoco, cercando di riscaldarsi. Dall'arpeggio si passa alla distorsione delirante delle asce, ed ecco che giunge il grande refrain, dove Bach mette in mostra le sue doti canore: "La scatola in cui mi rinchiudo, senza aria, è avvolta dal fuoco. Io fisso le fiamme, seduto e calmo. Può essere che sia congelato, che mi senta congelato". Il tempo trascorre e l'uomo resta immobile a fissare il fuoco, a desiderare il calore. Ciò mette in risalto l'immobilità e l'impotenza del genere umano di fronte agli eventi. "Mentre fisso il tempo, i miei occhi si stanno asciugando dal freddo, mentre fisso il tempo sento che i miei pensieri invecchiano". Non solo il corpo invecchia, ma anche i pensieri, che via via sbiadiscono lentamente senza lasciare tracce. La parentesi strumentale è abrasiva, ma allo stesso tempo sensuale, Bach sussurra, accompagnando il vortice sonoro impartito da Snake: "Ascolto i profeti che predicono la radice delle maree, io guardo il tempo che resta, fisso il fuoco fino a quando i profeti non cambieranno idea. Ma sto bene, aspetterò l'inverno e domani sarà libero". La vita imprigiona l'uomo, è una gabbia che mantiene paralizzati tutti quanti; forse con l'inverno arriverà anche la libertà. Inverno ovviamente è metafora di morte, di oblio. Il sentimento di sconfitta e la liberazione dalle pene dell'esistenza sono gli elementi cardine del disco, un livello di amarezza mai raggiunto dagli Skid Row precedentemente, forse consci che la loro avventura stia per terminare, e nel peggiore dei modi.

Into Another

Into Another (Dentro Un Altro) è il secondo singolo, una strepitosa ballata corredata da un bel videoclip. Il brano è un inno alla speranza, quieto, placido, sereno, uno spiraglio di luce immerso nell'oscurità tematica dell'intero album. "Lentamente guarisco l'amore che ha trovato la sua strada, un'altra strada dai tempi diversi. Attraverso un ponte sconosciuto, sperando che la nostra forza reggerà. Se entrambi ci lasciassimo andare". Bach richiama a sé la sua amata, dicendole di farsi forza, di proseguire un cammino insieme, sorreggendosi a vicenda, cercando di riparare un amore fratturato. Il ritornello viene sparato dall'ugola meravigliosa del vocalist e sorretto da un leggiadro fraseggio, accompagnato dalla bella impostazione del basso, le cui corde avvolgono l'ascoltatore: "Fammi vedere un segno, la luce che brilla, la direzione per una nuova vita, protetto e tranquillo", tutto ciò che l'uomo sogna è una nuova vita, in modo tale da poter ricominciare, con una nuova luce in petto, cercando di non commettere gli stessi errori una seconda volta. "Da qualche parte ho perso un pezzo di memoria, in qualche modo so che le mie gambe mi sorreggeranno e mi porteranno alla ricerca della finalità. Spero che le ferite accumulate guariscano, lasciando magari qualche cicatrice", le gambe reggeranno, non cederanno, e poteranno il corpo alla sua meta, magari ricoperto di cicatrici, ma vivo e intenzionato a vivere la sua vita. Il basso di Bolan è in primo piano per tutto il tempo, Hill e Snake si alternano dividendosi gli assoli, riuscendo ad essere potenti e allo stesso momento delicati. L'interpretazione del vocalist è immensa, con quel vibrato che fa venire i brividi dietro la schiena, ma è tutta la band ad essere ispirata, riuscendo a tirare fuori una ballata commovente e ricca di significato emotivo. Emozioni e profondità uniti con un tocco di classe che solo i grandi sanno dare.

Face Against My Soul

Il sontuoso drumming di Affuso si scontra col dirompente e grasso giro di basso di Bolan. L'andamento è dinamico, dal piglio sbarazzino e frizzante, e così Face Against My Soul (Viso Contro Anima) si rivela una traccia ibrida, da una parte divertente e dal retrogusto funky, dall'altra cupa per via di un testo amaro e per l'assenza di melodia. "Come posso vedere il domani se tu mi tieni al buio, quando vedrò le maledizioni che mi hai lanciato sin dall'inizio? Ci deve essere un modo per arrivare al tuo cuore annerito". Questa volta parliamo di un amore impossibile, di una donna fredda che non concede spazio e armonia al proprio uomo, e che anzi lo tiene confinato al buio, prigioniero della sua avidità. Bach alza il tiro, gracchia dure parole nei confronti della fanciulla: "Costruisci un muro dento al muro, dove non c'è nessuna porta", le dice, anticipando il ritornello: "Distendi il tuo corpo sull'acqua, spingi la tua faccia contro la mia anima, guarda le tue convinzioni, possiamo trovare un compromesso". L'uomo cerca in tutti i modi di far aprire gli occhi alla ragazza, di renderla più mansueta e docile, in modo tale da trovare un compromesso. La costringe a vedere la sua anima, per capire l'amore che questi prova nei suoi confronti. "Ricerca di pascoli sempreverdi, ricerca di sabbie del deserto, di una vita ciclica che si presenta a mani vuote. Devo sanguinare solo per avere un'altra possibilità, ma dentro di te so che esiste una speranza di essermi accanto". Il sogno è quello di trovare campi immacolati e sempreverdi, oasi di serenità, e di vivere l'amore nella sua essenza, poiché la vita si è presentata a mani vuote, intralciando i piani della coppia. Eppure, nonostante le difficoltà, l'uomo sa che la donna, dentro di sé, prova qualcosa, vuole crederci, speranzoso in un futuro migliore. Affuso dà il meglio di sé, repentini cambi di tempo, un andamento funky che diverte e appassiona, e un Bach in grande spolvero che conquista con una serie di acuti. In sottofondo, le chitarre dilettano e inducono a danzare, trasformandosi presto una jam.

Medicine Jar

Medicine Jar (Scatola Di Medicine) prosegue sulla stessa scia, danzereccia e pressante, ma dall'animo goliardico. Non impostata benissimo, a dire la verità, tanto che le strofe non acchiappano, risultando fredde e anonime. "Ho preso una scatola per affrontare la vita, l'ho presa direttamente dall'uomo delle medicine. L'ho presa da una ragazza vestita di pelle e con una pistola fumante in tasca, capace di cucinare la sostanza". Si parla di droga, di pillole per affrontare la vita. Questa volta lo spacciatore è una donna che crea da sé la sostanza chimica. A quanto pare, l'assunzione degli stupefacenti sembra essere l'unico modo, da parte del protagonista, di affrontare la sua esistenza. "Quanto tutto ti sembra così distorto, non ci vuole molto per mettere mano alla scatola delle medicine. Nel tuo inferno privato, che tu ti sei trovato con cura, prendendo quelle medicine". A differenza del verso, il ritornello migliora il brano grazie a una discreta base melodica e una linea vocale che diletta l'ascoltatore, merito ovviamente di un Bach che interpreta in modo meraviglioso la narrazione. Nell'inferno privato che alberga e divampa in ognuno di noi, quando la realtà comincia a perdere senso e a farsi astratta, l'unico rimedio è la scatola delle medicine. L'assunzione della droga migliora l'animo del tossico. "Mi siedo qui accanto a te, mentre tu cucini una nuova dipendenza, pregando che la luce del giorno non risvegli i morti. La medicina esplode come la bomba atomica su Hiroshima, scuote come un terremoto a San Francisco. La voglio". La medicina ha una potenza enorme, tanto che viene citata la bomba atomica o la potenza di un terremoto. In molti hanno visto un elogio ai farmaci antidepressivi, di cui la band ne faceva uso, specialmente nell'ultimo periodo, quello di crisi. I musicisti ne abusavano per superare il momento nero, in particolare Bach, distrutto dalla scoperta della leucemia del papà. Il ritmo scanzonato accelera, Affuso impartisce la dinamica, poi basso e chitarre si quietano, lasciando solo la batteria a scuote l'aria, introducendo la coda finale.

Breakin' Down

L'altra ballata, nonché terzo ed ultimo singolo del disco, corrisponde al nome di Breakin' Down (Depresso), bellissimo pezzo, di una delicatezza unica che conquista nell'immediato grazie a una linea morbida e avvolgente. Sul fraseggio di una chitarra acustica, Sebastian Bach intona una linea vocale azzeccata ed emozionante. Dalle medicine per combattere la depressione, ecco che la malattia si palesa in tutta la sua forza, e non è un caso se il videoclip è ambientato all'interno di un cimitero. "Che cosa hai detto una volta? Che nella vita non ci sarebbero cose non possono essere viste? Non ti ho creduto nemmeno per un minuto, neanche per un secondo. Nel tuo bisogno tu menti a te stesso, in questo spazio vuoto che tu chiami casa". Il tema esaminato è la convivenza con la depressione, una malattia che annienta la mente e che induce a spegnersi. Bach cerca di spronare l'amico depresso a reagire, lo spinge ad uscire di casa, metafora di animo e di mondo interiore. Il ragazzo cerca in tutti i modi di aiutare l'amico, e nel ritornello lo prega di farsi aiutare: "Se mi lasci entrare, io non ti lascerei affogare nella depressione nella quale stai affondando". Sono parole di conforto, belle e preziose, parole che ogni amico vorrebbe sentirsi dire. La melodia è eccellente, le chitarre morbide hanno un suono stupendo ed esprimono un amore sincero. "Se pensi che la pioggia possa lavare via quel giorno e guarirti definitivamente. Non ho creduto neanche per un secondo alle tue parole, perché tu mentivi a te stesso, nel vuoto che ti eri creato e che hai chiamato casa". Evidentemente la depressione è causata da un fatto particolare, si parla di una giornata nera, forse la morte di un caro, che ha mandato in depressione il personaggio. Ma è inutile prendersi in giro, mentire a se stessi, alla depressione bisogna reagire altrimenti si viene stritolati. Basso e assolo di chitarra restano soffici, quasi a non disturbare il riposo dei defunti, visto che ci troviamo in un cimitero, dove vediamo i musicisti portare dei fiori sulla tomba di qualcuno. Una ballata struggente, molto sentita, che mette in risalto il lato melodico degli Skid Row.

Iron Will

Iron Will (Volontà Di Ferro) riporta forza indomita e acciaio puro nelle corde della band, dal sound molto vicino al thrash groove metal, fortemente influenzata dai Pantera. Il basso è incredibile, di una potenza assurda, così come la voce di Sebastian. "La vita va e viene, veloce come il giorno. L'avidità, per coloro che sanno cos'è, è solo un passo. Il tempo è un bomba che respira e che va verso il flusso. Resta in piedi cercando di restare in equilibrio". Ancora questioni di tempo, di una vita che sfugge via velocemente, che fa invecchiare e che rompe gli equilibri. Ma questa volta, l'uomo non si arrende perché ha una volontà di ferro e, tra un riff e l'altro, si consiglia di restare in equilibrio e di osservare bene il percorso da intraprendere. "Non vedere, non parlare, cerca di sapere dove stai andando. Trascina i piedi lentamente e guarda il percorso. Prendi il tuo posto, o cadi o vai avanti. Se cadi vai in pasto ai leoni, perdi la faccia e muori". Non bisogna cadere, altrimenti si rischia la morte, dato che la vita è un percorso ad ostacoli. Il ritornello cattura l'attenzione, ben escogitato, pressante, virile: "Vivere in una buca richiede il suo pedaggio, la mia volontà di ferro è determinata. Io non ti devo proprio nulla, me ne resto in piedi altrimenti cado. Rifiuto di perdere". La sconfitta non è contemplata. La sezione rimica pesta che è una bellezza, inserendosi nel filone groove tanto in voga negli anni 90, tanto che le dinamiche di questo pezzo ricordano Pantera e Overkill. "Rompi gli schemi, non chiedere la carità, non ti sottomettere. Risveglia il morto la tua parte che è morta e che nessuno ascolta, resta in piedi, saldo al terreno. Questo è solo l'inizio, è tutto in salita, ma ce la farai". La band si lancia nelle ultime battute, intavolando una specie di jam dove prendono parte tutti quanti, in una foga generale che lascia senza fiato. Ma il disco non si chiude qui, perché dopo qualche secondo di silenzio troviamo una sezione strumentale nascosta, dove a dominare è l'elettronica. Si tratta di un inserimento di breve durata, confuso e folle.

Conclusioni Recensione

Sono sufficienti due anni e qualche scazzo di stroppo per mandare in fumo una carriera ricca di memorabili successi e per decretare la fine di una delle band più affermate dell'hard&heavy. Le colpe del declino sono molteplici: l'ondata alternative metal e il grunge che si infrangono sullo show-business come uno tsunami, il cambio generazionale, i litigi interni, l'abuso di droghe. Tutti elementi che corrodono i musicisti, mangiandogli nervi, organi e sentimenti, logorandoli nell'animo, rosicchiando ogni singola parte del corpo e della mente. Se da una parte gli Skid Row sono incapaci di contrastare gli eventi e di ripartire da zero, dall'altra fanno appena in tempo a comporre il terzo ed ultimo tassello della loro breve e intensa discografia. sUBHUMAN rACE mette in evidenza un'evoluzione costante della band, partita dallo street metal del magnifico omonimo debutto, forte delle sue dieci milioni di copie vendute e una manciata di singoli da narrare ai posteri, per poi giungere all'heavy metal di Slave To The Grind, dalle linee possenti e i testi maturi, che conquista tutti gli appassionati di metal, vendendo più di tre milioni di copie, fino a giungere a questo terzo lavoro, il più intimo, il più disperato e psicotico, dove le nevralgie e le follie accumulate dai singoli musicisti si incastrano, come piccole mattonelle, in un muro di suono portentoso attraverso la costruzione di brani disperati e amari, violenti e sanguigni, che trattano di un mondo in rovina, evidentemente specchio della loro dimensione personale. Tra le macerie di una società in declino si scorgono pezzi fenomenali e voraci quali "My Enemy", "Bonehead", "Beat Yourself Blind" e la title-track, le ipnotiche "Frozen", "Firesign" o "Iron Will", dai riff vertiginosi che stordiscono, oppure le melodiche e quiete "Eileen", "Breakin' Down" e "Into Another", ballatone oscure e ruvide. Inizialmente non apprezzato, addirittura screditato da molti, sUBHUMAN rACE sin dalla sua genesi si scontra con una serie infinita di problematiche che ne hanno affossato gli intenti, senza possibilità di risoluzione, senza contare una copertina minimale e fatta in fretta che non attrae certo lo sguardo. Se da un lato il tour in oriente raccoglie consensi e va benissimo, tanto che la band si esibisce in molti paesi mai visitati in precedenza, in occidente il disco vende poco più di mezzo milione di copie, non riuscendo a piazzare neanche un singolo nelle posizioni alte in classifica, e non riuscendo a garantire neanche un concerto sold-out. Le ultime tappe poi sono fallimentari, arene contenenti cinque o sei mila spettatori, occupate da neanche mille. È qui che la band decide di farla finita, il bassista Rachel Bolan mette in piedi un side-project punk, Bach crea i Last Hard Men con il batterista degli Smashing Pumpkins Jimmy Chamberlin, mentre Hill, Snake e Affuso si allontanano momentaneamente dal music-business. Il destino degli Skid Row, a questo punto, sembra inevitabile. Il flop dell'album, i rapporti gelidi, gli insulti gratuiti, la dipendenza da stupefacenti, l'alcool a fiumi, la depressione cronica, l'insonnia, contaminano il cuore dei protagonisti, inoltre Bach deve scontrarsi persino con la malattia del padre, una leucemia scoperta proprio in questo periodo, tanto per creare ulteriore disagio al suo percorso artistico e spirituale. sUBHUMAN rACE è l'album di chiusura di un ciclo stilistico, e non solo condanna la band a una fine prematura, ma condanna anche un'intera scena musicale, seguendo le orme dello split di Cinderella, Soundgarden, Guns n' Roses, Alice In Chains e tanti altri, cioè tutti coloro che tengono alto il vessillo dell'hard rock, sventolandolo al mondo intero, sbattendolo in classifica, facendosi ammirare dai ragazzi più giovani così come dai più anziani. Con il declino della scena metal a livello commerciale, quello dei grandi numeri e dei clamorosi introiti, il mondo della musica dura, almeno quella tradizionale, collassa su se stesso come un castello di carte, non riprendendosi più. Gli Skid Row si riformeranno all'alba del nuovo millennio, per volere di Snake Sabo, con un nuovo batterista e soprattutto un nuovo vocalist, Johnny Solinger, ma la perdita di un cantante come Sebastian Bach pesa come un macigno sulle sorti della band, che perderà fama e fans. Allontanare Bach dalla formazione resta una delle più grandi stupidaggini della storia del rock, un suicidio artistico che ha dell'incredibile e che condanna al disastro un gruppo dal successo planetario. Per questo, sUBHUMAN rACE resta un tassello prezioso il cui valore è cresciuto negli anni, fino a farsi largo in mezzo alle nuove schiere di fans e, in molti casi, persino nel cuore dei vecchi ascoltatori. Produzione mirata, composizioni cattive, testi maturi (i migliori in carriera) e un vocalist fenomenale sono gli ingredienti di questo gioiello nascosto.

1) My Enemy
2) Firesign
3) Bonehead
4) Beat Yourself Blind
5) Eileen
6) Remains To Be Seen
7) Subhuman Race
8) Frozen
9) Into Another
10) Face Against My Soul
11) Medicine Jar
12) Breakin' Down
13) Iron Will
14) Conclusioni Recensione
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