SEPULTURA

Quadra

2020 - Nuclear Blast

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
14/04/2020
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Finalmente è uscito. Stiamo parlando del successore dell'ottimo Machine Messiah, disco pubblicato nel 2017 che fece parlare di sé per essere un bel disco dopo anni passati a dividere la critica con lavori a volte buoni ed a volte appena discreti, passando anche da album decisamente deludenti. I Sepultura ci riprovano dunque a dare un degno successore al proprio predecessore, e lo fanno pubblicando sempre tramite Nuclear Blast, l'album dal titolo Quadra. Non a caso ho citato la casa discografica tedesca, la quale ha sempre creduto nel quartetto brasiliano anche quando le cose sembravano andare sempre peggio. Ovviamente parlo del periodo dell'abbandono di Max Cavalera, seguito da dischi non di certo esaltanti. Anche e soprattutto tantissimi fan della band perdono interesse per i Sepultura, e poco importa quello che avrebbero fatto successivamente: Andando via il loro leader, per molti la band era finita. Derrick Green inizialmente non aveva di certo fatto un'ottima impressione, anche se, le sue performance dietro il microfono non erano nemmeno male. Eppure sobbarcarsi il peso lasciato da Max era in qualche modo insostenibile. Due approcci diversi nel cantare che a molti non andava giù, anzi, andava proprio di traverso. La costanza però è la miglior forma di crescita ed il buon Derrik lo ha ampiamente dimostrato con il passare degli anni, sia in studio sia in sede live, dove la gente ha imparato a volergli bene. Sono lontani i tempi di Beneath the Remains, di Arise o di Chaos A.D., ma i Nostri sono qui ancora a dire la loro nonostante tutte le critiche a loro piovute e l'inevitabile calo di interesse e fama. Qualche anno dopo esce dalla band anche Igor Cavalera e la distanza dai fan sembra diventare sempre più marcata. Kisser e soci incassano anche questo colpo restando però ancora una volta in piedi pronti a non arrendersi. Cambiano molto nel tempo, abbracciano sonorità che strizzano al metal moderno, senza però mai perdere il sound primordiale che aveva fatto la fortuna anni addietro. A volte ci sono riusciti, altre no, ma hanno sempre cercato di essere coerenti con loro stessi e questa è una cosa importantissima. Ora, nel 2020, siamo qui ancora fortunatamente a parlare dei Sepultura e di un nuovo lavoro che viene preceduto da due singoli "Isolation" e "Last Time" riscuotendo delle ottime impressioni generali. Ottimi i riff, ottime le parti vocali dove si percepisce un netto miglioramento da parte dell'enorme singer nel cantare brani finalmente adatti al suo timbro vocale, ed ottime anche le prove di Paulo Jr. e soprattutto di Eloy Casagrande il quale si dimostra essere un grandissimo drummer. Cosa troviamo all'interno di questo Quadra? Dodici brani per quasi un'ora di durata comprendenti anche due pezzi strumentali che in qualche modo incuriosiscono ed alimentano la voglia di ascolto per scoprire se il successore di Machine Messiah sia qualitativamente valido se non addirittura superiore. Prodotto, registrato e mixato negli Fascination Street Studio in Svezia, i Nostri si avvalgono anche della special guest Emmily Barreto, artista brasiliana in forza come batterista nei Coffee Crush e come voce prima, tastierista poi, nei Far From Alaska. La sua performance la possiamo apprezzare nell'ultima traccia di questo disco, ma dobbiamo partire dall'inizio per vedere se i Nostri abbiano una volta per tutte trovato la quadra (scusate il gioco di parole) della situazione. Quindi direi di non perdere altro tempo e di addentrarci nel mondo a volte anche intricato, di una band che ha fatto la storia della musica metal e che vuole con tutte le proprie forze continuare a scrivere pagine importanti ed arricchire una carriera lunga e gloriosa. Salite dunque a bordo e fatevi un'idea di quello che questo lavoro può regalarci.

Isolation

Con una intro di sicuro effetto che non presagisce niente di buono, parte "Isolation" (Isolazione) e con un iniziale riff che risulta essere bello potente, riesce a creare una atmosfera quasi surreale. Il brano è in fase di introduzione, quando si scatena la sezione ritmica ergendo un muro sonoro decisamente interessante. Il cantato di Derrick è intenso ed il singer parte in quarta senza nessun timore. Anzi, se può inserisce anche la quinta ed il risultato è veramente dirompente. Siamo sull'orlo della follia, la nostra mente viene avvolta dall'oscurità annebbiando ogni pensiero. L'isolamento non può essere una soluzione, forse se ci pensiamo è anche peggio perché le voci che si annidano dentro ognuno di noi iniziano ad urlare il nostro nome facendo un gran fracasso nel silenzio più totale. Siamo ad un punto dove la razza umana sta inconsciamente effettuando un suicidio di massa, una procedura che prevede l'incarcerazione dello spirito fino a farlo soffocare. Questa sensazione di mancanza totale d'aria viene espressa dalla band in maniera molto convincente, ed il riff di Kisser è tanto potente quanto disperato. Il singer continua imperterrito a spargere la propria sentenza, come se corresse contro il tempo per cercare di sfuggire ad una condanna che sembra ormai inevitabile. Paulo Jr. e soprattutto Casagrande, rendono il tutto massiccio ed inespugnabile costruendo mattone su mattone una camera di isolamento senza nemmeno però una minima imbottitura. L'assolo offertoci da Andreas è inizialmente un pochino anonimo, ma si riprende quasi immediatamente con un finale decisamente ben riuscito. Ogni giorno combattiamo con noi stessi in un modo o nell'altro ed è una lotta continua che non si sa dove porterà. Viviamo giorno per giorno ma prima o poi uno di questi sarà l'ultimo. A volte si cerca di rimanere ciechi e stupidi per non vedere le cose come lo sono nella realtà, ma non è detto che questo sia un bene. Magari inizialmente si potrà trarre giovamento, ma tutto si rivela nel tempo e non sempre la realtà è come la immaginavamo. Il lavoro della band è veramente ottimo, la doppia cassa martella che è un piacere, mentre il buon Derrik sembra aver trovato quella spinta in più che forse gli è sempre mancata. Ottimo primo pezzo e giustamente scelto come primo singolo.

Means to an End

"Means to an End (Mezzo per un Fine)" inizia subito con un ottimo riff di chitarra ed una voce che lascia per un attimo il cantato vero e proprio per palarci della guerra. L'urlo che ne segue è intenso ben assestato, mentre Kisser ci riporta indietro nel tempo con un suono chitarristico ormai diventato un marchio di fabbrica della band. Ottimo il ritornello con un cantato azzeccatissimo seguito da un growl degno di essere chiamato tale. Ma perché è necessario dare il via ad una guerra? Ci sono molti motivi in realtà, ma purtroppo sono praticamente tutti futili e privi di senso. Insomma parliamoci chiaro: la guerra non ha mai portato a niente di buono ed ha lasciato dietro di sé solo morte e disperazione. Gli uomini che ci governano e dovrebbero garantire prosperità ed il minimo dei problemi, non fanno altro che farci il lavaggio del cervello per chissà quali ideali. Che sia una epidemia, un'invasione da parte di un nemico straniero, soldi o chissà che altro, sono solamente un pretesto per mettere le mani sulle armi e fare fuoco. Ed ecco che allora le emozioni prendono il sopravvento soprattutto nelle persone più deboli, inducendole a compiere atti che normalmente non avrebbero nemmeno mai pensato di fare. La vita diventa così una partita a scacchi, dove strategia e cattiveria si fondono per dar vita a conflitti superflui che fanno arricchire solamente gente senza scrupoli, noncuranti della vita altrui. Dopo una breve riflessione musicale dove la strumentazione rallenta vistosamente a favore di un'atmosfera quasi surreale, la band si riprende alla grande sfoderando una prestazione maiuscola dove il groove la fa da padrone e dove troviamo anche un brevissimo assolo che spiana la strada nuovamente ad un Green decisamente in forma smagliante. La base è pesantissima, i sentimenti più atroci vengono a galla così come la paura e la morte imminente. Eppure i Sepultura un minimo di speranza vogliono anche darcela "E' solo questione di tempo, verrà un giorno in cui il terrore finirà". E' una frase che vuole essere di buon auspicio, ma vedendo quello che ogni giorno accade nel mondo, non è facile credere in un qualcosa che forse non accadrà mai. Eppure per natura siamo portati a credere che tempi migliori arriveranno. Quando e se arriveranno non ci è dato saperlo, ma sperare non ha mai fatto del male a nessuno. Con un ultimo assalto frontale, si chiude qui questa Means to an End, un brano decisamente riuscito ed interessante che ci consegna una band decisamente in palla che vuole dimostrare di non aver perso quella vena creativa e distruttiva che tanto ne aveva fatto la fortuna.

Last Time

Giunge il momento di "Last Time (Ultima Volta)", la quale si apre con il solo Kisser ad essere protagonista prima di un attacco sonoro a dir poco devastante. La band è in forma e lo dimostra sin da subito grazie ad un muro sonoro invalicabile. Potenza, cattiveria, esasperazione, possiamo trovare di tutto in queste prime battute. Derrick è inarrestabile e molto ben inserito in un contesto che sembra cucito su misura per la sua voce, senza mai perdere di vista il Sepultura sound il quale, a tratti, è veramente ben marcato. Un brano che crea dipendenza immediatamente, come quella che viene descritta nel testo. Qualunque essa sia, non sembra volerci abbandonare nemmeno per un breve istante e nonostante tutti i nostri sforzi, nulla potrà separarci. Proviamo anche a negarla, a rifiutarla, ma sappiamo benissimo di non poterne fare a meno. E' come un serpente che striscia inesorabile nella nostra testa. Ormai ha creato la sua tana nel nostro cervello e da li non se ne andrà mai più. Nessuno ci può aiutare, è inutile che qualcuno tenti di porgerci la mano. La solita frase che si dice "Giuro che è l'ultima volta" prova a darci un minimo di speranza e di forza, senza però essere in qualche modo efficace. Casagrande dietro il suo drum set è una macchina da guerra, così come il resto della band sembra essersi addestrato per bene, ma soprattutto, è armato fino ai denti. Ad un certo punto si assiste ad un rallentamento sostanzioso, dove anche un leggero coro fa capolino nella nostra testa. Il riff è leggero ma martella di soppiatto in modo angusto fino al momento di un bel assolo che rende tutta questa atmosfera ancora più disperata. Il sound improvvisamente riprende con tutta la foga del caso, ed è meravigliosamente affascinante. Ancora una volta proviamo ad uscire da questo tunnel che sembra non avere fine, ed effettivamente non ce l'ha, perché ormai abbiamo già oltrepassato quella linea di non ritorno che non ci permette più di avere scelta. Una voce dentro di noi non vuole darci una tregua, ci perseguita finché la sua sete non sarà placata. Abbiamo cercato di rimanere in vita fino all'ultimo, cambiando ogni giorno, ma nulla è servito. Da questa esperienza abbiamo però capito quanto valore abbiamo, ma è proprio quando si sta per perdere un qualcosa di prezioso che si capisce realmente quanto sia preziosa. Ogni singolo istante della nostra vita è fatto di momenti belli e non belli, ma bisogna cercare sempre di vivere al meglio e trarre degli insegnamenti dai nostri errori. L'importante è non spingersi mai oltre, altrimenti il rischio di rimanere ingabbiati in un qualcosa di estremamente pericoloso diventa veramente alto. Con un ultimo sussulto di potenza, si chiude così un altro brano veramente ben riuscito, mantenendo il livello qualitativo decisamente alto.

Capital Enslavement

Dei suoni tribali ci accolgono caldamente per introdurci "Capital Enslavement (Asservimento Capitale)". Ovviamente quello che ci aspetta successivamente è un riff decisamente oscuro e violento, ma la differenza la fa la voce di Green, il quale è un bravissimo interprete nel darci in pasto la cosa che l'uomo cerca di ottenere da quando è stato creato: il potere. Con tutte le conseguenze del caso, l'essere umano è portato a cercare di farsi strada fregandosene di tutto e di tutti. Per prima cosa deve lottare contro i propri demoni interiori ed assistendo alla disperazione altrui per propria mano. Deve cercare di rimanere impassibile alle urla e deve continuare imperterrito ad andare per la propria strada senza mai voltare le spalle. Muoversi ed ancora muoversi, perché quella volta che si ferma vuol dire che sarà morto. Sembra tutto così assurdo, il vedere gente morire per causa nostra, il veder crollare ogni certezza, e non esiste preghiera che possa alleviare questo senso iniziale di disagio. Eppure, una volta assaggiata una piccola ed insignificante fetta di questo potere, tutto sembra cambiare volto. Il gusto e la soddisfazione di avere tra le mani un qualcosa che abbiamo conquistato con il sangue di altri diventa motivo di vanto. Tutto improvvisamente sembra irrilevante ed accresce in noi la voglia di averne sempre di più, ancora ed ancora. Il brano non ha mai un picco qualitativo veramente particolare e questo è un vero peccato, perché alcune soluzioni sono interessanti, ma forse non vengono sviluppate fino in fondo dalla band brasiliana. La sezione ritmica è precisa e piacevolissima, Kisser con la sua chitarra riesce si a coinvolgere con i suoi assoli e rasoiate degne di essere chiamate tali, ma non sono così efficaci come forse ci si aspettasse. Derrick dal canto suo lavora benissimo dietro il microfono, ma è un pochino sacrificato per via di un sound un po' troppo lineare che tenta di venir fuori alla distanza, ma per un motivo o per l'altro non riesce a farlo fino in fondo. Comunque si prosegue con l'intento di diventare i più "grandi" e per fare questo si perdono tutti gli amici, i quali, diventano a loro volta nostri nemici. E' vero, da un momento all'altro tutto questo potrebbe finire facendoci cadere dal trono che noi stessi abbiamo costruito, ma intanto ci godiamo il momento e cercheremo di farlo il più a lungo possibile. Viviamo per tutto questo, oppure moriamo. Chiariamo immediatamente; non è un brutto pezzo, tutt'altro, ma rispetto a quello sentito fino a questo momento l'ho trovato sicuramente il più debole. Anche riascoltandolo varie volte, si ha la sensazione che manchi quel guizzo, quella trovata che potrebbe fare veramente la differenza.

Ali

Con un attacco dal sapore tipicamente death metal per quanto riguarda l'oscurità distortiva del suono, "Ali" vuole essere un omaggio al grandissimo pugile Muhammad Ali. Il brano mostra sin da subito i muscoli ed inizia il proprio racconto ricordando che il futuro campione di pugilato nasce e cresce in un ambiente difficile per via soprattutto della discriminazione razziale. Deve imparare a capire e convivere con l'odio già in tenera età, ma questo tende a non spaventarlo (almeno inizialmente) ma lo fortifica e lo plasma. Diventa in un certo modo il nemico di tutti, ma lui non è per nulla timoroso di farsi avanti ed è pronto a combattere contro tutti finché non ci sarà più nessuno con cui fronteggiarsi. La voce di Derrick è potentissima, ruvida, marziale, mentre il resto della band inspessisce il sound con riff e sezione ritmica a dir poco pesantissime. Questa situazione di "eterna rabbia" provocata da episodi che lo hanno segnato (come quella volta che da ragazzino i vide negata una bottiglietta d'acqua per via del colore della propria pelle) suscita in lui quella voglia di spingersi sempre più in la e cercare di battersi con individui più grandi e più forti di lui. Non gli importava cosa dicesse o cosa pensasse la gente, tirava dritto per la propria strada perché sapeva che era la cosa giusta da fare. Non era un voler dimostrare qualcosa di particolare, ma bensì era una sfida quasi personale contro una società che aveva come scopo quello di emarginare le persone come lui. Era un campione "ribelle del mondo" ma ad un certo punto della sua brillante carriera si rese conto di non essere più solo contro tutti; forse non lo era nemmeno mai stato. Il lavoro di Casagrande è mostruoso e mette in risalto tutto il suo talento demolendo il proprio drum set con inaudita ferocia. Potente, devastante ed annichilente, il brano fila via che è un piacere fino a trovarsi addirittura di fronte ad una parte molto progressiva ma sempre e comunque fortissima a livello sonoro. Ali è stato il simbolo della ribellione per moltissimi anni, ma ha insegnato molto anche al di fuori della propria disciplina. Con il passare dell'età ed a causa delle molte botte ricevute sul ring, si ammala di parkinson, ma non perde minimamente lo spirito combattivo che lo ha sempre contraddistinto. Con il suo modo di agire e di comunicare ci insegna che anche nella malattia e nell'oscurità può esistere una fiamma luminosa che tiene viva la speranza. Nel giugno del 2016 Ali muore a causa di una insufficienza respiratoria, ma la sua anima ed il suo ricordo, vivranno sempre nella leggenda. Questo è un esempio lampante di come i Sepultura riescano ancora a produrre dei brani bellissimi. Non faccio fatica a dire che questo, molto probabilmente, è il pezzo migliore di tutto il disco. Dotato di una carica esplosiva e di un ottimo groove generale dato dalla magnifica prova dei vari membri della band, siamo al cospetto di un grandissimo brano che siamo sicuri dovrà diventare presto un must nelle loro esibizioni dal vivo.

Raging Void

"Raging Void (Vuoto Furioso)" si presenta a noi in maniera a dir poco monolitica. Lenta e soffocante, è pronta a farci una grande domanda: Vogliamo tutti che il modo cambi, ma siamo disposti a cambiare noi stessi? Dobbiamo imparare a volere di più da noi stessi per cercare di riempire una parte di quei vuoti che ci lasciamo dietro durante la nostra esistenza. "Tutti i rifiuti aiutano solo a fuggire", come voler dire che se voltiamo le spalle ai problemi, non solo fuggiamo da essi ma aggraviamo una situazione che prima o poi si ripresenterà più ingigantita di prima. "E' questo che vuoi essere?" "Cosa vuoi dettare dalla tua vita?" . Sono quesiti in qualche modo difficili da analizzare perché in definitiva sono in pochi a sapere veramente cosa volere dalla propria vita. Ci poniamo molte domande, ci facciamo anche degli esami di coscienza, ma in quanti si fermano a rifletter su tutto ciò? E' la nostra lotta ora, ma bisogna avere una forza di volontà inossidabile. La song è piuttosto statica e non riesce ad essere incisiva fino in fondo, ed anche se il chorus è anche inusuale per certi versi e piuttosto orecchiabile e ben fatto, non rimane moltissimo di Raging Void ed è un vero peccato. A metà brano si ravvisa un ulteriore rallentamento che mette in primo piano la chitarra di Andreas, il quale però non riesce a dare quella marcia in più che ci si aspetterebbe. Ottimo l'assolo ma distante dall'essere memorabile. Quella che ci viene descritta è una sorta di ribellione interiore che si scatena anche grazie a chi vuole controllare le nostre menti, ma essendo noi degli esseri intelligenti e pensanti, dobbiamo cercare di non farci plagiare da questi esseri e creare un qualcosa che possa essere stimolante ed al contempo esaustivo a livello personale. Troppe cose vengono lasciate per strada e molte di queste si perdono nel tempo quando potrebbero essere coltivate in modo tale da farci arricchire a livello personale. La crescita umana passa attraverso esperienze belle e brutte che siano, ma è troppo facile fuggire quando alcune di queste non vanno per il verso giusto. Quindi, cerchiamo di prendere la nostra vita per mano e condurla verso una strada anche tortuosa, ma che alla fine possa darci delle soddisfazioni. Si conclude così un episodio non troppo interessante e dispiace dirlo dopo essere stati piacevolmente colpiti dalla omogeneità del disco fino a questo momento. Siamo passati dal brano migliore a quello forse meno ispirato in un batter d'occhio. A parte il ritornello anche piacevole come detto, rimane ben poco su cui fare affidamento e l'augurio è quello che proseguendo con l'ascolto si possa tornare a muovere la testa grazie alla loro voglia di tornare a far esaltare i propri fan.

Guardians of Earth

E' il turno di "Guardians of Heart (Guardiani della Terra)" ed un po' a sorpresa veniamo accolti da un arpeggio piuttosto strano e particolare che inizialmente crea una situazione di stranezza e quasi di disagio. I tamburi di Casagrande irrompono ad accompagnare questo assurdo momento, fino a che un coro ci fa visita dando una illusione di tristezza inaspettata e di totale desolazione. Dopo quasi due minuti di strumentale, all'improvviso il sound esplode soprattutto grazie alle vocals di Derrick, il quale Ci proietta in un campo di battaglia assurdo e tremendo. La lotta è appena iniziata ed il sangue scorre già tra le mani. Improvvisamente la nostra amata Terra, così come la nostra unica salvezza, ci scivola via tra le mani e sembra non poter fare più nulla per impedire tutto ciò. La song prende una piega epica dove tra il caos generato dalla band si palesa ancora una volta un coro veramente di grande effetto. Succede poi che si ritorna su sonorità molto più blande che sfociano in un assolo veramente ben eseguito, dove capiamo che c'è stato un momento durante la nostra esistenza dove abbiamo chiuso gli occhi per un momento, ma è bastato per perdere la nostra anima e perdere l'unica possibilità che ci è stata data. Ci siamo condannati all'autodistruzione, ma solo iniziando a dire la verità potremmo rimanere in vita. Dobbiamo invertire il nostro modo di pensare, di agire e considerare le cose, solo così forse avremo una piccola speranza di avere un futuro. Con la forza di volontà di cui siamo dotati e dobbiamo far uscire, combatteremo fino alla fine dei nostri giorni per rimettere a posto le cose. Ci riusciremo? Forse si, o forse no. L'importante è non arrendersi mai davanti alle difficoltà e cercare sempre di affrontarle nella maniera giusta. Nella vita di ogni giorno in sostanza accade questo. Ci sono migliaia di problemi che si presentano alla nostra porta, ma la soluzione non è quella di non aprire, ma bensì di cercare di farla entrare ed accomodare per poterla affrontare in totale serenità. Non sempre si può fare, a volte ci vogliono le maniere forti, ma anche quando tutto sembra vano, non bisogna arrendersi mai perché una soluzione esiste sempre. I momenti di epicità sottolineano la pericolosità di un mondo che sembra ormai giunto alla sua ultima ora e la band riesce ad esprimere molto bene il concetto pur non schiacciando mai sull'acceleratore. I Sepultura ci regalano una prova sicuramente fuori dagli schemi che però, dopo uno smarrimento iniziale, si fa apprezzare gradevolmente. Certo, non è un pezzo che cerca di risultare facile fin da subito seppur nella sua semplicità, ma credo che richieda di vari ascolti per essere apprezzato fino in fondo.

The Pentagram

"The Pentagram (Il Pentagramma)" è il primo dei due brani strumentali presenti in questo loro nuovo disco. Interessante osservare il minutaggio, ovvero cinque minuti abbondanti fatti di riff poderosi e sezione ritmica incalzante. Questo è solamente l'inizio, dato che tra sfuriate degne di questo nome dove vengono esaltate le qualità esecutive della band e situazioni decisamente più ragionate, siamo di fronte ad una piacevolissima composizione. Troviamo momenti arpeggiati che fanno terra bruciata attorno a loro, dato che la sensazione di trovarsi al cospetto di qualcosa di pericoloso è sempre ben presente. Le accelerazioni sono al fulmicotone, gli stop and go proposti funzionano benissimo ed il buon Kisser sembra divertirsi nel maltrattare la sua chitarra. Gli assoli sono belli nella loro considerevole durata, il drumming è perforante, così come Paulo Jr. con il suo basso riesce ad inspessire ancora di più un sound già di per sé monolitico. Le sovraincisioni chitarristiche danno sicuramente quel qualcosa in più ed il pezzo ne trae sicuramente giovamento. Il tutto sfuma verso la fine quasi repentinamente e quello che rimane è un'ottima prova generale dove sembra che i Seps vogliano far vedere che sanno ancora pestare molto bene.

Autem

Con una traduzione che in latino ha molte sfaccettature, "Autem" parte in maniera non troppo sostenuta per poi deflagrare in potenza pura. Il cantato iniziale è una sorta di parlato che ci dice "Trova il modo di lasciarti alle spalle, le cose che hai fatto non puoi riavvolgerle". Segue un conto alla rovescia che al termine ci mostra le nostre paure con i segni indelebili nelle nostre continue lotte interne. Le cicatrici sono li per ricordarci quanta sofferenza abbiamo dovuto sopportare per poter rimanere ancora qui. Viviamo giorno per giorno per sopravvivere e tutto questo dolore è derivato da un orgoglio di fondo che ci ha reso vulnerabili e fragili. Arriverà il momento in cui ci giudicheremo da soli, ma non ci vergogneremo di come abbiamo vissuto. Il chorus è veramente bello ed intenso e l'espressività del singer è molto interessante. Il sound è quello tipico dei Sepultura, segno che Andreas e soci non hanno perso il loro marchio di fabbrica riconoscibile a distanza. Anche quando troviamo un momento decisamente riflessivo e quasi "orientale", sappiamo che da li a breve saremo travolti dalla furia della band. Infatti, dopo un solo perfetto per questo momento, cosa accade? Che la band quasi si ferma totalmente a riflettere su tutto quello che è bellezza, che è vita, che è esperienza. Ma tutta questa luccicanza potrebbe svanire da un momento all'altro ed è proprio quello che vogliono farci capire. Bisogna sempre tenere alta la guardia, anche nei momenti più rilassati perché ci vuole veramente un battito di ciglia per perdere tutto. Ecco dunque che, come una granata esplosiva, la band riparte fortissimo in maniera serrata, dove non c'è scampo per la salvezza. Devo dire che ho trovato questa Autem molto ma molto interessante. Le liriche sono buone, niente di trascendentale sia chiaro, ma quello che mi ha colpito maggiormente è stata la costruzione stessa a livello sonoro di un brano che sorprende dall'inizio alla fine. E' veloce, a volte brutale, ma anche riflessivo ed oscuro. Da lodare sicuramente il lavoro strumentale mai banale e ben assestato, ma credo che una menzione speciale vada fatta a Derrick. Nelle parti sussurrate è sicuramente coinvolgente, in quelle aggressive decisamente interessante e nel ritornello a mio parere sfodera una prestazione maiuscola che colpisce nel segno. E' un episodio non di lunga durata, il giusto, ma è un concentrato di bella musica che non può far altro che innalzare il livello qualitativo già di per sé comunque ottimo.

Quadra

La seconda strumentale presente in questo lavoro è proprio la title track "Quadra". Un conto alla rovescia in portoghese ci introduce nei quarantasei secondi di durata, dove arpeggi dal sapore orientaleggiante e quasi da sagra, improvvisamente assumono connotati desolanti ed oscuri. Le sensazioni che si riescono a provare sono di abbandono e solitudine ma durano veramente poco perché più che altro questa song sembra una introduzione vera e propria per il brano successivo. Insomma non si ha molto tempo per assaporarlo realmente e sembra più un espediente per smorzare i toni piuttosto che avere tra le mani una vera e propria song. Diciamo più un riempitivo che altro.

Agony of Defeat

Così eccoci arrivati a "Agony of Defeat (Agonia della Sconfitta)". L'inizio è dolce, quasi surreale. La chitarra si muove sinuosa nella nostra testa. La leggerezza che si può avvertire è enorme, ma qualcosa di oscuro sembra volersi palesare improvvisamente. Il cantato iniziale è leggerissimo e molto espressivo, Quella che sembra essere una situazione decisamente spensierata si tramuta nella continua lotta tra noi stessi, dove i dubbi cercano di farsi strada oscurando la nostra lucidità. Facciamo in modo di filtrarli in qualche modo dando il nostro meglio, lottando per ottenere delle risposte. Il nostro inconscio però non ci permette di acquisirle e sta cercando di prendere il controllo. In qualche modo cerchiamo di non lasciarci andare perché la paura di morire inizia a prendere il sopravvento. Una voce dentro di noi inizia ad urlare; vuole uscire, non ce la fa più a rimanere imprigionata. Ha combattuto con il dolore ed ora recrimina il proprio spazio, la propria libertà. L'andamento è lento ma la band è bravissima a creare una sensazione di isolamento. Un luogo mistico dove siamo solamente noi ed il nostro subconscio. Derrick inizia a farsi più aggressivo ma la sua non è solo rabbia, è disperazione e solitudine. Ora cerca un motivo plausibile per uscire allo scoperto, perché capisce che rimanere ancora imprigionato significherebbe morire lentamente. La speranza è ormai persa e si chiede quale sia ora il suo scopo. Il dolore ormai diventa insostenibile, ha provato a conviverci abbracciandolo, ma non riesce più a sostenerlo. Sta cadendo nell'abisso, ha un bisogno disperato di uscire. E' come un'emozione che vuole manifestarsi, ma per un motivo o per l'altro non riesce ad esprimersi come dovrebbe generando malessere interiore e sconforto. Il sound si fa più caotico ma è sempre ben controllato dalla band, la quale tiene saldamente le redini della struttura. Con un finale che si lascia letteralmente andare con tanto di accordo di organo conclusivo, siamo di fronte ancora una volta ad un pezzo che non ha paura di essere "particolare", ma al tempo stesso interessante. La continua lotta tra noi stessi è sempre ben presente e tante volte cerchiamo di nasconderla ignorandola. In realtà in ogni istante siamo messi a confronto con i nostri pensieri ed anche se facciamo finta di non sentirli, c'è sempre quella vocina che ci dice cosa è giusto e cosa no. E' un conflitto che non avrà mai una fine, soprattutto quando sono le emozioni a prevalere. A volte basterebbe ascoltare le proprie sensazioni, ma troppo spesso dimentichiamo come si ascolta. Un buon pezzo sicuramente che non fa altro che arricchire un album decisamente vario ed interessante.

Fear.Pain.Chaos.Suffering

Arriviamo dunque all'ultima traccia presente, ovvero "Fear.Pain.Chaos.Suffering (Paura.Dolore.Caos.Sofferenza)". Inizialmente troviamo ancora una volta una sorta di arpeggio molto tetro ed oscuro ed al suo termine facciamo la conoscenza vocale di Emmily Barreto la quale ben si integra con una prima strofa che ci consiglia di abbandonare ogni tipo di guerra e salpare il più lontano possibile da questo tipo di tragedie. Le anime di quelli che ormai non hanno potuto fare altro che spargere terrore, viaggeranno all'inferno, ma per gli altri che non hanno mai creduto alla violenza come mezzo per risolvere le cose, sperano ancora che un giorno il mondo sia un posto migliore in cui vivere. Il duetto Emmily/Derrick è particolarmente riuscito e le due voci si incastrano perfettamente in un puzzle di non facile assemblaggio. Anche se la song non è particolarmente intricata nel suo complesso, non è nemmeno così semplice come sembra. L'assolo è sicuramente di buona qualità, la sezione ritmica è come sempre imponente senza essere particolarmente aggressiva. Le strade sono coperte di sangue, intorno si può osservare solamente il volto della morte. Da lontano delle urla di disperazione Ti prego, aiutami a salvarmi". Questo è uno dei tanti disperati gridi di aiuto che la gente ormai priva di ogni certezza cerca di far uscire dalla voce ormai rotta dal dolore e sa che molto difficilmente ci sarà qualcuno pronto ad accoglierla. Paura,dolore,caos e sofferenza sembrano essere diventate le parole d'ordine di una società ormai corrotta e priva di scrupoli. Non chiediamo altro che un ultima possibilità, un ultimo spiraglio di luce in un mondo ormai avvolto dalle tenebre che noi stessi abbiamo creato. La canzone non gode di particolari variazioni, ma la sensazione creata dai Sepultura è veramente terribile. Un paesaggio ormai violentato dall'uomo sembra essere diventato l'unico scenario possibile e dove una volta si poteva comunque in qualche modo cercare di vivere con un minimo di spensieratezza, ora non esiste alcun modo di poterla trovare. Ancora una volta l'alleanza dei due singer sembra essere vincente ed aiuta sicuramente a creare un mood a dir poco vincente. L'ultimo arpeggio che va a chiudere il brano è tanto semplice quanto terrificante. Con queste ultime note si capisce che ormai nulla sarà come prima. Tutto ha il sapore di terra bruciata. L'odore della morte prende il posto di quello vitale, l'aria diventa pesante ed irrespirabile ma il grido di speranza non cesserà mai di riecheggiare nell'oscurità, in attesa che qualcuno accolga la nostra richiesta di aiuto.

Conclusioni

Si conclude così il nostro viaggio attraverso l'ultima fatica della band brasiliana per antonomasia. Facciamo dunque il punto della situazione di un lavoro a tratti complesso ed a tratti diretto. Sicuramente siamo di fronte alla miglior prova dei Nostri da molti anni a questa parte e se il precedente Machine Messiah aveva già fatto vedere delle ottime cose dando delle buonissime impressioni dopo lavori che si assestavano sul discreto e niente di più, questo Quadra migliora ancor di più il livello qualitativo generale grazie ad una omogeneità molto ben studiata ed a soluzioni sicuramente particolari ma di grande effetto. La prima parte del disco l'ho trovata sicuramente più diretta e brutale, mentre la seconda decisamente più riflessiva ma sempre interessante. I Sepultura hanno dimostrato di saperci fare quando c'è da spingere e lo fanno decisamente bene. Pezzi come Isolation, Means to an End, Last Time o Ali fanno ottimamente il loro lavoro e sono brani che ci consegnano una band in grande forma. Non tutto è comunque rose e fiori perché purtroppo almeno un paio di episodi li ho trovati un po' stanchi e non pienamente coinvolgenti. Con dodici tracce a disposizione non è nemmeno semplice avere una qualità sempre altissima, in più se ci aggiungiamo due strumentali risulta ancora più complicato. Se ad esempio The Pentagram è un buon pezzo ben costruito, nonostante i suoi cinque minuti di durata è un buon spartiacque, mentre la title track sembra essere proprio messa li per chissà quale motivo. Essendo la traccia che da il titolo all'album mi sarei aspettato chiaramente qualcosa di più, ma parliamo comunque di pochi brani non particolarmente brillanti. Il lavoro complessivo dei singoli elementi è comunque più che ottimo, dove troviamo i riff di Kisser sempre molto efficaci che sanno quando devono colpire nel segno. Paulo Jr. fa il suo lavoro, mentre Casagrande si dimostra essere un grandissimo batterista. In alcuni momenti il suo operato è veramente devastante evidenziando una grande tecnica ed un grande coinvolgimento. Vorrei però elogiare questa volta il gigante Derrick Green, il quale sfodera una prestazione maiuscola in ogni canzone presente nel disco. La sua interpretazione è migliorata decisamente da quando ha preso il posto scomodo lasciato da Max Cavalera, ma giustamente ognuno ha la propria tecnica vocale e non è giusto fare confronti con un passato che non tornerà più. Insomma, se prima i Sepultura erano Max e Igor, ora sono una band sicuramente più matura dove non esiste un comandante vero e proprio. Dispiace sempre vedere una band bistrattata perché ha perso i propri leader, ma tante volte non c'è alternativa: o si continua affrontando le critiche ed i problemi che ne conseguono, oppure si decide di chiuderla qui e basta. Sinceramente sono contento che i Nostri siano andati avanti per la propria strada e questo lavoro non fa altro che confermare la mia idea. Forse sono lontani i tempi in cui la band era headliner nei festival o faceva il pienone nei locali, ma sono sicuro che la loro determinazione con il tempo ha pagato. Non lasciatevi influenzare dai pregiudizi, date una possibilità a questo Quadra perché merita tutta la vostra attenzione.

1) Isolation
2) Means to an End
3) Last Time
4) Capital Enslavement
5) Ali
6) Raging Void
7) Guardians of Earth
8) The Pentagram
9) Autem
10) Quadra
11) Agony of Defeat
12) Fear.Pain.Chaos.Suffering
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