SEPULTURA

Above The Remains Official Bootleg: Live in Germany '89

2018 - Rhino Records

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
06/06/2020
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Dopo un buon disco, Machine Messiah, pubblicato nel 2017 che ha ricevuto buone critiche dopo lavori molto altalenanti e dopo una raccolta edita dalla Roadrunner records che racchiudeva tutti i dischi pubblicati dal 1985 al 1996 (dallo split Bestial Devastation/Século XX con gli Overdose), l'etichetta Rhino records decide di immettere sul mercato un live album dal titolo Above The Remains che vide i Sepultura esibirsi in terra tedesca nel 1989. Questa casa discografica è una società di proprietà della Warner Music Group ed è specializzata in riedizioni di opere musicali, cinematografiche e televisive. Tra le loro opere di riesumazione troviamo tante riedizioni di band come Black Sabbath, Dio, Deep Purple, Faith No More, Dream Theater, Pantera e molti altri. Anche la band brasiliana rientra tra questi ed oggi andiamo proprio a parlare di questo album dal vivo che ha l'obbiettivo di dare un effetto nostalgia dei tempi in cui la band era nel pieno del loro splendore. Cosa andremo a trovare dunque al suo interno? Praticamente è un vinile stampato in solamente tremilacinquecento copie in versione traslucida, disponibile in colorazioni nero e rosso, dove sono presenti otto brani che toccano appunto la discografia di un decennio di attività. La formazione è quella che tutti praticamente conosciamo, ovvero Max Cavalera alla voce e alla chitarra ritmica, Andreas Kisser alla chitarra solista, Paulo Jr. al basso e dal fratello di Max, Igor Cavalera, alla batteria. Una formazione che ha saputo dare una nuova luce al death metal portandolo a livelli decisamente personali e subito riconoscibili a chiunque mastichi il genere. In più di trent'anni di attività, a dir la verità i Sepultura non hanno rilasciato molti album dal vivo ma si sono concentrati prevalentemente a produrre in studio quello che la loro passione ed aspirazione gli cresceva da dentro. In questo periodo nello specifico, sono riusciti ad imporsi con album sin da subito molto interessanti, fino ad arrivare a veri e propri capolavori di musica e coinvolgimento. Se i primi erano comunque ottimi esempi di metal con già delle idee di base molto convincenti, erano anche giustamente grezzi e con una pronuncia non sempre ottimale della lingua inglese. E' una cosa che si può perdonare tranquillamente visto il contenuto complessivo dei suddetti, ma è con l'inizio degli anni novanta che con Arise sfornano praticamente un capolavoro dietro l'altro. Pezzi vincenti, esplosivi e dinamici con una forte personalità, proietta la band di Max e soci nell'olimpo dei grandi destinandola a rimanerci per sempre. Tutt'ora vengono ricordati con grande affetto e soprattutto nostalgia certe bordate assurde contenute in quei lavori e credo che il rispetto per una band di questa importanza debba essere sempre dato nonostante un deciso cambio di rotta avvenuto con l'abbandono di Max prima e Igor poi. La cover di questo live riesce a richiamare praticamente tutte le copertine di quel preciso periodo storico facendone uscire un'opera interessante ma non eccelsa per dirla tutta. Comunque, dopo questo brevissimo riassunto e qualche piccola considerazione, non ci resta che alzare le corna al cielo e mettersi in prima fila per goderci lo spettacolo di un gruppo al pieno delle proprie capacità. Allacciate le cinture, si parte.

Primitive Future

Con una distorsione pazzesca, un basso potentissimo ed il buon Max che annuncia il primo brano, parte "Primitive Future (Futuro Primitivo)", brano conclusivo dell'album "Beneath the Remains" del 1989. La chitarra è subito tagliente, anzi, rovente, e la sezione ritmica impone immediatamente l'attenzione con una brutalità impressionante. Quello che si sente subito, sono le chitarre che sono leggermente soffocate, mentre la voce è sicuramente predominante. Seguiamo i pensieri di un individuo di potere che si accinge a ripercorrere un po' il suo cammino, inoltrandosi in pensieri a volte contrastanti ma con la consapevolezza di aver fatto tutto per il meglio. Segue le tracce che si presentano davanti a lui, sono molto profonde e molto ben delineate che lo guidano attraverso un sentiero completamente senza ostacoli ma assolutamente ignoto. Non sa dove lo porterà ma sente che dovrà percorrerlo. Nel mentre, ogni cosa che ha passato e che ha vissuto fino a quel momento lo attraversa come se niente fosse e sa che questa esperienza non tornerà mai più. E' giunto il momento di guardare al futuro e non è permesso voltarsi indietro. Cammina, cammina e basta. Alcuni animali gli scorrono accanto, quasi come volessero accompagnarlo in questo suo percorso, ma anche proteggerlo da eventuali insidie. Poi ognuno va per la propria strada e si ritrova nuovamente solo immerso nei propri pensieri. Non può comprendere tutto ciò ed ora si sente totalmente isolato ed indifeso. I Sepultura non conoscono cosa voglia dire la parola cedimento e continuano a mettere a ferro e a fuoco il palco su cui si stanno esibendo. La musica infiamma il pubblico, lo incenerisce. La potenza sprigionata è devastante ed anche nei momenti più riflessivi si percepisce una carica disumana. L'assolo che ci offre Kisser è di buona fattura, mentre basso e batteria sono degli autentici schiacciasassi. Iniziano a calare le tenebre e la sua ombra diviene ora la sua migliore compagna. Calpesta i teschi delle varie generazioni che non ha potuto guidare ed in lontananza inizia ad udire le urla e le disperazioni di guerre ormai lontane. Guerre che potrebbero giungere nuovamente per cancellare tutto in maniera tale da ricostruire ancora ed ancora. Si ritiene essere un ottima persona che sa che tutto quello che ha compiuto nella sua vita lo ha fatto per essere un individuo migliore. Ottimo brano di apertura che mette immediatamente in chiaro le cose e che dimostra ai presenti lo splendido stato di forma di una band diventata con il tempo leggendaria.

Inner Self

Sempre da Beneath the Remains è il turno di un classico della band carioca, ovvero "Inner Self (Io Interiore)". Senza troppi fronzoli e senza una benché minima pausa, ecco che viene annunciato il brano, il quale parte a cannone e che vede un riff monolitico che funge da introduzione per poi venire assecondato da una batteria spaccaossa. Un momento di rallentamento che mostra la grande tecnica di Igor Cavalera dietro le pelli e si parte facendo la conoscenza di una persona che prova disprezzo verso il mondo intero. Intorno a se vede solamente odio e polvere generata dallo stesso. Non vuole assolutamente seguire nessuna regola, perché ha capito che questo pianeta è popolato da continue menzogne e falsità. Vuole proseguire il suo percorso di vita senza essere influenzato da nessuno e non ha la minima intenzione di cambiare idea. Prova a convincere anche altra gente a dimenticarsi delle sudice idee che avvolgono l'aria, ma probabilmente non sono pronte o non hanno un animo così forte da capire che tutto sta per essere manipolato. La ritmica non è particolarmente veloce, tranne in alcuni momenti, ma è talmente pesante e distruttiva che non può far rimanere indifferenti. I suoni questa volta sembrano essere migliori, anche se questa volta è la batteria ad essere lo strumento predominante. La resa generale è comunque buona e si riesce a sentire tutta la carica che i Nostri riescono e vogliono dare al pubblico. L'assolo purtroppo viene un po' abbandonato a se stesso e non c'è modo di riempire il vuoto che si crea intorno a lui. L'accelerazione che ne segue è terrificante e la band pesta alla grande che è un piacere. I momenti in cui i riff sono coinvolgenti non mancano di certo e fanno sicuramente scuotere ogni singola testa presente. Purtroppo quello che ci viene detto senza troppi giri di parole, è che la vita molte volte ci tradisce ma l'importante è andare avanti per la propria strada senza demoralizzarsi. Non c'è nessuna luce in fondo al tunnel ma la speranza deve essere sempre viva dentro di noi. Capiterà di dover giocare sporco per sopravvivere, magari pensando di poter vincere una partita che si era messa subito male. A volte ci riusciremo a volte no. La personalità è la chiave di tutto, perché la debolezza genera paura e rende vulnerabili. Grandissimo brano che si dimostra essere ancora più incisivo in sede live e che sicuramente dona una scarica di adrenalina mostruosa.

Escape to the Void

Facciamo un salto nel 1987, e dall'album "Schizophrenia" andiamo a trovare "Escape to the Void (Fuga nel Vuoto)". L'introduzione è molto thrasheggiante e la voce di Max è vistosamente carica di adrenalina. La ritmica è più che buona, ma anche qui la chitarra di Andreas sembra un po' abbandonata a se stessa e si sentono purtroppo un paio di errori di tempo che però non inficiano la resa finale del brano. La song viaggia spedita come un treno in corsa, e se i volumi a volte tendono a fare i capricci, la potenza della band è sicuramente fuori discussione. La peste è una pandemia che nel passato ha devastato milioni di persone e qui vengono analizzate in sostanza le paure causate da questa terribile malattia. Negli occhi della morte si annida questa piaga, attraversando le strade che iniziano a sporcarsi di sangue. E' li pronta a a mangiarci, a decomporre le nostre ossa ed iniziamo a chiederci come potremmo fare se il vuoto iniziasse a riempire i nostri polmoni. Ci sarà una maniera per salvarsi? Esisterà un modo per scappare da tutto ciò? E' come se fossimo sepolti nella spazzatura che il mondo ha voluto riversarci addosso per farci capire che bisogna avere cura e rispetto per l'ambiente in cui si vive, in cui si viene ospitati. Allora non ci chiediamo tanto del perché dobbiamo morire, ma perché in questa maniera orribile. Escape to the Void assume improvvisamente una muscolatura da culturista e diventa via via sempre più potente ed inarrestabile. Il sound generato dalla band è incredibile ed i presenti sembrano proprio apprezzare questo fatto. Ad un certo punto ci troviamo davanti allo specchio per vedere quanto grave è la nostra situazione fisica e purtroppo possiamo osservare che il nostro volto inizia a cadere a pezzi sotto i nostri occhi. Sale così in noi la voglia di strapparci via il cuore ormai marci e contaminato, perché siamo ormai consapevoli che non possiamo aiutarci e nessuno potrà farlo per noi. Mille domande affiorano nella mente ed una di queste è: Da cosa stiamo fuggendo? C'è gente che non ha colpe, eppure questa malattia sta mostrando la via peggiore per sistemare le cose. Non possiamo fuggire, sarebbe proprio cercare di fuggire attraverso il vuoto, l'ombra, l'oscurità. I riff di questa canzone sono veramente incredibili, e poco importa se all'inizio è presente qualche piccola sbavatura. I Sepultura aggiustano praticamente il tiro immediatamente e terminano un pezzo grandissimo con grande maestria e bravura esecutiva.

Sarcastic Existence

Le urla della folla, un Max Cavalera che prova a coinvolgerla presentando la band al pubblico e si torna immediatamente a Beneath the Remains con il brano "Sarcastic Existence (Esistenza Sarcastica)". Doppia cassa a martello e si parte in quarta verso la distruzione totale. Con una impostazione Death/Thrash ed un ottimo lavoro di Kisser alla seconda chitarra, si attende solamente la voce di Max, il quale non tarda molto ad arrivare illustrandoci una stanza umida dove, in un angolo del letto, troviamo un corpo in punto di morte ma che con ogni sforzo cerca di tenersi in vita. Lotta con tutte le proprie forze, è come se qualcosa dentro di lui volesse uscire per sopravvivere ma è intrappolato in questo corpo ormai morente e freddo. Mentre cerca di combattere un qualcosa di più grande di lui, ricorda gli attimi di quando era sano ed in salute. Il mondo era isolato, la luce del sole lo salutava al mattino illuminando e riscaldando le sue giornate, mentre però quando calava la notte, tutto diventava pericoloso e feroce. In quella tetra stanza, dove si respira aria di desolazione e morte, sentimenti contrastanti pervadono il suo corpo. Paura e consapevolezza si ristagnano sulle pareti, mentre la sofferenza inizia a divorarlo dall'interno, annientandolo molto lentamente in modo che possa capire cosa è veramente la sofferenza. Ottimo il lavoro della band, quasi perfetto nel ricreare una situazione di disagio che pare essere li davanti a noi quasi da poterla toccare con mano. Eppure in questo momento così difficile e disperato perché sa di dover morire da un momento all'altro, un unico rammarico è quello che qualcuno forse lo ha anche visto dalla finestra, ma invece che cercare di aiutarlo ha emesso una risata che sa di sconfitta. Ed è allora li che capisce di essere ormai morto. E' la fine. Grande esecuzione di questo classico intramontabile, ma la cosa che colpisce maggiormente non è tanto il fatto che i Seps siano bravi ad eseguirlo o a coinvolgere il pubblico, ma sta nel fatto che riescono a materializzare una sofferenza atroce che in qualche modo disturba l'ascoltatore e riesce a farlo riflettere sui valori della vita prima ancora che questa tenti di svanire.

Lobotomy

La pratica della Lobotomia era un intervento atto ad interrompere le fibre nervose che collegano un lobo cerebrale con tutto il resto. Con questa breve premessa, "Lobotomy (Lobotomia)" vede la riflessione o un esame di coscienza da parte di chi praticava questa "tortura". Inizio anche in questo caso senza troppi fronzoli ma molto più ragionato e controllato, troviamo appunto questo medico che racconta di aver seguito tutto il percorso di questo suo paziente e lo ha visto lottare fino alla fine ed ha cercato di sfidare l'ego umano pur di cercare di far valere le proprie ragioni. E' stata in fondo una vittima della vigliaccheria umana basata su un sistema di manipolazione arricchito da continue menzogne ed imbrogli. Ha urlato, ha provato a difendersi, ma le urla della sua agonia che erano passate inosservate, ora riecheggiano nel cuore della coscienza e rimbombano all'infinito. Le vocals sono sofferenti e graffianti, la sezione ritmica come di consueto è potentissima ed inarrestabile, mentre la chitarra è affilata come un bisturi intento a fare proprio questo tipo di intervento sul pubblico. Sperava di riuscire a dimenticare in fretta tutto questo, ma capisce che nel mondo c'è troppa ingiustizia per poterlo fare. Forse l'anticonformismo si è impadronito di lui, del suo modo di pensare, della sua ragione, ma ormai quello che è fatto è fatto e non si può più tornare indietro. Il rimorso si fa strada non conoscendo ostacoli, sente che qualcosa inizia a divorarlo ed è forse la punizione giusta per quello che ha dovuto fare. L'affiatamento dei componenti della band è ancora più marcato in questo brano e lo si sente tremendamente. Tutto fila liscio alla perfezione, nessun cedimento, nessun timore e tanta voglia di mettere a ferro ed a fuoco tutto ciò che gli circonda. Dopo tutta questa esperienza, dopo aver compiuto tante atrocità intervenendo sulla testa dei propri pazienti privandoli così di una parte importante di loro stessi, arriva giustamente il momento della resa dei conti. Ora sa che passerà la sua intera esistenza con grande distacco verso le persone perché sa di aver torturato senza alcun tipo di remora. Ora è la sua mente che non lo lascerà mai in pace con se stesso, ed arriverà che sarà proprio lei ad ucciderlo inconsciamente. Il martellamento sonoro è alquanto azzeccato e non è fine a se stesso. E' proprio una voglia di lobotomizzare l'ascoltatore e farlo sentire disorientato e privo di coscienza. Grande brano che dal vivo può solamente mietere vittime.

Troops of Doom

Ora è giunto il momento di Morbid Visions, ovvero il primo disco rilasciato dalla band nel 1986. Il brano in questione è "Troops of Doom (Truppe di Distruzione). L'annuncio viene fatto ancora una volta dal singer, il quale fa un po' specie sentirlo con una voce ancora non del tutto matura e completa. Eppure ha il suo fascino ed immediatamente veniamo trasportati all'interno del conflitto dell'apocalisse. I riff sono maligni, i tamburi sono delle vere e proprie sentenze di morte e distruzione. Alziamo così lo sguardo al cielo e vediamo che un'eclissi totale inizia a nascondere la Terra perché la notte della distruzione è ormai arrivata. I soldati dell'Anticristo sono stati nominati e sono pronti a compiere il proprio destino. Le anime sono destinate a vagare all'inferno, non prima di essere catturate e torturate con estrema violenza. Il sound si fa un po' caotico ed il tutto rimane un po' troppo impastato. Certo, la song in questione non offre molti spunti di rilassamento sonoro, ma in sede live risulta a tratti difficile seguirne l'andamento. Poco importa comunque perché la band vuole sicuramente terrorizzare anche e soprattutto a livello sonoro. Catastrofe e distruzione sono pronte a fare la loro comparsa, massacrando l'intera umanità senza un benché minimo rimorso. Nell'aria si intravedono nubi sulfuree, mentre i venti delle legioni corrodono l'intero universo. Chi si aspetta che arrivi il messia a salvarlo o qualsiasi entità predisposta alla salvezza, sarà immediatamente deluso, perché questi saranno incatenati nella valle dell'Ade impossibilitati a compiere qualsiasi azione di disturbo. L'unica cosa certa in questo momento è la morte, e che la morte sia. Troops of Doom è sicuramente uno di quei brani che rimarranno nella storia, ed è certamente un ottimo esempio di come i Sepultura intendessero rivoluzionare il metal con la loro grandissima personalità e personalissima visione musicale.

Holiday in Cambodia

"Holiday in Cambodia (Vacanza in Cambogia)" è un pezzo scritto originariamente dalla punk band The Dead Kennedys qui riproposto in versione "sepulturizzata". Si sente immediatamente l'attitudine punk e la band è molto brava a mantenerla pur inasprendo i suoni rendendoli ovviamente più ruvidi e pesanti. La canzone attacca duramente gli studenti statunitensi che vengono ritenuti privilegiati e viziati da genitori pieni di soldi che se ne fregano dei loro figli. Troviamo però un giovane americano di destra che vuole ribellarsi a tutto questo e che vuole contrastare questo stile di vita meschino e superficiale. E' una sorta di vendetta quella che premedita, e lo vuole fare ispirandosi allo stile brutale dei Khmer rossi guidati dal rivoluzionario politico e dittatore cambogiano Pol Pot ( vero nome Saloth Sar). Quest'uomo fu responsabile della tortura e del massacro di un milione e mezzo di persone a causa di lavori forzati, malnutrizione e praticamente senza nessuna assistenza medica. Insomma, la gente veniva abbandonata a se stessa nel momento in cui essa non poteva essere più utile. Tra il 75 ed il 79, un terzo della popolazione fu praticamente sterminato. Ecco che quindi questo ragazzo vuole far vivere a questi agiati della società, una esperienza che per loro possa essere la più tremenda possibile, portandoli nei ghetti dove i neri vivono alla giornata. Un modo per mettere di fronte una cruda e dura realtà, un modo per far scendere dal piedistallo questi pezzenti facendogli assaporare la vera paura. Gli insulti non si sprecano di certo, una pistola puntata alla schiena, umiliazioni di vario genere e forse un giorno capiranno cosa vuol dire vivere senza avere tutti i privilegi di cui dispongono. Musicalmente il brano va via liscio con una buona potenza di fuoco, ma chiaramente non troveremo grosse variazioni di sorta. E' vero che un pezzo del genere in mano ai Sepultura risulta sicuramente più cattivo e d'impatto, ma per assaporarlo per il meglio consiglio sempre vivamente di sentirsi la versione originale, la quale ci trasmette veramente una sensazione di disgusto e paura. Una buona prova comunque dei Nostri ed è anche un buon espediente per disorientare il pubblico ormai abituato a massacri sonori di altro livello.

Beneath the Remains

Arriviamo dunque all'ultimo brano presente in questo live ed andiamo a parlare della storica "Beneath the Remains (Al di sotto dei Resti)". Con un riff decisamente devastante accompagnato dal charleston di Igor, si parte alla grandissima con sonorità distruttive e spaccaossa. I ricordi di un combattente che ha dovuto vivere un conflitto che non aveva ragione di esistere, lo portano a riflettere su quello che ha dovuto appena passare. In quei momenti non si fa molte domande, deve combattere e basta; ma ora fa caso ad alcune cose che prima riteneva irrilevanti. La proliferazione dell'ignoranza lo tocca profondamente ma guardandosi attorno si accorge che i campi di battaglia pieni zeppi di corpi mutilati e devastati sono diventati la sua casa. Non ha più nulla, non sa dove andare e si domanda, dopo il termine del conflitto, chi possa aver vinto e chi possa aver perso, ma soprattutto: vinto o perso che cosa? Cadaveri adagiati sui campi minati come fossero delle pedine mosse in un gioco che non ha uno scopo vero e proprio, lasciati cadere come se nulla fosse spezzando così vite intere. Tutto è avvenuto in fretta ed ora sembra aversi lasciato alle spalle gli inferi che cercavano di attirarlo. Eppure in qualche modo riesce a presagire la propria fine e sa che la salvezza non sarà li ad attenderlo in questo momento. Lotterà comunque per la propria incolumità, forse invano, ma ormai è abituato a combattere e non si tirerà certo indietro proprio ora. Mortalità, follia, fatalità, si augura che nessuno possa sperimentare sulla propria pelle gli orrori con cui ha dovuto convivere fino ad ora. Anche in questo caso il sound è un po' troppo caotico, ma come sempre i Sepultura riescono in qualche modo a non far confondere troppo chi gli ascolta, sfoderando una grande prestazione generale. Le guerre sono tutte delle brutte bestie da affrontare e la domanda che ci viene da chiedere è questa: ma sono veramente così necessarie? Insomma, l'uomo vuole a tutti i costi il potere, un potere che deriva dal fatto che siamo egoisti, che siamo ipocriti ed inclini alle menzogne. Il potere... quale potere? Avere più soldi? Comandare a proprio piacimento un popolo od una intera regione? Questo sarebbe potere? Quello vero risiede dentro ognuno di noi ed è quello di saper vivere una vita degna di essere chiamata tale senza arrecare alcun danno alcuno a ci sta intorno. Tutti hanno le loro idee e che si possano o non possano condividere è più che lecito. Però bisogna imparare a rispettarle per quello che sono, ovvero delle idee. Senza lasciarsi influenzare da chi o da che cosa. Impariamo una volta per tutte a ragionare con la nostra testa e non con quella degli altri, forse così saremo più noi stessi.

Conclusioni

Siamo quindi giunti al termine del nostro ascolto e possiamo tranquillamente dire che ci siamo trovati davanti ad un ottimo prodotto, ben registrato (non ottimamente ma comunque in maniera più che buona) e che l'operazione nostalgia è stata pienamente centrata. Avrei preferito magari qualche brano in più estrapolato da Schizophrenia per esempio, ma è comunque solamente una mia opinione personale che non va a togliere punti ad un lavoro decisamente riuscito. Sentire dal vivo in quel determinato periodo una band in pieno delle proprie forze, ancora per certi versi acerba ma con grande voglia di spaccare il mondo, ci fa capire quanto l'attitudine e la devozione per la musica sia stata sicuramente diversa da quella di adesso. Non voglio criticare il lavoro che viene svolto oggi da band di grandissimo valore e spessore ci mancherebbe altro, ma l'atmosfera che si respirava in quegli anni è assolutamente inarrivabile e so benissimo che non tornerà mai più. Chi ha avuto la fortuna di vivere quel determinato tempo storico sa sicuramente molto bene di cosa sto parlando e molto probabilmente verrà avvolto da un senso di nostalgia molto forte. Chi invece non ne ha avuto la fortuna, posso sicuramente consigliare di dare un ascolto a questo live, ma anche alle vecchie produzioni in studio dei Sepultura. Perché è di loro che stiamo parlando. Una band proveniente dal Brasile che si è fatta le ossa da sola e che è riuscita a portare il thrash/death su un livello sicuramente diverso, dando quella ventata di freschezza che ci voleva e ci stava alla grande. Sinceramente ho trovato un po' strano il fatto di aver pubblicato questo live dopo così tanto tempo dalla fuoriuscita dei fratelli Cavalera. E' come se la Rhino records abbia voluto far sentire i Sepultura "veri" e non quelli di adesso. E' solamente una mia supposizione chiaramente ma lasciatemi il beneficio del dubbio. Nel complesso comunque siamo di fronte ad un buon prodotto nostalgico che risveglia si vecchi ricordi e ci riporta indietro nel tempo, ma soprattutto è sempre un piacere che qualcuno si interessi ai fan in primis, e ad una band che aveva un po' perso fiducia in se stessa con le ultime uscite. Il disco è suonato bene, la carica esplosiva dei nostri brasiliani si sente eccome ed in sostanza il tutto è molto piacevole ed amalgamato bene. Max possiede una carica esplosiva, Kisser incendia letteralmente la sua chitarra, mentre la sezione ritmica con Igor e PauloJr. È una vera e propria macchina da guerra. Io credo che alla fine, operazioni come queste possano anche far bene a tutti, soprattutto a chi non vuole farsi mancare niente dalla discografia del proprio gruppo preferito, ma non è solo questo. Viene voglia di ascoltarsi le produzioni passate per confrontarle con quelle di oggi, ma non solo dei Nostri brasiliani, il mio è un discorso più generalizzato. Sentitevi liberi di andare indietro nel tempo con la vostra mente, di confrontare, di fare paragoni. Vedrete che ne uscirà sempre e comunque un qualcosa di particolarmente piacevole ed appagante. Quindi il mio consiglio è sicuramente quello di procurarvi (per quanto possibile) una copia di questo disco e di lasciarsi trasportare da Max e soci in un ambiente malsano e puzzolente. Magari proprio in prima fila.

1) Primitive Future
2) Inner Self
3) Escape to the Void
4) Sarcastic Existence
5) Lobotomy
6) Troops of Doom
7) Holiday in Cambodia
8) Beneath the Remains
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