SENTENCED

The Cold White Light

2002 - Century Media

A CURA DI
ANDREA CERASI
08/08/2019
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Le campane rintoccano, inondando col loro gelido suono un paesaggio spettrale, interamente ricoperto di neve. Natura sopita, terra desolata. Attorno alla cattedrale i corvi gracchiano e osservano la cerimonia funebre che si sta celebrando ai loro piedi. Volti cupi, quelli dei presenti, le cui lacrime sono sferzate da una brezza che le congela sul viso, irrigidendo la pelle. Il silenzio viene interrotto dal flebile soffio di vento che aleggia in un frastuono, e un uomo vestito di nero recita una frase in latino: "Nessuno è beato prima di morire", dice, dando inizio alla sepoltura. La copertina di "The Cold White Light", disegnata dal batterista Vesa Ranta, rappresenta un terreno roccioso, a ridosso di un bosco nero, popolato da arbusti scheletrici. La natura è morta, le foglie cadute a terra, stanche, stroncate da un clima rigido che taglia il respiro. È in questa situazione che i Sentenced ambientano il loro settimo lavoro in studio, forse il loro apice musicale, sicuramente quello filosofico, un album che si mostra nella sua essenza più depressiva, che ripercorre le tappe della vita di un uomo appena defunto e che sta per essere sepolto. Il lutto colpisce ogni singola parte di questo disco, cattura ogni istante musicale e viene ricordato in ogni parola profusa dal vocalist Ville Laihiala attraverso testi deprimenti e tematiche che indagano sulla disperazione, gli istinti suicidi, i sentimenti più tristi, scendendo in profondità nel cuore e nell'animo di uomo che ha perduto tutto. La sottile speranza di una vita serena e un amore umiliato e trascinato a terra sono il luogo in cui affondano le radici musicali della band finnica, una di quelle che flirta insistentemente con le paure e le sofferenze umane e che in questa arida e triste palude esistenziale ci sguazza alla grande. La fredda luce bianca è un sole glaciale e spento, sintomo di un'apocalisse interiore che divora viscere e sentimenti. Cantori di questo oblio eterno, i Sentenced trasformano la loro musica in un simulacro di morte e di disperazione, il loro gothic metal si plasma, raggiungendo una forma perfetta proprio in questo album romantico e masochista, che giunge dopo un percorso evolutivo voluto e ricercato da tempo, sin da quando il cantante-bassista Taneli Jarva abbandonava il gruppo, rimpiazzato da Laihiala che, trasformando il suono secondo la sua ottica musicale, costringeva la band, non senza polemiche da parte dei vecchi fans, a lasciarsi alle spalle i retaggi death metal per gettarsi dritta tra le braccia del gothic metal melodico, un tipo di gothic che in Scandinavia, nella metà degli anni '90, stava prendendo origine grazie ai giovanissimi HIM, già famosi in patria ancor prima di rilasciare il primo album, e che cominciava ad avere un successo vastissimo tra il pubblico. Da "Down" al "Funeral Album", i Sentenced si impongono tra i giganti di un genere, emozionando migliaia di ascoltatori con il loro metal buio e malinconico, raggiungendo grandi consensi. Le similitudini con gli album dei HIM sono molte, l'elevata qualità, innanzitutto, e un gusto melodico fuori dal comune e che ben poche formazioni posso vantare. A diversificarsi, però, sono soprattutto i testi, mai così drammatici come nel caso dei Sentenced, inni al suicidio, alla misantropia e al desiderio di morte. Se il nulla e l'invocazione funebre sono gli elementi disperati e strazianti declamati col cuore in mano dai singoli musicisti, la musica suonata dagli stessi è avvolgente e nostalgica, orecchiabile e agrodolce, dove la tecnica è messa in secondo piano per favorire l'aspetto melodico, sempre incredibilmente ispirato. "The Cold White Light" è probabilmente il disco melodicamente più riuscito della band, e non è un caso se risulta quello di maggior successo commerciale, capace di conquistare orde di metallari dal cuore tenero, che in queste composizioni nere ritrovano se stessi, rivivendo le proprie paure, gli amori lasciati alle spalle, le riflessioni elaborate nel corso della vita. Il sacerdote continua a celebrare la messa, memorando l'esistenza del povero defunto. I corvi sono ormai volati in cielo, spariti oltre l'orizzonte. Torneranno quando tutto sarà terminato, quando la bara sarà ricoperta di terra.

Konevitsan Kirkonkellot

Il rituale funebre elaborato dalla band finnica è radicato sin dalle prime battute, dove viene ripreso il canto popolare Konevitsan Kirkonkellot (Le campane della chiesa di Konevets) e inserito come introduzione al disco. Si tratta di una cantilena folk finlandese/russa che ripete i rintocchi sereni delle campane della chiesa di Konevets, Konevsky in lingua russa, un monastero situato proprio sulle coste del lago Ladoga. Gli arpeggi di chitarra evocano i battiti della campana, rintocchi docili e malinconici che ci preparano psicologicamente all'atmosfera gelida e struggente dei Sentenced. Appena un minuto di cori e dolci arpeggi e siamo già dentro all'album, nel rigido inverno.

Cross My Heart And Hope To Die

L'arpeggio melanconico e sordo della intro prosegue imperterrito sulle note della splendida Cross My Heart And Hope To Die (Croce sul cuore e speranza di morire), lugubre canzone gotica ricca di fascino e dotata di una melodia incredibile. Il vocalist Ville Laihiala presta il suo vocione al servizio di un fraseggio ipnotico e gentile, declamando poetiche parole di amore, un amore sofferto, ovviamente, laddove il ricordo dell'amata defunta riecheggia ancora nei pensieri dell'uomo, mai rassegnato al lungo addio. "Dalla tua morte tutto è diventato senza significato e vano e io ho perso la voglia di vivere. Amore, la tua morte ha spaccato il mio cuore per bene e la vita non ha più niente da offrire". L'assenza di lei è un buco nero nel cuore di lui, un vortice di emozioni negative e nichiliste che annientano il suo animo. "Croce sul cuore e speranza di morire! Possa la mia fine arrivare stanotte! Attraverso il buio e nella luce, possa la morte riunirci" recita il meraviglioso ritornello, dove la il timbro di Ville accresce il senso di smarrimento e il dolore interiore. La sezione ritmica potenzia i suoi colpi, a cominciare dal drumming quadrato di Vesa Ranta, proseguendo poi col basso spettrale di Sami Kukkohovi e la seconda chitarra di Sami Lopakka. Ciò che invoca l'uomo è la morte stessa, egli si augura di morire solo per raggiungere l'amata nella valle delle tenebre. Ricongiungendosi con lei, la morte non è altro che un luogo felice. Le grida lancinanti del cantante vengono soffocate da un groppo alla gola, lacrime e sangue che si uniscono alle note partorite dalla chitarra di Mika Tenkula, artigli affilati che squarciano carne e anima. "Amore, mio destino, mi aspetterai laggiù dove i nostri autunni albeggiano? Là, oltre i mari spaventosi? Mi aspetterai? Mi riaccoglierai tra le tue braccia, dove le nostre acque ancora scorrono libere?" chiede il protagonista di questa folle e triste vicenda. L'uomo si interroga, la morte è un posto ignoto anche per lui, ma nonostante ciò, nonostante gli interrogativi e la paura di restare solo, è deciso a buttarsi tra le calde braccia dell'oscura signora. L'attesa sta per terminare, l'oblio è vicino, l'autunno dell'esistenza sta per arrivare, con i suoi venti freddi che si insinuano tra gli alberi e le foglie secche che cadono stanche a terra. Il cambio di tempo è atteso dietro l'angolo, dai colpi schiaccianti inferti alle pelli, un arpeggio notturno interrompe la cavalcata infernale, creando uno spazio intino e cupo nel quale Ville, con voce distorta, celebra il proprio funerale. Tra le aspre note della chitarra acustica, ecco il sospiro finale: "Il mio cuore è sceso nella tomba con te. Al tuo funerale sono stato sepolto anch'io. La mia vita è finita con la tua ed io non esisto più". Arriva l'assolo, fulmineo e demoniaco, che si stende come braccia gracili e lunghe, abbracciando i partecipanti al funerale per rincuorarli del lutto.

Brief Is The Light

Le lunghe braccia si stendono ancora, afferrando i cuori di tutti i malcapitati, di tutti coloro che soffrono la cupezza della vita e che celebrano il lutto di un amore, seppellendo, assieme all'amata, ogni sentimento. Brief Is The Light (Evanescente è la luce) è l'incarnazione di questo lutto, un amore stroncato sul nascere, la celebrazione della mortalità. "Ancora le campane! Qualcuno è morto. Le campane della fine rintoccano per ricordare che la vita è solo una corsa contro il tempo". Dopo un attacco duro e freddo come la roccia, ecco che torna a farsi sentire il caldo sospiro di chitarra, che addolcisce la musicalità rendendo orecchiabile la strofa. "Alle tue spalle senti sempre il carro del tempo che si affretta per raggiungerti e più cerchi di andare veloce, più ti si avvicina. È un inseguitore da cui non puoi scappare". Le campane della chiesa rintoccano ancora, è un funerale che non ha fine, e le parole del prete ricordano a tutti che la vita non è altro che una flebile scintilla nel buio. Una fioca luce tra due oscurità eterne, dove il tempo non è altro che un elemento privo di significato, ma che ci ostacola in ogni momento. Nessuno può sottrarsi dalla forza crudele del tempo, eppure per godersi la vita, questa misera e breve vita, Ville canta di preziosi consigli: "Ascolta queste parole: trai il massimo da ogni giorno, perché evanescente è la luce sulla tua strada in questo tragitto temporaneo. Ascolta queste parole, svegliati: trai il massimo da ogni giorno, perché breve è il tempo che ci è concesso". Breve è il tempo che ci è concesso, parole ricche di poesia, ma che al contempo ci fanno realizzare in che condizione versiamo tutti noi, piccoli esseri mortali, fragili e indifesi contro l'immortalità dell'universo. Godiamo di ogni momento, viviamo in armonia e in pace, sono queste le parole gridate nel fenomenale ritornello, dove chitarre e batteria esplodono all'unisono, senza mai essere grezzi, cercando di mantenere grazia e spirito gotico. Il riff principale ricorda la traccia precedente, dando la sensazione che il tutto sia ben calibrato e studiato in modo di dare continuità allo scenario. Il corteo funebre continua, tra pianti e riflessioni sulla vita: "Ancora le campane! A chi è toccato questa volta arrivare alla fine? A te o a me? Ogni funerale ci fa capire che la vita è solo una serie di addii. L'esistenza è trascorsa e si scioglie come neve in primavera. Siamo tutti ciechi di fronte allo scorrere del tempo". Tenkula si esibisce in un solo sofferto, mettendo in musica le ultime frasi ascoltate, un lungo addio celebrativo per salutare i proprio cari, un dolce oblio verso il quale siamo tutti attratti, un tempo poco clemente con l'essere umano. L'autunno è alle porte, le tastiere riechieggiano timide come a ribadire la fine della primavera della vita.

Neverlasting

Il metallo gotico prende forma grazie all'unione delle due chitarre elettriche, un duello che dalla potenza sonora ci conduce all'incanto, aprendo uno scenario delicato e sognante. Neverlasting (Mortalmente) parte in quarta, ricordando diversi brani degli HIM di Razorblade Romance, potenti ma pur sempre diretti e orecchiabili. Anche in questo caso la melodia conquista sin dall'attacco, il basso tremante decora questa estasi musicale. "Carpe diem! Cogli l'attimo prima che la tua vita finisca! Tocca i cieli, il sole distante e continua a tenere nascosta la pistola. No! Hai bisogno di vendere la tua anima, perché è bellissimo perdere il controllo". Riprendendo il discorso interrotto in Brief Is The Light, ciò quello di cogliere l'attimo e di godersi i rari momenti di felicità che ci sono concessi, Ville inneggia alla gloria della vita, consigliando a tutti di perdere il controllo, di farsi inghiottire dalle emozioni, di lasciarsi andare a un'umanità fin troppo contenuta. Vendere l'anima, ma non per fare ciò che ci pare, tutt'altro, solo per vivere degnamente l'esistenza, in un sogno di amore e di serenità. "Non senti quel crescente desiderio di calarti nel fuoco impetuoso? Hai bisogno di bruciare e di arrivare al punto di non ritorno". A che serve vivere ponendosi limiti e proibizioni? La vita è unica e breve, va affrontata con cuore in mano. Il ritornello è un'esplosione di suoni che creano un caos festoso e gioviale, tra cori e contro-cori che sembrano provenire direttamente dall'alto dei cieli, facendo eco alle parole di giubilo scandite dal prete durante il funerale. "Non sprecare il tempo a sognare inutilmente. Io e te non siamo fatti per durare. Esci dal sentiero! È l'unica direzione possibile e io e te lo faremo velocemente. Brucia la candela da entrambe le parti! Divertiti prima di morire! Non lasciare spazio per i finali felici e fallo come si deve, una volta per tutte". Più chiaro di così si muore, le parole declamate dal vocalist sono un inno alla vita stessa, una sfida al tempo e alla morte. Potenza e melodia unite nel sacro vincolo gotico, dove la band gioca su questo conflitto tra dolcezza e sofferenza. Odio e amore. Pace e caos che divorano le viscere di ogni uomo, giunto al crepuscolo della sua esistenza. Il basso continua a rimbombare, riprendendo la sua folle corsa, accompagnandoci alla seconda parte del brano. "Qualcosa si è ingarbugliato nella tua testa, perché hai vissuto come fossi morto. Di conseguenza gioca pure con la tua pistola, ma sii certo di divertirti. Prendimi per mano. Ti guiderò fuori dal sentiero". La vita è come un sentiero ben delineato, ma a volte si sente il bisogno di perdersi, di uscire dai confini, per sentirsi vivi in profondità. Il tempo è una pistola fumante, pronta a colpire chiunque, e allora che senso ha esistere senza divertirsi? Che senso ha vivere come morti viventi? L'intermezzo arriva fulmineo, sospeso grazie a una sezione ritmica onirica e astratta costruita da sibilanti tastiere che emergono dalle profondità: "È l'unica direzione possibile. Abbandoniamoci al desiderio crescente e buttiamoci nel fuoco impetuoso".

Aika Multaa Muistot/Everything Is Nothing

L'atmosfera tetra, il clima malinconico del "tutto è perduto" si impone nella stupefacente Aika Multaa Muistot/Everything Is Nothing (È ora di modellare i ricordi/Tutto è niente), nostalgica semi-ballata dal corpo pallido e dai suoni grigi che evocano subito l'inverno, la sua innocenza, la sua purezza, ma anche la sua fragilità esistenziale. In questo pezzo scendiamo nelle profondità dell'animo umano, nella mente di un pover'uomo che tutta ha perduto e che non trova appigli per continuare a respirare. Un lento soffocamento evocato dalle linee amare indotte dalle tastiere, che accompagnano in sottofondo la voce di Ville. "Tutto è niente per me e non potrebbe importarmene meno. Sono un uomo austero, freddo, rigido e inarrestabile, e sebbene debba aver sbagliato strada, non cambierei nulla. Ho odiato la vita con tutto me stesso, ma il desiderio è ancora nel profondo". Nella sua elucubrazione mentale, l'uomo si chiede in se stesso, riflettendo sul senso della sua vita. Egli odia la sua quotidianità, non vive bene la sua realtà, è un misantropo, è un disperato in lotta contro tutto e tutti. è consapevole di aver sbagliato strada, di essere uscito da quel sentiero di cui accennavamo prima, per vivere la propria vita, ma nel suo destino c'è scritto che il dolore lo travolgerà e lo annienterà. La musica però è idilliaca, morbida, costruita su un sostrato di tastiere e una leggiadra chitarra acustica che sembrano custodire i più reconditi pensieri dell'uomo. Giunge il basso, che come il mare culla questi tristi pensieri, generando piccole onde, immagini astratte e funeree che appaiono quando si raggiunge la consapevolezza delle proprie gesta. "Perché il mio nome è dolore e sono un amico della disperazione, mi sono privato dell'amore per un'eterna agonia e non ho mai osato tentare. Sapevo che potevo solo perdermi tra questa vita e scelte che non potevo fare". La rinuncia dell'amore è una sconfitta premeditata, un fallimento esistenziale ma obbligatorio per la resa dei conti. L'uomo già sa cosa tenterà di fare, ma in questo caso ancora è titubante, vuole solo ritornare a casa, e Villa sospira questo ritorno con voce morbida, accompagnato dal suono del pianoforte, che è un vero colpo al cuore, tanto è bello e rilassante: "Portami a casa, da coloro a cui appartengo". Il suono si gonfia, la chitarra prende quota: "Vi vedrò morire e testimoniare la vostra scomparsa e io sarò l'ultimo a chiudere gli occhi. Non perdonatemi nulla, perché ero davvero consapevole di tutto ciò che ho detto e di tutto ciò che ho fatto". Il suo mondo scompare, tutti i suoi cari si spengono lentamente, lui stesso li seppellisce uno ad uno, sapendo giù che farà la stessa fine. La chitarra è in lamento infernale, uno strazio malinconico che ha termine.

Exuse Me While I Kill Myself

Lo strazio che divora l'uomo assume un'idea ben precisa, l'atto forse più vile e anche quello più coraggioso possa commettere, quello del suicidio. Le note di Exuse Me While I Kill Myself (Scusatemi se mi uccido) sono impregnati di solitudine, di amarezze accumulate, di esasperazione totale. Un mare nel quale affogare. Ville interroga tutti, o forse pone le domande a se stesso, al suo alter-ego, e non prova altro che odio: "Come stai? Hai avuto un buon pomeriggio? Ma vaffanculo anche tu! Buona notte, è la formula che scelgo per voi". È intenzionato a farla finita, il mondo è un posto infernale nel quale non ha più senso vivere. Egli è diventato un reietto della società, soffocato dai rimorsi, e lo ribadisce nel ritornello, amarissimo e senza speranza: "Mi ammazzerò! Spargerò il mio cervello sul muro! Ci vediamo all'inferno. Non andrò ancora avanti così. Ora, qui è dove finisce, qui è dove supererò il confine! Scusatemi se do un taglio alla mia vita". Non esiste speranza nel suo mondo, non esiste una via di fuga meno drastica, il suicidio l'unica soluzione da adottare. La chitarra di Mika elabora un fraseggio intimo che strappa via il cuore dalle carni, le corde pungono come aghi si scorpioni, infondendo veleno nella mente del suicida, inquinando la sua ragione. Gli effetti elettrici partoriti dalle tastiere sono confusi nel break centrale, proprio per dare l'idea di questo uomo in preda al delirio e alla confusione. "La spunterò io, anche se non avere un motivo preciso non è una scusa. Ma che cosa diavolo pensate che mi rimanga da perdere? Qui è dove tutto finisce! Mi ficcherò una pallottola nella testa e sì, cadrò a terra stecchito". Non c'è nulla da perdere in questa vita.

Blood And Tears

Prima lo scambio dialettico tra batteria e chitarra, poi basso e voce. Tra le lacrime, dopo il suicidio dell'uomo, celebriamo le sue memorie. Davanti l'altare sacrificale Blood And Tears (Sangue e lacrime) viene sparata a tutto volume, un canto di dolore esasperante ci mette tutti quanti davanti alla crudeltà della vita. "Ma per cosa esattamente combattiamo? Non lo capisco più. La vita ci prende a calci nei denti, eppure qualcosa ci fa tornare strisciando a elemosinare un po' di più". Combattere è l'unico modo per non arrendersi al triste fato, anche se difficile, anche se la vita ci pone un'infinita serie di ostacoli, dobbiamo guardare avanti e proseguire, tra sangue e lacrime, come burattini in guerra. "Sangue e lacrime sull'altare delle vite che condividiamo. Sangue e lacrime fino alla dolce liberazione che ci unirà nella morte. Ore come giorni. Settimane come anni. Decenni di lacrime". Viviamo, eppure moriamo, poiché la morte è il nostro unico fine, la morte come luogo di unione, di ritrovo. Il ritornello è semplicemente bellissimo, melodico, da cantare a squarciagola, crogiolandosi in questo dolore. "Eppure in qualche modo perdiamo il senso del nostro lottare e ogni successo è seguito da un fallimento. Perdiamo quelli che amiamo, quelli che adoriamo di più. Eppure andiamo avanti". Nel fallimento troviamo la migliore materia con cui costruire le nostre speranze, è nel dolore che un animo sensibile ritrova se stesso e analizza la propria esistenza. Si va avanti, imperterriti, danzando nella pioggia, piroettando tra paure e sofferenze, rimpianti e illusioni. Le chitarre si uniscono per generare un suono cupo, il gelo penetra nelle ossa, la tristezza fa da padrona, proiettando l'ascoltatore in un ambiente ossessivo e deprimente. "Decenni di lacrime. Eppure in qualche modo qualcosa sembra essere importante per brevi istanti. Ma che cosa stiamo aspettando? Per cosa guardiamo avanti? Per cosa ci prepariamo?". Il senso di desolazione offusca la mente e stritola il cuore dell'uomo. Egli guarda davanti a sé ma non vede futuro, si chiede il perché di tutto ciò, si domanda il senso di continuare ad alzarsi la mattina. Il mondo reale è fatto di illusioni e sta per crollare in una valanga di sogni infranti.

You Are The One

Se il mondo è franato su se stesso, come uno specchio rotto sparso al suolo in mille frammenti, la salvezza va riposta in un sentimento, l'amore, e in una persona, la donna amata. You Are The One (Tu sei l'unica) è una ballata romantica spettacolare, tutta giostrata sulle chitarre acustiche e su una melodia squisitamente invernale. Anche in questo caso riemerge lo spettro della musica degli HIM, dai suoni notturni alle melodie poetiche e agrodolci. "Sei la luce alla fine del tunnel e il faro nel buio. Sei la scintilla della speranza e il senso della mia vita. Dico questo con tutto il mio cuore". Nel buio della disperazione, l'uomo si aggrappa con forza al ricordo dell'amata, la luce in fondo al tunnel, il faro del suo cammino sconsolato e tenebroso. La vita ha ancora una flebile speranza, una piccola speranza, e l'amore è l'emozione che dà la forza di proseguire. Tra lacrime e sangue, Ville declama il suo eterno amore, e lo fa intonando un ritornello da capogiro, che spezza il fiato tanto è bello e delicato: "Sei l'unica per me. Anno dopo anno, nelle parole e nei propositi, in tutta questa confusione, sei una traccia di limpidezza. Tu sei l'unica che capisco. La mia prima e ultima. Il mio tutto". Il pezzo prosegue nella sua malinconica dolcezza, la sezione ritmica resta piuttosto quieta, tutta incentrata su limpidi giri di basso e fraseggi acustici. "Quando il crepuscolo scende e annerisce il cielo, tu sei il bagliore della Stella del Nord. Nessuna tenebra della notte può oscurare lo splendore della tua luce. Ti dico questo, custode del mio cuore". La band gioca ancora con la metafora delle stagioni, l'inverno rappresenta il crepuscolo, antitesi della primavera, simbolo di freschezza e di gioia, e anche in questo caso l'amore è il sentimento cardine per attraversare la stagione impervia: "Sei l'unica per me. Nel cuore dell'inverno sei il conforto del sole. Sei l'unica, amore mio". Nel rigido inverno, la consolazione arriva dalla donna amata, allegoria di un sole caldo che non tramonta mai.

Guilt And Regret

Il pianoforte si prende il suo spazio in Guilt And Regret (Colpa e rimorso), altra ballata di gotico fascino, oscura quanto basta per trasmettere gelo, ma suadente e dalla spettrale melodia che giunge fino al cuore. "Colpa e Rimorso, i miei due fratelli congeniti. Colpa e Rimorso, oh Dio, quanto li odio dal profondo del cuore" recita il vocalist, mettendo in musica una continua metafora di vita, una vita ovviamente sommersa dalla depressione, dove colpe e rimpianti si rincorrono a vicenda senza mai un attimo di tregua. "Colpa, Rimorso ed io ci siamo svegliati un bel giorno. Colpa e Rimorso si agitavano, mentre io ero stanco morto, dopo una notte lunga e difficile". La parabola prosegue, cantata da un Ville dal timbro soffice e che segue le linee ondulate e sinuose delle tastiere. Il ritornello, timido e confortevole come un abbraccio, riporta il dialogo tra i personaggi descritti, più che altro elementi che incarnano personaggi, ai quali il cantante dà forma: "I miei fratelli mi hanno chiesto: Non ricordi nulla di ieri sera, vero? Mi hanno sorriso e hanno proseguito: Proprio niente? Bene, allora deve essere stata una serata felice". Il non ricordare è sinonimo di allegria, l'oblio viene visto come una sbornia colossale nella quale si perde la memoria e non si pensa a nulla. La dimenticanza è una via di fuga dalla triste realtà. Certo, si tratta di un vuoto di breve durata, giusto qualche ora, o forse una notte intera, ma tanto basta per andare avanti, giorno dopo giorno. "Ogni mattino hanno continuato a venire, indesiderati, pallidi come fantasmi e puzzando di concime. Ancora detesto i loro occhi pieni di sangue". Ogni giorno la stessa storia, il tormento della quotidianità e il relax notturno, quando la mente dorme e stacca dal mondo materiale. I sogni sono il conforto dalla sofferenza, l'illusione temporanea che tutto stia andando bene. "Mi hanno preso in giro: Non ricordi nulla di ieri sera, vero? Mi hanno sorriso e hanno proseguito: Sì che ti ricordi! Abbiamo seppellito la nostra sorellina Speranza. Colpa, Rimorso ed io. Che assurda famiglia siamo". Il risveglio però è tremendo, la coscienza si abbatte con tutto il suo impeto sulla mente dell'uomo, ricordandogli che non c'è via di fuga da questo mondo. Le speranze sfumano via insieme alle ombre notturne, quando giunge l'aurora a illuminare il pianeta. L'assolo acustico è sentito, profondo, emozionante, ma è breve, quasi un funerale di sentimenti positivi. Ci pensa il pianoforte a chiudere il tutto, gettandoci nel pieno dello sconforto.

The Luxury Of A Grave

Lo sconforto è il fulcro della cerimonia funebre, è il sentimento principale che ci strangola quando il corpo di un nostro caro viene sepolto. Dalle profondità della terra giunge la feroce The Luxury Of A Grave (Il Lusso di una fossa), dai riff serrati e graffianti come artigli felini, che altro non sono che lamenti grotteschi e insulti alla vita. "Nel giorno zero mia madre era in attesa del peggio. Fuori dal culo di mio padre sono nato, i piedi per primi" dicono i primi versi, e subito veniamo sprofondati in un vortice di sconforto e di odio autolesionistico. "Il più orrendo pezzo di feci che avesse mai espulso. Ero stato creato per essere buttato via subito. Oh, no! Mi dispiace di essere nato. Vi è andata male". Disprezzo per se stessi, disprezzo per il mondo intero, che viene evidenziato nell'amarissimo ritornello, di discreta fattura, impregnato di cattiveria, dove l'uomo rifiuta ogni bagliore di luce, cedendo alla disperazione. "Quando la morte vi libererà di me, gettate i miei disgustosi resti in qualche campo nei dintorni. Non merito una tomba. Quando finalmente vi sarete sbarazzati di me, lasciate che il mio cadavere marcisca, insepolto. Io non merito il lusso di una tomba". L'uomo è delirante, il suo cervello ormai p in preda alla follia totale, implora la morte, infanga il suo corpo, vuole marcire sotto terra e farsi divorare dai vermi. Raramente cotanto disprezzo è stato il tema di una canzone, qui i Sentenced raggiungono l'apice della loro parabola depressiva, una negatività che infetta l'animo umano e che accartoccia lo spirito di chiunque. Il drumming quadrato sottolinea il senso di smarrimento, celebrando il fallimento di un uomo. "La mia inutilità è qualcosa che non lascia dubbi. Sono il residuo della corruzione da cui sono stato generato. Quanto in basso, e mi dispiace di essere ancora vivo, posso andare?". Il basso pompa alla grande, invadendo ogni spazio, prendendosi la scena, proprio nel break centrale. È in questo momento che ci viene in mente l'estrema unzione, le ultime fasi del funerale, quando la terra cade sulla bara del poveretto. Ma l'uomo rinnega persino la cassa di legno nella quale è rinchiuso, prova talmente tanto disprezzo di se stesso che invoca di essere fatto a pezzi e ficcato dentro una busta di plastica. Le ultime parole sono terribili: "Una bara sarebbe un contenitore troppo carino. Un sacco di plastica trasparente andrà più che bene".

No One There

Sepolto, il cadavere si guarda attorno. Oramai ha oltrepassato le soglie dell'esistenza, ha raggiunto l'immortalità, l'oblio eterno, e allora la morte assomiglia tanto a un luogo idilliaco e armonioso. La quiete di No One There (Non c'è nessuno) rievoca questi paesaggi misteriosi e spettrali, trafitti dal gelo di una luna eterna e da ombre che avvolgono con il loro manto nero. "Un'accetta, una bottiglia e una corda. La sensazione che non ci sia davvero più speranza. Il pensiero del grande ignoto e di doverlo affrontare da soli". Nonostante le cupe parole declamate, la sensazione che si percepisce è quella di una serenità reale, una serenità fortemente voluta. "Il buio, il silenzio e il freddo. La sensazione di essere arrivati in fondo alla strada. Sì, questi sono i pensieri con cui trascorro gli ultimi momenti". Il silenzio e il buio avvolgono l'anima del defunto, arrivato alla fine della sua esistenza mortale per iniziare quella immortale, dove non proverà più sofferenze o paure. Le domande, a questo punto, sono molteplici, ma l'uomo non si tira indietro, avanza in questa landa desolata, da solo, alla ricerca della felicità. "Il vento soffia attraverso il mio cuore e mi fa rabbrividire un'ultima volta, mentre mi protendo nel buio. Non c'è nessuno. Perché deve essere così difficile per noi vivere le nostre vite? Ancora mi allungo nel buio e nella disperazione". Il ritornello incorona questa splendida ballata conclusiva, candida come neve, profonda come l'ignoto. Non c'è più nessuno, nelle morte ogni attore è uscito di scena, le luci spente, i riflettori abbassati. Riecheggiano soltanto i battiti di un cuore solitario, che ha sfidato la vita e si è perduto, ma i cui istinti sono ancora intatti, vivi più che mai, pronti per vivere l'eternità. "La disperazione e la neve. La sensazione di tornare a casa, finalmente. La tristezza e la fossa nel terreno così duro e freddo. Il vostro amore per me. Il mio amore per voi. Cose che in qualche modo possiamo accettare di perdere". Le tastiere rintoccano delicatamente, ricoprendo il cuore e i timpani con un dolce suono. Le campane della chiesa, le stesse che hanno aperto la cerimonia funebre, stanno per terminare il loro canto. "Ora c'è solo il vento spietato che mi soffia attraverso e congela il mio cuore. Il mio cuore affranto al pensiero che tutti noi moriremo da soli". È giunto l'inverno e la neve si accumula silente sulla bara dell'uomo. I partecipanti se ne vanno via in lacrime, lasciando dietro di loro emozioni intense, un sole che sta tramontando e i corvi che danzano attorno alla chiesa.

Conclusioni

La cerimonia si conclude con il seppellimento della bara, la morte di un uomo che non disiderava altro che scomparire da questo mondo crudele, per ricongiungersi con la sua amata, sfidando l'ignoto, il mistero di una terra oscura situata oltre la vita. In questa dimensione cieca, nella terra della cecità, lo spirito dell'uomo galleggia sereno come in assenza di gravità. Nella landa desolata, quella terrena, i presenti al funerale se ne vanno in lacrime, infreddoliti per via di un vento delicato ma ghiacciato che intorpidisce i sensi. Torna il silenzio, e con esso i versi inorriditi dei corvi, guardiani della chiesa e del bosco innevato. "Nessuno è beato prima di morire", questa è la frase recitata dal prete all'inizio della cerimonia, la stessa che troviamo all'interno del libretto del disco, metafora stessa della filosofia dei Sentenced, simbolo di una vita sofferta che è meglio lasciarsi alle spalle. "The Cold White Light" è icona funebre, celebrazione di un rituale straziante nel quale si invoca la morte, e con essa la fine di un dolore quotidiano. La beatitudine si raggiunge con la fine terrena, come espresso in perle meravigliose quali "Blood And Tears", "Neverlasting" o "Guilt And Regret", canti di dolore interiore, ma la vita è resa amara dall'assenza dell'amata, il cui amore viene decantato in pezzi struggenti quali "Cross My Heart And Hope To Die", "Brief Is The Light", che riflette sull'atrocità del tempo, che fugge via troppo in fretta, e la delicatissima "You Are The One". Eppure, il nichilismo più puro, che talvolta sfiora la misantropia e l'autolesionismo, si riflette in colpacci gotici quali "Everything Is Nothing", dove niente conta davvero, "Exuse While I Kill Myself", che indaga sugli istinti suicidi, fino ad arrivare all'odio totale verso se stessi nella cruda "The Luxury Of A Grave", dal titolo di grottesco humor nero, nella quale l'uomo si vede con ribrezzo e spera in una morte veloce e senza sentimentalismi. Il percorso elaborato da un album come "The Cold White Light" è molto delicato e ricco di pathos, un sentiero nel mezzo di un bosco innevato e gelido, dove rincorrere le paure e i rimorsi per farsi dilaniare dalle belve interiori che ognuno di noi addomestica nel proprio animo. La produzione è affidata a Hiili Hiilesmaa, già collaboratore di HIM e Amorphis, che nei popolari Finnvox Studios di Helsinki riesce a dare uno splendido candore ai suoni cupissimi elaborati dalla band, sempre regali, suntuosi e dotati di un grigiore ammaliante, ancora più ammaliante rispetto ai lavori precedenti. Triste, depressivo, astratto, freddo, l'album mette in scena una manciata di storie amare, che in fin dei conti trattano di solitudine e di emozioni intense. Mika Tenkula, leader della formazione, con la sua chitarra tesse trame arcane, colme di riff sanguinanti e lacrimevoli, che sanno essere violenti e poetici allo stesso tempo, rendendo lugubre il suono firmato Sentenced. Infine, la liberazione giunge placida con la conclusiva "No One There", epitaffio di un disco favoloso e favolosamente romantico. Nel 2002 il gothic metal è in pieno stravolgimento, fortemente influenzato dall'elettronica anni 80 e spinto al successo dalla scena scandinava, con HIM, 69 Eyes e tante altre band che rilasciano album che scalano le classifiche e conquistano nuovi adepti. Non si tratta del gothic dei primi anni 90, proveniente soprattutto dall'Inghilterra, ossia quello death doom, sulfureo e potentissimo, nero come la pece, ma quello di seconda generazione, decisamente più orecchiabile e nostalgico, fitto di ballate e di cavalcate heavy che odorano di lussuria e di romanticismo. La dolcezza è uno dei punti fondamentali dei Sentenced, o meglio dei Sentenced del secondo ciclo stilistico, di cui "The Cold White Light" ne rappresenta l'apice, il perfetto connubio tra melodia e forza, e in tutta questa possente dolcezza emerge un senso di disperazione disumano, che viene gridato al mondo intero, in costante ricerca di un ricongiungimento attraverso la morte. Un vincolo di sangue e di lacrime, un corpo sacrificato alla vita, e un sogno di amore mai del tutto sopito. "The Cold White Light" è tutto questo. E quando il funerale termina, il buio inghiotte tutto. Le campane continuano a rintoccare, sovrastando il gracchiare dei corvi, che nel frattempo sono tornati per cantare dell'inverno.

1) Konevitsan Kirkonkellot
2) Cross My Heart And Hope To Die
3) Brief Is The Light
4) Neverlasting
5) Aika Multaa Muistot/Everything Is Nothing
6) Exuse Me While I Kill Myself
7) Blood And Tears
8) You Are The One
9) Guilt And Regret
10) The Luxury Of A Grave
11) No One There