SCORPIONS

Taken By Force

1977 - RCA Records

A CURA DI
CHRISTIAN RUBINO
12/03/2021
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

"L'idea originale era quella di due bambini che giocavano con le pistole in un cimitero militare in Francia e alcune persone l'hanno trovata offensiva. Non penso sia offensivo perché credo che in realtà fosse un'immagine abbastanza buona perché mette la guerra totalmente in prospettiva; molto spesso si tratta di giovani, di diciotto, di diciassette anni, che vanno in guerra senza comprende appieno la vita. Quando hai quindici anni non capisci appieno la vita, ma questi ragazzi devono sparare ad altre persone semplicemente perché qualcuno dice loro di farlo per il loro paese." (intervista rilasciata a Metal-Rules.com da Uli Jon Roth).

Sono passati più di cinque decenni da quando il chitarrista Rudolf Schenker fondava gli Scorpions con il cantante Klaus Meine, sempre saldamente dietro al microfono attraversando alti e bassi ma rimanendo sempre ad alti livelli e facendo la storia dell'heavy metal mondiale. Tanta acqua è caduta sotto i ponti di Hannover portando spesso a molti cambi di line-up, a volte anche clamorosi e imprevisti come quello del 1978 con il virtuoso chitarrista Ulrich Roth. L'anno prima andava alle stampe Taken By Force, quinto album in studio della band tedesca, pubblicato dalla RCA Records con una formazione destinata ancora a cambiare. Questo è infatti anche il primo album dei teutonici con il batterista Herman Rarebell e l'ultimo vinile in studio con l'abilissimo chitarrista Ulrich Roth. Il musicista infatti lascia la band qualche mese dopo alla fine del tour dell'album, ed è sostituito dall'ottimo connazionale Matthias Jabs per formare finalmente quella che sarebbe stata la formazione per eccellenza. In questo momento storico, sembra che questa sia l'opera più sperimentale del combo germanico che anziché proiettarsi ad un hard rock più robusto punta invece a un sound semplice e melodico, come nel caso dell'iniziale "Steamrock Fever": pezzo orecchiabile, con un ritmo forsennato e strutturato su una base di riff affannati e fumanti. Anche la singolare ballata del platter sembra uscire dagli schemi canonici, non riuscendo ad attenersi a nessun modello tradizionale. Sperimentazione o inventiva? È difficile rispondere, anche se guardando la discografica successiva si capisce che quest'opera è un momento importante di assestamento per una svolta artistica che punterà su suoni più commerciali, facendo le fortune di Rudolf Shenker e soci. Siamo in un periodo particolare; la seconda guerra mondiale è finita trentadue anni fa ma nonostante non sia passato così tanto tempo i conflitti in giro per il mondo proseguono, come se il passato o la grande guerra non avessero insegnato nulla di buono all'umanità intera. Per la band di Hannover, ma non solo, la fresca e feroce guerra del Vietnam non è solo uno dei più crudeli conflitti ma rappresenta anche il peggiore degli ultimi tempi. La fotografia della copertina dell'opera è proprio una denuncia ai continui massacri ed è scattata da Michael Von Gimbut, arrivato alla terza realizzazione per l'artwork dei giovani teutonici. Naturalmente, per non smentirsi gli Scorpions, compiono un altro scandalo! Come per i due dischi precedenti, in Taken By Force, l'artwork causa volutamente polemiche e viene sostituito nella maggior parte dei mercati con un'altra immagine alternativa, utilizzando questa volta le foto dei membri del gruppo in modo da spegnere i polveroni alzati soprattutto in alcuni perbenisti Stati Occidentali. L'ex chitarrista della band Uli Jon Roth difende la scelta iniziale in un'intervista, affermando: "I politici a volte sono anche bambini armati, in tutti i periodi storici i politici sono stati troppo leggeri e la guerra è sempre diventata una soluzione facile, mentre per me non dovrebbe mai essere una soluzione, non dovrebbe esserci guerra al primo posto. Forse ogni tanto un paese potrebbe aver bisogno di difendersi, lo capisco, ma in generale se consideri che ci sono più di cento guerre che infuriano al giorno d'oggi solo su questo pianeta, allora è solo pura follia soprattutto quando la guerra la fanno dei bambini veri. Di solito le cose brutte vengono dalla guerra, pochissime sono le cose buone, ma a volte le cose buone vengono anche dalle cose cattive. È sempre la soluzione sbagliata uccidere le persone". Il rapporto tra i mezzi di comunicazione di massa e la guerra poi è importante e fondamentale perché nasce dai primi strumenti d'informazione per una reciproca convenienza, come se le innovazioni fossero di volta in volta al servizio delle operazioni militari e, al tempo stesso, i mass media trovassero negli eventi bellici un terreno di sperimentazione e avanzamento delle proprie potenzialità. Con la seconda guerra mondiale la radio è il punto di riferimento cruciale per i contendenti. Le potenzialità di questo mezzo sono enormi perché coinvolge milioni di persone, entra nelle file nemiche e nelle case di tutti. Il Vietnam diventa poi il teatro perfetto, perché viene raccontato in grande stile dalla televisione Occidentale. Si passa dalla propaganda democratica contro il comunismo alle critiche, da parte delle società civili, per una guerra inutile e pretestuosa. Non dimentichiamo che Klaus Main, Uli Jon Roth, Rudolf Shenker, Francis Bucholz e Herman Rarebell vivono in un paese diviso in due e uscito devastato dalla seconda guerra mondiale. Da una parte il ricco e esasperato capitalismo occidentale di cui fanno parte e dall'altro il vicinissimo e vecchio comunismo Sovietico duro a morire e sempre in competizione con l'Ovest. Gli Scorpions, con questa nuova raccolta cercano quindi, con la loro musica e una copertina dal forte impatto, di scuotere ancora una volta un'opinione pubblica assopita a non accettare passivamente le ostilità sparse in tutto il pianeta. All'interno del combo non c'è però un clima idilliaco e quest' opera per certi versi sembra una tregua armata tra i due belligeranti guitar hero. Si respira l'aria di crisi del 1972 quando Michael Schenker, fratello di Rudolf, scappa improvvisamente in Inghilterra con gli UFO e con Wolfgang Dziony e Lothar Heimberg che successivamente abbandonano gli Scorpions perché non vedono alcun futuro nella band. C'è tensione perché il gruppo non sa cosa aspettarsi in un momento dove sta cominciando ad assaporare la popolarità e le prime soddisfazioni economiche. Taken By Force è un vinile seminale per un hard rock slanciato e quasi radiofonico che si mescola per l'ultima volta con il rock allucinogeno, influenzato dal mitico Hendrix. I tedeschi affinano un sound che si assottiglia definitivamente nei lavori successivi trovando meritatamente la giusta e meritata consacrazione nel mondo del Metal melodico.

Steamrock Fever

La batteria iniziale dà la sensazione di una sparatoria e poi l'idea geniale del rumore del martello pneumatico catapulta violentemente i timpani in un campo di battaglia, sotto i colpi di una raffica di proiettili esplosi da un'impazzita mitragliatrice tedesca, modello MG42. Le bordate chitarristiche della coppia formata da Uli John Roth e Rudolf Schenker a cui si sussegue la voce energica di Klaus Meine trascinano Steamrock Fever (Febbre del rock ad alta pressione) in una direzione molto accattivante e piacevole all'ascolto. Il brano ha un effetto sorprendente e dirompente per un suono heavy metal che è poi la caratteristica delle maggiori band degli anni '70, più orientate al metal che all'hard rock contaminato dal blues. Gli infuocati riff suonano caotici, seducenti e martellanti con un ritornello asfissiante e ripetitivo per un inno che si stampa da subito in testa. I giovani Scorpioni non sono però dei fenomeni a scrivere testi, perché preferiscono concentrarsi solo sulle dure sonorità sprigionate dai loro bollenti e efficaci strumenti; stendendo dei semplicissimi versi, in parte senza senso ma che lasciano comunque percepire che qualcosa sta cambiando: "Vorremmo presentarvi questa sera i Re di un nuovissimo stile. Hanno voglia di suonare il nuovo rock ad alta pressione molto diverso e strano". Questa canzone è un rocker diretto senza fronzoli, non la migliore dell'album, ma quella giusta per rompere il ghiaccio e per introdurre in questa nuova puntata artistica ricca comunque di melodie pronte per essere canticchiate in qualunque luogo e mei momenti più incasinati della vita. Il potere delle chitarre è decisamente travolgente, ma quasi altrettanto importante è l'inizio di una sezione ritmica che fin dall'inizio è assolutamente distruttiva con la superlativa coppia Buchholz, Rarebell. E se ciò non bastasse, abbiamo un Klaus Meine, che senza il minimo clamore è già uno dei migliori interpreti del suo tempo. Il disco attesta quindi gli orientamenti più duri intrapresi dai cinque musicisti in questo periodo di trasformazione e crescita che a breve li porterà ad una serie di dischi di grande successo, soprattutto a livello commerciale. La stranezza di questo pezzo sta però nel coro di un gruppo di studentesse che cantano vigorosamente in sottofondo prima che il ritornello, molto orecchiabile, entri con energia e potenza. Ancora siamo all'inizio e allora vi chiedo: "Come vi sentite stasera? Forza, con le mani ed i piedi; alzatevi per vedere, urlare e loro inizieranno". Io del resto sono qui per questo; per riportarvi a quelle atmosfere sbarazzine e ribelli dei mitici seventies che saranno poi le fondamenta in cemento armato del metal futuro e soprattutto di quello che ascoltiamo ai tempi d'oggi: "Urlate rockettari! Febbre del Rock ad alta pressione a L.A."!

We'll Burn The Sky

We'll Burn The Sky (Noi bruceremo il cielo) si distingue per l'inclinazione rock, una bellissima introduzione di arpeggi chitarristici di Mr.Roth e dalla sottile, e affascinante ugola del singer Meine che alterna momenti di calma a lampi vocali più furiosi. I ritmi blandi e melodici, sembrano introdurre un romantico lento, ma è un miraggio acustico momentaneo perché le electric guitar soliste di Rudolf e Uli entrano prepotentemente in gioco per proseguire autoritariamente fino al magistrale e coinvolgente assolo di quest'ultimo, che è poi l'anticamera per la parte conclusiva del pezzo.  "Well Burn The Sky" è un marchio di fabbrica della band suonato con una maestria unica, molto orecchiabile e con un omaggio nella lirica alla memoria di Jimi Hendrix da parte Monika Dannemann, ex-fidanzata dello strepitoso chitarrista americano. Le parole dei versi sono una vera e propria poesia malinconica della bella Monika, l'ultima ragazza Hendrix, che adesso è la donna di Ulrich Roth ma che a distanza di anni soffre nel profondo dell'anima e si sente in colpa per la prematura scomparsa del suo precedente patner: "Sono innamorata con il sole, sono innamorata con la pioggia. Ogni cosa sembra invocare il tuo nome, ieri sei partito lasciando la vita e tutto il suo dolore. Tutto ciò che voglio è che tu torni indietro". Qui Klaus sembra immedesimarsi nel dolore lacerante della bella tedesca per una grande interpretazione e utilizzando a volte una timbrica che crea un'atmosfera cupa e misteriosa. In effetti c'è un alone di mistero attorno al decesso del chitarrista di Seattle soprattutto per le dichiarazioni contradditorie rilasciate dalla Dannemann alla polizia al tempo dei fatti. Accusata da molti amici di Jimi di essere responsabile della sua morte, Monika è perseguitata dalle ingiurie di Kathy Etchingham, una delle tante ragazze di Hendrix che da sempre punta il dito su di lei; tanto che le due finiscono in tribunale denunciandosi a vicenda. Monika perde la causa e nel 1996, dopo qualche settimana dalla sentenza in preda a turbe psichiche, non riuscendo a sopportare quel gran senso di colpa si suicida in garage con il tubo di scarico della sua auto portandosi nella tomba la verità di quella maledetta giornata del 18 settembre del 1970. Un altro mistero è la scomparsa della Fender Stratocaster nera, battezzata da Jim: "la bellezza nera" che fu nascosta segretamente proprio dalla giovane Monika da qualche parte dopo il decesso dell'artista statunitense per poi finire nelle mani di Roth ma mai più riapparsa in giro. Uli non è convinto sulle modalità del decesso e dichiara, dopo il suicidio di Monika che la donna era oggetto di minacce da parte di squilibrati supporters di Hendrix ma sinceramente ci sono pochi dubbi sul gesto di togliersi la vita e la stessa song ne conferma il presagio: "Quando posso raggiungerti per essere libera? C'è una voce nella mia testa che appartiene a te e dice di non piangere, perché non c'è bisogno di essere triste. C'è un modo per stare ancora con te. Il tuo amore incendia il mio cuore. Bruceremo il cielo, quando sarà il momento per me di morire"! L'emozionante song si conclude con un assolo di chitarra, scaturito dall'estro di Uli, all'incirca di un minuto, per una grande canzone, anche se a volte sembra che si trascini un po' troppo per le lunghe. Autentico crocevia tra le atmosfere barocche del passato ed il nuovo dirompente hard & heavy, ammorbidito da pregevoli arpeggi di chitarra e invitanti linee melodiche per un finale veloce che conclude onestamente una ottima traccia.

I've Got To Be Free

È sempre controproducente trattenere un chitarrista con idee artistiche diverse e già quasi separato in casa, ma stranamente in questa occasione gli Scorpions sono l'eccezione alla regola. Nonostante le due correnti di composizione siano abbastanza diverse, con Klaus Meine e Rudolf Schenker da un lato, e Roth dall'altro, che tuttavia è l'autore di tre song sul disco, tra cui la coinvolgente I've Got To Be Free (Devo essere libero), il cui risultato finale è veramente spettacolare. Certo il titolo della canzone non lascia dubbi sul futuro del tedescone perché le sue composizioni sono proprio quelle tipiche settantiane, dirette e senza fronzoli, mentre quelle partorite dalla coppia Meine, Schenker sono già orientate verso gli anni '80 con un sound più commerciale. Come scritto, l'artefice della traccia e Roth che mostra da subito il suo allettante e ritmato repertorio con un buon lavoro chitarristico e con un finale caldo e rovente. "I Got To Be Free", è in poche parole un hard rock energico e con ottimi riff adrenalinici che confermano ancora una volta la superba padronanza di Roth alle sei corde. Il fantastico coro fa riflettere sul desiderio di gestire da soli la propria vita senza strumentalizzazioni di nessun genere, soprattutto se nel mezzo c'è una donna che afferma di amarti: "Dici che vuoi essere una superstar. Non hai idea di come arrivare tanto lontano. Hey, hey, hey non lo vedi! Non sono il tuo trampolino. Hey, hey, hey devo essere libero, lascia la mia vita". La domanda nasce spontanea, ma questi versi sono stati scritti per l'ex groupie e fidanzata Monika Dannemann? Il nostro gutar hero ha sempre smentito questa ipotesi tanto è vero che dopo la prematura fine della compagna le ha sempre dedicato tutti i successivi lavori discografici ma il dubbio rimane: "Il tuo Dio è la moneta. Stai distruggendo la mia vita, Non sono il tuo Bugs Bunny e tu non sei mia moglie". Da segnalare un altro buon assolo di Uli nel mezzo della composizione che merita di essere citato ma anche gli strani fraseggi blues che svolazzano dentro e fuori da questo pezzo rock, che ne attenuano la pesantezza. Le armonie sublimi condite da un lavoro straordinario di Buchholz richiedono però un attento ascolto per abituarsi ad un suono particolare che a tratti sfiora il funky ma sempre legato al solito hard rock dei tedeschi. Un grande pezzo scritto da un chitarrista ormai ai saluti che non si lascia sottomettere dalle idee e dai facili guadagni di una band hard rock pronta a buttarsi sul mainstream.

The Riot Of Your Time

La successiva The Riot Of Your Time (La rivolta del tuo tempo), è una song di intermezzo che non entusiasma più di tanto. Questo non significa che sia un filler o peggio una brutta canzone, ma ascoltando in seguito i brani successivi, il pezzo perde enormemente valore. Le strofe sono interessanti perché il loro contenuto è un omaggio e un saluto al re del rock per eccellenza: Elvis Presley, scomparso prematuramente e tragicamente qualche mese prima dall'uscita di "Taken By Force": "L'unico re del rock è andato in cielo, una stella sulla strada per le stelle. Un'altro re del rock è nato, 77, appena nato per essere lì, quando comincia".  Della serie - morto un papa se ne fa un altro - l'auspicio dei rockers teutonici è che in questo triste anno nasca un erede che alla metà degli anni '90 possa riprendere la grande rivolta del rock and roll cominciata proprio dal leggendario Elvis: "'94, '95, se il mondo non è ancora finito, sarà l'inizio, per la rivolta del tuo tempo. Tu sarai il re del rock, il nuovo volto elettrico, la mente della nuova generazione: la rivolta del tuo tempo"! Su queste belle e speranzose parole spicca il buon refrain e l'assolo del solito Roth, eseguiti in pieno stile hard rock. La caratteristica della song sono i veloci accordi acustici ben amalgamati, con le corde vocali variegate di Meine che spingono il brano in una direzione più dura ma lasciando per fortuna sempre una costante e stabile tensione emotiva in sottofondo, dove si sovrappone la bizzarra chitarra elettrica di Schenker. Va menzionata la sezione ritmica molto attiva ed efficiente che svolge il proprio compito in maniera più che autorevole. Questo alternarsi tra acustico ed elettrico è una formula che funziona soprattutto se davanti hai un vocalist come Klaus che con la sua voce sottile riesce sempre a creare delle atmosfere melodiche accompagnate da indovinati cori.  La band passa tranquillamente da un suono leggero di chitarra ad un robusto rock e viceversa con una disinvoltura disarmante mettendo in risalto nel secondo ritornello un'ottima sezione strumentale, accompagnata da alcuni incisivi effetti di chitarra che sono sicuramente una delle cose più intriganti del brano. Un'onesta canzone per completare la prima metà dell'album firmata dal duo Meine, Schenker, che si lascia ascoltare molto volentieri e non sposta il giudizio sui primi solchi del disco appena descritti.

The Sails Of Charon

A questo punto subentra, il momento clou del disco, con il lato più tenebroso del combo di Hannover perché l'oscuro e contemplativo The Sails Of Charon (Le vele di Caronte), è un altro pezzo creato dalla mente geniale di Uli che come commiato lascia ai suoi compagni una canzone epica, tra le più note della discografia degli Scorpions. Uno spaventoso fruscio e degli effetti ventosi e sinistri quasi beffardi introducono le note sputate della sua diabolica chitarra. Il tutto scivola e scorre nel fraseggio iniziale per trasformarsi poi in un riff orientaleggiante, a dir poco favoloso e inquietante. Questa canzone, non poteva non uscire dalla meravigliosa penna di Roth che con le sue sei corde la esegue divinamente consacrandola una dei momenti più ispirati della sua carriera e di quella della band tedesca. Subito un sottofondo echeggiante e sinistro infonde nell'anima un senso di agitazione e di mistero, ma questa atmosfera dura poco perché la batteria martellante di Rarebell e la chitarra infuocata di Roth si accendono all'improvviso, scaricando una potenza di fuoco inaudita. Il bravo Meine sembra stravolgere per un momento la sua armoniosa voce, rendendola agguerrita e intensa tanto da essere l'unione di congiunzione per la grande riuscita del pezzo. L'introduzione chitarristica è leggendaria e moderna perché la registrazione e la produzione sembrano già proiettate nel decennio successivo per un robusto capolavoro musicale settantiano, influenzato fortemente dai mitici Black Sabbat e destinato a durare nel tempo tanto che in futuro il funambolico Malmsteen e la band americana dei Testament ne fanno delle riuscitissime cover. La linea di basso dal gusto funky tiene l'intera traccia alternandosi a sezioni lente e melodiche insieme agli assoli strepitosi di Roth. Quest'ultimi sono in particolare i migliori del suo repertorio anche perché danno la sensazione di riascoltare la folle acutezza del leggendario Hendrix. Colpisce la lirica, contenente dei versi maligni: "Stai bevendo il tuo sangue. Presto arriverà l'oblio della morte. Brucia il tuo desiderio malefico; l'oscuro Reame degli Angeli è costruito sul mio. Avanti, Nel Reame della luce non c'è oscurità e non c'è notte". Anche se visto come metal ai suoi tempi, oggi "The Sails Of Charon", sarebbe etichettato come un genere hard rock, con potenti chitarre elettriche e una stridente sezione ritmica.  Canzone satanica, composta da un riff memorabile, accanto a veloci esecuzioni di chitarra e a una voce possente più profonda del solito che la rendono entusiasmante ma allo stesso tempo spaventosamente coinvolgente.

Your Light

Your Light (La tua luce) è una delle tracce più calme e leggere del disco, caratterizzata dai coinvolgenti giri di basso dal sapore funky di Buchholz e dalle due chitarre elettriche che a loro volta la trascinano in un'atmosfera rilassante fino all'assolo finale di Uli Jon Roth. La melodia del pezzo non si dimentica facilmente perché è facilitata da un ritornello cantato e parlato da Meine, e supportato da un buon coro. Qui esce il lato tenero degli Scorpions orientati a mantenere costante un ritmo cadenzato per quasi tutta la song, tenuto soprattutto dalle quattro corde ma anche dai riff equilibrati delle chitarre, che solo nella parte finale, si irrobustiscono per poi esplodere in un celestiale assolo eseguito dall'abilissimo Roth. La scrittura dei versi conferma l'armistizio generale che si respira tra i cinque artisti che concordano nel ritenere l'amore reciproco l'unica cosa vera e importante della vita. Una volta trovato, questo sentimento da forza, sicurezza e ci permette di vivere fino alla fine dei nostri giorni: "Quando ti senti giù, a terra, quando non hai nessun posto dove andare, lui è al tuo fianco, lo sai. Quando diventerai cieca e sorda, quando trascinerai i piedi e quando infine perderai la mente; è tutto a posto perché lui è al tuo fianco, perché lui sarà la tua guida, perché lui sarà la tua luce e non sarai sola". Ancora una volta, a parte il grande lavoro di basso si apprezza la maestria esecutiva e compositiva della sei corde magica del dissidente Ulrich che nonostante tutto non si risparmia dando il meglio di sé. I suoi assoli sono sempre fantastici e mai banali, dando la sensazione di imitare il genio indiscusso di Hendrix. La sinuosa "Your Light" nonostante sia poco metal è una delle composizioni più riuscite e una delle più simpatiche dell'intero lavoro perché il guitar hero di Dusseldorf mette ancora in mostra tutti suoi talenti, tutta la sua qualità esecutiva e pur non raggiungendo il livello di Jimi Hendrix, può essere riconosciuto come uno dei suoi allievi più dotati e appassionati. Il prevalente stile funky del sound sarà anche un apripista per altri gruppi rock settantiani e un terreno fertile con quello che poi il grande Eddie Van Halen porterà nella sua band e nella sua trionfale carriera.

He's A Woman, She's A Man

He's A Woman, She's A Man (Lui è una donna, lei è un uomo), è un titolo molto eloquente che non lascia dubbi sul contenuto delle strofe. A quanto pare, la song nasce da un'esperienza alquanto negativa capitata al drummer Herman Rarebell che al battesimo nella band ha la sua prima occasione di scrittura su questo singolo. Il grande Meine canta e descrive l'incidente avvenuto in Asia con una linea vocale rauca e incazzata, per raccontare la disavventura del compagno di band che attira una donna, ma che invece nasconde un segreto molto "particolare". Insomma la scoperta di flirtare con un travestito è per Herman scioccante ma allo stesso tempo ridicola per lui che ama solo il genere femminile: "Sto guardando due volte e non posso credere, si è girato e mi ha guardato. Ho pensato: oh, no! In realtà non può essere: è un uomo ed è anche una donna. Ma il bello arriva quando questo strano individuo invita il bel Rarebell a seguirlo: "Mi sto sentendo ipnotizzato, devo restare. Prende la mia mano e dice andiamo. Stiamo andando a casa, non c'è più niente da dire. ho bisogno di un corpo, perché tu no? Questa è quindi una canzone divertente nello spirito, comica nelle parole ma con un sound tosto e trascinante. "He's A Woman, She's A Man", con i suoi riff massicci e il ritornello orecchiabile è un inferno di note sparate in sequenza e come un mitra impazzito colpisce in tutti i sensi, soprattutto a livello strumentale. Infatti è una delle tracce più dure e rockeggianti del disco, segnata dalle abilità tecniche del duo Schenker, Roth, che fucinano riff e assoli infuocati supportati dall'ugola formidabile di Klaus, che dietro al microfono suggella il brano in modo eccezionale. Canzone divertente, piena di energia e con un ottimo assolo di chitarra. Nasce per essere suonata dal vivo per la sua spregiudicatezza ma di contro mostra quanto fosse disciplinato il resto della band nel seguire bene il ritmo e l'arrangiamento melodico che poi avrebbe consacrato il loro suono per gli anni a venire. Rudy Schenker dà l'impressione di suonare in modo aggressivo e veloce ma in realtà è l'armonia del refrain che prende il sopravvento e che comincia a stampare un marchio di fabbrica, tracciando la strada futura degli Scorpions come delle vere leggende del rock. Tutta la composizione è un puro headbanging, ed è la miglior e più diretta canzone di tutto il disco, sancita dall'ottima produzione del mitico Dieter Dierks. Gli Scorpions immettono un altro trionfo che li accredita come leader di questo creativo e unico periodo storico della musica metal.

Born To Touch Your Feelings

L'album emette i suoi ultimi sobbalzi chiudendo bene con il lento Born To Touch Your Feelings (Nato per toccare i tuoi sensi), brano di quasi otto minuti che chiude l'album in modo emozionante ed eccitante. Ancora una volta, il fantastico Meine dimostra di essere l'anima e il leader del gruppo, nonostante la presenza e il grande lavoro dei due galli Rudolf e Ulrich ma anche grazie all'apporto degli altri membri della band. Il bravissimo Herman Rarebell, con un ritmo lento e maestoso, accompagnato dal sicuro Francis Buchholz, conduce gradualmente alla definitiva evoluzione del sound degli Scorpioni teutonici, che sarà più evidente con i dischi successivi. La conclusione della canzone è eseguita da delle affascinanti voci femminili che parlano in diverse lingue: dal giapponese, all'inglese, al francese e a qualcos'altro non chiaramente e volutamente non decifrabile. La lunga introduzione di chitarre acustiche dal sapore malinconico e onirico è suggellata dall'efficacia delle corde vocali del pensieroso vocalist, che con un'intonazione dolce e sommessa indirizza i timpani dei fans nel roseo futuro della band germanica. Questa è una chiusura imprevista e drammatica per un platter che fino a questo momento è stato ritmato e veloce catturando l'attenzione dal primo all'ultimo solco senza nessun momento di flessione sonora. Da segnalare il passaggio a metà brano dalle chitarre acustiche alle sei corde elettriche per un alternarsi di serene atmosfere e riff malinconici suonati divinamente, con grande classe, da Schenker e da Roth. "Born To Touch Your Feelings" è anche il saluto definitivo di Roth e l'inizio di una nuova epoca, già progettata da tempo dal combo tedesco che riesce a mettere insieme pochi ma buoni ingredienti: la melodia radiofonica, l'armonia tra i vari strumenti, una voce sublime e maliziosa che tocca i cuori romantici dei rockers e, un testo triste ma anche speranzoso, dove solo la forza della musica può salvare dalle delusioni: "Ruba il tempo, prendi una canzone e sii felice. Sii libero come gli uccelli, non essere triste, il tuo momento arriverà. Ti farò sentire che sei ancora giovane, come il sole dopo la pioggia segui la luce; non è invano e vedrai che io toccherò i tuoi sensi. Hai la tua canzone, tutti i giorni, per un po', è solo un modo per sentirsi bene?". Qui troviamo e sentiamo il primo soffice lato della band che trionferà negli anni a venire con delle ballate straordinarie che daranno ai panzer teutonici un enorme successo mondiale, entrando nelle migliori classifiche dei singoli e vendendo milioni di dischi in tutto il pianeta. Purtroppo questa song, nonostante sia piacevole e rilassante dà l'impressione di essere forzata, quasi studiata a tavolino per fare una pausa e interrompere un sound alla lunga un po' monotono ma molto convincente, almeno per quasi tutte la raccolta; motivo per cui "Taken By Force" non arriva al massimo dei voti nonostante l'album sia davvero notevole, incredibile e ben prodotto.

Conclusioni

"Taken By Force, per me, è un album che è stato più fluido di Virgin Killer perchè conteneva un ottimo materiale. Nel complesso, mi sentivo un po' più distaccato. Facevo ancora del mio meglio mentre ci lavoravo, ma non credo di aver dato il massimo, tranne quando ho composto Sails Of Charon e We'll Burn The Sky. Ma avrei potuto versare più sudore in questo disco, con il senno di poi, e non l'ho fatto perché avevo già preso la decisione di lasciare la band, già prima del disco. La mia mente, stava già lavorando per le canzoni degli Electric Sun e per me erano la cosa più interessante." (Uli - intervista rilasciata a Blabbermouth.net)

Occasione perduta o grande album? "Taken By Force" manca, in alcune tracce, dell'apporto creativo e della passione travolgente della sei corde di Uli, anche se Rudolf Schenker fa di tutto per sopperire a questa lacuna. Non siamo di fronte ad un capolavoro ma quasi, perché l'ottimo Roth dà ancora una testimonianza impressionante della sua abilità con la chitarra e il disco comunque scorre piacevolmente segnando l'inizio di un periodo di cambiamento. Siamo a un bivio: da un lato ci sono i robusti suoni di chitarra e i testi oscuri degli anni '70, e dall'altro le semplici liriche accompagnate da melodie radiofoniche, ricche di eros che invadono in seguito il mercato discografico nei leggendari anni '80. La chitarra però è stranamente molto più morbida rispetto a quella udita nelle precedenti fatiche in studio e le chitarre acustiche sono spesso in primo piano. I brani sono più calmi, fatta eccezione per la robusta "He's A Woman" e le corde vocali di Meine sono volutamente frenate e meno indisponenti, insomma, decisamente migliorate. Ai tempi questo sound è percepito come Metal ma oggi con tutti i generi che abbiamo sarebbe classificato come una forma di hard rock classico e melodico. Se si pensa alle tensioni interne tra i membri, il risultato finale è sorprendente e la maggior parte dei brani è di prim'ordine. Tutti sapevano dell'imminente dipartita di Ulrich già durante la registrazione, perché l'artista non si sentiva più motivato dalla musica del gruppo, ma in quel momento nessuno pensava di sostituirlo, anzi questo doveva essere il miglior platter degli Scorpions: "Sentivo che Uli avrebbe lasciato la band, anche quando stavamo registrando ma non potevamo fermarci" (Klaus Meine). Dopo l'incisione del doppio live "Tokyo Tapes", entrano in gioco Michael Schenker e Mathias Jabs e da lì inizia un nuovo capitolo del combo di Hannover. Un altro fattore importante da menzionare è l'ingresso del batterista Herman Rarebell, al posto del convalescente Rudy Lenners, che porta dietro le pelli la sua tecnica di suonare senza tanti espedienti ma non per questo meno grandioso. In più, la novità dei tedeschi è la pubblicazione della ballata "Born To Touch Your Feelings" che segna l'esordio soft e radiofonico con cui gli eroi Sassoni acquisiscono gradualmente consensi e reputazione verso un pubblico più ampio. L'opera inconsapevolmente influenza in modo massiccio l'heavy metal e i suoi vari sottogeneri negli anni a venire per uno dei più bei lavori del decennio settantiano, dove a illuminare la scena in campo hard rock ci sono anche dischi importanti di band ben più in vista come gli AC / DC, i Led Zeppelin, i Deep Purple o i Queen e forse anche per questa ragione "Taken By Force" all'uscita non ottiene una grande visibilità. Resta comunque una pietra miliare dell'hard rock che racchiude gelosamente, tanti sentimenti ed emozioni legati ad un periodo storico dove il rock duro fa la voce grossa perché è un modo di vivere, di pensare e soprattutto un'attitudine giovanile di ribellione a un sistema che censura e che teme il metal come una nuova forma di rivolta. In realtà siamo solo di fronte agli inizi di una delle più grandi musiche che l'umanità abbia inventato e il merito è sicuramente anche degli Scorpions.

1) Steamrock Fever
2) We'll Burn The Sky
3) I've Got To Be Free
4) The Riot Of Your Time
5) The Sails Of Charon
6) Your Light
7) He's A Woman, She's A Man
8) Born To Touch Your Feelings
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