Scorpions

Animal Magnetism

1980 - EMI

A CURA DI
PAOLO FALCO
16/06/2020
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione recensione

Cinque ragazzi tedeschi stavano tentando in tutti modi di accaparrarsi un posto nella vetta, e per quanto il loro successo dovesse ancora prendersi ampi margini, già si trovavano sulla buona strada. Stiamo parlando degli Scorpions, che verso la fine degli anni '70 non erano ancora consapevoli di stare per iniziare a cavalcare il loro periodo di massimo splendore e creatività. Il disco che prenderemo in considerazione in questa recensione è Animal Magnetism, il settimo della loro corposa discografia, che venne pubblicato il 31 marzo del 1980: un disco che non ha nulla di pretenzioso o sbalorditivo, un album che non può essere considerato un 'classico', ma che contiene al suo interno alcune buone canzoni e ritmi che ben si incastrano e si fanno piacere. A questo punto, prima di introdurci nella recensione dei singoli pezzi, è doveroso fare un accenno al panorama musicale che diede inizio a un decennio glorioso che segnò per sempre la storia della musica: il 1980. Fra i dischi più venduti di quell'anno troviamo il mastodontico The Wall dei Pink Floyd, The Long Run degli Eagles, In Throught the Out Door dei Led Zeppelin e Off the Wall di Michael Jackson: tutti dischi usciti l'anno precedente, ma che ben fanno intendere la musica che governava allora. Il 1980 fu soprattutto un anno epico per la New Wave Of Britsh Heavy Metal, che esplose letteralmente: gli Iron Maiden e gli Angel Witch facevano uscire il loro primo album, rigorosamente omonimo. I Def Leppard debuttavano con On Through the Night e nell'aprile i Saxon se ne uscivano con Wheels of Steel, che per un po' gareggiò in classifica con British Steel dei Judas Priest. I Samson, capitanati da un giovane Bruce Dickinson, facevano uscire il loro secondo album, Head On. Fu l'anno del magico Ace of Spades dei Motorhead. Nel mentre i Black Sabbath davano alla luce Heaven and Hell, il loro nono album. Inoltre fu l'anno di Double Fantasy di John Lennon & Y?ko Ono, Emotional Rescue dei Rolling Stones, The River di Bruce Springsteen, Gaucho degli Steely Dan e Uprising di Bob Marley, ultimo suo album prima della sua morte avvenuta l'anno seguente. Questi sono solo alcuni dei titoli più belli di quell'anno, e concorderete che data la buona musica prodotta ci voleva un prodotto più che valido per restare sul pezzo e per sbaragliare la concorrenza. Non è il caso di Animal Magnetism, che nella mole di dischi pubblicati dagli Scorpions, non rientra fra i più vincenti, nonostante è d'obbligo riconoscere che ci sono ottimi spunti. All'epoca venne stroncato dalla critica, che lo definì meno vivace e aggressivo rispetto ai precedenti lavori, fra i quali ricordiamo Virgin Killer (1976) e Loverdrive, uscito soltanto l'anno precedente (1979). Per quanto veritiero possa essere il parere della critica, a me piace pensare che una band non debba per forza attenersi a un certo tipo di sound, e che se un disco è più o meno aggressivo non significa che sia automaticamente più brutto. Essere una band implica per forza di cose una costante evoluzione, ed è per questo che un disco non può essere attaccato per la sua 'poca arroganza' (perché diciamocelo, non è che dall'heavy metal gli Scorpions fossero passati a fare musica classica?). Venendo da un precedente disco più che azzeccato, c'era sicuramente pressione sull'uscita del nuovo album. E benché nel tempo Animal Magnetism sia un disco ch'è riuscito a farsi apprezzare (fu riconosciuto infatti disco d'oro e platino negli States), a un primo ascolto può persino annoiare in certi suoi passaggi. E a meno che non siate fan degli Scorpions o grandi amanti del genere, è molto più facile che ricordiate il disco per la copertina che per le canzoni proposte. La copertina non passa infatti inosservata grazie alla sua sfrontatezza sarcastica e subliminale (tipica anche dell'album precedente) che fece subito censurare l'immagine del disco. La scena mostrataci è quella di un uomo girato di spalle, con la mano sinistra infilata nella tasca posteriore del pantalone. Davanti a lui troviamo una bella ragazza bionda inginocchiata e con gli occhi rivolti alla faccia dell'uomo (che non ci è dato modo di vedere), quasi in attesa di iniziare un rapporto orale. Intanto, a lato del disco, sbuca la testa di un cane che dà un tocco vagamente sinistro alla scena. Guardando la copertina, viene da chiedersi cosa c'entrino questi tre elementi, e il mistero viene risolto quando si guarda il retro del disco, dove troviamo il cane spostato in avanti, con il muso nascosto dietro alle gambe dell'uomo, presumibilmente intento a compiere ciò che doveva essere la ragazza a fare. La copertina riassume molto simpaticamente il titolo dell'album, che significa proprio 'Magnetismo Animale', ma c'è da chiedersi a cosa serva questo giochetto nella sostanza, perché ha tutta l'aria di un espediente fine a sé stesso, un trucchetto per far parlare un po' dell'album. Personalmente non ci trovo nulla di magnetico, nulla di così misterioso che a primo impatto mi faccia dire "questo disco contiene sicuramente qualcosa di veramente grandioso", nonostante è innegabile la sottile ironia che scaturisce dalla copertina appena la si guarda davanti e dietro. Portiamo adesso l'attenzione sulle canzoni proposte dalla band, che furono registrate a Colonia, tutte quante nel giro di pochi mesi. Il pilastro musicale di questo album a mio parere sono i riff e i duetti fra Rudolf Schenker e Matthias Jabs. Quest'ultimo eccelle anche negli assoli, che mostrano ancora una volta la sua ineccepibile virtuosità. Finite le registrazioni però, Jabs fu licenziato e rimpiazzato dal grande Michael Schenker, che a sua volta, dopo poche settimane di tour, si fece sbattere fuori a causa dei suoi problemi con l'alcol, e si vide nuovamente soffiare il posto da Jabs, che ritornò in pianta stabile nella band. E ora, dopo questa doverosa introduzione, andiamo a sviscerare ogni traccia, sottolineandone i punti di forza e di debolezza, al fine di mostrare un quadro dettagliato di ciò ch'è stato e di ciò che è Animal Magnetism.

Make It Real

Nulla da obiettare: Make It Real è la canzone d'apertura giusta per un album come questo. Fu scritta da Rudolf Schenker e dal batterista Herman Rarebell e venne estratta come secondo singolo da Animal Magnetism. Il brano parte subito con un'intro incalzante, distorto e pieno di gain, regalatoci dalle chitarre di Jabs e Scheren, che insieme legano a meraviglia e ci mostrano come vadano perfettamente in sintonia, in pieno stile anni '80. La canzone risulta un po' debole nel primo verso, ma questo non è un problema perché troviamo sempre qualche strumento a fare da padrone. In questo caso non si può non menzionare il giro eseguito dal basso che, seppur semplice, richiama l'attenzione e invita a muoversi con il suo ritmo.  La voce di Meine in ogni frangente del pezzo risuona subito familiare, non è da considerarsi una performance grandiosa ma il suo lavoro lo fa e si finisce per dare retta alle sue parole, che sono un inno ad ascoltare i sentimenti che abbiamo dentro, a credere nei nostri istinti interiori più reconditi. Leggendo qualche estratto, capirete subito quel che intendo. "You can always trust your inner feelings, 'cause they always tell the truth. Where did it get you, then your analyzing. Just do what feels right for you. If you take life as a crazy gamble, throw your dice take your chance. You will see it from the different angle, and you too can join the dance" (Puoi sempre credere ai tuoi intimi sentimenti, perché dicono sempre la verità. Dove ti ha portato poi la tua analisi? Solo a fare ciò che ritieni giusto per te. Se prendi la vita come un folle azzardo. Lancia i tuoi dadi, prendi la tua occasione. La vedrai da un punto di vista diverso, e anche tu potrai partecipare alla danza.). In sostanza questa canzone ci invita fortemente a non immaginare la vita, a non renderla solo un'effimera fantasia, ma a prendere coraggio e a viverla secondo il nostro volere. Il testo, mischiato alle bellissime chitarre di Jabs e Schenker (che sono indubbiamente il punto forte della canzone e del disco), assume una potenza tutta sua tale da renderlo 'magnetico'. Si rivela dunque ottima la scelta di questo secondo singolo, che in Gran Bretagna arrivò a raggiungere la settantaduesima posizione della classifica. Una posizione discreta, considerato il buon sound e il feeling che questa canzone trasmettono.

Don't Make No Promises

La seconda canzone propostaci è un puro brano hard rock che a mio parere ha ancora qualcosa in più da dire rispetto alla canzone precedente. In questo caso la velocità del brano si alza significativamente rispetto a Make it real ed è proprio nel suo ritmo serrato e bello graffiante che troviamo il motore di Don't Make No Promises, oltre che nella prestazione vocale di Maine che a mio avviso risulta ancora più convincente che nel pezzo precedente. Ma la vera chiave del pezzo sta nel testo che, proprio come la copertina, nasconde qualcosa di erotico e al tempo stesso ironico. La storia raccontataci è quella di un ragazzo che vagando per le strade incontra una bellissima ragazza che si rifiuta però di considerarlo dopo le sue avances: "She didn´t wanna know what I´d got to say. Just shook her head and looked the other way. And then she said, I´ve met your type before. For me you´re all the same, you´re such a bore" (Lei non voleva sapere cos'avevo da dire. Ha scosso la testa e ha guardato da un'altra parte. Poi ha detto: ho incontrato tanti tipi come te, per me siete tutti uguali, siete così noiosi.). Ma, colpo di scena, il testo ci rivela che il giorno dopo la ragazza si presenta al suo show e dopo la sua performance gli si avvicina. Ecco cosa il testo ci dice di questo incontro, raccontando di come la portà a casa, incominciò a sporgliarla, anche del reggiseno imbottito e dei finti capelli biondi. Insomma, non era rimasto molto da guardare. La vicenda dunque si conclude in malo modo per il protagonista, e la canzone sfocia fino alla fine in un ritornello frizzante che invita a non fare promesse che il corpo non può mantenere. Da sottolineare l'assolo incastonato fra il primo ritornello e il secondo verso, che denota un meccanismo musicale ben progettato e trasmette una grinta pomposa. Possiamo dunque affermare che l'album si apre con due pezzi che danno carica e fanno venire voglia di procedere nell'ascolto. Ottima scelta da parte degli Scorpions con queste due canzoni, ben studiate e nel complesso molto ben eseguite.

Hold Me Tight

Sulla scia di due canzoni veloci e pompose, la terza traccia Hold Me Tight si rivela meno grintosa. Il tempo è dettato da un riff di chitarra tagliente che si trascina come un lamento per tutta la canzone dando, dopo qualche ascolto, un senso di piattezza e monotonia. La monotonia non è però quello che ricaviamo dal testo, dove le parole stanno a sottolineare un amore iniziato a meraviglia e naufragato poi per colpa di ambizioni personali e punti di visti discordanti: "She's the one, that's what i thought when our love had just begun. But times have changed and it's better go. because it's gonna be too late and all my love will turn to hate. You've always known that music is my life and i live just for rock 'n' roll". Praticamente, lei è unica, è quello che ha sempre pensato quando il nostro amore è iniziato, anche se ormai i tempi sono cambiati ed è meglio che lasci la presa: è troppo tardi e tutto il mio amore è trasformato ormai in odio Hai sempre saputo che la musica è la mia vita ed io vivo solo per il rock 'n' roll. Da questo primo verso si deduce subito come l'amore fra il protagonista e la persona amata sia destinato a non avere un futuro roseo. Lui infatti le fa capire senza troppi giri di parole che il tempo sta stringendo e deve raggiungere il suo sogno perché altrimenti tutto l'amore provato rischierà di tramutarsi in odio. La musica infatti è la sua vita e il rock 'n' roll viene prima di tutto. La scena descritta mi pare abbastanza stereotipata, mi viene da pensare che quell'amore non fosse così solido o basato su qualcosa di concreto. Ma a volte l'amore può essere d'intralcio nel nostro cammino ed è per questo che è meglio allontanarsi prima che i sentimenti si trasformino in odio e le parole vengano dettate dall'egoismo e dall'insoddisfazione. Ma proseguendo con il testo notiamo come il protagonista non riesce a tornare sui suoi passi ed è deciso a intraprendere la sua strada con determinazione. Le dice infatti di vivere la sua vita perché scommette che ci riuscirà bene (You live your life and i live mine, i bet, you will turn out fine) e sempre lui sul ritornello e sul finale le dice queste parole: Alright, don't want me to stay, alright, i'm leaving tonight, alright woman, i'll get out of your sight (Va bene, non vuoi che rimanga, bene, me ne vado stasera, bene donna, uscirò dalla tua vita). Personalmente, trovo che l'atteggiamento e le parole del protagonista siano piene di contraddizioni e il testo, con i suoi lamenti continui, è un mezzo piagnisteo confuso e pieno di noia. La cosa che balza subito alla mente, in tutto questo, è il titolo, Hold me Tight (Tienimi Stretto), che non viene mai menzionato durante i quattro minuti della canzone. Anche qua gli Scorpions ci mostrano un'altra contraddizione, svelandoci forse che il protagonista ha ancora bisogno della sua amata e che necessita di essere stretto da lei. Ma detto questo, la canzone non evolve mai e non si districa mai dalla sua piattezza, se non in un breve e tagliente assolo che sbuca a un minuto dalla fine. Buona la prestazione di Buchholz al basso, mentre le grida dolenti del frontman Meine non servono a impreziosire il pezzo, anzi, alla lunga finiscono per stufare come del resto tutta la canzone.

Twentieth Century Man

A metà album troviamo la canzone con il testo più riflessivo dell'album, stiamo parlando di Twentieth Century Man, ovvero "L'uomo del Ventesimo Secolo". Il brano parte subito con un affronto alla società dicendoci che 'nella giungla di questi tempi un amore sincero è difficile da trovare e che in un mondo di video sono i computer a dirci cosa fare. Il mondo è dedito al simbolo del dollaro' (In the jungle of these times honest love's so hard to find, in the world of video computers tell you what you do, the world's devoted to the Dollar Sign). Nonostante non si possa dargli torto credo che comunque il testo non regga in piedi. Infatti nella canzone precedente il protagonista getta via un amore che potrebbe portare qualcosa di buono nella sua vita e soltanto una canzone dopo gli Scorpions ci dicono che un amore sincero è difficile da trovare. Questa è una contraddizione che mi fa seriamente dubitare sull'onestà poetica di questo testo. Per quanto sia condito di parole crude nei confronti della società (che in larga parte condivido appieno) trovo questo tentativo degli Scorpions leggermente patetico e mal riuscito. Bisogna comunque sottolineare una solida performance dei due chitarristi che ancora una volta regalano un tappeto di riff e distorsioni che non dispiacciono, e che raggiungono il culmine sul bell'assolo propostoci. Eppure le sole chitarre non bastano a risollevare il pezzo, che ancora una volta si trova preda di una melodia che, pur essendo buona, risuona comunque monotona. Ma ciò che più non soddisfa è la performance di Meine che proprio come nella canzone precedente risuona un poco scialba e boriosa. Si comprende chiaramente l'intenzione di fondo nell'ideare un testo (diciamo) sottile con una forza tutta sua, ma ho come l'impressione che si potesse fare qualcosa in più sotto questo punto, e che questo passaggio dell'album sia un po' spento e non soddisfi appieno le aspettative. Che poi, cosa sono le aspettative? Una canzone può piacere o meno, e una recensione non può decretarne appieno il valore. Non resta che ascoltare e farsi un'idea propria.

Lady Starlight

Con Lady Starlight ci troviamo di fronte alla canzone più lunga dell'album e alla canzone più romantica del disco, che fu estratta come primo singolo da Animal MagnetismLa canzone è una dolcissima ballad che ci fa dimenticare per un attimo le pesanti chitarre e i ritmi serrati che fino ad ora il disco ci ha proposto. Finalmente la voce di Meine, dopo due canzoni non pienamente azzeccate, trova una calda  melodia con la quale fondersi e il risultato è a tratti struggenti. Il tema principale della canzone (come di tutto l'album, del resto) è l'amore, ma in questo caso bisogna ammettere che il testo è una poesia sincera cantata senza fronzoli, e questo rende magnifica la performance di Klaus Meine. Dalle parole della canzone evince la malinconia del protagonista, che non smette di tormentarsi con il ricordo della cara amata, e guardando le stelle, chiede loro di poterlo aiutare nel ritrovare il suo amore perduto: "Walking through a winter night, counting the stars and passing time. I dream about the summer days, love in the sun, and lonely bays. I see the stars, they're miles and miles away, like our love. On one of these lonely winter nights". Che praticamente ci racconta di come, camminando in una notte d'inverno, si finisce a contare le stelle e a lasciare che il tempo scorra inesorabile dietro le spalle. I suoi sogni sono relativi ai giorni d'estate, l'amore nel sole e le baie solitarie. Ma quanto sono lontane da qui le stelle? Certamente molto, come l'amore tra il protagonista e la sua amata. Quando poi le parole cessano la canzone scivola via con un assolo di Schenker ch'è a dir poco da brividi e impreziosisce realmente questa ballata rendendola la canzone più struggente del disco e una delle più riuscite. Semplice ma bellissima la dissolvenza finale, che trascina con sé il suono di una chitarra suonata divinamente e i battiti della batteria che si affievoliscono piano piano, come una pulsazione morente. Difficile non rimanere estasiati di fronte a questo brano composto con così tanta grazia e dolcezza.

Falling in Love

Tralasciata l'infinita dolcezza della canzone precedente troviamo un brano che torna a calcare i ritmi rockeggianti tipici degli Scorpions, ovvero Falling In Love (Innamorarsi). Dal titolo ci si potrebbe aspettare una canzone che spieghi questo incantevole meccanismo, invece tutto ciò che riusciamo a ricavare è un'accozzaglia di frasi che non portano da nessuna parte. Il protagonista del pezzo continua a dire che si sta innamorando, che gli capita ogni giorno, e che l'amore è un sentimento che sembra sempre scivolare via. E poi dice alla sua amata di non raccontargli le sue bugie, perché lui non crede a una parola di quello che dice lei. Insomma, se dovessi valutare la canzone solamente in base al testo per me raggiungerebbe a malapena la sufficienza. Per fortuna ancora una volta la prestazione musicale salva il pezzo, regalando un riff solido al quale la chitarra di Jabs si appiglia a meraviglia. Detto questo però, sarò sincerò nel dire che la performance vocale di Maine non riesce a sorprendermi, benché egli possa cercare con i suoi stratagemmi e le sue grida sguaiate di fare colpo sull'ascoltatore. Falling In Love non è certamente la canzone meno riuscita dell'album, e forse sono soltanto io a snobbarla un po', ma per me raggiunge a stento il livello di gradimento minimo. Onestamente parlando credo che la colpa sia della performance vocale e del testo. Si poteva in questo caso fare decisamente di più forse anche sotto il punto di vista strutturale, ma in fondo si parla sempre degli Scorpions, e se da una parte c'è qualcuno a cui questo pezzo può non piacere ci sarà sicuramente un fan pronto a battersi nel sostenere la bellezza e l'autenticità del pezzo. De gustibus.

Only A Man

Only a Man, settima traccia del disco, fu pubblicata come terzo singolo solo in Giappone, si presenta come uno scontro fra un uomo e la sua donna. Il primo è diviso dall'amore che prova per la sua amata e le forti tentazioni che gli si presentano durante i suoi tour, mentre la donna è preda del dolore che prova nel vederlo costantemente via, e dalla naturale gelosia scaturita dall'amore che prova per il suo uomo. Il protagonista ammette ch'è difficile non cadere in tentazione essendo per lunghi periodi fuori casa, eppure è lei che ama. Well you know it's hard, all these girls are so smart and they see me all over the place. Well they phone me at night, ask me out for a bite, i can see all the lust in their face. All these chicks really know that next day i will go, and they will never see me again. So when i'm back home and we both are alone i can feel all your love and your pain. Be', del resto sappiamo benissimo che è difficile quando si è tartassati dalle donne, così intelligenti ma che tartassano continuamente, telefonando persino di notte per fare uno "spuntino". Il protagonista è un ragazzo avvenente, sicuramente interessante e che di certo non manca di divertimento. In mezzo a tutte queste tentazioni pronunciate da Meine col suo registro più crudo troviamo ancora, come sempre, le due chitarre a fare da padrone. Seppur non sia certamente il gioiello del disco c'è da dire ch'è ben strutturata e che il suo ritornello grintoso e incalzante rimane impresso anche una volta finito l'ascolto dell'album. Proseguendo nel testo, si legge che il protagonista cerca spesso di rifiutare cercando qualche scusa a cui appigliarsi, ma in genere è sempre tardi e si lascia abbindolare. Addirittura, ammette che tutte queste ragazze sono così numerose ch'è difficile tenere il conto, e che per lui tutto questo è come un sogno schizofrenico. Il protagonista si giustifica dicendo ch'è solo un uomo, che fa quello che può per resistere. Personalmente, lo trovo un atteggiamento abbastanza debole, sopratutto il fatto di giustificarsi dicendo ch'è solo un uomo. Cosa significa in questo caso il fatto di essere soltanto un uomo? Il fatto di essere 'soltanto' un uomo deve per forza farti cedere alle tentazioni? Ma sopratutto, voi donne, come giudichereste un uomo che si comporta in tale maniera?

The Zoo

The Zoo è senza ombra di dubbio una delle più belle canzoni di questo disco e forse la più riuscita di tutte. Il riff iniziale ci introduce in un'atmosfera claustrofobica nella quale presto si inserisce la voce di Maine, languida e fuori dal suo più alto registro fino a che non esplode il ritornello. Riguardo al titolo della canzone la leggenda narra che quando Meine ascoltò il riff proposto da Schenker, si ricordò della visita che gli Scorpions avevano fatto a New York, durante la quale si erano imbattuti in una strada scherzosamente chiamata 'Zoo'. Troviamo infatti nel testo riferimenti a quella loro precedente visita. "Mangiamo la notte, beviamo il tempo, rendiamo reali i nostri sogni. Ed occhi affamati attraversano le strade che noi chiamiamo lo Zoo. Divertiti allo Zoo, e vai giù alla 42 strada sarai eccitato anche tu, e sentirai il calore." Questa canzone è un inno al continuare ad avere fame, un incitamento al godere della notte fremente, dove puoi sentire il calore in corpo, l'euforia dei sogni che prendono forma e si realizzano. The Zoo è uno dei pochi brani dell'album che non ha come tema principale l'amore, e questo lo considero un elemento a suo vantaggio. La canzone ha un timbro tutto suo, e ciò che più la impreziosisce è la chitarra di Jabs, alla quale si mescola il suono proveniente dal Talk Box, un 'tubo' che modifica il contenuto armonico del suono dello strumento. Possiamo ascoltare infatti, verso la metà della canzone, suoni subacquei in stile wah wah che danno un tocco mistico al pezzo. Un esperimento a dir poco azzeccato. Di lì in avanti la canzone cresce d'intensità, gli assoli di chitarra sembrano sirene fulminee e taglienti che fanno davvero vibrare la mente. Il talk box continua a parlarci, conducendoci verso la fine della canzone, piena di suoni confusi e agitati, proprio come se fossimo al centro di uno zoo pieno di visitatori. La canzone ad oggi è considerata un classico della produzione degli Scorpions, viene riproposta quasi ad ogni concerto e inoltre compare in molte raccolte della band, questo per simboleggiare quanto gli Scorpioni tengano a questo magico pezzo. Consiglio inoltre la cover di Bruce Dickinson uscita nell'album ECW Extreme Music nel 1998. Se amate questo magico brano apprezzerete sicuramente anche la cover del cantante degli Iron Maiden.

Animal Magnetism

A chiusura di questo album troviamo l'omonima canzone che da il nome all'album, Animal Magnetism. Considerata la bellezza del brano precedente questo pezzo a un primo ascolto può sembrare un pugno nell'occhio. Il suo ritmo lamentoso e greve ha tutta l'aria di una musica tetra adatta per un funerale. Anche il cantato di Meine è così dolente che, personalmente, non mi fa venire voglia di ascoltare una seconda volta il pezzo. Eppure il testo del brano è carico di erotismo. Il protagonista in questo caso chiede (presumibilmente a una donna) di fare l'amore con lui, di amarlo finché è eccitato, e il pezzo continua su queste richieste fino alla fine.  La fusione fra questo testo semi eccitato e il ritmo lento, trascinato verso note grevi, a me non fa impazzire e nemmeno mi fa sbarrare gli occhi dalla sorpresa. Non la trovo una mossa originale sebbene non metto in dubbio che a qualcuno possa piacere. Il fiore all'occhiello di questa canzone è il fatto di essere stata introdotta nella colonna sonora di The Wrestler, celebre film del 2008 con Mickey Rourke. Sebbene questo possa essere un punto a favore del brano, io lo decreto come uno dei più scarsi dell'album, e francamente è un peccato, perché senza molti giri di parole, da una title-track ci si aspetta qualcosa in più. Forse sono io a non aver capito la canzone, ma dopo più di mezz'ora di ascolto trovarsi di fronte a un finale come questo fa venire l'angoscia. Avrei personalmente preferito una canzone come The Zoo a chiusura di un album come questo, una canzone che trasmette energia e calore, invece che una lagna. Eppure la posizione dei pezzi è questa è bisogna farsene una ragione. Alla fine i pezzi che devono rimanere in testa rimangono al di là di dove gli artisti hanno deciso di posizionarli.

Conclusioni

In conclusione, si può dire che Animal Magnetism è un disco che non brilla, nonostante contenga qualche sprazzo di luce e momenti discretamente esaltanti. Il tema ricorrente dell'album è l'amore, inteso nella sua forma più tenera e mentale in canzoni come Lady Starlight e Falling in Love ma anche nel suo aspetto più fisico e carnale come nel caso di Don't make no Promises o nelle parole dell'ultima canzone del disco (Animal Magnetism), dove in ogni caso comunque la passione fa da padrona. Ma per quanto amore possa esserci nel disco, alla fine non è il sentimento che io provo per questo album, che personalmente penso che pecchi sotto alcuni punti di vista. Parlando dei pezzi più validi è d'obbligo dare lode alle due canzoni d'apertura dell'album, Make it Real e Don't Make no Promises (Your Body Can't Keep), che aprono subito le danze in maniera molto convincente con i loro ritmi veloci e serrati, che trasmettono una buona carica. Canzoni che invece hanno un'energia diversa ma risaltano per qualità e interpretazione sono invece The Zoo e Lady Starlight, dove con la prima canzone troviamo un groove potente e azzeccato mescolato a suoni freschi e incisivi, mentre il secondo pezzo in questione è una ballata dai toni dolci e soffusi, cantata in maniera molto convincente, che suscita sicuramente emozioni forti a chiunque l'ascolti. E nonostante questi pezzi alzino il livello del disco bisogna riconoscere che qualche traccia risulta essere leggermente sottotono, ad esempio Hold Me Tight oppure Twentieth Century Man, canzone che prova a essere quasi un affronto alla società, peraltro oserei dire mal riuscito, con una piattezza che sfiora i limiti della boriosità. Per non parlare della canzone dal quale il disco prende il nome, ovvero Animal Magnetism. Se devo essere sincero, mi chiedo cosa ci abbiano visto (o meglio sentito) in questo brano i nostri cinque ragazzi di Hannover. Io lo trovo quasi fuori luogo, come una battuta detta al momento sbagliato, e mi chiedo cosa gli abbia spinti a inserire questa canzone in fondo all'album. Forse speravano che accampandola in fondo passasse inosservata ma io personalmente trovo che le canzoni con cui apri e chiudi un album dicano molto dell'album stesso. E guarda a caso, le due canzoni ai poli della scaletta sintetizzano bene ciò che io ho provato ascoltando questo disco. La prima canzone (Make it Real) riassume la voglia di comporre un album pomposo e carico di energia, un album vibrante e magnetico. Tentativo riuscito in parte. L'ultimo pezzo invece riassume la piattezza e la monotonia e l'erotismo che possiamo incontrare in certi tratti dell'album. In quest'ultima canzone la noia è doveroso ammettere che sfiora limiti inauditi, e da ascoltatore francamente mi amareggio sentendo come ultimo pezzo una lagna che quasi di impone di fermare l'album prima che finisca. Ciò che tiene in piedi il disco sono le chitarre di Jabs e Schenker, ben registrate e suonate in maniera ineccepibile, con passaggi talvolta inaspettati che sanno sorprendere. I due chitarristi sono i veri pilastri di questo prodotto discografico e a loro va il merito di alzare l'asticella del disco, portando il livello di gradimento uno o due gradi più in alto. E se da una parte troviamo due chitarristi sempre 'sul pezzo' lo stesso non mi viene da dire su Meine, che in certi tratti sento un pelo carente e in alcuni punti non esprime a mio parere tutto il suo potenziale. Il disco non può certo essere considerato un classico della band anche se non metto in dubbio che per qualche fan possa risultare anche il migliore. A mio avviso nella mole di dischi sfornati dagli Scorpions questo non risulta uno dei migliori, proprio per i dettagli che ho accennato poc'anzi. Ci sono fattori che consacrano i dischi all'eternità e al successo eterno, in questo caso bastavano magari due canzoni eccellenti (intendo molto eccellenti, più ancora di tutte quelle proposte) in più e forse questo disco avrebbe potuto ottenere un clamore ancora più alto. Probabilmente può avere inciso la fretta, o il fatto che il disco sia stato inciso nel 1980, dopo 'due' dischi pubblicati solamente un anno prima (rispettivamente Loverdrive e The Best of Scorpions, la prima raccolta pubblicata dalla band), ma dunque riesco a farmi una ragione del perché questo disco non sia certo un classico (nonostante con il tempo abbia avuto la sua dose di vendite negli Stati Uniti) e del perché in principio questo lavoro venne stroncato dalla critica. In definitiva, credo che questo album sia un album dedicato più che altro ai veri fan, agli aficionados, e forse è giusto che rimanga tale, in quanto è necessario ammettere che i dischi per i quali gli Scorpions vengono ad oggi conosciuti e apprezzati per l'ascoltatore medio siano altri. Ad ogni modo, al di là dei punti meno convincenti che ho avvertito, il disco contiene canzoni che meritano la pena di essere ascoltate ed è per questo che, nonostante l'album non sia un caposaldo del genere e della band, Animal Magnetism comunque non è da considerare un lavoro da buttare.

1) Make It Real
2) Don't Make No Promises
3) Hold Me Tight
4) Twentieth Century Man
5) Lady Starlight
6) Falling in Love
7) Only A Man
8) The Zoo
9) Animal Magnetism
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