SAXON

Unleash The Beast

1997 - Virgin

A CURA DI
DIEGO PIAZZA
18/08/2016
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Introduzione Recensione

Anno di grazia 1997, non manca ancora molto alla chiusura di una decade che ha rischiato di mettere parola fine al genere heavy metal, almeno nel significato più classico del termine. La parabola del grunge di Seattle sta iniziando in quei anni la sua progressiva discesa, ma si stanno affacciando nuove realtà frutto di contaminazioni di generi tra loro. L'etichetta nu-metal viene molto genericamente appiccicata a queste band che in realtà non hanno molto spesso a che fare con il metal degli anni '80. Si tratta di approcci ritmici più sincopati, chitarre si, ma anche ritmi hip pop con addirittura la presenza di veri e propri DJ nella formazione, un modo totalmente innovativo di crossover tra generi che, obiettivamente, non può piacere agli eredi della N.W.O.B.H.M.. Proprio in questo contesto confuso musicale continua la crisi della band storiche, coloro che avevano forgiato i giovani metallari delle generazione precedente, sia per quanto riguarda il metal classico (Iron Maiden e Judas Priest su tutti) il glam (Motley Crue, Ratt, Poison ecc..), ma anche il thrash metal in clamoroso calo di idee, a cominciare dalla svolta storica mainstream e per molti inconcepibile dei Metallica, seguiti a ruota da scelte non felicissime nemmeno da parte dei Megadeth e degli Anthrax. All'interno del metal, quasi come una sorta di risposta al mondo mainstream, l'arrivo di generi quali il death e il black metal ha estremizzato sempre di più il concetto e la proposta musicale, rendendolo però chiuso e ghettizzato anche in contesti sempre più minimale e spezzettati. Proprio in questo clima non certo idilliaco, per il metallaro della prima generazione non rimane che rifugiarsi in una sola band: i Saxon. Biff Byford e soci realizzano quello che rimane a mio avviso il loro album migliore dai tempi di "Power & the Glory" del 1983, il titolo è tutto un programma, Unleash the Beast, "Scatena la Bestia", uscito nell'ottobre 1997. Siamo nella seconda giovinezza della band dello yorkshire, quella che chi vi scrive definisce come "periodo teutonico". Non a caso i cinque Saxon registrano il nuovo album ancora in Germania, precisamente nei Karo Studios di Breckel; insieme al mastermind della band, l'inossidabile Biff è ancora Kalle Trapp a co-produrre il disco. Proprio in Germania ed in Svezia la band ha un buon riscontro di vendite e di pubblico, quasi che questi fan si siano presi l'onere di tenere alta la fiamma della band dell'Aquila. Sappiamo infatti, per controparte, come nel Regno Unito oramai il classic metal sia un genere quasi estinto. Da notare anche che sull'album precedente, "Dogs of War", aveva lavorato in realtà un session man alla chitarra, al posto di Graham Oliver, che qui debutta anche da studio, parliamo di Doug Scaratt, entrato a tempo pieno già nei concerti dal vivo, sanciti dal discreto live "The Eagle Has Landed part. II" del 1996. A voler essere proprio pignoli, in studio Scarratt debutta nei Saxon per registrare un cover degli ex rivali Judas Priest, "You've got another thing coming", che farà parte di un album tributo alla band di Birmingham. La copertina di "Unleash the Beast" rappresenta graficamente l'aspetto gotico a cui la band sembra volersi immolare su questo disco. Per realizzare questa idea, la band si rivolge ancora una volta a Paul Gregory dello Studio 54. In primo piano vi è la scultura di un gargoyle, che sembra quasi vivere di vita propria ed essere pronto per lanciarsi in volo da un sorta di antica fortezza. Si capisce che non è una scultura inanimata dagli occhi vitrei rossi anche dalla bava che si nota dalla bocca spalancata e dalla lingua sporgente. Sullo sfondo, in un cielo plumbeo e rossastro, si scatena un fulmine. Il logo dei Saxon è rosso vivo e in stile classico, come rosso è anche il titolo con caratteri simili-gotici. Girando il cd (soltanto recentemente l'album è stato ristampato anche in vinile) e gustandoci la back cover possiamo apprezzare uno scorcio visto da molto più lontano, in cui la figura animata del gargoyle ha preso decisamente il volo spalancando le enormi ali. Si nota un' alta torre a cui era collegato il bastione dal cui tetto si è lanciato l'essere, rigorosamente nera ed in stile "Signore degli Anelli". L'orizzonte sembra meno cupo ora, e si nota un fiumiciattolo che in basso si snoda fino a raggiungere il mare. Altre statue sembrano osservare minacciose il volo del gargoyle. Nel booklet interno solo Biff Byford è fotografato su una sorta di trono , quasi a sottolineare ancora un volta la sua leadership nella band. Sicuramente un grande album, le canzoni sono state scritte con grande ispirazione nei testi, come vedremo nel dettaglio ma, ovviamente ciò che colpisce fin dal primo ascolto è la musica, aggressiva e moderna. I Saxon non hanno dimenticato che possono fare anche buon hard rock & blues, ma su questo disco in particolare e, forse in parte anche sul successivo "Metalhead" del 1999, vanno dritti al sodo e vogliono fortemente riprendersi quel trono di band tra le fondatrici della N.W.O.B.H.M. Peraltro Graham Oliver sembrava veramente in una parabola discendente dal punto di vista dei suoi contributi all'interno della band, perennemente insoddisfatto dello scarso successo commerciale di alcuni album. Dunque, l'ingresso di un chitarrista dotato tecnicamente e ben soddisfatto di fare parte stabilmente di una band  di importanza storica come i Saxon, non può che far bene alla solidità della band. Se il nostro consenso non basta per stuzzicare la vostra curiosità, forse il fatto che anche il cantante Bruce Dickinson , in procinto di tornare a fare metal e soprattutto in procinto di ritornare negli Iron Maiden abbia elogiato questo lavoro dei Saxon ai tempi (ne parla Biff bella biografia contenuta nel dvd Saxon Chronicles) è come la certifica di una bolla papale.

Gothic Dreams

"Gothic Dreams (Sogni Gotici)" è la suggestiva introduzione all'album, effetti sonori speciali, tastiere e suoni che riecheggiano come eredità di mondi epici e lontani. Urla mostruose, suoni gutturali, versi di rapaci notturni si odono prima che suoni di keyboards irrompano seguiti da brevi battiti ritmici di batteria e chitarra acustiche. La traccia seppure breve (1.33) è stata scritta a quattro mani da Biff Byford e Nigel Gloclker. Delle volte persino un intro così corta, contiene delle idee geniali, In questo caso si "entra" proprio mentalmente nella tematica della prima vera traccia, in un luogo mistico senza tempo e spazio temporale, dove antiche magie e rituali vengono svolti. I Saxon decidono di introdurci alla loro "bestia" in modo teatrale e per niente scontato; abbiamo certo udito varie volte nel corso della storia musicale, specialmente nell'ambito Metal, e particolarmente in alcuni generi (come Power o Epic). Tuttavia è sempre bene sottolineare le trovate geniali e per niente scontate che Biff riesce ad inserire fra le fila dei suoi album; una intro così, di breve durata ma di forte impatto sonoro e canonico, fa si che lo spettatore venga messo a proprio agio fin dai primi battiti d'album, immergendosi a piena faccia e cuore dentro alla musica che sta per essere suonata successivamente. 

Unleash the Beast

Tecnicamente la seconda traccia "Unleash the Beast (Risveglia La Bestia)" inizia quando subentrano i primi accenni di chitarra acustica e di batteria, prima che un poderoso Nigel dietro le pelli ed un urlaccio di Biff diano inizio alle danze metalliche . Le chitarre di Scarratt e Quinn costruiscono un pattern davvero coinvolgente, un riff portante nelle strofe dinamico e metallico allo stesso tempo, mentre Biff sembra assolutamente in forma a livello vocale; le strofe vengono sparate una dopo l'altra come impazzite, il buon ritmo di sottofondo e l'atmosfera generale, fanno della title track un monumentale shot da bere tutto d'un fiato. Peculiare anche la scelta di inserirla all'inizio del disco, quasi a voler sottolineare che "sono tornati alla ribalta". Un pezzo che può ricordare i migliori Accept, ma che non può che entusiasmare anche gli amanti del metal vecchia scuola. L'andamento del brano come dicevamo è serrato e diretto, ed anche Nibbs e Nigel sembrano ispiratissimi nella parte ritmica. Il ritornello è ben ritmato e cantabile, fortemente evocativo, ed il buon Biff viene aiutato anche da alcuni effetti eco che richiamano ad una sorta di urlo selvaggio. Secondo verso legato al chorus e poi irrompe un solo selvaggio, elettrico, come ci si aspetta in una canzone del genere nello stile inimitabile di Paul Quinn, prima dell'ultima strofa  legata al finale chorus. Quando la canzone sembra giungere alla fine, un cambio di tempo netto in dissolvenza mette in evidenza un mid tempo in cui Biff ripete ancora un paio di volte il titolo, seguito questa volta da ottime rifiniture soliste di Doug Scarratt. Da questa canzone venne estratto un videoclip senza troppe pretese, filmato in una vallata presumo tedesca, con i nostri che fingono di suonare ed alternano anche delle immagini dal vivo. Volutamente alcune riprese sono state fatte sono con chiaro scuri rossastri e sfuocati, per creare uno scenario più adatto ad un canzone epic metal. Biff sembra un oscuro cerimoniere con le braccia alzate su una collina, e con sullo sfondo il riverbero si un sole accecante. Trovo molto bello il testo di "Scatena la Bestia", perché si utilizza la metafora epica del gargoyle che prende il volo (come evidenziava anche l' artwork di copertina) per parlare dei sentimenti che abbiamo nascosti dentro di noi. Scatenare la Bestia che abbiamo dentro è un modo come per dire di uscire dalle nostre ancestrali paure e di affrontare come nei nostri sogni il mondo fuori. La ricerca mistica di una bestia che si è letta in libro di favole, di una sorta di mostro che ci imprigiona è in realtà una ricerca nella rovine della nostra mente per liberaci dalle oscure paure dell'animo. Musica e testo ovviamente vanno a braccetto, ed udendo tali ritmiche così trascinanti, la creatura demoniaca che abbiamo nello sterno, non può che uscire fuori e scatenare tutta la sua furia.

Terminal Velocity

"Terminal Velocity (Velocità Terminale)" inizia con un riff a stacco un po' come "Grinder" dei Judas Priest, poi tutta la band subentra insieme al cantato di Biff. Un pezzo decisamente in clima anni '80, con un chorus pulito ripetuto da Biff due volte. Altra strofa, altro bridge (con le chitarre che accelerano un po' in stile "Breaking the Law") ed alto chorus, prima di un scambio tra vocalizzi di Biff ed uno scatenato Paul, che poi si lancia in un altro mirabile solo della sua storia con i Saxon. Anche qui troviamo un brano in your face, diretto e senza troppi fronzoli, basta la musica a rendere tutto mistico e spettrale. La band prosegue senza sosta, vuole malmenarci con le sue metalliche note, e come abbiamo detto, il clima ottantiano si fa sentire in tutta la sua beltade. Particolarmente lo riusciamo a percepire nella sei corde, che ormai sembra aver abbandonato quei sentori Hard Rock che avevamo sentito in alcuni album precedenti, per dedicarsi completamente alla magia dell'acciaio. Un pezzo che dal vivo ha un tiro eccezionale, e che ogni volta non può che generare cori incredibili fra il pubblico. Bridge e chorus continuano a concatenarsi, prima di riprendere ancora un' ultima strofa e successivo finale, con Biff che gioca un po' sulle parole "Terminal" e "Velocity" forse esagerando un pò, prima del taglio netto ritmico finale. Non ne sono certo al 100% e non ho fonti che lo possano confermare con certezza, ma, secondo il mio modesto parere, le liriche della canzone sono state ispirate dal videogioco per pc MS-DOS intitolato appunto "Terminal Velocity", uscito un paio di anni prima, nel 1995. Come nella canzone infatti, la navetta protagonista del gioco vola ad una altezza notevole e può utilizzare dei bruciatori per accelerare la velocità, una velocità terminale appunto. Muovendosi nello spazio, calando in basso, cerca di evitare di essere colpita, la navicella sta in linea per trenta secondi di tempo, e per sfuggire ai colpi utilizza la possibilità di accedere alla velocità terminale. Da notare che nel 1994 è uscito un action-movie di serie B intitolato appunto "Terminal Velocity". Non è da escludere totalmente che Biff abbia preso riferimenti anche da questo lungometraggio per scrivere la canzone. Nel cast troviamo anche due attori abbastanza noti come Charlie Sheen e Nastassja Kinskj . Si parla di voli di paracadute e dinamiche da spy movie, resta dunque il dubbio.

Circle of Light

La quarta traccia, la bellissima "Circle of Light (Cerchio di Luce)" inizia con un respiro in affanno quasi in punto di morte. Un stupendo riff irrompe con una chitarra sola, salvo poi dopo essere seguita dai ritmici colpi di Nigel, che invitano a subentrare tutta la band. Un bel cambio di tempo con in sottofondo dei campioni di urla di Biff sono l'anticipo della parte cantata, anche qui le liriche vengono cantate in maniera assolutamente incisiva e ruvida, nel più puro stile del metal classico. Le strofe vengono seguite da brillanti momenti di chitarra, quasi ideali per un headbanging dal vivo. Il chorus è arioso e brillante sulla base dello stesso riff con cui inizia la canzone; dopo la seconda strofa e relativo chorus, Scarrat e Quinn ci regalano un altra coppia di brillanti solo. I due axeman sembrano in forma smagliante, cozzano le loro lame affilate l'una contro l'altra, producendo letteralmente scintille nelle nostre orecchie. L'ultima strofa è sempre ben rifinita da sottofondi di chitarre e urli campionati, mentre dopo l'ultimo chorus ed i suoni di chitarra che lentamente si dissolvono tornano protagonista i battiti cardiaci con il respiro affannoso. Ancora un canzone molto diretta, ma nello stesso tempo heavy quanto basta per entusiasmare vecchi e nuovi fan dei Saxon. Non sappiamo se si tratta di un esperienza personale vissuta da Biff o di qualche suo parente o amico, ma è evidente che le liriche della canzone ci descrivono un momento delicatissimo della vita di un persona: le sue condizioni sono critiche, sta per morire e la sua vita dipende dal chirurgo che dovrà operarlo. In questo preciso e drammatico momento, il protagonista pensa alla sua vita, che gli passa davanti in un attimo. Vede un luce nel buio, un mano che cerca di prenderlo e di portarlo nell'aldilà ma, ecco che un dolore improvviso lo risveglia e lo riporta alla realtà. Segui e cammina verso il cerco della luce, potrebbe essere la fine della tua vita. Molte volta abbiamo sentito, leggendo magari qualche articolo, di persone riportate in vita all'ultimo momento che hanno parlato di un grande luce e di una sensazione quasi di benessere che accompagna la mente in quegli istanti, i Saxon hanno deciso di dedicargli una canzone.

The Thin Red Line

Rumori come di un reggimento in movimento preludono alla successiva traccia intitolata :"The Thin Red Line (La Sottile Linea Rossa)". Una base ritmica soffusa, non certo tirata come i brani precedenti, apre la song, basso e batteria creano un terreno per un mid tempo con le chitarre di Quinn e Scarratt che preparano un terreno fertile per  l'ingresso trionfale della voce di Biff. Il chorus è ancora un volta azzeccato, melodico e ben cantato, per quanto l'atmosfera generale, come abbiamo detto, è leggermente più morbida di quanto ascoltato fino ad ora. Di seguito delicate note in sottofondo di tastiera, ma soprattutto il basso di Nibbs Carter e colpi leggeri di gran cassa di Nigel Glockler, fanno da traino per alcuni secondi prima che un passaggio di chitarra distorto faccia da ponte per il vero assolo, intriso di armoniche melodiche, ultimo verso e chorus come da copione ripetuto più volte in chiusura , prima che note di chitarra si dissolvano e lascino spazio ad un canto da marcia. Il testo parla ovviamente di soldati e di guerre, basti pensare ai due momenti registrati all'inizio ed alla fine della canzone. La sottile line rossa è quel passaggio minimale che sul campo di battaglia può determinare la vita o la morte di un soldato. Ed è meglio che ognuno dorma con il proprio fucile stanotte e che la polvere sia asciutta, domani all'alba dovrete tenere la linea. Si parla presumibilmente di un battaglia che ha visto coinvolto l'esercito di sua Maestà Britannica, visto che si accenna alla fanteria leggera della Regina. Ricordate gli eroi delle storie raccontante, sono morti nella sottile linea rossa. Un battaglia che potrebbe sembrare di quelle dell'epoca napoleonica, dei regimenti serrati che marciano, che, come dicono le liriche devo rimanere allineati e serrati nei ranghi anche quando il compagno davanti o a fianco muore colpito dal nemico. Da notare una frase nelle liriche con scritto "Men of Harlech", si tratta di una vecchia canzone cantata dai soldati inglesi mentre marciavano in guerra ed è accennata alla fine della canzone. Originariamente era una composizione di bardi gallesi del 1784. Pur non essendo affatto una brutta canzone, né tanto meno un pezzo filler, "The thin red line" fa scendere un po' la tensione adrenalinica che fino ad ora l'album dei Saxon ci aveva regalato. Una specie di power ballad dai sentori comunque metallici che i nostri alfieri inglesi decidono probabilmente di inserire come intermezzo per smorzare un po' i toni e creare anche al contempo hype per quanto arriverà dopo.

Ministry of Fools

Infatti basta chiederlo ed i Saxon non si fanno attendere, gettandoci un'altra volta nella mischia con "Ministry of Fools (Ministro delle Sciocchezze) Un piccolo accenno di keyboards e subito Scarratt e Quinn disegnano uno stupendo riff , solare ed aggressivo. Biff ancora una volta dopo un breve verso ci regalo ancora un ritornello cantabile e melodico. E' bello vedere come Nigel picchi letteralmente come un fabbro, e doni alle canzoni su questo album una perfezione ritmica eccelsa. Grandissimo, mi ripeto, ma d'altro canto è veramente un portento ancora una volta, Paul Quinn, altro solo pieno di riverberi e armoniche da paura. Riff iniziale e ultimo chorus, in cui viene ribadito fino alla fine che non sia ha nessuna intenzione di ascoltare le bugie del Ministro delle Sciocchezze. Il bello di questa traccia dei Saxon che, sebbene scritta nel 1997 e forse riferita ad un politicante del Regno Unito, in realtà la rabbia e la voglia di gridare allo scandalo dei nostri politici italici, la rende quanto mai attualissima. "Antipolitica" ? diciamo un onesto astio metallaro contro il politico che non mantiene le promesse. Tutti giorni lui è in TV a parlare, facendo stupidi gesti pur non avendo molto da dire. Declina le sue responsabilità dando la colpa ad altri , non abbiamo intenzione di ascoltare le tue stupidate e di seguire quello che ci dici di fare. Manovrano le persone a loro piacimento e pensano di non essere mai sconfitti, ma saranno i primi ad essere messi al muro quando ci sarà la rivoluzione. La politica ha fatto sempre schifo, o per meglio dire certi politicanti da strapazzo hanno fatto mille promesse senza mantenerne una, demagogia ed avidità la facevano da padrone, sia quando i Saxon hanno scritto questo pezzo, sia tutt'ora, che si parli di Stati Uniti, Gran Bretagna e della nostra tanto bistrattata Italia, Un pezzo che per le dinamiche si adatterebbe benissimo ad essere proposta nelle set list dei Saxon dal vivo. Una traccia in cui si gioca molto sulla forza e sull'ironia delle liriche, accompagnate comunque da una musica di grande impatto sia musicale che emotivo; i Saxon improntano questo slot sulla velocità d'esecuzione delle ritmiche alternata alla cacofonia dei testi, pronunciati da Biff con fare quasi da predicatore. Anche in questo possiamo ritrovare buona parte dello spirito NWOBHM, che non sembra aver abbandonato i nostri albionici.

The Preacher

Tornano un po' ad ammorbidirsi i ritmi dell'album invece nella successiva "The Preacher (Il Predicatore)", pur essendo buonissima a sua volta è più un mid tempo melodico che una vera cavalcata metal. L'inizio è infatti ancora lento, con un organo da chiesa ed un tipico sermone ecclesiastico (ai fan malati dei Queensryche come il sottoscritto può vagamente ricordare quello del prete prima di "The Mission").  Poi, accompagnato da precise note di chitarra, Biff inizia a cantare: il ritornello è pulito e preciso , dopo il ponte che parla di acqua sacra e acqua di fuoco. Ancora delicate note di tastiera accompagnano un ottimo spunto solista di Paul Quinn, poi dopo un poderoso cambio di tempo è la volta di Doug Scarratt. Un brano che, nonostante i toni morbidi e meno accesi dei precedenti, punta molto sull'atmosfera che riesce a creare; questi tempi dispari uno dopo l'altro, l'inserimento comunque di alcune combo davvero di grande effetto, la rendono una traccia piacevole fin dal primo ascolto, non annoia mai, anche se, ripetiamo, risulta un po' sottotono rispetto a quanto ascoltato fino ad ora. Ultimo passaggio con ritornello ripetuto, e con un allungo finale di Biff sottolineato ancora da un organo come all'inizio della canzone. Come fecero anche gli Iron Maiden con "Holy Smoke" nel 1990, anche i Saxon liricamente scrivono una canzone contro il fenomeno dei telepredicatori, tipicamente da TV via cavo, abbondanti soprattutto negli Usa in quel periodo. Peraltro il più famoso fu Jimmy Swaggart, che cadde in disgrazia per alcuni scandali sessuali, nella canzone Biff non fa riferimento ad un nome e cognome preciso ma parla del "Predicatore" che ti prende le mani e ti accompagna verso la Terra Promessa. Ma il messaggio che ti arriva in testa è frutto di una sorta di mistificazione della realtà, approfittando delle sacre scritture usate per imbonire i più sensibili e deboli di mente. In un certo senso la figura del predicatore e vista in bilico tra l'acqua santa e il sacro fuoco, paradiso e inferno. Quindi musica morbida, ma testo di impatto granitico, critica sociale più o meno feroce, e la solita dissacrante ironia che ha quasi sempre contraddistinto i nostri alfieri inglesi.

Bloodletter

L'atmosfera torna a farsi sulfurea con la successiva "Bloodletter (Lettera Insanguinata)": chitarre lanciate a mille, con un selvaggio urlo di Biff, aprono di prepotenza il pezzo, lo stesso cantante aggredisce le strofe creando i presupposti di un testo drammatico e letale come il morso di un vampiro. Il chorus è una corale fiumana in piena, melodico e travolgente. Sempre in velocità risulta anche l'intermezzo musicale con l'assolo, altro urlaccio di Biff e l'ultima strofa precede il chorus ripetuto molte volte con un coda finale musicale molto aggressiva, in cui spiccano il colpi decisi di piatti di Nigel e ultima cavalcata con riff ancora ripetuto per un ultimo assalto finale di tutta la band. Gli ultimi strazianti versi di "Bloodletter" cantati nel finale da Biff sono solo il prologo per il classico finale caotico, chiuso da un ultimo colpo di cassa. Una band come i Saxon può tranquillamente permettersi anche di entrare nel gotico horror, del resto il creatore di Dracula fu l'inglese Bram Stoker. "Bloodletter" è un vorticoso cammino quasi cinematografico: di giorno non si fa vedere ma quando arriva l'oscurità è il suo momento. Chiudete a chiave le porte, chiudere bene le imposte alle finestre, perché egli è pronto per colpire, stanotte il sangue scorrerà a fiumi prima dell'alba. Nella notte tieniti stretta, i vampiri colpiscono. Lettere di sangue. Vagando per la valle dell'oscurità, si spostano non troppo lontano dalla tomba, attendono il momento più buio della notte e quando senti un rumore alla finestra sai che il tuo momento è arrivato, il sangue scorrerà, scorrerà prima dell'alba. Piacerebbe molto ascoltare questo pezzi veloci ed heavy dal vivo, non escludo che forse durante il tour dell'album l'abbiamo magari proposta, non certamente negli anni successivi.

Cut out the Disease

"Cut out the Disease (Tagliare Il Male)" è un'altra canzone di grande classe, in cui i Saxon dimostrano non solo di essere una band ancora in grande spolvero, ma si propongono anche alle nuove generazioni di fan ancora una volta come riferimento. Le due chitarre subito in apertura sono sublimi con un bellissimo accordo, seguito dai rullanti di Nigel alla batteria. Poi sulla base ritmica di Nibbs, ottime tastiere creano un attesa quasi epica della strofe. Mezzo tempo si, ma incredibilmente metallo allo stato puro. Biff canta in maniera subdola, quasi a sottolineare lo sfregio del tradimento. Un breve intermezzo in cui il cantante ricorda che "abbiamo fatto tutto per lui", poi è Scarratt che subentra con un solo articolato e piacevole. Il clima si rallenta bruscamente con chitarre melodiche, un ottimo tappeto di keyboards ed una delicata frase di Biff che ricorda tristemente quando "una volta eravamo amici, ma alla fine ci hai tradito" ci trasportano di nuovo nel turbine della canzone vera e propria. Torna il mega-riff iniziale per le ultime amare considerazioni di Biff, struggenti e dirette come un pugno nello stomaco. Il chorus ripetuto più volte porta a quella che sembrerebbe la fine della song, ma il tutto non può finire così, non senza le ultime parole sul tradimento, come era già stato fatto in precedenza, dopo il solo. Posso commettere un errore pacchiano in buona fede, ma se la canzone fosse stata intitolata "Taglia di netto la malattia - Il tradimento di Graham" , non credo sarei stato più distante della verità. Nella sua biografia, Biff attacca pesantemente Graham spacciandolo per traditore, o comunque per uno che ha agito alle spalle della band, mi sembra strano che al momento di comporre una canzone con questo titolo e con queste liriche, Biff non abbia pensato ad un suo vecchio amico. Un volta eri nostro amico, ma alla fine ci hai tradito recitano le strofe (ricordate il bootleg che voleva vendere Oliver di Donington 1980 all'insaputa della band ?). Egli è come un serpente che si infila negli stivali , si muove in maniera viscida, nessuno è veramente quello che è. Tagliamo di netto il male, tutte le menzogne e i raggiri. Gira intorno a noi come un avvoltoio, in cerca di un pezzo di carne. La malvagità si nasconde dietro il tuo sorriso, una volta avremmo dato tutto, per te. Naturalmente il testo si adatta particolarmente anche alle nostre comuni vite, chi di noi non ha incontrato quelle che apparentemente sembrava un amico e che poi ci ha dato una stilettata alle spalle ?

Absent Friends (Song for J.J.)

"Absent Friends (Song for J.J.) (Amico Assente - Canzone per J.J)" è, come si intuisce anche dalle parole nelle parentesi, una canzone che i Saxon hanno dedicato evidentemente ad un figura chiave intorno alla band, direi un amico intimo. Non è un caso che nei ringraziamenti dei credits sul booklet c'è scritto apertamente "questo album è dedicato a John J.J. Jones". La canzone musicalmente è una ballad struggente, cantata veramente con il cuore da Biff. Se nella canzone precedente Biff era stato bravo nel cantare con una sorta di disprezzo misto a risentimento , qui invece il biondo frontman dedica tutto il cuore al ricordo sincero e affezionato dell'amico morto improvvisamente. Sono chitarre acustiche ad accompagnare con sentimento le strofe di Biff, donando all'intera suite una atmosfera onirica e melanconica, nel più puro stile del sentimento che si vuole esprimere. Straziante il dolore che emerge nel cantato di Biff, prima di un chorus solare in un primo tempo solo acustico, poi dopo la seconda strofa molto più intenso e rock con delle bellissime backing vocals a riempire il vuoto emotivo. Paul Quinn è emozionante e maledettamente semplice nella prima parte di assolo, per poi come sempre elaborarlo in maniera straordinaria. Le ultime parole vengono lasciate ancora a Biff accompagnato solo da chitarre acustiche, prima della parte rock chorus che chiude ripetendo più volte "Per un amico assente, questa è per te". Abbiamo già ricordato come tutta la band si stata legata a questa figura, ed infatti la song inizia con "Te sei andato al mattino senza dire arrivederci" ci ricorda Biff. Gli amici che ha lasciato si domandano il perché, vorrei incontrarlo un giorno per dirgli quanto mi manca e chiedergli di rimare. Ad un amico assente, questa è per te. Egli se ne andato senza avviso, come capita spesso ai buoni, ma noi stiamo dalla sua parte e alziamo i nostri calici e brindiamo per lui stanotte. Ripeto, pur nella sua semplicità la canzone è una struggente testimonianza d'affetto per un persona scomparsa che potrebbe purtroppo essere estesa anche ad un nostro amico o parente, le parole sono molto significative e possono valere per qualsiasi perdita importante.

All Hell Breaking Loose

L'ultima traccia di questo meraviglioso album è intitolata "All Hell Breaking Loose (Tutti gli Inferni si Scioglieranno)". Sarà banale, ma ovviamente chiariamo subito che si tratta di una canzone dei Saxon, e non ha nulla a che fare con l'omonima canzone di Kiss contenuta nell'album "Lick it Up"del 1983. Distorsioni di chitarra, con Doug e Paul che si inseguono, un riff in uno stile molto più hard & blues, rispetto all'aspetto più metal del resto dell'album. Ma anche qui i Saxon non cessano certo di picchiare, soprattutto nel chorus, piuttosto casinista, con un ottimo lavoro di Nigel Glockler dietro le pelli. Bella l'accelerazione che spezza in due le strofe e trascina per inerzia l'ascoltatore verso il ritornello. Paul Quinn ancora sugli scudi per un bellissimo solo, con riverberi, distorsioni e quant'altro. Ultimo viaggio verso il caos metallico, con verso e relativo chorus prima che Nigel detti legge con colpi di batteria e chitarre lanciate a tutta velocità per un classico finale rock/blues molto caotico, ma dannatamente d'effetto. Le ultime note sono lasciate ad una sorta di escalation di keyboards. Quasi a creare una parabole discendente che ci traghetta verso il finale vero e proprio. Dalle liriche, l'ultima traccia di "Unleash the Beast" non poteva certo esimersi dal parlare dello scatenamento di un Bestia, questa volta però di carattere atmosferico: un uragano. L'inferno di sta scatenando , e sta venendo nella vostra direzione. Gridando in basso dal cielo, nessuno può proteggervi. Morte e caos tutto intorno a te, questo non è un sogno, il fragore ti coglie con tutta la forze e nessuno può udire le tue urla. Il lampi si incrociano nel cielo, la tempesta è iniziata, forze superiori e rabbiose prendono il controllo, al più presto arriverà la devastazione. In certo senso, sebbene l'approccio musicale sembra scanzonato, in realtà il testo è drammatico appunto perché, come spesso succede nel Golfo del Messico, e non solo, si sta scatenando davvero un tornado micidiale. Uragani e Tornado oramai sono diventati all'ordine del giorno negli ultimi anni e non solo nei Caraibi o negli Stati Uniti, ma purtroppo per via dei cambiamenti climatici anche nella nostra Europa.

Conclusioni

Si chiude così un album notevole, con cui i Saxon rialzano il tiro decisamente. Se "Solid ball of rock" aveva entusiasmato, i successivi "Forever Free" e "Dogs of War" (soprattutto il primo dei due) non avevano convinto del tutto. A mio avvio Biff Byford ha deciso di prendere in mano in maniera netta la propria creatura, non lasciando più a produttori o manager le decisioni definitive sulla band. Non è nemmeno un caso che con l'ingresso definitivo di Doug Scarratt la consistenza delle canzoni si sia fatta più interessante, sia a livello ritmico che a livello solista. Graham Oliver, che non vorremmo ovviamente mettere sempre dietro la lavagna (ma di fatto lo ha fatto Biff nella autobiografia) come il cattivo di turno ma, anche a livello tecnico, sembrava essersi un po' fermato, anche come scrittura delle canzoni. Come già detto chitarrista devoto come un discepolo al credo di Jimmy Hendrix , molto plateale e pirotecnico dal vivo, ma deluso oramai da anni per il declino commerciale della band. Si, perché anche Unleash the Beast come i precedenti lavoro anni '90, pur essendo un grande album, non ha certo venduto milioni di copie, principalmente per due motivi. In primo luogo il declino delle vendite in generale, soprattutto in ambito metal classico, in secondo luogo la band non ha più la popolarità che aveva nei primi dieci anni di carriera. In ogni caso in Germania, Svezia e Svizzera l'album vende bene, ed i Saxon partono per l'ennesimo tour europeo nel 1997 ed americano nel 1998. Nigel Glockler, sofferente di salute per problemi alla spalla e al collo, verrà sostituito dal vivo da Fritz Randow, che rende sempre più made in Germany la band. Fritz , batterista già apprezzato nei Victory e nei Sinner, farà parte dei Saxon per circa sei anni, il tempo di incidere due album studio, un raccolta di brani rifatti e poi ci sarà l'ennesimo grande ritorno nel 2006 di Nigel. Dal vivo, seppure segregati in piccoli club, i Saxon continuano a mantenere una grande fama, concerti tirati di due ore con spesso anche cambi di scaletta inaspettati. La determinazione di Biff e Paul sul tenere vivo il nome e il prestigio della band gli rende onore, del resto i Saxon sono stati precursori di quel genere che suscitò scalpore e interesse nel Regno Unito alla fine degli anni '70, ed anche nei primi anni '80. Se è vero che il metal è nato in Inghilterra , e precisamente nelle midlands e in città industriali come Birmingham grazie ai Black Sabbath e ai Judas Priest, i Saxon hanno saputo coglierne i germi e sfornare grandi album come "Wheels of Steel", "Strong arm of the law", "Denim & Leather" ed il già citato "Power & the Glory". Soltanto loro, i Def Leppard e gli Iron Maiden, ma anche i Judas Priest, sono rimasti vivi di quella ondata straordinaria (se vogliamo considerare i Motorhead al di fuori di quel movimento). Decine e decine di band non hanno avuto la fortuna di incidere più di un disco, altre si sono sciolte e poi riformatesi facendo in realtà solo revival (mi viene da pensare a gruppi come Praying Mantis e Tygers of the Pang Tang). Dunque tanto di cappello alla corazzata Saxon. All'alba dell'anno domini 2000 Biff & soci sono ancora protagonisti, alla faccia di chi li voleva morti da anni, per altro senza svendere il proprio credo ma anzi rinnovando sempre di più la loro fede metallica. Come avremo modo di vedere, Biff Byford interpreterà anche il ruolo di Re Artù in un cortometraggio di un regista spagnolo, ma questa è un altra storia che racconteremo.

1) Gothic Dreams
2) Unleash the Beast
3) Terminal Velocity
4) Circle of Light
5) The Thin Red Line
6) Ministry of Fools
7) The Preacher
8) Bloodletter
9) Cut out the Disease
10) Absent Friends (Song for J.J.)
11) All Hell Breaking Loose
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