SAXON

Strong Arm Of The Law

1980 - EMI

A CURA DI
DIEGO PIAZZA
21/07/2015
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

Saxon, pur essendo nati contrattualmente da poco più di un anno, verso la seconda parte del 1980 sono già sulla rampa del successo. Il secondo album "Wheels of Steel" li ha catapultati tra i precursori della N.W.o.B.H.M. insieme a tantissime band che, diversamente da Biff e soci, scompariranno ben presto dalla scene. Come già ricordato nelle recensione dell'album precedente, la band sta avendo un grosso riscontro di pubblico anche dal vivo (hanno anche presenziato al primo storico Monsters of Rock di Donington Park, con i Rainbow come headline ) ma, anziché aggiungere altre date live, su pressioni del management  si decide di procedere alla composizione  di "Strong arm of the Law", questo il titolo del terzo album studio dei Saxon,  che esce nel novembre di quel intenso 1980. La band ha preso un manager ufficiale nella figura di Nigel Thomas, personaggio che nel bene e nel male accompagnerà la band per circa un decennio, passando dai grandi fasti ad un rapido e inaspettato declino. L'album viene scritto piuttosto rapidamente, un paio di settimane nella Anglia Occidentale, precisamente vicino a Diss, in un capannone a disposizione della Transam Trucking. La registrazione dell'album avviene ancora ai Ramport Studios di Londra, come l'album precedente, utilizzando di fatto ancora lo stesso stuff, quindi come produttore abbiamo ancora Pete Hinton. Contrariamente al volere di Biff, l'album non viene intitolato "Heavy Metal Thunder": la Carrere Records opta per utilizzare la canzone "Strong arm of the law" come singolo, e  vuole che lo stesso titolo venga dato all'album. Un capriccio ridicolo, se non giustificato dal fatto che si tratta di una compagnia discografica orientata più sul successo dei 45 giri che sugli album.  In ogni caso la scelta dell'etichetta francese non paga, perché il singolo/ title-track arriverà solo al n. 63 delle chart U.K.  Se l'impatto dell'album in Gran Bretagna è stato comunque brillante (l'album si piazzò al n.11 ), i Saxon sfondarono decisamente in Francia e in Italia. In particolare sono uno dei pochi gruppi all'epoca che veniva nel Bel Paese per suonare metal, con addirittura diverse decine di shows. La copertina dell'album (non apprezzata molto da Biff come anche il titolo) è bianca, con ovviamente il logo della band oramai classico, in veste rosso-nero. In primo piano una sorta di distintivo con la corona della regina sopra, e l'immancabile aquila in mezzo alla scritta "Strong arm of the law". Il lato B è una foto dal vivo senza la band sul palco, un po' sfumata sul blu scuro, con in evidenza la batteria e alle spalle il logo. All'interno del vinile originale ovviamente non troviamo ancora le liriche, bensì foto a colori che ritraggono i cinque Saxon, ed altri personaggi chiave che ruotano attorno alla band durante le registrazioni in studio, durante i concerti dal vivo e per finire anche scene di vita quotidiana on the road.  Ancora una volta, un entusiasta Geoff Barton di Sounds ha dato il massimo dei voti nella sua recensione, contribuendo ad alimentare interesse intorno ai Saxon. La band partecipa anche a diversi show televisivi, tra  cui uno in Germania in cui è possibile vedere diverse canzoni dal vivo, su un extra del dvd "Heavy Metal Thunder - The Movie" è possibile apprezzarne le immagini rare. Si evince una band giovane e nel pieno delle forze, in piena sintonia e con uno scatenato Biff come frontman. L' ottima coppia di chitarre comincia a diventare un marchio di fabbrica della band: Graham Oliver è più plateale e rumoroso, punta decisamente a prendere la scena con posizioni acrobatiche, Paul Quinn invece è più introverso, ma assolutamente brillante nel suo stile, e non perde un colpo sia come chitarra solista che come ritmica. L'affiatamento dal vivo e lo stile complementare dei due axeman non ha nulla da invidiare alle altre coppie storiche del metal: Downing / Tipton dei Judas Priest e quella che si sta formando tra Adrian Smith e Dave Murray degli Iron Maiden. Dal punto di vista di chi vi scrive, "Strong arm of the law" è un album ancora più emozionante e completo rispetto anche a "Wheels of Steel", contiene di fatto quattro, cinque tracce classiche, che la band suona tutt'ora dal vivo, a partire dalla mitica "Heavy Metal Thunder" fino all'ultimo pezzo, l'autentico capolavoro di "Dallas 1 p.m." Ma non anticipiamo ora i temi che affronteremo nella consueta analisi track by track di "Strong arm of the law".

I suoni tipici di una tempesta; vento, fulmini, pioggia e il rumore inconfondibile di un rombo di tuono, sono l'introduzione alla prima canzone dell'album, la velocissima "Heavy Metal Thunder". Al rombo segue l'ingresso dei due chitarristi, Graham Oliver e Paul Quinn. Il riff è talmente radicale e penetrante che ti entra subito in circolo nella testa, la parte ritmica è un carro armato che non lascia nessuno in vita al suo passaggio, Biff aggredisce le strofe con raro furore, ed il ritornello è ben sottolineato dalle due chitarre che quasi "amplificano" l'eco delle tre singole parole: Heavy Metal Thunder.  Pete Gill scandisce ritmicamente gran cassa e piatti come se fosse un gioco facile, ma in realtà geniale, cambiando anche leggermente il tempo delle canzone , altrimenti molto statico. Lo stesso batterista sostenne che bisognava ri-registrare la traccia perché "troppo lenta", quindi esistono due bobine originali del brano. Ricordiamoci che siamo nel 1980, e allora nemmeno gli Accept facevano speed metal, ed il thrash  doveva ancora nascere; considerando queste meccaniche, dobbiamo anche pensare che questo pezzo faceva veramente paura dal vivo. Il brano è un devastante tributo al Dio Metallo, con le teste che cominciano a muoversi avanti indietro come dei forsennati, dal vivo e come un sorta di girone infernale dantesco, talmente i fans si scatenano senza controllo. Anche liricamente "Heavy Metal Thunder" è un inno al metal, prima ancora del vero manifesto del metallaro medio, che fu di fatto scritto nella canzone "Denim & Leather" dell'omonimo album successivo  a "Strong...". Ma in questa canzone, "Il tuono heavy metal" e ben rappresentato dalla descrizione dinamica di quello che succede ad un concerto metal. Particolarmente bella la strofa in cui si parla del fan che sulla ali dell'aquila sta sognando di volare e tiene le sue mani alte nel cielo, si rivolge alla band alzando le bandiere e le sciarpe. Di fatto nel ritornello Biff invita ad alzare le mani a cielo, scuotere la testa nell'attesa che arrivi il tuono heavy metal. Ancora tutt'oggi Biff Byford usa l'espressione dal vivo "gettate le vostre mani verso il tuono heavy metal" per presentare la traccia. Da notare che, caparbiamente, Biff Byford nel 2002 è riuscito ad intitolare un disco dei Saxon "Heavy Metal Thunder", ma si tratta di un sorta di "The Best", in cui sono stati completamente rifatti i pezzi classici dei Saxon, ma con una nuova line-up senza più Steve Dawson, Graham Oliver e Pete Gill, rispettivamente sostituiti da Nibbs Carter, Doug Scarratt e Fritz Randow.  "Heavy metal thunder- The Movie" è anche  il titolo che i Saxon hanno dato a loro film-biografia. Se vogliamo continuare questo "gioco" delle citazioni delle tre parole del titolo della canzone, ricordiamo anche la celebre "Born to be Wild" degli Steppenwolf che conteneva nei testi il profetico titolo, qualcosa mi fa pensare che Biff Byford conoscesse molto bene questa canzone. Si passa ad un'altra traccia molto heavy, "To hell and back again" :un bellissimo ingresso melodico di Paul Quinn affascina l'ascoltatore nei primi secondi, con Oliver che accompagna ritmicamente prima che subentri il cantato intenso di Biff. Le strofe si fermano bruscamente, tutta la band tace per il ritornello con un riff veramente veloci, quasi thrash nella sua brutalità, e Byford aggredisce il microfono ricordando la sua andata e ritorno dall'inferno.  Dopo due strofe + chorus è il momento del solo di Quinn, in pratica diviso in due parti, la seconda è accompagnata da percussioni quasi impazzite di Pete Gill. Poi il brano riprende per l'ultima strofa il suo percorso regolare, con la ripetizione del titolo per diverse volte prima ancora di un brillante chiusura rocambolesca di Gill.  Liricamente si comprende leggendo con attenzione che si tratta della confessione di un condannato a morte, che intende vendicarsi e tornare dall'inferno in vita. All'inizio della canzone il condannato si chiede quanto tempo deve rimanere, quante occasioni avrà per fuggire, non toglietegli la luce del giorno, non toglietegli il suo sogno: perchè deve andare all'Inferno e tornare di nuovo. Il cappellano e il giardiniere gli hanno suggerito, intuiamo, dei modi per morire senza essere giustiziato, dei modi per suicidarsi. Troppo tardi per riflettere sulle possibilità che ha avuto, oramai è nel braccio della morte, le luci si attenuano, stanno venendo a prenderlo per l'ultimo viaggio. Non sappiamo quale sia il reato commesso né tanto meno il luogo o il paese dove  avviene l'esecuzione, ma rimane il fascino di un testo molto intenso, che anticipa una della più grande canzoni metal scritte su un condannato a morte, "Hallowed be thy name" degli Iron Maiden del 1982 ("Ride the lighting" dei Metallica e "At the Gallow's End" dei Candlemass sono arrivate dopo) ll titolo della canzone, appunto "To hell and back again", sarà utilizzato dai Saxon anche per un dvd nel 2006.  Si arriva alla terza traccia, la title-track dell'album , "Il braccio forte della legge", "Strong arm of the law" per l'appunto. Su un accordo in distorsione di chitarra è il basso di Steve Dawson in evidenza ad entrare prepotentemente nella canzone , prima di un bel riff armonico che, dopo una rullata di Gill, coinvolge tutta la band. Il brano ha un sapore quasi funky blues , procede con disinvoltura e coinvolge subito l'ascoltatore. Biff parte con la storia da raccontare, prima del chorus, contraddistinto da due perentorie affermazioni "stop !", " get out !" e ovviamente a seguire dal titolo della canzone. Dopo la seconda strofa + chorus è Paul Quinn a deliziarci, con il suo amabile stile anni '70, di un ottimo solo, anche in questo caso Graham Oliver accompagna solo ritmicamente il compagno. Finale con il chorus ripetuto più volte prima di un piacevole e coinvolgente finale di tutta la band. Ma a cosa si riferisce Biff, autore come sempre dei testi, quando parla del braccio violento della legge ? Innanzitutto partiamo da un ragionamento a prescindere, ovvero quello che lo stesso frontman dei Saxon ci dice nella sua biografia, cioè di come all'epoca non amasse moltissimo le forze dell'ordine, in quanto veniva spesso "segnalato" dalla polizia dato che partecipava a diversi cortei di scioperi e soprattutto per il suo aspetto poco "british" con i capelli lunghi.  Biff sappiamo che ha lavorato come suo padre in miniera e, in quegli anni roventi, in Inghilterra c'erano scioperi continui e tafferugli, per via della decisione del primo ministro inglese, la Lady di Ferro di chiudere molte attività produttive nel paese.  Quindi il tono un po' canzonatorio nei confronti dei "bobby" inglesi del testo è già in pratica comprensibile. Dopo questo ragionamento opportuno, aggiungiamo che il testo parla delle band che si ferma in autogrill con la radio accesa molto alta e, con la sensazione da parte di Biff, che qualcosa stia andando per il verso sbagliato. Infatti una macchina della polizia insegue con i lampeggianti la band, costretta ad accostare. Gli agenti sogghignano,  pensando già ad un arresto facile,  cercano la "roba" con cui si fanno, anche per via dell'aspetto truce dei componenti. Alla fine rimangono con un pugno di mosche in mano, l'unica cosa che eccita la band è la corsa in velocità sulle auto. Anche questa traccia è un assoluto classico dal vivo, credo che dal 1980 in poi non sia praticamente mai mancata in una set list del gruppo.  Un riff splendido e maledettamente heavy è il viatico di "Taking your chances"; subito batteria e il basso dal ritmo maciullante accompagnano le strofe di Biff.  In realtà, malgrado la malvagità dell'inizio, la canzone si assesta su un tema di base piuttosto melodico, salvo l'accelerazione sul chorus che riprende di fatto l'aggressione heavy metal iniziale.  Un assolo piuttosto elaborato e lungo di Paul Quinn in cui lo immaginiamo, con il suo tipico stile, arrovellarsi quasi fisicamente sullo strumento,  spezza il brano prima dell'ultima strofa + chorus. Prima del finale però la band si ferma per alcuni fraseggi di chitarra, che preludono, dopo un buon cambio di ritmo della coppia Gill/Dawson, ad un bellissimo scambio di solo tra Quinn e Oliver, finalmente coinvolto dopo alcune canzoni solo a pannaggio del compagno. I due proseguono e in pratica si inseguono fino alla dissolvenza del brano. Liricamente, pare una canzone che decreta la fine di un rapporto sentimentale, anche forse solo di un amicizia. Il protagonista (lo stesso Biff ?) dice alla propria ragazza di andarsene, è inutile che rimanga fuori dalla porta ad aspettare. Ha cambiato anche le serrature e non vuole saperne più nulla di lei: l'ha delusa profondamente e gli chiede di andare via per sempre, non ha più fiducia in lei e la invita nel cercare fortuna nel mondo là fuori; dalle melodie così veloci e cattive, ma al tempo stesso così melodiche, si evince proprio questo, la voglia di cambiamento del protagonista, disilluso e deluso dall'amore che credeva tale da rompere gli schemi, ma che invece si è rivelato essere una bolla di sapone.  Pur non essendo uno dei pezzi più famosi dell'album, anche in questa canzone c'è quella ispirazione, quella cattiveria musicale che i Saxon posseggono in quegli anni: la band mischia violenza e giusta melodia; velocità ma anche cambi di ritmo intriganti e un ottima voce narrante. Non dimentichiamo il contesto dell'epoca: ad eccezione di alcune cavalcate dei Motorhead  nessuno suona veloce come i Saxon in certi momenti, tranne una giovane band del East End londinese che sta sbaragliando le classifiche con il primo omonimo album, gli Iron Maiden. Altro pezzo iper-veloce (per l'epoca) è "20.000 FT", in pratica "ventimila piedi d'altezza", tre minuti e diciassette secondi di adrenalina pura . Oliver accende la macchina da guerra con un riff dinamico, seguito a ruota da Quinn e poi da basso e batteria. Con un voce maggiormente aspra, rispetto ai pezzi precedenti, Biff ci accompagna nelle strofe fino ad un accelerazione ritmica con la doppia cassa di Gill sul ponte, poi la band si ferma e Biff canta il chorus semplicemente pronunciando il titolo. Il secondo chorus è ripetuto invece tre volte , prima di un veloce assolo di Quinn. Terza strofa e Biff che, seguito a ruota dalla band, aggiunge ancora un ultima strofa, stop, e poi Quinn che con un veloce scala di note lancia il finale caotico della band, con le percussioni di Gill che chiudono in dissolvenza il pezzo. Stranamente la band non si è accorta, al momento delle registrazioni e del missaggio, che la voce di Biff cede un po' nel finale, avrebbe dovuto a mio avviso ricantare e correggere l'ultima parte della canzone ma, anche così il risultato è comunque soddisfacente. Nel finale viene messo un suono distorto, credo a rappresentare il rumore del motore di un jet, anche se non è molto chiaro. Poco più di tre minuti di adrenalina metallica, e di cosa può parlare una canzone così cinematica ? Il protagonista è un pilota di aerei velocissimi del cielo, presumo un jet militare, la musica forsennata dei Saxon si accosta bene alle liriche: il pilota del jet è al settimo cielo, volare così veloce e cavalcare questo uccello d'acciaio e come fare l'amore a ventimila piedi d'altezza. Intende rompere il muro del suono, schizzare come un proiettile e puntare  verso il Sole, come un moderno Icaro; l'energia sprigionata da quel motore sotto le sue gambe lo fa diventare pazzo, il rombo di quel razzo gli entra in testa e non lo lascia andare, si sente padrone del mondo quando pilota il jet, niente e nessuno lo può fermare. Di volta in volta, a dieci miglia d'altezza, il pilota sta vivendo il suo sogno, lasciando libere le proprie fantasie. Anche questo pezzo, esce, ma spesso entra nelle set-list della band, per la felicità dei fan che si scatenano sulle dinamiche iperboliche del brano. "Hungry years" si apre con note dolci di chitarra che poi salgono con tutta la band in progressione, per poi dettare una ritmica da mid-tempo. L' andamento relativamente lento, quasi blues, permette a Biff di estendere al completo la sua ugola, nel ritornello si ha solo un leggero cambiamento di tempo, ben scandito dalla coppia Dawson / Gill.  Nel proseguo, la voce di Biff si sente solo come un eco in lontananza, e di fatto le due chitarre per alcuni secondi cessano il proprio lavoro, lasciando in primo piano solo basso e batteria, poi sia Quinn  e Oliver ci graziano di alcuni pregevoli scambi di solo, prima della ripresa dell'ultima strofa e dell'ultimo ritornello che si spegne in dissolvenza. Onestamente, delle canzoni ascoltate fino ad ora , "Hungry years" è il pezzo sicuramente meno brillante dal punto di vista musicale, da un lato per questo suo incedere così lento, dall'altro perché manca proprio lo spunto e il genio dei pezzi che lo precedono. Un pezzo potremmo definire ancora acerbo, più legato agli inizi di carriera dei "Son of the Bitch", che sarebbe stato probabilmente molto meglio sull'album omonimo d'esordio del 1979. Liricamente, si parla di "anni affamati" non solo dal punto di vista letterale, cioè anni difficili in cui si lotta per portare a casa la "pagnotta", ma anche "affamati" in senso metaforico, cioè delle ricerca di ognuno di noi di ottenere successo nella vita. Probabilmente Biff ha scritto questa canzone pensano ad amici e conoscenti che sono cresciuti con lui e confronta i vari risultati. Queste persone sono scese dal nord, abbandonando i campi in cerca di fortuna, seguendo le orme di chi li ha preceduti. In fila per prendere la disoccupazione, non avevano nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. Hanno cercato negli anni affamati, tra lacrime e sudore, di ottenere una svolta nella propria vita. C'è chi è diventato una stella suonando rock 'n' roll ( e penso che il riferimento a loro stessi sia evidente), e c'è chi invece ha scelto altre strade, esattamente come la vita fa con ognuno di noi. Simbolicamente Biff quando parla di "gente che è scesa dal nord" ovviamente si riferisce allo Yorkshire e a cittadine come Barnsley nel nord est dell'Inghilterra, dove la gente lavorava nei campi o in miniera e si trasferisce per cercare fortuna verso la capitale ,Londra, tentacolare metropoli con tutti i pericoli legati ad essa. Il settimo brano è "Sixth form girls": un riff vivace di Oliver subito doppiato da Quinn sono lo start-up di un pezzo piuttosto gioioso, anche liricamente parlando, le prime due strofe sfociano velocemente nel chorus ben cantato da Biff. Qui i tempi si dilatano e lasciano al cantante il tempo di sciorinare diverse frasi. Non c'è il solito intermezzo solista ma, dopo l'ultimo chorus, Paul Quinn prende in mano il pallino con la sua sei corde portando con sé tutta la band fino al finale, con un pregevole solo nel suo classico stile che svanisce anche in questo caso, in dissolvenza; è un brano che, come già detto, ha delle tinte molto "bianche", unisce fra sé stili molto gioiosi e andanti, particolarmente perché la musica in questo caso è legata al significato del testo. Per capire di cosa parla questo pezzo è necessario subito chiarire la traduzione in italiano del titolo, che è "Ragazze del liceo". Possiamo ben capire come le ragazze del liceo siano il desiderio proibito dei giovani che hanno appena finito di lavorare in fabbrica.  Del resto siamo ancora in un periodo storico in cui non c'erano certo divertimenti effimeri come possono essere videogiochi, telefonini, internet e quant'altro, i giovani inglesi vogliono quello che vogliono tutti i giovani del mondo. Divertirsi, bere (da buon inglesi) e, se possibile agganciare qualche "femmina" e vice-versa, ovviamente le stesse "caste" ragazze del liceo che cercano quello che un certa istruzione "puritana" gli nega. Che peccato, scrive Biff ironicamente, che le ragazze siano chiuse nel liceo e non possano uscire. Ma quando arriva il venerdì o il sabato sera, le ragazze escono per divertirsi e  per passare tutta la notte con i boys. Insomma una canzone possiamo anche in questo caso definire di vita vissuta, primi amori, prime esperienze con l'altro sesso, si cerca di farle ridere, di farle bere qualche drink e di farle divertire, hanno 16 anni e  stanno lasciando la scuola alle spalle e si uniscono insieme alla gente, cercando il proprio uomo. Una canzone gioiosa e tutto sommato un testo ancora "all'acqua di rose", se si pensa a certe canzoni in stile glam rock alla Motley Crue.  Il brano veniva eseguito dal vivo nei primi anni di carriera dei Saxon, poi è uscito inevitabilmente dalle scalette. Si giunge quindi all'ultima traccia del disco, quella "Dallas 1 p.m." , che oltre ad essere uno dei migliori pezzi di "Strong army" è una delle più belle canzoni scritte in assoluto dai Saxon.  Il basso di Steve Dawson seguito ritmicamente da Pete Gill è il viatico iniziale del pezzo, su cui si aggiungono tre chitarre (una ovviamente in overdub) , infatti sia Oliver che Quinn si uniscono con chitarre ritmiche suggellando un inizio veramente d'atmosfera entusiasmante, fin dal primo ascolto. Bisogna aspettare fino a quasi due minuti, prima che Biff attacchi con la strofa, intanto melodicamente la band ha già suonato quella che è la base musicale del refrain. Dopo la seconda strofa , non c'è il ritornello, ma il pezzo si interrompe bruscamente, con le registrazioni in sottofondo dei resoconti concitati dei giornalisti dell'epoca, prima che un bellissimo ed elettrico solo di Graham Oliver ipnotizzi letteralmente l'ascoltatore. Finito il solo, la band torna a marciare con il riff portante fino all'ultimo chorus, fino al finale netto sancito dai piatti di Gill. L'impressione, ascoltando bene la voce di Biff, è che sia stata filtrata da studio per renderla quasi un voce narrante da televisore, come appunto un notiziario. Inutile ricordare al lettore, che l'una di pomeriggio del 22 novembre del 1963 a Dallas, sono l'ora, la data e il luogo della morte per assassinio di John Fritzgerald Kennedy, presidente degli USA.  Un delitto che ovviamente fece il giro in tutto il mondo, vista l'importanza del personaggio, e che non ha lasciato indifferente Biff che ne ha scritto una canzone bellissima. Non è ovviamente un giudizio sulla sua politica o un analisi della indagini, ma, piuttosto, un cronaca di quello che successe in quella tragica giornata a Dallas. Biff inizialmente descrive il punto d'osservazione dell'assassino, la piazza è affollata, e dal suo privilegiato punto d'osservazione inizia ad assemblare il fucile , aspettando il passaggio della macchina presidenziale, dopo aver acceso prima la radio. Un esplosione di rosso sangue in testa, urla di confusione e l'eco di colpi nell'aria , la Cadillac accelera e la polizia invade le strade, nessuno può credere a quello che è successo. Il mondo è scioccato da questa tragedia , siamo tutti seduti a guardare in TV la sua drammatica vicenda. Quante volte anche nella nostra testa ricordiamo quelle tragiche immagini in bianco nero, rese celebri anche dal film di Oliver Stone , "J.F.K."  Come già accennato nelle precedenti recensioni, i Saxon piacciono anche per queste composizioni che descrivono fatti storici di cronaca , elemento che sarà sempre presente nella loro discografia. Ed è interessante infatti vedere come la band inglese riesca a racchiudere in una sola canzone tutte le sensazioni e i dolori di quei momenti, sia da parte dei presenti, che del mondo che stava guardando.

In conclusione, con "Strong arm of Law" i Saxon continuano in poco tempo ad acquisire sempre più passaggi radiofonici e televisivi, e di conseguenza ad aumentare la propria popolarità, anche oltre i confini del Regno Unito.  A mio avviso crescono anche tecnicamente e musicalmente album dopo album, non a caso, come avremo modo di analizzare, i due successivi (intervallati dal famoso primo live "The eagle has landed" del 1982) sono ancora superiori ai loro primi dischi, raggiungendo picchi che i Saxon faranno poi fatica ad eguagliare. Mi riferisco a "Denim & Leather" (1981) e "Power & The Glory" (1983), capisaldi indispensabili per ogni Saxon fan. I Saxon in quegli anni sono una potenza anche dal vivo; luci, effetti pirotecnici, l'aquila che scende dall'altro del palco, e un chitarrista che ama molto lo spettacolo come Graham Oliver. Un loro show è divertente e maledettamente heavy metal, cose mai viste sia in U.K., e a maggior ragione in paesi come Italia, Francia e Spagna, storicamente legati ad un certo oscurantismo cattolico e in ogni caso non abituati a concerti rock di un certo livello. I Saxon suonano per la prima volta date anche in Giappone, dove per altro Biff si innamora di una ragazza che era sempre presente nelle prime file. Una storia durata poco, anche per alcune differenze culturali e in particolare per l'assoluta mancanza di senso dell'umorismo della ragazza, almeno così Byford ci racconta nella sua biografia. La band attraversa per la prima volta l'Atlantico, facendo da supporto alla famosa progressive rock band canadese Rush (era uscito nel 1981 l'album "Moving Pictures"), un' accoppiata forse non del tutto ben fatta, visto un po' la diversità di stili musicali, ma Biff & soci seppero imparare molto dai canadesi, come fecero anche con i Motorhead in Inghilterra. Per un paio di date in quel di Boston, nel settembre 1980, i Saxon fecero da supporto anche agli AC/DC  alla fine del loro tour di grande successo, dopo l'uscita del capolavoro "Back in Black". Certo, il viaggio oltre oceano per in cinque inglesi è stato come immergersi in un mondo di perdizioni di ogni tipo, sebbene ci sia la leggenda, peraltro sembra verificata anche dal punto di vista biografico, che i Saxon ordinavano montagne di tè dalla Gran Bretagna alla faccia degli alcolici. Del resto il punto di vista Biff è sempre stato chiaro: sex & rock 'n' roll,  ma niente droghe, anche quelle leggere hanno deluso in passato il frontman dei Saxon, e non ha intenzione di rovinare le sue perfomances vocali sul palco per via di eccessi vari. Naturalmente questo è il parere di Biff, che è comunque già allora il leader carismatico della band, e non solo perché ne è il frontman. Problemi salteranno fuori più avanti con alcuni componenti della band, sebbene la carriera dei Saxon è stata fortunatamente piena di grande musica, lasciando ben poca fantasia per cronache bizzarre sulle vite da rockstar. Se i Saxon sono scesi dopo la seconda metà degli anni '80 come popolarità, tale ragione è da ricercarsi in molteplici motivi che spiegheremo passo per passo durante le recensioni, ma non è certo per una discesa agli inferi dovuta a dipendenza di stupefacenti o alcol (ogni riferimento ad un band prestigiosa come gli Aerosmith è voluto). Stiamo parlando di un band di grandi professionisti, che difficilmente ha tradito il proprio pubblico, che ci siano 70.000 spettatori al Wacken Open Air o che ce ne siano solo 700 in un scantinato infame (come purtroppo in Italia la band si è esibita, non fatemi fare nomi e cognomi). Aggiungiamo che come ha potuto constatare chi vi scrive, i Saxon sono disponibilissimi a fine concerto a concedere strette di mano, foto e autografi, lontani da quel divismo da rockstar anche decadute che ritroviamo in taluni personaggi. Il tutto con uno stile e una gentilezza direi tipicamente da salotto britannico. Come ultima annotazione, più che altro una curiosità per i collezionisti di vinili, va detto che esistono ovviamente diverse versioni dell'album, tra cui una ristampa del 1982 per il mercato USA con un ordine diverso di track -list (l'album ad esempio inizia con "Dallas 1 p.m.")  e con l'artwork su sfondo nero. Questa è curiosamente la versione più conosciuta del vinile negli USA, che invece lascerebbe perplesso il fan europeo, soprattutto per la tracklist scombussolata.

1) Heavy Metal Thunder
2) To Hell and Back Again
3) Strong Arm of the Law
4) Taking Your Chanches
5) 20.000 FT
6) Hungry Years
7) Sixth From Girls
8) Dallas 1 PM

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