SAXON

Sacrifice

2013 - UDR

A CURA DI
DIEGO PIAZZA
26/04/2017
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione

Uscito nel marzo 2013, "Sacrifice" è l'album n.20 della prestigiosa carriera dei SAXON, che segna anche l'inizio della collaborazione tra la band dello yorkshire con il produttore (e anche ottimo chitarrista) Andy Sneap. Per la precisione, "Sacrifice" è stato prodotto dal frontman della band e leader indiscusso, ovvero Peter Byff Byford (curiosamente sul booklet viene riportato il nome di battesimo) nei LS Studio di South Kirby a Wakefield. La fase di missaggio e ingegneria è stata lasciata a quello che il sottoscritto descrive da anni come il "Re Mida" del Metal, Andy Sneap nei sui oramai "famigerati" Backstage Studios nel Derbyshire. Incredibile pensare come in studi contenuti in quelli che sembrano più ex fienili o ex stalle nella campagna inglese, dunque decisamente fuori dal mondo, l'ex chitarrista dei Sabbat abbia realizzato capolavori musicale che abbracciano diverse metal band, come Testament, Kreator, Megadeth, Exodus, Accept e molte altre. L'impressione è che Andy abbia ottimizzato e uniformato oramai un suo stile di missaggio degli strumenti che lo rende non solo originale ma che, nello stesso tempo, valorizza al massimo il lavoro della band che ha in studio, riuscendo quasi sempre a sviscerarne il meglio. I Saxon non hanno fatto eccezione e "Sacrifice" è esaltante come suoni, lo si capisce subito dalle chitarre di Paul Quinn e Dug Scarratt quando attaccano dopo la intro intitolata "Procession". Da notare che Toby Jepson, che aveva collaborato sul precedente "Call to Arms", qui compare ancora come ingegnere del suono della batteria di Nigel Glockler. Diamo come sempre un'o?cchiata alla copertina e partiamo dal titolo: "Sacrificio" è legato alle civiltà precolombiane, in particolare quella della nazione Maya che ha suggestionato molti di noi, anche perchè facevano dei sacrifici umani in onore delle loro divinità. Dall'altura delle loro piramidi a scalini i sacerdoti estraevano il cuore del malcapitato usando pugnali sacrificali, per poi scaraventarlo in basso verso la base della scalinata.. Il famoso film dietto da Mel Gibson: Apocalypto del 2006 è un ottima e verosimile ricostruzione di come avvenivano questi rituali Passiamo all'artwork di copertina, dove troviamo su uno sfondo completamente nero, sia il logo della band e sia lo scudo ricamato dei Maya in giallo scuro. Sullo scudo in mezzo è raffigurata una tipica divinità del ricco mondo politeista della civiltà Maya, con attorno altre figure di animali e semi divinità. La back cover, oltre ovviamente all'elenco dei brani contenuti non offre grandi spunti, se non ancora il gioco giallo nero di colori e su alcune versioni la ripetizione dello scudo frontale. L'artwork della cover è ancora una volta di Paul Gregory mentre i disegni interni sono di Kai Swillus, dove troviamo un frontale di rovine di un Antico Tempio, presumibilmente riferito alla canzone "Guardians of the Tombs". Le cinque foto dei cinque componenti dei Saxon sono abbastanza curiose con tutti che tengono in mano un fuocherello acceso. Viene in mente la canzone storica dei Queensryche "Take hold to the flame":di fatto i Saxon sono tra quei gruppi che tengono ancora alta la fiamma sempeterna del metal. L'album è uscito in diverse versioni, una digibook che contiene versioni acustiche e alternative di cinque pezzi classici dei Saxon tra cui la storica "Fronzen Rainbow" (merita moltissimo anche la versione orchestrale della amatissima "Crusader"). Per gli amanti del vinile, vi anche una versione picture di "Sacrifice".

Procession

"Procession (Processione)" è la classica apertura introduttiva suggestiva, oramai un cliché non solo dei Saxon ma di qualsiasi produzione metal in generale. Sembra un lento rituale di avvicinamento ad una cerimonia religiosa, quanto mai inquietante come immagino possa essere stata quella di un sacerdote Maya, tra ornamenti pittoreschi e maschere colorate ma nello stesso tempo paurose. Ovviamente in evidenza sono le keyboards ma prima ancora i suoni della giungla e la pioggia cadente. Sono suoni ambientali che si possono facilmente trovare sul web, ma resta sempre un ingresso suggestivo alla prima vera song dell'album.


Sacrifice

L'ingresso devastante delle due chitarre della oramai assodata coppia Quinn / Scarratt in "Sacrifice (Sacrificio)" sono la conferma di quello detto in fase di introduzione sul suono eccellente che gode questo disco. Biff, prima di iniziare a cantare la prima strofa, bisbiglia il titolo, mentre è ottimo il ponte con una voce più bassa e teatrale sulle due parole "no release" prima del chorus, che consiste semplicemente nella ripetizione doppia del titolo. Dopo la seconda strofa è il momento degli assoli, prima di Duug e poi in seconda battuta di Paul. I ritmi si rallentano e parte un coro di Biff (spettacolare dal vivo) che riprende il tema di "Procession" seguita poi da ottime percussioni di Nigel, dopodichè torna il riff iniziale di Doug, seguito poi dal resto della band. Verso il finale con un ultimo chorus, ripetuto diverse volte prima di un urlo finale di Biff, con un finale memorabile in stilo vecchio rock'n'roll. Liricamente sappiamo che si parla di un antico rito sacrificale: dentro nel Tempio, l'Altare di Pietra, il cuore della vittima sacrificale batte all'impazzata: per intercedere verso gli Dei, dona il suo corpo. Con gli occhi ancora spalancati vedi il Sacerdote con in mano il suo cuore pulsante. "Sacrificio ! Sacrificio!". "Sangue sulla pietra, Sacro Sacerdote. Non c'è possibilità di fuga né di essere salvati. L'antica civiltà è rimasta perduta per anni in mezzo alla giungla, perduta nel tempo come le Città d'Oro. Antichi misteri seppelliti dalle pietre": queste le frasi recitate dal brano. Interessante come, da quando è arrivato il nuovo millennio, e soprattutto da prima, ci sia stata molta curiosità un po' in tutto il mondo sul famoso calendario dei Maya e sulle profezie di sventura, del resto soltanto due anni dopo l'album dei Saxon, gli Iron Maiden pubblicheranno "The Book of Souls" con copertina e tanto di scenografia dal vivo legata alla civiltà scomparsa dei Maya.

Made in Belfast

Il clima "irlandese" della canzone "Made in Belfast (Costruito in Belfast)" si evince subito dal banjo iniziale credo accreditato a Paul Quinn accompagnato solo dal basso di Nibbs Carter, prima che un potentissimo riff introduca la prima strofa di Biff, molto epico e suggestivo nel cantato. Sul bridge si ode ancora il banjo, mentre il ritornello è secco ed è ancora il riff iniziale a stampare quasi come un marchio le tre parole Made-in-Belfast. Dopo il secondo chorus, le due chitarre ritagliano un momento armonico meraviglioso, direi in stile Maiden, di seguito non c'è un vero assolo ma una sorta di break in cui le due chitarre si seguono in eco con brevi accordi, prima dell'ultima strofa. A seguito del chorus, è Nigel che conclude la canzone con alcuni colpi di cassa. Non tutti ancora forse sanno che lo sciagurato e immenso transatlantico Titanic (la cui storia fu resa popolarissima dal film di James Cameron del 1997) , che naufragò clamorosamente nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912 scontrandosi contro un iceberg (con 1518 vittime complessive), fu costruito nei cantieri navali Harland and Wolff di Belfast, in Irlanda del Nord. Il Titanic rappresentava il massimo della tecnologia navale del tempo e Biff ha scritto delle liriche proprio sulla sua costruzione, "Fatto in Belfast" appunto. Sono la forza di centinaia / migliaia di braccia, di meglio non si può fare. Stanno costruendo colui che sarà il monarca, il dominatore dei mari. Gli operai lo comprono con pesante acciaio, sarà la più grande nave che si sia mai vista in tutto il mondo. Tutti sono uniti nell'impresa, spingendo al massimo verso il risultato finale, anche a costo di turni massacranti. Del resto a loro volta i capi fanno il possibile per rispettare la data di consegna. E' costruito in Belfast! Legno e acciaio, vetro e oro, tutto di prima qualità, niente deve essere scontato, tutto deve essere perfetto per la più grande nave di tutti i tempi. La vedremo raffigurata e fotografata nei libri di storia, costruita per voi nei docks di Belfast.

Warriors of the road

La quarta traccia, "Warriors of the road (Guerrieri della strada)" è in pratica la "Motorcycle man" degli anni 2000: trattasi però di bolidi a quattro ruote, almeno dal suono di potenti motori che e a tutta velocità sfrecciano sulla strada nei primi secondi della canazone Tutta la band parte al massimo della velocità con Biff che attacca caricatissimo la prima strofa. Man mano che la canzone prosegue, ci rendiamo conto che si tratta di auto da corsa, che sfrecciano su un circuito dunque durante la gara. Non a caso Biff nel semplice ritornello parla di "pronti per la gara" e sentiamo anche uno speaker parlare di posizioni e distacchi nella parte centrale strumentale. L'assolo pieno di distorsioni è ad appannaggi del solo Doug Scarratt, prima dell'ultima strofa e chorus. Un canzone veramente con l'acceleratore spianato per la coppia ritmica Nigel Glockler e Nibbs Carter. Non originalissimo come pezzo musicale, ed è l'ennesimo tributo di Biff alla velocità dei motori in generale. In ogni album diciamo che c'è almeno una canzone dedicata ad auto, aerei, moto o motoscafi che sfrecciano potenti, a tal proposito la stessa "Wheels of Steel" potrebbe esse un brano archetipo. Torniamo al testp deoi "guerrieri della strada": i piloti sono pronti a partire, gli occhi sono puntati sui cinque semafori rossi davanti a loro. I semafori si spengono e i motori partono al massimo, non c'è tempo di guardarsi in dietro, bisogna concentrarsi sulla pista. Guerrieri della strada, nati per lottare e vincere. Guerrieri della Strada, che la gara cominci. Urla alla prima chicane, non mostrare paura, un gioco mortale. Stare calmi è la chiave per rimanere in carreggiata. Non devi cedere alla pressione, un errore e sei fuori.

Guardians of the Tomb

Suoni e accordi orientaleggianti aprono l'epica "Guardians of the Tomb (Guardiani della tomba)". Solo per pochi secondi prima che subentrino le chitarre elettriche melodiche, che dopo poco più di trenta secondi cambiano con un altro piccolo passaggio armonico, per dare l'ingresso all'ultimo definitivo riff heavy da headbanging sfrenato su cui canta Biff. Il chorus ha un armonizzazione splendida e, mentre Nigel picchia selvaggiamente, il coro è accompagnato melodicamente in maniera magistrale, prima della ripetizione doppia del titolo. Si rallentano ancora i ritmi dopo la seconda strofa e il chorus con uno straordinario solo in progressione di Paul Quinn, seguito poi dopo da quello di Doug Scarratt. Ultima strofa e dopo un Biff malinconico e quasi da pelle d'oca per l'armonico ultimo chorus, la band chiude con irruenza il brano. In un primo tempo si può essere incerti sul di quale civiltà si stia parlando ma sia i suoni orientali all'inizio sia le liriche ci spingono verso la millernaria civiltà cinese. Si narra la reale vicenda storica della tomba del primo Imperatore cinese, Quin Shi Huang morto nel 210 A.C, oltre duemila anni fa. Il mausoleo fu scoperto accidentalmente da un contadino, mentre era intento a scavare un pozzo. Fu scoperto che su una collina-mausoleo ci sono oltre 2000 statue di terracotta a grandezza naturale (ma si pensa possano essere 8.000). I guardiani della tomba sono loro, le sentinelle di terracotta: 2000 anni fa, il primo della sua stirpe, sognava l'immortalità. Una dinastia di giada, costruì un impero, tutta la Cina si inchinò al suo potere. Il mantra recita: vi sveglierete ancora una volta Guardiani della tomba, vivrete ancora una volta per combattere, Guardiani della tomba. Attraverso gli anni i ricordi si sono sbiaditi, dimenticati sotto la sua immensa tomba. I primi nella linea, un Impero perso nel tempo. Finché un contadino ruppe il sigillo, la tomba di terracotta fu scoperta. Per risorgere ancora in modo che tutto il mondo la possa vedere. VI sveglierete ancora una volta per risorgere ancora, guardiani della tomba.

Stand up and Fight

Un bell'ingresso di chitarra di Scarratt, poi subito entra tutta la band in "Stand up and Fight (Alzati e combatti)". Pezzo veloce e concreto, riff semplice e diretto verso un bridge ben strutturato fino alla ripetizione del titolo doppia. Molto belli i due assoli di Paul Quinn e prima e Doug Scarratt dopo, in cui possono dare fondo alle rispettive capacità tecniche. Di seguito un breve intermezzo melodico ci riporta come per magia alla British New Wave degli anni '80, poi l'ultima strofa, bridge e infine un secco e decisivo "Stand up and fight" finale. I Saxon, e in particolare Biff con le sue liriche ci riportano ad un altro tema a loro classico: quello di credere fermamente in quello a cui si vuole fare nella vita e, malgrado le avversità, non arrendersi, non mollare mai. Sicuramente vengono in mente subito la storica "Never Surrender" e la molto più recente "Surviving against the odds". Se hai intenzione di suonare per tutta la vita rock 'n'roll, dice Biff nella prima strofa, devi prendere al volo le possibilità che hai senza guardarti indietro. Non è una strada facile, non devi sbagliare. Devi essere deciso nelle tue idee e non seguire il gregge. Quando sembra che sia impossibile sfondare, devi trovare le forze per insistere nella tua fede. Devi lottare per quello che credi, devi lottare contro il mondo. Reagisci e combatti, alzati e combatti! Devo dire che se la canzone musicalmente non è una delle più strabilianti del disco è commovente ed anche straordinario come Biff Byford cerchi di dare dei consigli ai ragazzi che iniziano a cementarsi nel rock, in un certo senso, sebbene il paragone possa sembrare blasfemo è un po' come faceva Pino Scotto nel suo programma su Rock TV quando incitava gli ascoltatori nel seguire i propri sogni. Dico "blasfemo" perché il paragone tra i due cantanti pende decisamente e ovviamente a favore del grande Biff. Ancora nell'ultima strofa dice che ovviamente non è facile fare questa vita, sempre all'inseguimento dei propri sogni e di una stella fortunata, niente e mai come sembra ma è possibile farcela.

Walking the Steel

L'approccio di "Walking the Steel (Camminando nel Memoriale)" è sul rock classico stile AC/DC, sia nella cadenza ritmica sia nel riff secco e tagliato. Biff canta come sempe molto bene fino all'ottimo chorus. Un rallentamento centrale è un omaggio ai morti dell'11 settembre 2001, il giorno tragico della caduta delle Twin Towers a New York. Si riaccende il brano con un breve solo di Doug, poi un falso ritornello si aggancia all'ultima strofa. Dopo l'ultimo chorus in dissolvenza alcuni accordi di chitarra richiamano ancora la parte centrale. Ovviamente dal tragico giorno del 2001, i Saxon sono tornati a New York a suonare altre volte e quindi hanno camminato nel Memoriale che ora ha sostituito le due torri: vi sono due fontane molto particolari (in cui l'acqua continua ciclicamente a scorrere verso il basso e tornare) con ai lati sul marmo tutti i nomi incisi della persone scomparse in quel tragico giorno. Credo che le liriche di Biff facciano riferimento al Memoriale vero e proprio, fatto di acciaio e vetro dove si possono non solo raccogliere testimonianza drammatiche di vigili del fuoco e gente comune ma anche visionare delle ricostruzioni 3d dell'accaduto. Biff si immagine un risorgere come quello di una fenice delle torri verso il cielo. Il vocalist recita "camminando nell'Acciaio -costruitele fino in alto - Camminando nell'Acciaio - per toccare il cielo. In realtà dopo alcuni progetti abbandonati si costruì la cosiddetta Freedom Tower, alta 1776 piedi (541 metri) che non a caso corrisponde esattamente all'anno della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America. Terminati i lavori nel 2013 con l'aggiunta di un antennina di 5 metri il grattacielo è ora noto con il nome One World Trade Center ed è quello più alto della skyline della Grande Mela. Certo ci è possibile immaginare un personaggio dall'intelligenza evidente di Biff immerso in questo poliedrico memoriale nel contemplare sia l'aspetto architettonico sia il ricordo dei defunti. C'è anche un breve riferimento a questi ultimi nella parte centrale lenta "ricordate gli eroi, ricordate tutti". Gli eroi furono considerati i Vigili del Fuoco di New York, soprattutto i primi sfortunati che giunsero sul posto prima della caduta effettiva delle Torri Gemelle.

Night of the Wolf

"Night of the Wolf (La notte del Lupo)" inizia con le chitarre dal riffing inesorabile, mid tempo ma molto heavy con Nigel che picchia con antica sapienza, prima che accordi melodici accompagnino l'ottimo Biff nelle liriche. Il chorus ha un qualcosa di epico, un eco selvaggio nella foresta, del resto l'atmosfera, come vedremo, si adatta molto al testo. Dopo il secondo chorus, alcune strofe fanno da preludio ad un momento catartico, con un bella chitarra acustica che prevale sui cori distanti. Piano piano il ritmo incalza ed ecco allora un breve solo di Doug che aggancia poi l'ultima strofa. Il finale vede un altro breve solo di Paul, prima che la canzone si chiuda con doppia cassa sullo sfondo con ancora chitarre acustiche che si dissolvono nel finale. Come dichiarato in un video sul web dallo stesso Biff Byford, la canzone "La notte del Lupo" è basata sul film hollywoodiano del 1994 "Wolf" diretto da Mike Nichols con due grandissimi attori, Jack Nicholson e Michelle Pfeifer. (in italiano stupidamente intitolato "Wolf la Belva è fuori"). Ovviamente è l'istrione Nicholson a trasformarsi nelle notti di luna piena in un Lupo Mannaro, per la paura della povera ignara Michelle. Devo dire che leggendo il testo, malgrado l'affermazione di Biff, in realtà il testo può essere considerato anche solo dedicato alla vita dei lupi, in branco nella notte di luna piena in cerca della loro preda per azzannarla. Del resto, la loro vita è questa, la fame li porta alla ricerca e alla lotta per la sopravvivenza, ed è tutto ciò che loro conoscono. Molto lontano in una foresta tra la neve e il ghiaccio, quando la luna piena cresce e le ombre prendono il sopravvento, quando l'uomo diventa la preda e grida nella notte, preghi in ginocchio che la Bestia sia fuori dalla vista. Notte del lupo, senti il suo richiamo. Notte del lupo, ululando alla Luna. Nella notte lottano per sopravvivere e l'unica cosa che conoscono. Guardando e cercando nell'oscurità, preghi Dio che li porti lontani dalla vista.

Wheels of Terror

Fuoco di cannoni e rumori di cingoli: "Wheels of Terror (Ruote del Terrore)" e' il titolo della penultima traccia di "Sacrifice". Un riff piuttosto distorto seguito subito da ottime percussioni di batteria introduce Biff all'ottima performance anche in questa canzone. Altro mezzo tempo heavy con un potentissimo chorus a incidere quasi sulla pelle della canzone. Un brevissimo intermezzo armonico delle due chitarre ed ecco il secondo verso. Una poderosa accelerazione di Nibbs e Nigel permette di scatenare gli assoli di Doug prima e Paul dopo. I due ritmici della band riprendono il filo del riff iniziale per l'ultimo cantato di Biff. Il chorus è ripetuto diverse volte con una notevole accelerazione alla batteria, prima che possente "Fire !" gridato da Biff chiuda la canzone con tanto di boato da colpo di cannone. Come il grande Lemmy, anche Biff evidentemente nel tempo libero non disdegna una giocata alla Playstation o X-Box che sia, e dunque "Wheels of Terror" è ispirata da giochi come TANK dove in scenari di guerra si affrontano i carro armati. Non fanno prigionieri, non si ritirano mai, l'unico scopo è quello di sconfiggere l'avversario. Le ruote del terrore proseguono incessanti a travolgere tutto ciò che hanno di fronte. Non c'è nulla che puoi fare per fermare la loro avanzata. Di potente effetto le parole: "Ruote del terrore, schiacciano tutto le ruote del terrore, battaglie di carri da guerra. La guerra lampo irrompe. Questa è la fine. Con una forte esplosione sei oramai fregato. Abbattendo le tue difese, facendo a pezzi la tua città. Muovendosi lento ma inesorabile solo la morte ti può rendere libero." Protagonista in questi giochi per appassionati di tank da guerra è proprio il carro armato che deve distruggere diversi obiettivi per vincere la battaglia finale contro il nemico che, ovviamente, sfodererà anche lui i pezzi grossi. Non male l'idea di scrivere una canzone in base ad un videogioco.

Standing in a queue

Un riff molto blues apre l'ultima traccia "Standing in a queue (Attendendo in fila)" con in sottofondo il basso pulsante di Nibbs Carter. Il resto della band subentra con Biff che attacca le prime strofe. Quinn e Scarratt lentamente accelerano i tempi prima del bridge, seguito dal ritornello. Il brano prosegue molto lineare con ancora arpeggi di chitarra strozzati, con l'ultimo verso e ultimo chorus e con dei ritocchi in sottofondo delle due chitarre. Il classico pezzo hard & blues che non manca mai nei lavori dei Saxon: lo spunto lirico ancora una volta è curioso: nella prima strofa è evidente che Biff si trova in un aeroporto, si presume di Dallas con i suoi bagagli, in attesa di tornare a casa dalla sua ragazza e pronto per fare del rock ma, appena girato l'angolo, si trova un'inspiegabile fila d'attesa con migliaia di persone silenziose. Il secondo scenario, di cui si parla nella seconda strofa, vede Biff fermarsi in un posto per mangiare, sempre nella via verso casa. Pochi minuti e rientra in carreggiata ma si trova la strada bloccata, con duemila persona davanti, chiedendosi se ci sarà pure un modo per uscire da questa situazione. Attendendo in fila, non sa che fare. Non ha un indizio di perchè si trovi in fila ad aspettare. Nella terza strofa c'è un'amara considerazione finale sulle due vicende: non c'è altro modo per uscire dalla situazione, e avrebbe certo di meglio da fare che stare in fila. Stando fermo in coda tutta il giorno si diventa pazzi, osserva, qualcuno dovrà dare una regolata. Ci vuole un altro piano: alziamo la voce alta e strapazziamo l'uomo allo sportello, ci deve pur essere un modo per uscire da qui. Sono in fila e non so che fare, stiamo cercando di passare, stando in fila, cercando di venire a casa dalla sua amata.

Conclusioni

Impressionante ancora una volta la capacità dei Saxon di realizzare album solidi, belli pur senza esagerare e senza discostarsi moltissimo dalla linea che hanno tracciato nell'oramai lontano 1979. Il missaggio dei suoni da parte di Andy Sneap ha dato anche quel valore in più alle musiche, con suoni cristallini ma heavy quanto basta soprattutto delle chitarre che sono sempre un po' il biglietto da visita per chi inizia ad ascoltare un disco metal. Mi piace sottolineare anche la batteria di Nigel Glockler che, se ascoltata con uno stereo di qualità, viene esaltata molto dal lavoro dell'ex chitarrista dei Sabbat. Per quanto riguarda altre produzioni dei Saxon, ricordo che tra "Call to Arms" e " Sacrifice" i Saxon hanno pubblicato nel 2012 un mega cofanetto contenente molte delle loro partecipazioni al famoso Wacken Open Air e anche un doppio dvd dal titolo "Eagle over Wacken" sempre per la UDR records, in cui vi era un doppio vinile contenente in particolare quello dell'edizione 2009, in cui i fan erano stati chiamati a scegliere almeno una canzone per ogni album dei Saxon. Nell'edizione digipack di "Sacrifice" vi sono già in anteprima di qualche mese cinque pezzi di song famose dei Saxon in versione alternativa che saranno proposte insieme ad altre nella raccolta "Unplugged and Strung Up", uscito sempre nell'anno 2013. Era un desiderio di Biff fare un album orchestrale dei pezzi storici dei Saxon, come hanno fatto molte band in passato dai Deep Purple ai Metallica, passando per gli Scorpions, ma alla fine si è scelto un ibrido tra versioni acustiche, e orchestrali. Nel cd aggiunto a "Sacrifice" spicca l'orchestrale versione di "Crusader", super classico che anche nella veste più prestigiosa è sempre stupenda. "Just let me rock" e "Forever Free" completamente rifatte dalla line up Byford / Quinn /Scarratt/ Carter /Glockler risultano quasi migliorate, la versione acustica di "Requiem" è stupenda mentre preferivo quella originale di "Frozen Rainbow", sebbene Biff meriti l'ennesimo plauso per come si è calato anche nel cantare i pezzi acustici. I Saxon continuano a farsi una grande reputazione, anche tra i giovani che cominciano a venire anch'essi in massa ai concerti, sebbene lo standard medio dei locali, almeno in Italia, li costringa vergognosamente a posti infelici e piccoli.

1) Introduzione
2) Procession
3) Sacrifice
4) Made in Belfast
5) Warriors of the road
6) Guardians of the Tomb
7) Stand up and Fight
8) Walking the Steel
9) Night of the Wolf
10) Wheels of Terror
11) Standing in a queue
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