SAVATAGE

The Wake of Magellan

1997 - Atlantic Records

A CURA DI
CHRISTIAN RUBINO
08/04/2022
TEMPO DI LETTURA:
8.8

Introduzione Recensione

"Si dovrebbe seguire il testo quando si ascolta The Wake Of Magellan per la prima volta. Ha molta profondità - non è un disco di un solo ascolto ... Stiamo suonando musica che ci piace suonare ... Non si tratta di stare al passo con ciò che sembra essere di moda perché non è di questo che parla la band". (intervista ad Al Pitrelli di John Perry per Rocknotes Webzine)

Dopo l'appassionante capolavoro di Dead Winter Dead arriva, nel 1997, a furore di popolo un'altra opera d'arte dei Savatage: l'imponente concept The Wake Of Magellan. L'opera cavalca l'onda del successo quasi insperato e in particolare il momento propizio che gli americani sfruttano già a partire dal penultimo album del '95, ma soprattutto questa ascesa è il risultato della decisione di Jon Oliva di non far sparire il nome della band dopo la morte dell'indimenticabile fratello Criss. Questo nuovo album è l'altra faccia di Dead Winter Dead, per una naturale e magistrale evoluzione che si allontana dal precedente drammatico e sinfonico platter, che narrava episodi di guerra, portando alla nascita del progetto parallelo della Trans-Siberian Orchestra. The Wake Of Magellan mantiene gli stessi elementi sinfonici, ma in modo più caotico con arrangiamenti incredibili e una sovrannaturale abbondanza di voci, riff e melodie che possono uscire solo dalle menti acutissime dei due soliti autori: Jon Oliva e Paul O'Neill ma anche, questa volta, dall'apporto e il contributo di altri membri del combo a stelle e strisce: "Siamo sempre stati principalmente io e Paul, da quando Criss è morto, ad occuparci del processo di scrittura e chiunque abbia avuto voglia, come Al Pitrelli che ci ha aiutato in alcune canzoni di The Wake Of Magellan e così ha fatto pure Chris Caffery, portando entrambi un po' di freschezza nel sound e un po' di durezza che prima mancavano". Quando Pitrelli e Caffery entrano nel '95 nella band, Dead Winter Dead è già composto e i due eseguono semplicemente le song così come sono state partorite ma ora i chitarristi sono coinvolti nel processo di scrittura e la cosa si sente. Il manager e produttore Paul, è comunque l'artefice principale perché quando sa di notizie che lo fanno adirare, sviluppa sempre e magnificamente dei grandi concetti da trasportare in musica. Qui le armonie sono più epiche e meno tragiche, in linea con la storia di questa nuova raccolta. Per questo motivo, entrambi gli album sono simili, ma allo stesso tempo completamente diversi, dimostrando come i Savatage, non ripetono mai, intelligentemente, la stessa formula, anche se mantengono sempre uno stile molto originale e interessante. La riproduzione in musica ha un percorso meno intimista e artisticamente meno temeraria, più leggera negli arrangiamenti e maggiormente propensa a una solenne ed emozionante teatralità che si rifà ai musical, amati soprattutto dal produttore O'Neill e dal musicista Oliva. In breve, più legata a un'idea di "Commedia musicale" di cui Jon è affascinato da quando in teatro vede per la prima volta "Il fantasma dell'opera" nel 1989 cercando, poi in seguito, di arricchire le sue creazioni di una componente barocca tipica di certe opere romanzesche. Spariscono quasi del tutto gli spartiti orchestrali favorendo l'immediatezza piuttosto che il ragionamento o la riflessione, ma senza mai rinunciare in ogni caso ai duetti tra il pianoforte e la chitarra elettrica. È anche la prima volta da un decennio che i Savatage rimangono con la stessa formazione dall'ultimo lavoro in studio e la cosa si sente fortunatamente moltissimo con Zachary Stevens alla voce, Al Pitrelli e Chris Caffery alle chitarre, Johnny Lee Middleton al basso, Jeff Plate alla batteria e Jon Oliva alla tastiera. La band è quindi sempre la stessa dell'ultimo disco, è questo e un fatto storico per gli statunitensi che rimangono, a registrare il loro decimo album, ai Sountrack Studios di New York per ben otto mesi e lo rifiniscono nei nuovissimi Studio 900, risultando alla fine come quello più costoso della loro importante discografia. Viene dato alle stampe curiosamente prima in Europa nel settembre del 1997, dove il sestetto è molto amato e poi dopo nella terra natia degli USA, dove sono un po' snobbati, addirittura nei sei mesi successivi all'ufficiale pubblicazione dell'Atlantic Records. La mente è un filo di capello che si può spezzare da un momento all'altro e la vita è un lungo viaggio in un mare calmo ma anche tempestoso che tra mille ostacoli termina in un ultimo porto. Da questi profondi pensieri parte l'dea e la metafora di riproporre un altro concept dove un vecchio marinaio spagnolo prende la decisione di suicidarsi in mare, decidendo così lui stesso l'ultimo giorno della sua esistenza. È ritratto dagli autori a percorrere una spiaggia infinita, che rappresenta la sua vuota e triste vita. L'uomo fondamentalmente pensa di non avere niente per cui vivere e cammina lungo la riva incrociando dei personaggi, che ritraggono i suoi gravi problemi personali ma che a differenza sua hanno delle enormi motivazioni. Vuole morire come farebbe un coraggioso vichingo ma nel mezzo di una tempesta salva un essere umano che sta annegando... e da lì comincia a capire che forse ha ancora qualcosa per cui esistere. Il racconto inventato da Paul e Jon è comunque ispirato e si intreccia alla narrazione reale dell'incidente di Maersk Dubai in cui il capitano della portacontainer taiwanese, Ming Fortune, getta e uccide in mare tre irregolari rumeni in pieno Oceano Atlantico alla fine del secolo scorso. Un membro dell'equipaggio però salva un clandestino dal nome: Nicolae Pasca, dalle grinfie del crudele capitano, facendolo tuffare in acqua in prossimità della costa. La storia poi si lega anche al fatto di cronaca sull'omicidio della reporter irlandese Veronica Guerin colpevole di combattere il traffico di droga nel suo paese e uccisa da alcuni malavitosi di Dublino. Nel complesso l'opera contiene dei brani che sono l'ideale cornice per questi temi così dolorosi. Il tutto è articolato, stimolante ma anche avvincente sia liricamente che sonoramente. I sintetizzatori e il pianoforte di Jon, soprannominato dai fans "The mountain of king", sono orchestrali, tortuosi, intrecciati ai massicci riff ritmici delle chitarre e ai martellanti colpi di batteria del possente Jeff Plate, che meccanicamente tiene su la sezione ritmica insieme alle preziosissime linee di basso dell'amico Johnny Lee Middleton. Gli arrangiamenti e le armonie delle composizioni sono di influenza classica e sprigionano veramente la sensazione di trovarsi in un Oceano in tempesta, che si acquieta e si infuria rabbiosamente senza preavviso. Le canzoni intraprendono nei primi minuti un andamento lento, con ritornelli orecchiabili, voci e cori stratificati, per poi trasformarsi in un ciclone devastante di suoni, anche dal pizzico prog, senza però perdere la bussola melodica tipica dello stile Savatage. La prima differenza che salta all'orecchio è il maggiore utilizzo delle tastiere e di un tocco progressive che impreziosisce tutti i solchi del disco.

"Avevamo già un suono diverso. Voglio dire, avevamo già un suono diverso dall'inizio, ma era diverso, mio ??fratello era nella band e io cantavo tutte le canzoni che erano pesanti. Lo facciamo da oltre dieci anni e ora volevamo avere nuove esperienze musicali, provare a rendere la musica più progressiva e incorporare nuovi strumenti e nuove melodie vocali". (Jon Oliva)

The Ocean

L'aspetto progressivo è presente fin dall'introduzione della strumentale The Ocean (L'Oceano), che avvia da subito l'atmosfera inquieta e corposa del nuovo concept. L'inserimento del rumore del mare, della pioggia e degli effetti del vento eleva il brevissimo pezzo ad una narrazione puramente drammatica, accompagnata da un tormentato pianoforte e da decise linee di basso, che creano una ambientazione misteriosa e coinvolgente. Il personaggio principale del racconto è Hector Del Fuego Magellan, un anziano marinaio portoghese presunto discendente del famoso esploratore e navigatore lusitano. L'uomo è solo in una spiaggia a riflettere sulla realtà che lo circonda e che non comprende perché non ha il supporto morale e materiale di nessun familiare, amico o conoscente. Cammina vagando in uno stato confusionario in compagnia dell'Oceano che gli è stato vicino per tanti anni. La calma regna sovrana e il suono continuo delle onde viene superato dalle sei corde di Pitrelli e Caffery che accolgono nello show gli ascoltatori nel proseguo del successivo "Welcome" intriso di melodie più robuste e allegre.

Welcome

Il pomposo Welcome (Benvenuto) è un'orecchiabile e rapido apripista melodico guidato dal veloce e divertente pianoforte di Jon Oliva, circondato da un incantevole coro e spigliate chitarre ritmiche che danno il benvenuto al racconto in pieno stile musical: "Che si accendano le luci, il palco è pronto e il sipario se n'è andato. Creature della notte è ora di iniziare lo spettacolo". Questo è uno di quei brani che mostrano come gli americani esplorino il loro slancio più epico e solenne per raccontare in fondo una storia triste, stimolata dall'amara esistenza di Hector e inserendo dei brutali fatti di cronaca sconvolgenti ma dai quali, a volte, sembriamo tutti assuefatti e disinteressati. La sensibilità di quest'uomo è così evidente che sembra essere a disagio su questo incomprensibile pianeta, pensando così di farla finita per sempre. Pensa che dopo il pensionamento, tornando nella propria città natale cominci un nuovo viaggio ma nonostante sia sopravvissuto ai suoi amici più cari, il suo passato in mare gli ha impedito di crearsi una famiglia, cosa di cui ora si angustia. La voce seriosa e nervosa di Zachary Stevens contrasta con le armonie orchestrali e gli alternati cori, che sembrano invece annunciare impropriamente qualcosa di positivo: "Ti faremo vedere molte cose. Ti racconteremo che nella vita ci sono cose che non ti sogneresti mai di sapere. Quindi, prima che arrivino i fantasmi, che tu sia benvenuto allo spettacolo. Benvenuto, benvenuto"!

Turns To Me

Provando a chiudere gli occhi si sente ancora lo sciabordio del mare, con l'accompagnamento armonico di febbrili tocchi di chitarra e le soavi parole cantate dall'ottimo Zachary Stevens, che accompagnano Hector nella desolata e assolata spiaggia cittadina, smarrito nella sofferenza di tenebrosi pensieri. Il presunto discendente del famoso Magellano, porta con sé una vecchia clessidra e sembra parlare con l'unico e vecchio amico rimastogli a fianco: l'Oceano! Sembra strano ma è così. Non è pazzo ma unicamente e maledettamente solo, non sapendo se per lui esista ancora un futuro. Turns To Me (Si gira verso me) è la canzone più aggressiva dell'opera con il duo chitarristico Caffery/Pitrelli che con follia e naturalezza rasenta la perfezione, soprattutto negli assoli ma con uno stile alquanto diverso da quello ornamentale e fino del compianto Criss Oliva. La forza del brano e la fluttuante tensione ritmica, dove si alternano anche dei martellanti riff elettrici e degli accordi acustici incrementati da zuccherosi passaggi di pianoforte, che sembrano ondeggiare furiosamente ma anche pacatamente al calmarsi delle acque. Le melodiche corde vocali di Zachary contribuiscono benissimo ad unire questi intensi contrasti sonori per una delle migliori esibizioni interpretative del vocalist americano. La stessa qualità si legge pure nel testo impegnativo che descrive tutta la timidezza, la vergogna e la paura di esprimere i propri sentimenti per una bellissima ex attrice. Il vecchio marinaio la vede sempre seduta al bar della battigia ma non riesce mai a rivolgergli la parola: "È sola, si guarda allo specchio e vede ciò che voleva diventare. Non c'è nessuno vicino a lei e si gira verso di me. Lei è una regina della bellezza, è impossibile non notarla". I pensieri di Magellano si fanno più cupi perché ricorda la sua giovinezza sprecata quando non pensava a farsi una famiglia e adesso, spaventato dai suoi fantasmi e dall' abbandono della speranza si sente inutile: "E adesso tutti quei momenti sono lontani. I fantasmi tormentano ogni parola che vorrebbe dire mentre cammina in mezzo alla decadenza. La giovinezza e il tempo collidono non potendo decidere quale direzione prendere". Non ha l'audacia di fermarsi, rivolgendogli la parola e questo lo ferisce moltissimo. In alcune parti la song si interrompe proprio per esprimere i diversi stati d'animo provati dall'uomo e ben evidenziati dai Savatage con affilati riff di chitarra, la combattiva ugola di Zac, il buon ritornello e i momenti acustici di serenità che danno, alla robusta composizione, una assurda sensazione di avventura e di sconfitta. Alla fine, l'oscurità sembra prevalere sull'animo di Hector che depresso punta gli occhi e l'attenzione verso le bizzarre onde che s'infrangono sulla dorata costa: "Non c'è nessuno che prega per me. Non so come mi sento stanotte. Non lo capisco, ma continuo ad aspettare sentendomi ancora vivo. Sto provando a sopravvivere. Fluttuerò insieme all'onda, finché non arriverai ed io?". A questo punto il brano si chiude con la stessa potenza di come era iniziato, grazie allo sconvolgente, violento e prolungato assolo dell'abilissimo Pitrelli, coautore di questo superbo pezzo heavy metal dai toni prog esaltati dai continui cambi di tempo e dalle improvvise ripartenze.

Morning Sun

Oggi si vive di più, ma si invecchia purtroppo male. Chi è vecchio viene emarginato perché considerato inutile e nel peggiore dei casi buttato in qualche ospizio. Hector in cuor suo si sente da un lato fortunato perché in piena salute fisica ma dall'altro lato è depresso e mentalmente instabile. Più riflette, più teme il futuro. L'unica cosa che lo aspetta realisticamente è una fine solitaria in un freddo ricovero per pensionati. Possiede una barca a vela e ha un'idea migliore che aspettare di morire: può salpare per l'ultima volta e lasciarsi reclamare dal suo amato mare. Morning Sun (Il sole del mattino) rispecchia perfettamente questa condizione di disagio grazie ad un'atmosfera insolita per la band. Il merito principale è del chitarrista Chris Caffery interprete di un inizio acustico, delicato e pizzicato dal sapore folk, prima di sprigionare con il compagno Pitrelli, un potente riff nel ritornello e un assolo fulminante ricco di venature blues, per uno dei brani più possenti della set list. Gli interrogativi del vecchio sono tanti e da qui comincia lo schietto dialogo con il mare al quale l'uomo ha dedicato tutta la sua esistenza: "Quando guardi il sole del mattino, vedi ciò che vedo io? O io sono l'unico che vede ciò che mi serve? Ho la visione di un uomo diverso da quello che sono diventato. Prego l'oceano sperando che mi capisca. Spero che non sia arrivata la mia ora". I sottili suoni iniziali sono superati dopo pochi secondi dall'esplosione di riff chitarristici durissimi e da deflagrazioni di batteria, che culminano nell'altezzoso assolo di chitarra alla fine del pezzo. Qui i sei artisti esplorano più indirizzi musicali orientandosi per lo più verso il prog metal con impercettibili spunti di pop-rock, che si notano soprattutto nel positivo refrain, ma in generale gli accordi sono particolarmente articolati ed eccitanti. Il momento saliente è l'intervallarsi della chitarra folk con quella metal, con al centro poi la melodica, acutissima e infuriata ugola dello strepitoso vocalist che interpreta egregiamente il combattuto stato d'animo del marinaio spagnolo: "Non posso aspettare il sole del mattino davanti al mare. L'oceano capisce l'uomo che potrei diventare. Da qualche parte c'è un mondo diverso da questo, migliore di quello che vedo. Quando arriva la tua ora capisci che non ti resta neanche un altro giorno". La parte migliore della canzone è anche, in chiusura dopo l'ultimo ritornello, il pazzesco assolo della sei corde di Pitrelli, uno dei migliori funamboli in circolazione sulla faccia della Terra, che sembra condividere e gridare l'incompresa disperazione di Magellano: "Quando arriva la tua ora e ci sei nel mezzo, a nessuno importa ciò che stai passando".

Another Way

Anche per questo concept i sei rockers puntano ad un suono più oscuro, dal grande peso emotivo e carico di trepidanti ombre, che si notano subito in Another Way (Un altro modo) cantato da Jon Oliva, in modo diabolico e sinistro. Come per Dead Winter Dead ci troviamo al cospetto di un brano più duro, sul quale le oscure corde vocali del singer riempiono egregiamente la scena con maligna cattiveria. Il frontman riesce ad entrare nella psiche del suo personaggio, incapace di relazionarsi con il mondo esterno, sviluppando così un'ottima interpretazione che esprime il totale fallimento di Hector di fronte a quell'Oceano menzionante la sua giovinezza: "I tempi stavano cambiando. Erano passati diciott'anni e non restava più molto tempo per diventare famosi. Eri su un'isola ma non sei andato molto lontano". Le chitarre cadenzate e beffarde fanno immediatamente la loro parte insieme al tono malvagio di Jon che canta in questa song al posto di Zac, accompagnato da consistenti basi sinfoniche che si adattano perfettamente ai pensieri di morte del vecchio marinaio spagnolo, assaltato da pensieri suicidi. La sua barca è lì sulla costa, pronta per andare in acqua e accompagnarlo a farla finita una volta per tutte, anziché rimanere solo in una società che non può dargli una via d'uscita o un'alternativa. L'affascinante ritornello esalta questo dialogo tra la sua mente e l'amico mare che può liberarlo da questa insoddisfazione una volta per tutte: "Adesso non dirmi che c'è qualcosa in più. Che c'è un modo per farcela. Proprio come se ci fosse una porta e se non ci sarà un altro modo, dovrai dirmi perché. Perché? Perché?" Another Way è un pezzo teso e possente, tra magnifiche sfuriate chitarristiche thrash di Pitrelli ed un coro dal vago sapore epico. L'ugola affilata di Oliva si sposa perfettamente ai possenti riff e alla massiccia sezione ritmica, capitanata dal preciso Johnny Lee Middleton e dal battente Jeff Plate. L'ascolto di questa canzone, pesante e dal gusto ottantiano, è come trovarsi a bordo di una nave durante un devastante uragano, spaventati e rassegnati ad un atroce destino!

Blackjack Guillotine

Prima di imbarcarsi per l'ultima volta nel suo immenso Oceano e durante il dialogo interno con il suo mare, Hector vede sulla riva il corpo di un ragazzo rimasto vittima di un 'overdose di eroina e l'evento lo turba profondamente tanto da lasciarlo impietrito dal dolore: "La ghigliottina del blackjack è affilata come un rasoio è sempre pulita. Deve mentire spudoratamente perché una volta entrata, sa che cosa deve fare". I cupi arpeggi iniziali e le fluide linee chitarristiche dal sapore western confluiscono in un profondo mid-tempo, gestito sapientemente da Stevens e quasi parlato più che cantato nei primi due minuti. Dopo, nel terzo minuto, entrano in gioco delle feroci chitarre elettriche e dei fulminanti assoli del maestoso Pitrelli e dell'impressionante Chris Caffery che si alternano bene nel contesto leggermente sinfonico della composizione, originariamente scritta per il nuovo album dei Doctor Butcher di Jon Oliva e dello stesso Caffery. L'accelerazione ritmica e i pungenti riff, insieme alla furia della chitarra solista evidenziano il momento in cui Magellano scopre le membra del giovane, ricoperte a intermittenza dalla marea che non riesce a svegliarlo, confermandone purtroppo l'amaro decesso: "Ha una pelle secca e bianca. Ha una macchia nelle vene e sai allora qual è stata la sua fine". Intorno a lui ci sono pacchetti di Blackjack Guillotine (La ghigliottina Blackjack), la marca della droga di cui ha fatto un'overdose mortale. Si può morire così a quella giovane età si chiede l'incredulo e afflitto marinaio? La risposta sonora dei Savatage in questa canzone è di pura rabbia e rancore ma anche di accettazione di una funesta realtà che vede gli uomini liberi di potersi farsi male perché fingono di credere a falsi e bugiardi idoli senza pietà: "Sono un drogato. Ho una carta di credito e devo farmi in vena perché schiavo delle mie nascoste bugie. La moda è venerare questi Dei minori. Essi mentono perché devono mentire perché sanno che crediamo solo alle bugie". Tema attualissimo quello trattato dalla band perché non riguarda solo la dipendenza dalle droghe ma tutte quelle prigionie di cui l'uomo è vittima come l'alcool, il fumo e il gioco d'azzardo. Il circolo vizioso della dipendenza riguarda comportamenti e stati d'animo che aumentano la negatività dell'animo umano, portando alla lunga ad un annientamento del corpo e della mente: "Ogni volta che c'è una vena che viene bucata, arriva un momento in cui lo rivuoi indietro. Indietro! Ora non riesco a pensare a niente. Non ce la faccio"! Jon e soci conoscono benissimo gli effetti e i danni della droga ed ecco perché questo brano è maledettamente potente e ammaliante con i suoi vorticosi riff e le tonalità bellicose di Zachary Stevens.

Paragons Of Innocence

Dal profondo del cuore Hector ha il forte desiderio di capire cosa sia successo davvero al povero giovane. Vuole sapere la verità e smania per trovarla. L'aiuto arriva dal distaccato Oceano che spiega al vecchio come la vittima sia stata uccisa da una micidiale droga, regalatagli da un amico proprio nel compimento del suo diciottesimo compleanno. Il sole e l'acqua in movimento riescono a stento a trattenere l'irrequietezza e la rabbia che esplode nell'animo di Magellano, che dalla tristezza rimane immobile a riflettere sulla schifosa umanità di cui fa parte: "Il giorno diventa notte, poi ancora giorno e non mi riconosco più ma rimango al mio posto pensando che tutto sia programmato. Non ci hanno detto che nessuno se ne va da questa terra. Nessuno se ne va vivo". Paragons Of Innocence (esempi d'innocenza) è una canzone molto robusta, caratterizzata da una singolare atmosfera, plasmata dalla voce rauca e demoniaca di Oliva che interpreta benissimo un ampio spettro di stati d'animo e personalità nascoste del personaggio principale. Addirittura, a metà del pezzo, Jon stupisce con una spietata risata e un cantato in versione rap, nevrotico e incavolato che mostra tutta l'esplosiva collera accumulata dallo spirito di Hector. Il tema lirico è molto stimolante ed è impreziosito nell'esposizione dalle tonalità uniche e sinistre del musicista a stelle e strisce. Il sound ha un fascino, tipicamente hard rock che ricorda la drammaticità horror di alcune canzoni del connazionale e mitico Alice Cooper ma con l'aggiunta di un pianoforte jazzy che tela i fili di tutta la composizione. L'Oceano non è d'accordo sul piano suicida di Magellano, sempre più rattristato e cerca di convincerlo a cambiare idea: "Arriva sempre un momento in cui fai ciò che vuoi fare. Sai che non dovresti farlo ma lo fai comunque. Le parole diventarono bugie e le bugie diventarono grovigli. Sei pallido come un cadavere anche se pensi che non si veda. Vivi in mezzo a menzogne ma da qualche parte nel tuo cuore sai che devi lasciarlo andare. Nessuno se ne va vivo"! Il finale è strano e interessante allo stesso tempo, perché mentre si ode una bellissima melodia di piano, questa all'improvviso scompare per dare posto ad un coinvolgente refrain chitarristico e a una formidabile tastiera di sottofondo. Paragons Of Innocence è uno spartiacque importante per il concept perché sonoramente il combo di Tampa da qui in poi indurisce ancora di più il proprio sound. Nonostante qualche intermezzo più soft I Savatage propongono e mantengono sempre una fantastica melodia grazie all'uso discontinuo del piano e delle armoniche tastiere di "The mountain king".

Complaint In The System

I funebri tasti del piano di Jon e la batteria battente introducono Complaint In The System (Un lamento nel sistema), canzone dedicata alla compianta giornalista Veronica Guerin, la cui storia è scoperta da Hector grazie al solito Oceano con il quale interagisce e che tenta, ancora una volta, di fargli capire quanto sia importante e preziosa vivere la vita con verità e altruismo. A Magellano non rimane altro che coprire il corpo del defunto con la sua giacca ma all'improvviso i suoi piedi sono urtati da una corona funebre e una pagina di giornale che l'acqua spinge a riva. Sulla pagina quasi inzuppata legge dell'omicidio della reporter Veronica Guerin e il mare spiega ancora una volta, al confuso pensionato, che il drappo appartiene proprio alla giovane giornalista irlandese uccisa da alcuni killer per le sue lotte contro i trafficanti di droga mentre cercava, con i suoi articoli, di smascherare i boss irlandesi della polvere bianca. In questi primi due minuti i Savatage attaccano ripetutamente i timpani con i loro pungenti riff, un coro molto elaborato e una lirica denunciante i governi e i mezzi di comunicazione che chiudono spesso gli occhi su questo scottante tema: "Benvenuto nel sistema. Questa è la situazione confusa del labirinto che tutti vedono ma che tutti vogliono evitare. Perché il bene deve causare problemi quando nessuno si lamenta? Perché ci deve essere un martire, se poi nessuno si salva"? A queste belle domande rispondono le impetuose chitarre elettriche, le quali metaforicamente rappresentano il mare che comincia a ingrossarsi, rafforzato dalla tenebrosa e acutissima voce del giovane Zac. Hector, da uomo religioso qual è recita una preghiera per entrambe le vittime e prosegue il suo afflitto cammino lungo la spiaggia, sconvolto da quanto visto e scoperto su un mondo ormai diventato sempre più disumano e crudele. Come scritto prima, le voci della composizione, dall'irreale e falso tono, sono così tutte elaborate e sofisticate da trasformare i cori e il ritornello in qualcosa di freddo e distaccato da dare effettivamente fastidio e disgusto. Sembra quasi di intravedere e sentire lo sconforto del vecchio marinaio che alla fine scoppia a piangere: "C'è un lamento nel sistema, dovresti capirlo. Non è una cosa da sottovalutare. È davvero semplice, capisci"? Complaint In The System, dal grande lavoro di chitarra e di piano in sottofondo, non è sicuramente la migliore traccia dell'album perché nonostante sia interpretata benissimo da Stevens ha bisogno volutamente, con il suo distaccato sound, di infastidire e di attirare l'attenzionecon i suoi cori metallici e robotici che rispecchiano perfettamente l'egoismo e il menefreghismo umano su certi temi spinosi. Ma è comunque molto rilevante per il concept, in quanto omaggia il coraggio e l'onestà intellettuale della sfortunata Veronica Guerin che svolgeva semplicemente il suo ruolo di informatrice dell'odiata e disprezzata verità.

Underture

Il suono del mare si incastra con quello del soave e melodico pianoforte ma è questione di pochi secondi perché un muro sonoro fatto di chitarre elettriche, tastiera, batteria e basso si abbatte come un macigno sulla mente dello sconsolato marinaio. La strumentale Underture, con i suoi continui cambi di tempo e le sue accelerazioni chitarristiche esalta e travolge le immaginazioni di morte e di sopravvivenza dello sfiduciato uomo spagnolo che proseguendo il suo itinerario è rapito dalla sua tormentata e quasi rassegnata coscienza. Questo brevissimo pezzo, appesantito da un'energica keyboard e da corposi riff di guitar, è caratterizzato da pazzeschi intrecci armonici che uniti a tumultuosi assoli chitarristici e allo splendente piano ne fanno uno spartiacque importante sulla decisione finale del vecchio mozzo. Underture è quindi un entusiasmato metal prog, suonato da musicisti tecnicissimi ma è anche un riepilogo dettagliato di quello che si è udito fino ad ora e soprattutto di quello che si ascolterà dopo, alla conclusione dell'opera. Brano fantastico e adrenalinico, ideale per condurre Hector alla foce di un fiume che incontra casualmente e che frena improvvisamente il suo tragitto nell'assolato litorale marittimo. Qui l'uomo si ferma a pensare in attesa che parta la successiva e mastodontica title track The Wake Of Magellan, che definirà il suo incerto destino.

The Wake Of Magellan

Con le lacrime ancora sul viso, il vecchio vede fermarsi davanti a sé un bambino accompagnato dalla madre, che cerca di parlargli perché incuriosito dalla vecchia clessidra che lo sconsolato Hector tiene in mano. All'improvviso e con un gesto fulmineo, la mamma del piccolo lo trascina via prima che il figlio possa sussurrare almeno una parola al povero anziano. L'introduzione lenta e sensuale di The Wake Of Magellan (Il risveglio di Magellano) rispecchia questo momento particolare del concept con una pacata sezione ritmica accompagnata da un fosco pianoforte e una misurata chitarra elettrica che conduce le ritmate note iniziali prima che queste possano esplodere in un melodicissimo ritornello, sostenuto rigogliosamente dall'ugola pulita e acuta di Zac Stevens. Qui i Savatage offrono dei massicci riff metal e circa un minuto e mezzo di veloci, furiosi e interminabili assoli di chitarra, dove si intromette una sottile orchestrazione sonora in cui il singer ritorna di nuovo dietro al microfono per riproporre l'epico ed eccitante funereo ritornello: "Credo a ciò che dissero i profeti, che gli oceani tengono con sé i loro morti ma di notte, quando le onde sono vicine loro sussurrano e io li sento". Per l'ex marinaio, questo è un colpo fatale perché si ritrova ancora solo a vagare in questo maledetto arenile di dolori e in un momento di ira rompe la preziosa clessidra sbattendola a terra e desiderando così la morte. Incapace di trovare una spiegazione logica al suo presente e deluso da un'umanità indifferente, decide di farla finita non vedendo nessun futuro roseo nella sua vuota esistenza: "Caro Dio, È un suicidio? Purtroppo, non sono mai stato un uomo di passioni". La spettacolarità di questa imponente title track è il contrapporsi delle voci degli artisti negli stratosferici cori e l'ottima interpretazione di Zac nelle vesti dello sconfortato Hector che decide per disperazione di salire sulla sua barca a vela, l'unica cosa rimastagli, per andare in mare aperto verso l'ignoto tramonto. L'intera band si immedesima perfettamente con il protagonista proponendo uno stile più avvincente, più veloce e più articolato, retto dal propulsivo groove di basso del precisissimo Johnny Lee Middleton. Il vocalist statunitense è poi espressivo e convincente, ritraendo tutte le emozioni discordanti racchiuse nella mente del protagonista, grazie al suo canto polifonico che abbellisce questo gioiello musicale della durata dipiù di sei minuti, fatti di qualità, epicità e una coesione strumentale stupefacente. Non c'è più posto per lui nel mondo e l'anziano decide di intraprendere il suo ultimo viaggio: "Caro Dio, potremmo fare un compromesso o le ombre di questa notte saranno eterne? Sono circondato dal silenzio di Colombo, Magellano e De Gama che navigarono attraverso l'oceano in un mondo d'ignoranza, governato da pensieri primitivi. Furono uccisi perché non avevano più volontà ma solo un presentimento. Ma in questo mondo di uomini senza cuore è come se non fosse mai successo niente". La canzone termina con un minuto di quiete finale, riprendendo le tranquille note iniziali del pezzo ma senza il cantato impressionante di Zac, per un triste commiato. L'imbarcazione con il timone bloccato si dirige in alto mare con il suo impaurito passeggero: "Signore, dimmi cosa succederà. Loro sussurrano e io li sento".

Anymore

Adesso disteso all'interno della sua piccola imbarcazione, Magellano guarda il cielo offuscarsi ed ha una tremenda paura ma si sente finalmente libero di pensare al suo passato e alla sua imminente fine: "Non voglio camminare sull'acqua. Non voglio guardare tra le onde perché vedo solo le scritte sulle loro tombe. Adesso che questa stagione se ne sta andando, ho iniziato ad osservare un cielo vuoto, dimenticando la ragione dell'infanzia e sperando di poter tornare indietro". Il malinconico piano di Jon Oliva rappresenta ottimamente questo particolare momento e lo stesso si può dire per le melodiche corde vocali, tristi e infuriate di Stevens che fanno emergere frustrazione e forse pentimento per l'atto suicida del povero Hector. Anymore (Basta) è la classica semi ballata emotiva divisa in due parti che ricorda Alone You Breathe dello straordinario album Handfull Of Rain; la prima caratterizzata da un sensibile cantato e da riff elettrici intermittenti di chitarra che sì alternano al ritmato pianoforte mentre la seconda invece ha un impetuoso cambio di tempo, con le chitarre che prendono il sopravvento con potenti assoli, lasciando solo un piccolo spazio al pianoforte al termine della composizione. L'orecchiabile ritornello è ripetuto più volte e verso la conclusione è abbellito da dei cori femminili che si intrecciano, in segno di speranza, a quelli maschili della band: "Chiudi gli occhi e credici di nuovo. C'è un Dio nel cielo che si ricorda quando eravamo giovani e non fingevamo di avere fede". Steve poi chiude, invocando come ultima ancora di salvezza la fede cristiana del povero marinaio, sulle accelerazioni strumentali delle chitarre e della sezione ritmica e urlando tutta la sua voglia di salvezza prima che sia troppo tardi: "Basta! Basta! Ci sarà un tempo in cui tutti gli uomini saranno più saggi. Tutti. Sì, tutti. Si salveranno". La traccia è in fondo profonda, dal grande peso emotivo, zeppa di preoccupazione, che dimostra l'ennesima bravura dei Savatage e soprattutto è inserita come intermezzo per la burrascosa "The Storm", che colpisce l'anima grazie ai due abilissimi e formidabili guitar hero del combo americano.

The Storm

Il depresso marinaio si addormenta e sogna il suo famoso e lontano parente che gli dice di ritornare a terra ma quando si sveglia di soprassalto si ritrova dentro un incubo perché investito in pieno da una terrificante tempesta che scuote e alza la barchetta su altissime e infernali onde. Il consueto piano melodico e tenebroso di Jon, con in sottofondo la pioggia, i tuoni e i fulmini di un fortissimo temporale, apre alla puramente strumentale The Storm (La tempesta), sottolineando la disperazione di Hector ma anche quella dell'esploratore e navigatore Ferdinando Magellano, suo antenato, che non riuscì nel 1521 a completare la prima circumnavigazione del globo perché sfortunatamente ucciso nelle attuali Filippine. Questa è una canzone scritta da Pitrelli e lo si sente, anche perché contiene uno dei migliori assoli della sua meritata carriera. Il sound degli americani è istantaneamente riconoscibile, grazie soprattutto alle atmosfere filtrate della tastiera, ridondante e affilata, o alle sferzanti chitarre elettriche di Chris Caffery e del già citato Al Pitrelli che sfoggia dei riff emozionanti, d'impatto e sul finire del pezzo anche commoventi. "The Storm" catapulta letteralmente nel centro di un uragano in mare aperto, con una intensità toccante e una sequenza sonora che intimoriscono dalla prima all'ultima nota. Il desiderio del protagonista di morire sta per essere esaudito.

The Hourglass

Il concept si chiude con gli epici otto minuti di The Hourglass (La clessidra): "La nave sarebbe stata la sua bara. La fine è vicina ma nel momento cruciale si svegliò. La fine è?"  Siamo all'ultimo atto del racconto e sembra che l'Oceano sia pronto ad accontentare il frastornato marinaio ma succede qualcosa di inaspettato perché Hector ad un tratto si rende conto di sentire da lontano una voce umana. La luce di un lampo gli mostra un uomo che lotta tra le onde in mezzo al nulla. Magellano, a questo punto si sveglia dal torpore e scacciata la paura, manovra il timone e salpa in suo soccorso, combattendo la tempesta ma incapace purtroppo di raggiungere il naufrago. Questo è il brano più lungo dell'album, perché la band riassume tutte le sonorità ascoltate in precedenza: una sottile apertura, due chitarre cadenzate e pesanti che accelerano nelle strutture più complesse, con cori e voci contrapposti su veementi orchestrazioni. Tutti gli stati d'animo del vecchio spagnolo e del naufrago sono rappresentati in modo altalenante e pomposo: "Egli sentì un sussurro nell'oscurità. Quella voce gli chiedeva di capire perché nel deserto si cerca l'acqua e sull'oceano invece si cerca la terra. È lì tra le onde vide un uomo nella sua tomba, nella notte tra lampi di luce". Per tutto il tempo, Magellano prega Dio di dimenticare la sua assurda richiesta quando invece un altro uomo sta per subire la morte che non vuole e lo invoca quindi afargli vedere il mattino, o almeno di dargli una possibilità per aggrapparsi di nuovo alla vita: "Potresti tenere unite le nostre vite e riportarle sulla costa? Potresti darci quest'ultima illusione, solo questa e nient'altro"? Il pacifico pianoforte di Oliva e l'ugola tranquilla di Zac introducono poi l'arrivo inaspettato e miracoloso di una bonaccia, che placa la tempesta permettendo all'esperto marinaio di trascinare a bordo il superstite. Durante il ritorno verso la terra ferma, Hector scopre che l'uomo tratto in salvo è un clandestino buttato in mare, insieme ad altri tre compagni rumeni, da un disumano capitano di un mercantile intento ad evitare di pagare un'eventuale multa per aver trasportato dei passeggeri non consentiti. Disgustato da un simile episodio, Hector finalmente si pente e capisce di aver fatto qualcosa di importante salvando la vita di un essere umano. Il superlativo ritornello melodico accompagna i due verso il porto del paese dove Magellano lascia alle autorità l'uomo irregolare affinché possa anche testimoniare contro il crudele ufficiale che ha tentato di ucciderlo: "Le stagioni passano, le stagioni passano. Hanno tutto dentro: le ore e i minuti che passeranno domani ma per me non significano più nulla". "The Hourglass" è un altro pazzesco mid tempo che chiude con il piano e i soliti cori all'unisono sviluppati con la consueta maestria per una conclusione molto appagante ma dando però la sensazione che qui i Savatage siano ormai definitivamente diventati la Trans Siberian Orchestra. Lo sviluppo strumentale è impressionante e in generale la melodia si rifà a due tracce precedenti: Anymore e Underture, per un grande finale e per un altro riuscitissimo, ed eccezionale concept! Hector, ritorna dopo a piedi in spiaggia nel luogo dove si era incontrato con il bambino e incredibilmente trova la sua vecchia clessidra riempita di sabbia. Felice di aver rinvenuto il suo vecchio tesoro abbandona la sua vetusta imbarcazione tra le onde del suo amico Oceano e si allontana camminando sull'arena con le onde che cancellano dolcemente i suoi passi: "Da qualche parte, quella barca sta vagando nell'oceano, spinta dal vento con nessuno a bordo. La clessidra non è più abbandonata nell'oceano. Rimangono solo le sue impronte sulla spiaggia che presto verranno cancellate e non ci saranno più!"

Conclusioni

"The Wake Of Magellan, è un lavoro più arrabbiato. Ha un sound più duro ed è un album più chitarristico. È stata la storia stessa a richiederlo. Dead Winter Dead era più orchestrale?, certo, anche questo album è pieno di orchestrazioni ma abbiamo dato più spazio ai chitarristi, visto che oramai sono ben tre anni che lavoriamo insieme" (intervista a Jon Oliva tratta dal libro "Dietro il sipario, l'epopea dei Savatage", scritto da Dario Cattaneo)

I folli e geniali Savatage si ripresentano ancora con un altro interessantissimo concept sotto tanti punti di vista. Il frutto di tanto lavoro in studio, è in definitiva un'opera mastodontica, melodica, varia nei suoni, incentrata sulle fragilità e sulle cattiverie umane. Oggi se il compianto e sensibile O'Neil fosse vivo avrebbe proposto sicuramente a Oliva di ricomporre la baracca, dato che la band è discograficamente in coma da più di vent'anni, per realizzare un altro profondo e toccante concept sull'assurda guerra in Ucraina che stiamo vivendo in questi terribili giorni. Solo pochissimi gruppi rock al mondo, come i floridiani, hanno il dono divino di seguire durevolmente un proprio inconfondibile stile e allo stesso tempo cambiarlo di poco per avere nuovi spunti creativi e stilistici. Le calde ed emozionanti parti di pianoforte di Jon sono ancora più presenti rispetto alle ultime incisioni, accompagnando, in quasi tutti i solchi del disco, la potente e affascinante ugola di Zak Stevens ormai alla sua ultima interpretazione con la band di Tampa. Sicuramente uno dei migliori cantanti metal in circolazione, grazie alle sue profonde, determinate e melodrammatiche corde vocali che non hanno nulla da invidiare al fuori quota Jon Oliva, la cui diversa e altrettanta potente voce, insieme alle sue tastiere, sono sempre fondamentali per la struttura delle canzoni. Naturalmente, non ci sono solo loro due come perni del combo ma anche altri quattro preparatissimi artisti, visionari e senza pregiudizi musicali: Jeff Plate e Johnny Lee Middleton compongono una normale sezione ritmica senza sussulti particolari ma sempre precisa e diligente nella realizzazione finale di questo straordinario lavoro. Il superlativo chitarrista Al Pitrelli porta uno stile molto tecnico e roboante mentre Chris Caffery, che usa pure una delle chitarre dell'amico Criss Oliva, è la massiccia spalla ideale che da estro e potenza. Entrambi, se da un lato non eguagliano le gesta indimenticabili del mitico Criss, dall'altra mostrano un talentuoso lavoro di chitarra, una tecnica e una affinità musicale che insieme li rende unici e originali. Il vascello dei Savatage è inaffondabile e robusto perché resiste nel corso degli anni a diverse intemperie e disgrazie ma rimane sempre a galla con il suo mutevole equipaggio e con un sound sempre in evoluzione, mischiando elementi progressivi e orchestrali al puro heavy metal di cui sono stati grandi artefici fino alla morte prematura del giovane Oliva. "The Wake Of Magellan" è la conferma di una crescita artistica emozionante, di un difficile viaggio nel mondo del business e di un equilibrio sonoro tra dramma e teatralità, proponendo un heavy metal ricco di enfatiche melodie e sofisticati arrangiamenti. Il concept è composto da meravigliose canzoni che uniscono vari generi ma dove non prevale comunque il prog metal tradizionale come viene inteso oggi, perché i Savatage sono incomparabili e molto diversi da chi offre solo questa musica. Il loro è un suono di classe eseguito sinceramente con il cuore, l'anima, tanto amore e distante anni luce da qualunque moda. Forse, in alcuni punti "The Wake Of Magellan" non è impeccabile e nemmeno la loro più grande fatica discografica perché alcune melodie sono un po' ripetute mentre quando si approcciano ad armonie più moderne non entusiasmano più di tanto perché legati al formidabile periodo ottantiano di cui essi stessi sono stati i grandi fautori, diventando negli anni una delle band più innovative di quel famoso periodo. L'opera è comunque straordinaria con momenti epici, ottime liriche e canzoni orecchiabili infarcite di suoni sinfonici, riff metallici, supportati da cori a più voci contrapposte che rimangono in assoluto il loro indistinguibile marchio di fabbrica. Infine, il messaggio dei cinque americani è chiaro: la speranza e la forza di continuare a vivere non devono mai abdicare in ognuno di noi perché nonostante gli esseri umani siano di passaggio, in questo pazzo mondo occorre sempre lottare e respirare la vita così come viene, con tutte le gioie e i dolori che essa ci riserva fino alla fine.

"È dai Beatles che penso di aver preso il mio modo di scrivere le canzoni. Il mio stile di scrittura è stato sviluppato da loro, più che da band pesanti come i Black Sabbath. Amo la musica pesante e tutto ciò che suoni pesante; quindi, penso che la miscela di tutto ciò sia ciò che dà per me un suono un po' unico." (intervista a Jon Oliva di Steen per Revelationz.net)

1) The Ocean
2) Welcome
3) Turns To Me
4) Morning Sun
5) Another Way
6) Blackjack Guillotine
7) Paragons Of Innocence
8) Complaint In The System
9) Underture
10) The Wake Of Magellan
11) Anymore
12) The Storm
13) The Hourglass
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