SAVATAGE

Streets

1991 - Atlantic

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
28/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Dopo aver infilato una doppietta di grande successo con gli album Hall Of The Mountain King e Gutter Ballet, usciti rispettivamente nel 1987 e nel 1989, i Savatage pubblicano il primo vero e proprio concept album, intitolato Streets: A Rock Opera. Il concept deriva da un soggetto scritto da Paul O'Neill, produttore della band già da Hall Of The Mountain King, alla fine degli Anni '70 per uno spettacolo di Broadway. Nonostante le similitudini con la vita di Jon Oliva, quindi, sono da accantonare e ricondurre a semplice coincidenza le ipotesi di un'autobiografia in musica di Jon. In realtà è Criss Oliva a proporre il soggetto per il disco dopo aver trovato il manoscritto di O'Neill a casa sua, abbandonato in una libreria. Curiosamente, Jon non gradirà mai la particolare etichetta 'A Rock Opera' aggiunta al titolo dell'album, che sicuramente aumenta la coerenza concettuale della storia e non lascia dubbi sul fatto che le canzoni siano legate da una narrazione ben precisa. Una versione ben più estesa dell'album, comprendente ben 31 tracce tra cui diverse narrazioni in cui Jon Oliva introduce le canzoni vere e proprie, verrà pubblicata nel 2013: questa nuova versione presenta diverso materiale aggiuntivo, i cui nastri registrati vengono persi o cassati dalla Atlantic Records al momento di produrre il disco. Lo stesso processo di produzione dura un anno, un tempo molto lungo ma che è diventato affare abbastanza comune nel rock e nel metal già nella seconda metà della decade precedente, che ha visto l'ingresso della tecnologia digitale nel mondo discografico e ha dato i natali a 'mostri' come Hysteria dei Def Leppard. Oltre alla line-up ufficiale, composta dai fratelli Oliva, Steve Wacholz (batteria) e Robert Lee Middleton (basso), si aggiungono il coro di bambini Mozart's Magic Flute e Robert Kinkel (tastiere) come session musician. John Zahner si unirà alla band per il tour promozionale come jolly alle tastiere e alla chitarra ritmica.

Il concept si snoda attorno alla vicenda di DT Jesus (DT può riferirsi a De-tox, etichetta affibbiata a chi trascorre un periodo in una clinica per disintossicarsi da una dipendenza, oppure a down-town, inteso come il centro più caotico e 'duro' di New York), una rockstar in disgrazia che si è ridotta a spacciare stupefacenti nelle strade della Grande Mela e che vive nel corso dell'album una rinascita artistica e morale prima di imboccare ancora la strada della decadenza e della perdizione. DT Jesus viene impersonato da Gary Smith, da lunga pezza disegnatore delle cover per gli album dei Savatage, nel video del brano "Jesus Saves" girato per MTV.



L'inizio misterioso della title track "Streets" è affidato ad un coro di bambini e alla melodia di un glockenspiel - il cui timbro richiama nell'immaginario occidentale le idee di 'arcano' e angusto - seguito dall'approccio aggressivo e teatrale di Jon Oliva, mentre la sezione ritmica esegue un riff tagliente ed abbastanza indicativo della direzione neo-progressive imboccata dai Savatage. DT Jesus descrive lo scenario Newyorchese in cui vive e conduce i propri affari, quasi cercando di imbonire la folla per attirarla verso l'uso di droga; le meraviglie del mondo (sole e aria fresca) sembrano un prezzo esiguo da pagare per entrare in un mondo sì oscuro e 'umido' (la dimensione del 'bagnato' è una caratteristica che compare in tutti gli album dei Savatage prima della morte di Criss), ma che allo stesso tempo non dorme mai pur non essendo sveglio ed accoglie amorevolmente i propri figli in un abbraccio rassicurante. Già dal primo pezzo è molto forte la sensazione di trovarsi in un musical, e "Streets" funge da efficace scena di apertura. "Jesus Saves" è introdotta dalla narrazione di un barbone che chiede un nichelino ad un passante ricco. Il disgraziato comincia a raccontare la storia di DT Jesus, che una volta girava per le stesse strade: da ragazzo che raccoglie ogni centesimo per comprarsi una chitarra, DT Jesus diventa l'idolo delle folle e un musicista di successo; per qualche ragione, però, la fama e i soldi lo cambiano e lo rendono incurante di tutto quel che lo circonda, fino ad abbrutirlo di fronte ad una bottiglia di pub in pub. Le sue fortune sono infrante, e nemmeno la band o i produttori, che dovrebbero avere a cuore la sua sorte, sanno dove sia. Il brano comincia con un riff di Criss Oliva dal distorto pesante, l'accompagnamento dei sintetizzatori e una curiosa alternanza di melodia in modo eolio (scuro, 'triste') e modo misolidio (più 'luminoso') che dà a questa parte del pezzo una connotazione surreale e molto contradditoria. Inoltre, i Savatage cominciano ad usare più che in passato strutture armoniche della tradizione Euroclassica accanto ai riff più minacciosi. L'alternanza non può che ampliare la dimensione 'operistica' e teatrale della musica, su cui anche Jon si inserisce con fare più narrativo che melodico. In un certo senso, si comincia ad intravedere un buon compromesso tra i primi album della band, basati su un metal duro e senza compromessi, e materiale influenzato dalla tradizione del metal patinato degli Anni Ottanta, che negli Stati Uniti ha fatto a dir poco furore, e di cui lo stesso album Fight For The Rock dei Savatage è stato un tentativo fallimentare. "Tonight He Grins Again" è una canzone maestosa tinta di un forte tono drammatico tipicamente Ottantiano, amplificato dall'uso delle tastiere che imitano un'orchestra sinfonica con tanto di pianoforte a coda. Il testo è un'autoflagellazione di DT Jesus, che si rende conto di aver gettato al vento tutte le proprie amicizie e quanto aveva di caro nella vita, rimanendo con solo una scimmia come compagno d'avventura. Una scimmia che, come dice il titolo, anche stanotte sogghigna di fronte alla miseria del protagonista. "Strange Reality" ritorna ad un heavy metal più aggressivo e diretto, ma allo stesso sempre condito di grandeur (un po' alla Randy Rhoads, per dirla tutta) nel chorus della canzone, in cui DT Jesus si interroga sul proprio perdere contatto con la realtà e smarrimento morale. Jon Oliva continua a conferire al personaggio il proprio stile vocale estremo, distorto la maggior parte del tempo ma anche molto trascinante nelle melodie; in questo lo aiutano anche i geniali riff del fratello Criss, che si susseguono vorticosamente secondo la scuola dei primi Judas Priest o dei Metallica più vecchia scuola. Non può mancare ora un brano lento, più teatrale che una vera e propria power ballad: "A Little Too Far", in cui Jon è accompagnato principalmente dal pianoforte, è l'epifania di DT Jesus, il quale si decide a dare una svolta alla propria vita dissoluta. Per il protagonista è giunto il momento di tornare indietro al punto in cui la sua vita aveva un senso. La veloce e brillante "You're Alive", palesemente ispirata a Bat Out Of Hell di Meat Loaf, con musiche e testi di Jim Steinman (che peraltro non era meno heavy!), descrive in meno di due minuti la trionfale rentrée di un DT Jesus rivitalizzato e pronto a calcare nuovamente il palcoscenico. Nonostante lo scetticismo della stampa, DT è di nuovo una macchina da show e riesce a far accorrere le folle di vecchi fans. Inizialmente a disagio nel rivestire i panni della rockstar, si ricorda ben presto che il segreto è lasciarsi andare e cavalcare l'onda, o meglio 'scivolare come un pattinatore su un ghiaccio troppo sottile per poterci camminare'. Un ritorno così vittorioso però non è totalmente immune da imprevisti, come dimostra "Sammy and Tex". Sammy - che ha prestato trentamila dollari a DT in precedenza - irrompe di nuovo nella vita della rockstar per chiedere il saldo e gli interessi. Ne nascono un alterco prima e una colluttazione poi, e D sembra avere la peggio finché non arriva in suo soccorso l'amico fraterno Tex. Anche se Tex fa valere la propria forza superiore su Sammy, questi lo colpisce con un coltello e lo lascia per terra esanime. Accecato di rabbia, DT già prefigura la vendetta su Sammy, che pensa bene di darsela a gambe. Il brano è una veloce cavalcata in ritmo swing, anche se è piuttosto insolito ascoltare queste ritmiche con una distorsione heavy metal... Il groove à-la Elvis del pezzo comunica tutto il movimento dell'azione descritta dal testo, e anche i frequenti break di batteria contribuiscono ad aumentare i battiti cardiaci e la sensazione di accelerazione. Un solo particolarmente aggressivo e selvaggio mostra un Criss Oliva preciso e concentrato nel valorizzare la ritmica particolare della canzone. "St. Patrick's" è un altro brano lento, in cui il pianoforte inizialmente accompagna la voce pulita di Jon Oliva, che all'ingresso della band completa ritorna sul tipico timbro distorto del cantante. Il crescendo musicale porta ad un maestoso tempo terzinato in cui un potente tappeto di tastiere supporta le linee melodiche della chitarra di Criss, per una volta meno impegnata nei riff, ed i fill di batteria di Steve Wacholz, in questo brano più in evidenza rispetto al resto del disco. DT Jesus si rivolge direttamente a Dio chiedendogli spiegazioni su quel che sta succedendo. La rockstar capisce di aver smarrito la via, e riconosce i limiti umani nel ragionare sui motivi imperscrutabili della volontà divina, ma al tempo stesso non può non essere perplessa e sfiduciata verso l'operato dell'Onnipotente. "Can You Hear Me Now" ritorna sulle coordinate dellìEP The Dungeons Are Calling, con un'atmosfera nebulosa attraversata da riff potenti e grandiosi, in cui la voce di Jon / DT Jesus comincia il proprio cammino di riavvicinamento a Dio, chiedendosi se questi riesce a sentire il suo grido di aiuto. Improvvisamente, alcuni dei dubbi più pressanti del protagonista sembrano dissolversi nella consapevolezza che 'qualcosa' esiste ed è in ascolto. La canzone è una piramide sonora che, da un'atmosfera pacata e soffusa, monta fino ad un alto picco di intensità per poi rispegnersi lentamente. "New York City Don't Mean Nothing" inizia come una ballata accompagnata da una chitarra acustica, ma subito sviluppa un ritmo tipicamente ottantiano mirato a lanciare il chorus e soprattutto un solo di chitarra veloce ma molto più melodico rispetto a quanto espresso da Criss Oliva nelle altre canzoni, dove invece veniva privilegiato l'aspetto virtuosistico. DT Jesus invita a diffidare della Grande Mela, un posto pieno di opportunità ma anche di insidie, in cui egli stesso ha trovato più volte la strada del successo e quella della perdizione. A New York bisogna stare sempre molto attenti a guardarsi le spalle, evitare di bruciarsi le opportunità (i ponti che aspettano di fronte a noi) ma anche di alzare troppo la cresta una volta raggiunta la notorietà. "Ghost In The Ruins" è l'ennesima elargizione di buoni riff da parte della sezione strumentale Oliva-Middleton-Wacholz, che punta soprattutto sul chorus cantato a più voci mentre DT Jesus esprime tutto il proprio disincanto verso la vita da rockstar che è tornato a condurre. Certo, il successo gli ha arriso ancora una volta, ma è consapevole della bassezza morale di NY e della facilità con cui il destino è capace di voltargli la faccia. Per questo si aggira come un 'fantasma tra le rovine' nelle strade della metropoli a bordo della propria limousine, osservando tanti altri come lui che, derelitti o meno nelle fortune terrene, sono comunque avviati sulla strada della perdizione. Un potente supporto ritmico sostiene un solo di Criss mirato ad esplorare le varie potenzialità sonore della chitarra, soprattutto tramite l'uso di effetti e tecniche insolite. "If I Go Away" è un brano forse un po' troppo 'zuccheroso' dal punto di vista musicale, ma al contempo uno dei più riusciti e drammatici di tutto l'album. Di nuovo compare il pianoforte ad accompagnare la voce pulita di DT Jesus, ma quando questa riprende l'abituale aggressività rientrano gli altri strumenti della band. L'influenza di Foreigner, White Lion, e altri grandi della scena pop metal del tempo si fa sentire pesantemente, ma i fratelli Oliva mantengono intatta la propria identità timbrica e regalano, insieme a Wacholz e Middleton, un brano di grande impatto emotivo: DT è aspramente combattuto tra mantenere la fede in Dio, di cui percepisce la presenza, e rinnegarla per sempre, poiché non riesce a vedere le ragioni di tutto quel che sta succedendo. Anche se il tema è trito e ritrito, non si può negare che il controverso rapporto uomo-divinità sia da secoli un punto interrogativo che si ripresenta con estrema forza sia nella storia delle varie civiltà, sia nelle vite dei singoli individui. "Agony And Ecstasy" è fortemente ispirato ai Judas Priest dei primi Anni Ottanta, con riff serrati ma semplici, toni di chitarra aperti e la voce di Jon Oliva sempre distorta ed arrembante, stavolta impegnata in una sillabazione molto veloce del testo. DT Jesus subisce il forte richiamo della droga, che già tante volte ha alleviato i suoi dolori esistenziali offrendogli una facile via di scampo. Nonostante DT stia sperimentando quello che sembra a tutti gli effetti un riavvicinamento a Dio, la tentazione è sempre forte, e "Agony And Ecstasy" è forse il pezzo più movimentato dell'intero album grazie anche ad un solo finale selvaggio e ai break di batteria. In "Heal My Soul" è di nuovo il pianoforte ad introdurre il monomelo di DT Jesus, che si dichiara sfinito e alla deriva nella vita che sta conducendo, conscio della propria decadenza ma troppo stanco per lottare da solo e risollevarsi. Ecco quindi che, accompagnato da cori angelici in sottofondo, rivolge una melodia di preghiera a Jesus (quello originale) implorandolo di venirgli in aiuto. Lo stesso mood prosegue in "Somewhere In Time", in cui già la voce di DT Jesus è più presente e risoluta. Un mid-tempo trionfale evidenzia la conversione definitiva del protagonista, ora finalmente illuminato dalla consapevolezza di poter trovare la salvazione. Di nuovo in pieno stile Meat Loaf, il tempo e l'intensità della canzone aumentano in un turbinio strumentale che porta all'ultimo brano, la famosa "Believe". Probabilmente una delle canzoni migliori mai scritte dalla band tra la fine degli Anni Ottanta e l'inizio dei Novanta. Stavolta Jon Oliva presta la voce a tutti e due i Jesus - con e senza DT - con il primo che invita ad affidarsi a lui come luce e speranza, mantenendo la fiducia di vedersi un giorno affiancati e confortati nell'ultima ora, mentre il secondo rimane comunque ancorato al mondo terreno che ben conosce e che non ha mai veramente lasciato. La power ballad, ancora una volta maestosa e sotenuta dal fondamentale apporto delle tastiere, libera tutto il potenziale drammatico della voce di Jon Oliva, mentre per una volta il fratello Criss si sottrae leggermente dalle luci del proscenio.



Non c'è dubbio che Streets sia un album incredibilmente debitore, sul piano del concetto e della struttura, ai primi due dischi di un monumento del rock sinfonico come Meat Loaf, rasentando addirittura il plagio in certi punti. Calmi, ho detto 'rasentando'. I Savatage sicuramente segnano una tappa importante con questo disco molto lungo e dall'ascolto non sempre semplice. Se il concept contestuale e la prestazione in generale della band sono molto solidi, con i fratelli Oliva sugli scudi come in pochi altri album della premiata ditta, la proposta musicale è onestamente un po' troppo poco variegata per giustificare settanta minuti di ascolto. Certi brani, nonostante la loro funzionalità drammatica, sono poco più che filler o connettivi tra pezzi più importanti. Da una parte si giustificano per il ruolo ricoperto nell'economia della storia, dall'altra è difficile evitare di saltarli dal secondo ascolto in poi, soprattutto se non si è fan sfegatati della band. In complesso, comunque, questo album identifica un momento capitale nella vicenda dei Savatage, anche perché è l'ultimo con Jon Oliva alla voce prima della cessione del ruolo a Zachary Stevens (pur rimanendo Oliva tastierista e compositore nel gruppo). Sfortunatamente, sarà l'ultimo dei fratelli Oliva come voce e chitarrista...


1) Streets
2) Jesus Saves
3) Tonight He Grins Again
4) Strange Reality
5) A Little Too Far
6) You're Alive
7) Sammy And Tex
8) St. Patrick's
9) Can You Hear Me Now
10) New YOrk City Don't Mean Nothing
11) Ghost In The Ruins
12) If I Go Away
13) Agony And Ecstasy
14) Heal My Soul
15) Somewhere In Time
16) Believe

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