Savatage

Gutter Ballet

1989 - Atlantic Records

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
14/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Risale al 1910 il romanzo de “Il Fantasma dell’Opera” dello scrittore Gastone Leroux. Un racconto che ha poi ispirato film e musical, come quello scritto e diretto da Andrew Lloyd Webber del 1986. La storia del fantasma che si aggira nel teatro dell’Opéra di Parigi, ha fatto non solo il giro del mondo, ma conquistato con le sue vicende, una grande fetta di pubblico per decadi e decadi. Il prodotto di Webber, uno dei compositori più famosi e talentuosi dello scorso millennio, non ha bisogno di ulteriori elogi, chiunque ha avuto la fortuna di vederlo a teatro, ha potuto provare sulla propria pelle, le sensazioni che musiche talmente belle, riescono a evocare. Nel 2004 il musical di Webber è stato trasposto al cinema, ma ci sono altre versioni cinematografiche. La prima risale al 1916, ma personalmente quella a cui sono più affezionata appartiene al regista Brian De Palma; sto parlando de “Il fantasma del Palcoscenico” del 1974. Il lungometraggio è solo ispirato al romanzo di Leroux, con una colonna sonora davvero notevole, contenente sfumature rock piuttosto pregevoli, anche se del tutto lontana stilisticamente da quella poi composta da Webber per il suo musical.  Lo spettacolo teatrale del compositore londinese ha influenzato molti artisti in campo musicale; pensiamo alla canzone Phantom of the Opera degli Iron Maiden contenuta nel loro debut album del 1980, le cui liriche si riferiscono proprio al protagonista del romanzo, o alla cover dei Nightwish in cui la potente voce di Tarja omaggia in maniera sopraffina la composizione di Webber, o alla cover dei Dreams Of Sanity, gothic band austriaca non più in attività dal 2002, ma che ha donato un pizzico di moderno gothic rock alla rivisitazione di una della sezioni più belle dell’opera di Webber. Tale musical avrebbe anni dopo influito sul cambio stilistico di una band a me molto cara, i Savatage. Dopo quattro album che hanno dimostrato la preziosa caratura della band capitanata dai fratelli Oliva, Jon e Criss, nel 1989 il gruppo si appresta a deliziarci con un nuovo lavoro, il cui titolo iniziale era Temptation Revelation. Poco prima che finissero le registrazioni, Jon vede a Toronto Il fantasma dell’Opera e questo lo fa orientare su un suono composto da elementi progressive, operistici e ampiamente melodici. Jon e Criss a questo punto si riversano nella realizzazione di una nuova canzone; nasce Gutter Ballet, che diventa poi il titolo del nuovo platter. La svolta musicale dei Savatage ha inizio, con un sound che diviene poi il loro elemento identificativo.  La line up del gruppo è la stessa dei due album precedenti ovvero, Jon Oliva alla voce e pianoforte, Criss Oliva alla chitarra, Chris Caffery seconda chitarra e tastiere, Steve "Doc" Wacholz alla batteria e Johnny Lee Middleton al basso. L’album edito dall’Atlantic Records contiene dieci tracce per una durata di 47 min. e 23 sec. Nell’edizione su cd rispetto al vinile, viene inserita una track aggiuntiva “Thorazine Shuffle”. Nelle seguenti riedizioni su cd troviamo inoltre delle bonus track.



Il rumore delle pale di un elicottero danno il via a Gutter Ballet, con la prima traccia “Of Rage and War”. Sono Wacholz e Middleton ad accompagnare e poi succedere al suono dell’elicottero, qualche battuta e Criss entra in scena con la sua chitarra, introducendo la voce di Jon che si palesa con versi sospirati. Il timbro tagliente del vocalist non tarda ad arrivare, ed ecco che udiamo l’inconfondibile voce di big Jon! Il ritmo ha basi solide ma tutt’altro che speed. Esplora territori alquanto pacifici, sono di contro il riff di base e l’interpretazione vocale a rendere pungente il pezzo. La batteria segue con i suoi colpi l’andamento della chitarra, in una perfetta simbiosi di note, fino a che Wacholz non lascia spazio a Criss per il suo assolo. Si apre con un tantino di “remore” l’album dell’evoluzione stilistica dei Savatage, Of Rage and War non decolla del tutto, è una bella canzone, ma manca di sprint, di quel quid che te la fa entrare in testa da subito. Il testo è una chiara dichiarazione di rabbia contro le guerre, contro il rispondere alla violenza con la violenza, che inevitabilmente genera altra violenza. Scienziati che creano armi chimiche, aeroporti pieni di terroristi, anarchici skinhead nazisti affollano il nostro mondo, alimentando, partecipando e portando avanti, gli intenti bellicosi di chi non sa usare altri mezzi, se non le armi, per combattere o rivendicare. Il pianeta terra sarebbe un posto migliore afferma Jon Oliva, se questi personaggi non esistessero. Eccoci arrivati alla titletrack dell’album, la "Gutter Ballet" composta dopo la visione de Il Fantasma dell’Opera. Tastiere predominanti fin dall’inizio eseguono una sonata malinconica che apre le danze, raggiunte poi da chitarra e batteria in sequenze stoppate, che alternano il solo piano all’assemblaggio di tutti gli strumenti. Dura all’incirca un minuto e mezzo questo intro alternato, poi la formazione si compatta e parte alla volta del brano. Il songwriting presenta un’evidente maturazione stilistica nella composizione. Sicuramente la parte più strong dei Savatage è messa meno in risalto a vantaggio di uno spettro melodico amplificato. L’impatto coinvolgente di cui lamentavo prima la mancanza, qui è ben espresso. La composizione di Gutter Ballet non solo fa presa dalle prime battute, ma cresce man mano che si prosegue con l’ascolto. L’assolo di Criss arriva presto a deliziarci l’udito, così come l’ineguagliabile voce di Jon e della sua interpretazione sempre convincente, consona, accorata e magnetica, così come sono magnetiche le note scaturite dai nostri Savatage. Risulta davvero incredibile come oltre sei minuti scivolino via tanto facilmente. Perdersi attraverso quei suoni e lasciarsi trasportare da quella note è un viaggio ad occhi chiusi, come farsi cullare dalle onde del mare. I Savatage riescono a concepire un songwriting articolato che rendono fruibile anche ai non appassionati di metal. Rende il tutto ancor più epico l’inserimento di una sezione d’archi che esplode nel refrain con tutta la magnificenza e la beltà che tali strumenti possono offrire, legandosi in maniera indissolubile e plasmandosi con il songwriting. Possiamo vedere la sezione orchestrale degli archi anche nel video ufficiale. Le immagini offrono uno scorcio urbano piuttosto degradato. Jon Oliva si aggira per i vicoli bui e sudici di una città, dove topi e ubriaconi sono gli abitanti preferiti. Una ragazza si trova a camminare da sola e viene spaventata e circondata da una banda. Le corre in aiuto un gruppo di persone appartenente ad una banda rivale. Mentre un aspetto non proprio felice della vita ci viene mostrato, I Savatage suonano il loro balletto di strada, tra macerie e bidoni infuocati, tra immondizia e carcasse di macchine, accompagnati da quella sezione d’archi di cui prima. La musica viene così accompagnata da immagini significative che ritroviamo tra l’altro nel testo.  La vita trova identificazione nella metafora di un “balletto di strada”. Grottesca visione di fenomeni da baraccone che vivono la loro esistenza come in un circo, dando spettacolo di sé sperando e ricercando l’attenzione del prossimo. Siamo tutti un po’ giocolieri, funamboli e clown che arrancano, ricercando la strada giusta da percorrere sotto questo grande tendone colorato chiamato vita. “Temptation Revelation” titolo scelto inizialmente per l’album ma poi scartato da Jon, non volendo un pezzo strumentale come identificatore del disco, è una composizione estremamente pregevole. Quasi tre minuti composti da una parte iniziale di tastiere delicate, raggiunte da note di chitarra che fungono letteralmente da “parte vocale”. Lo strumento nelle mani di Criss canta, esprime emozioni senza far pesare l’assenza di voce. Verso  metà canzone l’atmosfera cambia assumendo connotati drammatici, dati dalla sola esecuzione di Jon alle tastiere. Criss e la sua chitarra lo raggiungono in un crescendo sonoro ed emozionale dal forte pathos. Personalmente anche se l’album avesse avuto come titolo quello di una traccia strumentale, non mi sarebbe dispiaciuto, tutt’altro, data la fattura sempre riccamente corposa degli strumentali targati Savatage. Temptation Revelation è il preludio all’altro pezzo forte dell’album, “When the Crowds Are Gone”. L’apertura di questa traccia intensa è opera del mattatore Jon, che con voce e pianoforte conduce l’ascoltatore fin dentro il suo cuore. Inizialmente improntato come ballad, il pezzo prende corpo con l’entrata in scena del resto della band, pur mantenendo un fraseggio melodico. La performance vocale di Jon Oliva si spinge su registri alti, dando prova della sua potenza ed intensità vocale. Ancora gli archi ad accompagnare una sinfonia di note tanto delicate, quanto vigorose. Qualità e tecnica esplodono dall’assolo di Criss e si amplificano attraverso la sezione ritmica, ottima compagna per il duo di fratelli. When the Crowds Are Gone gode di un video ufficiale, in cui Jon inizialmente suona in un teatro in disuso, e come un flashback le immagini che si susseguono descrivono l’esibizione on stage dei Savatage di fronte ad un pubblico proprio sul palco di quel teatro. Un’altra metafora quella descritta nelle liriche, in cui la vita è paragonata alla musica, che finisce soltanto “quando il pubblico se n’è andato”, come recita il titolo. Nonostante sbagli e perdite di tempo, nonostante il recitare una parte per rimanere aggrappati a questa vita, fin quando ci sarà fiato per respirare e fin quando ci sarà qualcuno per cui vivere, la musica (la vita) continuerà a suonare. La “seta e l’acciaio” di “Silk and Steel” vengono interpretati musicalmente da note acustiche di chitarra, in uno strumentale come sempre ammaliante. L’unico ingrediente di questa composizione è appunto l’ausilio delle chitarre, in un avvicendarsi di riffs ed arpeggi che evocano altri luoghi, altri tempi ed altre dimensioni. Di tutto l’album Silk and Steel è l’unica non scritta dal duo di fratelli Oliva ed O’Neil. La creazione è opera di Criss e di Paul Silver. Dopo delicati arpeggi il registro muta su fronti esattamente opposti. “She's in Love” ci riporta alle sonorità con cui i Savatage avevano cominciato la loro avventura, un heavy metal schietto e deciso, con riffs pungenti. Il basso di Middleton risalta in primo piano con suono agguerrito ed il compagno Wacholz segue la sua squadra con empatia. Il duo Oliva/Caffery elabora una combo apparentemente semplice, ma lo fa con una tale precisione da produrre un effetto assolutamente coinvolgente. L’avvicendarsi dei riffs con gli assoli, la tecnica esecutiva, il fervore creativo e l’accattivante timbrica di Jon sono una miscela esplosiva. Si procede in un crescendo di fraseggi sempre ben concepiti con oculatezza, chiarezza stilistica ed in perfetta linea con la caratterizzazione ritmica. Piuttosto malizioso il testo che accompagna la track. Esplicita descrizione di un momento di sesso orale che descrive la bravura della donna che lo compie. Un’azione che la soddisfa, è la sua specialità. Ma allora il titolo “Lei è innamorata” a cosa si riferisce. Beh a quanto pare all’amore per quello che fa! Le aperture melodiche udite in “Hounds” sfidano qualunque scettico ascoltatore di metal! L’andamento del pezzo è sostanzialmente concepito con una prima ed un’ultima parte molto melodiche, mentre il resto dell’andamento è caratterizzato dagli interventi dei due fratelli Oliva che rendono il sound affilato. L’inizio è quello di una ballad ,ripreso poi dal finale. L’introduzione è opera di un arpeggio di chitarra accompagnato da leggeri colpi sui piatti, Jon con interpretazione pacata si adagia su questo tappeto, per poi irrompere con veemenza permettendo agli altri componenti di entrare in scena. L’atmosfera si riempie di energia, pur rimanendo su ritmiche amabili. Sono gli assoli e i riffs di Criss che come colpi di frusta, danno sferzate violente, e la carne vibra, si dilania sotto gli acuti efferati di Jon. Posso affermare con decisione che Hounds è uno dei brani capolavoro del disco, al pari di Gutter Ballet e When the Crowds Are Gone. Poco oltre metà canzone troviamo un attimo di respiro in cui i sospiri vocali ed il songwriting dai connotati drammatici stemperano una tempesta con apparente quiete. Apparentemente poiché a questa calma segue un binomio chitarra solista/ voce, da ovazione! Si parla di cani randagi che vagano nelle loro terre scrutando l’orizzonte e proteggendo il loro territorio. Scrutano nella notte, danno la caccia e nessuno comprende il loro credo. Questa descrizione mi fa venire in mente i nativi americani, che dopo secoli di barbarie ricevute  dai colonizzatori, dopo essere stati sterminati e cacciati dalle loro terre, ad un certo punto si ribellano, ripagando con la stessa moneta. Se analizziamo bene il testo dei Savatage, troviamo una netta congruenza tra la descrizione di questi cani con i lupi, ed il lupo è sempre stato il simbolo dei nativi americani. Per cui è probabile che Hounds si riferisca proprio a loro. Nuovamente catapultati all’interno di un violento uragano con “The Unholy”, i Savatage saggiano le loro doti compositive ricercandone l’essenza più selvaggia. Si parte da un riffs di chitarra susseguito da una breve combo alle corde. La sezione ritmica e Jon entrano in scena con veemenza brutale. Non ci sono particolari colpi di scena stilistici in questo brano; il concepimento è metal schietto e diretto. Il mattatore Jon delizia con la sua esecuzione acuta e pungente, ai limiti dell’asprigno in molti vocalizzi. Insomma un po’ come la sensazione che si ha mangiando un limone, coi brividi che ti attraversano il palato ma che poi ti lasciano quel senso di fresco! Non mancano le cavalcate alle corde di Criss ed i suoi immancabili ed ammalianti assoli. Con una batteria che lo segue in un controtempo spettacolare! La gara degli strumenti si avvia verso un finale smorzato da un cambio ritmico anticipato da colpi stoppati di batteria. Spetta ad un chorus dal sapore arcaico accompagnare le ultime battute che costituisce la parte finale della song. Le liriche parlano di mondi lontani, prima che Cristo nascesse, c’era una razza dannata dall’ anima intrappolata che regnava nel piano astrale. Ad un passo dalla morte la loro furia li avrebbe portati a regnare anche sulla terra; la luce sacrilega li chiama, ma loro si rifiutano di andarle in contro. Spiriti ridotti ad essere schiavizzati in mondi da incubo,  e ad essere impiegati nell’armata degli inferi. Una visione folle (ma nemmeno troppo) delle anime impenitenti che cercano una sorta di redenzione. “Mentally Yours” si compone di una prima parte estremamente melodica, costituita soltanto da voce e pianoforte. Un netto distacco, quasi brusco introduce la seconda parte, che pare essere un’altra canzone a se stante. Infatti il ritmo cambia totalmente, portando l’ascoltatore su registri ritmici spinti ma non estremamente speed. Assoli di chitarra a parte, il pezzo è piuttosto statico per quasi tutta la durata, con la classica formula strofa e ritornello, per altro ripetuto in un loop che può infastidire ma che, credetemi, trova un senso contestualizzandolo nel testo. La costanza stilistica del songwriting si spezza intorno ai quattro minuti, quando le chitarre eseguono un incontro/scontro supportati dalla sezione ritmica che ne segue l’andatura con precisione accademica; ma è in particolare l’esecuzione solista di Criss a inebriare tutta l’aria intorno con i suoi guizzi fiammanti. L’idillio alle corde dura solo una trentina di secondi, poi si ritorna al ritornello in loop cantato in maniera spasmodica e ansiogena, da un Jon in perfetta veste disturbata e disturbante. Come già anticipato, l’interpretazione canora ritrova un riscontro interpretativo piuttosto caratterizzante. Si parla di Timmy un ragazzo mentalmente instabile, che ha visto la sua vita sgretolarsi come un castello di sabbia. Lui ha provato a “fuggire” da un’altra parte (della sua mente?) ma non ci è riuscito. Ha condotto una vita di follia, ha picchiato la moglie, cosparso il gatto di benzina. Solo questione di tempo, ma prima o poi sarebbe “esploso” il suo vero io. Timmy suonava in una band, ma i suoi amici lo hanno mandato via. Timmy ora è spento, è vuoto, rivive tutto quello che ha fatto, non si riprenderà mai più, poiché suonare era tutto quello che desiderava, tutto quello che aveva. Nessuna gabbia può rinchiudere Timmy; lui è un’anima selvaggia e tornerà a ricalcare il suo palco. Le liriche di Mentally Yours sono molto forti, scavano nella psiche umana avvalendosi di un’allegoria musicale, e in sostanza ci raccontano come una forte passione se toltaci, può farci letteralmente impazzire. I Savatage ritornano col far vibrare le melodiche corde dell’anima. Spetta a “Summer's Rain” fregiarsi di questo merito. Un arpeggio di chitarra introduce ed accompagna Jon che entra in scena con la sua voce graffiata. Il resto del gruppo fa il suo ingresso trionfante, eseguendo una serie di note ridondanti di forza, ma adagiate su base soft. La sostanziale ballad non presenta particolari picchi tecnici o strutturali, ma punta tutta sul duo di fratelli. L’uno con la chitarra e l’altro con la voce sono i protagonisti assoluti; sezione ritmica e d’archi ricamano un prezioso orlo, che rende la veste di Summer's Rain ancor più pregiata. Sono ancora i conflitti interiori il perno centrale del testo. Un uomo si ritrova a camminare sotto la pioggia d’estate, ripensando a strade smarrite, promesse fatte, stupidi orgogli, cicatrici e qualcuno da ritrovare. L’uomo dice di sognare, ma in questo cammino tutti i ricordi sembrano così veri. Cammina solo sotto la pioggia estiva, cercando e sperando di trovare, prima o poi, quel qualcuno ed una buona strada sulla quale camminare. Risate deliranti accompagnate da un arpeggio, danno il via all’ultima traccia che troviamo nelle ristampe su cd, ovvero “Thorazine Shuffle”. Il cantato di Jon si districa in svariate interpretazioni, come ormai siamo abituati a sentire. Doti da attore riproposte dalla sua ugola d’oro, ci accompagnano in questa traccia dai connotati ossessivi, messi in risalto dai riff di chitarra, dai pattern di batteria e da cori di voci tormentate. Il songwriting rievoca posti dai quali è impossibile fuggire, come una mente attanagliata da fobie e rimorsi. La struttura del brano è semplice, sono le ottemperanze agli strumenti a conferire verve, basandosi i musicisti più sulla spinta esecutiva che su quella creativa. Thorazine Shuffle non è di certo tra i brani migliori dell’album, ma mette fine con orgoglio al lavoro che segna la svolta stilistica dei Savatage nella loro carriera. Come si evince dal titolo parliamo di torazina, ovvero un principio attivo che si usa nel trattamento di disturbi psichici quali schizofrenia e bipolarità. Le liriche ritraggono la vita che conduce un paziente in clinica psichiatrica. Ripensa a come viveva prima di entrare in quel posto, vede le facce tristi degli altri pazienti che, ogni notte si esibiscono in chiassose rivolte mentali; ed è allora che avviene “il rimescolamento della torazina” (thorazine shuffle). Nelle due ristampe successive, troviamo nella prima (1997) come bonus track “All That I Bleed (piano version)” e nella seconda (2002) le tracce “When the Crowds Are Gone” e “Hounds” versione live.



L’album della svolta, quello che da inizio ad una maturazione stilistica e creativa nei Savatage è un buon punto di partenza, da cui poi si sviluppano i lavori successivi, come Streets: A Rock Opera del 1991, l’ultimo che vede Jon nelle vesti di cantante dati i problemi alle corde vocali, o Edge of Thorns ultimo lavoro di Criss alla chitarra, che ci viene portato via prematuramente da quel maledetto incidente.  Nonostante le disgrazie i Savatage trovano la forza di andare avanti, grazie alla determinazione di Jon, che rimane nel gruppo come compositore e tastierista. Il lato sinfonico e progressive viene sviscerato man mano che i lavori vanno avanti, e dischi come l’appena citato Edge of Thorns, Handful of Rain e Dead Winter Dead segnano un punto preciso e fondamentale sulla quale base i Savatage, ricostruiscono il loro personale percorso musicale. Una band che ha dato valore artistico ed emotivo sotto ogni punto di vista. Una band che non si è arresa e che ha fatto della musica, una vera e propria ancora di salvezza.


1) Of Rage and War
2) Gutter Ballet
3) Temptation Revelation
4) When the Crowds Are Gone
5) Silk and Steel
6) She's in Love
7) Hounds
8) The Unholy
9) Mentally Yours
10) Summer's Rain
11) Thorazine Shuffle 
(Ristampa su cd)

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