SARGEIST

The Dark Embrace

2008 - Moribund Records

A CURA DI
ANDREA MION
17/05/2019
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione recensione

Avevamo lasciato i Sargeist con il loro secondo full - lenght "Disciple of the Heinous Path" datato 2005. Quel lavoro aveva regalato una degna e sentita prosecuzione del discorso intrapreso con "Satanic Black Devotion", l'ormai celebre album di debutto. Il sound dei Sargeist si era fatto ulteriormente più evocativo e malinconico, rafforzando quell'uso della melodia nel riffing che permise alla band di far valere il proprio stile anche rispetto ai grandi araldi della fiamma nera del passato. Il fondatore e chitarrista (e anche bassista per buona parte della storia dei Sargeist) Shatraug, però, tornerà per diversi anni a concentrarsi sulla propria prima band, gli Horna, facendo passare ben tre anni prima di riproporre qualcosa a marchio Sargeist. Una scelta senza dubbio particolare, specie considerando l'estrema vena prolifica del musicista finlandese (vedere per credere le produzioni degli Horna fra il 2005 e il 2008) ma tant'è. Corre l'anno 2008 e i Sargeist tornano finalmente a cavalcare l'onda nera, questa volta, però, limitandosi ad un EP di due sole tracce, quasi a voler centellinare la propria produzione. Si tratta del primo EP per la band e la sua pubblicazione è ancora affidata alla Moribund Records, etichetta che si è già occupata di licenziare tutti gli altri lavori. Sebbene il rilascio avvenga a novembre 2008, la stesura delle due tracce è antecedente e risale, come viene riportato all'interno del booklet, al 2007. Le note addizionali chiariscono fin da subito la natura di questo nuovo lavoro. L'EP viene descritto come un'evocazione a Satana, partorita nel tempio del fuoco oscuro sotto l'influsso di una luna infernale e favorito da una nera devozione. Aldilà dell'immaginario oscuro che queste parole vogliono evocare (che la cosa effettivamente poi funzioni è un altro discorso) si può provare a leggere tra le righe di queste apparentemente banali dichiarazioni e, nel farlo, ci viene in soccorso la copertina. Un uomo arde tra le fiamme, immobile e senza mostrare alcun segno di dolore mentre il fuoco ne divora la carne. Un'immagine forte che si distacca fortemente dalle scelte stilistiche effettuate per le copertine dei lavori precedenti. Si tratta di un particolare di una foto più grande, risalente al 1958 e che ritrae un giovane monaco buddista mentre commette suicidio, dandosi fuoco in segno di protesta per le politiche anti buddhiste del governo vietnamita. Un atto di forza, una presa di posizione mastodontica in cui non solo vi è una dedizione totale, al punto da donare la propria vita per la causa in cui si crede, ma anche la dimostrazione dell'essere pronti ad affrontare un dolore infernale come può essere quello di sentire il proprio corpo bruciare. Questa copertina non è casuale e ben si unisce a quelli che saranno poi i testi degli unici due brani presenti. I Sargeist vogliono lanciare un messaggio, una dichiarazione d'intenti che superi il satanismo "scenico" spesso usato nel black metal, dirigendosi verso una visione di pura fede nelle tenebre e in un odio incommensurabile per il cristianesimo e i suoi falsi insegnamenti e in cui la ribellione a quei dogmi rappresenta l'unica strada percorribile. Come la band avrà più volte modo di dichiarare, il satanismo per i Sargeist è pura dedizione e non un semplice strumento con cui sconvolgere le masse. Proseguendo nell'analisi dell'EP, possiamo notare come la formazione sia rimasta invariata nei suoi membri: oltre al mastermind Shatraug, deputato a chitarra e basso, troviamo ancora la voce velenosa di Hoath Torog e il drumming forsennato di Horns, entrambi membri di un'altra grande band finlandese: i Behexen. Squadra che vince non si cambia e, difatti, questa strepitosa formazione segnerà per molti anni la produzione a marchio Sargeist. Poco o nulla è cambiato anche dal punto di vista del suono che, come vedremo, si accosta allo stile ormai completamente associabile alla band: black metal veloce, sofferente e malinconico. Anche una produzione più grezza rispetto al passato (comparabile a quella scelta da Shatraug per i suoi Horna) non intacca minimamente il valore dell'opera ma, anzi, contribuisce maggiormente a enfatizzarne l'atmosfera. Torniamo, dunque, a tuffarci in un oceano di tenebre per questo breve, ma intenso, viaggio nell'oscurità. 

The Dark Embrace

Qualche secondo di riverbero apre The Dark Embrance (L'abbraccio oscuro), a cui segue il riff principale della traccia, dal sapore squisitamente malinconico. Può iniziare questo nuovo viaggio nelle tenebre. L'abbraccio a cui il titolo fa riferimento è, ovviamente, quello di Satana, foriero di saggezza illuminata ma anche di un eterno dolore, manifesto totale della nostra fallacità come esseri umani. Le note fortemente melodiche di Shatraug sferzano l'aria di questo patto con le tenebre, mentre la voce di Hoath Torog ci svela come l'adorazione del demonio sia un connubio di odio, sofferenza e infinita conoscenza. L'oscuro rituale a cui siamo invitati a partecipare esula da qualunque tipo di speranza o salvezza; il black metal dei Sargeist vuole isolarci con noi stessi, separandoci dal pensiero comune e gettandoci in un pozzo di cui non riusciamo a intuire l'effettiva profondità. È la malinconia la chiave verso l'ascesa, l'emozione capace di scardinare le sensazioni positive inculcateci dal pensiero dominante. Non c'è gioia nella vita, non c'è alcun aldilà che ci aspetta e non vedremo mai una luce splendere nelle tenebre infinite. E proprio di malinconia è pregno questo riff principale, una malinconia che solo questo genere è capace di donare con le sfaccettature che solo i Sargeist riescono a ricreare nella loro musica. Le note melodiche della chitarra di Shatraug raggiungono il nostro cervello e lì vanno a risvegliare il vuoto che tutti ci portiamo dentro e che, troppo spesso, cerchiamo di nascondere o dimenticare. Pensieri nostalgici di un tempo destinato a non tornare mai più riaffiorano nella nostra memoria, mentre viene tessuta la tela che, paradossalmente, punta a liberarci intrappolandoci al suo interno.  L'alternanza del riffing principale veloce e melodico con sezioni più rallentate e dal sapore soffusamente epico ci portano indietro nel tempo e nella mitologia, al primo errore che l'uomo commise davanti a Dio, quando si fece tentare dal serpente e mangiò il frutto proibito. Non ci fu nulla di sbagliato in quella scelta, la tentazione del diavolo ci mostrò solo la strada da seguire verso la comprensione finale dell'esistenza. Il serpente tentatore non fece altro che cancellare l'illusione paradisiaca di un giardino incantato, una costruzione creata da Dio per incatenare l'uomo alle sue leggi e alla paura. Come la copertina sta a testimoniare, è necessario rigettare tutto ciò che non ci è mai davvero appartenuto. Bruciare completamente e rinascere come discepoli di un atroce e doloroso cammino. Siamo spiriti dimenticati e sofferenti, morsi alle spalle da una vita che procede incessante e violenta. Questo è l'abbraccio oscuro, la consapevolezza finale. Sotto l'incedere terremotante dell'ultima parte della canzone siamo finalmente resi consapevoli di come abbracciare le tenebre che portiamo dentro di noi sia l'unico cammino percorribile verso l'ascesa nella nostra condizione di uomini. La bellezza tragica del riff principale sembra richiamare le ferite di mille coltelli, inferte da un'esistenza che non riserva altro che dolore e dubbi che non potremo mai risolvere mentre la stridente voce di Torog ci dona uno screaming sofferto e disturbato, altra piccola ma grande gemma di un singer che non si cita mai abbastanza e che tanto riesce a dare al suono di questa band. La meta è ancora lontana ma la nuova consapevolezza che l'abbraccio oscuro ci ha donato arde dentro di noi e ci permette di proseguire, dolenti e sanguinanti, verso la fine del mondo.

The Crown of Burning Stars

Lente note di chitarra aprono The Crown of Burning Stars (La corona di stelle ardenti). La desolazione di questa oscura nenia ci fa scivolare passivamente in una palude di miseria, mentre attorno a noi si infittisce il buio che inghiotte ogni fonte di luce, fino all'esplosione all'avvicinarsi del secondo minuto, in cui il sound torna puramente "made in Sargeist". Il riffing veloce e carico di melodia si staglia sopra il blast beat indemoniato di Horns accompagnato dalla voce di Torog, più gelida che mai. Farci abbracciare dalle tenebre era il primo passo ma il percorso è tutt'altro che finito. La fede in Satana e nelle tenebre che lo circondano ha reso la nostra vita libera dalle false imposizioni del Dio cristiano ma ci ha anche condotto lungo una strada che è lastricata da una sofferenza infinita. Se il rifiuto dell'ordine costituito è un passo che in molti sono capaci di fare è ora che i nostri spiriti vengono messi davvero alla prova. L'abbandono dell'apparentemente sicura luce divina ci trascina al nucleo principale dell'esistenza, evidenziando ai nostri occhi le sue difficoltà, i suoi fallimenti e il suo sconfinato dolore. Siamo pronti ad accettarlo? Abbiamo appreso la verità ma quest'ultima non può essere recepita a cuor leggero. Il fatto che tanti, intorno a noi, preferiscano vivere nella menzogna pur di non affrontarla ci permette di comprenderne la pericolosità. La capacità evocativa dei Sargeist tocca l'apice nella sezione centrale del brano, in cui questa lugubre rivelazione si manifesta in riff di chitarra allo stesso tempo melodici e dissonanti, quasi a ricreare la contrapposizione che ha ora raggiunto la nostra mente. Ci sentiamo liberi da ogni bugia ma questa libertà richiede un prezzo da pagare, un costo che ai più può sembrare troppo alto. Come anche le liriche decantate da Torog descrivono, la nostra nuova condizione ci ha guidato in un labirinto di dubbi, da cui dobbiamo uscire per raggiungere la vera conoscenza. Destreggiarsi davanti ai molteplici bivi richiede la totale adesione della nostra anima sia al trionfo che al fallimento. La strada è tracciata, tornare indietro non ha alcun senso. Siamo diventati consapevoli di ciò che davvero sia questa nostra vita, ora bisogna riuscire ad accettare questa nuova conoscenza. Immersa nelle tenebre che ora riusciamo a distinguere, brilla la sagoma di un oscuro edificio, la meta finale della nostra ricerca, l'ultima destinazione del nostro sofferto percorso. Il minuto finale della traccia esalta questo crescendo emotivo, serpeggiando fra momenti ora melodici e dilatati, ora più ritmati e aggressivi fino a che anche le ultime parole di Hoath Torog sfumano nell'ombra di un'empia cattedrale del male, a cui siamo finalmente giunti. il luogo della nostra rinascita finale. Un ritorno alla vita che nulla ha a che vedere con quello professato dal cristianesimo ma che rappresenta piuttosto l'inizio di un nuovo approccio all'esistenza, votato alle tenebre che abbiamo ormai reso parte integrante di noi. Entriamo e, a passi striscianti, afferriamo salda tra le nostre mani la corona di stelle ardenti, il ponte verso un nuovo e ineluttabile destino oscuro.

Conclusione

"The Dark Embrance" rappresenta l'unico prodotto targato Sargeist uscito tra il 2005 e il 2010, ponendosi dunque fra le pubblicazioni di due importanti full-lenght come "Disciple of the Heinous Path" e "Let the Devil In". Tale lunga pausa, segnata solo da questo EP, è servita probabilmente ai componenti della band per tornare a dedicarsi agli altri propri gruppi, ossia Horna e Behexen, di certo due nomi non a caso nel panorama black metal scandinavo. I risultati di questa lungo intervallo si vedranno tutti in quel grande album che sarà "Let the Devil In" (2010) ma, indubbiamente, cinque anni sono un tempo significativo. Le due canzoni ivi presenti sono entrambe di qualità e la title-track possiede, indubbiamente, tutte le caratteristiche per essere associate ai grandi brani prodotti dalla band, ma il lavoro ha comunque una durata troppo breve. Un EP di sole due tracce, infatti, appare abbastanza misero soprattutto se paragonato alle continue pubblicazioni licenziate da Shatraug prima e dopo questo momento interlocutorio. Certo, non tutti gli split e i demo rilasciati brillavano per qualità ma, a conti fatti, di questo EP restano nella memoria i soli sei minuti di "The Dark Embrance", pochi se si pensa al lungo periodo di silenzio attraversato dalla band. Probabilmente questo EP non aveva altro obiettivo che il semplice rilascio di due canzoni slegate dai contesti degli album precedenti ma, alla fine, quelle due stesse canzoni sono diventate l'unico segno del passaggio dei Sargeist per ben cinque anni e, come tali, hanno finito per essere valutate. In ogni caso, lasciando da parte le critiche, questi dodici minuti riescono a trasmettere le giuste emozioni e posseggono tutte le caratteristiche per farsi apprezzare da qualunque fan dei Sargeist, facendo trasparire il loro stile in ogni singolo secondo. La title-track, come dicevamo, merita sicuramente una menzione speciale perché ci consegna un brano oscuro e malinconico che merita di diritto di entrare tra i migliori episodi fatti segnare dalla band finlandese. Il sound di "The Crown of the Burning Stars" si diversifica, invece, da quello sentito in passato, mostrandoci un lato più rallentato e quasi "doomy" (con le dovute proporzioni) per il primo paio di minuti, evidenziandoci come i Sargeist siano capaci di gestire la materia black metal con maestria, anche andando oltre le caratteristiche che i lavori precedenti gli avevano associato. La brevissima durata dell'EP non consente di esprimere pareri troppo estesi sui singoli membri ma si può affermare tranquillamente che la vena creativa e la chitarra di Shatraug siano ancora le protagoniste indiscusse all'interno della musica dei Sargeist, affiancate da un Hoath Torog che è, probabilmente, il vocalist perfetto per questa band e dal drumming costante di Horns che, per quanto spesso ancorato al blast beat (come da tradizione del genere), ogni tanto accompagna i momenti più emozionali e malinconici con delle variazioni di ritmo funzionali e interessanti. In sintesi, un antipasto (molto) leggero a quello che verrà, un lavoro forse scarno ma che saprà regalare un breve momento di tenebra per chi lo vorrà cogliere.

1) The Dark Embrace
2) The Crown of Burning Stars
3) Conclusione
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