SARGEIST

Funeral Curses

2005 - Adversary Productions

A CURA DI
ANDREA MION
28/08/2019
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

Non è per nulla raro trovare nel black metal una certa vena prolifica di fondo che caratterizza molte band del genere. Ai più comuni e (in teoria) più facilmente reperibili EP e album, molto spesso, le band black metal affiancano un numero più o meno variabile di split, raccolte di materiale inedito, demo e tante altre varianti sul tema. I motivi che spieghino questa prolificità possono essere i più disparati ma una certezza si presenta assolutamente insindacabile: molto ottimo materiale è facile a perdersi. Prendiamo i Sargeist. Siamo nel 2005 e il primo e al momento unico full lenght della band finlandese, il seminale capolavoro Satanic Black Devotion dista due anni. Un nuovo grande lavoro sta per uscire, lo stesso anno, è probabilmente già pronto e in fase di registrazione. Tuttavia, i Sargeist, in due anni, non hanno lavorato solo al successivo capitolo principale della loro discografia. Bensì, hanno rilasciato tre split con varie band, a cui sono da aggiungersi un altro simile lavoro precedente, più un numero elevato di demo, comparsate in raccolte e compilation varie. Già con il suo gruppo principale, gli Horna, il leader e chitarrista Shatraug ha spesso dimostrato di essere capace di rilasciare materiale quasi senza sosta ed ecco, dunque, che si fa spazio l'idea di una prima raccolta. A pensarci, questo potrebbe già suonare un po' paradossale: con appena un album all'attivo, i Sargeist già rilasciano la loro prima compilation. Per quanto possa essere produttiva la band finlandese, davvero vi sono tracce mai viste su lavori più canonici ma talmente meritevole da dover essere subito raccolte in una compilation? La risposta a questa domanda La risposta giunge spontanea, probabilmente già nei primi secondi del primo brano e si rinforza via via che scorrono i minuti e le tracce. "Funeral Curses" presenta una qualità talmente elevata da potersi quasi considerare un lavoro completo, sia per l'effettiva difficoltà a rintracciare i brani presenti nelle loro produzioni d'origine (all'interno troviamo tracce provenienti da split, demo, raccolte di varie case discografiche) sia, appunto, per l'effettivo valore degli stessi. La continuità stilistica con il lavoro precedente e con ciò che seguirà viene enfatizzata subito dalla copertina di questa compilation, che ripropone lo stesso schema visivo già usato in "Satanic Black Devotion". Uno dei componenti della band avvolto in una oscurità che ne rende quasi indecifrabili le fattezze visive stringe un crocefisso al contrario, mentre sembra quasi incarnarsi in un'ipotetica nuova immagine messianica. Il satanismo dei Sargeist ricompare, infatti, più che mai preponderante e capillare, assorbendo l'iconografia, i testi e l'intero scopo della band. La selezione delle tracce abbraccia vari anni, passando da alcuni split risalenti ai primi mesi del 2000, fino a giungere anche ad un bonus track di "Satanic Black Devotion" dunque sicuramente più recente nel tempo. Nonostante siano racchiusi diversi anni della band nelle sei tracce disponibili, la formazione è quella deputabile come "classica" e dotata di maggior affinità e qualità intrinseca nei suoi membri: Shatraug si occupa di chitarra e basso, Horns e Hoat Torog dei Behexen sono invece deputati, rispettivamente, a batteria e vocals. Anche la produzione risulta omogenea, rinforzando l'idea di trovarsi quasi davanti ad un'opera corale, costruita con criterio più che una semplice raccolta di materiale inedito. In sei tracce e poco più di trenta minuti di durata, troviamo un compendio totale della musica dei Sargeist, resa più che mai manifesta da tutte le peculiarità che permisero a "Satanic Black Devotion" di imporsi come uno dei migliori dischi di black metal moderno. Un uso sapiente della melodia, la capacità unica di creare atmosfere ora sofferte ora più cupe ma sempre venate da una cospicua dose di sognante malinconia.

The Rebirth of a Cursed Existence

Tratta dalla compilation Jatkosota della Woodcut Records (per molti anni etichetta degli Horna, il gruppo principale di Shatraug), The Rebirth of a Cursed Existence (La rinascita di un'esistenza maledetta) apre il lavoro, accogliendoci con un riff melodico e rallentato, arioso e dal gusto epico. L'andamento prosegue cadenzato e ben scandito dalla batteria anche quando la prima strofa acida e sulfurea di Hoath Torog si inserisce sul motivo. L'atmosfera sembra quasi inseguire l'eco di una storia raccontata attorno ad un fuoco, nel cuore della notte. Una storia tinta di sangue visto che si parla della leggendaria contessa Erzsébet Bathory, vissuta tra il sedicesimo e il diciasettesimo secolo e considerata una delle prime serial killer di cui vi sia documentazione. Il brano descrive l'immensità del suo castello e il contorto labirinto di stanze di prigione dove le vittime della contessa maledetta esalavano gli ultimi sofferti respiri. Ad inframmezzare l'andamento cadenzato delle strofe si inseriscono le note melodiche e dal sapore quasi struggente di Shatraug, tramite un riff ridondate e ricorrente che esalta la carica melodica del brano e trascina con sé onde di soffusa malinconia. Sadica e ossessionata dalla giovinezza, la contessa Bathory si convinse di poter ringiovanire bevendo il sangue di ragazze vergini e iniziò, quindi, a rapire e uccidere non solo le proprie serve ma anche fanciulle della sua stessa classe sociale, eccedendo sempre maggiormente in crudeltà e nefandezza. Scoperta grazie alle insistenze della Chiesa Cattolica, Erzsébet venne murata viva nella sua stanza, con un unico foro perché fosse possibile farle avere del cibo. Dopo quattro anni di stenti, la Contessa Dracula (come viene chiamata spesso per i suoi forti tratti di somiglianza con uno dei personaggi letterari più famosi della storia) scelse di darsi la morte, smettendo di mangiare. Ora però, il potere della chiesa non riuscirà più a trattenerla nella sua bara e, in una notte oscura, la contessa si prepara a tornare di nuovo alla luce. Quest'ultima, dannata, minaccia si perde nell'ultima strofa, mentre il ritmo subisce una decisa accelerazione grazie ad un frenetico blast beat da parte di Horns. La maggiore velocità, tuttavia, non fa perdere melodia alla sei corde di Shatraug che accompagna anche questa cavalcata con note venate di dolore e malinconia, per poi riproporre il proprio arpeggio evocativo nel momento in cui il ritmo torna a farsi più cadenzato e dilatato, chiudendo, in una perfetta sincronia emotiva, il brano.

Sinister Glow of the Funeral Torches

Sinister Glow of Funeral Torches (Sinistro bagliore della torce funebri) era originariamente inclusa nella compilation "?and Jesus Wept" dell'etichetta colombiana Black Arts Production. Sono sufficienti i pochi secondi inziali per essere subito catapultati in un'atmosfera opprimente e oscura. Il riffing doomeggiante quasi sembra proiettare le ombre delle torce mentre queste illuminano un corridoio che si getta nella profondità della terra. Sottili variazioni melodiche non scalfiscono l'incedere demoniaco del riff principale che, poco dopo, subisce un nuovo rinforzo in malvagità dall'inizio della prima strofa, scandita quasi ritualmente da Hoath Torog. Viene descritto l'avanzare di un'oscura processione, uomini devoti all'impero del male che procedono nella nebbia e nel buio di una terra dimenticata. I loro canti funerei e diabolici risuonano nell'aria, portando paura e disperazione nei deboli e spaventati servi del dio cristiano. Le due strofe successive si aprono sopra un andamento ora più veloce e melodico, sempre contraddistinto da oscure tinte fosche. Il pathos raggiunto dell'esecuzione tocca il proprio apice per poi defluire in un nuovo rallentamento cadenzato che riconduce il suono verso lo stile doomeggiante iniziale. La macabra processione continua, scoprendo come questi oscuri adoratori del demonio non temano la morte fisica in quanto fine manifesto solo della propria carne. Attraverso il rituale che verrà compiuto nella notte, in questa terra desolata, riporteranno alla vita qualcosa di più potente della morte stessa, capace di gettare tenebre e odio sul mondo. Le luci sinistre si fermano, il loro bagliore illumina la fredda lama di un pugnale. Qualcuno sta per essere sacrificato nell'ombra della notte. Gli ultimi secondi del brano subiscono una brusca accelerata, con il riffing in tremolo picking che ancora non era comparso nei minuti precedenti ma che si iscrivi alla composizione con una serie di note veloci ma ricche di melodia, accompagnato anche dall'incursione del blast beat e conducendo alla conclusione.

Reaping with Curses & Plague

La fine del Lato A e la traccia di mezzo della compilation è Reaping with Curses and Plague (Mietendo con maledizioni e tormento), tratta dall'EP che i Sargeist condivisero con il gruppo black metal francese dei Merrimack. Ad accoglierci è subito uno dei più classici inizi made in Sargeist, con un melodico giro di chitarra che guida l'avanzata con velocità e pathos emotivo, accompagnato da un ritmo veloce ma non troppo aggressivo di Thorns alla batteria e da qualche lamentoso vocalizzo di Hoath Torog. L'atmosfera è sostanzialmente quella di "Satanic Black Devotion", al punto che è possibile rintracciare qualche similitudine nel riffing di questo brano, poi utilizzato nelle composizioni del folgorante esordio della band. La prima strofa viene sputata da Torog con un tono rantolante e malato, che decreta una dilatazione della velocità chitarrista senza perderne però in melodia. La venuta del Principe della Tenebre è più vicina che mai e i suoi profeti si adoperano con devozione per disperderne i frutti maligni. Implicitamente (ma neanche troppo) i Sargeist mettono in mostra la loro visione del black metal come strumento di diffusione ideologica, dichiarando imprescindibili le emozioni che questa musica deve, per loro, trasmettere: tormento e devastazione. Non c'è spazio per altri temi, non si può cercare di rendere il black metal ciò che non è mai stato. E i Sargeist lo vedono solo in questa maniera. Le lente note atonali, tra le quali si inserisce anche un basso piuttosto udibile rispetto alla media degli altri brani, fanno da sottofondo al rantolo di Torog, mai come ora dimesso, devoto e servile. La conclusione della prima parte del suo lamento riporta in auge il riffing iniziale più dinamico e melodico, giocando sulla classica alternanza che spesso contraddistingue il song-writing di Shatraug. Una nuova oscura decelerazione conduce alle successive strofe, dove il lamento sofferente di Torog continua a descrivere, in doppia veste, ciò che contraddistingue il culto del male e l'amore per il black metal. Dolore, oscurità e morte sono tutto ciò che i Sargeist vogliono comunicare e, come tutti i profeti del demonio, essi si nascondono dietro i volti di uomini semplici e comuni, per poi intonare la loro più totale devozione. La strofa si spegne conducendo ad un rallentamento ora più accentuato dei precedenti, che sembra presagio di un'oscura tempesta in avvicinamento. Qualche nuovo lamento disumano di Torog porta ad un riff atonale di Shatraug, incredibilmente melodico e atmosferico. Poche e semplice note che si inseguono su una scala di pathos e malinconia, la semplicità che diventa emozione. Ritorna poi la voce sgraziata per l'ultima strofa che ci consegna l'ultima visione di un impero satanico formatosi nel mondo, ora ridotto a miseria e colmo di rovine. La profezia che i Sargeist inseriscono in ogni loro azione si è finalmente compiuta, la fine è arrivata. E sembrerebbe vicino a concludersi anche il brano, con le ultime parole di Torog e gli ultimi colpi di batteria. Tuttavia, la sola chitarra si mantiene viva, proseguendo, per circa un minuto, a tessere arpeggi melodici ed emozionanti. Senza più la carica ritmica di basso e batteria e privati anche del cantato rantolante di Torog, si rimane da soli a contatto con il talento melodico di Shatraug, appezzandone più che mai il riffing principale che prima appariva così dinamico e violento (sebbene melodico) ma che ora sembra più che mai delicato e sofferente. Un minuto scarso di emozioni per chi davvero ami ciò che questa musica è capace di evocare e una conclusione incredibile per uno dei miglior brani dell'intera discografia Sargeist e che avrebbe meritato di comparire in uno degli album ufficiale della band.

Cursed Be the Flesh I Have Spared

Bonus track dell'edizione di "Satanic Black Devotion" distribuita dalla World Terror CommitteeCursed Be the Flesh I Have Spared apre la seconda metà della compilation. Un massiccio e roccioso riff getta subito le basi per una traccia dal sapore più aggressivo e malevolo. Quasi a confermane le intenzioni, dopo poco più di una decina di secondi inizia subito la prima strofa, narrata in tono sporco e malvagio da Hoath Torog. Batteria e chitarra si stringono ulteriormente in un morso sonora che non tocca mai livelli troppo elevati di velocità ma si mantiene sempre energica e ritmata. Un millenario vampiro torna nella sua buia caverna, preparandosi al riposo dopo aver sfogato, con fatica, la propria bramosia di sangue. Il non trovare la sua bara lo getta, per un istante, in una morbosa inquietudine mentre la paura di poter essere stato scoperto dagli umani lo porta a maledirne le carni e le anime. Tuttavia, si tratta solo di un attimo, di un fulgido momento di debolezza. Nessun uomo, infatti, può davvero sconfiggere le tenebre. Scandito da possenti colpi di doppia cassa, il ritmo del brano aumenta progressivamente, delineando perfettamente le macabre intenzioni del vampiro protagonista. Le note, così cariche e aggressive, sembrano derivate direttamente dal suo odio e dal suo desiderio di uccidere. Sanguinolenti e malvagi, i riff taglia ossa si inseguono per mezzo minuto, fino a tornare sotto un controllo meno invasivo ma comunque oscuro e violento. La narrazione sta per riprendere. Questa volta, non ci sarà nessuno che verrà risparmiato. Assumendo la forma di una nebbia di morte, il vampiro cala sugli uomini ignari, strappandone le vite con il nero acciaio dopo averne bevuto il sangue. Ride dinanzi ai poveri mortali che cercano di combatterlo con qualunque mezzo mentre ne possiede le anime nel buio della notte. Alternando nuove accelerazioni e successivi rallentamenti, l'atmosfera continua a tingersi di sangue e terrore, fino a quando pochi rintocchi di batteria fanno da preludio ad un'evoluzione stilistica rispetto a quanto ascoltato finora. Sopra l'andamento cadenzato della batteria si inserisce un riff ora molto più melodico e soffuso, decisamente più vicino alle coordinate stilistiche che nativamente attribuiamo ai Sargeist. Una nuova ripetizione dell'ultima strofa porta con sé le minacce di distruzione del vampiro, mentre il brano si spegne lentamente come la vita dei poveri umani incappati in questo atroce destino.

Vorax Obscurum

Vorax Obscurum deriva dalla compilation "Tormenting Legends", rilasciata dalla Blut & Eisen Productions ed è il brano più breve del lotto, non raggiungendo neanche i quattro minuti di durata. Pronti via e siamo subito accolti dal thrasheggiante riff principale, che, stavolta, pare puntare tutto sulla violenza più che su atmosfere più evocative e ricercate. Horns colpisce sulla batteria come un indemoniato, scandendo un ritmo veloce e aggressivo. Dopo qualche reiterazione del main riff fa il suo ingresso anche Hoath Torog che con l'abituale stile gorgogliante e marcescente sentito per tutta la compilation, inaugura la prima strofa. Ci troviamo tra le mani un testo piuttosto semplice, un sostanziale inno alla distruzione satanica, da ricercarsi nei modi più disparati. Tra incantesimi e maledizioni, blasfemie e profanazioni, la fede nera intrisa di devozione per il demonio rappresenta l'oscurità vorace accennata nel titolo, che divora tutto ciò che cerchi di contrastarla. Nell'accompagnare le strofe i riff partoriti dalla sei corde di Shatraug si arricchiscono di una lontana eco melodica ma il tutto resta glaciale e violento, senza concedere all'ascoltatore un attimo di tregua mentre si alternano le sezioni di intermezzo, strumentali, e quelle dove anche Torog si unisce, con dedizione, al massacro. I discepoli di Satana sono dotati di un'indomita volontà di ferro e capaci di colpire fino a distruggere tutte le false fondamenta erette dal giogo cristiano. Non ci sarà anima che verrà risparmiata dall'approssimarsi del vuoto infinto, ogni luce si spegnerà in un oceano di tenebre. La fine della seconda strofa conduce al ritornello del brano, reso più ritmato e aggressivo che mai dal costante inseguimento messo in atto da chitarra e batteria. Hoath Torog esalta l'oscurità divoratrice di anima e luce con un tono vocale che ora si è fatto catacombale e pare provenire dagli abissi del tempo. Quasi a fare da immediato contraltare, ecco che dopo lo sfogo del ritornello, il ritmo si fa cadenzato e regolare dove è ancora ben messa in mostra la vena thrash/death metal che fa capolino con consistenza lungo tutto il brano. Ovviamente la decelerazione è di breve durata perché, dopo neanche venti secondi, i toni tornano a farsi veloci e martorianti con anche l'inizio di una nuova strofa che trascina con sé visioni di un mondo distrutto e sanguinante mentre l'odio dei servitori di Satana si riversa senza sosta su ogni terra e ogni uomo. C'è tempo anche per una nuova ripresa del funereo ritornello e per una coda finale che ha il sapore di una lenta evocazione come se fosse l'atto finale di un rituale mistico e malvagio, richiesto perché si possa compiere tutto ciò che si è narrato in precedenza. Un brano con diverse alternanze di ritmo e velocità, contraddistinto da un'indubbia indole malvagia e oscura ma probabilmente la composizione più debole della raccolta.

Wraith Messiah

In diretto contrasto con il brano precedente, Wraith Messiah (Messia fantasma) chiude la compilation presentando il maggior minutaggio, di poco superiore ai sette minuti. Anche questo brano era originariamente presente in uno split, questa volta in quello realizzato con il gruppo black francese Temple of Baal. L'inizio è terremotante. Senza alcuna introduzione veniamo subito travolti da un furente blast beat che non concede tregua, su cui si adagia un riff sporco e minaccioso che, tuttavia, conserva comunque una certa componente evocativa. Anche lo screaming forsennato di Hoat Torog non si fa aspettare e la prima strofa del brano viene subito ululata dal singer con disarmante malvagità. Il tema vampiresco ritorna in questo testo, ora accompagnato, però, da una maggiore componente necrofila. In una fossa coperta di terra un demone assassino si risveglia da una morte apparente. Gli uomini hanno cercato di fermarne la sete di sangue ed erano giunti al punto di esserci davvero riusciti, uccidendo la creatura malefica. Tuttavia, come la vita ha sempre rifiutato il mostro, così fa anche la morte, rifiutandosi di prendere la creatura con sé e conducendolo ad un risveglio carico di odio, fame e desiderio di vendetta. Pochi secondi dopo la conclusione della prima strofa, come così furentemente tutto era cominciato altrettanto repentinamente finisce. La batteria cessa di colpire e la chitarra scolpisce un nuovo andamento, estremamente lento e cadenzato. Un vocalizzo gutturale di Torog determina la ripartenza del brano che ora si assesta come un mid-tempo dai toni cupi e sulfurei, mentre una sinistra atmosfera di minacciosa rassegnazione si impadronisce delle sensazioni emotive. La creatura maledetta è tornata alla luce, respirando un'aria che emana solo odore di odio e sofferenza. La sua carne è purulenta e corrosa dal tempo, le sue dita spezzate e tagliate dalla rabbia degli uomini ma essa vive ancora. Horns fa sferragliare con decisione i piatti della batteria, la melodia prende finalmente possesso del brano, esplicandosi in un magnificente riff di chitarra malinconico e armonioso, che riporta immediatamente alla mente ciò che si è in precedenza ascoltato in "Satanic Black Devotion". La ripetizione del riff rende l'atmosfera quasi struggente, andando a toccare le emozioni che così magistralmente i Sargeist son capaci di raggiungere. L'eco della melodia si spegne nel ritorno della sezione più cadenzata, dove si inserisce anche un passo successivo della storia, mentre il tormento del ritorno alla vita sconvolge il non morto che sì alimenta la propria volontà con il pensiero della vendetta ma non riesce a mantenersi impassibile davanti al dover provare nuovamente tutta la sofferenza e il gravoso peso dell'esistenza. Il ritorno del riff più malinconico sottolinea con doloroso pathos la portata di queste parole ma la vendetta verso colore che hanno cercato di ucciderlo chiama con forza il vampiro. Il blast beat irrompe furente, accompagnato dalle veloci note in tremolo - picking già sentite nella parte iniziale. Come un fantasma la creatura cala sulle terre dei suoi vecchi persecutori, nascosta dalle ombre e foriera di dolore e morte. Senza poter reagire, la paura e il terrore si impossessano dei suoi nemici umani mentre le sue dita, corrose dalla decomposizione, si stringono con sadica gioia attorno alla loro gole. IL blast beat sferragliante e il riffing atonale paiono aver preso il controllo del brano e si inseguono senza sosta, veloci e glaciali nel loro incedere. Quando ormai il brano si avvia verso la conclusione, ecco che un nuovo cambio di ritmo fa la sua comparsa. Si genera un nuovo, pesante, rallentamento che mette di nuovo in primo piano la melodia ma, a differenza dei precedenti, mantiene una notevole carica tenebrosa e lugubre, reiterando le stesse note che hanno, fin dall'inizio, costituito la struttura chitarristica del brano. La voce di Torog inizia la narrazione della conclusione di questa storia di morte e la melodia torna ad aprirsi carica di pathos e malinconia, restando sempre ancorata ad un solido mid-tempo. La vendetta è compiuta e il tanfo della morte avvolge ogni centimetro del luogo dove prima risiedevano gli uomini. L'essere maledetto si è vendicato ma, ora, il suo ritorno alla vita è destinato al dolore e alla sofferenza. Nascondendosi alla luce minacciosa della luna, il fantasma riflette su ciò che è diventato e sull'unico scopo che ancora possa alimentarne le cupe ore fino alla fine dell'eternità: seminare odio e morte dovunque il suo sguardo possa arrivare.

Conclusioni

Più che una compilation, "Funeral Curses" si presenta quasi come il seguito nascosto di "Satanic Black Devotion" presentando non solo la stessa formazione ma anche le stesse atmosfere e il medesimo stile del folgorante debutto. Altro indizio della natura di questo lavoro, è da ricercarsi nella durata totale, poco superiore alla mezz'ora e non troppo lontana dalla durata classica di un album dei Sargeist ma, sicuramente, troppo bassa per rappresentare una compilation in senso stretto. Non bisogna assolutamente cadere nell'errore, quindi, di considerare questa raccolta come un prodotto accessorio o dedicato solo ai fan più sfegatati né, altrettanto gravemente, di considerarla una sorta di best of. Bisogna comprendere, invece, di trovarsi dinanzi a sei brani meritevoli di essere ascoltati da ogni amante del black metal che si definisca tale, entrando nell'idea che questo sia il secondo lavoro vero e proprio che possa essere del tutto degno di portare la firma dei Sargeist. "Funeral Curses" si affianca ai primi due full lenght dei Sargeist in un'ipotetica trilogia artistica che rappresenta il primo periodo (sicuramente il più brillante) della band. Le atmosfere di questa ipotetica trilogia rappresentano un unicum che può sicuramente non piacere ma che è impossibile non riuscire a prendere almeno in considerazione. Ciò che la band finlandese riesce a trasmettere in questi primi tre lavori rappresenta un unicum perfettamente distinguibile nell'ambito del black metal tutto, riuscendo con maestria ad abbinare il lato più ferale e dinamico del genere alle sue componenti emozionalmente più ricercate. Nonostante si parli di black metal, genere per sua stessa natura poco accessibile, la declinazione operata dai Sargeist riesce a distinguersi per una spiccata capacità di assorbimento anche da chi non mastichi abitualmente questa musica e queste sonorità. Una accessibilità però, che giunge da sé perché va a toccare direttamente le corde dell'animo umano più oscure e profonde ma, paradossalmente, più facili da colpire, per ognuno di noi. Dopo la pubblicazione di "Disciple of the Heinous Path", nello stesso anno di questa compilation, le cose inizieranno a mutare, con la melodia che diventerà da emozionante e ben dosato supplemento, una protagonista assoluta del trademark della band, variandone inevitabilmente il sound. Con risultati, però, non sempre insindacabili. Ad ogni modo, il gruppo rimane fedele a quello che è l'impianto iniziale tipico di un genere estremo di cui si fanno portatori. Saltellando un po' ovunque, cercando di aggrapparsi a tematiche talvolta troppo astratte o comunque sempre affrontate da milioni di artisti black metal, ma quello che ancora di più rende partecipi e interessa è proprio quell'assetto ritmico che si è già citato più volte. Sebbene la presente pubblicazione sia una compilation, ciò non significa che non rispecchi a grandi linee l'idea di una band, anzi! Tecnicamente una raccolta delle "migliori" tracce prodotto nel lungo periodo, dovrebbe essere utile a introdurre anche i più profani verso i propri lidi. Secondo voi hanno scelto bene le tracce da proporre oppure potevano fare di meglio? Per noi questa compilation è valida, in confronto a tante offerte presenti sul mercato. Quindi, se siete arrivati fin qui, ci farebbe piacere sapere i vostri pareri in merito, a fronte anche di tutte le nostre considerazioni e comparazioni tra strumenti, canto, testo e qualità dei contenuti. 

1) The Rebirth of a Cursed Existence
2) Sinister Glow of the Funeral Torches
3) Reaping with Curses & Plague
4) Cursed Be the Flesh I Have Spared
5) Vorax Obscurum
6) Wraith Messiah
correlati