SARGEIST

Disciple of the Heinous Path

2005 - Moribund Records

A CURA DI
ANDREA MION
18/02/2019
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione recensione

Anno 2005. Dopo lo sfolgorante debut album "Satanic Black Devotion", i Sargeist tornano ad alimentare il fuoco mai domo della fiamma nera con il loro secondo lavoro dal prosaico titolo di "Disciple of the Heinous Path". Due anni sono trascorsi dalla prima gemma oscura ma il tempo pare non essere davvero trascorso. Il prolifico Shatraug nutre la sua creatura con tutto ciò che l'ha resa famosa fra gli adepti del black metal più fedele alla via tracciata dai grandi maestri del passato del genere. E, effettivamente, il tempo non è andato avanti ma, anzi, è tornato indietro. Sia perché questo disco è stato interamente pensato e composto nel lontano 2001 ("sotto la nera possessione che ha prodotto anche Satanic Black Devotion" tiene a specificarci la band) ma anche perché il sound dei Sargeist rievoca l'epoca d'oro del black metal, prendendo a piene mani dagli anni e dai gruppi che hanno posto le fondamenta per la successiva espansione capillare del genere. Il principale punto di riferimento per la band finlandese restano i maestri Darkthrone e, per accorgersene, basterebbe già la sola copertina dove un Hoath Torog con corona di spine e croce rovesciata ci manifesta tutto l'amore che la band deve nutrire per "Transilvanian Hunger". Sempre dalla band norvegese viene presa la semplicità e la ripetitività dei riff cardine di ogni canzone ma in cui viene accentuata la componente melodica, come già visto nell'album d'esordio. L'oscurità resta densa e palpabile per tutti i circa 38 minuti di questo nero monolite di disperazione. I Sargeist paiono aver deciso di aumentare, fin quasi all'eccesso, le componenti evocative che la loro musica riesce a costruire, intessendo tracce pregne di malinconia e avvolte dalle tenebre più spaventose. A rilasciare l'opera in formato CD è la Moribund Records, già etichetta distributrice del primo album, mentre il vinile (stampato nel significativo, anche se non propriamente originale, numero di 666 copie) viene distribuito dalla World Terror Committee. Essendo stato concepito nello stesso periodo del suo predecessore, la line - up è rimasta invariata, esplicandosi nel terzetto che ha rappresentato la formazione più stabile e produttiva del progetto Sargeist. Ad accompagnare il mastermind e chitarrista/ bassista Shatraug, quindi, troviamo ancora Horns alla batteria e il già citato Hoath Torog per quanto concerne le raggelanti vocals. Tutti musicisti già attivi nella scena black metal finlandese in band importanti e di caratura come Horna e Behexen ma che, nei Sargeist, sembrano acquisire una nuova e segnante manifestazione di qualità non derivativa. Qualche accenno, qualche influenza dalle bands di origine è sicuramente evidenziabile ma lo stile dei Sargeist si setta verso un nuovo obiettivo: emozionare con l'oscurità e la malinconia, come avrà anche da dire Shatraug in una intervista successiva alla pubblicazione del full-lenght. Prima di addentrarci all'analisi traccia per traccia di questo secondo album dei Sargeist, un ultimo accenno alla produzione ivi presente. Essa non si discosta da quanto sentito in "Satanic Black Devotion" dimostrandosi in linea con le caratteristiche del genere. Metallica e ronzante al punto giusto, senza mai diventare rumorosa o troppo confusionaria, la produzione contribuisce ad avvolgere l'album in un mantello di gelo e buio, dando spesso una sensazione di eco e distanza al sound della band, caratteristiche che aumentano ulteriormente il coinvolgimento emotivo del lavoro. 

Black Treasures of Melancholy

Black Treasures of Melancholy (Neri tesori di malinconia) spetta il compito di aprire l'album e farci subito immergere nel mood oscuro del lavoro. La traccia comincia subito ad un ritmo veloce e sostenuto dettato dalla batteria di Horns mentre armonie di chitarra in tremolo-picking si sviluppano cariche di malinconia. Lo stile compositivo non si discosta dalle tracce di "Satanic Black Devotion" ma già da questi primi secondi traspare la volontà dei Sargeist di massimizzare il proprio impatto emotivo. A 0:25 si inseriscono, sinuosi, nuovi giri della sei corde di Shatraug dal sapore doloroso e struggente, preambolo, a 0:46, all'introduzione delle vocals. Hoath Torog intona la prima strofa in uno screaming roco e gracchiante, molto meno ricco di riverbero rispetto alla sezione vocale del precedente lavoro. A 1:11 termina la prima strofa e la chitarra torna protagonista sempre accompagnata dal ritmo veloce ben scandito dalla batteria. Il ritorno delle vocals per la seconda strofa avverrà a 1:38, a cui seguirà una nuova sezione senza il gracchiante cantato del singer, identica alla precedente. I Sargeist posseggono la capacità di non rendere pesante e noiosa la ripetizione dei riff ma di utilizzarla per incrementare l'impatto emozionale delle composizioni; una caratteristica propria solo delle grandi band di questo genere. A 2:28 una nuova strofa verrà accompagnata da un aumento del ritmo gestito da riff veloci e, ora, anche aggressivi. Ciò perdura fino a 3:16 dove l'ultima strofa riporta la situazione sulla falsariga delle sezioni precedenti, con le malinconiche note del riff principale che scortano la traccia per un altro minuto fino alla sua conclusione. Un brano breve che condensa in nemmeno 4 minuti e venti tutto il sound a cui i Sargeist ci hanno abituato. Il testo ci narra, in prima persona, di una misteriosa entità che parrebbe rappresentare tutto il dispiacere e il dolore dell'uomo. Una mitica rappresentazione del dolore, non scalfita dallo scorrere del tempo: "I have watched over thousand deaths. Possesed the mourning families." (Io ho guardato oltre mille morti. Possedevano le famiglie addolorate) Ciò che questa figura rappresenta ci viene presto esplicato nella seconda strofa: "I am the entity that feeds the sadness. Depression and melancholy." (Io sono l'entità che nutre la tristezza. Depressione e malinconia). Ogni dolore ed ogni momento di sconforto sembra alimentare la fame sconfinata di questa creatura che vive aspettando e desiderando ogni nostro momento di cedimento da cui trae un'ebrezza che noi probabilmente non possiamo riuscire a comprendere: "The salt in your wounds is like alcohol to me. Drunken I've been so many times." (Il sale nelle tue ferite, per me, è come l'alcol. Sono stato ubriaco tante volte). Nel patetico mondo che funge per noi da limite, siamo consapevoli che, prima o poi, lo incontreremo senza potervi sfuggire. Perché non si può sfuggire al dolore: "Invisible the shadows that haunts infernally. I am there when you are hurt in pain." (Le ombre che perseguitano come l'inferno sono invisibili. Io sono presente quando sei ferito nel dolore).

Remains of an Unholy Past

Ad alzare sia il minutaggio che il mood lugubre e malinconico dell'album arriva la seconda traccia: Remains of an Unholy Past (Resti di un empio passato) che, dopo qualche iniziale secondo di riverbero, ci accoglie con uno dei riff più belli dell'album e, probabilmente, dell'intera discografia dei Sargeist. Sopra uno sferragliante blast beat (dove sono posti in particolare evidenza i colpi sul piatto) si snoda infatti una melodia in tremolo-picking dal sapore lugubre, nostalgico e malinconico. Per l'intero primo minuto della traccia la nostra mente viene scossa dal mood depressivo e disperato di questo eccezionale esempio del guitar-work di Shatraug. A 0:55 la chitarra varia il proprio andamento, rallentando e tessendo una rete di note che ora si fanno più minacciose e ossessive e su cui comincia la prima strofa, sempre decantata da Hoath Torog con uno screaming gracchiante e roco. A 1:46 abbiamo il ritorno del riff principale e del blast beat di cui possiamo notare la produzione che non lo rende mai troppo pulito e potente da sovrastare la nera litania della chitarra. Una nuova sezione più lenta e minacciosa, accompagnata dalla seconda strofa, comincia a 2:40 creando, in questa alternanza, l'ossatura della traccia. Le cose sembrano destinate a questo continuo scambio tra le due sezioni quand'ecco che, a 3:30, la situazione viene stravolta. Un violento riff fa infatti irruzione, cogliendoci impreparati e spezzando l'andamento dicotomico del pezzo. Un cambiamento repentino e inaspettato che spazza via in un istante il turbinio di malinconia che ci aveva fino a quel punto avvolto, trascinandoci con sé nella propria carica di furore e violenza. A 3:53 le vocals torneranno adagiandosi su questa nuova sezione, seguendone l'incidere veemente. A 4:19 la voce tace e il riffing evolve in un andamento più lento che si alternerà, con quanto sentito in precedenza, a 4:40 e 5:28. Tuttavia, non è ancora tempo di lasciarci alle spalle il dolore e, puntualmente, a 5:51 si riaffaccia sulla scena il main riff con le sue onde di miseria senza via d'uscita. Proprio com'era iniziato, il brano conclude la sua corsa con gli ultimi tre minuti vissuti nell'alternanza fra il riff principale, triste e depressivo, e la sua controparte più minacciosa e oscura su cui viene declamata l'ultima strofa del testo. A 7:35 il main riff ci prende per mano e ci trascina nell'abisso mentre, alle spalle e quasi come un eco, impazza il blast beat. Così termina la seconda traccia, dopo più di otto minuti e mezzo. Sicuramente una delle migliori del disco. Una rarefatta nostalgia è la chiave per il testo, dove viene coltivato con ardore il ricordo di un'epoca che sembra lontana secoli ma che, in realtà, dista solo pochi anni. Un'epoca in cui il black metal era vera dedizione e non il "gioco" che è ora diventato: "Once again my thoughts-are drifting back in time. Remembering the times-when the kult was one. Black metal nowadays-is too much just a game." (Ancora una volta i miei pensieri stanno tornando indietro nel tempo. Ricordando i tempi - quando il culto era uno solo. Il black metal al giorno d'oggi è solo un gioco). Tuttavia, nonostante quei tempi non possano più tornare, il culto continua a vivere per chi è capace e volenteroso di onorarlo ancora: "Nothing ever will be the same-returing to the Night. The curse has not been lifted-its stronger than the passing time." (Niente sarà mai più lo stesso - ritornando alla Notte. La maledizione non è stata guarita, è più forte dello scorrere del tempo). Un inno di dedizione alla propria musica, coltivato anche con uno degli elementi che più hanno segnato il black metal per tutta la propria storia: il satanismo, che tanto spesso ha smosso l'anima di grandi nomi del genere in vicende che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere: "Black metal is a spell-of misanthopic light. Burning in my eyes-disciple of the Heinous Path. In the glare of burning churches-a dedication monument." (Il black metal è un incantesimo di luce misantropica. Accecante i miei occhi - discepolo dell'atroce cammino. Nel bagliore di chiese bruciate - un monumento per la dedicazione). I Sargeist sono fra coloro che ancora vivono per tutto ciò che il black metal rappresenta ed ha rappresentato in passato e niente li farà desistere dall'alimentarne il fuoco vitale: "The flame is in my heart-the oath and covenant. Darkness of the past-the calling of devotion. Following the freezing moon into the deepest Night." (La fiamma è nel mio cuore - giuramento e alleanza. Le tenebre del passato - la chiamata alla devozione. Seguendo la gelida luna nella notte più profonda). Un testo di sincero amore per questa musica e le emozioni che è capace di trasmettere, un vero e proprio inno a seguire una strada già tracciata nel passato ma che, troppo spesso, viene dimenticata o volutamente abbandonata.

Cursed Blaze of Rituals

Il riff di apertura della terza traccia Cursed Blaze of Rituals (Fiamma maledetta dei rituali) ricorda lo stile compositivo di Burzum e si imprime immediatamente nella nostra testa con il suo andamento lento, oscuro e lugubre. Rispetto alle prime due tracce i toni si sono ora fatti più di stampo black-doom, dilatati e oscuri. A 0:47 la melodia si infiltra sinuoso nella trama chitarristica, deviando l'impatto emotivo verso lidi più malinconici e sofferti ma sempre avvolti da una nebbia oscura, mentre la batteria scandisce il ritmo lento della traccia. A 1:13 fanno capolino le vocals per la prima strofa, decantata da Hoath Torog con voce bassa e poco udibile, come se stesse recitando una oscura litania nel bel mezzo di un sabba. La canzone prosegue nell'alternanza tra le sezioni lugubri e oscure, accompagnate da nuove vocals ora cantate da Torog nello scream roco che abbiamo ormai imparato a conoscere, e quelle dove la melodia si insinua nel riffing di Shatraug coinvolgendoci con il proprio andazzo malinconico e nostalgico. La qualità compositiva del chitarrista finlandese si rende di nuovo palese a 3:33 quando un improvviso rallentamento seguito da qualche secondo di riverbero sfocia in un nuovo riff portante, lento e oscuro che sembra foriero di presagi di sventura e dolore. Allo scoccare del quarto minuto uno scream di Torog darà il via ad una potente ed evocativa cavalcata con il riffing che ora acquisisce velocità rimanendo sempre tetro e minaccioso e accompagnato da una batteria precisa e regolare. A 4:49 anche le vocals si uniranno a questa sezione veloce e sostenuta che ci condurrà fino a 5:35 dove un massiccio rallentamento sarà il preambolo per il ritorno di sofferte melodie chitarristiche che ci coinvolgeranno fino alla fine del brano, poco oltre i sei minuti e mezzo. I Sargeist dimostrano di essere capaci di evocare emozioni sia con brani veloci che con andamenti più lenti e lugubri, variando la velocità ma mantenendo sempre intatta l'atmosfera. Sicuramente un altro degli highlight del disco. Il testo segue il mood catacombale e tetro della canzone, raccontandoci il risveglio di un non morto nella propria bara, aspettando di poter uscire: "Born a night from a rotten womb. Breath of terrible mournful past. Fear and misery of the peoples memories. Waiting for the coffin lid to open." (Nasce una notte da un ventre marcio. Respiro di un terribile e lugubre passato. Paura e miseria nelle memorie delle persone. Aspettando che il coperchio della bara si apra). Un non morto adoratore di Satana che si prepara a tornare alla luce del giorno per portare terrore in suo nome: "I am the fist of Satan clenched. In rapture by the worship" (Io sono il pugno stretto di Satana. In estasi nella sua adorazione). La luce delle torce illumina la bara mentre il rituale del risveglio continua, nell'oscurità della notte: "Cursed blaze of rituals. The sinister black katharis. Remembering the unholy chants as I scratch the wooden lid." (Fiamma maledetta dei rituali. La sinistra e nera catarsi. Ricordando gli empi canti mentre gratto il coperchio ligneo della bara). Ulula il vento tra gli alberi nella notte sinistra e tetra mentre si compie l'ultimo atto dell'oscuro rituale e il male può, finalmente, tornare alla luce: "Under the fullmoon tormented howling winds. Born a night from a rotten womb. Breath of terrible mournful past." (Sotto la luna piena ululano venti tormentati. Nasce una notte da un ventre maledetto. Il respiro di un terribile e doloroso passato".

Disciple of the Heinous Path

Un arpeggio dalle tinte depressive apre la title- track Disciple of the Heinous Path (Discepolo del cammino atroce), autentica gemma del disco. Basterebbero i primi trenta secondi di questa oscura litania a farci sprofondare nella più morbida miseria con il suo avanzare oscuro e malinconico. A 0:29 la chitarra di Shatraug ci introduce il riff portante del brano, dal ritmo più veloce rispetto all'inizio ma sempre molto rallentato e sofferto, scandito da regolari colpi di batteria e dalla prima strofa sempre gracchiata di Torog. A 1:09 il tema acquisisce velocità e cupezza ma restando sempre fosco e miserevole. Le due diramazione del main riff si alternano ancora a 1:38 e a 2:17 con le vocals che si inseriscono durante le fasi più veloci. A 2:43, per qualche secondo, resta la sola chitarra a condurre la traccia, subito raggiunta da singoli colpi di batteria a cui segue il palesarsi di un nuovo riff, stavolta molto più veloce dei precedenti, violento e ossessivo. Anche questa nuova trama della sei corde si alterna in sezioni più rallentate, a 3:10 e 3:43, e più veloci a 3:25, donando un mood lugubre e catacombale al brano. A 3:58 il riff portante già sentito all'inizio della canzone si palesa nuovamente ma, stavolta, sembra quasi apparirci più lontano e sfuggente, accompagnato da un furente blast beat e dal ritorno delle vocals. La composizione scorre ripetitiva e veloce, imperando per i successivi due minuti fino a quando, vicini allo scoccare del sesto minuto, le vocals gracchianti di Hoath Torog si perdono nel sentore aggressivo della traccia, lasciando alla chitarra e al continuo blast beat il compito di guidare questa empia cavalcata. Ecco, però, che la componente emozionale dei Sargeist torna a palesarsi a 6:24, dove nuovi riff dal sapore tragico si sostituiscono al precedente, con anche il ritorno della voce per una nuova strofa. Probabilmente siamo di fronte ad uno dei punti emotivamente più coinvolgimento dell'intero full-lenght, un autentico concentrato di malinconia e incurabile miseria. A 7:13 un nuovo rallentamento contamina l'avanzare del brano, che si fa più lento e ragionato con le note dissonanti di Shatraug che ci guidano alla conclusione di questo autentico capolavoro. Quasi otto minuti di pure emozioni in musica, un monolite di nera malinconia che si stampa, indelebile, nella mente dell'ascoltatore. Il testo è un inno al demonio e all'impervio cammino che porta questa incrollabile devozione: "Disciple of the Heinous Path. The coventant of pestilence. I am a soldier, a fanatic. With a heart sworn to the Dark Lord." (Discepolo del cammino atroce. Il seguace della pestilenza. Io sono un soldato, un fanatico. Con il cuore votato all'Oscuro Signore). Corpo e mente, carne e sangue sono forieri di ardore e oscurità, un tutt'uno con le tenebre che nessuna luce potrà mai riuscire a illuminare: "My flesh is the abode of complex entities. A temple and a grave-a Chalice of His wrath. The candlelight is pouring down from a flickering flame. Pure black energy and obscurity" (Il mio corpo è la dimora di entità complesse. Un tempio e una tomba - un calice della sua ira. La luce della candela si sta sprigionando da una fiamma tremolante. Pura e nera energia e oscurità). La vita nel suo dolore e nella sua miseria viene spesa per la devozione a Satana, mentre la si percorre lungo un sentiero lastricato di sofferenza: "These dark tormenting desires. Perversion-tyranny. Disciple of the Heinous Path" (Questi oscuri e ossessivi desideri. Perversione e tirannia. Discepolo del cammino atroce). 

Heretic Iron Will

Heretic Iron Will (Ferrea volontà eretica) viene aperta da un altro meraviglioso arpeggio distorto di chitarra, accompagnato dalla batteria settata su un nuovo pattern lento e cadenzato. L'atmosfera si fa opprimente ed ossessiva mentre avanziamo in questa dolorosa e lugubre marcia funebre. A 0:58, per qualche secondo, la chitarra guida da sola il brano, subito raggiunta dalla batteria ora più veloce e ritmata e dalle vocals di Hoath Torog, sempre gracchianti ma più acute rispetto a quelle ascoltate nel corso dell'album. Nei giri chitarristi si infiltra la melodia sofferente e malinconica tipica della band fino a quando, a 1:28, un nuovo riff dall'incidere tagliente e distruttivo spazza via la nostalgica atmosfera creatasi, per portarci nuovamente come verso un oscuro baratro. A 1:52 faranno di nuovo la loro comparsa le invasive melodie a contaminare le note della chitarra e le vocals ma cederanno nuovamente il posto alla loro controparte più violenta e spietata a 2:18. Questa alternanza sembrerebbe destinata a perdurare fino alla fine del brano ma ecco che, a 2:42, il ritorno delle vocals viene assistito da una nuova bellissima melodia chitarristica carica di pathos e potere evocativo che prosegue sferzandoci l'anima fino a 3:10, dove essa devia in note più veloci ed oscure che si contrappongono perfettamente con le emozioni scaturite in precedenza. Il solito riff aggressivo e sferzante fa capolino a 3:30, quasi i Sargeist volessero darci un attimo di respiro dal dolore usando un'insana e primordiale violenza ma ecco che, dopo poco più di venti secondi, l'evocativa melodia sentita circa un minuto primo torna a riversarci addosso il suo freddo dolore. Come in precedenza, essa devia ancora in una serie di note più veloci e oscure a 4:20. Anche questa oscura variazione, tuttavia, non è destinata a durare, perché, a 4:43, il riff struggente e malinconico torna un'ultima volta per guidarci verso la fine della canzone. Un violento scream di Torog allo scoccare del quinto minuto non porta variazioni nella trama chitarristica che si espande, triste e sofferta, per i restanti venti secondi.  Sulla falsariga del testo precedente, anche le liriche di questo brano si concentrano sull'adorazione del demonio e sul percorrere il cammino che tale fede comporta. Nella prima strofa troviamo anche una sorta di visione filosofica di tale percorso da compiersi, unica via per superare il dolore e la fallacia dell'esistenza umana: "Blessed are those who know and face sorrow. Thus who experience a life of constant overcoming. Strength to be blended with pain. On the heretic path,iron will prevails." (Benedetti siano colore che conoscono e affrontano il dolore. Così chi sperimenta una vita di costante superamento. Forza da abbinare al dolore. Sul sentiero eretico preverrà la volontà di ferro). L'adorazione di Satana significa superamento dei normali dogmi imposti dalla società, significa conoscenza e, soprattutto, significa abbracciare la soverchiante oscurità con lo spirito finalmente pronto ad accettare i doni che essa è in grado di trasmetterci: "Breed of Satan. Noble and solitary. Blazing spirit and heart unbleeding. Eternally denying,defying and conquering." (Razza di Satana. Nobile e solitaria. Spirito ardente e cuore mai sanguinante. Per sempre negando, sfidando e conquistando). I Sargeist intendono farci capire che il loro satanismo sia uno stile di vita sincero più che un semplice accessorio di scena. E satanismo, per loro, significa anche costante e indispensabile miglioramento, verso le vette più oscure: "Command to the eternal circle. Strike with the spear of Satan. Instints and strife for excellence are always at one. To celebrate the sinister dawn." (Comanda l'eterno cerchio. Colpisci con la lancia di Satana. Istinti e lotta per l'eccellenza sono sempre insieme. Per celebrare la sinistra alba). 

Echoes from a Morbid Night

La traccia conclusiva Echoes from a Morbid Night (Echi da una notte morbosa) inizia nel modo più classico a cui i Sargeist possano averci abituato. Ci accoglie infatti un blast beat indemoniato, accompagnato da un altro memorabile riff in tremolo-picking, veloce e malinconico come pochi se ne sentono nel black metal moderno. A 0:26 la voce di Hoath Torog inizia a declamare la prima strofa, mentre il riff principale prosegue la sua corsa arricchendosi di note più cupe e grevi che rendono l'atmosfera tetra e sulfurea. A 0:52 il ritmo cambia improvvisamente, con la batteria che diviene lenta e cadenzata e la chitarra di Shatraug che sforna un riff dal sapore doom - black metal, denso di tenebra. Le vocals si adagiano su questa nuova velocità imposta dal duo chitarra/batteria, per poi lasciare spazio al ritorno del riff principale a 1:17. La seconda strofa inizia nella stessa maniera in cui era cominciata la prima, con l'approcciarsi di note cupe e grevi nel veloce giro di chitarra che costituisce l'ossatura della canzone, a 1:42. Verso i due minuti e dieci si palesa un nuovo rallentamento dallo stile quasi solenne che ricorda alcune canzoni del precedente lavoro, con un incidere dotato anche di una certa epicità. A 2:35 inizia una strana sezione, dove i riff di chitarra atonali divengono circolari e pesantemente distorti e in cui la batteria assume uno stile quasi marziale. Questo momento quasi straniante si evolve, allo scoccare del terzo minuto, in una nuova cavalcata gestita da veloci note di chitarra e da una batteria che torna a colpire rapidamente. La sezione precedente ricompare, tuttavia, a 3:24, facendosi ricordare per il suono molto sporco che assume la chitarra e che si alterna, a 3:50, ad una nuova accelerazione. A 4:16 è il main riff a riportare in toto le caratteristiche del sound made in Sargeist, scorrendo rapido ed incisivo sul blast beat mai frenato. A 4:40 abbiamo anche una nuova strofa che si protrarrà anche sul successivo rallentamento poco dopo il quinto minuto. La fine dell'ultima strofa, tuttavia, non termina la canzone che si conclude con una nuova sezione lenta, distorta e dal taglio marziale a 5:30, che guida la traccia alla sua fine per poco più di sei minuti di durata. Il testo rende una serie di immagine colme di oscurità, dove si mischiano in ugual misura satanismo, misantropia e depressione. In una notte di tempesta e vento che sferza la pelle stiamo per assistere alla glorificazione del demonio attraverso i nostri stessi occhi: "Out in the night I am the storm. I am the winds that slash your flesh." (Fuori nella notte io sono la tempesta. Io sono i venti che ti tagliano la pelle). Spaventati dall'azione delle forze del male cerchiamo di lasciare all'esterno la morbosa notte che, però, continua ad avvolgerci e spaventarci, incurante dei nostri vani culti e delle nostre fallaci fedi: "Back in the chapel from the morbid night. You wake and depression crawl on your neck." (Tornato nella cappella dalla morbosa notte. Ti svegli e la depressione striscia sul tuo collo). La religione cristiana viene attaccata e demolita, i suoi pastori divengono schiavi di Satana e il sangue del Salvatore viene sostituito da alcol e droghe: "A priest became a puppet of Satan. New prayers will praise Hell instead. Wine changed for weird opium and alcohol." (Un prete diviene una marionetta di Satana. Nuovi adepti pregheranno, invece, l'Inferno. Il vino diviene strano oppio e alcol). Da servi di Satana i suoi nuovi adepti continueranno a guidare l'umanità convinta di star seguendo gli insegnamenti di Dio e venendo, quindi, ingannati: "Blind sheep follow you as always. But they know not of the difference. From here the contamination must begin." (Le pecore cieche ti seguono come sempre. Loro, però, non sanno la differenza. Da qui deve iniziare la contaminazione). Svolto il nostro ruolo di servi, accecati dal buio e dal dolore della nostra esistenza, vediamo quanto vaste siano le schiere dell'Oscuro Signore quando anche la morte viene definitivamente sconfitta e non ci resta che nasconderci dal resto dell'umanità, nell'attesa della sua venuta: "In this forest of suicidal memories all the graves hold corpses that do not rot. Hidden from the normal humans that would never understand...". (In questa foresta di memorie suicide, tutte le tombe contengono corpi che non marciscono. Nascosto dai normali umani che, comunque, non capirebbero?".

Conclusioni

Come già accennato nell'introduzione di questo articolo, i primi due full-lenght dei Sargeist condividono il medesimo periodo di concezione e scrittura e questo è facile da capire una volta indossate le cuffie e premuto il tasto play. Tutte le componenti che hanno reso "Satanic Black Devotion" un punto cardine della corrente più moderna del black metal (anche se solo a livello cronologico) sono presenti anche in questo seguito che, tuttavia, setta le medesime coordinate stilistiche verso nuovi standard. L'assoluta predominanza della chitarra nel sound della band e l'elevata componente emotiva che essa è capace di creare divengono espressioni intrinseche, legate da un legame indissolubile con il nome stesso dei Sargeist. L'uso della melodia che già si era fatto apprezzare come elemento chiave della composizione nel primo lavoro viene portato ad un ulteriore livello. Ogni canzone presenta le proprie melodie, spesso incluse come elemento fondamentale nei riff portanti delle tracce mentre, altre volte, esposte pienamente in sezioni dall'alto potenziale emotivo.  La malinconia prende completamente il sopravvento nello stile compositivo di Shatraug che pare essere in grado di trasmetterla agli ascoltatori in qualunque sistema egli utilizzi. Se "Satanic Black Devotion" abbondava di riff veloci e taglienti in tremolo-picking, ora le composizioni possono anche attestarsi su brani lenti e cadenzati ma intrisi, alla stessa maniera, del medesimo terribile fascino. La title-track, in questo senso, è un'oscura montagna inaccessibile che ci imprigiona fra le sue rocce e le sue foreste con ritmo quasi sepolcrale. Mentre "Remains of an Unholy Past" con i suoi taglienti riff dal sapore depressivo le fa quasi da ipotetico contraltare, tutta basata, com'è, sulla velocità indiavolata ed evocativa. E il risultato resta il medesimo in entrambi i casi: pura malinconia, puro dolore, purissimo black metal. E dinanzi a questa constatazione vengono meno anche i difetti che sono sì presenti nel disco come una sezione ritmica mai troppo originale ma con mera funzione di accompagnamento e delle vocals più che sufficienti ma meno incisive e potenti di quelle del debutto. Tuttavia, nonostante questi innegabili difetti, "Disciple of the Heinous Path" supera il suo predecessore negli aspetti che più sono importanti nel sound dei Sargeist, emozionando dal primo all'ultimo minuto, ammaliando con i suoi riff ora depressivi, ora malinconici e, a volte, anche semplicemente ferali e violenti ma sempre enormemente coinvolgimenti. Questa è la formula della band finlandese, questo è lo stile compositivo di Shatraug, e questo è, semplicemente, tutto quello che si possa desiderare da un disco black metal.

1) Black Treasures of Melancholy
2) Remains of an Unholy Past
3) Cursed Blaze of Rituals
4) Disciple of the Heinous Path
5) Heretic Iron Will
6) Echoes from a Morbid Night
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