SADIST

Tribe

1996 - Beyond Productions

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
12/05/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Tommy Talamanca, Marco "Peso" Pesenti, Salvatore "Chicco" Parisi e Andrea "Zanna" Zanini. Basterebbero questi nomi a riportare alla mente uno dei momenti migliori per il panorama metal italiano che corrisponde al nome di "Tribe", storico album dei progressive Metallers italiani "Sadist". Nati nei carrugi genovesi da un'idea di Tommy Talamanca e Marco "Peso" Pesenti (che aveva chiuso da poco la sua avventura con i Necrodeath, rivelatosi fortunatamente una pausa momentanea) già dall'esordio "Above the Light" si erano fatti notare per l'affascinante contrasto tra un ferocissimo Death Metal e l'atmosfericità e la classe del Progressive rock di band come Genesis, PFM e Goblin. "Tribe" si apre con un intro che ricorda da vicino le mitiche colonne sonore dei Goblin a base di sintetizzatori, batteria e basso, prima di lasciare spazio ad un massacrante riff di chitarra che spicca per pesantezza e marzialità che si alterna, in una schizofrenia ben congegnata, a parti dove sono gli splendidi sintetizzatori dello stesso Talamanca a reggere l'oscura melodia principale. L'outro di "Escogido" ci collega direttamente all'apocalisse sonora di "India", traccia dove la schizofrenia tra l'anima prog e l'anima death si fa ancora più marcata grazie all'aggiunta di splendide parti dove la melodia è sorretta da particolarissimi modi che danno origine ad un sound molto orientale che dona al pezzo un'evocatività unica. In evidenza, oltre alla meravigliosa prova di Peso dietro le pelli, troviamo anche il cantante Zanna che con il suo particolarissimo growl ai confini con lo scream rende il pezzo veramente devastante. "From Bellatrix to Betelgeuse" è uno degli episodi migliori dell'album e ci permette di conoscere ancora meglio la levatura di Tommy Talamanca come songwriter, creando un pezzo strumentale di sicurissimo effetto che si collega direttamente a "Den Siste Kamp". In questo pezzo si fanno largo orchestrazioni molto cinematografiche che riportano alla mente le meravigliose colonne sonore del cinema di Genere Italiano degli anni '70, la maggior parte delle quali erano scritte da musicisti e gruppi progressive rock (Si ricordi lo storico sodalizio tra Dario Argento e Claudio Simonetti con i suoi Goblin e i lavori di Riz Ortolani, Vince Tempera e Fabio Frizzi). Il pezzo si snoda tra pesanti riff di chitarra in palm muting supportati da archi e fiati che danno al pezzo un respiro epico fino a giungere ad un meraviglioso assolo di stapo neoclassico che forse stona un pò con l'attitudine oscura della band ma senza rovinare il pezzo. L'outro di "Den Siste Kamp" (tre veri e propri pugni in faccia all'ascoltatore) si lega all'intro della bella "Tribe", titletrack che sembra una pazza jam tra Necrodeath e Premiata Forneria Marconi con inserti di natura jazz-fusion che la rendono uno dei pezzi più interessanti del lotto. Si continua con "Spiral of Winter Ghost", pezzo che ancora eleva i Sadist allo status di "terroristi dei Generi". Se band come Opeth e Cynic creano una perfetta miscela tra Death e Prog fondendole in una soluzione perfettamente omogenea, i Sadist giocano invece sul forte contrasto tra le due anime creando pezzi dall'andamento schizofrenico che non donano riposo all'ascoltatore che viene trascinato a destra e sinistra come se si trovasse al centro di un vero uragano. "The Ninth Wave" gioca molto sull'atmosfera malsana creata da un frenetico riff di synth che riporta alla mente ancora una volta i Goblin, ma senza quella fastidiosa sensazione di già sentito o di plagio che spesso attanaglia la musica odierna. A chiudere degnamente questo grande disco troviamo la lunga "The Reign of Asmat" che inizia con un lungo intro a base di Basso, Batteria e Sintetizzatori per poi lasciare spazio ad un pezzo che riporta alla mente i Necrodeath, grazie anche allo stile vocale di Zanna che ricorda leggermente lo screaming acido e maligno di Flegias. Il pezzo resta comunque molto personale e conferma che "Tribe" è un lavoro di una band finalmente matura con un proprio sound che, nonostante citi e rimandi a diversi ed importanti gruppi del passato, rimane sempre un trademark della band genovese.


1) Escogido
2) India 
3) From Bellatrix To Betelgeuse 
4) Den Siste Kamp 
5) Tribe 
6) Spiral Of Winter Ghosts 
7) The Ninth Wave
8) The Reign Of Asmat 

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