SADIST

Sadist

2007 - Beyond...Productions

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
26/05/2012
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Eccoci qui pronti ad analizzare la quinta fatica discografica dei Sadist, formazione che da circa venti anni rappresenta una fonte d'orgoglio per noi Italiani, in quanto band-perno del technical death metal nostrano. Partiti subito a cannone con le prime ottime uscite, il cammino del quartetto genovese pareva essersi inceppato: per poter dare un ascolto a questo self titled il pubblico ha dovuto pazientare la bellezza di sette anni, dato che il predecessore "Lego" aveva visto la luce all'alba del nuovo millennio, ed aveva rappresentato una prima leggera flessione a livello compositivo, quasi a simboleggiare un principio di mancanza di nuove idee. Con queste premesse alla "encefalogramma piatto" le attese non potevano certo essere delle migliori, ma d'altro canto ci si attendeva un'importante risposta da parte dei quattro ragazzi, per verificare se fossero entrati in un'inesorabile parabola discendente o se invece sarebbero stati in grado di rinvigorirsi e di dare nuova linfa alla loro produzione. L'apertura del disco è affidata alle sonorità tribali di "Jagriti", due minuti e mezzo che permeano l'atmosfera rendendola vagamente esotica, la quale ci riporta alla mente quel paradossale (anzi no) samba death metal proposto coraggiosamente ed in maniera vincente dagli Atheist con lo storico "Elements" nel 1993. Il finale di questo pezzo strumentale, che vede un progressivo crescendo di ritmo e di intensità, ci traghetta verso la bella "One Thousand Memories", brano molto articolato a livello di songwriting ma strutturato sapientemente e ben riuscito. Spaziando da un lineare e diretto technical death metal a inserti progressivi, melodici ed atmosferici, a tratti persino vagamente fusion (ma senza mai scadere nel banale o nel già sentito) i Sadist mettono subito in chiaro la personalità del proprio sound. "I Feel You Climb" si apre con alcuni passaggi che rievocano gli altri pilastri del death metal sperimentale dei primi anni novanta, i Cynic. Ed in effetti di pecche qui ce ne sono ben poche: dall'ottima performance canora di Trevor al feroce e preciso drumming di Alessio Spallarossa, passando per Tommy Salamanca, autore sia di un coinvolgente ed azzeccato riffaggio alla chitarra sia di pregevoli trame di tastiera, le quali rendono il brano ancora più gradevole e multicromatico, aggiungendo anche quel pizzico di gusto retrò che non guasta mai nella produzione progressive metal. "Embracing the Form of Life" ha invece inizio con un'ottima sezione ritmica che segue coordinate jazz/fusion, ricalcando ancora lo stile tipico degli Atheist. Ancora una volta assistiamo ad un ispiratissimo pezzo che mescola sezioni di abrasivo death metal ad interessanti passaggi progressivi ed acustici. Il finale, che degli Atheist rappresenta praticamente un plagio, ci trasporta verso l'adrenalinico avvio di "Tearing Away", brano nettamente più caratteristico e personale del precedente, che si stacca temporaneamente dalla influenze prog per lasciare spazio ad un death metal dalle marcate tinte melodiche. Le sonorità sono decisamente  più attuali, a mio modo di vedere con qualche punto in comune con quello degli Obscura di qualche anno più tardi. Gli ottimi riffs death metal si intrecciano fra loro in un trascinante vortice di potenza ed epicità, inframezzati dagli interventi della tastiera, la quale conferisce al pezzo un ampio respiro melodico, mentre ancora una volta assistiamo ad una grande prova ad opera della sezione ritmica, perfetta nel supportare la vorticosa linea della chitarra ed il tagliente cantato di Trevor. Il sesto brano è il midtempo "Kopto", uno strumentale che appare come la quiete dopo la tempesta. L'etereo intro di pianoforte si intreccia con i synth conferendo al pezzo un mood evocativo, prima di lasciare spazio all'ennesimo capolavoro della sezione ritmica, un concentrato di precisione, classe e sintonia che non mancherà certamente di imprimersi a fuoco nella mente dell'ascoltatore, grazie alla sua elevata dose emotiva, una miscela poetica, nebbiosa e malinconica di sicuro impatto. Un intro che ci rievoca nella mente uno scenario indiano, o comunque dal sapore orientale, apre invece "Excited and Desirous", brano che vede un repentino ritorno a sonorità più consone alla produzione dei Sadist. Il pezzo si caratterizza infatti per la sua complessità, un minestrone di influenze che spaziano dal death metal al progressive rock passando per intermezzi folkloristici. "Different Melodies" si apre con un bell'intro dal sapore jazz/fusion accogliendo dolcemente l'ascoltatore, prima di esplodere in un progressive death metal decisamente poco ispirato ed abbastanza insipido. Neppure la mutazione in uno stile molto simile a quello del secondo brano ne risolleva le sorti, rimanendo costantemente poco incisivo e scialbo, ma dopotutto un'uscita a vuoto gliela si può perdonare data la qualità dei brani ascoltati sino a questo punto. Ed ecco che, giusto per smentirci immediatamente, parte "Invisible", traccia ricca di tecnicismi che vede la sezione ritmica tornare brillante dopo qualche episodio in cui aveva marciato "a basso regime". Il brano, colmo di evocatività (ve ne accorgerete ascoltando il pregevole intermezzo centrale) riporta ad alta quota i Sadist preparandoci verso un finale di disco ricco di adrenalina: prima "Hope to Be Deaf" con la sua marziale intonazione battagliera rapisce totalmente l'ascoltatore portandolo in un contesto lontano e remoto, prima di schiaffeggiarlo ripetutamente a suon di riff tritaossa e di incessanti blast beat. L'ampio respiro epico messo in evidenza nella parte centrale è il perfetto preludio alla seconda sfuriata del brano, dove il buon Alessio Spallarossa è autore di una delle migliori performance del disco a livello di supporto ritmico; poi l'outro "Sadist" chiude il disco con le sue gelide e nebbiose atmosfere cariche di tensione e di grande emotività, ponendo fine a questo spettacolo che dona nuova linfa alla band, che qualche anno più tardi concederà il bis con il valido "Season in Silence".


1) Jagriti
2) One Thousand Memories
3) l Feel You Climb
4) Embracing the Form of Life
5) Tearing Away
6) Kopto
7) Excited and Desirous
8) Different Melodies
9) Invisible
10) Hope to Be Deaf
11) Sadist

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