SABBAT

History of a Time to Come

1988 - Noise Records

A CURA DI
ALISSA
30/11/2018
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Diciamocelo chiaramente, senza paura: nessuno, parlando specificatamente di Thrash Metal, assocerebbe il suddetto genere - di primo acchitto almeno -  all'arcipelago britannico. Nonostante i germi della prima, selvaggia creatura dell'Heavy Metal possano essere riscontrati tranquillissimamente nella nobile terra d'Albione. Basterebbe buttare un occhio sul gilet di James Hetfield, per rendersene conto: adornato da toppe raffiguranti i loghi di Motörhead, Venom, Tank... band che il frontman dei Metallica ha sempre citato fra le sue principali fonti di ispirazione. Idem Dave Mustaine dei Megadeth. Idem i fratelli Cavalera, spostandoci in sud america. Compiendo qualche piccolo excursus in terra tedesca, gente come Marcel Schirmer o Tom Angelripper non se la sentirebbero certo di uscire fuori dal coro. Riducendo però il nostro discorso al genere Thrash fatto, finito e teorizzato, ecco che le isole si allontanano ancora di più, lasciandoci in eredità solamente un piccolo quantitativo di nomi significativi. Molto meglio pensare a quelle terre come patrie di nomi fondamentali del Rock e del Metal quali Iron Maiden, Led Zeppelin, Black Sabbath, Nazareth, Uriah Heep, Deep Purple... chi più ne ha, più ne metta! Di certo, né Scozia, né Inghilterra né tanto meno Irlanda potranno mai vantarsi dell'aver donato i natali ad una formazione seminale come Metallica o Sodom. Eppure, a me l'eccesso di scontatezza non è mai piaciuto. E sì, vorrei con questo articolo iniziare una serie di monografie incentrate su di una Thrash Metal band inglese, assolutamente impossibile da trascurare. Eccoci qui a parlare dei Sabbat, diabolica creatura sorta nel lontano 1985 dalle ceneri degli Hydra, formazione nella quale militavano due all'epoca giovanissimi Martin Walkyier e Frazer Craske, rispettivamente cantante e bassista. Nella vita come nella musica, a contare sono gli incontri giusti; quelli avvenuti per puro caso eppure assolutamente necessari, parlando a posteriori, valutando il corso degli eventi. Proprio un incontro fondamentale cambiò le sorti degli Hydra e dei due giovanissimi Martin e Frazer, quando ad un concerto degli Hell i due conobbero il talentuoso Andy Sneap. Chitarrista di belle speranze in cerca di successo e vero e proprio trascinatore, leader nato, con carisma ed idee da vendere. Fu proprio lui a portare verso lidi estremi i due amici appassionati di Heavy Metal, rendendo la loro proposta ancor più dura e veloce. La formazione venne completata in un attimo grazie all'ingresso di Simon Negus, batterista presentato ai novelli Sabbat proprio da Tim Bowler, a sua volta batterista degli Hell. Appena qualche tempo dopo, il gruppo esordì con la demo "Magick in Theory and Practice", anche se fu con la successiva "Fragments of a Faith Forgotten" che il quartetto iniziò a guadagnare maggiore notorietà. "Martin e Frazer erano amanti dei Venom, io ero un grande fan di band come Slayer e Mercyful Fate. Vedemmo questo video in cui erano presenti Slayer, Exodus e Venom, tutti e tre assieme... diamine, fu quello che ci spinse a scegliere che tipo di sound adottare!"; queste le parole di Andy, rimembrando gli anni della sua adolescenza. Dopo appena un'altra demo ed un singolo, i Sabbat arrivarono all'esordio in full length appena tre anni dopo la loro formazione. Siamo nel 1988 e "History of a Time To Come" vede la sua comparsa negli scaffali di tutto il mondo, distribuito dalla prestigiosa "Noise Records". "Ero troppo giovane per firmare un contratto... dovemmo posticipare di qualche tempo il nostro ingresso nel roster della Noise!", ricorda simpaticamente Sneap. Nemmeno a dirlo, i Sabbat vennero ripagati di ogni attesa; non solo perché il successo del disco gli permise di intraprendere tour sostanziosi ed importanti. Dopo tutto, "History..." si distingueva dalla "massa Thrash" anche per via di un'attitudine occulta/letteraria non indifferente. A cominciare dalla copertina, disegnata da John Blanche e ritraente un personaggio agli antipodi di un Vic Rattlehead. Un che di fantasy aleggiava nell'aria, un che di particolarmente oscuro. Confermato poi dalle liriche presenti, incentrate sul paganesimo, su di antiche usanze pre-cristiane, su di un particolare tipo di letteratura... insomma, ben poca protesta sociale e rabbia da sfogare contro un sistema. Spazio invece a tematiche nuove, particolarissime... ben lontane dal satanismo grossolano di Venom e company. La musica, direte voi? Beh... quella andiamo a gustarcela proprio adesso! Pronti per l'avventura? Si parte!


Intro

Più che un disco Thrash... un film dell'orrore! Suoni oscuri e distorti, una voce riprodotta al contrario, gelidi sintetizzatori evocanti un'atmosfera da rituale occulto. Come fossimo stati catapultati su di un altare in marmo nero, pronti ad essere sgozzati da un celebrante di Satana in nome dell'angelo caduto, eccoci immersi nel preludio di "History". Un brano strumentale semplicemente intitolato "intro", estremamente debitore nei riguardi di band quali Hell e Demon. Il lato oscuro della NWOBHM rivive in questi primi due minuti, prendendoci per mano e portandoci direttamente nel centro dell'incubo, negli anfratti più reconditi delle nostre paure.

A Cautionary Tale

Si cambia registro con l'arrivo di "A Cautionary Tale". Una storia, un pegno da pagare. Aggressività, corse folli, acceleratore spinto al massimo! L'anima Thrash Speed dei Sabbat prende finalmente forma, dilaniando le nostre carni con un riffing serratissimo, di chiara derivazione americana. L'amore per gli Exodus è evidente, a differenziare i Nostri dal combo americano è ovviamente la voce di Martin, impostata su di un cantato sporco e rauco. Un demone urlante perfettamente inserito in un contesto di violenza estrema, a metà fra un Cronos con la raucedine ed un Udo Dirkschneider ancor più mefistofelico del solito. Mefistofele... perché proprio Mefistofele? Chiaro e lampante, amici lettori: il brano è costruito come sottofondo musicale per le tristi vicende di Faust! Il primo cliente di Satana, almeno il primo cliente famoso, così amo definirlo. Il primo nome noto a stringere con il maligno un patto: l'anima in cambio di poteri immensi, infiniti. Notare come il cantato sia in alcune parti giostrato su di una sorta di alternanze di registri, riproducendo la forma di un dialogo: "il fuoco demoniaco mi brama, purtroppo so che brucerò! Affronterò la dannazione eterna, riconosco i miei errori, marcirò all'inferno per il resto dei miei giorni". Dopo aver gustato l'onnipotenza ed aver potuto dominare la sua realtà, Faust viene dunque costretto a pagare lo scotto dei suoi desideri. Mefistofele è lì dinnanzi a lui e lo condanna ad un'eternità di torture e sofferenze. Il gioco è poi valso la candela, Faust? L'inferno e la dannazione eterna potranno mai valere quel po' di tempo passato a sentirti un dio in terra? "Mortale, mortale... gioca finché puoi, non ti sei reso conto di aver già perso!". La dura replica di Mefistofele, giunta a rendere ancor più infuocato un brano a dir poco infernale, che di inglese ha poi molto poco. Un mix letale fra Slayer ed Exodus, figlio della Bay Area ma comunque ben ancorato sui capisaldi piantati anni prima dai Venom.


Hosanna in Excelsis

Proseguiamo con "Hosanna in Excelsis". Sì, nemmeno io volevo crederci, la prima volta che lessi il titolo di questo brano. Osanna nell'alto dei cieli? Veramente? Siamo forse ritornati ai tempi del catechismo... o è solamente una scusa per parlare a suon di Thrash dell'eterna battaglia fra bene e male? Fortunatamente, la seconda ipotesi! Possibilmente andiamo ancora più veloci che nel brano precedente. Si parte subito sparati, senza perdere tempo: ogni riff disegnato da Sneap urla "Show No Mercy" da ogni nota, quasi al limite del plagio, mettendo in scena quel che i giovanissimi Slayer già fecero nel loro esordio... ovvero, mescolare una sorta di Heavy aggressivo con la rozzezza tipica di un Hardcore massiccio e velocissimo, violento quant'altri mai. "Purificheremo il mondo con la guerra e la distruzione, l'ira di Satana riempie i loro cuori! Urla e ruggiti, coloro che vivono pregando... moriranno per mano di una spada!" Quel "Die By the Sword"... avevo già detto quanto gli Slayer fossero stati fondamentali, per Sneap? Eccolo lanciarsi, dopo strofe e ritornelli al vetriolo, in prove soliste degne dei più rozzi Hannemann e King, lungo un brano che fa della violenza il suo manifesto, la sua bandiera. Voci indemoniate e ritmica selvaggia, indomabile. Siamo davvero ai limiti della palese citazione, ma è impossibile tenere ferma la testa, fingendo che tutto vada bene. Un brano che conquista e convince in virtù della sua voglia di suonare violento e senza freni, andando a configurarsi come la degna colonna sonora di un'avanzata crudele, spietata. L'armata della morte, di Satana, dell'oscurità è ormai giunta sulla terra, pronta ad eliminare la stirpe di Cristo e tutti i suoi seguaci. "L'angelo caduto canta... gloria a Satana! Distruggeremo la chiesa cattolica, l'impostore verrà di nuovo crocifisso!", piccolo omaggio al crasso satanismo ostentato dai capostipiti Venom, un vero e proprio inno al Thrash Speed degli inizi, sorvolando sul fatto che nel 1988 il concetto stesso di Thrash aveva subito già molte modifiche ed integrazioni, spostandosi su lidi decisamente più distanti da quanto stiamo udendo. Dobbiamo semplicemente decidere se apprezzare questo consapevole "revival" o passare oltre.


Behind the Crooked Cross

Inizio molto più cadenzato e lento per "Behind the Crooked Cross". Cosa si celerebbe dietro la famosa croce uncinata? Questa, la domanda che i Sabbat decidono di porsi. Prendendo spunto da un libro letto da Martin in quel periodo, "Hitler and the Age of Horus" di Gerald Suster, il quartetto ispeziona alcuni lati della persona di Hitler ai più risultanti nascosti o del tutto sconosciuti. In particolare si approfondisce il rapporto fra il dittatore tedesco ed alcune simbologie / dottrine spiritualmente molto complesse. Un rapporto confermato dall'utilizzo della Svastica, figura geometica adoperata ben prima che il nativo di Braunau Am Inn la adottasse come icona del partito nazionalsocialista. In molte culture dell'Asia, la croce uncinata rappresenterebbe il sole, un buon auspicio: il ritorno della luce dopo il buio, in un ciclo perpetuo che vede il positivo vincere sempre sulla negatività, sulla cattiva sorte. Ecco dunque come Hitler auspicasse l'ingresso del mondo verso una nuova era dell'oro, mediante la realizzazione dei suoi folli progetti; quella che Aleister Crowley, mago e filosofo, avrebbe defnito come "era di Horus". Proprio per via del tema assai complesso e particolare, i Sabbat calmano di molto i loro bollenti spiriti, optando per un mood quasi doomeggiante, in alcuni punti. Un sound oscuro e sulfureo, strascicato, che esagera in velocità semplicemente stagliandosi su di un mid tempo assassino quanto pacato. non mancano le cavalcate impovvise e gli eccessi, tuttavia "Behind..." dà più l'impressione di voler giocare su di un'atmosfera letale che sulla velocità senza quartiere. Un brano di certo impegnativo e dotato di una durata importante (ben sei minuti), che non annoia e di sicuro mostra molta più personalità rispetto a quanto udito nella track precedente... se non fosse per il fatto che il medesimo titolo appare su "South of Heaven" degli Slayer, senza neppure una virgola di differenza. Chi avrebbe copiato chi? La storia è dalla parte dei Sabbat: siamo nel 1988, "History..." anticipa "South" di ben tre mesi.


Horned is The Hunter

Lato A chiuso da "Horned is The Hunter". Un cacciatore munito di corna, protagonista di un brano lungo la bellezza di otto minuti! Inizialmente noto come "The 13th Disciple", il brano fu presentato per la prima volta in uno show radiofonico per la BBC, salvo poi trovare nuovo titolo e liriche nell'album. Protagonista di questo racconto è il dio Pan, di come il suo culto fosse sacro ed imprescindibile prima della colonizzazione culturale avvenuta per mano dei cristiani. "Cosa ne è di un Re che non ha più un regno su cui governare?" Le parole di Pan, affranto dal dolore, ormai lontano dallo status divino in cui imperversava. I bei tempi in cui il suo urlo terrorizzava l'intero pantheon olimpico, i tempi in cui la sua furia era rispettata e temuta da tutti gli altri Dei. E' lo scorrere di un ruscello, cinguettio di usignoli sormontato da un mesto e triste arpeggio ad introdurci alla saga del caprone: dei Sabbat incredibilmente più delicati del solito, assai più riflessivi e contenuti. Possiamo scorgere qualche arpeggio alla "Welcome Home: Sanitarium", ed anche quando le elettriche iniziano a ruggire la tipologia di pezzo non cambia. Prendendo a piene mani dalle ballad in stile Metallica, ecco che Martin inizia a declamare i mesti fatti, con la sua solita voce demoniaca. Niente clean nell'ugola del frontman, fermo sulle sue posizioni sebbene caratterizzato da un mood più Heavy. La sporcizia del suono resta, anche quando si accelera gli inglesi sembrano voler mostrare le loro velleità à la Accept. Echi di "Metal Heart" si fanno largo, ed anche Walkyier torna ad "imitare" vagamente il buon Udo. "Alcuni fra di noi si preparano alla lotta, chi ancora è fedele ai vecchi culti: non nascondetevi come vigliacchi, attendendo una fine amara! Prendete il coraggio fra le mani e combattete! Unitevi a me, amici miei!" attendendo sul suo antico trono, Pan chiama a sé i suoi adepti, sperando di raggruppare un esercito abbastanza forte da poter tentare una nuova scalata al potere. Nulla è ancora compromesso, l'antico dio può ancora risorgere. Si ritorna su territori più smaccatamente Thrash in occasione dell'assolo di Sneap, il tutto si ristabilisce poi su solide basi Hard n Heavy. Il mood del brano si inasprisce nuovamente verso la fine, momento in cui una significativa accelerata ci trasporta dritti dritti nell'occhio del ciclone. Pan è ancora vivo ed in forze... si può ancora vincere!


I for an Eye

"I for an Eye" ed è subito Thrash! I Sabbat tornano a correre come forsennati, reimplementando nel proprio sound la cara, vecchia lezione Slayeriana. Giusto qualche piccolo accenno a cadenze Hard n Heavy in stile Exodus ed eccoli premere al massimo sull'acceleratore, lodando Lucifero ed il coraggio da egli mostrato nella lotta contro Dio. "Dimmi perché mi hai fatto questo, dimmi qual è il mio crimine!! Sono stanco, sono condannato... tu mi chiami Diavolo? E diavolo sarò... per la grazia degli inferi!!". Un brano veloce e tirato basato su di un confronto, una tenzone fra Lucifero, Dio e gli Angeli "giusti", buoni. Allontanato dal regno dei cieli, la più bella delle creature celesti diviene di colpo la peggiore, la più mostruosa ed abietta. "Mio è il potere, mia è la gloria! Ti condanno ad una vita di dolori e sofferenze, questo sarà il tuo inferno! tu sei il diavolo, finché governerò il regno dei cieli per te non vi sarà più posto!" Le dure parole di un Dio adirato, deluso per l'affronto ricevuto dal suo prediletto, dal migliore dei suoi figli. Gli fanno eco gli altri angeli, delusi ed arrabbiati quanto lui: "Per i crimini che hai commesso... la solitudine sarà il tuo purgatorio! La rinuncia alla divinità... il tuo inferno!!". Satana viene spogliato di ogni sua velleità celestiale e spedito sulla terra, ove egli ha già pronto il suo piano di vendetta. "Da questo abisso risorgerò come vendicatore. Senza forma e senza volto, ho il mio nuovo nome. Ora i miei artigli affondano in questa tua creatura... vi mostrerò l'autentico significato della parola dolore!" Cacciato dai cieli e spedito sulla terra, Satana decide dunque di portare dalla sua parte gli esseri umani, creati ad immagine e somiglianza di Dio. Rivoltare le sue creature contro il loro creatore, plagiando le loro anime, rendendoli schiavi dell'inferno. In questo marasma Thrash c'è comunque spazio per una piccola quanto significativa apertura melodica, verso la fine del brano. Una melodia carica di atmosfera, di gusto Heavy, che lascia intendere una svolta significativa nella vicenda: chi vincerà, chi perderà? Vi sarà una battaglia finale, il cui risultato è comunque ancora in sospeso!


For Those Who Died

"For Those Who Died"... per coloro che sono morti. Per quale motivo, vi chiederete mai? Presto detto: ci troviamo di fronte ad un brano pensato ed ideato per narrarci dei crimini commessi dalla santa inquisizione. "Colpevole!" urla severa una voce all'inizio del pezzo, ignorando le suppliche del condannato... giusto il tempo di prendere le misure e via, si parte a ritmo di Speed Metal vecchia scuola. Nulla di troppo nuovo sotto il sole, i Sabbat recitano la parte dei leoni dando vita all'ennesimo brano tirato e massiccio, veloce ed in alcuni punti ben più cadenzato e ragionato. In linea di massima si decide di mantenere intatta la vocazione "violenta", soprattutto in un refrain ideato pensando al sommo gaudio con il quale un giudice inquisitore condanni la sua vittima. "Brucia nel fuoco! Brucia su quel palo!", gli inquisitori godono letteralmente del dolore altrui, divertendosi ad estorcere false confessioni pur di annusare il tanfo di un cadavere bruciato. Eccoli girare di casa in casa, portando via giovani donne o ragazzi indifesi, con l'accusa di aver praticato arti oscure. Torture cruente, quanto più dolorose possibili... volte allo sfinire i corpi straziati di questo o quell'imputato, affinché pur di smettere di soffire egli ammetta la sua colpevolezza. _Una morte di certo non rapida ed indolore: il massimo della pena è infatti la cosiddetta "prova del fuoco"... ovvero bruciare su di un palo affinché per miracolo divino non si scampi alle fiamme. Qualora si morisse, ecco che la prova di un rapporto con Satana sarebbe quanto più lampante possibile. Gran lavoro canoro di un Martin sugli scudi ed un plauso significativo ad uno Sneap che si slega finalmente dal troppo citazionismo, disegnando un brano sicuramente molto più variegato ed interessante, a livello di riff ed assoli. Old school e fantasie Heavy ben spalmate lungo un terreno Thrash Speed. "non mostreremo alcuna pietà nei riguardi di chi ha rifiutato la clemenza della Santa Chiesa! I vostri crimini sono inenarrabili, i vostri atti impuri innumerevoli. Innocenti o colpevoli... vi giustizieremo tutti!"


A dead man's robe

Strumentale spezza - atmosfera prima del gran finale, "A dead man's robe" cerca di descrivere lo status di abbandono di un vestito abbandonato su di un pavimento, appartenuto ad un uomo ormai morto. Arpeggi simili a quelli posti in apertura dell'ultimo brano del Lato A, torniamo in vena di "Welcome home..." ed in più udiamo qualche sparuto rumore temporalesco posto in background. Sembrerebbe un pezzo dominato dalla mestizia e dalla tristezza, quando ecco l'elettrica di Sneap impennarsi e lanciarsi verso una corsa folle, poi mitigata da cadenze più Hard n Heavy. Un alternarsi di velocità e potenza, fino alla fine. Una strumentale che non ha molto da dire e recita la parte dell'intermezzo, spianando la strada al brano conclusivo.


The Church Bizarre

I Sabbat in versione presentatori televisivi: l'apertura di la chiesa bizzarra, "The Church Bizarre", sembrerebbe proprio parodiare l'inizio di uno show pieno di luci e pubblico scalpitante! Un brano squisitamente thrash che musicalmente sembra non aver poi molto da dire: si ricalca in pieno l'epopea dei migliori Exodus, quelli a cavallo di 2Pleasures of the Flesh" e "Fabulous Disaster", andando a riproporre in pieno il loro stile. Un mix letale di Thrash profondamente influenzato da velleità Heavy, con l'aggravante dell'assenza di un'ugola d'oro come quella di Zetro Souza. Forse la poca varietà stilistica del buon Martin, almeno in questo caso, pare mostrare un pesante limite di un gruppo che avrebbe sicuramente potuto dare di più, si fosse posto su lidi ancor più personali, accantonando qualche momento troppo derivativo; come quello che stiamo udendo, il quale basa il suo essere sul mondo dei predicatori televisivi. Il cosiddetto "show evangelista", condannato in pieno dai Sabbat e soprattutto dal frontman, il quale assistette suo malgrado ad una performance del genere, in gioventù. "C'era questo Billy Graham (non il wrestler!! ndr), un americano che cercava di far soldi con la parola di Dio. Sentii un suo sermone durante un suo show, giuro che ero andato lì con la mente aperta e la voglia di confrontarmi... ma mi fe e schifo il fatto che tutto era un ostentare ricchezza!! Scenografie sfarzose, luci e migliaia di persone adoranti. Questa è la religione? Bene... io non voglio averci nulla a che fare!!" parole pronunciate dal giovane Walkyier per un numero di "Kerrang!", nel quale spiegava come "the Church Bizarre" fosse appunto stata creata pensando a quella tragicomica esperienza. Il testo non lascia certo scampo: "Fate entrare gli acrobati ed i pagliacci, facciamo tutti un bel giro sulle giostre! Loro fanno i soldi secondo le loro regole. Cristiani rinati? Definitevi pazzi scatenati!!". Il tutto contrapposto ad un coro di giubilanti pellegrini, giunti nello studio televisivo per lodare il signore: "Dio del potere, dio della salvezza, guidami verso il tuo paradiso!" 


Conclusioni

Così finisce, signori e signore, la nostra prima avventura in terra inglese; al cospetto di un gruppo Thrash da molti snobbato e di certo non fondamentale per lo sviluppo del genere... ma neanche troppo "inutile" da poterlo bypassare senza pietà, relegandolo in un angolo ad impolverarsi. Un disco, "History of a Time to Come", che di sicuro riesce a dire la sua, risultando forse un po' altalenante ma nel complesso più che valido, un vero e proprio gioiello old school. "In che senso, altalenante?" vi starete tutti chiedendo: la questione è assai più semplice di quel che si creda, "History..." pecca forse un po' troppo, in alcuni frangenti, di derivazione eccessiva. Una venerazione pressoché totale per i padri fondatori del Thrash, un monumento eretto alla gloria di epopee a stelle e strisce. Slayer su tutti, Metallica, Exodus presenti come non mai. Sembrava veramente che i giovanissimi Sabbat volessero tributare in toto i loro eroi, risultando duri e puri quanto loro. Un discorso che avrebbe avuto senso se il loro debutto fosse risalito all'anno effettivo di formazione, anziché al 1988. Il 1985, l'anno della teorizzazione, del divenire: l'anno di capolavori quali "Bonded By Blood", di "Killing is My Business...", di "Hell Awaits", un periodo storico che avrebbe accolto "History..." a braccia aperte, sancendolo come un ottimo debutto. Visto e considerata lìimpossibilità di scrivere la storia con i "se" e con i "ma", tocca valutare "History..." per quel che in realtà è. Ovvero, un album che alcune volte suona come "già sentito" e troppo "fermo" su determinati stilemi, cristallizzati ed all'epoca quasi fossilizzati. D'accordo che diversi pezzi vedono la loro genesi nelle demo precedenti, ma continuo a domandarmi diversi perché. Perché, ad esempio, "riciclare" e riproporre in chiave solamente più "levigata" situazioni trascinate ditro in maniera troppo forzata? Questo il punto debole maggiormente di spicco, visto e considerato che esordi datati 1988 sicuramente più personali c'erano eccome. Mi verrebbe da pensare agli americani Rigor Mortis ed al genio Mike Scaccia, autori dell'omonimo album contemporaneo di "History...". Parliamo di un appena diciottenne... eppure Sneap avrebbe potuto fare molto di più, anche perché in possesso - a parer mio - di un'ottima tecnica. Rendere il songwriting un po' più variegato ed importante, come accade nelle tracce più lunghe del disco. Proprio in quei precisi istanti osserviamo la vera anima dei Sabbat: giovani ragazzi certamente fomentati e desiderosi di sfasciare tutto, contemporaneamente però in grado di farlo in maniera del tutto originale e particolare, senza annoiare mai. Tralasciando i rimandi palesi e gli eccessi di citazionismo (sempre ammessi dal gruppo e mai nascosti; per lo meno!), posso comunque affermare quanto alla fin fine prevalga il positivo, ed il negativo venga dopo tutto ammortizzato da molte attenuanti. La gioventù, la voglia di proporre un qualcosa "all'americana" per riuscire a farsi notare, ed i picchi di originalità comunque notevoli. Un plauso ai cambi di stile, dalla brutalità alla riflessività e melodia, senza parlare poi di testi sicuramente originali, vera forza di tutto il disco. Tanto basta per consegnare "History of a time to Come" non certo alla storia fondamentale... ma comunque a quella gloriosa epopea underground tanto cara agli amanti della vecchia scuola. Il meglio doveva ancora venire... e gli stessi inglesi ne erano consapevoli!


1) Intro
2) A Cautionary Tale
3) Hosanna in Excelsis
4) Behind the Crooked Cross
5) Horned is The Hunter
6) I for an Eye
7) For Those Who Died
8) A dead man's robe
9) The Church Bizarre