RUNNING WILD

The Rivalry

1998 - GUN Records

A CURA DI
PAOLO GLENNTIPTON ERITTU
06/02/2013
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

I Running Wild sono geniali, punto. La ciurma di pirati teutonici nacque nel 1979 ad Amburgo, su iniziativa del carismatico Rolf Kasparek, “Capitan Rock'n'Rolf”, frontman e unico compositore della band, un ragazzo nato con qualche secolo di ritardo, con una grandissima passione per la Grande Storia e, ovviamente, per la musica. Il gruppo si lancia già dal primo “Gates to Purgatory” in un Heavy Metal molto veloce dalla distorsione grezza e potente, creando un personalissimo sound, che ha la capacità di coinvolgere in maniera unica l'ascoltatore, trascinandolo dagli oceani tempestosi più magnifici e terribili, alle desolate distese innevate della Siberia, dal fango intriso di sangue di Waterloo all'erba arrossata di Little Bighorn. In questo disco, il tema principale è lo scontro eterno tra il Bene e il Male, un conflitto che imperversa dall'inizio del Mondo, è la lotta tra il Drago e il Serpente, tra Luce e Tenebra, e durerà fino alla Fine, della quale sarà la causa. March of the Final Battle (the End of all Evil) è un pezzo strumentale dove una chitarra suona un'epica melodia, accompagnata da un velocissimo rullante, la musica diviene via via più ricca, con l'entrata in scena del basso, che si unisce alla batteria in un ritmo cadenzato, mentre una seconda chitarra si aggrega alla prima in un bellissimo coro. The Rivalry, la title-track, apre in maniera perfetta le danze. Il suono squillante della chitarra di Kasparek si incunea subito nel nostro cervello per una traccia indimenticabile fin dalle prime note. Il riff d'apertura cede poi il posto a una fantastica sezione ritmica, molto serrata e veloce, dove il basso rapidissimo di Thomas Smuszynski scandisce il bellissimo lavoro di batteria di Jörg Michael, davvero potente, mentre alla chitarra del frontman si unisce quella di un grande Thilo Herrmann. La canzone è energia pura e mi entusiasma come un bambino, specie nell'assolo, che inizia con una magnifica scarica di note per poi lanciarsi in una melodia sublime, qualcosa che riassume in se quanto di bello c'è al Mondo, tutto quello per cui valga la pena combattere; infatti il testo è incentrato su questo, lo scontro senza tempo tra il Bene e il Male, cantato dalla potente e rauca voce di Rock'n'Rolf: “La Rivalità, dura dall'eternità, lo scontro finale per liberare il Mondo oscurato / Perso nell'odio, il destino è certo, tutto il Male è condannato a varcare la Porta Infuocata”. Sarà quindi la Speranza a portare il Bene alla vittoria. Kiss of Death è una canzone meno “alta”, un Metal più classico, con una solidissima ritmica (fantastico il lavoro di Michael alla doppia cassa), un muro che vede un'unica breccia nel breve e pirotecnico assolo. Il testo tratta un tema che definire attuale è poco, dove all'”Uomo vestito di nero” viene intimato sparire, perchè ormai la sua maschera, i suoi trucchi non servono più, la sua convinzione di dominare il mondo è idiozia pura, “È solo una perdita di tempo, noi vediamo attraverso le tue bugie” (mi ricorda qualcuno...); per quanto possa pensare di proseguire per il suo sentiero di follia, il “Bacio della Morte” vi porrà un termine, come per ogni uomo. La successiva canzone è un pezzo “bruciante” di puro Speed Metal. Si sente il fischio di una bomba in caduta libera, che esplode sotto forma di una batteria rapidissima e di un coro di chitarre che macina fulmineamente dei riff assassini, in una futuristica Apocalisse che vede come protagonista il terrificante Firebreather; il ritornello è perfetto per essere ruggito da migliaia di voci in un concerto. Tanto per rimanere in tema di aliti pesanti, inizia l'imponente Return of the Dragon, aperta da una voce inumana che annuncia il ritorno del regno dei Draghi e della salvezza per l'Umanità, che verrà liberata dalle sue catene di odio. Ciò avverrà dopo la morte dell'ultimo ammazzadraghi, e in quel momento, il Serpente (rappresentante il Male) perderà la lingua e la testa. Parte la batteria, in una roboante carica, potente e cadenzata, seguita dalla chitarra che introduce una fischiante melodia, simile a quella di “March of the Final Battle”, per poi esplodere in un riff indimenticabile, con l'entrata in scena dell'altra chitarra e del basso. I Running Wild hanno un'abilità innata nel creare delle musiche davvero epiche e incredibilmente accattivanti, che vengono ulteriormente arricchite dalla particolare voce di Kasparek. Un magnifico assolo viene intessuto dal frontman, inframezzato da cambi di riff, una ventata di note molto bella ed evocativa, che ci riporta in fine al riff principale e all'ultimo ritornello. Giunge ora Resurrection, che parte subito con un riff potente e un ritmo veloce. Il testo è di carattere religioso, in particolare io l'ho interpretato come un riferimento alle varie guerre di religione che si sono susseguite nella Storia: “Quindi vedi l'intera connessione, tra tutto ciò che fanno / Cercano di stordire i sensi, perché il male non è mai vero / Ti promettono il loro paradiso ma ti mandano verso il loro inferno / Quello che vende questa gente è un biglietto per la dannazione”. E ora sono cannonate, perchè arriva la mia canzone preferita dell'album: Ballad of William Kidd, un'opera d'arte che fa rivivere la figura di uno dei più famosi pirati di tutti i tempi, a cominciare da quando "Nacque sulle coste di Greenhock nell'anno 1645 e fuggì a quattordici anni, per scappare da una vita che sopprimeva la sua anima", per poi narrare di come trovò nel mare la libertà che cercava e di come affrontò le cannonate e sfidò le più terribili tempeste al timone del suo veliero, l'"Adventure Galley". Con una lettera di Corsa lo fecero combattere per i mari, ma trovatisi alle strette con i rapporti diplomatici, “per non perdere le loro teste nel gioco”, i nobili lo usarono come capro espiatorio, accusandolo di pirateria e sedizione: “Uomini di sangue blu caddero in disgrazia / Meriterebbero di essere mangiati dai piranha / Fecero un sacrificio all'altare delle menzogne / Così il destino prese il suo corso, nella Ballata di William Kidd”. Una (romanzata) vita di avventure racchiusa in nove minuti di magia, dove a un testo fantastico fanno da sfondo delle melodie di chitarra incredibilmente evocative (in particolare l'intro e l'outro, davvero superlativi), il potente basso e una ricchissima batteria, che stampano in testa immagini ben definite di secoli passati, in una musica di insieme che ci fa sentire la brezza salmastra del mare e sentire, assaporare e percepire una prorompente e grandiosa Libertà... Agents of Black è un ritorno allo Speed, tra ritmi forsennati e riff da applauso, in una canzone breve, bruciante, ovviamente carica di una vena epica sbalorditiva, nel più puro stile Running Wild. Il testo parla di individui servi dell'Oscurità, che dilagano per il mondo cercando di trascinarlo verso il baratro. La guerra e il dolore che seguono il passaggio di queste creature, vengono rievocati dalla musica forsennata, che vede i momenti di massima bellezza nel ritornello grandioso e nel bruciante assolo. La fiamma della Speranza che fin dall'Inizio sostiene il Bene, adesso viene quasi soffocata, perchè dall'orizzonte avanzano Fire & Thunder, annunciati da un micidiale riff di chitarra accompagnato da una granitica batteria, in un Heavy Metal crudo e feroce, che ci sbatte già dall'inizio un assolo neoclassico fantastico. Il riff cambia, e carica il ritornello, davvero imponente. Dopo un secondo ritornello arriva un altro assolo articolato e magnifico; la canzone prosegue inarrestabile e termina con una ripresa del riff iniziale che la chiude in uno sfumare di note. The Poison si mantiene sui binari dell'Heavy Metal classico, con riff molto efficaci e d'impatto con un pirotecnico assolo, che precede un breve cambio di riff, prima della ripresa di quello principale che porta al ritornello finale. Il testo parla del veleno dell'odio, iniettato dalle zanne del Serpente dell'Oscurità, che porterà il mondo a una folle Apocalisse, quando l'angelo caduto spiegherà ancora una volta le sue ali nere, oscurando il mondo. Adventure Galley è una canzone che può essere considerata il continuo logico di “The Ballad of William Kidd” in quanto prende il nome dalla nave del corsaro. Le chitarre macinano riff su riff, sorrette da una batteria e un basso indemoniati, e Kasparek si lancia poi in un bell'assolo rapido e tecnico; la canzone prosegue tra cambi di riff, mantenendo sempre un pazzesco ritmo martellante. Nel testo la nave viene descritta quasi come un essere senziente, magica, selvaggia e libera. Man on the Moon è un altro pezzo di potente Heavy Metal dai ritmi serrati e dai riff articolati, incentrato sulla ricerca della conoscenza (in particolare la ricerca di altri esseri senzienti) che ha spinto l'uomo a viaggiare sulla Luna, e sui vari dibattiti che sono scaturiti intorno a questo viaggio. È il pezzo che mi è piaciuto di meno, ma solo se raffrontato con gli altri, perchè ha un'ottima carica epica e un'energia elettrizzante, tra riff godibilissimi e un assolo entusiasmante. E per finire in bellezza, ispirata dall'opera di Lev Nikolàevic Tolstòj, arriva War & Peace, una traccia che inizia con un cupo coro d'atmosfera accompagnato da una triste chitarra acustica, per poi sfociare in un riffing magnificamente indescrivibile, in continuo mutare, carico di un'epicità commovente. L'assolo di Kasparek, preceduto da cori di chitarre magnifici, esplode con potenza, il chitarrista crea un arabesco di note sulla bellissima sezione ritmica, per poi approdare a un evocativo riff di chiusura, che si trasforma poi in quello principale; la canzone termina, così come era iniziata, in uno sfumare di cori e chitarra. Il testo parla della brutalità della guerra “Tu spari alle tue vittime, mentre il Diavolo ride con disprezzo / Uccidi tuo fratello solo perchè indossa l'uniforme sbagliata" (che mi ricorda "Aveva il tuo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore") "Cadono uno dopo l'altro, il loro sangue è sparso senza senso / Intrappolati nel maleficio di un incubo”, perchè questa è solo pazzia, “L'essenza di ogni male vive sulla follia e sull'odio”, quindi bisogna combattere contro di essi, contro ogni pretesa di superiorità e disuguaglianza, anche quando ci si trova dalla parte più avvantaggiata, perchè la Pace può essere data solo dal rispetto, dalla Ragione, dall'uguaglianza. Bisogna strappare il velo nero che copre la nostra mente e i nostri occhi, “Quindi capisci e prendi il sopravvento, per possedere la chiave del tuo destino” perchè bisogna vedere l'orrore, per combatterlo ed estirparlo. Io adoro questa band: adoro le loro musiche fantastiche, i loro testi, che parlano di giustizia e fratellanza, Storia e Libertà, di lotta contro l'odio e contro il potere. Il loro è un viaggio continuo nello spazio e nel tempo, terribilmente epico ed alienante, perchè noi SAREMO lì, rideremo con loro delle tempeste più grandiose sul ponte di una nave diretta a Tortuga, arrancheremo nel rosso deserto arabico sul dorso di un cammello, VIVREMO la loro musica al fianco dei grandi personaggi della Storia, da William Kidd a Lawrence d'Arabia, da Gengis Kahn a Calico Jack. Perchè è questa la loro magia. C'è chi per sognare avventure legge un libro, chi vede un film, ma io ascolto un disco dei Running Wild.


1) March of the Final Battle
(the End of all Evil)
2) The Rivalry
3) Kiss of Death
4) Firebreather
5) Return of the Dragon
6) Resurrection
7) Ballad of William Kidd
8) Agents of Black
9) Fire & Thunder
10) The Poison
11) Adventure Galley
12) Man on the Moon
13) War & Peace

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