RUNNING WILD

Shadowmaker

2012 - SPV/Steamhammer

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
21/04/2012
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Tra le numerose uscite che stanno invadendo il mercato discografico megli ultimi mesi una delle più attese è sicuramente il comeback sulle scene dei mitici Running Wild col nuovo Shadowmaker. Fino ad un anno fa pochissimi avrebbero scommesso sul ritorno dei pirati più famosi del metal, il fondatore e unico leader Rolf Kasparek (conosciuto da sempre con lo pseudonimo Rock N'Rolf) sembrava irremovibile e fortemente convinto quando nell'aprile di tre anni fa diede l'annuncio dello split con i fans rimasti a dir poco esterrefatti, dopo quasi tre decenni di onorata carriera ed un lotto di album indimenticabili che hanno contribuito in maniera meravigliosa alla nascita ed al successo mondiale del power metal era impossibile immaginare la conclusione della loro favolosa avventura...una fine resa ancora più triste dalla decisione di non intraprendere un lungo tour d'addio ma soltanto un ultimo show, quello dell'edizione del 2009 al Wacken Open Air, concerto poi pubblicato l'anno scorso (un ritardo da record!) nel doppio formato cd/dvd col titolo The Final Jolly Roger. L'impressione era quella di un Rolf stanco e demotivato, anche per i combattenti più valorosi come l'artista di Amburgo ci possono essere delle fasi in cui può mancare la voglia di sobbarcarsi tutte le responsabilità del proprio gruppo, i Running Wild da tempo si erano trasformati in una one man band ed in casi come questo le probabilità di abbandonare il colpo diventano altissime, se poi si aggiungeva la volontà del cantante/chitarrista di dedicarsi ad un nuovo progetto denominato Toxic Taste (stendo un velo pietoso sul rock leggerino proposto con questo monicker, dal canto mio non l'ho mai preso in considerazione) ne veniva fuori un quadro scoraggiante, tutti si domandavano che fine avesse fatto l'atteggiamento dell'impavido comandante che fin dagli esordi aveva contraddistinto la sua figura, perso per sempre? Assolutamente no... Ottobre 2011; con un impatto simile a quello di un tornado dal sito ufficiale arriva la notizia più bella, i RW erano ufficialmente tornati in pista e già impegnati nelle registrazioni del quattordicesimo full-length della loro storia, oggi a sei mesi esatti di distanza Shadowmaker è diventato realtà e la nave dei tedeschi ha ripreso il suo lunghissimo viaggio dal punto in cui si era arenata.  Purtroppo l'equipaggio attuale dei RW è alquanto striminzito infatti accanto al leader troviamo soltanto un altro componente, il chitarrista Peter Jordan (nel gruppo dal 2005) ammettiamolo: è desolante vedere ridotta ad un duo una band che in passato tra le sue fila ha annoverato fior di musicisti come Thilo Hermann, Jens Becker, Jörg Michael, Stefan Schwarzmann e tanti altri ma al giorno d'oggi bisogna accontentarsi e non pretendere altro... Per il sottoscritto così come per il 99% dei fans fino alla settimana scorsa la domanda ricorrente era: ma come sarà Shadowmaker? Risposta non semplice, sapevamo bene che rievocare i fasti del monumentale trittico della seconda metà degli anni ottanta composto da Under Jolly Roger, Port Royal e Death Or Glory era un'impresa titanica anche per mr. Kasparek, la speranza era quella di ritrovarli per lo meno a sfiorare i livelli di alcuni ottimi lavori pubblicati nella decade successiva come Black Hand Inn e The Rivalry, anche questi ultimi però restano ancora molto lontani, dopo ripetuti ascolti la sensazione resta invariata ovvero quella di un disco realizzato troppo velocemente, è probabile che tutto ciò sia dovuto a degli impegni contrattuali da rispettare ma la fretta si sa spesso è cattiva consigliera! Attenzione non fraintendete: non si tratta di una delusione epocale ma dopo un'assenza discografica di ben sette anni era lecito attendersi molto di più. L'apertura affidata a Piece Of The Action è un tantino spiazzante, si tratta senza dubbio di un episodio energico e diretto reso gradevole da un buon ritornello ma più che una nuova traccia firmata dai Running Wild sembra di ascoltare la cover di un inedito proveniente dalle sessions dai primissimi album degli W.A.S.P. una partenza anomala riscattata in parte dalla seguente Riding On The Tide, qui l'influenza dei mai troppo lodati Thin Lizzy si nota in maniera evidente soprattutto nella rocciosa base ritmica e nel travolgente riffing, la parte del leone è costituita dall'esaltante refrain dove ricompaiono i RW che abbiamo sempre adorato. La vera anima della band esce allo scoperto in tutto il suo splendore con I Am Who I Am, missile veloce e potente, contrassegnato da tutti quei tratti distintivi che hanno portato i tedeschi sul tetto del mondo come il guitar work sempre impeccabile e ricco d'inventiva e quelle melodie talmente fantastiche e coinvolgenti da farci immaginare di essere a bordo della loro nave, in questo frangente possiamo dirlo ad alta voce: il comandante Kasparek e tornato! Black Shadow col suo andamento cadenzato ed ultra heavy conferma l'ultimo pensiero, l'imponente struttura della track possiede una forza talmente distruttiva paragonabile a quella di un inarrestabile carro armato insomma ci troviamo di fronte ad un classico esempio di pezzo destinato a scatenare un headbanging forsennato  nei prossimi concerti.  Un titolo come Locomotive mette in chiaro fin dal principio quali sono gli intenti dei teutonici, infatti si tratta di un brano abbastanza tirato con quel guitar sound pieno e avvolgente tipico della grande scuola power e con Rolf particolarmente ispirato nella sua performance vocale. Se potessi eviterei volentieri la descrizione di Me & The Boys ma il dovere di recensore viene prima di tutto; è senza ombra di dubbio una delle cose più sconcertanti che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi anni, un pop rock banale e facile in cui il punto più basso viene toccato dall'imbarazzante ritornello, roba da far sembrare i Linkin Park un gruppo thrash, si salva soltanto una frase contenuta nel testo (...just another night, we are Running Wild...) il resto è tutto da dimenticare dalla prima all'ultima nota, dispiace stroncare una canzone dei propri idoli ma per quanto si possa essere di ampie vedute (basti pensare all'utilizzo dell'odiatissima drum machine) in certi frangenti anche dei guerrieri storici del metallo come i tedeschi diventano indifendibili. Per fortuna la ruota torna a girare nel verso giusto con Shadowmaker, nella title track le protagoniste assolute sono le chitarre, impegnate in un'incessante girandola di riff, assoli ed armonizzazioni, tecnica e feeling viaggiano di pari passo e ci fanno capire per l'ennesima volta perchè amiamo così tanto l'heavy metal. Sailing Fire riprende gli schemi delle prime tracce; l'act continua a lanciarsi su ritmi veloci e atmosfere allegre ma per nulla scontate, non sarà mai un capolavoro ma almeno ha il grande pregio di trasmettere emozioni positive e contagiose, il classico mood ''piratesco'' si riaffaccia prepontemente con Into The Black, graffiante ed immediata song capace di accontentare tutti gli inguaribili nostalgici dei vecchi RW soprattutto grazie ad un memorabile ritornello che si rivela da subito come degno erede della migliore tradizione del gruppo di Amburgo. La chiusura è affidata alla tenebrosa Dracula; la track si apre con un sinistro arpeggio acustico reso ancora più tetro dai suoni di una pioggia torrenziale e da quelli ossessivi di campane a morto ma dopo pochi secondi il motore del gruppo riparte a mille in questa cavalcata di oltre sette minuti in cui Rolf dà realmente il meglio a livello tecnico/compositivo, il coinvolgimento e la tensione raggiungono vertici elevatissimi grazie ad una micidiale serie di stacchi e ripartenze in cui spesso si avvertono forti echi sabbathiani, un'altra dimostrazione di come potenza ed oscurità possono convivere in modo naturale e convincente. Al momento Shadowmaker è il massimo che ci si può aspettare dai Running Wild, tracce gradevoli come avrete capito non mancano ma la presenza di un episodio inascoltabile come Me & The Boys e aver realizzato tutto in tempi brevi hanno penalizzato l'intero lavoro, bastava qualche piccolo accorgimento in più in fase di produzione ed arrangiamento e i risultati potevano essere nettamente superiori, io ho sempre preferito vedere il bicchiere mezzo pieno e per questo motivo aspetto la prova successiva prima di dare un giudizio definitivo, chissà magari in quell'occasione rivedremo Rock N'Rolf accompagnato da una vera band (la speranza è l'ultima a morire) comandante Kasparek dal canto mio continuerò ancora a riporre la massima fiducia in te..


1) Piece Of The Action  
2) Riding On The Tide   
3) I Am Who I Am  
4) Black Shadow
5) Locomotive
6) Me & The Boys         
7) Shadowmaker   
8) Sailing Fire     
9) Into The Black   
10) Dracula

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