ROYAL HUNT

Show Me How To Live

2011 - Frontiers Records

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
23/11/2011
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Ci sono date che segnano un evento in modo più o meno incisivo, in molti casi sono la realizzazione di un'attesa, di una speranza, quasi di una pretesa, che con ansia si attende possa un giorno palesarsi. Nella musica tali date possono essere riconducibili a reunion, piuttosto che a ritorni di ex membri, che per un motivo o per un altro, hanno abbandonato la band che li ha resi celebri. Il 2 dicembre 2011 sarà una ricorrenza speciale, per tutti quelli che hanno amato i Royal Hunt con alla voce D.C. Cooper, poiché la band rilascerà il nuovo album, con il gradito ritorno del biondo vocalist, che ci ha regalato tra le tante emozioni, quelle respirate nel capolavoro "Paradox", che io custodisco gelosamente, tra le perle della mia modesta collezione. La ricercatezza del suono proposto negli album con Cooper alla voce, erano di alta caratura, in sua assenza, la band ha mantenuto tale ricercatezza nel suono e la parte compositiva ha sempre mantenuto un livello di complessità corposo ed intenso, sempre accattivante, cesellando le note al fine di comporre opere degne del nome con cui li abbiamo apprezzati in origine. Una cosa c'è da dire e diamone atto a questa band, che ha sempre avuto vocalist di tutto rispetto, da John West e Mark Boals, i Royal Hunt non hanno mai perso un colpo, le opere in musica che ci hanno regalato nel corso degli anni, compongono una delle discografie, a mio parere, tra le migliori nel panorama del metal melodico. Il nuovo album riprende tutti i crismi del neoclassicismo peculiare, dalle origini compositive del gruppo ad oggi, e ritrovare D.C. Cooper, ha un impatto sonoro ed emozionale, sicuramente ricco di pathos; inoltre rispetto al precedente album, abbiamo un'altra novità nella formazione della band, alla chitarra Marcus Jidell, cede il posto alla new entry Jonas Larsen. Distribuito dalla Frontiers Records, l'ultimo atteso lavoro dei Royal Hunt, "Show me How to Live" contiene sette tracce per una durata di 42 min e 24 s. L'indiscussa tecnica del mattatore Andersen, così come la sua componente creativa,sono il punto dal quale hanno origine, la melodia, la musicalità fortemente prog e di conseguenza, la forza magnetica sprigionata dalle note composte, tutto ciò non può che rapire l'ascoltatore e con quest'ultima fatica, auspico in una nuova ventata ricca di energia e corposità, nella dimensione musicale odierna e della scena progressive in particolare. La classe e l'eleganza si respirano a pieni polmoni in questo album, l'ho ascoltato tutto d'un fiato, quasi in apnea, non riuscendo a distogliere l'attenzione nemmeno per un singolo istante; una delle immersioni musicali più attese ed intense fatte nel corso del 2011. Dal primo brano "One More Day"al conclusivo "Angel's Gone", mi sono ritrovata a fluire attraverso fiumi di straripante sinfonia rock, un tripudio eccelso di armonie concatenate tra di loro, da incredibili e funambolici passaggi tecnici; l'interpretazione di Cooper, sempre impeccabile, riscopre le innumerevoli sfaccettature appartenenti al suo inconfondibile timbro vocale, destreggiandosi sinuoso attraverso i peculiari soli di corde e tastiere dei compagni. La teatralità della band viene fuori in track come "An Empty Shell" e la lunga "Show Me How To Live", tracce di incantevole fattura; udire tali note è come trovarsi davanti ad un palcoscenico ed immergersi in un'affascinante musical rock; il trasporto nell'ascoltare l'esecuzione agli strumenti di Andersen, Larsen e Sørensen è un viaggio in una dimensione alternativa. Altra componente che enfatizza un concetto già di per sé musicalmente avvolgente è quella dei chorus, in tracce quali "Another Man Down", in cui inoltre c'è la presenza di una voce femminile,  e "Hard Rain's Coming". Da impulsi sinfonici, si passa a quelli epici, ad altri prettamente e puramente rock, con facilità disarmante; così come il vibrante intro al basso di "Half Past Loneliness", evoca reminiscenze cupe e spettrali, l'evolversi della canzone abbraccia una spudorata e commerciale melodia, tanto semplice quanto è semplice l'imprint del suo refrain. La parte progressive raggiunge l'apice nella già citata "Show Me How To Live", la titletrack in cui  c'è una fase musicale, che reputo fortemente ed espressivamente ispirata alla meravigliosa "The Show Must Go On" dei Queen, la somiglianza è palese, la scala utilizzata è inoltre suonata con le tastiere, accompagnate dal suono del sintetizzatore, esattamente come nel capolavoro dei Queen... semplice coincidenza? Omaggio? Di sicuro la sensazione uditiva creata dai Royal, rimanda indiscutibilmente alla celebre canzone del mai troppo compianto Freddie Mercury. L'ultima fatica della metal band danese, è la perfetta sintesi tra il loro old sound ed una moderna caratterizzazione; a livello compositivo la magia è assicurata, dalle cavalcate epiche, alle evoluzioni dei soli agli strumenti, il tutto accentuato dall'abile tecnica strumentale; i virtuosismi accattivanti, le atmosfere a tratti oniriche ed evocative, producono un suono magnetico ed avvolgente, ed il ritorno del cavallo di razza D.C. Cooper, ha aggiunto ulteriore valore ad un già più che apprezzabile lavoro, di una delle bands storiche ed a mio avviso talentuose da mettere di diritto, nell'olimpo del metal... La caccia reale è riaperta!!!


1) One More Day
2) Another Man Down
3) An Empty Shell
4) Hard Rain's Coming
5) Half Past Loneliness
6) Show Me How To Live
7) Angel's Gone