ROCK STAR

Soundtrack

2001 - Priority Records

A CURA DI
DAVIDE CILLO & MAREK
29/11/2019
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

"La musica merita di essere presa sul serio! Se non la prendi sul serio, non meriti di suonarla!"

Caro ed ingenuo Izzy, quanto hai ragione. O meglio, quanta ne avresti... se non fossimo costretti a vivere in un mondo di squali. Un mondo in cui chi è puro di cuore viene inevitabilmente ingoiato tutto intero dal sistema, basato su regole fisse ed immutabili. Norme alle quali cerchiamo di ribellarci in ogni modo, anche quando sembrerebbe meglio lasciar perdere. Non si sfugge dal sistema, dopo tutto: in un modo o nell'altro, cerca di trascinarti nel suo mondo, volente o nolente. Combattiamo, sfoderiamo unghie ed artigli, cerchiamo di lottare anteponendo i nostri principi a quelle infinite assurdità; nove volte su dieci, capitoliamo più o meno dignitosamente. Senza santi in paradiso e senza più eroi. Che sia questo il mondo in cui siamo costretti a vivere, Izzy? Tu, novello Ulisse bisognoso della sua Itaca, viaggiatore instancabile e sperimentatore d'ogni tipo di peripezia. Un umile ragazzo amante della Musica costretto a scontrarsi contro il mostro dello showbiz, dell'eccesso ad ogni costo, del vizio facile. Una prassi che hai cercato di infrangere, di scardinare, pur non potendo vincere; riuscendoti a salvare giusto in tempo. Corri, Izzy. Corri via dai lustrini e dalle luci. Rifiuta il canto delle sirene... cerca di salvarti con ogni mezzo a tua disposizione. Questo il succo, la trama fondamentale, il messaggio di fondo dell'epopea denominata "Rock Star", pellicola del 2001 diretta da Stephen Herek. Un regista sui generis, a dire il vero: autore nel 1986 del cult horror "Critters" e di seguito di tutta un serie di commedie, avvicinatosi al mondo del Rock solamente nel 1999, quando dirige un fan made video per il brano "Time Machine" dei Black Sabbath. Da sempre appassionato di musica pesante, Herek decise così di dedicarsi ad un progetto che fosse duro e puro lungo tutta la durata media di una pellicola, e non spalmato su cinque semplici minuti. Nasce così "Rock Star", produzione hollywoodiana avente come protagonista un giovane Mark Wahlberg nei panni di Chris "Izzy" Cole, ragazzotto di bellesperanze con il sogno della vita a tutto Rock. Un ragazzo semplice, i cui valori fondamentali risiedono in ciò che per tutti noi è sacro quanto comune: la famiglia, una compagna fedele, un lavoro non certo esaltante ma dignitoso... ed una passione strabordante, tutta da coltivare; un qualcosa in cui credere, un qualcosa da realizzare. Musica, musica... nient'altro che musica! Un tamburo nel cuore, una chitarra nell'anima, un'ugola per conquistare le orecchie di centinaia e centinaia di appassionati. L'energia, la vibrazione, l'eccitazione che ti assale quando sei lì, sul palcoscenico, illuminato dai riflettori; è il tuo momento. Tu sei l'eroe, tu puoi domarli e conquistarli tutti, come uno sciamano con i suoi adepti durante un rituale. Palpare emozioni, tenerle in mano, giocarci, plasmarne di nuove. Il palcoscenico è Izzy ed Izzy è la musica, cantante in erba votato al culto della sua band favorita, gli Steel Dragon. Ben più di un semplice gruppo: per Izzy, il dragone d'acciaio è sinonimo d'arte, sotto ogni punto di vista. Un qualcosa da imitare in tutto e per tutto, un modello al quale ispirarsi e dal quale cogliere ogni sfumatura, riproducendola nella maniera più accurata e maniacale possibile. Frontman di una tribute band creata in onore degli Steel Dragon, denominata Blood Pollution, il giovane infiamma i palchi della sua Pittsburgh a suon di concerti alla dinamite, shows tenuti in piccole realtà locali in cui è lui ad emergere, grazie alle sue straordinarie doti canore. Accanto a lui, la sua compagna di sempre nonché manager, Emily (Jennifer Aniston). Ragazza fedele e fiera del suo boy, da lei sempre incoraggiato e spinto a dare il massimo, ogni sera. Di giorno fotocopie, di notte Rock n' Roll: la vita di Chris, perfetta nella sua monotona stabilità, conosce un guizzo significativo in quei concerti di fuoco, in quel suo porsi sul palco in maniera così sfrontata ed irriverente, ben lontana dal figlio, dal fratello maggiore, dal collega di tutti i giorni. Pantaloni di pelle, chioma fluente, petto nudo e chiodo borchiato: da una parte Chris, dall'altra Izzy. Un Simple Man ed uno Wild Child contemporaneamente, volendo scomodare due anthems di Lynyrd Skynyrd e W.A.S.P. Gruppi citati non a caso, dato sì che la pellicola in questione culmina di riferimenti reali al mondo del Rock e del Metal, anche e soprattutto nella colonna sonora. Un vero e proprio viaggio in musica, degno sottofondo di una vicenda a tratti filosofica e riflessiva. Cosa succederebbe se, un giorno, i nostri sogni suonassero alla nostra porta? E noi aprissimo, trovandoli lì ad aspettarci, pronti per essere colti. "Stai attento a ciò che desideri... potrebbe avverarsi", tuonava un misteriosa cartomante al giovane Aaron, protagonista del concept album "The Crimson Idol". Una storia assai differente da quella di Izzy, eppure a tratti analoga. Dopo tutta una serie di peripezie, il giovane si ritrova infatti catapultato nella realtà che ha sempre sognato di vivere, quella degli Steel Dragon, divenendo il loro frontman. All'inizio, chiunque avrebbe gioito e ringraziato qualunque divinità, per aver ricevuto in dono un'occasione di tal calibro. Il problema sopraggiunge di seguito... saremmo abbastanza forti da tenere sulle spalle il peso di una vita comunque difficile ed impegnativa? Ai posteri l'aruda sentenza. Una vita in cui l'eccesso e l'ambiguo vengono adorati a mo' di totem, di feticcio. Una vita che di artistico sembra avere poco... insomma, una vita quanto più materiale e lasciva possibile, ben diversa dalla celestiale e spensierata esistenza fatta di musica sognata da Izzy. Il quale, nel corso del suo viaggio, dovrà scegliere se rimanere se stesso o piegarsi alle regole dello showbiz, divenendone un suo celebrante, un suo sacerdote. Un percorso se vogliamo di formazione, di sperimentazione, la cui soundtrack permea di elementi presi in prestito dalle più svariate incarnazioni della musica pesante. Si va da riferimenti non accreditati ad AC/DC e Def Leppard alla presenza certificata di Motley Crue e Ted Nugent, passando per gli eterni KISS e Rainbow... più la presenza di un certo Zakk Wylde come attore, nei panni di Ghode, chitarra solista degli Steel Dragon. Senza contare i veri e propri rifefimenti a fatti realmente accaduti, direttamente presi in prestito da Iron Maiden e Judas Priest. Insomma, un mondo che visivamente e sonoramente racconta se stesso, nel bene e nel male, senza omettere nessun particolare. Lasciando a noi la scelta: Izzy sbaglia? O, dopo tutto, agisce in maniera sensata? Non ci resta altro da fare che imbarcarci in questo viaggio musicale, in quest'avventura luccicante eppure torbida, esaltante ed inquietante, bianca e nera al contempo. Let's play!

Rock Star

Tamburi energici battono precisi e vibranti, fendendo l'aria. Immagini soffuse diventano ben nitide pian piano, dando forma al club strapieno dove da sempre sognamo di esibirci. Sentiamo il Rock scorrere nelle nostre vene, caldo e saettante, pompato direttamente dal nostro cuore. A ritmo degli Everclear e della loro "Rock Star" (Stella del Rock), il sogno ha finalmente inizio. Vediamo Chris immerso nella vita di tutti i giorni, alle prese con il tran tran quotidiano: genitori apprensivi ed affettuosi, un lavoro noioso e monotono, un capo che stressa, una lunga chioma lasciata libera di fluttuare al vento. Note e riff scanzonati accompagnano i sogni del giovane, intento più che mai a vincere la sfida con se stesso. "Non sarò un perdente... io sarò una Rock Star!!"; questo il messaggio del brano, scanzonato e coinvolgente quanto basta, squisitamente americano. Un tipo di Rock mescolato a stilemi pop, questi ultimi ben amalgamati ad un contesto di suoni duri e rocciosi; come fu per la proposta Punk di band quali Blink 182 e Sum41, così il sound degli Everclear: potente, certo, eppure ruffiano e coinvolgente. Un po' come il Nostro protagonista: di giorno un semplice attore dell'enorme palcoscenico popolare, di notte protagonista e mattatore di serate roventi, a suon di Rock n Roll. Il suo chiodo adornato di fiamme e motivi tosti, i suoi capelli selvaggi, il suo sguardo impertinente. Sulle note di questo brano d'apertura, il guiovane mostra fieramente il suo doppio volto, quasi fosse un supereroe. Come il timido Peter Parker ed il coraggioso Spiderman, così Chris Cole ed Izzy. L'addetto alle fotocopie ed il selvaggio frontman dei Blood Pollution: eccolo sul palkcoscenico, rincorrendo il suo sogno. Non sarà mai un impiegato a vita, schiavo delle mezze maniche e dei cartellini da timbrare. Verrà il giorno in cui Izzy si ribellerà e prenderà il sopravvendo, portandolo sino alla cima. Una cima dalla quale Chris potrà guardare il mondo dall'alto, con fare sprezzante. Istrionico, motivato, folle. Un ragazzo di buona famiglia, eppure portatore del sacro fuoco del ribelle. Slegarsi da una vita stretta, troppo grigia e monocorde. Una monotonia infranta unicamente da quelle magiche note, portatrici di speranze e voglia di andare oltre. In questo senso, il brano degli Everclear funziona a dovere: catchy e quasi elementare nelle sue strutture, perfettamente in grado di descrivere un sogno innocente, puro, per questo in grado di strappare più di un sorriso in chiunque si ritrovi ad osservare la vita di Chris dallo schermo. Impossibile non provare empatia per un ragazzo così squisitamente sincero e gioviale, simpatico ed alla mano. Verrebbe quasi spontaneo crederlo un bel tipetto, con le carte in regola e la voglia di crederci necessarie alla realizzazione del suo sogno. Le prove dinnanzi allo specchio, l'amore spropositato per il palco e la musica suonata... un qualcosa di non comune, di assolutamente non conforme al piattume della realtà che lo circonda.

Livin' the Life

E' tutto pronto per il grande evento, il sogno sta per tramutarsi in realtà: la musica cambia in ogni senso, presentandoci un brano decisamente più energico e potente di quello che lo ha preceduto. Ecco apparire sulla scena gli Steel Dragon, sogno proibito di Izzy; la band che più di tutte è riuscita a rapire il suo immaginario, rendendolo il selvaggio capellone che in questo momento si mostra nella sua forma più pura. Stereo a manetta e riff maleducati, scoppiettante mix fra AC/DC ed acciaio inglese. Una colata di britannico metallo fuso sulla vecchia scuola Rock, impossibile non lasciarsi andare muovendo la testa a ritmo, scompigliando l'acconciatura e dimenandosi come posseduti da un demone, arsi vivi da un fuoco divampato nel cuore, nella mente, nel cervello. Il nostro è in macchina, intento a godersi questo trionfo di Heavy Metal. Come sfondo, la caotica Pittsburgh: traffico frenetico e concitato, proprio come questa "Livin' the Life" (Vivendo la vita), brano degli Autograph per l'occasione prestato agli eroi di Chris. Eccolo sfoggiare il suo miglior headbanging, a bordo di una sgangherata Cadillac ben truccata e sistemata. Come potrebbe l'auto di una Rock Star essere penosamente normale? Alettoni, motivi fiammeggianti lungo le fiancate, targa personalizzata. "Hai un amico che ascolta gli Steel Dragon!", il quadro sarebbe perfetto... se non fosse che il macinino si muova solo grazie agli amici di Izzy, prontamente scesi per dare tutti assieme una bella spinta. Motore ingolfato a parte, capricci meccanici ormai risolti, è tempo di sfrecciare lungo la strada mostrando al mondo il proprio essere. Immaginiamo di fermarci ad un semaforo e di udire "Livin' the Life" a volumi da codice penale; accanto a noi, la Cadillac sopracitata, piena di aspiranti rock star nel proprio habitat naturale. Perplessità iniziale, forse anche diffidenza... eppure, vedendoli ballare e cantare, non riusciremmo a star fermi, a non sentirci coinvolti, a non apprezzare questa strana quanto meravigliosa scena. Un po' quel che succede ai due camionisti vicini di strada dei Blood Pollution. Chris e company letteralmente li sfidano, sfoggiando la propria attitudine ai limiti del socialmente corretto. Gli Steel Dragon continuano a darci dentro, un ritornello trascinante più che mai in grado di farsi memorizzare anche da chi si ritrovi a digiuno di Rock n Roll... come i due uomini non proprio avvezzi alla materia. Eppure, divertiti da cotanta gigioneria. Un sorriso ed un horns up per quei ragazzi scapestrati, i quali ricambiano contenti e soddisfatti. Si prosegue spediti e senza soste, vivendo per il Rock n Roll, lasciandolo scorrere liberamente nelle proprie vene. Gli Steel Dragon sono in città, il grande evento è ad un passo dal suo inizio. Groupies e fan riempiono un'arena nella quale i Blood Pollution, conosciuti e rispettati dai propri concittadini rockettari, sono in prima fila per godersi il concerto dell'anno.

Wild Side

La festa è ormai giunta al culmine,servirebbe giusto qualcosa in grado di scaldare l'ambiente, fino a farlo diventare infuocato. Gli Steel Dragon avrebbero dunque bisogno di un prestito generoso, una band che donasse loro un brano potente e ruffiano, maleducato quanto basta. Detto fatto, i Motley Crue giungono a far la voce grossa; i cattivi ragazzi del Rock n Roll vengono chiamati prepotentemente in ballo, e la loro "Wild Side" (Lato selvaggio) diviene immediatamente la colonna sonora dell'eccesso, della trasgressione, della pazzia priva di freni od inibizioni. Il capolavoro tratto da "Girls, Girls, Girls" diviene così anthem della vita on the road degli Steel Dragon, una vita ben differente da quella che Izzy aveva sognato e desiderato di vivere. Ben lungi dall'essere ragazzotti casa e chiesa come il nostro protagonista, quegli impertinenti capelloni si dimostrano veri e propri animali da festa, compiendo ogni tipo di sconsideratezza a ritmo di Vince Neil e soci. Proprio la voce del buon Neil, in questo caso "parodiata" da Chris, ci narra di quanto sia bello vivere nel "lato selvaggio", dando voce ai nostri istinti più primitivi e primordiali. Al diavolo le convenzioni e l'educazione, far solo ciò che si vuol fare, come e quando desideriamo. L'abrasiva chitarra di Mick Mars, donata a riff di gusto Hard Rock / Heavy Metal, disegna esattamente questo quadro: un po' KISS, un po' Def Leppard, l'ascia di Marte serpeggia sinuosa ed urticante lungo la struttura di un brano semplice ma d'impatto, catchy e coinvolgente all'inverosimile. I tamburi di Tommy Lee battono incessantemente, così come il divertimento di Izzy, divenuto frontman degli Steel Dragon, sembra non aver fine. In una storia che ricorda assai da vicino le vicende di Tim Ripper Owens ed i Judas Priest (prendendo in prestito giusto qualche dettaglio di base), il giovanotto si è infatti ritrovato assoldato dai suoi eroi, dopo la defezione dello storico e precedente singer. Il suo talento, la sua passione, la sua capacità di riprodurre maniacalmente ogni brano degli Steel Dragon hanno fatto sì che il sogno diventasse realtà. Un sogno, fino ad esso, ai limiti dello sbando. "Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori!" canta scherzosamente Chris, mente si diverte fra folli corse in auto, sparando ai cartelli stradali dal tour bus, devastando camere d'albergo ed entrando nel suo camerino a bordo di una Harley Davidson, fregandosene dell'incolumità dei presenti. Una vita, quella della strada e dei tour, che ha profondamente cambiato il nostro protagonista. Dapprima, umile ragazzo di città, adesso Rocker dedito all'alcool e ad ogni tipo di eccesso e follia. Del resto, siamo pur sempre rockettari, i Motley Crue ce lo insegnano: non proprio pedagoghi modello Montessori!

We All Die Young

Torniamo indietro nel tempo, ed osserviamo dunque come sia avvenuta la mutazione di Izzy, da semplice impiegato appassionato di Heavy Metal a cantante effettivo della sua band del cuore, gli Steel Dragon. Dopo vari screzi all'interno del gruppo, i Dragoni decidono di allontanare il loro ex frontman, decidendo di trovare in fretta e furia un sostituto in grado di potergli permettere la continuazione dei tour intrapresi. Caso vuole che il prescelto sia proprio Chris, contattato telefonicamente dai suoi eroi, rimasti impressionati dalla venerazione mostrata da lui nei loro riguardi. Dapprima, Chris crede sia uno scherzo di cattivo gusto, attaccando malamente il telefono; parodia del noto episodio che vide Eddie Van Halen far lo stesso nei riguardi di Michael Jackson, il quale lo contattò chiedendogli di collaborare assieme nel brano "Beat It". Dopo mille peripezie e tachicardie improvvise, arriva finalmente il giorno del provino. Nella sala di registrazione regna un clima di pura tensione: Chris è sudato ed impacciato, nonostante la presenza dei suoi eroi e della sua compagna, desiderosi di vederlo concretizzare le sue doti. Il tremore e l'emozione fanno sì che Izzy sbagli clamorosamente l'attacco del suo brano preferito, "We All Die Young" (Moriamo tutti giovani). In verità composta da due ex membri degli Steelheart (per la precisione: Michael Matijevic e Kenny Kanowski) in occasione di un disco solista di Michael, il brano si presenta come una raffinata ballad, aperta da un arpeggio assai bluesy oriented posto alla base di tutto il brano. Un pezzo delicato in grado di conoscere anche momenti più massicci: la voce di Matijevic, prestata per l'occasione al personaggio di Chris, ricorda molto da vicino Sebastian Bach; non potrebbe essere altrimenti, visto che il pezzo sembra quasi un tributo ai momenti più delicati ed intimi degli Skid Row, andando quasi a "copiarli" in più di un occasione. Proprio il richiamo ad alcuni movimenti blues fa sì che la lezione di un certo tipo di Glam Rock venga appresa in pieno: i Cinderella di "Long Cold Winter", i già citati Skid Row... tutto funziona, all'interno di questo pezzo, cantato dal nostro protagonista con il cuore in gola. Breve consultazione fra gli Steel Dragon, apprensione, agitazione, tremore, sino al verdetto definito. Izzy... sei dei nostri! L'euforia del giovane è incontenibile: la sua band del cuore lo ha appena assoldato come nuovo cantante, rendendolo di colpo l'uomo più felice della terra. Le delicate note di "We All Die Young" accompagnano il suo sogno, rendendo il mondo circostante etereo e paradisiaco. Cos'accadrà, ora?

Blood Pollution

Presto detto, amici all'ascolto: continuiamo il viaggio all'interno della vita del nostro Izzy venendo direttamente catapultati all'interno della sua prima, grande prova. Il clima non è dei migliori, anzi. Un perfetto sconosciuto si ritrova quasi per caso a condividere il palcoscenico in compagnia di quattro musicisti di fama mondiale! E non quattro musicisti qualsiasi... i suoi eroi, i suoi mentori, i suoi ispiratori. Cosa vi accadrebbe, amici musicisti, se domani Robert Plant o Gene Simmons vi chiedessero di suonare assieme a loro? Provate ad immaginare la scena: un'arena piena sino all'orlo, legioni di fan adoranti, cori, luci, striscioni. In quanti avrebbero il cuore così forte? Io, personalmente, stringerei in mano un rosario e pregherei tutti i santi di concedermi la forza, la capacità di essere abbastanza forte per arginare quel fiume in piena d'emozioni e sensazioni. Tutto è pronto per il debutto di Izzy; caso vuole che il brano d'apertura di quella serata sia esattamente "Blood Pollution" (Inquinamento di sangue), il nome della sua vecchia tribute band. Complicato, per il giovane, persino compiere dei semplici passi. Il brano ha inizio, la sua iniziazione, il suo battesimo arrivano dunque a reclamare il proprio prezzo. Riff crudeli e battiti precisi fanno di "Blood Pollution" un brano energico e diretto, modellato sull'esempio dei già citati musicisti Hair / Glam Metal molto famosi negli anni ottanta. Con la sempiterna lezione dei Def Leppard del periodo più roccioso (ben lontani dal catchy melodico di "Hysterya"), gli Steel Dragon danno colore e vibrazioni violente ad un brano composto per l'occasione da Twiggy Ramirez, ex braccio destro di Marylin Manson. Tutta la passione per il Glam del buon Twiggy viene fuori, stando comunque attento, il Nostro, a non rendere il tutto troppo sticchevole e pop. Tutto il contrario, sembra di sentire in tutta la sua magnificenza il lato più crudele ed "horrorifico" dell'Hard n' Heavy americano: Lizzy Borden e Twisted Sister quanto basta, una spruzzata di W.A.S.P. ed il gioco è fatto. Dalla cima della scenografia, Chris inizia quindi a cantare, vincendo ogni emozione. Tutto sembra andare per il verso giusto, salvo gli ultimi residui di terrore... i quali rendono il povero protagonista incapace di compiere anche i gesti più semplici. Impacciato come un bambino che da poco ha smesso di gattonare, il ragazzo non riesce a dar vita alla magica discesa che lo avrebbe portato dalla cima dello stage al centro del palcoscenico. Una caduta rovinosa, goffa, pericolosissima. Similissima a quella realmente avvenuta di Bruce Dickinson nel 1985, durante la cornice del "Rock in Rio". durante "Revelations", infatti, Brucebruce colpì l'ascia di Murray durante una corsa sfrenata, cadendo e riportando una vistosa ferita... continuando tuttavia a cantare, come se nulla fosse accaduto. Preoccupati più per il concerto che per il loro nuovo compagno, gli Steel Dragon cercano subito di metterci una pezza; passando vicino ad Izzy pur continuando a suonare, incitano il ragazzo a reagire subitamente. Molti si sarebbero arresi... ma non Chris, che ha a portata il sogno della sua vita e non vuole lasciarselo scappare. Eccolo dunque rialzarsi, rinvigorito dalla potenza del brano e dalla voglia di cantare. Un bel gesto a degli adoratori di Bobby Beers (ex singer della band) presenti in sala e via a rockeggiare, cavalcando l'onda di un brano tosto ed energico, degno supporto della sfavillante forza di volontà del nostro protagonista.

Livin on' a Prayer

Tempo di un nuovo sottofondo d'eccezione: dopo Twiggy, gli Autograph e gli Steelheart, ecco far il suo ingresso Jon Bon Jovi. La sua "Livin on' a Prayer" (Vivere in preghiera) diviene il sottofondo dell'inserimento di Izzy all'interno del mondo che aveva sempre visto di riflesso, ma mai toccato con mano. A bordo di una limousine, il giovane si ritrova circondato dall'amore e dall'adorazione smodate dei fan, urlanti e festeggianti. Visibilmente confuso, si chiede cosa stia accadendo: lui, umile impiegato, ragazzo puro e sincero, pieno di sogni e dal cuore grande... ora divenuto idolo, rockstar, eroe di legioni e legioni di appassionanti. Sente per la prima volta il potere nelle sue mani: l'effetto talkbox più famoso del rock, il ritmo cadenzato e soffuso dei Bon Jovi lo accompagna gradualmente all'interno della fama, della gloria. Brano che conosce la sua esplosione all'interno dell'anthem, un vero e proprio inno da stadio, tutt'oggi cantato a squarciagola (e con le lacrime agli occhi, almeno dal sottoscritto). "Ce l'abbiamo quasi fatta... viviamo questo sogno!". Queste le parole della band, perfettamente in linea con i sentimenti di Izzy, colpito da cotanta importanza attribuitagli tutto d'un tratto. Interessante, come un mondo d'eccessi e lustrini venga però introdotto da un brano totalmente agli antipodi della mazteria trasttata. "Livin' on a Prayer" è infatti una canzone assai romantica, avente per protagonisti Tommy e Geena. Due giovani di estrazione piccolo-borghese per non dire proletaria, assillati da una vita pesante e frenetica, sempre in bolletta e costretti a turni di lavoro massacranti per poter sbarcare il lunario. Proprio quando entrambi sembrano cedere alle difficoltà ed alle avversità, eccoli farsi coraggio a vicenda: "abbiamo l'uno e l'altra, questo è abbastanza!", si sussurrano ogni volta, prima di coricarsi. Fino ad ora, il romanticismo dilagante ma mai smielato riesce ancora a descrivere il personaggio di Chris, nella limousine accerchiato da groupies adoranti... eppure mano per mano con la sua compagna, contenta quanto lui del sogno divenuto realtà. In questo senso, nell'economia del film, i Bon Jovi rappresentano con la loro hit l'ultimo scampolo di "normalità" rimasto cucito addosso a Chris, prima che il suo "Wild Side" prendesse il sopravvento e lo riducesse ad un eccesso su gambe, tutto alcool e trovate assurde. I ritornelli pompati e le strofe incalzate da ottimi effetti di tastiera, mai ingombranti, il potente, melodico e ruffiano assolo di Sambora... tutto è perfetto, riesce in maniera egregia a descrivere lo stato di soddisfazione di Izzy ed Emily. Innamorati ed ora alle porte di un sogno: Tommy e Geena ce l'hanno fatta, hanno finalmente raggiunto il loro obbiettivo. Sarà il tempo a giudicare, e soprattutto a presentare il costo di questo sogno. Che andrà pagato tutto intero, senza rateizzazioni e sconti di alcun tipo.

Stand Up

"Stai attento a ciò che desideri, potrebbe realizzarsi..."
Le parole della cartomante pronunciate al giovane Aaron, protagonista del concept album "The Crimson Idol", capolavoro degli W.A.S.P. Una storia sicuramente differente da quella di Izzy, eppure molto somigliante, per alcuni versi. Tutti sognamo, tutti speriamo... eppure nessuno si chiede mai quanto costi realizzare un sogno, essere disposti ad accettarne i pro ed i contro. Idealizziamo e fantastichiamo, troppo spesso scordandoci quanto possa essere crudele la realtà. La quale non bacia in bocca ed anzi, si rivela essere l'amante più crudele. Usati e sfruttati, ci ritroviamo poi soli a fare i conti con noi stessi: c'è chi sogna i milioni, chi le auto veloci, chi una vita in perpetua vacanza. Tutto sembra perfetto, nei nostri sogni. Il problema è quando essi prendono forma, rendendoci conto che proprio non sono come li immaginavamo. Quel che accade ad Izzy è purtroppo lampante, in tal senso: una vita di eccessi e provocazioni, costretta a convivere con il rigido rigore imposto da orari e case discografiche. Contratti, obblighi, voglia di evadere dalla gabbia a suon di alcool e droghe. La vita del musicista, di qualsiasi genere, è una vita per pochi. Lo stesso Lemmy Kilmister non esaltò mai il suo modus vivendi, mettendo anzi in guardia i giovani ed i fan: se questo non fa per voi, se non è ciò che volete... semplicemente, non fatelo. Nessuno vi obbliga, nessuno vi disprezzerà, se farete altrimenti. Dalle fotocopie ai palchi infuocati: Chris comincia a non poterne più. Neanche quando giunge il momento di esibirsi sulle note di "Stand Up"(Alzati) di Sammy Hagar, brano energico e scoppiettante, in puro stile Hard n' Heavy. La voce caustica di Sammy viene ben amalgamata lungo un pezzo dinamico, sensuale e cadenzato. Chitarre che accarezzano e poi mollano schiaffi, seducendoci e poi abbandonandoci: sembra quasi di udire gli AC/DC del periodo novantiano ed a seguire, un pezzo che avrebbe tranquillamen te potuto far parte di album come "Ballbreaker" o simili. La velocità si palesa lungo l'assolo di chitarra, dinamitardo e folle, il quale trascina dietro di sé il brano al grido di "avanti tutta!". Visibilmente alticcio a causa di qualche drink di troppo, prima di cantare Izzy si lancia in un biascicante e sconclusionato monologo. La band lo invita a darci un taglio, e nonostante "Stand Up" abbia tutti gli ingredienti per far divertire chi lo ascolta come chi lo suona, la prestazione di Chris risulta stanca e standard. Gli Steel Dragon nemmeno se ne accorgono: per loro conta solo portare a termine il concerto. Proprio in questo momento, il protagonista capisce quanto quella vita non faccia per lui, affamato di semplicità e tranquillità. Il suo sogno lo ha allontanato da chiunque: dalla sua donna, gelosa delle attenzioni eccessive delle fan e dei modi di fare del suo compagno, ormai irrispettoso e ribelle. Dalla sua famiglia, lasciata a Pittsburgh, senza che nessuno sapesse come andassero la sua vita ed i suoi tour. Dai suoi amici, ridotti a vecchi fantasmi. Provato e deluso, il Nostro abborda letteralmente un giovane fan, notato in prima fila. Durante l'assolo, lo invita nel backstage; l'euforia dell'ammiratore gli ricorda se stesso ai tempi d'oro, quando i sogni erano desideri di felicità e nient'altro. Cedendogli il microfono ed invitandolo a terminare lui stesso il brano, Izzy regala al suo nuovo amico la gioia più grande della sua vita, conscio che forse proprio lui prenderà il suo posto. Abbracciando il suo ormai ex manager, ringraziandolo, si dirige nel backstage solo e sconsolato, eppure convinto di una cosa: quello non è il suo mondo, e forse non lo sarà mai.

Stranglehold

L'ottava traccia di questa soundtrack è nientemeno che la leggendaria "Stranglehold" (Stretta alla Gola) di Ted Nugent e credetemi, non potrebbe esserci al mondo un brano migliore per descrivere le scene del film in cui Izzy ed Emily vengono coinvolti nella "festicciola" post concerto a base di sesso, droghe e la musica più adatta per l'occasione. Per i pochi che ancora non conoscessero Ted Nugent, si tratta di uno storico maestro della sei corde Hard & Heavy di Detroit, divenuto celebre a partire dalla seconda metà degli anni '70 grazie alla sua carriera di artista solista, sebbene si sia anche spesso parlato delle sue sempre dimostrate e ribadite posizioni politiche ampiamente repubblicane, cosa che ha ovviamente portato all'artista qualche critica. Il chitarrista ci racconta, nel brano, del potere della seduzione e del momento in cui ci si abbandona al desiderio sessuale, letteralmente come "un cane in calore". Ma non si tratta solamente di questo: il comparto musicale, con le sue tonalmente gravi e penetranti atmosfere e con i suoi magnetici ingressi di chitarra, rende viva e tangibile dinanzi alla nostra immaginazione l'idea di star vivendo all'interno della scena presente nella pellicola. La resistenza di Izzy e soprattutto di Emily a prendere parte alla nottata, e la parziale disapprovazione della ragazza, rendono precisa e incontrovertibile l'idea di una letterale "stretta alla gola", quella posta dai più decadenti ambienti e meccanismi presenti nel Rock ai protagonisti, che infine devono mollare ogni resistenza, come quella di un'ormai cadavere che non ha più respiro; questo almeno fino alla mattina successiva, quando Emily svegliatasi ancora frastornata e fra numerosi corpi nudi, una volta resasi conto di come aveva trascorso la notte, decide di abbandonare per sempre quell'ambiente da cui non si sentiva rappresentata. La parte del brano in cui, fra gli evocativi assoli oramai diventati protagonisti, il brano con insistenza ripete le parole "come on, come on, come on baby" (dai, andiamo!) allo stesso modo mette in primo piano l'insistenza con cui la stessa Emily viene portata ad essere parte della serata, mentre il suo ragazzo Izzy, oramai una rock star, dopo qualche resistenza iniziale e grazie all'aiutino di qualche droga perfetta per l'occasione, viene anch'egli coinvolto con ragazze che non sono la sua, colei che lui ama, cosa di cui poi più in là si pentirà. La sequenza a cui assistiamo nel film vede il brano concludersi con un progressivo fade-out, durante il picco dello squillante assolo di chitarra di Ted, che ci conducono alla successiva scena, quella in cui Emily riaprirà gli occhi, realizzando di avere tutt'altro che la certezza di cosa sia realmente potuto succedere nel corso della precedente notte. I suoi timori vengono ulteriormente confermati dal fatto che, dopo aver guardato sotto le sue coperte, si accorge di essere completamente nuda.

Wasted Generation

Il successivo e bellissimo brano, al contrario del precedente, è stato composto e realizzato appositamente per il film. Si tratta di "Wasted Generation" (Generazione Persa) scritto dal celebre produttore e compositore Desmond Child, membro della Songwriters Hall of Fame e autore di alcuni dei brani più noti e celebri del mondo del rock, come "Livin' on a Prayer" e "Bad Medicine" di Bon Jovi, "Angel" e "What It Takes" degli Aerosmith, "I Was Made for Lovin' You" dei Kiss e numerosi altri. Ancora una volta, l'attenzione da parte degli autori del film alla propria colonna sonora viene manifestata in maniera lampante, con investimenti fra l'altro non indifferenti e la volontà di regalare qualcosa di memorabile alla pellicola. Fra i compositori di "Wasted Generation", oltre appunto a Desmond Child, vi sono i fratelli Popoff, dai più conosciuti per la loro presenza nella nota alternative rock band Lit. La canzone, suonata dagli Steel Dragon, racchiude intrinseco il vero sapore dello spirito del rock, che si innalza e si manifesta con il suo ego più libero e allegro, con i suoi riff classici ma incalzanti e coinvolgenti, proprio come la cara e bella vecchia scuola ci ha insegnato. E come parlare di Rock senza la presenza di una "generazione persa" a causa della fama e ahimé della talvolta viziosa scena musicale, negli eccessi e nei tunnel ciechi dove questa può condurre, come visto fra l'altro nel corso della visione del film. Il brano, per queste sue esplosive qualità, diviene anche uno dei pezzi "emblematici" della pellicola, dato che è proprio a causa della registrazione da parte di due fan del canto di questa traccia durante l'esibizione live della sua tribute band che poi Izzy viene cercato dal chitarrista degli Steel Dragon Kirk e poi arruolato nella band. Il sogno della sua vita, come tutti coloro che hanno guardato il film ben sapranno, al punto che lo stesso Izzy inizialmente riattacca il telefono in faccia a Kirk credendo che sia tutto uno scherzo, che era impossibile che gli Steel Dragon lo stessero cercando. Izzy si ricrede solamente dopo che, dopo aver posto numerose domande a Kirk su dettagli della sua sfera intima presenti in diverse interviste accessibili a pochi grandi fan, lo stesso chitarrista gli risponde con argomentazioni che solamente un grande fan come Izzy potrebbe conoscere. La telefonata avviene interamente con il roccioso riff e il magnetico ritornello di sottofondo, talvolta in primo talvolta il secondo piano. E così, dalle liriche, rappresentazione del vero spirito di questa musica, si passa alla gioia di Izzy che ancora incredulo appena chiusa la sua telefonata con Kirk chiama la sua fidanzata Emily per comunicargli la grande notizia: il giorno dopo avrebbero dovuto prendere un aereo insieme, per le audizioni live di Izzy che sarebbe poi stato arruolato a tutti gli effetti nella band.

Lick It Up

Si prosegue con "Lick It Up" (Leccalo) dei Kiss, brano che con le sue linee semplici ma rockeggianti ed esplosive disegna perfettamente il momento in cui Izzy ha finalmente realizzato il suo sogno, quello di entrare a far parte degli Steel Dragon. Il brano, risalente al 1983 e title track dell'omonimo album "Lick It Up", l'undicesimo lavoro discografico dei Kiss appunto, mette in mostra lo spirito del rock più affine allo svago e al "liberarsi" di ogni preoccupazione e pressione esterna, di ogni fattore che possa ostacolare quello che è il godersi la vita a pieno. "Lick It Up" fu il primo album in cui i Kiss fecero la loro comparsa senza trucco, ed è per molti il disco che segna l'inizio dell'era cosiddetta "Pop Metal" della band. L'album su pubblicato dalla Mercury Records e fece definitivamente disamorare alcuni dei vecchi fan della band legati alle radici più Heavy del complesso, mentre al contrario venne apprezzato da altri. Con le sue orecchiabili e allegre linee vocali e strumentali, il brano sa certo come mettere l'ascoltatore di buon umore, proprio come la scena sulla pellicola invoca. La canzone suggerisce infatti di godersi la vita, in ogni momento e a pieno, e soprattutto di divertirsi, perché "non ci può essere nulla di male nel fare un po' di bene a se stessi". Izzy, appena entrato alla band, alla presentazione dinanzi alla stampa ha erroneamente confidato di "essere migliorato a cantare grazie all'aiuto della sua insegnante". E' lì che Kirk, il chitarrista degli Steel Dragon, gli suggerisce subito di entrare nel personaggio, rispondendo al suo posto alla domanda posta dai giornalisti: il segreto di Izzy è per Kirk quello che lui "fa sempre sesso". Così Kirk dinanzi allo specchio si esercita ad entrare nella figura di frontman della band, ripetendo più e più volte: "faccio sempre sesso, faccio sempre sesso". A quel punto parte il brano, che mostra la nuova vita da musicista che negli Steel Dragon lo aspetta, mentre i tecnici preparano il palco per il grande show di quella serata, il primo di Izzy da vocalist della band. Lo stadio intanto si riempie, il pubblico copioso affluisce, i bagarini provano a piazzare gli ultimi biglietti, e Izzy nervoso si prepara al suo grande momento. Se siete entrati nello spirito, non aspettatevi dunque da "Lick It Up" assoli rapidi e una chissà quale parte solistica, il brano si attesta con efficacia alla sua semplicità, descrivendo un felice momento di vita e una mentalità che ben presto abbraccerà anche il protagonista del film. Dunque "Come on, it's only right now", "avanti, perché il momento è solo adesso".

Long Live Rock 'n' Roll

Ora vorrei sapere, chi di voi non ha mai avuto voglia in vita propria di manifestare il suo amore per la propria musica preferita, volerlo urlare al mondo, di diffonderlo e gridare in modo che tutti lo possano sentire. E io mi chiedo, nell'universo, se possa mai esistere qualcosa che urla meglio di una chitarra elettrica. La distorsione, che invenzione epocale e inarrivabile. Il brano di cui vi sto parlando, forse qualcuno di voi che avrà visto il film questo l'avrà già intuito, è "Long Live Rock 'n' Roll" (Lunga Vita al Rock 'n' Roll), la celebre title track del terzo album dei Rainbow, del 1978, ed è proprio con questa canzone che il film "Rock Star" si apre. Il bellissimo disco, oltre ovviamente a Ritchie Blackmore alla chitarra e al basso e Ronnie James Dio al microfono, vedeva Bob Daisley al basso, David Stone alle tastiere e Cozy Powell alla batteria. "Long Live Rock 'n' Roll" è il disco in cui troviamo stupende tracce che tutti gli amanti dell'Heavy Metal conosceranno, come "Kill The King" e "Gates of Babylon", sebbene vi siano brani da un sound un po' più commerciale come può essere per "L.A. Connection" e "Sensitive to Light". In un racconto di vita che apre la pellicola, Izzy racconta che in quelle fasi della sua vita, per lui la musica era "ricerca della perfezione". "L'Izzy adulto" guarda indietro all"Izzy ragazzo", innamorato della musica degli Steel Dragon, quando in sala prove correggeva il chitarrista della sua tribute band invitandolo ad eseguire un pinch armonico in maniera più aggressiva, proprio come nella versione studio. Una scena che avrà fatto sorridere chiunque, perché nulla come "Long Live Rock 'n' Roll" potrà mai risvegliare e far brillare in noi il nostro amore per il rock. "All right, rock and roll yeah", citando un certo Ronnie James Dio (R.I.P.) nelle liriche del brano, che cantano di un amore infinito per questo tipo di musica, che "va lasciata vivere". I Rainbow descrivono il Rock come "un suono che arriva ovunque, che urla nell'aria". L'urlo, proprio quello. Per il cinema, la canzone è stata ottimamente eseguita dagli Steel Dragon, e con tutta la sua cazzutaggine, concedetemi il termine, non fallisce nella prova del fuoco di coverizzare un brano così leggendario. La voce è davvero raschiata e carismatica, l'assolo sferzante e tagliente, la distorsione pesante al punto giusto e i pinch armonici evidenti e squillanti più che mai, perfetti nel rievocare la scena che apre il film, che trasmette tutto l'amore di Izzy per quello che fa, cercare con intransigenza di trasmettere al meglio quello che viene portato sul palco dagli Steel Dragon. Non ci resta dunque che urlare, tutti insieme "Long Live, Long Live Long Live", che il Rock 'n' Roll non muoia mai.

Devil Inside

Il successivo brano è "Devil Inside" (Diavolo Dentro) degli INXS. Per coloro che non li conoscessero, si tratta di una celebre band australiana fondata nella seconda metà degli anni '70, più precisamente nel '77, che è diventata ben nota al pubblico grazie ad un sound tutto proprio, che alcuni hanno definito Alternative Rock mentre altri, e io con questi ultimi sono assolutamente d'accordo, a metà fra la musica Rock e la Dance. Evoluzione, fra l'altro, avvenuta nel corso degli anni. Nel festino più totale post-concerto ci si abbandona a droghe ed alcool, giochini ricchi di allusioni sessuali, e Izzy venendo coinvolto chiede con lo sguardo il suo consenso ad Emily per partecipare. Izzy, quel ragazzo che Emily conosceva, oramai ha cambiato la sua vita, ha realizzato il suo sogno: è una star del Rock. Di cosa sarebbe stata composta questa nuova vita, tuttavia, non era possibile prevederlo. E' proprio il festino post-concerto a far realizzare alla ragazza la realtà, bruscamente, come un lampo che irrompe nel cielo. Il suo ragazzo, Izzy, ora è circondato da tante ragazze alla disperata ricerca di attenzioni, e viene coinvolto, talvolta anche con insistenza, in pratiche che comportano il proprio abbandono in maniera sempre più totale. E' lo squallore di determinati di quegli ambienti e di certi modi di fare a colorare la pellicola, accendendo quel senso di riluttanza allo spettatore, a cui si affianca ovviamente il sostegno alla relazione sentimentale fra Izzy ed Emily. E tornando al festino è proprio il brano "Devil Inside", con il suo magnetico riff ma anche con le sue evocative atmosfere, a rievocare con le parole quella che è l'anima di una ragazza in cerca di disperata compagnia, come quelle che circondano Izzy. La donna "con la carne nella sua testa", "with flesh in her mind" citando il brano, che utilizza le parole per sedurre. Il brano "Devil Inside" è dell'87, appartiene al sesto album della band "Kick", e sono proprio occasioni come queste a far vivere a pieno l'incrocio fra Rock e Dance, i momenti di svago che riuniscono qualunque essere umano che abbia quelle intenzioni, aldilà di gusti musicali e di bandiere. Proprio come la storia del "metallaro che va in discoteca", quante volte l'avrete sentita. Il brano irrompe con sempre più forza, le sue atmosfere scure ma incalzanti divengono sempre più forti, mentre a Emily viene fatto notare che è "concesso e lecito divertirsi", che "anche lei può prendere parte a questo". La ragazza, di sani principi, sembra non avere intenzione di accettare l'invito, sebbene la notte sia lunga. Molto lunga. Il brano si chiude raccontandoci che "il futuro è incerto", proprio come in questa fase ci sembra quello fra l'oramai rockstar Izzy ed Emily, la ragazza che fino a quel momento gli era stato accanto e che ora si trova sbattuta davanti la nuova vita del "suo" cantante.

Colorful

Facciamo un brusco salto in avanti narrativo con un brano completamente diverso, espressione di qualcosa di completamente differente. Si tratta di "Colorful" (Colorato) dei Verve Pipe, la ben più melodica e di facile ascolto band che abbraccia e ingloba in sé le radici del Grunge. Izzy oramai ha abbandonato la sua falsa vita da artista, dato che negli Steel Dragon non lo lasciavano neanche partecipare alla composizione dei brani, e si è reso conto di quanto quel successo e quelle attenzioni fossero deleterie per il suo volere, la sua anima, contrarie al suo reale percorso, e che fra l'altro per colpa di quel mondo avesse perso la strada con la sua ragazza Emily. Ad ogni modo, che artista è una persona a cui non viene nemmeno lasciata la possibilità di partecipare alla scrittura dei brani, che artista è qualcuno che deve "eseguire meccanicamente" il suo compito e basta. Sicuramente, non un artista a 360 gradi. E' per questo motivo che Izzy dunque decide di lasciare la band, e i suoi ex compagni come Kirk lo infangano e gli sputano addosso per la scelta, ma il protagonista del film segue il suo cuore e decide di formare una band sua, vivendo la sua vita, e di fare le cose nella maniera a lui più congeniale. Il brano che esprime questo cambiamento è "Colorful", che racconta di un uomo adesso più colorato e più pieno. E la città in cui Izzy suona il primo concerto con la sua nuova band è proprio Seattle, definita la patria del Grunge per antonomasia, e fra l'altro porta un taglio di capelli alla Kurt Cobain. Il brano, con i suoi arpeggi e le sue ritmiche melodiche e piacevoli, si interseca magnificamente ad una voce ricca, piena, soddisfatta, che esprime auto-realizzazione e auto-comprensione, una rivelazione individuale. Ciò che però Izzy non sa, ma che forse immagina, è che Emily avrebbe trovato per strada la locandina del suo concerto, e che non sarebbe mancata all'appuntamento con la nuova vita del cantante. Il brano racconta proprio di questo, con le parole: "posso essere colorato, posso essere grigio, ma so che tu mi amerai comunque". Izzy negli Steel Dragon era grigio, adesso è un Izzy colorato, ed Emily è lì, pronta ad amarlo ancora. Mentre i mielosi ma apprezzabili riff di chitarra dei Verve Pipe divengono strumentali, Izzy abbandona il palco, andando incontro alla sua ragazza fra il pubblico, per parlarle. I due ben presto si riuniscono con un bacio, e lo schermo diventa nero in dissolvenza, concludendo la pellicola. Se avevo già sottolineato una differenza, adesso vi sarà ancora più evidente questo salto fra "Devil Inside", la canzone dell'Izzy ragazzo che realizza quello che credeva il suo sogno, e "Colorful", la canzone dell'Izzy uomo che ha realmente capito cosa desidera.

Gotta Have It

Il nostro percorso si chiude con "Gotta Have It" (Devo averlo) di Trevor Rabin, il riflessivo e calmo brano strumentale che ci rimarrà in testa anche una volta conclusa la nostra visione della pellicola, con la sua aura pacata e piacevole. Per coloro che non lo conoscessero, ripercorriamo però in brevi passi la storia dell'autore di questa canzone, perché certamente stiamo parlando di un chitarrista che merita di essere conosciuto. Trevor Rabin, chitarrista e eccezionale songwriter nato a Johannesburg nel '54 e figlio d'arte, in quanto i genitori erano conosciuti musicisti di musica classica, è fra l'altro celebre per aver ricoperto il ruolo di axeman degli Yes negli anni '80. Avete presente "Owner of a Lonely Heart"? Ecco, l'ha scritta lui. La sua formazione musicale è dunque interamente orientata verso lo studio della musica classica, anche se da giovane pianista a 12 anni scopre di avere una passione per la chitarra, e di apprezzare enormemente il Prog Rock e l'Hard Rock. Trevor Rabin così nel corso degli anni '70, ancora molto giovane, ottiene un enorme successo in Sudafrica con la sua band Rabbitt, per poi spostarsi in Inghilterra nel '78, sciolta la sua band in seguito a varie scelte e vicissitudini. I suoi tre album "inglesi" da chitarrista solista non ebbero, tuttavia, grande successo. Dopo aver conosciuto a Los Angeles nell'81 Chris Squire e Alan White, finì per diventare a tutti gli effetti un componente degli Yes. Nell'87 fra l'altro divenne anche produttore dell'album "Big Generator", che pur non riscuotendo il successo di "90125" si fece ben apprezzare dai fan degli Yes. Nell'89 torna a realizzare un album da solista, "Can't Look Away", ma anche stavolta il lavoro non fu accompagnato da un grande successo commerciale, pur essendo a più riprese ricordato da Trevor Rabin come una delle sue esperienze "più piacevoli e riuscite". Dopo "Union" e "Talk", considerato un fiasco commerciale, Rabin nella seconda metà degli anni '90 lasciò gli Yes e divenne compositore di colonne sonore. "Gotta Have It", melodica ma non mielosa, ritmata ma contraddistinta da un velo di pace e benessere, riflette alla perfezione lo stato d'animo del protagonista della pellicola, che nel corso di uno show decide di far salire sul palco un giovane ragazzo che dalla prima fila cantava benissimo le sue canzoni, e in cui si rispecchiava ai tempi in cui suonava nella tribute band Blood Pollution. Lui, stanco di quella vita, "passa la palla" a qualcuno che possedesse il suo vecchio sogno: diventare il cantante degli Steel Dragon. Izzy così, si decide a mollare tutto e seguire le sue nuove predisposizioni, i suoi nuovi sogni da adulto: fare la sua musica e vivere la sua vita con la sua ragazza Emily, senza eccessi e senza imposizione alcuna. A rendere magica "Gotta Have it" sono i calzanti scambi fra distorsione e clean, i ritmi passionali uniti ad una magica aura di pacato compiacimento. Ancora una volta una traccia ideale, un po' rock come il vecchio Izzy, un po' a suo modo romantica come il nuovo.

Conclusioni

Rocciosa e passionale quando Izzy si accende nella realizzazione del suo sogno, piacevole e romantica quando il protagonista si ritrova con Emily e con se stesso, brillante e folgorante quando il giovane e amatoriale cantante Izzy crede e persegue i suoi desideri. Mi piace definire la tracklist di "Rock Star" come il pezzo forte di questa pellicola. Anzi, non ho assolutamente alcun dubbio che sia così. Vedere riuniti così tanti grandi musicisti e compositori, assistere ad una selezione così calzante ed accurata, non può e non deve lasciar spazio ad alcuna insicurezza. Ho letto di diverse critiche alla pellicola, alcune che personalmente ho ritenuto condivisibili, altre meno. Per quanto riguarda la colonna sonora tuttavia, almeno dal mio punto di vista, non poteva essere realizzato un capolavoro migliore (esatto, non lavoro, capolavoro), perché le canzoni continuano a rimanere nella nostra testa per giorni, a farsi apprezzare, cantare e ricantare, cosa che può portare i più distratti cinefili, come sempre la maggior parte della popolazione mondiale, a pensare di aver "apprezzato anche il film", cosa che commercialmente può fare solamente bene. La voce di Izzy che urla "Stand Up And Shout" personalmente è quella che più mi è rimasta nella testa, e dopo giorni ancora non se n'è andata. Non c'è dubbio che la gestione delle tracce musicali per il film sia stata affidata ad un autentico professionista, ad un maniaco della musica, perché qui non si tratta semplicemente di tracce scelte in maniera pertinente, sembra al contrario che i brani siano tutti stati scritti appositamente per quella determinata scena del film. Mi viene da pensare a "Stranglehold" di Ted Nugent e "Devil Inside" degli INXS, entrambe le ritroviamo in un contesto simile nel corso della pellicola, il festino pazzo post concerto, ma sembrano rendere autenticamente l'idea di brani selezionati da un dj in quel contesto. Ovviamente, sono i primi due esempi che mi sono balzati alla mente così scrivendo, ma tale discorso è estendibile davvero a qualsiasi brano all'interno di questo film. La stessa visione della pellicola, mentre scorre, si fa apprezzare non tanto per la trama, forse un po' banale, o per i contesti, forse un po' stereotipati, ma per quanto magnetica sia la musica nel suo scorrere insieme alle scene. Sicuramente, riunire così tanti importanti professionisti è stato un piccolo investimento, ma il ritorno economico in questo caso è più che assicurato, dato che ad oggi chi parla del film "Rock Star", nel 90% dei casi, parla della sua musica. Un piccolo accenno: per coloro che ancora lo pensassero, sappiate che il film in realtà centra ben poco con la storia dei Judas Priest. Fra i componenti degli Steel Dragon, manco a dirlo, troviamo solo nomi pirotecnici. Per la parte vocale figura Michael Matijevic degli Steelheart, mentre dal punto di vista strumentale abbiamo grandissimi artisti fra cui Zakk Wylde, del cui ho riconosciuto subito lo stile nel corso del film, Jeff Pilson e Jason Bonham. La voce, tuttavia, è davvero quella mattonella che da a tutto quanto quel peso in più. E' quella che ci rimane in testa e ci riporta al film. E le scene degli spettacoli dal vivo, stage, pubblico e tutto il resto, sono scenograficamente realizzate benissimo, così come i contesti, che grazie alla stessa musica ripercorrono alla perfezione quella che può essere la storia di una vera Heavy Metal band. Forse un po' banale e da alcuni ritenibile irrispettoso il fatto che Izzy, trovato il suo vero se stesso e tornato a Seattle, si sia messo a suonare proprio musica Grunge, ma dovendo essere obiettivi la traccia "Colorful" descrive ancora una volta alla perfezione, sia con le sue linee strumentali che con le sue liriche, quella che è la scena riflessa da film. Comunque, abbiamo parlato tanto a lungo delle tracce accreditate nel film, ma nel corso della pellicola appaiono tantissime belle canzoni non accreditate che tuttavia assolutamente ritengo meritino la loro considerazione. E' stupenda infatti "Once in a Lifetime" dei Talking Heads, come del resto perfettamente inserite sono la cover di "California Girls" dei Beach Boys, "Rock Rock (Till You Drop)" dei Def Leppard, "Karma Chameleon" di Boy George e diverse altre. Mi sembrerebbe ingeneroso trascurare questi brani che, allo stesso modo, danno tantissimo al film, sebbene la stupenda "Once in a Lifetime" sia per il contesto quella che più mi ha sorpreso ed impressionato nel corso della visione della pellicola. Noi siamo ansiosi di sapere la vostra, di ascoltare cosa ne pensate della colonna sonora di questo film, e se anche voi ritenete che sia la parte forte di questa pellicola. Visto il contesto, non posso che salutarvi con un "in alto le corna", e che il Rock abbia vita infinita.

1) Rock Star
2) Livin' the Life
3) Wild Side
4) We All Die Young
5) Blood Pollution
6) Livin on' a Prayer
7) Stand Up
8) Stranglehold
9) Wasted Generation
10) Lick It Up
11) Long Live Rock 'n' Roll
12) Devil Inside
13) Colorful
14) Gotta Have It