ROCK GODDESS

Rock Goddess

1983 - A&M Records

A CURA DI
STEFANO VIOLA
17/08/2015
TEMPO DI LETTURA:
10

Recensione

Presentate ai fan da un simpatico critico musicale con velleità cabarettistiche, con il poco rispettoso epiteto di "Heavy Metal in Gonnella", termine che nel contesto risulta decisamente sessista oltre che sminuente, le Rock Goddess hanno conquistato gli onori della scena nel momento di massimo splendore della NWOBHM affiancando un'altra realtà tutta femminile conosciuta col nome di Girlschool. Formatesi nel 1977 in una zona a Sud di Londra, ispirate dal successo delle Runaways, la band muove i primi passi nel solito contesto liceale fucina di innumerevoli gruppi, facendo esperienza e rimescolando periodicamente la Line Up in cerca dell'assetto definitivo, e quest'ultimo arriva quando le ragazze si assestano nella classica formazione a tre ovvero Jody Turner (Chitarra e Voce), Julie Turner (sorella minore di Jody, batterista) e Tracey Lamb (Basso). Grazie all'influenza del padre John Turner, proprietario di un negozio di dischi oltre che di alcune sale prova, la band inizia ad esibirsi in vari locali dove viene notata niente meno che dal mitico Vic Maile, il quale oltre a produrre il loro primo demo nel 1982 veglia il loro avvicinamento alla prima linea del music business; grazie all’aiuto di Vic, le Rock Goddess riescono ad apparire al “Reading Festival” sempre nel 1982, quest'ultima vetrina sarà quella decisiva e farà spalancare loro le porte della Americana “A&M Records”, etichetta dal curriculum costellato di nomi altisonanti sia in Europa che Oltreoceano, la quale le porrà sotto contratto facendole esordire l'anno successivo (1983) con il loro primo vero album, denominato semplicemente Rock Goddess. La figura di Vic è l'elemento chiave poiché gode di ampia notorietà tra il popolo del metallo pesante, Lui è lo storico produttore dell'Iconico album rappresentativo del genere da noi tanto amato, ovvero "Aces of Spades" dei Motorhead (successivamente anche dell’altrettanto storico "No Sleep Till Hammersmith", sempre di Lemmy e co.) ma ha anche prestato la sua opera ad altri personaggi di caratura storica quali Jimy Hendrix, Led Zeppelin ed Eric Clapton, oltre che alle già citate Girlschool. Come si usa dire, le nostre tre ragazze stavano in una botte di ferro, se non fosse per i problemi legali legati all'età della batterista, Jody, all'epoca minorenne e quindi impossibilitata a seguire la band per più di sei date consecutive per via degli impegni scolastici, a causa dei quali le Rock Goddess si vedono costrette a cancellare le date di supporto agli UFO, altri mostri sacri della scena Hard Rock di quel periodo. Negli anni ottanta la formazione vede un continuo avvicendarsi di elementi che ne destabilizzeranno il potenziale, trascinando la realtà "Rock Goddess" in una lenta agonia caratterizzata dalla continua perdita di mordente. Dopo i fasti degli esordi la band esce con un secondo album dal titolo "Hell Hath No Fury", anch'esso prodotto da un'altro nome d'oro dell'epoca, Chris Tsangarides, album vede la luce nell’Ottobre del 1983 presentandosi ai fan con un cambio di line up e con l'introduzione delle tastiere, segno inconfondibile di un cambio di rotta per quanto riguarda il sound. Tracey Lamb ha già lasciato la formazione, avvicendata da Dee O'Malley e per un breve periodo si affianca al trio anche Kate Burbella in veste di chitarra ritmica. La risposta dei fan al nuovo prodotto è inferiore rispetto agli esordi ma questo non impedisce loro di piazzare due singoli in classifica, “I Didn't Know I Love You (Till I Saw You Rock N Roll)”, cover di Gary Glitter e l'omonima "Hell Hath No Fury", entrambe presenti sulla sola edizione Americana pubblicata con differenti versioni della copertina. A seguito dell'album la band parte in tour con Y&T ed Iron Maiden, suonando in diverse date sia in Europa sia nel Regno Unito, per poi intraprendere una propria tournée come headliner; mentre si prepara lo sbarco della band negli States la gravidanza porta all'abbandono della formazione da parte di Dee O'Malley e, per non farsi mancare nulla, nello stesso periodo le Goddess danno l'addio alla “A&M Recording” senza avere la possibilità di finire e di pubblicare la terza fatica della band. Le Nostre aprono successivamente le porte a Julia Longmann, nuova Bassista, e a quella che diventerà il quarto elemento della formazione andando a modificare radicalmente l'originale line up a tre, ovvero Becky Axten, nuova tastierista. Segue un periodo di buio in cui la loro parabola prosegue nella sua inesorabile discesa fino al 1987, anno in cui vede la luce "Young and Free" quarto capitolo partendo dagli esordi, ma effettivamente il terzo a raggiungere il mercato, prodotto da Paul Samson (Chitarrista dei Samson, band che annoverò Bruce Dickinson come cantante, fra le sue fila) e distribuito solo in Francia dall'etichetta “JID Records” (successivamente rilevato e ridistribuito anche negli altri mercati dalla “Thunderbolt Record”). L'album vede ancora la formazione a tre con Dee O'Malley saldamente in postazione per il semplice fatto che le registrazioni del prodotto furono eseguite nel 1985, anno in cui la Bassista/ Tastierista non aveva ancora intrapreso la faticosa carriera di Mamma a tempo pieno. Successivamente a questi fatti, la band si scioglie definitivamente e con essa si chiude un'altro capitolo legato alle band "Storiche" (passateci il termine) della N.W.O.B.H.M.; riappariranno qualche tempo dopo sotto il moniker "The Jody Turner Band", annoverando al loro interno membri maschili ed il loro impegno non andrà oltre i pub ed i piccoli club. Ultimamente però, come siamo soliti vedere, vanno molto di moda le reunion e sembra che la formazione originale composta dalle Sorelle Turner e da Tracey Lamb sia di nuovo in pista, concentrata a cercare di produrre l'ennesimo album questa volta dal titolo quanto mai appropriato, "Unfinished Business"..  non potevano trovare un titolo migliore. La storia, gli aneddoti e le statistiche ci aiutano a conoscere il percorso di una band, andiamo oltre quindi ed apprestiamoci ad analizzare quel piccolo capolavoro che è stato l'omonimo album d'esordio, "Rock Goddess". L'artwork si presenta in modo molto semplice, le tre componenti del gruppo fotografate frontalmente abbigliate nel classico chiodo di pelle, la "divisa" d'ordinanza di tutti i True Metallers. A fare da contrasto tra il nero dei giubbotti e le capigliature delle sorelle Turner, Tracey sfoggia una chioma bionda in stile "Swinging London" tipicamente anni sessanta, è il colore rosso dello sfondo semplice ma efficace che mette in risalto l'attitudine "Cool" delle nostre metallare. Anche la disposizione tra loro è sintomatica dei ruoli all'interno della band infatti possiamo notare come la fotografia sia quasi interamente occupata dalla figura di Jody, dichiaratamente la leader del gruppo, alla sorella minore viene riservata la parte destra dell'immagine ( perchi guarda la copertina) mostrandocela quasi per intero mentre a sinistra possiamo vedere solamente il volto della Bassista incorniciato dai suoi biondi capelli. Il titolo dell'album che poi è anche il nome della band campeggia nella parte superiore destra, un semplice rettangolo nero bordato di colore bianco così come le lettere al suo interno le quali sono riportate senza l'uso di strani caratteri. Copertina semplice e profilo basso che invece di enfatizzare la classica figura femminile stereotipata, curve mozzafiato e abitini succinti, ci presenta una formazione che mette in mostra semplicemente se stessa facendo capire all'ascoltatore che, per loro, il metallo pesante era uno stile di vita a trecentosessanta gradi anziché una mera operazione commerciale. L'album d'esordio le proietterà meritatamente nella "Hall of Fame" della N.W.O.B.H.M. portando il nome delle Rock Goddess a brillare insieme alle stelle più luminose. Cominciamo dunque a parlare di questo album, con il nostro consueto approccio track by track.



Il primo brano è Heartache: il disco si apre con un coro introduttivo ad un brano che, nel giro di un paio di accordi, rivela tutta la sua dirompente carica esplosiva mostrandoci di cosa sono capaci queste tre ragazze. Evidenziamo subito la corposa e potente voce di Jody, decisamente in antitesi con l'immagine di "Gentil Sesso" e molto più in linea con l'attitudine Killer mostrata nella foto di copertina, seguita dall'abilità con la sei corde, altro punto decisamente a favore della frontwoman. Stesso discorso vale sia per la "piccola" della formazione, Julie, che pesta sulla batteria come un fabbro evidenziando tutta l'energia intrappolata nella sua giovane età, idem per quanto riguarda Tracey la cui linea di basso si inserisce perfettamente nel contesto andando a creare un ottimo supporto alla struttura del brano. Il tutto suona tipicamente e splendidamente "period perfect", siamo nel pieno dell'influenza N.W.O.B.H.M. e dalle sapienti mani di Vic Maile, il produttore, si sviluppa una track perfettamente bilanciata alla quale non viene a mancare proprio nulla. Il biglietto da visita iniziale è vergato con calligrafia dorata, per questa formazione "fuori dagli schemi" come qualche rivista di settore ha avuto modo di definirle ai tempi, e se questo è l'inizio faremo meglio a prepararci al resto in quanto ci sarà di che pompare sul volume. L'angoscia descritta nel testo è riferita all'eterno "Mal d'amore" che viene a tormentare tutti noi anche più volte durante la nostra esistenza: "Angoscia, deve essere angoscia, io non la sopporto, deve essere mal di cuore, ancora lo stesso vecchio dolore”. Purtroppo il copione relativo al gioco dei sentimenti che ci legano ad un'altra persona ha sempre lo stesso svolgimento, sappiamo che ci farà soffrire ma non possiamo sfuggirgli e, una volta immersi in questa sofferenza, vorremmo che fosse il partner a lasciarci andare per evitarci di stare male. Il tutto però sembra impossibile. Del resto, l’amore dà e toglie allo stesso momento, ci fa sentire vivi ma al contempo ci abbatte e rende tristi.. una sorta di “male necessario”, un sentimento capace d’essere generoso ma anche un po’ tiranno, quando proprio tutto sembra non andare come vorremmo che andasse. La cuor non si comanda, però.. dunque, se vogliamo amare, dobbiamo accettare sia i pro che i contro. Usando un'espressione in voga nel mondo del teatro oltre che in quello cinematografico possiamo dichiarare senza ombra di smentita che è "buona la prima", le Rock Goddess hanno gli attributi al posto giusto. Meno di due minuti di durata per il secondo brano, Back To You, in cui emerge il sapiente lavoro di Vic Maile dietro al mixer, lasciando l'inimitabile impronta che ci riporta alle caratteristiche sonorità di Motorhead e Girlschool del periodo in cui erano seguiti dal mitico produttore. Notiamo anche una certa somiglianza con lo stile dei Newyorkesi The Rods capitanati da David Feinstein (ex Elf), ma quest'ultima è molto verosimilmente una semplice coincidenza più che una dichiarata ispirazione, casualità comunque molto apprezzata, che aggiunge valore al modo di suonare del Trio. La track ha un andamento spedito che si erge sulle solide basi costruite da Julie (Batteria) per sostenere la struttura su cui far lavorare le altre due componenti del gruppo, instancabili elementi perfettamente in sintonia fra loro. Al momento dell'assolo la sei corde sembra scivolare attraverso le altre note creandosi lo spazio necessario per farci apprezzare la tecnica, propria, della maggiore tra le sorelle Turner che convince sempre di più sulla assoluta genuinità di questa realtà tutta al femminile. La parte riservata al testo gioca ancora una volta la carta della difficoltà di rapporti tra adolescenti . “Ti ho lasciato un messaggio ma non sapevo cosa scriverti, ti ho detto che era finita ma poi ti ho guardato e i tuoi occhi mi hanno intrappolata ancora, perché non riesco a dirti di no”. Funziona sempre nello stesso modo, ci si prende e ci si lascia solo per riprendersi di nuovo, "Torni da me ed io torno da te” perché, in definitiva, il gioco dell'amore è così che funziona. Benché non ci sia una particolare profondità concettuale nella stesura dei testi che, ricordiamolo, sono tutti firmati da Jody Turner, vera e propria Deus ex Machina della formazione, siamo indirizzati a promuovere a pieni voti questa trasversalità stilistica che mette insieme Metallo Pesante, Melodie e Liriche adolescienziali non dimenticandoci del fatto che, la gran parte dei testi sono stati scritti quando le ragazze erano in giovanissima età e quindi ancora molto vulnerabili a certi tipi di emozioni che possono sembrare “ingenue” ma che tutti abbiamo provato. Sono le emozioni che hanno iniziato a farci capire determinate situazioni poi incontrate in età adulta, non scordiamocelo. Giungiamo dunque a The Love Lingers Still, un brano che suona duro, melodico, a tratti anthemico e fottutamente energico, constatiamo come il sound delle Goddess si assesti un gradino sempre più in alto mano a mano che scorrono i brani. La voce di Jody e il suo saper mettere mano alla chitarra creano continuamente nuovi spunti per ascoltare le diverse esecuzioni, invogliandoci ad analizzarle più volte, scoprendo ad ogni passaggio qualcosa di nuovo che ci era sfuggito nel precedente ascolto. Lo stesso discorso vale anche per l'accoppiata Basso/Batteria, ci siamo dedicati a riascoltarne le tracce in modo separato e confermiamo quanto detto riferendoci alla Leader della band. Anche in questo caso il valore aggiunto risiede, oltre che nella grinta del trio, nella maestria di "dialogare" con il mixer propria di Vic Maile, il quale riesce sempre a bilanciare il sound in modo tale da far risultare tutti gli strumenti come fossero un'unica identità. Non tutti i produttori hanno questo dono, purtroppo. Quella che esce dalle casse è l'adrenalina dell'adolescenza, la rabbia repressa di quell'età in cui non capiamo noi stessi e non veniamo capiti e, soprattutto, non sappiamo come fare per scaricare tutto quel potenziale che ci portiamo dentro. L'Heavy Metal proposto dalle Rock Goddess è la risposta, suonato e urlato a volumi da denuncia come sempre. Questa realtà musicale formata da donne con l'attitudine più cool del momento (stiamo parlando del 1983) convince sempre di più e possiamo tranquillamente dichiarare di esserne decisamente rapiti. Anche in questo caso la track ci illustra una situazione di cuori infranti, rottura nella coppia con l'inevitabile serie di domande da parte della ragazza per cercare di capire cos'è stato che ha portato a quella situazione. “Cosa ho fatto? Cosa c'era di sbagliato nel mio amore? Ti ho dato tutto quello che ho ma tu non torni, non torni più da me”, come tutti quanti noi sappiamo, donne e uomini indistintamente, per quanto la situazione sia tragica e senza ritorno riusciamo sempre a trovare un piccolo appiglio che sembra darci la speranza di poter ri-appianare le cose, andando volutamente a cercare il lato positivo della storia andata in pezzi, fosse anche il solo che sia mai esistito all'interno della relazione “Ma l'amore aleggia ancora così come lo farà il mio, quello che abbiamo avuto era reale e l'amore aleggia ancora”. Solitamente usiamo questo tipo di atteggiamento come palliativo per cercare di allontanare il dolore e il senso di fallimento che proviamo di fronte una ad relazione che finisce, questo stato d'animo si va piano piano smorzando con il passare del tempo ma, molto più cinicamente, scompare del tutto se tra i due siamo noi i primi a farci vedere in giro con un'altro partner (è un dato di fatto che la percentuale maschile sia maggiore in questo). Tornando al brano alziamo paletta verde senza ombra di dubbio, la band è davvero meritevole. Rallenta il ritmo nella track successiva, To Be Betrayed, che resta tra le più gettonate dell'album insieme a "My Angel" ed "Heavy Metal Rock n Roll". L'incedere rimane comunque nei parametri dello stile espresso fino a questo momento dalla band, ottime dosi di metallo pesante che in questo caso definiremo "lento ma violento". La differenza sostanziale del brano è dettata dalla contrapposizione tra la melodia dei cori scanditi dal duo Tracey/Julie, ottima sezione ritmica, e la potente voce di Jody, la cui grinta restituisce perfettamente lo stato d'animo ferito e arrabbiato espresso nel testo. A nostro parere in questo brano è espresso al meglio il sound della N.W.O.B.H.M., quella del periodo embrionale del genere in cui le nostre ragazze muovevano i primi passi verso la celebrità. La bravura del trio è quella di suonare secondo schemi propri, senza voler per forza assomigliare ad altre realtà più blasonate, che le farebbero risultare solo delle emerite "copie" a prescindere dalle loro capacità; crescere ed esordire in un contesto fatto di mostri sacri come Motorhead, Iron Maiden e Saxon, per citarne alcuni tra i più famosi, mantenendo comunque un proprio stile riuscendo oltremodo a farlo emergere è senza dubbio indice di talento. Il livello di esecuzione è ineccepibile, ed è affrontato con la disinvoltura della giovane età la quale nasconde una sorprendente maturità tecnica di notevole impatto, riscontrabile durante tutto lo svolgimento del brano nel quale, ancora una volta, il perfetto bilanciamento tra gli strumenti aiuta a creare una performance di ottimo livello. In questo brano si parla di tradimento, situazione con la quale almeno una volta nella vita ci siamo dovuti relazionare nostro malgrado. Il Tradimento è insito nell'uomo, inteso come essere umano, lo possiamo riscontrare ad ogni livello sociale e lo ritroviamo quotidianamente nella vita di tutti i giorni ma, in questo caso, è alla sua forma più classica che il testo si riferisce ovvero all'amore. “Avrei dovuto ascoltare la mia coscienza perché nel profondo l'ho sempre saputo. Ma piuttosto che affrontare la verità ho preferito crede alle bugie”, purtroppo il copione in questi casi presenta sempre la stessa sceneggiatura, dove ad una figura totalmente coinvolta dai sentimenti  (“Per chi mi hai preso, per un neonato tra le tue braccia? Solo perché ero troppo debole per combattere il tuo fascino”) se ne contrappone un'altra che sfrutta questa condizione pensando di potersi comportare come crede nella totale mancanza di rispetto per il partner (sia esso maschile o femminile). L'epilogo naturale di situazioni analoghe porta inevitabilmente alla rottura del rapporto, lasciando sempre sul campo il più debole tra i due. Nel nostro caso, l'esperienza toccata a Jody (ci piace pensare che sia andata così) ha fatto maturare in lei la giusta dose di rabbia che ha portato alla nascita di un brano la cui carica energica risulta ancora oggi inalterata. E’ il momento di Take Your Love Away. Inizialmente siamo come trasportati verso una forma leggermente divergente dal solito sound finora ascoltato, una forma nella quale, a tratti, sembra di ascoltare qualcosa che strizza più l'occhio allo stile Melodico Americano che non al vecchio metallo Made in Europe, e questa falsa pista ci viene suggerita principalmente da una forte presenza di cori usati dalla formazione, i quali fanno pensare ad un brano "ponte" inciso con velleità esplorative per sondare la risposta dei fan a più ampio raggio. L'impressione iniziale si vanifica davanti all'esecuzione della track che, invece, nasconde al suo interno una solida struttura egregiamente eretta dal trio dove abbiamo la possibilità di ascoltare, oltre alle già decantate doti di Jody Turner Chitarrista/Voce Solista anche l'impeccabile tecnica di Tracey, particolarmente piacevole nei suoi giri di basso riscontrabili nel background. Menzione doverosa anche per quanto riguarda il lavoro dietro alla batteria da parte di Julie, decisamente a proprio agio quando si tratta di pestare duro, la quale non da minimamente l'impressione di essere quella timida e riservata minorenne, sempre in disparte nelle inquadrature. Quella che al primo ascolto sembrerebbe essere l'anello debole dell'album, si rivela in tutta la sua energica dose di metallo al pari delle track ascoltate finora e, nel contesto, esce da questa analisi con un punteggio decisamente elevato. Anche in questo caso il testo è riferito ad una relazione arrivata al capolinea, dove la partner riprende in mano la propria vita decidendo di "tagliare" definitivamente con la controparte al quale non resta che accettare la decisione. "E' una di quelle mattine in cui la notte precedente non ho dormito molto ma è 'alba della mia nuova vita senza te, ora porta via il tuo amore, non lo voglio più, mi ha già rovinato in precedenza”, al termine di una notte insonne quindi, la decisione definitiva di voltare pagina in quella che ha tutte le caratteristiche di essere una storia dall'aspetto recidivo, come possiamo appurare dalle parole della canzone. E’ sempre triste rinunciare ad un qualcosa che comunque ci ha fatto stare bene, ad una persona che era entrata nella nostra vita scandendone i ritmi.. tuttavia, se necessario, bisogna guardare in faccia la realtà dei fatti. Meglio soffrire un po’ che trascinarsi dietro una relazione fallimentare, rischiando in futuro di farsi molto più male che ora. Il sesto pezzo del disco, My Angel, è caratterizzato da una forma di accordi alquanto semplice. Questa track fu anche pubblicata come singolo da 12" (45 giri), il cui lato B presentava due brani che non sono presenti sull'album ovvero "In the beat of the Night" e "Our Love’s Gone". Esiste anche una versione da 7" (33 giri) in cui "Our Love is Gone" non viene inclusa ed al suo posto troviamo delle tracce anteprima del nuovo disco, presentate dalla voce fuoricampo di Jody Turner. Il packaging di questa versione è arricchita anche dalla presenza di un poster a tutto vantaggio dei collezionisti. Ufficialmente riconosciuto in tutto il mondo Metal come pezzo distintivo per la formazione, mantiene tutt'oggi inalterato il suo status di anthem del trio ogni volta in cui, puntualmente, viene suonato ai concerti. Il riff di chitarra funge da struttura portante sulla quale si erge il lavoro della sezione ritmica la quale, in una triangolazione perfetta, si cimentano nella creazione di uno dei brani più "cool" del periodo N.W.O.B.H.M. Semplice e diretta quindi, dalla velocità moderata caratterizzata nel contempo da uno stile pesante seppur melodico, dove la durezza degli strumenti si trova contrapposta alle timbriche delle giovani rockers; questa track si attesta anch'essa tra le più belle dell'intero album e vede il suo momento migliore all'inizio dell'assolo caratterizzato dallo stile di Jody che sembra far scivolare la sua sei corde tra le note degli altri strumenti. Il lavoro di charleston operato da Julie risulta a tratti predominante ma viene subito riassorbito nel contesto diventandone anzi un punto di forza; la parte corale è la vera forza trainante del pezzo ed è perfetta durante le audience per far scatenare i fan sotto il palco. Ascoltando "My Angel" non dimentichiamoci di essere alle prese con una track che ha lasciato la sua impronta in un genere musicale dominato da formazioni maschili basato in un contesto dove i nomi in circolazione raggiungevano delle vette inarrivabili per popolarità e vendite, e malgrado tutto ciò è arrivato ad affiancare titoli ben più blasonati avvalendosi della riconoscenza ufficiale di "Brano simbolo della N.W.O.B.H.M.". Tutto questo è senza ombra di dubbio encomiabile per le tre ragazze di South London. Nel testo si parla di amore a prima vista o, se preferite, del classico colpo di fulmine. Il tutto è però riferito a quella forma di Amore/Sesso adolescenziale che porta a vivere la situazione in un perenne stato di disordine comportamentale; questa situazione si può ripetere anche in età adulta, ma i risultati sono molto più dannosi rispetto al contesto presentato in questo frangente. Si fa riferimento ad una serie di situazioni in cui chi canta ricorda il momento del primo sguardo, dell'attrazione fisica che non aveva bisogno di romanticismo e tantomeno di parole superflue venendo consumata in qualsiasi luogo possibile. L'altalena costante di forti emozioni legate alla irresistibile voglia di stare con la persona che, istintivamente, aveva catturato le attenzioni della protagonista : “Uomo, tu eri il mio angelo, mi hai davvero acceso, eri il mio angelo e ti ho amato a lungo". Ulteriore cambio di sonorità in questa potente settima track, Satisfied then Crucified, che riporta alla mente lo stile dei Newyorchesi Riot, altra formazione d'oro del panorama Heavy Metal di allora (accostati spessissimo alla N.W.O.B.H.M. indipendentemente fossero Americani, un po’ come successo anche ai canadesi Anvil e agli svedesi Heavy Load). Una componente unita ad una atmosfera più British, riscontrabile nell'arrangiamento della chitarra che a tratti sembra prendere spunto da quanto aleggiava nell'aria dei club in cui si esibivano ogni week end decine di formazioni seguaci del metallo pesante. E' quindi ad un paio di esse che ci riferiamo quando riscontriamo questa assonanza, ed in particolare vogliamo citare Tygers of Pan Tang e, non a caso, i Samson. Mentre i primi entrano nell'accostamento quasi giocoforza, avendo fatto proseliti con il loro suond seminale che li ha portati ad essere acclamati da critica e pubblico nel 1981 con “Spellbound”, la formazione di Paul Samson gioca un ruolo ben differente in quanto le Goddess (Jody e July) non sono nuove al sound della band capitanata dall'omonimo chitarrista avendo partecipato per quest’ultima ad alcune session in qualità di "back vocalist" (in particolare “Living, Loving and Lying”, lato B del singolo “Red Sky”), ritrovandosi dunque al fianco di colui il quale, qualche anno dopo, diverrà il produttore del loro album "Young and Free". Nell'arrangiamento si notano anche tracce di un'altra formazione "cult" datata 1980, quella dei Gaskin, band omonima del suo chitarrista/leader. I tempi erano pregni di contaminazioni, tutti influenzavano tutti ed era impossibile non attingere ispirazioni da un serbatoio di idee praticamente inesauribile; se poi aggiungiamo il fatto che al timone c'era Vic Maile, l'uomo responsabile di alcuni degli album storici di quell'epoca, risulta evidente quanto fosse naturale raccogliere insieme tutti questi input. Il brano suona cattivo, spedito, deciso a non fare prigionieri come si dice in gergo; la voce di Jody risuona grintosa e minacciosa, coadiuvata da quello splendido reparto ritmico rappresentato dal duo Lambs/Turner. Riascoltata ai giorni nostri la track trasmette ancora le stesse sensazioni di quando il vinile girava sul piatto della nostra stanza, diffondendo note a livelli di decibel alquanto discutibili; riascoltare i giri di basso o i passaggi di batteria oppure concentrarsi sull'operato di Jody ci fa riscoprire il potenziale ancora grezzo e inalterato di cui disponeva questa formazione. Il testo per un attimo ci ha fatto sorridere, la descrizione del partner in questione o meglio del suo comportamento al limite con la doppia personalità, da qui il passaggio "Sicuro di non essere dei Gemelli ? Ragazzo, di sicuro hai due facciate” riporta alla mente situazioni analoghe vissute in passato. Come ci spiega il brano, avere a che fare con qualcuno del quale non sappiamo mai che lato del carattere aspettarci può risultare alla lunga snervante. Voler rivedere una persona che abbiamo lasciato poche ore prima felice e sorridente, ritrovandola triste e scontrosa, può arrivare a farci soffrire facendoci vivere la classica "Croce e Delizia" delle Love Story. Le persone lunatiche, alla fin fine, hanno il merito di non farci mai correre il rischio di vivere una relazione monotona, questo possiamo dirlo.. anche se, tirando troppo la corda, questa può seriamente correre il rischio di spezzarsi ed allora potremmo riconsiderare le nostre aspettative: forse è meglio starsene tranquilli con un/una partner che non presenti velleità “lunatiche”, piuttosto che con una persona si interessante ma ingestibile. Il basso di Tracey è la spina dorsale del brano successivo, Start Running, che ci mostra una versione di Jody Turner dal tono suadente e ammiccante, ma solo per qualche secondo, prima di prorompere con la sua solita grinta in una track dal potenziale anthemico inaspettato. La parte centrale del pezzo è caratterizzata da un duetto Basso/Chitarra Solista il quale sembra studiato apposta per sfruttarne le caratteristiche in versione "Live" facendo sgolare i fan. L'assolo conferma quanto abbiamo scritto e pensato finora sulle qualità e le capacità professionali della Leader la quale, anche questa volta, non smentisce le nostre aspettative eseguendo il tutto in maniera impeccabile. La parte migliore del brano, a nostro avviso, è la chiusura con una scatenata Julie Turner alle prese con ogni singolo elemento della sua batteria; i passaggi in fase finale del brano sono precisi e diretti ed è impossibile non notarne la bravura, così come risulta impossibile riconoscere il fatto che le tre Londinesi hanno tecnica e attitudine da vendere. Le "palle" si vedono anche dal genere di testi che Jody scrive, probabilmente pescando nelle sue esperienze adolescenziali del periodo, e nello specifico il riferimento è nei confronti di un partner che l'ha fatta soffrire ripetutamente "C'è stato un momento in cui le cose andavano bene, ma è stato tempo fa. Odio ricordare, ho pensato che il nostro amore sarebbe cresciuto ma mi sono sbagliata, ed ora che sto cercando il tuo sangue. Faresti meglio a smetterla di pensare di essere Dio e iniziare a correre, salvati la vita”. La rabbia e l'adrenalina tipica di quella che viene definita come " l'Età di Mezzo ", il passaggio dall'infanzia alla realtà della vita adulta, unita alla prolifica dimestichezza con la stesura dei testi e, non ultima, le indiscutibili doti canore/ chitarristiche hanno contribuito a creare questo concentrato di energia. La Nostra, in questo caso, si spoglia degli abiti della ragazza triste e decide di sfoderare gli artigli di una vendicativa sanguinaria. Questa volta non ci sta, non sopporterà né il tradimento né la doppia faccia di chi l’ha ingannata per l’ennesima volta. Il ragazzo, dal canto suo, la considera unicamente come una preda ormai da abbandonare, ma non sa quanto possa far male l’ira di una persona ferita. Egli è dunque incurante delle mire vendicative della sua ex, la quale invece non ha intenzione di perdonarlo per niente al mondo. Il brano successivo, Make My Night, risulta opportunamente rallentato, ma non di molto, e con accorgimenti che lo rendono più consono allo stile "Goddess", l'arrangiamento di questo brano evoca il sound Motorheadiano riscontrabile nei rispettivi "Bomber" ed "Overkill" sia nella struttura che nella durata, evidenziandone ancora di più la similitudine con una chiusura "Fast Clark" oriented. Ancora una volta l'unione tra il talento delle musiciste e quello del produttore hanno fatto la differenza andando a rifinire una track dal profilo decisamente ottimo. La bravura del trio nel districarsi tra differenti approcci di stile, riferito ai brani finora ascoltati, indica già una formazione professionale tipica di musicisti molto più navigati, che in altre band coetanee non è facile trovare; ascoltando l'album non si avvertono i classici gap che caratterizzano gli esordi discografici di altre band (non è una menzione diretta) ma serba di trovarsi al cospetto di una formazione dalla discografia ben avviata alle proprie spalle. Il potenziale esplosivo del trio lo si può ascoltare in tutta la sua pericolosità durante l'assolo quando tutti gli strumenti suonano all'unisono, risultando comunque distinguibili l'uno dall'altro, andando a formare un fronte d'impatto che non lascia scampo. Decisamente promossa a pieni voti anche questa track, non si potrebbe dare valutazione differente di fronte ad un simile carico di energia. Per quanto riguarda il significato del testo, in questo caso, la faccenda prende una piega differente e la figura della ragazza fragile (come emersa dai precedenti testi) diventa predatrice avendo ben chiaro in mente il da farsi col partner del momento. Questa attitudine da "cacciatrice" risulta abbastanza evidente nel passaggio "Voglio il tuo corpo, questo è osceno ? Ho bisogno del tuo corpo, sporco o pulito Non sono una esigente, per te va bene?”, e sinceramente davanti ad una dichiarazione così esplicita non resta che capitolare (o scappare, giudicate voi). "Vieni a movimentare la mia notte”, è il tombale ad una situazione che qualsiasi maschietto vorrebbe poter vivere. Non abbiamo solo una lunga serie di testi in cui a soffrire è sempre e soltanto il gentil sesso, come era in uso definire l'universo femminile, ma notiamo con piacere che l'attitudine " Rock " è una realtà conclamata nelle nostre Goddess, le quali non sono certo interessate agli stereotipi ma anzi, ci parlano di vita vissuta in maniera schietta e diretta, senza preoccuparsi dei pregiudizi che vorrebbero le donne sempre “caste” ed “angeli del focolare”. Una miscela di Hard Rock e Heavy Metal sapientemente amalgamata per il penultimo brano del lotto, One Way Love, il quale riserva, a nostro avviso, un risvolto leggermente "Girly Oriented" nel passaggio in cui la sezione ritmica scandisce in coro il titolo del pezzo. Il trascinante groove del basso è decisamente ben posizionato nel contesto ed è altresì determinante nel consolidarne la struttura; menzione particolare la rivolgiamo anche in questo caso all'assolo di Jody Turner il cui stile ci sorprende sempre per la capacità di inserimento. La sei corde ha una funzione pratica, non assistiamo a noiosi virtuosismi nel modo di suonare della leader che basa invece tutta la sua bravura sulla concretezza e sulla la pulizia di esecuzione tipica del metallo pesante di quel periodo. Si va delineando ormai il quadro completo del sound di questo trio che all'apparenza contrappone la vera sostanza di una band dalle idee chiare sul genere di musica che vuole suonare. "Questo amore a senso unico mi ha demoralizzato, questo amore a senso unico è una strada senza uscita”, ancora una volta ci troviamo alle prese con problemi di cuore e di conseguenza con una relazione che non ci condurrà da nessuna parte, essendo quest'ultima una storia a senso unico dove chi da tutto è, nella fattispecie, chi ha scritto il testo. Conflitti sentimentali alla base dei testi di questa band che, a differenza di altre band basate su analoghi argomenti non stancano l'ascoltatore ripetendo sempre il solito concetto; in verità il concetto è sempre lo stesso, è vero, ma ascoltando un brano dopo l'altro ci possiamo trovare tutte le sfumature classiche che si presentano in una relazione adolescenziale e per questo ci sentiamo tutti quanti coinvolti essendoci passati a nostra volta, riconoscendovi situazioni che a noi stesse sono capitate. E' come ritornare indietro a rivivere con la memoria un periodo ormai andato. Arriviamo dunque alla fine con Heavy Metal Rock ‘N’ Roll, la track che chiude l'album, la quale uscì come singolo nel 1982, sotto l'egida della “A&M Records”, precedentemente l'esordio discografico della band e vede la sua pubblicazione nelle versioni in Vinile da 7" (33 giri) e da 12" (45 giri), oltre che nel formato Picture Disc sempre da 7". In tutti i formati pubblicati il brano scelto per il lato B rimane sempre "Satisfied then Crucified" e siamo concordi nell'affermare che l'accoppiata è decisamente azzeccata. La track ha uno stile vagamente American Oriented e si percepisce abbastanza chiaramente quanto il sound delle Runaways  abbia influenzato la leader delle Goddess che comunque riesce a trasformare la struttura Hard Rock del brano in qualcosa di decisamente più "pesante", sovvertendone l'architettura al momento dell'assolo. Si nota altresì il sound fresco e giovane della band pre esordi e questa è l'unica traccia del periodo antecedente la notorietà presente sull'album. Vale lo stesso discorso fatto per il resto dei brani presenti in quest'opera, non si evidenziano sbavature o cali di stile tali da far storcere il naso all'ascoltatore, il tutto fluisce naturalmente in un'unica direzione come se i tre elementi della band fossero una sola cosa. Grinta, energia e tecnica sono i sinonimi con cui possiamo definire, oltre che questo brano, anche tutto quanto il repertorio della formazione. Il titolo evoca un inno alla musica Rock e Metal e racconta la storia di una giovane Jody, alquanto annoiata, la quale ha la visione che le anticiperà il suo futuro; dalla televisione arrivano le immagini di questo "ragazzo che ballava con una scatola rosso incandescente in mano, stava portando a conoscenza il mondo della sua storia e lo faceva con l'aiuto di una rock and roll band”. Sembra essere un passaggio obbligato in cui tutti, prima o poi, incappano e ne rimangono folgorati; è la scintilla che da l'inizio a tutto. Quello che succede dopo aver avuto questa esperienza porta la futura leader delle Goddess a procurarsi una chitarra, muovere i primi passi in una band fino ad arrivare a sua volta a raccontare la propria storia ad una folla di fan. Certe volte lasciare i propri figli davanti alla televisione non è così diseducativo come in realtà sembra. In questo casi siamo grati alla BBC, o qualsiasi altro Broadcasting Britannico fosse, per aver gettato il seme del Rock and Roll in un campo decisamente fertile. Chi di noi non ha mai provato la stessa sensazione? Chi di noi non è mai stato “rapito” da uno Jimi Hendrix o da un Jimmy Page vedendoli magari in tv, per puro caso? Questa è l’esperienza che la Nostra vuole raccontarci, ponendola alla fine del disco.. un inizio posto in chiusura, quasi a simboleggiare la volontà di andare sempre avanti e non fermarsi mai.



Recensire "Rock Goddess” ha innescato una serie di ricordi, aneddoti e sensazioni che mi hanno trasportato indietro di trent'anni, oltre che darmi la possibilità di riscoprire un album che ho apprezzato fin dal primo ascolto. Ascoltare il suono della N.W.O.B.H.M. da una band che non sia tra le solite blasonate formazioni comunemente conosciute, ha incrementato ancora di più la mia nostalgia verso quel particolare periodo che ho avuto la fortuna di vivere dalla sua nascita sino al suo inevitabile declino. L'unico vero rammarico che ho nei confronti delle Rock Goddess risiede nel fatto di non essere riuscito a vederle dal vivo in occasione della data Milanese di supporto ai Raven (altra realtà esplosiva di quegli anni), causa ritardo lungo la strada e conseguente perdita della loro performance; indipendentemente da questo fatto, per quanto riguarda il loro primo album, non posso esprimere altro che parole di elogio nei confronti di una produzione a mio avviso perfetta. Tutto in questa opera d'esordio è votato al perfetto bilanciamento dei contenuti, sia che si parli della copertina sia che ci si riferisca al sound presentato da un trittico di musiciste con la "M" maiuscola. Gli elogi si estendono senza dubbio anche e soprattutto al lavoro svolto da Vic Maile, vero e proprio maestro nel creare quella bilanciamento sopracitato il quale dona al prodotto finito quella particolarità che lo rende unico e, ahimè, irripetibile. Ascoltare "Rock Goddess", o meglio possederne una copia, ci aiuta a comprendere un periodo magico del genere Heavy Metal senza eguali, quello che con la tecnologia dell'epoca è stato possibile creare e che ancora oggi è capace di risvegliare le analoghe sensazioni che si provavano in quei giorni. Non deve stupire il fatto che, da subito, siano entrate a far parte delle formazioni di "rispetto" del genere, diventando in brevissimo tempo una Cult Band malgrado i nomi in circolazione fossero degli autentici calibri da novanta. "Rock Goddess" è perfetto da qualsiasi lato lo si ascolti, i suoi brani non stancano l'ascoltatore come invece succede in altri casi ed ogni volta che lo si ripropone ci ripaga al meglio con i suoi trentacinque minuti di sano e onesto Metallo Pesante; e sapete perché ? E' suonato con le palle e senza inutili fronzoli commerciali, è energia genuina al cento per cento e questo, in definitiva, è il segreto del suo successo. La mia valutazione non può che esprimersi nel massimo voto consentito dal ventaglio a disposizione, di conseguenza sono ben lieto di siglare con un dieci quanto riportato nell'articolo che avete appena finito di leggere.


1) Heartache
2) Back To You
3) The Love Lingers Still
4) To Be Betrayed
5) Take Your Love Away
6) My Angel
7) Satisfied Then Crucified
8) Start Running
9) Make My Night
10) One Way Love
11) Heavy Metal Rock 'N' Roll