ROAM INSIDE

Roam Inside

2013 - Bagana Records

A CURA DI
VALENTINA FIETTA
03/04/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Il gruppo lombardo nasce nel 2009 da un'idea dei fratelli Marco e Paolo Brueckelmann, rispettivamente chitarrista e bassista, cui faranno poi seguito gli altri componenti: la seconda chitarra con Alessio De Martini, Davide Sorrisi alla voce e Dario Cani alla batteria. A dare luce ai Roam Inside è stato il Bagana Battle Of The Bands 2011 che li ha visti vincitori e li ha premiati con la possibilità di incidere il loro disco debutto, l'omonimo Roam Inside appunto che verrà presentato ufficialmente il 6 aprile 2013 e di cui qui mi accingo a parlare. Con un monicker del genere la band svela sua ambizione primaria prima di farsi ascoltare: farci “vagabondare“ all'interno della nostra anima per trovare la giusta direzione. Ho interpretato cosi quell'art work in copertina, che vede un uomo di spalle allontanarsi in un campo di grano, mentre in primo piano spicca una sorta di spaventa passeri con una maschera simile a quella del medico della peste veneziano. Già al primo ascolto del disco sentirete un crossover di stili piuttosto “freschi”, che riecheggiano nelle nostre radio da una decina di anni: il metal più alternative degli Alter Bridge e quello dei Black Stone Cherry, l'appeal più rockettaro che ricorda gli Shinedown , la voce sempre e comunque melodica e passionale dei Nickelback. Non vorrei dimenticare un altro elemento interessante: il disco presenta qualche spruzzata del grunge anni 90' (soprattutto in pezzi come Greater Than Hell e Get It Wrong) e questo a mio avviso aumenta l'attrattiva del disco perchè potenzialmente in grado di soddisfare un pubblico più vasto e variegato. Vediamo da vicino questa realease debutto.



Il disco si apre con una batteria che sembra predire un lentone e invece partono a tutto volume le infuocate chitarre di “Anxiety” che di fatto rimangono la parte pregnante dell'intero pezzo. Efficace l'uso di cori pre-refrain che catturano l'attenzione e sono sicuramente adatti a coinvolgere il pubblico ad un concerto live. La canzone percorre lo stesso binario fino 2.18 min quando il sound diventa più plumbeo, il timbro di Davide Sorrisi più cupo che urla in chiusura“I'll never gonna be like you". Personalmente ho trovato un po' mancante il contributo del basso a livello compositivo ma resta comunque una buona openertrack. Decisamente rockettara la seconda traccia “Under my skin”, che parte con una scalcinante batteria ed un wha wha marcato mentre si staglia a contraltare il timbro caldo e passionale di Davide Sorrisi. La sezione ritmica ed armonica è piu strutturata e dinamica della precedente track, qui si sente l'effettivo contributo di ogni componente della band e il risultato è un pezzo vivace e frizzante. Tutto il sound è congeniale allo spirito militante del testo: "You can embrace me and making me feel better / But i'm alone here [...] you see me fight now [...] Under my skin we can be so free” ( Mi puoi abbracciare e farmi sentire meglio, Ma io sono solo qui...mi vedi combattere ora...sotto la nostra pelle possiamo essere cosi liberi). Si prosegue con la terza track, "Greater than Hell", personalmente quella che preferisco di questo disco perchè ha un retrogusto grunge nel sound, più pesante e soffocato. Uso particolare della batteria, che se per quasi tutto il pezzo spinge su un groove piuttosto marcato non manca di stupire con alcuni piccoli inserti più swing. La sezione ritmica è robusta e di fatto avvolge la voce di Davide che a volte pare un po' inghiottita dal sound salvo ritornare potente per la chiusura del brano. La quarta canzone è "Quiet Revenge" che si apre con un leggero arpeggio di chitarra nei primi istanti, prima di lasciare spazio a un ritmo incalzante e ad un interessante intreccio chitarra-basso. Musicalmente niente di eccezionale ma sembra la canzone in cui emerge di più l'espressività del frontman che esplora più tonalità e stili, sembra di ascoltare in alcuni tratti Broken Wings degli Alter Bridge ed in altri il tono graffiante di Chad Kroeger di Fight For All the Wrong Reasons . La quinta canzone del lotto, "Behind the Clouds", sembra essere il giusto proseguimento di Quiet Revenge. Infatti con la sua melodia mista intrisa di ritmi veloci e altri più lenti rende l'incedere del pezzo dinamico e scorrevole. Ancora una nota di merito va al cantante che mostra si sentirsi a suo agio nel cavalcare le timbriche del rock mainstream degli anni 2000. Un pezzo che in un album debutto non sarà la punta di diamante, ma sa farsi ascoltare. Parte in acustico per poi evolversi il pezzo “Far” , la tipica rock ballad che inevitabilmente mi ricorda Far Away dei Nickelback, sarà per la tematica nostalgica sarà per quella voce dolce e parimenti melodrammatica e sensuale che sussurra nel refrain “In the middle of the night i want you by my side”( Nel bel mezzo della notte ti voglio vicino a me). Che dire, qui si sconfina in un pezzo che ha poco di originale ma che di certo è stato confezionato per accendere i cuori delle ragazze ad un concerto e per risultare radiofonico. Cambio di direzione con la successiva "Crawl" che riaccende l'entusiasmo per gli amanti del post grunge e che di fatto è costruita su una pista binaria: intervalli più veloci ad altri perfino acustici ad altri ancora al limite della psichedelia. Insomma una mistura di ritmi e tonalità che è in ottima simbiosa col significato strisciante del pezzo. Sezione ritmica pesante per “Another Way” che apre con una vigorosa chitarra e una batteria ben dall'inizio alla fine. Mentre resta buona la prova di Davide al microfono che mostra una certa versatilità. In realtà anche questo pezzo riprende la classica struttura dei pezzi, circa 3′:30″ suddivisi in intro/strofa/chorus/strofa/chorus/bridge, ma nonostante questo riesce a risultare comunque abbastanza piacevole. "Better days" è la nona track di Roam Inside e presenta un sapore più ferale perchè a livello compositivo si sente una certa ricerca di sound e atmosfere meno radiofoniche e un poco più metal in senso lato ( basti ascoltare la sezione ritmica e l'assolo dal 2.12 min circa). Un pezzo ribelle e puro, un pezzo che vuole farsi biglietto da visita del combo lombardo, anche quando passa da questi toni duri ad altri più melodici verso la chiusura del pezzo. Da un punto di vista del songwriting il pezzo è ispirato e dedicato a tutti coloro che dopo aver avuto un brutto periodo cercano di ripartire alla ricerca di Giorni Migliori. Coinvolgente. La penultima track del disco "Get It Wrong"  parte con uno stridente e dissonante arpeggio che già ci far capire che “ qualcosa non sta andando per il verso giusto”  per restare in accordo col titolo. Subito dopo parte un muro di chitarre-basso-batteria che vi farà capire di che pasta sono fatti questi variegati Roam Inside. Assolutamente efficace l'uso anche qui dei cori che aumenta il pathos e l'energia del pezzo mentre appare altrettanto ottima la prova di Davide che sperimenta tonalità più basse, roche e graffianti. Sicuramente del lotto questa è la potenziale hit! La chiusura è affidata a un calmo pezzo acustico “Burden”. Si tratta di una canzone auto assolutoria che cerca di distendere la mente dal fardello che affligge il protagonista “ We're able to see only hate, but now it's over” (Riusciamo a vedere colo odio, ma ora è finita). L'intera struttura è costruita su pochi semplici arpeggi di chitarra che a malapena sostengono il pezzo, lasciato in realtà alla teatralità melodrammatica di Davide al microfono “Scream louder and the life will fade, we've done it wrong” (Urla più forte e la vita svanirà, abbiamo fatto un errore).



Con questo disco debutto “Roam Inside” la band mostra di avere già una certa coesione all'interno del combo e di essere assolutamente capace di comporre melodie catchy e di cavalcare l'onda che va dal rock mainstream all'alternative metal nei nostri anni 2000. Come già ricordato nell' introduzione meritevole di apprezzamento il tentativo di shakerare qualche melodia con influenze grunge tipiche dei nineties. L'altra faccia della medaglia resta pero' la forse troppa copiosità di certi riff e atmosfere, si sente una band che ha buone capacità ma che pecca ancora di immaginazione e che ha paura di staccarsi troppo da certi canoni convenzionali del genere. Il mio consiglio alla band non potrebbe quindi che essere uno: Roam Inside! Siete sulla buona strada.


1) Anxiety
2) Under My Skin
3) Greater Than Hell
4) Quiet Revenge
5) Behind The Clouds
6) Far
7) Crawl
8) Another Way
9) Better Days
10) Get It Wrong
11) Burden