RHAPSODY

The Cold Embrace of Fear

2010 - Nuclear Blast Records

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
19/12/2018
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione recensione

Dopo l'uscita di "Triumph or Agony" (2006) i Rhapsody of Fire sembravano spariti dalla scena, ma nel 2010 ecco uscire quasi dal nulla il bellissimo "The Frozen Tears of Angels", che riporta la band sulla bocca di tutti i fan del Power e apre un nuovo periodo denso di attività. L'album del 2010 mostrava una band più aggressiva e tagliente del solito, meno cinematografica e bombastica rispetto ai due precedenti lavori, e mostrava anche una band piena di energia e voglia di fare. Elementi, quest'ultimi, che hanno portato alla composizione di questo EP dal titolo altisonante. Dico così perché il disco esce soltanto qualche mese dopo l'album del ritorno, come si suol dire, per battere il ferro finché è caldo. A differenza di "Frozen?" però, qui riemerge il lato prettamente cinematografico e sinfonico, tant'è che i membri della band vedono quest'EP come composto di un'unica traccia di 35 minuti divisa in 7 atti. Già questo, insieme al titolo, potrebbe far prevedere un certo approccio, ed anche guardando il minutaggio degli stessi atti si può provare ad indovinare qualcosa. Tuttavia, le uniche canzoni vere e proprie sono soltanto tre, gli altri quattro atti altro non sono che narrazioni e parti dialogate che ci aiutano a comprendere lo svolgersi della saga. Ci tengo infatti a precisare che, se siete amanti della Dark Secret Saga e ne avete seguito gli eventi, questo è un capitolo fondamentale assolutamente da non perdere. Musicalmente parlando, invece, non siamo davanti ad un capitolo fondamentale, però le canzoni qui presenti non sono affatto male e dimostrano che effettivamente la band ha ancora voglia di fare, proponendo canzoni che se da una parte ripropongono ancora certi stilemi, dall'altra li nobilitano con soluzioni efficaci e da non sottovalutare. In parte viene ripreso il sound di "Frozen?", quindi con chitarre in bella vista ed un'atmosfera fredda e malinconica ben visibile anche dalla copertina e dalle varie illustrazioni; in parte le orchestrazioni ritrovano uno spazio che gli era mancato sempre nell'ultimo album. Si potrebbe quasi dire che questa lunghissima suite riassume quindi ciò che sono i Rhapsody del 2010, ovvero una band fresca ed energica che però non rinuncia mai al suo obiettivo primario, che è quello di creare una colonna sonora per un'avventura che si snoda ora attraverso canzoni ora attraverso parti dialogate contornate da orchestrazioni maestose. Va detto però che durante l'ascolto si farà fatica a considerare questa come un'unica traccia, dato che ogni episodio, nonostante faccia evidentemente parte di un qualcosa di più grande, è ben diviso dagli altri, e quindi il modo più naturale è proprio quello di vedere l'EP come un'opera divisa in 7 atti collegati ma piuttosto distinti. A conferma di questo c'è anche il fatto che, come si può immaginare, la differenza tra una canzone vera e propria ed una traccia tutta dialogata è parecchia. Siamo ancora in mezzo alla neve, ancora tra terre immerse nel gelido Nord. Più precisamente siamo nella città di Ainor, dove Iras Algor può mettersi a studiare con calma per cercare di capire dove si trova il famoso libro di Erian. Nel capitolo precedente c'era un nome che risuonava minaccioso, un indizio: Har-Kuun. Una delle porte verso l'Inferno potrebbe essere il luogo in cui bisogna andare. Detto ciò, avventuriamoci più dettagliatamente nel track-by-track e nei fondamentali sviluppi narrativi.

Il disco si apre con "Act I: The Pass Of Nair-Kaan" (Atto I: Il Passo di Nair-Kaan). Il luogo indicato nel titolo è uno dei posti da attraversare per raggiungere Har-Kuun, un passo tra le montagne famose per le leggende che lo riguardano. Si narra infatti che proprio lì siano state battute battaglie tra angeli e demoni, in tempi ormai dimenticati. La traccia si apre con l'incessante soffio del vento che scuote le fronde degli alberi ed il rumore di passi incerti che sfidano le intemperie e l'inconsistenza della neve. Gli eroi dialogano tra loro, chiedendosi dove siano finiti, ce li immaginiamo infatti persi e senza punti di riferimento, con la sola consapevolezza di essere vicino alle porte dell'Inferno. Improvvisamente però un certo Naroth si mette ad inseguirli (non è chiaro cosa sia, forse una creatura) ed i cinque si mettono a correre. Le leggerissime orchestrazioni di sottofondo si fanno nello stesso istante più veloci e nervose, proprio per sottolineare la paura e la frenesia, ma ecco che il grido di Khaas interrompe la corsa e preannuncia una valanga che travolge tutti. Fortunatamente non ci sono feriti e le orchestrazioni riprendono a suonare più delicate e distese, donandoci nuovamente calma e sollievo per il pericolo scampato.

Act I: The Pass Of Nair-Kaan

Il disco si apre con Act I: The Pass Of Nair-Kaan (Atto I: Il Passo di Nair-Kaan). Il luogo indicato nel titolo è uno dei posti da attraversare per raggiungere Har-Kuun, un passo tra le montagne famose per le leggende che lo riguardano. Si narra infatti che proprio lì siano state battute battaglie tra angeli e demoni, in tempi ormai dimenticati. La traccia si apre con l'incessante soffio del vento che scuote le fronde degli alberi ed il rumore di passi incerti che sfidano le intemperie e l'inconsistenza della neve. Gli eroi dialogano tra loro, chiedendosi dove siano finiti, ce li immaginiamo infatti persi e senza punti di riferimento, con la sola consapevolezza di essere vicino alle porte dell'Inferno. Improvvisamente però un certo Naroth si mette ad inseguirli (non è chiaro cosa sia, forse una creatura) ed i cinque si mettono a correre. Le leggerissime orchestrazioni di sottofondo si fanno nello stesso istante più veloci e nervose, proprio per sottolineare la paura e la frenesia, ma ecco che il grido di Khaas interrompe la corsa e preannuncia una valanga che travolge tutti. Fortunatamente non ci sono feriti e le orchestrazioni riprendono a suonare più delicate e distese, donandoci nuovamente calma e sollievo per il pericolo scampato.

Act II: Dark Mystic Vision

Gli archi soffusi ci portano senza interruzioni a Act II: Dark Mystic Vision (Atto II: Oscura Visione Mistica). I nostri eroi si tolgono la neve di dosso e cercano di capire dove si trovano, ora che la valanga li ha travolti e li ha trascinati chissà dove. Dargor però vede qualcosa davanti a sé, Iras non gli dà neanche tempo di finire la frase che svela qual è la visione. Sembra proprio che la valanga li abbia portati nel punto che stavano cercando di raggiungere; dietro alle rocce ghiacciate infatti si nasconde Har-Kuun. Dopo il brevissimo scambio di battute gli archi continuano mestamente con le loro melodie pacate e distese, che ci trasportano di picco in picco, facendoci apprezzare un bianco panorama immerso nel Nord. Improvvisamente i toni si alzano lievemente, ed è proprio in questo momento che Har-Kuun sembra pararcisi davanti.

Act III: The Ancient Fires Of Har-Kuun

È solo con Act III: The Ancient Fires Of Har-Kuun (Atto III: Gli Antichi Fuori di Har-Kuun) che arriviamo alla prima canzone vera e propria dell'album. Sono nuovamente gli archi a farla da padroni all'inizio, con una melodia drammatica ma accattivante che troveremo anche più in là nel corso dell'album. Un incipit piuttosto lungo, molto emozionante e cinematografico in cui i toni si alzano sempre di più, in cui la batteria suona molto vivace ma la voce del soprano vibra cantando note drammatiche che sembrano uscire fuori dalle nuvole e passare attraverso gli innumerevoli fiocchi di neve. All'improvviso però tutto tace e sono le chitarre a prendere le redini della traccia, con riff abbastanza taglienti e cadenzati che però si ritrovano a sparire dopo non troppo tempo, per lasciare spazio ad una chitarra acustica dal suono freddo e solitario. La tormenta sembra essersi placata e ora regna una strana calma su cui può adagiarsi la delicata e calda voce di Lione, il quale in questa prima strofa può cantare nella sua lingua madre. Le cose però cambiano ancora! Il cantante nomina ad alta voce e con veemenza il nome della porta dell'Inferno e le chitarre tornano a ruggire, anzi, a dirla tutto dopo le ritmiche accelerano addirittura portandoci su lidi prettamente Power che trovano l'apoteosi in una strofa (simil-ritornello) dai toni epici e battaglieri che non solo è tipicamente Power ma anche tipicamente Rhapsody, con tanto di tastiere a dare quel tocco in più. Gli eroi non sono spaventati dalla vista che gli si para davanti, Har-Kuun è là con tutto il suo fascino spettrale, però non ci si può tirare indietro ora, e la musica riesce a farci apprezzare tutto questo coraggio. Dopo un breve assolo di Turilli la canzone continua le sue eccitanti evoluzioni Power tra veloci strofe ora in italiano (accompagnate dalla tastiera di Staropoli) ora in inglese e addirittura un paio dal piglio thrashy in cui Fabio canta in modo più sporco del solito, ricordando alcuni esperimenti dei due album precedenti e descrivendo proprio Har-Kuun: "Ruins of mighty evil/ Asking for new splendor/ Cosmic hell's dominion/
Nekron's resurrection". Dopodiché, però, la canzone non si rende più cupa e aggressiva, anzi, si lascia andare ancora una volta a partiture positive con linee vocali distese e ariose che ci fanno prendere il volo, com'è tipico in questo genere. Tuttavia anche questo è un momento abbastanza fugace che lascia il posto ad un ennesimo cambiamento in cui la batteria si fa marziale e le linee vocali più declamatorie ed imponenti, quasi per sfidare la montagna e la porta che vi è sotto. A questo punto ci rendiamo conto di come il brano stia scorrendo via velocemente e con molti cambi di tempo e atmosfera che lo rendono molto interessante ma anche molto fluido nel suo incedere. Il ritornello vero e proprio, grazie anche ai cori in latino, suona sacrale e maestoso ma, nello stesso tempo, anche abbastanza orecchiabile, tanto che non è improbabile ritrovarsi a canticchiarlo. Abbiamo raggiunto la metà della traccia e la band decide di riinserire i freddi accordi acustici e la strofa in italiano che aveva dato il via a tutto, decidendo poi di ripetere lo stesso schema apprezzato fin qui, con successo direi, visto che come è stato interessante nella prima parte riesce ad esserlo pure nella seconda, dandoci anche l'opportunità di riascoltare le soluzioni più interessanti. Dargor gli altri intanto si trovano nuovamente davanti ad un'oscura entrata, un po' come era stato per Dar-Kunor, e non perdono occasione per ricordarlo: "Sad tales forgotten, mysterious for most/ Now are revealing all their dangerous words/ Another dark entrance, another dark gate/ True Gothic nightmare, an infernal descent". Ci ripensa però il simil-ritornello già visto prima con la sua baldanza a ridare coraggio a tutti, anche a noi, che ci ritroviamo con il pugno alzato in cielo per dare manforte ai guerrieri. La canzone ripete quindi lo stesso schema che abbiamo già visto, quindi alternando strofe più veloci a strofe più taglienti, o strofe in italiano a strofe in inglese, ma in ogni caso tutto ci porta nuovamente ai cori in latino, che sono come il punto focale di tutto, una sorta di corsa su percorsi diversi che porta comunque tutto alla sacralità del ritornello, che viene ripetuto per la seconda e ultima volta. Il finale del pezzo è infatti tutto affidato agli scambi solistici di Turilli e Staropoli, che sembrano quasi duellare sui picchi innevati. Una sezione solistica davvero ben fatta e pure piuttosto lunga per gli standard per la band, quindi una vera goduria per gli amanti degli stilemi Neoclassical e dei dialoghi tra chitarra e tastiera.

Act IV: The Betrayal

Gli assoli della traccia precedente ci accompagnano dentro Har-Kuun, ed è proprio lì che si svolge Act IV: The Betrayal (Atto IV: Il Tradimento). La traccia è un lungo intermezzo dialogato in cui gli eroi si ritrovano a che fare con un avvenimento che è a tutti gli effetti un colpo di scena. Prima di ciò, però, Iras Algor finalmente trova il libro di Erian e può sfogliarne addirittura le pagine. Non era una leggenda, il libro quindi esiste e dopo 5000 anni è stato ritrovato, come ci ricorda Re Uriel (impersonato come sempre da Cristopher Lee). L'incedere è molto cauto, oltre alle voci si sentono soltanto dei cori e degli archi molto evanescenti che creano un'atmosfera molto cupa e misteriosa, quella che si potrebbe respirare dentro una caverna, ma prepara anche il campo per quello che sta per succedere? Improvvisamente Khaas e Iras si rivolgono all'elfo Tarish chiedendogli che cosa stia facendo, subito dopo rumori di colluttazione e veloci scambi di battute in cui si scopre che l'elfo è un membro dell'Ordine Nero e minaccia di uccidere Iras Algor se non gli verrà dato il libro. La musica in sottofondo si fa più concitata e si alza di volume, dando più enfasi al tutto, anche perché nessuno si aspettava una cosa del genere. Alla fine Tarish riesce a scappare e ad avere il libro, ma ovviamente non può finire così. Un tappeto di tastiere accompagna il racconto di Iras Algor, il quale prima di svenire riesce a vedere Dargor che uccide il traditore, il quale però, a sua volta, strappa alcune pagine dal libro, avendo così la sua piccola vittoria.

Act V: Neve Rosso Sangue

Il momento è altamente drammatico, e la band decide di impreziosirlo con la ballata Act V: Neve Rosso Sangue. Gli accordi acustici sono freddi e hanno vibrazioni metalliche, ma è tutta l'atmosfera ad essere particolarmente fredda e pacata, grazie anche al supporto della soprano e del flauto. Non c'è luce, siamo all'imbocco della caverna e la neve cade delicatamente e silenziosamente, mentre per terra giace un compagno di tante avventure che si è appena svelato per ciò che è realmente: un traditore. Come si può immaginare il testo è in italiano, e come spesso accade con le ballate di questo tipo, Fabio canta molto delicatamente e quasi a voce bassa, come per seguire l'esempio della neve e per non rompere il silenzio, ma non può fare a meno di descrivere un momento così importante: "Cuore dal triste fato/ Difetto di lealtà/ Ch'or la neve nasconde già/ Sana la sua ferita/ L'ombra di un'entità/ Che a nuova luce convergerà". Subito arriva il ritornello, che è lievemente più caloroso ed enfatico, trovando anche il supporto del flauto e di un innalzamento generale dei toni. A questo punto ritroviamo i ghiacciati accordi iniziali, che ci riportano ad un freddo che sa di morte e rivelazioni importanti ma scomode. Tarish è stato con l'Ordine Bianco per tutto il tempo ed era soltanto una spia del nemico. Di chi altro non ci si può fidare a questo punto? Fabio continua a cantare delicatamente volteggiando con eleganza come un fiocco di neve prima di toccare il terreno, ma rende la sua voce più piena e vibrante non appena torna il momento di cantare il bel refrain, il quale, dopo una pausa dominata dal flauto, si ripete fino al finale e ci culla con la sua melodia triste ma carezzevole che quasi ci fa dimenticare quanto appena successo, dando anzi agli eroi rimasti l'opportunità di raccogliere le forze e riprendersi dallo shock appena avuto. Per dare più calore e profondità, poi, c'è ora anche una sovraincisione in cui sempre Lione si intreccia con i versi che abbiamo apprezzato fino a questo punto. Una ballata dalla struttura semplicissima e prevedibile, ma anche molto piacevole e dall'atmosfera perfetta per il contesto.

Act VI: Erian's Lost Secrets

"Neve Rosso Sangue" non fa in tempo a finire che subito comincia Act VI: Erian's Lost Secrets (Atto VI: I Perduti Segreti di Erian), riprendendo una delle strofe migliori e più memorabili dell'atto III. L'atmosfera cambia subito infatti! Dalla malinconia passiamo alla magnificenza trionfante, come se gli eroi abbiano deciso di continuare il viaggio dimenticando ciò che è appena accaduto, dedicandosi alla missione con tutte le forze. Il tradimento di Tarish è certamente ancora vivo nelle loro menti, e la neve è ancora macchiata del suo sangue, ma c'è una cosa positiva da considerare, ovvero che il libro di Erian è finalmente stato trovato! Le ritmiche qui ricordano i mid-tempo di "Triump or Agony", così come le trionfanti sinfonie in sottofondo. La prestazione di Fabio contrasta molto con quella del brano precedente, in quanto è decisamente più teatrale e vibrante, ricca di pathos e di enfasi, dimostrando così anche le diverse sfumature che il cantante può toccare. Molto esplicative sono anche le liriche comunque: "Erian's words in our hands/ May dry the angels' frozen tears/ I feel the way is still so long/ This neverending tale will unfold/ Will unfold". Il ritornello conferma quanto già detto, quindi troviamo sempre la rocciosa batteria di Holzwarth sostenuta dagli stessi riff quadrati e tastiere più pompose, ma le linee vocali sono più ariose e distese, tipiche di un pezzo con questa struttura. L'apparente boria lascia così il posto a vibrazioni positive e leggere che si vibrano nei grigi cieli sopra i nostri eroi, quasi andando a squarciare le nuvole per far uscire dei raggi di Sole che possano illuminare il loro cammino. Il mid-tempo continua imperterrito come la marcia di Dargor e compagni, ricordandoci, però, che il ritrovamento del libro di Erian non significa la fine del viaggio e della missione, anzi, la parte più difficile comincia ora, giacché l'Ordine Nero non se ne starà con le mani in mano: "Sinister voices trapped in the wind/ It's following us, dark creeping Har-Kuun/ Silent snowfall, spare our lives/ The hardest journey still has not began/ Has not began". Puntualmente ritroviamo anche il refrain, che ora però sembra ancora più regale, come se le nuvole avessero effettivamente lasciato passare qualche raggio di luce. Non a caso troviamo addirittura una decisa accelerazione che riprende, anche qui, alcuni temi dell'atto III, con tanto di cori in latino che lì facevano da ritornello. Qui invece gli stessi cori sono una vera e propria cesura, in quanto chiudono definitivamente la terza e ultima canzone vera e propria dell'EP.

Act VII: The Angels' Dark Revelation

L'ultima traccia infatti è un altro intermezzo dialogato che si intitola Act VII: The Angels' Dark Revelation (Atto VII: L'Oscura Rivelazione degli Angeli). Iras Algor comincia a parlare. Dopo aver riguadagnato conoscenza riesce a vedere Dargor in mezzo alla neve come un vero eroe e con il corpo di Tarish ai suoi piedi, fortunatamente è riuscito a sconfiggere il traditore e a recuperare il libro di Erian. Tanta fatica per raggiungerlo e Tarish è anche riuscito a strappare via alcune pagine? Tuttavia, Iras stesso ci rassicura dicendoci che solo poche pagine mancano e quindi forse non ci saranno molte difficoltà nel leggerlo. Mentre il Nostro parla, la musica si fa sempre più alta ed enfatica, prima sono gli archi, poi la soprano e le tastiere di Staropoli dal tocco horror. Il climax però comincia ad ascendere davvero quando la voce di Re Uriel emerge sovrastando tutto e gli archi riprendono la melodia che ormai è diventata il tema portata di tutto il lavoro, ovvero quella che strutturava i cori in latino che abbiamo già visto prima. Una scelta azzeccatissima che rende l'EP ancora più coeso e cinematografico. In ogni caso, è sempre Re Uriel a raccontarci gli ultimi istanti del capitolo: gli eroi si recano nella parte orientale delle Montagne Bianche, dagli Elfi, per riposare, e lì Iras può studiare meglio e con calma il libro. Lo studio però rivela cose terribili, profezie che nessuno si aspettava o desiderava? A questo punto altri sacrali cori in latino fanno il loro ingresso, stavolta meno ariosi di quelli che conosciamo bene, ma decisamente più drammatici ed apocalittici, proprio per creare l'atmosfera giusta per concludere drammaticamente questa breve ma intensa vicenda.

Conclusioni

35 minuti per un EP non sono certamente pochi, ma anche "Rain of a Thousand Flames" (2001) era più simile ad un album intero. È importante notare però che entrambi sono strettamente collegati alla saga, e non sono dei lavori dove si possono trovare versioni alternative o live di classici, con magari un inedito per completare il tutto, come spesso accade. In entrambi gli EP ci sono soltanto inediti, ma restiamo su questo. Come abbiamo visto, le tracce, o gli atti, sono sette, ma le canzoni soltanto tre, visto che le altre sono parti esplicative totale appannaggio di dialoghi e narrazioni, pur non scevre da un bel sottofondo musicale. Ciò potrebbe rendere l'EP abbastanza pesante e per qualcuno anche noioso, considerando che una di queste parti dialogate dura addirittura 4 minuti. Inoltre l'atto VI riprende alcuni temi già usati dal III, e quindi abbiamo a che fare con cose già sentite, per così dire. In realtà quest'ultimo fattore è abbastanza normale in un album dei Nostri, visto che sono tutti dei concept ed è abbastanza usuale trovare dei temi che si ripetono, proprio come in una colonna sonora. Certo in un lavoro dalla durata più ridotta la ripetizioni dei temi potrebbe essere vista come una cosa ripetitiva, ma direi che non è questo il caso. Le canzoni, infatti, sono molto belle e suonate benissimo, quindi il fatto che i temi dell'atto III tornino nel VI non pesa assolutamente, anzi, fa quasi piacere risentirli, considerando anche quanto già detto sul discorso colonna sonora. È proprio questo il punto. Quest'EP va ascoltando tenendo bene a mente che si tratta di un lavoro strettamente legato alla saga, e quindi lo consiglierei soltanto a quei fan veramente intenzionati a seguire ogni sviluppo della stessa, dialoghi e narrazioni comprese. Chi si aspetta un EP con solo canzoni resterà sicuramente deluso, ma ripeto, bisogna anche approcciarsi consapevoli del prodotto che si ha tra le mani. Nonostante le canzoni siano tutte e tre riuscitissime, infatti, è difficile che quest'EP diventi un ascolto assiduo o un caposaldo, è molto più probabile che venga tirato fuori per ascoltare proprio quelle precise tre canzoni. Per quanto riguarda il lato musicale, siamo davanti ad un lavoro che segue direttamente le orme dell'album precedente, con le sue atmosfere fredde, ma anche ad un lavoro in cui il comparto orchestrale torna a farsi sentire di più rispetto allo stesso album precedente, e non solo per le numerose parti dialogate. Come abbiamo visto, infatti, le tastiere e le orchestrazioni sono molto più presenti. In ogni caso, lo stile è sempre Rhapsody of Fire al 100%, né più né meno. La produzione anche è ottima ed è simile a quella di "The Frozen Tears?", con suoni molto puliti, chitarre chiarissime ed orchestrazioni altrettanto molto ben udibili ma mai invadenti, il che è ottimo per non soffocare il lato "metallico" della proposta. Detto questo, come avvertivo già nell'introduzione, è difficile considerare l'EP come un'unica canzone di 35 minuti, anche perché la grande presenza delle parti dialogate, se da un lato è interessante per seguire la saga, dall'altro è un invito a saltare alla traccia successiva per arrivare ad una canzone vera e propria, canzone che comunque molto probabilmente non deluderà.

1) Act I: The Pass Of Nair-Kaan
2) Act II: Dark Mystic Vision
3) Act III: The Ancient Fires Of Har-Kuun
4) Act IV: The Betrayal
5) Act V: Neve Rosso Sangue
6) Act VI: Erian's Lost Secrets
7) Act VII: The Angels' Dark Revelation
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