RHAPSODY

Symphony of Enchanted Lands

1998 - LMP

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
02/11/2016
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Introduzione Recensione

Con l'uscita di "Legendary Tales" (1997), gli italianissimi Rhapsody avevano dato uno scossone all'intera scena Power; apportando al tutto molti nuovi elementi, o "vecchie" trovate, usando però queste ultime in un modo tutto originale, quasi inedito, facendosi così alfieri non solo del genere ma anche di un nuovo stile e sottogenere: il Symphonic Power Metal. Un debutto di altissimo livello che proponeva alla band una bella ed ardua sfida, ossia quella di riuscire a non deludere le aspettative (altissime, visto il grande successo e la grande qualità del precedente lavoro), o addirittura quella di riuscire a superarsi se possibile, creando magari un prodotto che potesse non solo confermare le loro abilità, ma anche farle evolvere ancora di più. Già nel 1998, quindi, i Rhapsody fanno uscire "Symphony Of Enchanted Lands" (sempre licenziato dalla "LMP"), l'album che li consacrerà definitivamente. Registrato nei tedeschi "Gate Studio" e sempre sotto l'egida di Sascha Paeth e Miro (i quali ricoprono ancora ogni aspetto del dietro le quinte, dalla produzione al mastering, dal mixing all'engineering), l'album vede l'entrata in formazione di Alessandro Lotta al basso (strumento che prima veniva alternato tra lo stesso Sascha Paeth e Robert Hunecke). Con questa line-up finalmente completa al 100%, la band può quindi continuare con la "Emerald Sword Saga" e con la sua particolare proposta musicale. Proposta che riprende tutti gli stilemi del debutto, sottolineando quindi la voglia di andare avanti con un certo stile, nonché quella di creare un vero e proprio marchio di fabbrica. Il tutto eseguito  rendendo, però, questi stilemi più maturi e studiati; "Symphony.." infatti risulta più complesso e variegato del precedente, il minutaggio dei singoli pezzi aumenta (troviamo qui la prima lunga suite della loro carriera) e con esso anche la durata dell'album ovviamente, il quale arriva a toccare i 55 minuti. Gli inserti di musica classica, nonostante siano ancora più grandiosi e presenti, sembrano essere dosati più sapientemente ed immessi nei brani con una maestria ancora più spiccata, aumentando dunque il lato cinematografico della musica dei Rhapsody, lato che in quest'album diventa ancor più parte integrante del complesso, fondendosi definitivamente e perfettamente con il lato prettamente Metal. Come se non bastasse la band si avvale anche di molti musicisti ospiti, alle prese con strumenti classici e tradizionali, dal violino all'oboe, dal clavicembalo al liuto e dalla viola alla balalaika (quest'ultima suonata proprio da Paeth). Senza dimenticare la vasta gamma di flauti, sempre appannaggio totale di Manuel Staropoli. Non solo strumenti però, anche due nuove voci appariranno nel corso dell'album: la soprano Constanze Vaniyne nella title-track finale e Sir Jay Lansford nei panni del narratore Aresius di Elgard. La vera novità è proprio quest'ultima,: per aumentare ancora di più la sensazione di essere davanti ad un'opera, davanti ad un concept album, la band ha deciso di inserire delle parti narrate sparse nell'album. In questo modo il concept può essere seguito e capito ancora meglio, l'ascoltatore può seguire le gesta del Guerriero di Ghiaccio con più attenzione; non è più solo la musica a parlare, od a creare immagini, dunque. Ora, c'è addirittura un personaggio delle Terre Incantate a fare capolino nelle vesti di bardo. Questi dettagli confermano ancora una volta qual è l'obiettivo della band: con tutti questi accorgimenti, la fantasia dell'ascoltatore può volare libera e senza freni, la musica dei Rhapsody è infatti una musica che tende ad evocare, non solo sensazioni ed emozioni, ma anche immagini e colori. Insomma, gli elementi per creare una colonna sonora degna della saga ci sono tutti. L'album inizia in medias res, con il Guerriero già possessore di 2 delle 3 chiavi utili per trovare la Spada di Smeraldo, nascosta oltre i Cancelli d'Avorio. "Legendary?", però, era terminato senza che questo passo importante fosse compiuto. Cos'è successo, nel frattempo? Tutto ci viene spiegato nel bellissimo booklet: il protagonista si ritrova a vagare per le radure di Argon e le colline dove vive il vecchio nano. E' proprio qui che il Guerriero dovrà affrontare la prima prova per ottenere la prima chiave, una prova contro sé stesso. Sarà infatti lo Specchio delle Ombre a testare la sua forza interiore, ponendolo dinnanzi alle sue paure più profonde e nascoste. Il nostro Guerriero, però, non si farà intimorire. Dopo tutto, non era stato scelto a caso, per compiere questa missione. Sconfiggendo le sue paure e restando integro e lucido riesce infatti a recuperare l'agognata prima chiave. La prova richiesta per ottenere la seconda chiave, però è sfortunatamente ancora più complicata e pericolosa. Il custode della seconda chiave è infatti un terribile drago, il drago Tharos, che ha la sua dimora nelle Paludi del Chaos. Giunto lì e dopo uno scontro epico e terribile, il figlio del ghiaccio riesce a sconfiggere Tharos, scegliendo però di non ucciderlo; gesto, quest'ultimo, che sarà fondamentale. In questo modo si viene a scoprire che il drago era vittima di un incantesimo, incantesimo spezzato proprio dalla pietà del Guerriero, il quale si ritrova così con un grande e potente alleato per la sua quest; troveremo di nuovo Tharos nel corso dell'album, infatti, cavalcato dal Guerriero stesso, come possiamo dopotutto osservare nella celeberrima copertina qui proposta. A questo punto il protagonista possiede anche la seconda chiave, ne manca soltanto una. L'album parte proprio da qui, con il Guerriero alla ricerca della terza e ultima chiave e dell'altare dove questa si nasconde.

Epicus Furor

Un soffuso crescendo sempre più epico e maestoso dà inizio al secondo capitolo della saga: "Epicus Furor (Epico ardore)" inizia così, ed è l'intro che ci accompagna di nuovo tra le Terre Incantate. Tra archi, fiati e rintocchi di campane si intrecciano cori di voci miste che non fanno che aumentare la portata epica di questi primi secondi, epicità che aumenta dopo neanche un minuto, diventando più austera e cupa ma sempre tremendamente maestosa. Sembra proprio di sentire alcuni pezzi della bellissima colonna sonora di "Conan il Barbaro", composta da Basil Poledouris. L'enfasi cresce sempre di più, come se l'intro stesse per esplodere, e lo fa alla grande non appena irrompe il celeberrimo riff dell'opener. 

Emerald Sword

"Emerald Sword (La Spada di Smeraldo)", che fu scelta come singolo, per la quale venne anche girato un videoclip, è una delle canzoni più celebri della band, immancabile in ogni concerto, nonché una delle canzoni più iconiche e conosciute di tutto il Power Metal: insomma una canzone da definire emblematica. Il riff iniziale è melodico, veloce e profuma di gloria, gloria che diventa tangibile quando il pezzo parte a tutta velocità dominato dalla doppia-cassa di Carbonera, le tastiere di Staropoli e gli eroici cori udibili in sottofondo. Questa sensazione viene subito alleggerita da un brevissimo intermezzo sinfonico che risulta molto sognante ed arioso. Al suo termine, Fabio Lione comincia a cantare la prima ed accattivante strofa, una strofa che ormai tutti conoscono a memoria: I Crossed the valleys the dust of midlands/ to search for the third key to open the gates/ Now I'm near the altar the secret inside/ as legend told my beloved sun light the dragons eyes?". Il Guerriero è vicinissimo al mistico altare che nasconde l'ultima chiave, proprio per questo la canzone è così veloce ed eroica. Non è così facile però, come ci spiega Aresius nel booklet, per aprire l'altare serve un oggetto magico chiamato La Leggenda di Ikaren: "La leggenda di Ikaren era conosciuta da tutti, nelle terre incantate: si trattava di un magico oggetto che, se inserito in una fessura dell'altare, avrebbe rivelato la giusta via per raggiungere i sacri cancelli. Dopo aver attraversato le valli perdute eravamo finalmente giunti nelle foreste di mezzo, e nel deserto del caos. Presto l'altare fece la sua apparizione, nella nebbia. Ma quando arrivammo lì, non riuscimmo a trovare le risposte che cercavamo. Ma quando tutto sembrava perso,  il cielo ci aiutò. Le due chiavi della saggezza caddero dale mani del guerriero e si disposero in una posizione particolare. Fu allora, che capimmo: le due chiavi, unite l'una all'altra, diedero vita alla mistica Ikaren . Dio mio, l'antico segreto era stato rivelato! Il guerriero subito inserì l'oggetto nella fessura dell'altare.. e con l'aiuto della luce mattutina, il miracolo avvenne. Tre draghi di pietra circondarono l'altare, e quando il sole illuminò i loro volti essi emisero un lampo di luce. Un lampo che colpì l'Ikaren, generando un incredibile gioco di luci". Questa parte della storia viene ripresa anche nella strofa successiva, quella che con un bel crescendo enfatico e corale porta al sognante e memorabile ritornello, anch'esso corale. Il refrain resta subito impresso nella mente, è un momento sì eroico ma non epicamente tragico, bensì positivo e solare, come testimoniano le sue liriche: "For the king for the land for the mountains/ For the green valleys where dragons fly/ For the glory the power to win the black lord/ I will search for the emerald sword". Una vera e propria dichiarazione d'intenti e anche, se vogliamo, un piccolo riassunto di quanto successo finora, giusto per rinfrescare la memoria dell'ascoltatore ed immergerlo di nuovo nel corso degli eventi. Finito il ritornello Luca Turilli ci delizia con una delle sue melodie emozionanti mentre in sottofondo la componente sinfonica e quella ritmica sorreggono il tutto; la melodia chitarristica poi si trasforma in un assolo così melodico e catchy che viene quasi voglia di accompagnarlo con la voce (cosa che succede davvero durante i live) o almeno di fischiettarlo. Brevissimo momento dedicato agli archi e si torna a cavalcare per le lande, con la voce di Fabio a risuonare per tutto il panorama intorno a noi con dei versi dal significato potente e pregno di pathos, versi in cui il Guerriero sembra aver trovato un nuovo vigore dopo i recenti successi. E' lui il prescelto, lui e soltanto lui, nessun altro potrebbere compiere lo stesso cammino: "Only a warrior with a clear heart/ could have the honor to be kissed by the sun/ Yes, I'm that warrior I followed my way/ led by the force of cosmic soul I can reach the sword?". Il pre-chorus (presente anche in tutte le altre strofe precedenti) è da cantare con i pugni al cielo, pronti anche noi per qualche avventura in nome del Bene. Dopo di esso torna il ritornellone, che, ripendosi una volta in più, sembra non volerci lasciar andare, ci porta così verso il termine della canzone, ma ormai siamo pronti e fomentati per continuare la quest insieme al Guerriero. Un inizio col botto, insomma.

Wisdom Of The Kings

Segue "Wisdom Of The Kings (La Saggezza dei Re)", altro singolo nonché altra canzone scelta per la realizzazione di un videoclip. Il pezzo si apre soffusamente, facendo uscire il lato più Folk e medievaleggiante della band, con chitarra acustica e flauto dolce che si intrecciano per creare la giusta atmosfera magica. Sembra un inizio da ballata, ma dopo poco più di 20 secondi delle squillanti trombe campionate fanno il loro ingresso portando il pezzo verso lidi tipicamente Power, ossia trasformandosi in una cavalcata sinfonica velocissima condita da epici cori in sottofondo. La cavalcata si interrompe quando Fabio comincia a cantare la prima strofa con la sua voce limpidissima ed evocativa; in questo frangente possiamo sentire anche un violoncello atto ad accompagnare il proseguo della canzone, fattasi ora più cadenzata se vogliamo. Proseguendo verso la seconda strofa, però, la batteria comincia a riaccelerare leggermente aumentando il groove, mentre Fabio sembra duettare con sé stesso grazie a delle parti vocali sovrapposte. Dopo aver aperto l'altare, al Guerriero è concesso di entrare in nuove terre sconosciute che gli permetteranno di continuare la sua ricerca, come testimoniano i versi: "At the end of floor stairs of ancient stone/ lead me to a vision, an unreal hall" e  "A new dimension I have to face beyond the gates". Alla fine della seconda strofa la canzone mostra il suo lato barocco grazie agli archi ed al clavicembalo messi in primo piano e come rampa di lancio per l'esecuzione del ritornello. Un ritornello davvero solare e positivo che riporta il brano su alte velocità ed abbandona per un attimo le sfumature più eroiche e guerriere e che inoltre permette a Fabio di lasciarsi andare a note più alte e piene di enfasi. A questo punto del concept sembra infatti andare tutto bene per il Guerriero: le chiavi sono state trovate e la Spada di Smeraldo sembra sempre più vicina, anche l'ascoltatore viene contagiato da tutta questa positività. Arriva qui il momento del classico intermezzo sinfonico (piuttosto lungo, dura infatti poco più di un minuto) in cui Luca Turilli alterna i suoi virtuosismi alle bellissime melodie di violino, creando un'atmosfera magica e perfetta per i temi Fantasy trattati dalla band. Al suo termine la canzone riparte normalmente, proponendo l'ultima strofa con le stesse ritmiche e gli stessi dettagli di quelle già descritte prima. Una canzone abbastanza semplice, dunque, che però risulta davvero accattivante ed è anch'essa una delle migliori e più celebri dell'album, grazie soprattutto al ritornello catchy che inizia proprio lì dove ce lo aspettavamo: "Holy dragons keepers of time/ Ride brave the blue skies and spell my eyes/ Fly beyond these hills ride on the wind/ The wisdom of the kings". Da notare inoltre che in questa canzone viene finalmente citato Aresius, il quale diventa così finalmente e implicitamente parte della storia, non soltanto una voce esterna e lontana nello spazio e nel tempo, bensì una presenza che interagisce sia con l'ascoltatore sia con il Guerriero di Ghiaccio. E' proprio nella traccia seguente che lo sentiamo parlare. 

Heroes Of The Lost Valley

"Heroes Of The Lost Valley (Gli Eroi Della Valle Perduta)" è una mini-suite divisa in due parti: la prima intitolata, "Entering the Waterfall's Realm (Entrando Nel Regno Delle Cascate)", è una strumentale acustica e medievaleggiante con i soliti strumenti tradizionali e classici a fare da contorno, partendo da melodie malinconiche a melodie invece giocose e positive; la seconda parte si intitola "The Dragon's Pride (L'Orgoglio Del Drago)", ed è proprio qui che troviamo Sir Jay Lansford/Aresius in una narrazione che, tra i nitriti di cavalli in lontananza, ci spiega dove ci troviamo a questo punto, narrandoci di che cosa sia questa Valle Perduta. Il Guerriero si trova ora in un luogo particolare in cui si sentono risuonare le voci di altri eroi, caduti durante altre missioni e avventure. Questo potrebbe far sembrare queste terre come un posto pericoloso in cui stare, ma non è così; perché la sete di vittoria di quegli eroi non è svanita con la loro morte, è ancora viva e può aggiungersi a quella ancora più decisa del Guerriero, accompagnandolo nella sua quest. Egli può dunque beneficiare di tanto ancestrale coraggio, per portare a compimento la sua missione. E chissà se, così facendo, sarà anche capace di donare pace alle anime di quegli eroi, caduti chissà quanto tempo prima.

Eternal Glory

 La traccia n°5 è l'ennesimo classico e uno dei punti più alti dell'album, una canzone che già a partire dal titolo propone qualcosa di altisonante ed epico, la traccia infatti si intitola "Eternal Glory (Gloria Eterna)". L'inizio è totalmente sinfonico, le tastiere e gli archi sono in primo piano e sovrastano tutto il resto, i tempi sono cadenzati e marziali. Sembra quasi una parata, con tanto di gloriosa entrata in città dopo una vittoriosa campagna militare intrapresa ai confini di un qualche impero. Parata in cui il generale o l'eroe in questione non si nega il piacere di passare sotto un arco di trionfo, magari. Dopo una ventina di secondi arriva il climax crescente, le sonorità sono sempre le stesse, ma la batteria si fa lievemente più veloce e ancora più marziale, con le varie sinfonie che cominciano ad intrecciarsi tra di loro, donandoci una sensazione di attesa spasmodica per qualcosa che sta per succedere. Il climax si interrompe all'improvviso, tornando alla melodia iniziale, questa volta però con l'aggiunta di granitici riff che ne irrobustiscono la struttura. Ora siamo finalmente pronti per entrare nel vivo del pezzo. Parte infatti la classica cavalcata Power, la doppia-cassa di Carbonera è precisa e scalpitante, Turilli sempre efficacissimo nel creare melodie eroiche ma paradossalmente delicate. La corsa però si ferma e i Rhapsody scelgono di cambiare di nuovo atmosfera, rallentando i tempi e alleggerendo i toni ed il muro sonoro per permettere alla voce di Fabio Lione di emergere al meglio con la prima strofa, in cui descrive lo scenario della Valle Perduta. La sua è una prova vocale pacata e con un velo di tristezza, proprio per descrivere al meglio le sensazioni che prova il Guerriero nel venire a sapere che si trova in un luogo che ha visto la morte di tanti altri eroi. Prova vocale che però si intensifica insieme alla musica negli ultimi due versi, riportando anche la canzone su ritmiche veloci: "Echoes of terror in this old land/ I see the result of their quest/ Skulls of old heroes lie everywhere in this mystical place/ Dust in their eyes, dust in my pride/ in this infinite journey to the ancient sword". L'accelerazione lascia di nuovo il posto ad una strofa simile alla precedente, che però questa volta non introduce un'altra accelerazione strumentale, bensì il glorioso ed eroico ritornello tutto da cantare, un ritornello (impreziosito addirittura da un organo) che fa venire voglia di gloria eterna anche all'ascoltatore. Il Guerriero chiama con forza a sé tutta la gloria possibile per guidarlo nella sua missione, gloria che certamente avrà una volta sconfitto Akron: "Eternal glory ride fast to me/ pound in my heart for the Algalord kings/ Eternal glory spread your wide wings/ fly and forever lead my holy steel". Se il ritornello è glorioso la strofa che segue lo è ancora di più: i tempi rallentano riportando la canzone su stilemi quasi da marcia, le tastiere diventano ancora più altisonanti e la voce di Fabio si innalza pienamente piena d'orgoglio, orgoglio presente nel Guerriero stesso, fiero di combattere per una giusta causa e per le anime assetate di vittoria degli eroi caduti che lo accompagnano e che saranno libere ed in pace una volta sconfitto il Male. Nella seconda parte di questa strofa, però, vi è un cambiamento repentino e quasi inaspettato, poiché la baldanza e la maestosità si spengono improvvisamente per lasciare spazio ad un momento pacifico e dolce dove invece è la delicatezza a prendere il sopravvento. Fabio Lione dimostra la sua versatilità passando da note alte, piene e potenti a note più basse e quasi sussurrate che fanno uscire fuori un lato più nascosto del Guerriero, ma già apprezzato anche nell'album precedente, ossia quello in cui è presente l'amore per la natura, natura per cui vale sempre la pena combattere, dalle piccole cose fino ad arrivare alla pace in generale per tutte le Terre Incantate. Il Guerriero combatte dunque "for the swan in the lake the bird on the tree/ the peace for my beloved lands". Ovviamente, anche gli strumenti arrivano a dar manforte a Fabio, creando uno stralcio di pace in cui flauto dolce, archi e anche un'arpa in lontananza creano un'atmosfera magica e appunto pacifica. Non c'è tempo da perdere però, il lato più sensibile del Guerriero viene subito spazzato via dal ritorno prepotente delle tastiere, di tutti gli altri strumenti e di ritmiche medio-veloci in cui si stagliano inoltre gli assoli di Turilli e di Staropoli all'organo. Torna un'ultima breve strofa in cui il Guerriero incita per l'ultima volta le anime della Valle a farsi sentire, perché il Signore Oscuro è sempre più vicino ed è tempo di combattere. A ribadire questo concetto arriva puntualmente il ritornello, di cui, dopo tutta la sezione centrale, sentivamo quasi la mancanza; spesso, infatti, i Rhapsody decidono di mettere il ritornello soltanto all'inizio e alla fine delle canzoni, non affidandosi quindi ogni volta alla classica forma-canzone e accrescendo nello stesso tempo la voglia di riascoltare i pezzi. "Eternal Glory" ne è un perfetto esempio. In ogni caso il ritornello, qui nel finale, viene ripetuto più di una volta, proprio per renderlo più memorabile, e si spegne piano piano lasciando il posto ad una lunga coda acustica dominata dall'accoppiata flauto dolce/clavicembalo e dal cinguettio degli uccelli.

Beyond The Gates Of Infinity

La corsa del Guerriero prosegue "Beyond The Gates Of Infinity (Oltre i Cancelli dell'Infinito)", altro pezzo che si aggira intorno ai 7 minuti come il precedente. Delle folate di vento e dei tenebrosi ululati aprono la canzone, lo scenario che comincia a farsi tetro, soprattutto quando giungono le tastiere di Staropoli, solitarie e sinistre, quasi Horror. Non siamo infatti molto lontani da certe soluzioni tipiche dei Goblin di "Profondo Rosso" o di "Tubular Bells" di Mike Oldfield, entrambi colonne sonore di film Horror storici, rispettivamente dell'omonimo "Profondo Rosso" e de "L'Esorcista". Una scelta stilistica che Staropoli proporrà anche in futuro. Al fianco di queste tastiere intervengono poi, mano a mano, anche tutti gli altri strumenti, dai riff piuttosto rocciosi ad altre tastiere più eteree ed avvolgenti in sottofondo, mentre la batteria detta tempi non troppo veloci ma neanche troppo lenti. All'improvviso, però, la musica cambia, un riff più tagliente del solito taglia l'atmosfera e dà il via ad una cavalcata velocissima e dalle tinte oscure e piuttosto cattive, insolite dunque per la band. Non appena Fabio inizia a cantare, però, i tempi e le atmosfere cambiano di nuovo (rendendo questa una delle canzoni più variegate, imprevedibili e meno dirette dell'album); la strofa è decisamente più calma e narrativa dei momenti che la precedono, la sensazione di angoscia sembra essere sparita, salvo tornare dopo non troppo, con la cavalcata aggressiva di prima, per creare un ponte con la strofa seguente, uguale alla prima ma irrobustita dai riff di chitarra e da una vivace batteria di Carbonera. Il perché di queste sensazioni angosciose e tetre è presto spiegato: il Guerriero si ritrova circondato da mostri ostili che non vogliono solo ucciderlo, vogliono addirittura torturarlo e mangiarlo, come testimoniano vari versi in queste prime due strofe: "?something is happening my heart must be strong/ Keep away monsters of hell/ No, I won't give you my inviting flesh" e ancora "they'll lick your bones and they'll drink your brain". Delle melodie d'archi più solari vengono ad alleggerire la tensione, il nostro Guerriero è pur sempre un grande eroe che nonostante la paura deve comunque andare avanti. Purtroppo, il terrore è sempre dietro l'angolo; e aumenta quando sono i mostri stessi a parlare, i quali si rivolgono al Guerriero. La musica stessa si trasforma di nuovo, diventando giustamente orrifica e quasi grottesca, con sinfonie dalle note lunghe e malinconiche in sottofondo, e con la voce di Fabio lievemente filtrata per dargli un tocco più sporco e tenebroso, adatto per calarsi nel nuovo ruolo mostruoso: "Your tongue will be torn your bowels my food/ your body impaled of shit will be full/ now foolish warrior hear my words". A causa loro il Guerriero è costretto ad oltrepassare i Cancelli dell'Infinito del titolo, come ci rivela il ritornello, breve, semplice (ma non memorabilissimo) e disteso su ritmiche nuovamente veloci. Il ritornello porta con sé un nuovo cambiamento e un po' di calma e silenzio, spazzati via all'istante da un momento corale e pomposo in cui il Guerriero ha un moto di ribellione verso la situazione che sta vivendo, ricordando a tutti, e anche a sé stesso, ciò che deve fare: "I'm the mighty warrior herd of the northern lands/ Algalord is calling so your hell must wait". Archi e organo vengono subito a dare enfasi a questo momento di eroismo, interrotti però dalle solite tastiere misteriose che danno il via ad una sezione strumentale davvero cinematografica, condita da momenti più soffusi e descrittivi e da momenti più veloci ed enfatici, da versi mostruosi in sottofondo e da fughe solistiche con ritmiche al limite del Prog Metal. Una volta terminata questa parentesi strumentale e da colonna sonora ritornano i versi ed il ritornello finali, dedicati alle creature maligne che si frappongono tra il Guerriero e la sua missione, e che inoltre sono state un bel momento di pericolo per il protagonista del concept, mettendo a rischio la sua vita e portandolo così verso la possibilità far fallire tutto. Hanno solo rischiato, però; giacché, come abbiamo visto più in su, il Guerriero è riuscito a sopravvivere a questa situazione e può quindi proseguire, così come può proseguire l'album.

Wings Of Destiny

La traccia n°7 è l'immancabile ballata, "Wings Of Destiny (Ali Del Destino)". Il pezzo è introdotto da un dolce e malinconico pianoforte che accompagna la bellissima voce di Fabio, in questo episodio emozionante e struggente come ancora non ci era capitato di sentire nel corso dell'album. La sua è una voce che, già bellissima ed originale, si evolve pezzo dopo pezzo, album dopo album, diventando sempre più versatile e capace. La canzone, così come il testo, è un momento di pace e di riflessione per il nostro eroe, un momento che testimonia di nuovo il suo amore per la natura (palese il tocco di Turilli) per la quale combatte, natura che da quando è iniziata la quest resta, per forza di cose, un po' esterna alla narrazione. Ma il Guerriero, anche se coinvolto in problematiche più grandi e pericolose, non se n'è di certo dimenticato. Utilizza questo pezzo proprio per riportarla tra i suoi primi pensieri, proprio perché è anche per lei che è disposto a combattere e morire. La prima strofa, infatti, racchiude proprio questo concetto. Nella seconda interviene anche la batteria a tenere il ritmo, e nonostante Fabio sia meno triste di prima, le sensazioni emanate sono ancora delicate e romantiche, permettendoci di vedere un lato nascosto del Guerriero, un lato sensibile già emerso altre volte durante la saga, comunque: "Silent land erase my thoughts/ I wanna lose myself in you, all in you/ caress me and my soul/ while I close my eyes". Da qui parte il ritornello, sempre lievemente malinconico ma nello stesso tempo sognante; sembra davvero di volare, portati dal drago Tharos, mentre dall'alto di cieli vergini possiamo vedere tutte le Terre Incantate che scorrono sotto di noi, lontane ed immobili mentre attraversiamo le nuvole, silenziose e pacifiche. Non c'è il Male, nei cieli. Il Male però minaccia le nostre terre, ed è per questo che non possiamo goderci appieno il volo. Motivo per il quale il ritornello è malinconicamente sognante, stirato da due pulsioni opposte, una verso l'alto, verso il Bene e verso la pace eterna, l'altra verso il basso, verso il Male e verso la guerra necessaria per sconfiggere Akron. Un flauto dolcemente triste interrompe questi pensieri e riporta il Guerriero a pregare la Madre Terra di cullarlo e di sostenerlo prima di ricominciare a combattere, e proprio nell'ultimo verso la voce di Fabio si fa più potente e piena, pronta per ripetere il ritornello le ultime due volte, sorretto sempre dagli onnipresenti archi che prendono proprio il posto delle chitarre. Mentre la canzone termina lentamente insieme al suono del flauto di Manuel Staropoli, vediamo il Guerriero e Tharos allontanarsi sempre di più, verso il Sole tramontante, per sparire oltre l'orizzonte. 

The Dark Tower Of Abyss

"The Dark Tower Of Abyss (La Torre Oscura Dell'Abisso)" è un altro grandissimo pezzo di quest'album e sicuramente quello in cui la componente sinfonica raggiunge il suo apice qualitativo. Un brano in cui quest'ultima ha anche maggior spazio d'espressione, per forza di cose. L'inizio è infatti squisitamente barocco, ci si perde tra archi e clavicembali che ci portano in qualche corte europea sei/settecentesca. La batteria interviene ad irrobustire il suono, ma sono ancora gli archi a farla da padrone, dialogando tra loro e creando un'atmosfera davvero solare. Poco prima dei 45 secondi le ritmiche accelerano, aiutate anche dall'ingresso della chitarra, e i Rhapsody ci portano alla mente i lavori del compositore veneziano Antonio Vivaldi. La band omaggia così una delle figure più importanti ed influenti della musica classica, soprattutto per quanto riguarda il periodo tardo barocco; infatti, sembra proprio di sentire qualche movimento uscito da "Le Quattro Stagioni", dato che questo preciso momento della canzone ricorda molto l'"Estate", per esempio. Fabio Lione comincia a cantare e le sinfonie si alleggeriscono lievemente, solo per lasciare più spazio ai cori che accompagnano il cantante, il quale in questo pezzo può tornare su tonalità meno struggenti e più potenti e vivaci. Improvvisamente un organo chiude la prima strofa e introduce il ritornello, il quale non si fa quindi attendere molto. Un ritornello che si assesta su note lunghe ed alte, arricchite sempre dai cori. Nella seconda parte dello stesso, però, l'atmosfera sembra cambiare leggermente, trasformandosi da solare a drammatica. Un cambiamento che trova il suo coronamento nella strofa seguente, dove degli archi misteriosi fanno da sottofondo a dei soffusi cori in latino (lingua che dunque non viene utilizzata solo nell'intro, stavolta) i quali dopo poco esplodono in un momento più sinfonicamente pomposo ed enfatico, in cui si torna, tra l'altro, all'inglese: "?Unholy vision ancestral terror/ spare my mind my innocent eyes". I cori descrivono un qualcosa di oscuro e terribile, più il Guerriero si avvicina alla Torre, infatti (luogo dove è nascosta la Spada di Smeraldo), più aumentano i pericoli e tutto intorno a lui si fa tetro e freddo. Che cosa starà mai uscendo da quel luogo? Lo scopriremo presto. Intanto l'amore per le colonne sonore esce fuori, con delle melodie d'archi delicate che si pongono come momento riflessivo in cui il Guerriero si rende conto del pericolo imminente e riflette sul da farsi. Subito però riemerge splendidamente il lato barocco e vivaldiano dei Rhapsody, con le sinfonie in primissimo piano, coadiuvate però dalla 6-corde di Turilli che non perde l'occasione di inserirsi in questo contesto estremamente Neoclassic, con un assolo che alterna momenti dolci a momenti marcatamente virtuosistici. Appena questo momento strumentale termina ritroviamo la voce di Aresius, accompagnata dal pianoforte, che ci narra e ci spiega finalmente cosa sta succedendo: ".. ed improvvisamente quel silenzio innaturale venne rotto da un lamento, un lamento che proveniva direttamente dal più profondo abisso oscuro. E dai sette cancelli della fortezza oscura, il morto tornò vivo per affrontare l'eroe.. questo è l'inferno". Dalla Torre escono dunque fuori dei morti viventi, pronti per combattere il Guerriero e Tharos! Subentra subito la bellissima voce di Fabio, che si staglia su ritmiche nuovamente veloci e Power, mente l'organo dà quel tocco di drammaticità in più che serve ad un momento come questo, contrastando inoltre con la voce melodica ed eroica di Lione. Il Guerriero dunque non è spaventato, deve combattere e vincere, la Spada è così vicina che non avrebbe senso fuggire ora; le pulsioni coraggiose del protagonista si sposano bene con le ritmiche veloci e melodiche e con i successivi duelli solistici tra Turilli e Staropoli, che presagiscono proprio lo scontro armato che sta per avvenire. Dopo una parte centrale così ricca e piena di sfumature la canzone ritorna sui suoi passi riproponendo le ritmiche, le melodie ed i cori che abbiamo apprezzato all'inizio, ma descrivendo la situazione attuale, questa volta con gli occhi del Guerriero e non di Aresius: "Living dead on black winged demons/ fly high to play with your head/ Gothic portals mystic towers/ between the dark clouds". I morti viventi viaggiano su neri demoni alati, uscendo dalla Torre come fossero dei pipistrelli, proprio come si vede nella copertina, la quale descrive proprio questo esatto istante, come fa del resto e più nel dettaglio il retro del booklet. Nuovamente l'organo chiude la strofa ed introduce, per l'ultima volta, il ritornello, il quale, insolitamente, non ha nessuna ripetizione e lascia invece il posto ad una coda di pianoforte che di fatto chiude la canzone più barocca dell'album.

Riding The Winds Of Eternity

Il fruscio del vento ed un tappeto di tastiere aprono "Riding The Winds Of Eternity (Cavalcando i Venti dell'Eternità)", canzone che riporta la band su lidi più marcatamente Power. Le sinfonie introduttive infatti, ariose e solari, fanno da trampolino e da contorno per la cavalcata in doppia-cassa che non tarda molto a partire e sulla quale si staglia la voce sognante ma nello stesso tempo potente del solito Fabio: "Wise and mighty you are force of the earth/ Fierce becomes the sea at your command/ Winds of the south winds of the north/ let me hear your call/ Blow on my heart filling my soul/ give me the force of the storm". Un altro inno alla natura e alla sua potenza dunque, in questa particolare occasione il Guerriero in sella a Tharos chiede l'aiuto dei venti, forze che possono rilevarsi molto distruttive, tanto da poter cambiare un piatto e calmo mare in un mare burrascoso e anche mortale. La seconda strofa prosegue come la prima senza cambiare nulla, arricchendo così la carica positiva del pezzo e dandoci la sensazione che le parti più drammatiche del concept album siano per ora superate, permettendo, inoltre, all'eroe nordico di avvicinarsi sempre di più alla riuscita della sua missione, aiutato ora da un potente e fedele alleato come il drago Tharos. Fondamentale in questa canzone è il lavoro alle tastiere di Staropoli, che si muovono tra tappeti sinfonici e fughe invece più veloci ed eccitanti. Il ritornello è abbastanza semplice ma anche abbastanza accattivante: sotto di esso Carbonera continua con la sua doppia-cassa, ma le tastiere rallentano un po' il tiro, così come i versi cantati da Fabio, proponendo quindi una prestazione meno grintosa rispetto alle strofe precedenti ma estremamente sognante e distesa, quasi rilassata. Sembra quasi di vedere il Guerriero con gli occhi chiusi, le braccia aperte al cielo mentre i venti da lui evocati gli soffiano tra i lunghi capelli biondi e gli carezzano il volto, come se gli stessero dando una risposta positiva alla sua preghiera, come per dirgli che loro saranno insieme a lui quando arriverà il momento del bisogno. Momento cristallizzato dall'intermezzo strumentale che segue, momento che sembra riassumere i vari tipi di vento che sono stati evocati dal Guerriero: dapprima un organo velocissimo ci rimanda alle gelide sferzate invernali; subito dopo ritmi lenti, dolci archi e un pianoforte ci rimandano ai momenti in cui l'atmosfera è calma e tutto intorno a noi è fermo, se non fosse per il vento leggerissimo che scuote e fa vibrare qualche foglia; per l'ultimo momento ci pensa la chitarra di Luca Turilli, con un assolo che lascia da parte i virtuosismi in favore di una melodia delicata ma solare, come i venti primaverili, i quali ancora risentono dell'influsso invernale, ma cominciano ad essere scaldati dai raggi di un Sole sempre più presente. Dopodiché ritorna per l'ultima volta il ritornello, chiuso da tastiere veloci ed energiche e poi da un flauto piuttosto malinconico: "Riding the holy winds, winds of eternity/ I'll fight you forever nightmares sons". A concludere definitivamente il pezzo però ci pensa un flauto dolce piuttosto malinconico che contrasta con tutto quanto ascoltato finora, segno che qualcosa sta per succedere.

Symphony of Enchanted Lands

I Rhapsody giocano la carta, ancora mai giocata, della suite, componendo un capolavoro (diviso in IV parti) di 13 minuti e più. Ancora oggi questa resta una delle migliori suite mai composte in assoluto, sia parlando della band sia allargando il discorso al Power tutto. Insomma, siamo davanti ad uno dei punti più alti di tutto l'album. Come già detto, la canzone è divisa in più parti, tutte diverse tra loro. Cominciamo subito dall'inizio: "Part I: Tharos Last Flight (Parte I: L'Ultimo Volo di Tharos)". Il titolo già dice molto: dei battiti di ali in lontananza aprono la canzone mentre un tappeto di tastiere leggerissimo e triste interviene a fare da sottofondo. Su questa base musicale può dunque inserirsi la spiegazione di Sir Jay Lansford/Aresius, che con voce addolorata ci narra ciò che è appena successo: " Oh, destino crudele.. presto le lacrime del guerriero rigano il suo volto, e Tharos, l'amato drago, spiega le sue ali per l'ultima volta. Felice d'aver trovato sollievo almeno nella morte. Vola, vola alto, o possente Tharos.. il tuo nome sarà per sempre ricordato dalle genti delle valli incantate. E la tua memoria marcerà sempre al nostro fianco, sempre opponendosi alle schiere dell'oscuro signore. Addio, fratello.. addio!". Tharos è morto. Il drago che ha accompagnato il Guerriero per quasi tutta la durata dell'album ci ha lasciati, lasciando l'eroe in lacrime. Un piccolissimo lato positivo però c'è, Tharos è stato per tantissimo tempo vittima di un sortilegio di Akron che lo costringeva a combattere e ad uccidere per lui; dopo essere stato risvegliato dal Guerriero ha cominciato a combattere contro di lui finendo con l'aiutare poi l'Eroe stesso. Trovare la morte durante quest'impresa è quasi una bella morte, una morte che gli permetterà di essere finalmente libero. Magra consolazione però, soprattutto per il Guerriero che ora è solo. Un momento estremamente drammatico che trova la sua espressione musicale in una coda soffusa lasciata al pianoforte e al flauto. Arriva quindi il momento di "Part II: The Hymn of the Warrior (Parte II: L'Inno del Guerriero)". Questa seconda parte inizia quasi improvvisamente dopo che la coda della porzione precedente si è spenta da pochissimi secondi. Un momento brevissimo di silenzio dunque, spezzato da un potente organo da chiesa solitario, imponente, glorioso e sacrale, perfetto per introdurre l'inno del Guerriero. Su di esso svetta la voce di Fabio Lione, in quella che è senza dubbio la prestazione vocale migliore di tutto l'album e una delle migliori di tutta la sua carriera: il Nostro, infatti, usa qui tutto il fiato che ha in petto per andare a toccare note altissime ma non acute, attenzione. Bensì note piene e vibranti al limite del cantato lirico, che ci regalano un momento struggente dove le emozioni raggiungono il loro apice, un momento dove la tragedia si fa musica, un momento quasi teatrale che ha del sacro, non solo per la sua bellezza ma anche per i versi che contiene. Il Guerriero si lascia andare ad una vera e propria preghiera di ringraziamento per la natura che lo circonda e per la quale combatte, fatto quest'ultimo da non dimenticare mai, portando il suo pensiero anche verso i morti durante questo periodo buio e in particolare verso la sua principessam morta (apparentemente) nel capitolo precedente: "God of dawn, father of thunder/ Lord of the wind now blowing on me/ Thank you for all, for your holy sign/ For mountains and hills, the forest, the sea/ for all those dead and for my princess?". Da questo preciso istante dei cori intervengono ad aiutare Fabio e la musica si fa più gloriosa e maestosa, quasi in contrasto con i versi precedenti, questo perché siamo arrivati ad una svolta importantissima e fondamentale per gli sviluppi della saga: la Spada di Smeraldo è stata finalmente trovata! Fiati e tastiere risuonano potenti e sprezzanti mentre le percussioni scandiscono ritmi cadenzati e monolitici, atti a contornare questo grandissimo e attesissimo successo del Guerriero, ora più deciso che mai. "Part III: Rex Tremende" comincia senza troppi fronzoli con un riff melodico ma arrembante che guida la canzone su ritmiche cadenzate, quasi da mid-tempo, sempre arricchite dalle onnipresenti tastiere e dai cori che mettono l'accento su ogni verso. In questa strofa leggiamo tutta la voglia del Guerriero di combattere Akron e di vendicare i suoi cari, torna dunque la baldanza tipica dei pezzi di "Legendary Tales", leggermente accantonata per la piega degli eventi recenti: "Son of hell betrayer of light/ king of the dark your name is carved on my steel/ for your will the innocent die everyday?". Concetto che viene ribadito nella seconda parte della strofa, in cui parte anche un'accelerazione che porta direttamente all'epico, e più lento, ritornello gonfio di cori, in cui ritroviamo anche il latino a dare quel tocco di epicità e sacralità in più: "Rex tremende semper inimice/ ad gloriam perpetuam brave all we'll march/ to give you the eternal agony". Da questo momento la canzone è affidata a pianoforte e chitarra che ripropongono il tema iniziale dell'intro "Epicus Furor", dando così coesione concettuale all'album. Un momento più delicato ed atmosferico che ci conduce ad un altro cambio d'atmosfera ancora più spiazzante. Infatti dei leggeri tocchi al pianoforte e degli archi sommessi ma avvolgenti accompagnano la voce femminile di Constanze Vaniyne, autrice di una prestazione davvero sentita e toccante: "Love magic word fill all my dreams eternally use me/ Love guide me to ecstasy to victory to infinity/ to rhymes of winds to the voice of the dead/ to innocence of my memory". Un momento breve ma intenso che viene interrotto dalle melodie di violino che riprendono il riff iniziale, dandogli però un tocco Folk. Il riff elettrico però non si fa attendere e riappare subito così come i tempi cadenzati che accompagna, evolvendosi poi in breve assolo lievemente oscuro in sweep-picking alla Malmsteen. Dopodiché, la canzone torna sui binari di inizio parte con una nuova alternanza tra versi cadenzati e versi più veloci che riportano al ritornello, sempre epico e corale, sempre bellissimo. Quest'ultimo si stempera sempre di più lasciando spazio all'ultima sezione della suite: "Part IV: The Immortal Fire (Parte IV: Il Fuoco Immortale)". Le tastiere imitano il suono delle cornamuse, lasciandoci in trepidante attesa mentre risuonano solitarie, accompagnate soltanto da rare percussioni. Un momento di stasi che viene interrotto da una nuova narrazione di Aresius, che questa volta non si limita a narrare o a descrivere le vicende del concept, ma esorta il Guerriero a continuare la sua corsa e la sua missione, ora che la Spada è finalmente sua: "Vai, grande guerriero.. i Re delle terre incantate attendono la tua vittoria! Vola sulle ali della saggezza, vola oltre la valli per sconfiggere il maestro del caos, nel nome della giustizia cosmica. Pace ed amore, per sempre!". Le sinfonia si fanno pompose e maestose, potenti e piene di gloria, tutte le Terre Incantate sono col Guerriero, lo riusciamo persino a vedere: stanco, ferito e affranto per le perdite subite ma ottimista e impavido, pronto per una nuova sfida. La suite si conclude con una coda acustica medievaleggiante che riprende le melodie delle sinfonie appena descritte.

Conclusioni

Questo secondo capitolo si conclude dunque in maniera imponente, più che gloriosamente, così come tutto era iniziato. La saga continua e gli eroi proseguono nella loro attività di salvatori, perennemente in contrasto con le forze del male, disposti in maniera imperitura a preservare la bellezza del mondo dalle grinfie di chi vorrebbe ridurre il tutto ad un caos oscuro e strisciante. Draghi, cavalieri, maghi, profezie.. un amante del fantasy ha di che gioire, messo al cospetto di questo "Symphony..". L'universo dei Rhapsody sta prendendo sempre più forma, sta ormai plasmandosi in maniera nitida e distinguibile, slegandosi in qualche modo dai "canonici" stilemi narrativi del Power novantiano per proporre un vero e proprio "audiolibro", se vogliamo. Una saga cantata e recitata, la quale sembra dividersi fra un film ed un romanzo. Possiamo senza dubbio spendere solo belle parole, per un disco del genere. Un capitolo che innalzò di fatto le qualità e le capacità compositive della band italiana, proponendo, come abbiamo visto, un lavoro decisamente più complesso e vario del precedente "Legendary Tales". Il lavoro delle tastiere è maggiore e decisamente più imponente, un lavoro che aumenta così anche la dimensione narrativa e descrittiva: abbiamo visto che spesso le sinfonie vengono lasciate da sole a creare momenti più atmosferici e distesi, proprio come in una colonna sonora, e che anche la narrazione stessa assume una certa importanza, entrando nella dimensione musicale grazie all'uso di una voce narrante esterna. Espediente utile, quest'ultimo, anche per seguire bene il concept, che altrimenti risulterebbe un po' vago e dispersivo, con le liriche che non sempre riuscirebbero a spiegare perfettamente ciò che stia effettivamente avvenendo. Molto spesso, si devono riempire i buchi con la fantasia. E la scelta di una narrazione quasi vera e propria, ha in questo senso influito moltissimo sulla buona riuscita del platter. Ed anche non fosse stato, poco male: la cosa importante è sempre la musica, in fin dei conti. Rispetto al debutto vengono sacrificate l'immediatezza, le innumerevoli fughe solistiche e le melodie più "happy", in favore però di una pomposità e di un sound maestoso e straripante come mai prima d'ora si era sentito nel Metal. Da notare inoltre come la fine degli anni '90 sia un periodo importantissimo per le sonorità sinfoniche: oltre a "Legendary Tales" e "Symphony Of Enchanted Lands" infatti, escono altri album importanti per lo sviluppo di questo stile, anche al di fuori del Power, il quale comunque trova un'altra prova importante in "Nightfall In The Middle-Earth" (1998) dei Blind Guardian. Dal Nord Europa ci pensano i lavori dei Therion, dei Nightwish e dei blackster Dimmu Borgir e Summoning (questi ultimi dall'Austria), anche se con modalità differenti da quelle dei nostrani Rhapsody, talvolta anche opposte, soprattutto nel caso delle ultime due band citate. Le quali, suonando Black Metal, utilizzano le tastiere ed il lato più sinfonico creando un'atmosfera tutta diversa da quella tipica del Symphonic Power. Tuttavia, è inutile negare come l'esperienza tricolore abbia di certo fatto scuola e proseliti, nell'uso delle orchestrazioni. Anche al di là del discorso meramente Power. Ma tornando ai Rhapsody, i "mighty warriors of Metal" (come si definivano loro stessi) con quest'album riuscirono ad affermarsi ancora di più, forse surclassando addirittura il già clamoroso debutto, confermando così la fanbase che si andava creando, accrescendola ancora di più a suon di pezzi enormi e bombastici come la title-track o "The Dark Tower Of Abyss", e di canzoni che di lì a poco sarebbero diventate dei classici assoluti di tutto un genere (e oserei dire di un'intera generazione di fan del Power) come "Emerald Sword", "Wisdom Of The Kings" e "Eternal Glory". Insomma, un altro importantissimo centro per i Rhapsody. I quali non solo bissano il successo di un anno prima, ma riescono addirittura a superarlo, donando la vita ad un platter da possedere ed ascoltare assolutamente, qualora ci si voglia definire amanti del Power Metal. Un disco che riesce nell'impresa di evolvere un sound già di per sé maturo ed importante. Di rinnovarlo pur non snaturandolo, ponendolo come un'importante continuazione / crescita stilistica. Non molte band furono e sarebbero tutt'oggi capaci di fare un qualcosa del genere. La sostanza, quando c'è, si vede. E "Symphony..", nemmeno a dirlo, ne reca tantissima, entro i suoi solchi.

1) Epicus Furor
2) Emerald Sword
3) Wisdom Of The Kings
4) Heroes Of The Lost Valley
5) Eternal Glory
6) Beyond The Gates Of Infinity
7) Wings Of Destiny
8) The Dark Tower Of Abyss
9) Riding The Winds Of Eternity
10) Symphony of Enchanted Lands
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