RHAPSODY

Rain of a Thousand Flames

2001 - LMP

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
14/03/2017
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

Dopo tre album d'ottima fattura, i Rhapsody erano ormai una realtà ben consolidata all'interno della scena Power non solo italiana ma anche europea. Una band diventata un vero e proprio metro di paragone e quasi una garanzia. Tutto questo, dicevamo, dopo soli tre dischi. Non tre album qualsiasi ovviamente, ma una tripletta incredibile che gli ha permesso di forgiare un nuovo sottogenere e di raggiungere vette espressive e compositive davvero notevoli, unite ad un sound originale e fresco. Nel 2001 però, dopo "Dawn Of Victory", la band si prende una piccola pausa dando alle stampe un EP intitolato "Rain Of A Thousand Flames", il primo EP mai rilasciato dal gruppo. Sul quale, comunque (a posteriori) sono state avanzate non poche perplessità, in quanto la band è più propensa a considerarlo come un vero e proprio disco, nonostante i suoi caratteri di "episodio a sé stante". I triestini entrano quindi in studio con la stessa formazione dell'album precedente, rimanendo sotto l'ala della stessa etichetta e sempre mantenendo al loro fianco il fedele Sascha Paeth, addetto alla produzione. Una formazione, vincente insomma. L'EP in questione non stravolge per niente il sound dei Rhapsody e segue perfettamente quanto teorizzato, proposto e consolidato dalla band stessa: velocissime cavalcate in doppia-cassa, tastiere onnipresenti, assoli in sweep-picking, linee vocali accattivanti e gloriose, pattern sinfonici e cinematografici e per finire inserti narrati. Ecco, per quanto riguarda gli inserti narrati, qualcosa effettivamente cambia: in realtà nello stile sono sempre uguali, stesso narratore (Sir JayLansford) e stesse modalità d'esecuzione.. però, sono molti di più. Se è vero che aumenta l'impatto cinematografico e teatrale del CD, è vero anche che l'ascolto diventa un po' più pesante. In ogni caso, le effettive canzoni presenti sono davvero ben fatte e colpiscono nel segno, andando a mettersi addirittura vicino a molti classici della discografia della band italiana. Inoltre, due di queste tracce superano anche i 10 minuti, mostrando tutte le abilità compositive del duo Staropoli-Turilli. La produzione è limpida e ottimale e segue, anche qui, quanto già fatto in "Dawn Of Victory". L'EP si dimostra anche una pausa per quanto riguarda il concept, per quanto riguarda la Emerald Sword Saga. Siamo ancora nelle Terre Incantate, ma questa volta i protagonisti delle vicende narrate non sono più il Guerriero di Ghiaccio e le forze del Bene, ma bensì Akron e le forze del Male. Vi ricordo infatti che nel capitolo precedente il Signore Oscuro si è impossessato della Spada di Smeraldo, gettando tutti nel terrore e nella disperazione più totale: perché si sa, un'arma potentissima nella mani sbagliate può solo fare disastri, e Akron non ha certo intenzioni di pace. Inoltre, la speranza che aveva portato il Guerriero sembra ora svanire, quello che doveva essere il prescelto ha fallito.. chi fermerà il Male, ora? "Rain?" è dunque una sorta di semplicespin-off non molto articolato che sposta il focus dell'azione sugli antagonisti, in quanto sono loro ora ad avere il coltello, anzi, la Spada, dalla parte del manico. Come se non bastasse poi troveremo una nuova terribile antagonista che andrà ad ingrossare le fila delle forze del Male. Le ultime 4 tracce dell'EP fanno parte di una sorta di mini-concept chiamato "Rhymes of a TragicPoem - The Gothic Saga", che comunque resta sempre in linea con la storia principale. Ci sono soltanto 7 tracce in questa release, ma raggiungiamo comunque la durata di quasi 45 minuti (la durata media di un full-length), questo grazie alle due tracce lunghe qui presenti. Tracce che andremo ad analizzare ora nel consueto approccio track-by-track.

Rain of a Thousand Flames

L'EP parte inaspettatamente con la prima traccia, la title-track (Pioggia Di Migliaia Di Fiamme). Inaspettatamente, perché è la prima volta che i Rhapsody non aprono l'album con la consueta intro pomposa e sinfonica. E' subito un coro bombastico di voci miste a darci il bentornato nelle Terre Incantate, coro dove accanto al latino ritroviamo anche l'italiano. I cori però lasciano subito il posto a tutti gli altri strumenti, i quali suonano nervosi e quasi caotici, con la batteria di Olzwarth ad incarnare perfettamente questa sensazione, mentre invece le tastiere in sottofondo sono eteree e rilassate. Anche questo momento però dura poco e il pezzo si lascia andare a velocità elevatissime che lo rendono uno dei più veloci e serrati mai composti dalla band. La chitarra di Turilli deve abbandonare i fraseggi ultra-tecnici per ricorrere invece a delle ritmiche serratissime e impattanti. Anche il timbro di Fabio Lione sembra leggermente sporcato, proprio per iniziare l'ascolto con tutte le energie possibili. Il pre-chorus quasi "zuccheroso" riporta le melodie su territori più consoni e distesi che non rinunciano però ad essere anche esaltanti. Esaltazione totale che arriva in un attimo con l'esplosione del ritornello, veloce, corale ed eccitante come al solito. Un ritornello che ci porta dritti nel mezzo di un campo di battaglia mentre un'incessante pioggia infuocata batte il terreno e rende tutto più apocalittico: "Under the rain of a thousand flames/ we face the real pain falling in vain/ while the dark angel screams for vengeance/ in the dead shadow of falling stars". Terre devastate, piogge ardenti che insegnano ad ogni guerriero il significato del termine "dolore". Il Bene sta perdendo colpi, il Male avanza. Le truppe della luce cadono dinnanzi alla supremazia del Signore Oscuro, le sue schiere invadono ogni anfratto di terra presente. L'Angelo Nero urla prepotente, la vendetta dei malvagi sta ormai per compiersi. Le stelle cadono, lasciando in cielo pallide ombre di quel che un tempo erano. Niente e nessuno sarà più al sicuro. Proprio poco dopo la fine del ritornello possiamo apprezzare qualche virtuosismo di Turilli, che però deve tornare subito a macinare riff a bpm elevatissimi, d'altronde siamo sotto una pioggia di fiamme, non si può stare calmi e rilassati! Il Male è all'opera e rompe il silenzio della notte, ora che Akron possiede la Spada di Smeraldo nessuno è più al sicuro. E i Nostri ce lo dicono con una nuova strofa scoppiettante con dei botta e risposta tra Fabio Lione ed i cori posti alla fine di alcuni versi. Strofa che, pur essendo scoppiettante, racconta storie terribili: "Silent cries of virgins touch the heart of night/ raped by the demons under painful sights/ Sperm and blood and terror chaos in my head/ Is the law of evil triumph for the damned". Vergini che piangono, nella notte, violate da orde di demoni ormai scorazzanti liberi, senza che nessuno possa fermarli. Sangue dovunque, razzie.. il Male sta trionfando e sta imponendo il suo terribile sigillo su tutto il creato. Ci vorrebbe un eroe, un campione, un cavaliere in grado di fermare tutta questa follia. Eppure, i pianti degli innocenti risultano perduti nel vento, dispersi, privi di risposta. Possiamo disperarci quanto vogliamo, nessuno giungerà mai ad aiutarci. Un nuovo pre-chorus ed un nuovo ritornello ci travolgono come da copione, ma non appena il ritornello termina troviamo una fugace narrazione di Aresius, un personaggio a noi ormai familiare, che continua il discorso cominciato con la strofa analizzata giusto un po' più su: la notte è ormai dominata dal Male e sembra che non ci sia più niente da fare per cambiare le cose. Chi ci salverà? Chi potrà mai venire in nostro aiuto? All'improvviso riappare Fabio Lione, quasi a sovrastare la narrazione, coadiuvato da cori mascolini in sottofondo che rendono il tutto più epico e anche drammatico. In questa canzone tutto è veloce ed arriva all'improvviso, proprio come l'assolo di tastiera di Staropoli, seguito a sua volta, dall'assolo di Luca, il quale ora può lasciarsi andare alle sue scale neoclassiche. Ad interrompere questi virtuosismi ci pensa il refrain, che torna in tutta la sua maestosità a riportarci sul campo di battaglia. E' l'ultima occasione che abbiamo per sentirlo però, perché, dopo altri virtuosismi chitarristici in sottofondo, ritornano proprio i cori che hanno dato inizio al pezzo, cori che questa volta chiudono di fatto la canzone. Una delle tracce più famose dei Rhapsody per cui è stato girato anche uno spassoso videoclip (non proprio famoso per la sua bellezza, anzi, è diventato un metro di paragone.. quando si parla di produzioni "fatte in casa") e che si pone subito come uno dei punti più alti dell'EP. una partenza col botto insomma.

Deadly Omen

"Deadly Omen (Presagio Mortale)" è la prima strumentale dell'album. Si apre con un pianoforte triste e solitario, che però dopo pochi secondi trova l'appoggio di tutto l'apparato sinfonico, il quale dà un grande impatto cinematografico all'intero ensemble. Le sinfonie si stemperano dopo non molto, lasciando il pianoforte nuovamente da solo, salvo ritornare nuovamente con la stessa partitura e con la stessa maestosità. Non arriviamo neanche a toccare i 2 minuti che la strumentale si spegne piano piano, pronta a lasciare spazio all'altro grande pezzo del CD. 

Queen Of The Dark Horizons

Tocca ora a "Queen Of The Dark Horizons (Regina Degli Oscuri Orizzonti)" farsi avanti, un pezzo di addirittura 13 minuti e più. La canzone più lunga mai composta dai Rhapsody, prendendo in considerazione il periodo in questione. Già dal minutaggio possiamo presagire che la canzone sarà maestosa e ricca di sinfonie, più del solito almeno. Ed è proprio così: gli archi aprono elegantemente ma con veemenza il pezzo, seguiti a ruota da pomposi cori rigorosamente in italiano (lingua che guadagna sempre più spazio). A dare sostegno ai cori intervengono tutti gli altri strumenti, i quali danno anche un piccolo scossone al tutto portandoci verso ritmiche più veloci, mentre i cori continuano a cantare: "?dall'abisso lei ritorna/ per urlare la sentenza." Di chi si tratterà mai? Della protagonista della canzone ovviamente, del nuovo antagonista. Una misteriosa figura femminile, sino ad esso vagamente accennata a mo' di malvagia profezia. Chi sarà mai e soprattutto cosa vorrà? Conoscevamo già il nostro nemico "storico".. e dinnanzi a questa nuova comparsa, rimaniamo non poco sbigottiti nonché preoccupati. Neanche il tempo di abituarsi alle nuove ritmiche però che la canzone cambia decisamente atmosfera, portandosi verso lidi più oscuri e misteriosi. Per fare queste i Rhapsody giocano la carta del rimando musicale al tema principale della colonna sonora composta dai Goblin per "Phenomena" (1985), noto film di Dario Argento. Non un semplice rimando però, questo è un vero tributo che vede anche la presenza del soprano, proprio come nella canzone originale, e che inoltre non si esaurirà in questa porzione della lunga canzone dei nostri Rhapsody. Dopo quasi tre minuti di introduzione la canzone può iniziare sul serio: le ritmiche sono di nuovo lente e l'atmosfera generale non è per niente allegra o eroica, anche la voce di Fabio si adatta a questo contesto, suonando più grave e leggermente più sporca del solito. La strofa però si dimostra più variegata di quanto non sembrasse dai primi versi, infatti piano piano si fa più veloce, accompagnata dall'altrettanto veloce tastiera di Staropoli. La velocità crescente della prima strofa si trasferisce direttamente al pre-chorus, il quale ci mette ancora più dentro la storia, narrandoci del risveglio della Regina citata nel ritornello. Un personaggio oscuro e malvagio che ora il Male vuole riportare in vita per servirsene: "Moonlight is lighting her face/ down in the crypts of the damned/ Her sins will not be the last/ when the rituals start". Anche le liriche sembrano più tetre del solito, presentandoci questa nuova figura in maniera minacciosa e velatamente orrorifica. Un'oscura regina la cui faccia viene mestamente illuminata da un chiaro di nera luna, prigioniera degli abissi malvagi dalla quale viene finalmente liberata, dopo interminabili secoli di cattività. Viene intrapreso, dalle truppe dell'oscuro Signore, un rituale che dunque servirà a riportarla in vita. Una presenza anelata eppure temuta, in quanto incredibilmente potente e già in passato rea d'aver commesso azioni al limite della crudeltà. Liriche dunque a tinte horror, anche se il ritornello mette subito le cose in chiaro riportando il sound della band verso le sonorità roboanti ed esplosive che lo hanno reso famoso: archi e fiati inondano tutto con il loro suono, mentre i potenti cori suonano gonfi come non mai, tanto da risuonare per tutte le Terre Incantate. Tutto si spegne all'improvviso però, lasciando spazio ai virtuosismi neoclassici di Luca Turilli ed al ritorno del tema di "Phenomena". A questo punto torna la voce di Fabio Lione, sulle stesse coordinate della prima strofa, che ci canta del terribile risveglio di questo nuovo personaggio, una regina peccaminosa devota all'oscurità e al malvagio dio Kron: "The poison is ready, the words are pronounced/ the portals are open, hersoul wanders through/ Her body is moving, her heart of bitch pounds?" Il risveglio è ormai compiuto, oltre ad Akron che scorrazza in giro con la Spada di Smeraldo ora abbiamo anche un'antica regina dell'oscurità portata a nuova vita. Per le forze del Bene non sembra mettersi molto bene: portali interdimensionali si spalancano e la Regina può fare il suo tetro ingresso in questo mondo. Il suo cuore infame pompa sangue nero, ogni battito una minaccia: il suo corpo striscia infido come quello di una vipera, il suo veleno è ormai sparso in ogni dove. Siamo contaminati dalla sua presenza ed il nostro destino è la morte. Per mano sua e del suo dio oscuro. La canzone prosegue senza intoppi, riproponendo le accelerazioni fino al pre-chorus ed al ritornello. All'improvviso però tornano i cori in italiano che abbiamo apprezzato proprio all'inizio, i quali inaugurano qualche cambiamento stilistico. Dopo di essi infatti troviamo subito un Fabio più teatrale che mai, che sembra parlare e recitare più che cantare (veramente una gran prova), rivolgersi proprio alla Regina, avvertendola che la sua armata di morti non sconfiggerà mai le forze del Bene e della saggezza. Fabio qui forse impersona proprio il Guerriero di Ghiaccio, e quest'idea viene confermata nella malinconica strofa successiva, in cui tutti gli strumenti spariscono e le sinfonie si ridimensionano di molto, lasciando il cantante (quasi) solo con un leggero e triste pianoforte. Qui Fabio esorta gli innocenti a non farsi sopraffare dalle difficoltà che verranno, pur consapevole che sarà una dura prova per tutti i popoli e per tutte le terre. A fare da contrappeso spuntano proprio dei cori e le sinfonie che poco prima si erano stemperate, in un maestoso e bombastico richiamo a tutte le forze del Bene. Per dare ancora più enfasi la canzone torna ad essere veloce, salvo ri-rallentare di nuovo, assestandosi su tempi medi, mentre i cori ed un Fabio Lione ai limiti del cantato lirico ripetono il titolo del pezzo. Da notare che nei cori ci sono anche degli ospiti, ossia Olaf Hayer (cantante del progetto solista di Luca Turilli), Oliver Hartmann e anche Tobias Sammet. In questa successiva sezione, però, non troviamo più l'appello alle forze del bene; poiché è ancora il Male a dominare e la band ci dà una descrizione di tutto quello che la Regina porterà con la sua rinascita: morte, pestilenze, bagni di sangue.. tutto sembra perduto, la musica però continua ad essere piuttosto solare ed avvincente, come per dare forza a chi la ascolta e ovviamente a tutte le genti che si apprestano a subire le peggiori devastazioni. Ritorna nuovamente anche il tema di "Phenomena", seguito subito da un breve assolo di Turilli, molto sanguigno e "ottantiano", che riprende in parte (anch'esso) il pezzo dei Goblin. Stessa cosa fa Staropoli con i suoi assoli di tastiera, creando un bel dialogo strumentale con il suo collega ed amico. Dopo questo momento strumentale la canzone torna sui suoi passi, riprendendo addirittura lo stile utilizzato per le primissime strofe analizzate, segno che siamo quasi giunti alla fine. Così è infatti, c'è giusto il tempo di riascoltare il ritornello e il pezzo finisce con la batteria di Olzwarth e le tastiere in bella vista.

Tears of a Dying Angel

"Tears of a Dying Angel (Lacrime Di Un Angelo Morente)" a dispetto dei suoi 6 minuti e più non è una canzone a tutti gli effetti, ma una lunghissima narrazione che solo a tratti lascia il posto a soluzioni che più si confanno alle caratteristiche di una canzone propriamente detta. Il pezzo inizia accompagnato da una batteria marziale ed incombente, mentre il lato sinfonico e cinematografico si insinua nell'ensemble in crescendo. Al culmine del crescendo arrivano i cori guidati da Fabio Lione, una sezione corale dominata dal plurilinguismo, già, perché troviamo ben tre lingue racchiuse in queste prime strofe: italiano, latino ed inglese. Il bello è che ad ogni lingua cambia anche lo stile musicale. Se le parti in italiano sono baldanzose e roboanti, i versi in latino sono più lenti e sacrali, mentre quelli in inglese fanno volare la canzone verso soluzioni più Power. Quest'alternanza viene ripetuta per tre volte, prima di lasciar posto alla lunghissima narrazione, che inizia inaugurata da ululati lamentosi e da un tetro organo e da cori in sottofondo. "Yes, my dear friends, the sun shining on our beloved/ lands seems to not be the same anymore?/ from when the magic sword was handled by the black king Akron none of us... none of us can sleep peacefully..." Aresius ci fa un breve riassunto di quanto abbiamo già detto anche nelle prime due canzoni. Akron possiede la Spada di Smeraldo ed è pronto a mettere a ferro e fuoco tutto ciò che calpesta ed incontra. Il riassunto però diventa una preghiera d'aiuto indirizzata al Guerriero, come per fargli ricordare qual è il suo compito, e che, nonostante sia stato momentaneamente sconfitto, non bisogna abbattersi proprio ora. Anche se il sole che risplende sulle nostre teste non sembra più lo stesso e nullo attorno a noi ci ricordi quel che un tempo era. Nessuno di noi può dormire sonni tranquilli, da quando l'arma sacra è finita nelle mani sbagliate. C'è da dire che la prestazione di Sir Jay Lansford è davvero teatrale e notevole e rende abbastanza piacevole, soprattutto se si è interessati agli sviluppi del concept, una traccia che altrimenti sarebbe pesantissima da ascoltare. Nella strofa successiva il dramma sale, così come la prova di Sir Jay Lansford: il Male sembra aver trovato il Libro dei Morti, grazie al quale il rito per portare in vita la Regina Degli Orizzonti Oscuri può essere portato a termine del tutto. Mentre Aresius ci narra tutto questo, in sottofondo s'odono cori oscuri e demoniaci che pronunciano ipnoticamente parole incomprensibili che nascondono un significato pieno di malvagità e magia nera: "Necros, Dagma, Atra, Krona...". Un accorgimento davvero interessante che, insieme alle sinfonie cinematografiche, arricchisce la narrazione. Il risveglio della Regina porterà con sé altri cataclismi ed altre creature oscure da combattere, ed Aresius sembra essere l'unico rimasto con un po' di lucidità, qualità utilissima per organizzare una controffensiva. All'improvviso tornano i cori di inizio pezzo, come a supportare le parole di Aresius, con tanta gloria. Mancano però i versi in inglese, sostituiti da un breve assolo di chitarra e da un'altra comparsa di Aresius/Lansford, il quale invita, più espressamente che mai, le Terre Incantate a resistere. Un pezzo ben fatto sicuramente, anche se si tratta praticamente di un intermezzo (di ben 6 minuti certo, ma pur sempre qualcosa di simile ad un intermezzo resta) che rischia di essere pesante e "skippabile" dopo ascolti ripetuti. 

Elnor's Magic Valley

"Elnor's Magic Valley (La Valle Magica Di Elnor)" è un'altra brevissima strumentale (neanche due minuti), affidata completamente al violino. Qui i Rhapsody riprendono la melodia di un pezzo tradizionale irlandese intitolato "Cooley's Reel". L'atmosfera rimanda proprio a scenari e ad atmosfere celtico-irlandesi, e smorza un po' la tensione che si era creata con la narrazione precedente.

The Poem's Evil Page

Con "The Poem's Evil Page (La Malvagia Pagina Del Poema)" si torna verso la canzone propriamente detta, anche se pure in questa occasione riusciamo a percepire un po' il sapore dell'intermezzo. L'inizio è soffuso e delicato, pianoforte e flauto accompagnano la calma voce di Fabio Lione. Quasi allo scoccare del minuto però irrompono le tastiere ed i cori, con essi arriva anche la batteria, la quale prima scandisce tempi cadenzati, poi si lascia andare ad una cavalcata in doppia-cassa, con la sei corde di Turilli a contornare il tutto. Le forze del Male si fanno sempre più forti e battagliere, tanto che anche gli agenti atmosferici sembrano piegarsi ad esse: "?Fire is raining on the grey mountains/ Waters are waiting for the last oath/ The way is open... now they are coming/ called by the blasphemous words of the lord". Piogge di fuoco battono monti e pianure, le acque ribollono.. tutto è pronto perché il territorio si pieghi definitivamente, a loro immagine e somiglianza, ai nuovi dominatori delle terre incantate. Dopo quest'ultima sezione veloce e tipicamente Power arriva un'altra narrazione, questa volta eseguita da una voce femminile, che descrive lo scenario apocalittico che presto travolgerà tutte le Terre Incantate. E' solo un attimo però, perché tornano nuovamente le ritmiche veloci, a loro volta interrotte improvvisamente dal ritorno del pianoforte e del flauto su melodie che avevamo già apprezzato ad inizio pezzo. In questo frangente però non arrivano i cori a porvi fine, ma un breve momento medievaleggiante, nel tipico stile della band, che ci guida verso il termine della canzone. Come abbiamo visto qui ci sono ritmiche veloci, strofe, cori e tastiere.. però il pezzo non riesce a decollare, e sembra quasi un altro intermezzo, utile soprattutto per introdurre il magniloquente e bellissimo pezzo seguente.

The Wizard's Last Rhymes

"The Wizard's Last Rhymes (Le Ultime Poesie Dello Stregone)" è l'ultimo pezzo dell'EP e in assoluto uno dei migliori. Tra l'altro sono molto legato ad esso, perché è stato uno dei primi pezzi dei Rhapsody che ho ascoltato non pochi anni fa, e ne rimasi subito estasiato, poiché all'epoca non pensavo che la musica classica potesse sposarsi così bene con il Metal. Un'altra delle ragioni di tanta sorpresa è il fatto che questa canzone riprende e riarrangia un pezzo di musica classica davvero famoso: la Sinfonia dal Nuovo Mondo di Antonín Dvo?ák. Ciò è evidente sin dai primi secondi, in cui sono proprio gli archi tipici della Sinfonia a dominare; i quali, accompagnati da potenti corni, si lasciano presto andare alla celebre e magniloquente progressione che la contraddistingue. Ad essa si affiancano subito gli "strumenti Metal", che ci guidano anche verso una lieve accelerazione che fa da apripista alla prima strofa, in cui un ispiratissimo Fabio Lione comincia a cantare alternando tra timbriche quasi sussurrate e altre più alte, e quasi liriche. Il cantante qui entra nei panni del narratore, rivolgendosi al Guerriero e avvertendolo, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che la Spada è nelle mani sbagliate. La stessa cosa succede nella strofa successiva, dove però Fabio è aiutato dai cori. Cori che dopo quest'ultima strofa si fanno ancora più maestosi ed epici, riprendendo le stesse linee vocali che erano state utilizzate nella traccia precedente, mentre la Sinfonia Dal Nuovo Mondo suona imperiosa in sottofondo. Insomma, un avvertimento in grande stile. L'Eroe è confuso e sconcertato, segnato da profonde cicatrici: eppure non può perdere di vista quel che tristemente è il presente. Un presente dominato dalle tenebre, con un'arma leggendaria nelle mani delle forze del Male, le quali debbono essere assolutamente fermate, senza esitazioni o paura. La canzone prosegue fluida e senza pause, come una tempesta inarrestabile: dopo questi cori epici ritroviamo Fabio Lione che dialoga con la sua stessa voce, ma solo per poco, perché all'improvviso rispuntano nuovi cori epici e sacrali cantati in italiano, che danno il via al ritornello, il quale si assesta su ritmiche medio/veloci e poggia anch'esso sulla melodia portante della Sinfonia: "Fire is blazing fast across the bloody red sea/ the sunlight is fading on him/ these are the wizard's last holy sights.../ the wizard's last rhymes". Gli ultimi sospiri degli stregoni, le ultime poesie, gli ultimi versi.. in un mare ormai divenuto di fuoco, che non ha più bisogno della luce per illuminarsi. Fiamme ardenti distruggono tutto ciò che malauguratamente entra in contatto con loro.. è l'inizio della fine. Una sezione quindi carica di profondo disfattismo; dopodiché, la canzone riparte con un nuova strofa cantata quasi sussurrando, ma nello stesso tempo caratterizzata da un timbro graffiante, che non nega a Fabio il piacere di osare con note decisamente più piene ed alte, in cui la batteria di Thunderforce detta dei ritmi piuttosto vivaci e non troppo veloci. Come da copione torna la strofa corale, in cui, se si aguzza l'orecchio, si può apprezzare la voce di Fabio poggiata su toni piuttosto lirici. Questa, ormai possiamo dirlo, è proprio una delle canzoni dove il nostro fa più uso di determinati stilemi (almeno fino a quest'EP). Nella medesima strofa, però, i cori si spengono anche, lasciando Fabio da solo circondato dai soli strumenti, anch'essi più delicati e pacati del solito. Qui troviamo ancora un incoraggiamento indirizzato al Guerriero, dato che solo lui può fermare l'avanzata di Akron e dei suoi nuovi alleati: "...The moon is dying, don't fear his might". La luna tramonta, segno di sventura.. eppure, non bisogna temere la potenza del nemico. Bisogna invece farsi forza e caricarlo a testa bassa. Dopo pochi secondi ripartono i cori in latino ed in italiano, nonché le sinfonie avvolgenti. Il Guerriero non può non essere incoraggiato nel sentire tutta questa maestosità che lo chiama e lo invita a combattere. Un invito che diventa irresistibile con l'arrivo del pomposo ritornello e le frizzanti linee d'archi che lo seguono, in un breve momento esaltante tutto dedicato alla musica classica. Davvero bello, non c'è che dire! Ad esso, in ogni caso, segue un momento in cui invece sono gli strumenti metallici a dialogare tra loro, in una specie di salto nel tempo, dove la musica classica ha lasciato il posto al Metal Neoclassico della chitarra di Turilli e del suo assolo. Tutte le sinfonie sembrano tacere all'improvviso, e un gran bell'assolo di basso segue la scia di quello di Luca Turilli, prendendone subito il posto. Solo la batteria ne scandisce delicatamente il tempo, per poi vivacizzarsi anch'essa e dare il benvenuto ad un altro assolo di Luca Turilli, questa volta più melodico e lento e accompagnato dal clavicembalo di Staropoli. Lo spazio dedicato ai virtuosismi si stempera piano piano, ma non c'è da preoccuparsi, perché i Rhapsody sanno sorprendere e mantenere alta l'attenzione. Lo fanno con una nuova esplosione di potenza e gloria e con una nuova strofa sempre medio-veloce, che serve come trampolino di lancio per una breve narrazione di Aresius (il "wizard" del titolo), il quale descrive uno scenario apocalittico e di devastazione: "And soon the snakes of the abyss/ swallowed the mighty woodship/ while the waves of the bloody ocean/ were reaching the walls of the falling town..." Il Guerriero non può più tirarsi indietro, non è questo il tempo per essere tristi ed amareggiati dal corso degli eventi.. poiché è invece il tempo di fermare il corso degli eventi! Anche la musica sembra accodarsi a questo richiamo, facendosi decisamente più veloce ed arrembante, impreziosita poi da un veloce e vivace assolo di tastiera dell'ottimo Staropoli. Basta un attimo però ed il pezzo torna sui tempi medi dettati dalla magniloquente Sinfonia e dai cori in latino aggiunti dalla band che la avvolgono. Ormai sappiamo bene che questi saranno seguiti da una sorta di pre-chorus in cui troviamo nuovamente Fabio Lione e altri cori in italiano; così come sappiamo bene che i suddetti porteranno all'esplosione del ritornello. Così sarà infatti, e un altro assolo di Turilli, piuttosto melodico e disteso, segue il tutto riprendendo alcune melodie che abbiamo già apprezzato in questi minuti. Dopo di esso troviamo altri archi frizzanti che ci fanno venir voglia di dirigere un'orchestra. La canzone sembra essere finita, ma a sorpresa ritroviamo i cori in italiano ed il ritornello, e la canzone si lascia andare ad una coda di più di un minuto completamente sinfonica, che pone fine a questi 10 minuti e più di Symphonic Power Metal composto con maestria ed eleganza, in un modo che poche altre band avrebbero potuto all'epoca e potrebbero ancora oggi replicare od eguagliare.

Conclusioni

Con quest'EP i Rhapsody si prendono una piccola pausa dal concept principale, anche se non in toto, visto che la storia c'è sempre, è soltanto vista da un altro punto di vista. Verrebbe anche da dire che si sono presi una piccola pausa in generale, dopo aver pubblicato tre album notevoli. Questo non vuol dire che il riposo abbia prodotto un EP scadente e frutto dell'ozio, anzi, le tre canzoni vere e proprie qui presenti (non riesco a considerare "The Poem's Evil Page" appieno come una canzone: forse perché proprio non mi piace, o forse perché sembra più un intermezzo) sono davvero bellissime, tra gli episodi migliori mai proposti dalla band. Canzoni in cui, ancora una volta, la musica classica si affianca al Metal in un modo eccitante ed avvolgente, anche sopra le righe a volte, questo è vero; ma nulla è mai messo a caso o come mero esercizio di stile, tutt'altro. Le varie compagini sono tenute ferme da diversi collanti in grado di svolgere appieno il loro mestiere, mostrandoci in fin dei conti qualcosa di ordinato e mai tronfio o comunque buttato lì tanto "per". Nessuno sfogo di saccenza o magniloquenza, solo tanta voglia di rendere la propria musica unica, emozionante e decisamente coinvolgente. Del resto, la musica classica è in grado di suscitare forti emozioni e sensazioni, in tutti gli ascoltatori. Cosa ci sarebbe di meglio che unirla al Metal, dunque, anch'esso genere che poggia le sue fondamenta sulla volontà di impattare contro l'ascoltatore, toccando determinate corde della sua anima? Decisamente un bel connubio, non c'è che dire. Le prove dei singoli sono inoltre  notevoli. Le partiture sinfoniche ci sono, sono ben presenti ed udibili, e checché se ne dica non sono soltanto un orpello ed un dettaglio, sono ben studiate e ben amalgamate con tutto il resto. "Queen Of The Dark Horizons" e "The Wizard's Last Rhymes" ne sono la lampante riprova. Un pezzo come la title-track poi è davvero un classico ormai, e non solo per il videoclip.. peccato che non venga proposto molto spesso in sede live. Non l'unico difetto che mi sento di segnalare, in quanto l'EP in questione ha anche qualche piccolo punto debole: a tratti risulta un po' pesante ed altalenante, troppi intemezzi/strumentali/narrazioni che,  per quanto ben fatti, potrebbero annoiare, specialmente la narrazione di 6 minuti, la quale è recitata sì benissimo da Sir Jay Lansord; anzi, è una delle sue prove migliori se non la migliore in assoluto, però dopo 2 o 3 volte potrebbe stancare e diventare necessaria solo ai fini della comprensione del concept. Stesso discorso per le strumentali: per quanto piacevoli non lasciano molto il segno e finiscono presto nel dimenticatoio, utili anch'esse ad un ascolto completo dell'EP, per immergersi nel concept, non per ascolti saltuari o casuali. Tuttavia è difficile non restare piacevolmente sorpresi dalla qualità espressa dalle canzoni citate in precedenza, le quali innalzano senza dubbio il livello di quest'uscita, dando in pasto ai fan una prova musicale che potrebbe essere un antipasto per il successivo album.

1) Rain of a Thousand Flames
2) Deadly Omen
3) Queen Of The Dark Horizons
4) Tears of a Dying Angel
5) Elnor's Magic Valley
6) The Poem's Evil Page
7) The Wizard's Last Rhymes
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