RHAPSODY

Power of the Dragonflame

2002 - LMP

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
04/05/2017
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Con la pubblicazione di "Power of the Dragonflame(2002) un evento importante ha luogo in casa Rhapsody: la fine della "Emerald Sword Saga". Partita con il bellissimo "Legendary Tales" (1997), l'epopea aveva tenuto i fan con il fiato sospeso grazie ai suoi colpi di scena e alle sue caratteristiche tipicamente Fantasy, quindi difficilmente non apprezzabili da chi ama il genere o le storie avventurose in senso lato. Il vero punto di forza della band però, quello che li ha fatti diventare eroi del Power e una delle band più in voga tra la fine degli anni '90 e gli inizi del nuovo millennio, non è la saga in sé, ma la sua colonna sonora. Com'è giusto che sia è la musica l'elemento portante e fondamentale, è la musica dei Rhapsody che ha fatto innamorare i fan e li ha incuriositi. È innegabile però che anche la saga abbia la sua importanza, poiché alla fin fine è difficile scindere le due cose: è come se fossero una sola entità, le composizioni dei Rhapsody si sposano sempre benissimo con le vicende narrate, e, nello stesso tempo, quest'ultime non risulterebbero veramente efficaci senza l'aiuto del comparto musicale. Come in una vera e propria colonna sonora cinematografica. Già da queste premesse, dunque, è facile intuire che il sound della band sia rimasto pressoché invariato rispetto alle precedenti uscite; inoltre, il disco è uscito sempre per la "LMP" e ed ancora una volta, l'ennesima, troviamo Sascha Paeth e Miro alla produzione. La line-up vede invece più di qualche particolarità: Alex Holzwarth è presente nelle foto del booklet e nei ringraziamenti, ma si legge anche che la batteria è stata suonata dal già comparso (e misterioso) Thunderforce; il bassista Alessandro Lotta lascia la band e lo strumento viene, per il momento, affidato a Paeth stesso. Leggendo il booklet però vediamo che nella sezione dei ringraziamenti è presente anche un certo Patrice Guers, ossia il bassista che sarebbe entrato in formazione nell'album successivo. Tornando alla musica, si può affermare che lo stile, sì, sia pressoché sempre lo stesso, ma l'atmosfera generale che si respira è diversa, ogni singola traccia porta con sé un qualcosa di leggermente differente a livello di "umore" potremmo dire, ma anche e soprattutto di sound e carattere. Questo è infatti l'album più aggressivo e potente della band (almeno fino al 2002, ma molto probabilmente neanche i successivi posseggono quest'aspetto). Si respira una certa frenesia, c'è guerra nell'aria.. una guerra contro il male che deve esser vinta a tutti i costi. Vi ricordo infatti che il nemico per eccellenza, l'oscuro Akron, è in possesso della famosa Spada di Smeraldo, la quale gli fornisce anche dei poteri in più, grazie ai quali egli può mettere a ferro e fuoco tutte le Terre Incantate. Inoltre, nell'EP precedente (lo spin-off), è stata risvegliata anche la temibile e demoniaca Regina Degli Oscuri Orizzonti. La situazione è davvero tragica, e qui siamo al punto di svolta decisivo. Dopo gli eventi di "Dawn Of Victory" (2000) il Guerriero di Ghiaccio è però stravolto, fisicamente e psicologicamente. Tutte le città invocano il suo aiuto, ogni abitante prega il suo nome; era lui il prescelto, era lui l'eroe che avrebbe dovuto sconfiggere Akron impugnando la Spada di Smeraldo, ma è stato lui che gliel'ha consegnata in mano dopo essere stato ingannato. Il Guerriero ha questo peso sulla coscienza, oltre a quello di aver visto i suoi compagni d'avventura morire davanti ai suoi occhi senza poter fare niente. Nonostante questo però tutti credono in lui, è accolto come un eroe al suo arrivo ad Elgard, ma lui neanche se ne rende conto probabilmente: è così shoccato che Aresius deve usare i suoi poteri per curarlo. All'improvviso però arriva una notizia sconcertante: si viene a sapere proprio che Akron ha risvegliato la Regina e che ha aperto un portale sul mondo dei dannati, ma non solo, le due città Elnor e Thorald sono state distrutte, e ora le armate del Male si stavano dirigendo verso Algalord, una città sacra ed importantissima. Il Guerriero, sentendo queste notizie, torna in sé. Non può permettere altra morte e distruzione e così, guidato dalla furia cieca e dalla sete di vendetta è nuovamente pronto a combattere per il Bene. Questo è l'antefatto, l'album inizia proprio da questo preciso istante. È proprio per questo che la musica è così potente ed arrembante, riusciamo così ad immedesimarci nella lotta per la salvezza e nella rabbia del Guerriero, riusciamo a provarla, vorremmo combattere anche noi al suo fianco impugnando una spada. I riff di Luca Turilli sono serratissimi e taglienti come mai lo sono stati (favoriti anche da una produzione che le mette particolarmente in risalto), stessa cosa per le ritmiche, davvero furenti e veloci. Il comparto sinfonico è sempre presente con trombe magniloquenti, violini, cori sacri e via discorrendo, ma non è troppo invadente: la magnificenza e la complessità di "Symphony Of Enchanted Lands" (1999) viene ancora una volta accantonata in favore della schiettezza, un po' come per "Dawn Of Victory" dunque, ma c'è da dire che è comunque più presente rispetto a quest'ultimo. Non mancano infatti gli intermezzi barocchi, acustici o medievaleggianti tipici della band, così come non manca la voglia di scrivere pezzi dotati di una certa ricchezza compositiva, come si evince della suite finale di ben 19 minuti (all'epoca il pezzo più lungo mai scritto dalla band). "Power Of The Dragonflame" sembra quindi essere una sorta di riassunto dell'anima musicale del gruppo, troviamo qui tutti gli elementi che li hanno resi ciò che sono, tutti in un perfetto equilibrio. Ci sono anche delle novità, comunque: è qui presente il primo pezzo della band cantato interamente in italiano e anche un pezzo in cui Fabio Lione si destreggia in vocalismi simil-growl davvero notevoli ed inaspettati (per ribadire quanto quest'album sia aggressivo). Dunque, se "Dawn Of Victory" era un album battagliero ed ottimista, questo è un album sempre battagliero ma senza quella spavalderia e baldanza che caratterizzava il suo "fratello"; qui la potenza è tutta diretta alla salvezza, si combatte per salvare le città e chi le abita, combattere è un atto estremo, l'ultimo atto possibile prima del dominio di un Male sempre più potente. Non si va in guerra per la "gloria perpetua" e per schiacciare definitivamente, e con gioia, un nemico minaccioso, si va in guerra perché bisogna farlo. La potenza dell'album sta tutta qui, è la potenza dell'istinto di sopravvivenza e della voglia di non soccombere al Male. Dopo questa lunga, ma necessaria, introduzione direi che è ora di entrare nel vivo dell'album. 

In Tenebris

Si parte con il consueto intro: "In Tenebris (Nelle Tenebre)". Già il titolo ci fa presagire un certo tipo di atmosfera, la musica poi non è da meno; i Rhapsody ripropongono il classico intro à là Carmina Burana ricco di cori sacri in latino resi ancor più profondi dall'utilizzo delle sinfonie e soprattutto dell'organo che risponde ad ogni verso. All'inizio troviamo le solite parole in latino, ma man mano che i secondi passano, e i cori si distendono e si fanno più avvolgenti, passiamo all'inglese e poi all'italiano. In questo momento multilingue leggiamo le intenzioni del nostro Guerriero di Ghiaccio ritrovato, deciso più che mai ad annientare il Male, con l'immancabile aiuto della natura: "Let me see his face.../ Furia cieca, caos in me.../ Demoni.../ lead me to your horned beast named king.../ I will call my fire, air, earth,/ the oceans' waters... to stop inferno's breath!" I cori si fanno sempre più alti e gonfi e improvvisamente parte l'opener.

Knightrider Of Doom

"Knightrider Of Doom (Cavaliere del Destino)" è una delle canzoni più arrembanti mai scritte dalla band e svolge benissimo il suo lavoro di opener, gettandoci subito negli avvenimenti e nei pensieri del Guerriero. Il riff d'apertura e portante è davvero serratissimo e tagliente, le melodie sinfoniche lo avvolgono con fare minaccioso e nervoso, mentre la batteria comincia a scaldarsi. Improvvisamente parte la cavalcata, le melodie degli archi sono lievemente più veloci, Turilli sforna qualche virtuosismo e la batteria si lascia andare sul serio a ritmiche in doppia cassa, soprattutto nella prima strofa. Tutta questa forza d'urto contrasta un po' con la prestazione vocale di Lione, che è invece molto drammatica e sentita, così da rappresentare il lato guerriero della saga e quello tragico in un sol colpo. D'altronde il portale è aperto, il caos presto si abbatterà sugli innocenti, ogni creatura è in pericolo ora che Akron è in circolazione, senza contare il suo luogotenente Dargor e la Regina. Lo scenario è dei più terribili, ma il Guerriero è tornato ed è pronto a lasciarsi andare a ciò che il destino ha serbato per lui, proprio come recita il pre-chorus in italiano (con i cori in inglese, però). Il ritornello è davvero catchy e vincente, impossibile resistergli: Le ritmiche rallentano facendosi più cadenzate, come per permetterci di accedere ai pensieri del Guerriero, ma i pomposi e gonfi cori rinunciano ad ogni velleità esistenzialista per favorire l'eroismo ed il lato battagliero del tutto. E' proprio il Guerriero a parlare, e ci fa capire che è nuovamente pronto per combattere, è furioso: "In this bloody dawn/ I will wash my soul/ to call the spirit of vengeance/ to deny my wisdom for anger/ to break the scream of the silent fool/ and to be the son of doom". Nella seconda parte, però, il ritornello si velocizza per mettersi in linea con il resto della canzone, e questo non fa che aumentarne l'enfasi e la bellezza, aiutato ovviamente dalle onnipresenti sinfonie. Il pezzo continua imperturbabile su grandi velocità, mentre il Guerriero si rende conto di ciò che è accaduto mentre era sconvolto, ossia dei riti malvagi svolti da Akron con l'aiuto del potere della Spada di Smeraldo, del risveglio della Regina, della distruzione di due città intere e così via. Il suo ritorno alla sanità mentale non è stato dei più sereni, anzi, ora c'è ancora più bisogno di lui, dato che l'oscurità è sempre più opprimente: "The rites of the unborn the dragonship's fall/ the waves of my ocean the twins' holy call/ The march of the heroes the call of the gods/ after the rituals on the silent shore". Proprio in questo punto ritornano il pre-chorus ed il ritornello, a ribadire sempre di più il concetto espresso pocanzi: il Guerriero è tornato ed è pronto a combattere, così pronto che si farà guidare non dalla ragione ma dalla furia cieca. Senza nessuna pausa o interruzione di sorta parte anche l'assolo di Luca Turilli, assolo che inizialmente è molto melodico, senza troppi virtuosismi e anche abbastanza cantabile, ma poco a poco si fa più marcatamente Neoclassic coadiuvato anche dalle tastiere di Staropoli. Il Guerriero è in piena corsa verso la guerra ormai, niente potrà fermarlo! Il ritornello arriva puntualmente per l'ultima volta, e senza pre-chorus stavolta, a ribadire ancora la ferma volontà del nostro eroe, e sembra invitare anche l'ascoltatore unirsi alla lotta. E proprio l'ascoltatore, estasiato dal ritornello stesso, non vede l'ora di mettersi in groppa ad un cavallo (o ancor meglio, ad un drago) e partire per la battaglia, al suono dei maestosi fiati che chiudono il pezzo. Una partenza davvero notevole per quest'album, condensata in neanche 4 minuti.

Power of the Dragonflame

Un altro riff abbastanza aggressivo per gli standard della band dà il via alla title-track (Il Potere Della Fiamma Del Drago). Anche questa volta il brano ci dà il tempo di prendere il respiro prima di abbandonarsi alla classica cavalcata Power guidata dalla vibrante voce di Fabio, che canta "Rise mighty dragon!".  La prima strofa segue proprio questo pattern: ritmiche velocissime e riff serratissimi, con la voce di Fabio lievemente più sporca del solito e adatta per quello che liriche vanno a descrivere: "...god is dead in Thorald and in Elnor's rhyme/ Mutilated bodies are now carved in ancient holy stone/ tragic decoration of unholy wars". Il nostro eroe si rende conto sempre di più della distruzione che lo circonda, le città di Thorald ed Elnor, ormai distrutte, sono come un terribile monito, rappresentano quello che potrebbe accadere a tutte le città libere delle Terre Incantate se Akron ed i suoi alleati blasfemi non venissero fermati una volta per tutte. Uno scenario devastante insomma, ma ecco che la band, sempre pronta a tenere alto il vessillo dell'ottimismo e della speranza, inserisce proprio in questo momento una strofa estremamente solare e dalle tinte quasi "happy", che vanno lievemente ad annullare l'effetto negativo dei versi letti prima, vanno a dare forza. Al suo termine però la canzone ritorna ad essere aggressiva ed arrembante come era iniziata, facendoci immaginare il Guerriero alle prese con una velocissima cavalcata attraverso le Terre Incantate, una cavalcata guidata da nient'altro che dalla sete di vendetta. Anche la natura sembra essere sparita dai pensieri dell'eroe, ma ecco che se ne ricorda e la chiama in suo aiuto con tutte le sue creature. La strofa più "happy" arriva proprio in questo istante, confermando la voglia di speranza e di vittoria mentre anche la natura è decisa a partecipare alla lotta. Questa strofa comunque si risolve essere un pre-chorus, perché al suo termine parte proprio il ritornello, il quale sembra quasi distaccarsi dal resto della canzone, essendo sì supportato da un veloce tappeto di doppia cassa, ma rappresenta comunque una sorta di rallentamento. Il coro infatti non è arrembante e battagliero, ma è arioso e molto disteso, eroico ma quasi rilassato; una rilassatezza che sembra suggerire che la battaglia contro il Male verrà vinta, non c'è da preoccuparsi. Le liriche parlano chiaro, sono tutte le genti delle Terre Incantate a parlare, dal cittadino più umile al re più potente, tutti chiamano a gran voce il Guerriero, tutti ancora ripongono in lui ogni speranza: "From the silent hill we scream loud your name/ mighty power of the dragonflame/ from the mountains proud and strong/ we call our dragonlord". Poco oltre la metà della canzone inizia il solito assolo della 6-corde di Turilli, le ritmiche sembrano quasi rallentare per dare il tempo alla chitarra di immettersi in quel flusso senza sosta, ma poi si riparte immediatamente in una cavalcata senza fine con la chitarra a farla da padrone: dapprima con passaggi molto melodici che fanno venir voglia di spiccare il volo, dopo con degli sweep-picking davvero ottimi e squisitamente Neoclassic. Subito dopo arriva una bella sorpresa, ossia una breve strofa cantata interamente in italiano, velocissima come sempre, solare e positiva. Stavolta poi possiamo anche sentire limpidamente le altrettanto velocissime tastiere di Staropoli che non fanno che aumentare la sensazione di velocità di questo istante. I versi sono molto belli e tutti da cantare (l'italiano è molto usato in quest'album): "Energie di cosmi estinti gridano sangue/ dalle terre dell'ignoto senza pietà". Sembra che anche l'Universo intero voglia partecipare allo scontro decisivo tra il Bene ed il Male. Da questo momento la canzone ricomincia riproponendo l'accoppiata pre-chorus/ritornello che a questo punto conosciamo bene, ma l'arioso ritornello viene ripetuto una volta in più per permettere alla canzone di concludersi in bellezza e piena di speranza.

The March Of The Swordmaster

Se le due tracce precedenti erano dirette e aggressive sin dall'inizio e rappresentavano una bella lezione di Power Metal, lo spensierato e rinascimentale violino iniziale di "The March Of The Swordmaster (La Marcia Dello Spadaccino)" cambia le carte in tavola proponendo un mid-tempo roccioso ma dalle tinte folkloristico/medievali e, appunto,  quasi sfocianti nel rinascimentale. La melodia portante però non è originale: è un arrangiamento di Tourdion, un pezzo composto da Pierre Attaingnant nel XVI secolo e ripresa anche da Ritchie Blackmore per i suoi Blackmore's Night nel pezzo "Play Minstrel Play", contenuto in "Shadow Of The Moon" (1997), e ancor prima dal nostro Angelo Branduardi nel pezzo "Donna Ti Voglio Cantare", contenuta in "Cogli La Prima Mela" (1979). In ogni caso, al violino presto si affiancano anche chitarra e batteria, le quali ci portano direttamente al cospetto di Fabio, che, con voce potente e più graffiante del solito esclama: "Ride! Die! Sacrifice!" Il brano si assesta definitivamente su tempi medi à la Manowar e da marcia (come suggerisce proprio il titolo), i quali si sposano alla perfezione con la fierezza ed il coraggio del Guerriero, il quale continua il suo viaggio verso Algalord. Quella è la città dove sarà organizzata l'ultima difesa disperata, e nel mentre altri uomini si sono messi al seguito del guerriero nordico con gli stessi intenti: tutti con la stessa voglia di onorare i caduti e vendicarli. Tutti sono decisi a fermare il male: "...the black king is moving to Algalord/ this is the time... he has to be stopped!" Poco prima del ritornello sentiamo proprio le acclamazioni di chi segue il Guerriero, grazie a dei cori potenti e fomentanti che fanno sempre faville dal vivo e che invitano anche noi a gridare "Hail hail brave swordmaster!". Il ritornello riprende il violino e la melodia iniziale di Attaingnant e la condisce con i soliti efficacissimi cori solari, eroici e battaglieri che, ancora una volta, non fanno che acclamare ancora di più il Guerriero e la sua missione. Ormai è chiaro quanto le sorti delle forze del Bene siano in mano sua, e come ognuno abbia fiducia in lui. Il Guerriero ovviamente farà di tutto per ripagarli, ora è anche finalmente tornato in sé, e nelle due strofe successive sembra proprio parlare ai soldati che lo seguono. Gli racconta del risveglio della Regina, degli echi di guerra che risuonano per tutte le lande, di tutti i pericoli che sono in agguato e di tutti quelli che dovranno affrontare per riportare la pace. Con dei nemici del genere la battaglia sarà durissima, ma bisogna resistere con tutte le forze, tanto non c'è più niente da perdere. Il Guerriero quindi, impersonato da un Fabio Lione perfetto nella sua veste di cantore e menestrello, trova anche il tempo di incoraggiare i suoi alleati: "Resist my fierce soldiers their vision can kill/ it will test your courage... and your will to live". A queste parole tutti acclamano di nuovo il grande eroe, portando la canzone ad una nuova esplosione del famoso ritornello. L'ottimismo è tornato nel cuore del Guerriero e nelle truppe che lo seguono. L'assolo mantiene quest'atmosfera di positività, adattandosi alle ritmiche medie e non abusando dei virtuosismi. L'assolo è breve però, esso infatti lascia subito spazio alle ripetizioni finali del ritornello e alle sensazioni positive che risvegliano in noi. Il brano si conclude con le stesse esclamazioni dell'inizio. Tutti sono pronti a combattere e a cavalcare, ma c'è sempre qualche sacrificio da fare..

When Demons Awake

Ed eccoci ora a "When Demons Awake (Quando I Demoni Si Risvegliano)", ovvero la traccia più aggressiva e violenta dell'album e per molto tempo anche della carriera dei Rhapsody. Ci rendiamo conto che c'è qualcosa di diverso già dai primi secondi: gli archi suonano sinistri, tetri e soprattutto minacciosi, ad essi poi si aggiungono anche gli altri strumenti e tutto il comparto sinfonico, ma è la lamentosa voce della soprano Bridget Fogle a mantenere vivo quel senso di dramma che avevamo percepito da subito. Le nostre sensazioni vengono poi confermate dal riff  altrettanto oscuro e minaccioso che esce fuori dalla chitarra di Luca, un riff quasi solitario e che emerge volutamente dal muro sonoro. Le orchestrazioni e la batteria infatti appaiono a tratti, per rendere l'attesa ancora più spasmodica. Piano piano la canzone prende forma, essa infatti comincia ad accelerare il tiro con la classica cavalcata, mentre fiati e tastiere si rincorrono in sottofondo. Ecco che all'improvviso, dopo più di un minuto di introduzione, entra in gioco la voce di Fabio Lione, come mai si era sentita prima d'ora. Il cantante infatti sforna una prestazione vocale al limite dell'estremo, grezza, ruvida e quasi growl a tratti. E pensare che la sua è una voce così pulita, limpida e soave, fa quasi strano sentirlo in queste vesti, ma vi assicuro che il risultato è dei migliori! La spiegazione di tanta aggressività sta tutta nel testo, a riprova che il voler comporre una colonna sonora non è solo un mero vaneggiamento, anzi, la band cerca davvero di sposare musica e testi. In questo frangente, infatti, entriamo nuovamente nei pensieri del Guerriero, è proprio lui a parlare, ma è davvero infuriato; vedere tanto dolore intorno a lui e pensare che una causa di questo è la sua spada fa male, senza contare che la Regina del male, di cui parlavamo, è stata risvegliata dall'oltretomba: "Oh god don't forsake me, I need to survive/ the unholy vision, the eternal bloody night/ He pronounced the rites, the slimy queen's awake/ the cause is the sword, my sword in Akron's hands..." La seconda strofa prosegue su questa stessa linea, anche se Fabio alterna più spesso le vocals sporche a quelle pulite, dialogando quasi con sé stesso grazie all'overdubbing e all'effetto stereo e dimostrando così tutta la sua versatilità. Le liriche sono particolarmente cattive poiché narrano degli orrendi effetti di una battaglia, la quale lascia guerrieri mutilati e sfigurati sul campo; una vera carneficina che anima il lato più ferino del nostro eroe. Da menzionare anche il grande e frenetico lavoro sinfonico che si può apprezzare in sottofondo e che sembra rincorrere la canzone ed avvolgerla nelle sue spire, come il Male vuole fare con il Guerriero. Il ritornello arriva all'improvviso e rappresenta anche un rallentamento; esso poi è molto arioso, corale e tipicamente sinfonico, Fabio riprende possesso del suo timbro pulito e Staropoli inserisce un organo per dare un tocco di enfasi e profondità in più. Da notare come la band abbia riproposto e riarrangiato un tema già presente in "Beyond The Gates Of Infinity" da "Symphony...", utilizzando, più o meno, anche le stesse parole: "I'm the nordic warrior/ hunter of the marching dead/ i'm the bloody hand of tytans/ when... when demons awake". Dopo il refrain la canzone sembra ricominciare da capo, ma ecco che comincia la sezione solistica con un breve scambio di assoli tra Staropoli e Turilli. Breve perché il pezzo rallenta per un attimo facendosi più atmosferico per lasciare spazio ai cori sacri tutti in italiano: "Inferno apri rubami l'anima/ voglio sfidare l'oscuro demone/ Tutto è in me, cielo e oceani/ fratelli gargoyles, volate qui da me". Dopodiché il brano torna nelle mani di Staropoli, che ha così spazio per un altro assolo che ricorda molto le sonorità di certi vecchi videogiochi. La pausa è stata anche troppo lunga però, ci siamo quasi scordati della rabbia del Guerriero. Egli però non se n'è dimenticato naturalmente, ed ecco che Fabio Lione riparte con il suo timbro sporchissimo e con la stessa strofa di inizio pezzo. Stavolta però non troviamo un'altra strofa, bensì l'epico ritornello che si trascina con magniloquenza verso il finale della canzone, la quale si chiude, dopo quasi 7 minuti, con un misterioso suono di una campana. Dobbiamo forse aspettarci qualcosa di brutto? Lo scopriremo andando avanti.

Agony Is My Name

La partenza di "Agony Is My Name (Agonia È Il Mio Nome)" è quanto di più eccitante ed energico si possa attendere, soprattutto dopo un pezzo oscuro ed aggressivo come il precedente. Qui i Rhapsody sembrano tornare alle atmosfere di "Legendary Tales", tra riff veloci (come di consueto in quest'album), tastiere e sweep-picking chitarristici che si rincorrono a vicenda, e ritmiche sempre più veloci. La cavalcata prosegue naturalmente anche nell'arrembante prima strofa (impreziosita da un organo in sottofondo) in cui, come canta Lione, domina ancora la furia vendicativa del Guerriero. Il quale, in questo frangente sembra quasi essere in grado di controllarla e rivolgerla verso obiettivi ben precisi; non si lascia guidare irrazionalmente da essa, anzi, è lui a guidarla. Improvvisamente intervengono dei cori sacri in italiano ai quali immediatamente si lega un altro verso in inglese in cui il Guerriero ricorda le sue perdite più care, quelle a cui abbiamo assistito anche noi durante lo svolgimento della saga: "Vita, morte, gloria, onore/ Airin, Arwald, Tharos in my painful dreams". Sempre immediatamente (tutto è all'insegna della repentinità) passiamo ad un breve intermezzo barocco dominato da violino, clavicembalo e dal flauto di Manuel Staropoli. L'intermezzo è sì breve, dopotutto abbiamo già capito che tutto si svolgerà molto velocemente in questa canzone, ma ha il pregio di riportare alla mente gli stacchi di questo genere che erano contenuti nel primo leggendario album della band e anche quello di darci la sensazione che la canzone riparta ancora più veloce di prima. E così si riparte al galoppo, il Guerriero osserva la devastazione intorno a lui, tant'è che ormai sembra strano vedere il contrario. È interessante notare come nei primi due album i riferimenti alla bellezza della natura erano tantissimi, così come erano ben descritte le sensazioni che essa faceva provare al Guerriero; ora invece tutt'intorno c'è solo morte, dolore e caos: la natura ha perso il suo splendore e gli alberi vengono divorati dalle nere fiamme del Male. Preceduto dai cori sacri in italiano di prima, parte il ritornello, che è tipicamente "rhapsodiano", con il suo essere corale, sinfonico, baldanzoso e quasi saltellante. Insomma, un ritornello fomentante che dà forza, proprio come i versi che lo compongono: "Algalord's calling for holy revenge/ the rage of the heroes in my hands/ the fury will rise and soon/ they will taste my silver blade/ and they will face the prophecy/ 'cause agony is... my name!" Il Guerriero è sempre più deciso a combattere e anche a sacrificarsi per Algalord, ora niente potrà fargli cambiare idea. Dopodiché la canzone riparte senza sosta con un'altra strofa, altri cori sacri e nuovamente con il ritornello, che ormai si è stampato nelle nostre menti. Un attimo di tregua sembra arrivare con la sezione solistica affidata a Luca Turilli, il quale propone un assolo virtuoso come sempre ma anche melodico e calmo rispetto al resto della canzone. Anche qui però la tregua viene interrotta immediatamente, poiché un riff serrato e cupo interrompe l'assolo, dando il via a dei magnifici cori sacri che, con il solito organo in sottofondo, riprendono addirittura i versi dell'apocalittico Dies Irae, tanto per ricordarci che, nonostante la baldanza generale, la situazione è delle più serie. Non c'è tempo per riflettere però, ed ecco che riparte la sezione solistica squisitamente Neoclassic in cui anche Staropoli si dà da fare. Senza troppi indugi torniamo però alle ultime ripetizioni del ritornello che con spavalderia e fermento guidano il brano, come abbiamo capito uno dei più frenetici dell'album, verso la fine. Intanto, come evinciamo dal booklet, Aresius ci narra il fatto che una battaglia terribile ha effettivamente luogo. Una battaglia nella quale il Guerriero si scontra con Dargor sconfiggendolo e quasi uccidendolo. Succede qualcosa di incredibile però.. il Guerriero non uccide il luogotenente di Akron ma gli salva la vita, lasciando Dargor pieno di dubbi. Perché quell'atto di misericordia? Suo padre Vankar gli aveva sempre detto che era il Guerriero il malvagio, lui aveva massacrato la sua famiglia. Ripensando a questo Dargor colpisce quindi il Guerriero facendolo stramazzare al suolo senza sensi, in una pozza di sangue. Al suo risveglio il nostro eroe capisce che la battaglia, preparata così a lungo e con tanta decisione, per la salvezza di Algalord è stata vana e forse la fine è davvero vicina stavolta.

Lamento Eroico

Abbiamo ormai superato da un po' la metà dell'album, e, dopo molti pezzi velocissimi e anche aggressivi, è giunto il momento della ballata. E che ballata! "Lamento Eroico" è un vero capolavoro, un classico della band e una delle ballate più celebri del Power Metal. Qui Fabio Lione si supera davvero, regalandoci una delle sue prestazioni vocali più belle ed emozionanti, che, per stile, si mette proprio all'opposto di quella contenuta in "When Demons Awake". L'apertura delle danze è affidata al malinconico flauto di Manuel Staropoli, a cui si lega, dopo non molto, un pianoforte abbastanza sommesso che crea la base ideale per l'entrata in gioco di Fabio. Anch'egli è abbastanza triste, la sua voce è delicata ma nello stesso tempo piena e potente. A metà prima strofa entra anche la batteria, la quale si tiene comunque su tempi lenti senza spezzare troppo la quiete. In questa traccia il Guerriero di Ghiaccio ha un momento di riflessione: la fierezza, il coraggio, la potenza e la spavalderia delle tracce precedenti sembrano essere svanite all'improvviso. Ci immaginiamo l'eroe ferito, da solo sotto un albero, durante una notte particolarmente stellata e silenziosa che permette la riflessione. Dopo la battaglia contro Dargor la vittoria finale non sembra più così sicura, c'è il rischio di non tornare più indietro, mai più. Con la voce limpida, potente e vibrante di Lione l'eroe sembra rendersene conto: "Cosmi di eternità tradita/ di verità svanite che ora versano/ lacrime d'addio in un vuoto nero/ sincero e fiero al mio destino andrò". A questo punto la canzone esplode in un ritornello da brividi: gli archi appaiono in sottofondo, percepiamo della malinconica grandeur che trova la sua vera essenza nella voce del solito ottimo Lione, qui in una delle sue prove più acclamate in cui si diletta ad utilizzare, riuscendoci egregiamente, un timbro da cantato lirico che non può non passare inosservato e smuovere da dentro. È il lamento eroico di un eroe che intravede da lontano la possibilità della sua fine, di un eroe che ha visto tanta sofferenza e perso amici e amore, di un eroe che è consapevole del suo destino tragico, ma nonostante questo lo abbraccia. Dopodiché la canzone ritorna delicata, come all'inizio, il Guerriero torna a riflettere e pensa al futuro, a cosa potrebbe succedere dopo una sua eventuale dipartita. Ebbene, proprio questo gli dà forza e coraggio, dopotutto lui ha combattuto sempre per il giusto e per il bene degli altri, e ciò non cambierà. Il risultato delle sue azioni porterà ad un futuro più giusto e di pace: "Custode di eternità guarita/ di verità trovate per tutti i figli di madre terra/ sempre a lei ho dato la vita, la morte/ così continuerò!" E' deciso dunque, la morte non sarà un problema poiché se arriverà sarà per una giusta causa. Il ritornello arriva con tutta la sua magnificenza proprio in questo momento per ribadire il concetto e per dare forza, ma anche per ricordarci che questo è comunque un lamento che ci svela i sentimenti più profondi del protagonista e mette l'ascoltatore davanti all'eventualità di una sua fine tragica. In ogni caso il ritornello viene ripetuto più volte, per la gioia dell'ascoltatore, questa volta coadiuvato non solo dagli archi ma anche da cori epici che non fanno che aumentare l'enfasi e la tragicità del tutto, fino agli ultimissimi secondi del gran finale in cui svetta ancora una volta la voce di Fabio.

Steelgods of the Last Apocalypse

È un'introduzione marziale quella che apre "Steelgods of the Last Apocalypse (Dèi D'Acciaio Dell'Ultima Apocalisse)". Questa però si trasforma subito, grazie a delle sinfonie eteree e sognanti che guidano il brano verso la classica cavalcata Power che fa venir voglia di volare. Quasi allo scoccare del minuto i toni si abbassano però, e per un istante Fabio Lione resta solo con il pianoforte di Staropoli, cantando delicatamente dell'imminente arrivo dell'inverno. Un ruggente e sporco "Violence calls!" però rompe la calma e ci riporta alla realtà: il brano si trasforma nuovamente e riparte con decise e potenti ritmiche medio-veloci sempre ammantate da drammatiche sinfonie e dell'altrettanto drammatica voce di Lione, che nelle liriche di questa strofa ritorna a parlarci del desiderio ultimo del Guerriero, ossia la fine di Akron e della guerra: "I want his fall/ his epic fall in this evil war/ fought to protect our ancient throne". La strofa seguente però cambia ancora una volta le carte in tavola, presentandosi in una veste più positiva e distesa che dà quell'immancabile tocco di ottimismo caro alla filosofia di Turilli. Il ritornello non si discosta molto da quest'ultime coordinate, salvo essere più deciso e più drammatico, grazie anche al solito comparto sinfonico e al dialogo tra cori più ariosi e cori più battaglieri e combattivi. Dopo un brevissimo assolo virtuosistico da parte della 6-corde, il brano riparte quasi da zero riproponendo quel momento di quiete apprezzato all'inizio. Il Guerriero osserva Algalord da lontano, quasi divorata dalle nubi; essa è l'ultima roccaforte da difendere per continuare a combattere, la città sacra... La difesa che era stata organizzata per essa ha fallito, il nostro eroe vi ha quasi perso la vita, ma finché si ha fiato in corpo non resta che provare ad organizzarsi ancora una volta, l'ultima. Come da copione la traccia, guidata dalla ruggente voce di Fabio, diventa nuovamente più aggressiva e veemente, ma come ormai sappiamo essa virerà nuovamente verso lidi più melodici e sognanti. Il Guerriero ormai è diventato un vero condottiero, non è più soltanto una figura solitaria vista come un salvatore. Adesso è lui stesso a guidare le forze del Bene. Da bravo condottiero si rivolge direttamente ai suoi uomini con versi eloquenti e drammatici, in cui a fianco della natura c'è anche l'idea della morte, sempre più presente dopo lo scontro con Dargor: "Raise all your eyes to the autumn skies/ capture the energy of that sight/ They can have fun with my limbs and bones/ but I swear my spirit will never fall". Il ritornello giunge proprio in questo momento, proprio per dare un tocco di tragico eroismo in più con i suoi cori epicheggianti. Dopodiché comincia la sezione solistica ed il "duello" tra gli assoli à la Malmsteen di Turilli e le tastiere di Staropoli. Duello che però per un attimo sembra fermarsi quando entrambi gli strumenti suonano la stessa melodia all'unisono, come a simboleggiare l'unione delle forze necessaria per sconfiggere il Male. Il refrain riappare all'improvviso con la sua carica battagliera ma lievemente malinconica e si trascina fino alla fine del pezzo, facendoci capire che ormai è tutto pronto per la battaglia decisiva: o si vincerà o si perirà, in ogni caso nessuno vivrà da schiavo del Male.

The Pride Of The Tyrant

"The Pride Of The Tyrant (L'Orgoglio Del Tiranno)" comincia guidata dai fraseggi virtuosistici di Turilli che lasciano presto il posto alla prima strofa cantata coralmente quasi a cappella. Il tema, almeno all'inizio, è più o meno quello delle tracce precedenti, ossia la voglia di sopraffare Akron; la dura sconfitta sembra non aver demoralizzato troppo il Guerriero, il quale è ancora deciso a combattere fino alla fine, visto che ormai l'idea della morte non lo spaventa neanche più di tanto, forse è parte del suo destino. L'eroe è deciso a vincere non una battaglia, ma proprio tutta la guerra, riprendendo finalmente la sua Spada di Smeraldo. La strofa seguente si velocizza un po', riportando alla luce anche gli altri strumenti, ed è costituita da belle linee vocali solari ed accattivanti. Nella seconda parte della strofa le ritmiche si velocizzano ulteriormente, aumentando anche il comparto sinfonico e dando quelle sensazioni di eroismo tipiche del sound della band. Qui, dopo il climax, ci sarebbe stato benissimo un ritornello, ma i Rhapsody ci tengono sulle spine e fanno partire un'altra strofa simile alla prima; abbiamo anche le tastiere di Staropoli, le quali imitano il suono delle cornamuse, un suono impreziosito anche da dei versi particolarmente significativi: "Dargor don't believe him, listen to my words!/ You are the one who can still save your soul/ Akron is the bastard, he massacred all/ The evil hand that serves the will of Kron". La battaglia per Algalord ha finalmente inizio e il Guerriero si ritrova nuovamente faccia a faccia con Dargor. Il nostro eroe vede del buono in Dargor, sa che non è malvagio come Akron, sa che in lui c'è ancora qualcosa che può essere salvato, anche noi lo sappiamo, soprattutto dopo gli episodi di "Dawn Of Victory". Dargor è stato sempre ingannato, gli è stato insegnato l'odio per il Guerriero, colpevole di aver massacrato la sua famiglia. Ma non è così, fu proprio Akron a massacrare tutti! Come da copione la strofa seguente è più veloce e ariosa, come se Dargor stesse davvero ascoltando le parole del Guerriero, il quale continua a ripetergli la verità dei fatti, dicendogli anche di dargli la possibilità di dimostrargliela. A questo punto giunge anche il ritornello: corale, sinfonico e decisamente arioso. Un ritornello semplice e abbastanza prevedibile ma che risulta comunque piacevole ed enfatico. Dopodiché inizia la sezione solistica in cui Turilli e Staropoli possono dar sfoggio di tutta la loro tecnica, e lo fanno con il solito dialogo chitarra-tastiera, anche se quest'ultimo è interrotto da una breve strofa piuttosto solare cantata da Lione, strofa che in ogni caso lascia nuovamente spazio agli assoli. Se Dargor si unisse alle forze del Bene sarebbe davvero una svolta inaspettata, le sorti della guerra potrebbero cambiare definitivamente. Le cose infatti non stanno andando bene per niente, ma portare un guerriero del rango di Dargor tra le file di Algalord sarebbe decisivo. La canzone riparte riproponendo la prima strofa, con le stesse parole anche, ma anch'essa sembra percepire la speranza di un eventuale voltabandiera di Dargor, e questo si riflette nella musica: se la prima strofa era quasi a cappella e nella sua seconda ripetizione c'erano le cornamuse, ora troviamo direttamente il comparto sinfonico a sorreggere il tutto, con tanto di fiati ed archi che si allungano anche alla strofa successiva. Un climax cominciato dai primi secondi della canzone dunque, il quale si conclude gloriosamente con le ripetizioni dell'arioso ritornello e con la fine del pezzo, affidata alla chitarra di Turilli. La battaglia per Algalord potrebbe avere un esito positivo se Dargor tradisse Akron.. ma il problema è questo: lo tradirà?

Gargoyles, Angel of Darkness

È giunto ora il momento di gettarci nell'epilogo dell'album e nell'epilogo della saga con "Gargoyles, Angel of Darkness (Gargoyle, Angeli Dell'Oscurità)". Prima però urge riprendere in mano le Cronache di Algalord narrate da Aresius per fare il punto della situazione: infine la città Algalord capitola sotto l'impressionante forza d'attacco composta da Akron, la Regina, tutte le creature del mondo del caos e Dargor. Tutti gli incoraggiamenti del Guerriero che abbiamo visto finora non sono bastati, egli stesso ora è prigioniero del signore del Male, di nuovo. Viene torturato mentre intorno a lui la distruzione ingloba tutto e tutti, mentre sembra che ormai non ci sia più nulla da fare. La fine delle Terre Incantate è arrivata. La prima parte della suite, intitolata "I. Angeli di Pietra Mistica", inizia con un intro di chitarra classica molto atmosferico e rilassante composto e suonato da Sasha Paeth. C'è silenzio, oltre alla chitarra classica ci sono solo la drammatica voce del soprano e delle tastiere che risuonano in lontananza, quasi evanescenti. Un momento che sembra trasporre in musica quanto descritto pocanzi. All'improvviso però Paeth accantona la quiete e si lascia andare ad un momento vagamente spagnoleggiante che prova a portare un po' di brio nelle lande desolate ma che non rinuncia ad un retrogusto di delusione e sconfitta. Proprio in questo istante interviene la chitarra elettrica di Turilli con un riff duro al quale si accodano anche basso e batteria, la quale scandisce delle ritmiche leggermente cadenzate ma piuttosto vivaci sulle quali si inserisce la voce narrante e misteriosa di Fabio Lione. La seconda parte di questa prima strofa innalza i toni e inserisce dei fraseggi chitarristici in sottofondo, una sorta di climax in cui appaiono dei versi molto eloquenti: "...Neither would Aresius have believed what was now changing in him/ Swan, prince of the magic lake, Dargor's your name". Ritorna la figura di Dargor, e questa volta sembra che qualcosa stia effettivamente cambiando in lui. Proseguendo il climax arriva immediatamente il ritornello, che grazie ai cori epici in italiano risulta particolarmente sacrale e maestoso, grazie anche al solito aiuto del comparto sinfonico e delle tastiere ovviamente. Un assolo di Luca introduce la seconda strofa, la quale è ancora più eloquente della prima in quanto ci svela direttamente il punto di vista di Dargor con tutti i suoi dubbi; dubbi che farebbero felice il Guerriero e tutti quelli che speravano sin da "Dawn Of Victory" in un suo voltafaccia: "...He could not endure these cruel games/ against him who once spared its life/ He realized so not too late to be really far from his king/ far from his infinite blood thirst, too far to call them right for him/ Rise, fly high and steal his soul, angels of stone". Infine accade! Dargor comprende finalmente di aver seguito una via sbagliata, di non essere per niente simile ad Akron; è così che chiama in suo aiuto i gargoyle, il cui volo risuona nel bel ritornello. Dopo il refrain la canzone viene affidata al pianoforte di Staropoli che ci regala un altro momento di quiete prima dell'arrivo del riff portante e di un nuovo assolo da parte di Turilli. Questa volta però, a seguire, troviamo una strofa nuova e diversa da quelle precedenti, una strofa completamente in italiano, molto ariosa e solare che suggella definitivamente il passaggio di Dargor alle forze del Bene; è proprio lui a parlare e a giurare lealtà alla causa e a Gaia (divinità della Terra e madre proprio di Dargor). Delle ritmiche sinfoniche e marziali, condite dal cantato operistico di Fabio, ci guidano verso una breve sezione solistica chitarra- tastiera vagamente Prog che però dura poco ed esplode nuovamente nel maestoso ritornello. Ora le cose possono cambiare davvero, c'è ancora speranza dopotutto. La seconda parte della suite,  "II. Warlord's Last Challenge" (L'Ultima Sfida Del Signore Della Guerra), è breve e tutta strumentale ed è affidata alle sapienti mani di Luca Turilli, il quale tira fuori un assolo molto gradevole e squisitamente Neoclassic, coadiuvato dal solito e fedele Staropoli a supporto. "III. ...And the Legend Ends..." (...E La Leggenda Ha Fine...) è l'ultima parte; ci avviciniamo sempre di più al gran finale. Questa inizia con Fabio Lione che, quasi recitando, invita Dargor a lasciarsi andare alla sua rabbia, così da essere più potente e pronto per ricevere la forza vitale datagli da sua madre Gaia proprio in questi istanti, come ci narra Aresius/Sir Jay Lansford poco dopo questi primi secondi (le parti narrate le troviamo solo in questa canzone). Dopo la narrazione parte uno dei momenti più belli della suite: la voce di Fabio si innalza piena e gloriosa fino a toccare le vette più alte delle Terre Incantate, tutti devono sapere cosa sta succedendo, la musica è maestosa e regale, i cori delle forze sconfitte del Bene rispondono ala voce di Fabio ed invitano Dargor, le ritmiche cadenzate à la Manowar danno un tocco roccioso al tutto. Anche le parole di queste due strofe ricordano molto un modo di fare dei Manowar, ossia quello di inserire nel testo rimandi ad altre loro canzoni o album. I Rhapsody lo fanno benissimo, creando una sorta di sintesi di tutta la saga: "And this is then the epic end/ of the legendary tale/ of the one who found the light/ and the dragonflame inside/ of the tragic rain of a thousand flames/ of the town's defenders who faced pain/ of symphonies of enchanted lands/ of whispers of love and hate/ The dawn of victory can breathe in the wind/ and this would mean the great rebirth/ reborn, the one who's giving his life?" Per un momento ogni voce sparisce e restiamo soli con le ritmiche marziali e le sinfonie avvolgenti che ci lasciano riflettere: dunque siamo giunti alla fine, Dargor ha davvero deciso di seguire il Guerriero, ha davvero tradito Akron! Le sinfonie ci avvolgono e ci danno energia, come se Gaia stessa avesse indirizzato il suo respiro su di noi, ma la saga ancora non è finita del tutto. Aresius ci narra gli ultimissimi momenti di questa saga cominciata nel 1997: Dargor uccide la Regina e spinge Akron tra le mani del Guerriero, quest'ultimo è stato torturato, è ferito ed è ormai morente, ma, come abbiamo visto, l'idea della morte era parte della sua missione, quindi c'è ancora qualcosa che può fare per essere considerato un eroe anche nelle epoche a venire. Il nostro eroe blocca Akron e si getta in un abisso paludoso diventando cibo per le creature mostruose che lo abitano. Un sacrificio non indifferente, una morte tragica del protagonista che abbiamo seguito sin dall'inizio di tutto; una morte purtroppo necessaria.. è il destino degli eroi. In ogni caso Akron è stato sconfitto, il Male è stato sconfitto (per sempre?). La suite si conclude con i cori sacri che avevamo già ascoltato nell'intro "In Tenebris", e proprio con questi la "Emerald Sword Saga" si conclude in bellezza con la tanto agognata, e sofferta, vittoria del Bene e della natura.

Conclusioni

Si conclude così un capitolo importantissimo della carriera dei nostri Rhapsody, con un ottimo album (non sbagliano neanche stavolta) che si presenta come una sorta di sintesi dello stile dei Nostri. In gran parte la band ripercorre il percorso iniziato con "Dawn of Victory", ossia quello della potenza e della compattezza con canzoni per lo più brevi, dirette e soprattutto agguerrite; ma non rinuncia ovviamente all'appoggio sinfonico che era stato preponderante nei primi due album, inserendo comunque (anche se in maniera più misurata rispetto a quei due lavori) cori epici, brevi intermezzi strumentali barocchi e più atmosferici, come si evince soprattutto nella suite finale e in "Agony Is My Name". Forse la parte Symphonic, come nell'album precedente, è un po' più "nascosta" e ricopre per lo più un ruolo di sostegno al muro sonoro, non ha quella vivacità quasi solistica che era presente in un album come "Symphony Of Enchanted Lands" per esempio. Ma c'è da dire che grazie a delle chitarre particolarmente taglienti il suono generale risulta più arrembante e aggressivo del solito, sposandosi benissimo con le esigenze narrative di quest'ultimo capitolo, come avevo già anticipato nell'introduzione. Per il lato chitarristico va menzionato anche il supporto di Dominique Lerquin, il quale sarà sempre più come un membro aggiunto della band, soprattutto in sede live, che poi rappresenta anche la sede in cui le canzoni di quest'album possono davvero dare il meglio, potendo contare sui cori dei fan in festa, visto che le canzoni risultano catchy come sempre. Anche quest'album infatti è ricco di classici e di canzoni che vengono suonate dal vivo ancora oggi. Una di queste è sicuramente "Lamento Eroico" la quale mostra un lato di Fabio Lione che prima si era soltanto visto a tratti, e che qui può emergere in tutta la sua bellezza, fornendo il nostro una prestazione vocale da brividi rasentante la perfezione. Una delle sue migliori prove vocali in assoluto. L'altro pezzo in cui il cantante toscano dà il meglio di sé è senza dubbio "When Demons Awake": un brano in cui Fabio tira fuori anche un lato inedito della sua voce, passando agilmente da linee vocali pulitissime e vibranti a linee vocali simil-growl che strizzano l'occhio a certe soluzioni estreme. Un esperimento riuscitissimo che dimostra la volontà della band di proporre qualcosa di nuovo e che li aveva addirittura portati a parlare di un progetto chiamato "Rhapsody In Black" (un album che avrebbe dovuto unire sonorità estreme a quelle dei Rhapsody) purtroppo rimasto in cantiere. In ogni caso Fabio Lione dimostra di essere un cantante abilissimo e versatilissimo, uno dei migliori del genere, se non il migliore. Portando avanti una saga per quattro album e un EP, la band si è immedesimata totalmente con le tematiche narrate: è infatti difficilissimo pensare alla musica dei Rhapsody senza immaginare la Spada di Smeraldo, il Guerriero o il drago Tharos, così come è difficilissimo immaginare questi elementi senza contornarli con la colonna sonora composta dai Rhapsody. Se è vero che non sono le tematiche a fare il genere, è anche vero che esistono dei casi in cui testi e musica diventano una cosa sola, tanto è forte il loro legame. I Rhapsody rappresentano senza alcun dubbio uno di quei casi. 

1) In Tenebris
2) Knightrider Of Doom
3) Power of the Dragonflame
4) The March Of The Swordmaster
5) When Demons Awake
6) Agony Is My Name
7) Lamento Eroico
8) Steelgods of the Last Apocalypse
9) The Pride Of The Tyrant
10) Gargoyles, Angel of Darkness
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