RHAPSODY OF FIRE

The Eighth Mountain

2019 - AFM Records

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
22/02/2020
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione recensione

L'uscita di Luca Turilli aveva senz'altro destabilizzato i Rhapsody of Fire, e la cosa si può notare abbastanza bene in "Dark Wings of Steel" del 2013. L'album non era così male in realtà, però aveva anche dei punti deboli evidenti, in primis una certa stanchezza compositiva che appesantiva delle tracce che comunque mostravano un lato cupo e malinconico inedito per la band. La cosa era perciò interessante e poteva prospettare un'evoluzione stilistica, o almeno un cambiamento di rotta. Tuttavia, qualche tempo dopo, precisamente nel 2016, la band torna sul mercato con "Into the Legend", un disco che invece dimostra un chiaro ritorno alle origine, con uno stile frizzante e baldanzoso, battagliero e pieno di virtuosismi Neoclassical. Chi si aspettava una via nuova restò deluso, ma la qualità dell'uscita non poteva passare in secondo piano, visto che dimostrava una chiara rinascita e consapevolezza di sé. La rinascita però non è mai avvenuta del tutto, visto che un nuovo enorme colpo si è poi abbattuto sulla band. Fabio Lione, storico cantante della band e vera icona di tutto un genere, lascia il gruppo poco dopo l'uscita del suddetto CD e lascia Staropoli orfano di un cantante. Un cantante come Lione non è certo facile da sostituire, vuoi per carisma, vuoi per timbro, vuoi per versatilità, è comunque un cantante molto riconoscibile e che ha lasciato il segno. Purtroppo però forse i troppi impegni e le troppe band hanno fatto prendere questa scelta al cantante storico. O qualche diverbio con
Staropoli? Probabilmente no, ma chissà? Dopotutto, comunque, sono solo congetture. In ogni caso, il fortunato neo-cantante è stato trovato in Giacomo Voli, conosciuto da molti per la sua partecipazione al programma televisivo "The Voice", ma all'epoca era anche membro dei Teodasia. Tutti hanno subito cominciato ad immaginarsi il nuovo arrivato dietro al microfono, il quale era stato posseduto da una figura quasi sacra del panorama Power, ovunque potevano leggersi pareri opposti, dibattiti su chi era meglio, sul fatto che Voli non avrebbe fatto rimpiangere Lione, oppure che l'avrebbe fatto rimpiangere, e così via... Staropoli allora decide di pubblicare una raccolta, abbastanza inutile invero, con tutti i vecchi classici della band ri-registrati anche con il nuovo batterista Manuel Lotter e ri-cantati dal nuovo arrivato, così da far subito capire le doti del sostituto. Tutti soddisfatti? Non proprio, e non tanto per un fatto di voce, ma piuttosto perché per vedere davvero la qualità di un nuovo arrivato bisogna sentirlo sugli inediti. È così allora che arriviamo a questo "The Eighth Moutain", un album che riporta la band ancora più indietro. In altre parole, se l'ultimo album ha riportato la band sul fantasy, questo qui la riporta al cocept album a tema fantasy, anzi, diciamo che qui ci sono anche delle sfumature bibliche grazie alla presenza dei nephilim, che vengono proprio citati nella Bibbia e sono stati al centro di numerose teorie e studi a causa della loro natura misteriosa e addirittura divina. Prepariamoci quindi a vivere una nuova saga, la quale, ve l'anticipo subito, non è comunque chiara e definita come quelle passate, anzi. Vedremo quest'aspetto più avanti comunque. Ora soffermiamoci sulla musica. Il ritorno al fantasy segue il percorso musicale già iniziato da "Into the Legend", quindi troviamo ancora un Symphonic Power Metal molto veloce, con ritmiche in doppia cassa condite da tastiere e assoli virtuosistici, senza contare ovviamente linee vocali agili e molto positive. Per certi aspetti sembra quasi di ritrovarsi in atmosfere tipiche dei primi due album della band, e la cosa non può che incuriosire, e in più c'è anche il fattore "nuovo cantante". Certamente, oltre alla curiosità di ascoltare un nuovo album di una band di una certa importanza, c'è anche quella relativa all'ascoltare l'erede di Fabio Lione. Riuscirà quindi il nuovo arrivato nel suo compito? E soprattutto, riuscirà Staropoli a gestire un nuovo cambio di formazione? Scopriamolo insieme e nel dettaglio.

Abyss Of Pain

Come da manuale, l'album comincia con il classico intro, il quale si intitola "Abyss of Pain" (Abisso di Dolore). Non è però così simile ad altri intro composti dalla band, sempre molto pomposi, sacrali ed epici, con quel tocco da colonna sonora che ci faceva entrare subito in un contesto drammatico e quasi cinematografico. Qui è tutto più posato, scarno e molto breve, con una voce femminile che echeggia in lontananza e si perde nel vuoto e un crescendo di archi che aumenta sempre di più di volume fino a sfociare nella traccia d'apertura.

Seven Heroic Deeds

Anche qui potremmo parlare della classica traccia d'apertura. "Seven Heroic Deeds" (Sette Gesta Eroiche), infatti, parte subito con il piede sull'acceleratore, ma non è un incedere furioso e a testa bassa, visto che i riff serrate sono anche piuttosto articolati e le tastiere li seguono andando a mettere l'accento su certi stacchi. C'è anche spazio per un fugace quanto virtuoso assolo di De Micheli, al suo terzo album con la band. Dopodiché arrivano gli immancabili cori in latino, i quali potrebbero far pensare ad un cambio di direzione verso lidi più cadenzati ed epici, ma non è così, perché la canzone continua guidata dalla doppia cassa. Le linee vocali di Voli, però, non sono veloci quando l'andamento del brano, e risultano molto orecchiabili e costruite in modo da restare subito impresse. In questi primi momenti il brano è sì veloce, ma tra la prima strofa e la seconda c'è comunque un momento in cui la velocità è al servizio di un momento più disteso e dal retrogusto drammatico. In ogni caso, è il brano che presenta l'eroe dell'album, il quale non sembra essere proprio senza macchia, dato che nella seconda strofa deve scendere a patti con una creatura, cantata con un timbro più sporco, che gli offre la redenzione a condizione che egli compia alcune gesta. L'eroe è costretto ad accettare: "Ora non c'è scelta, firmerò e ti servirò". Il momento più arioso riappare e fa da trampolino di lancio per i bei cori in latino, i quali, a loro volta, sono da considerare un pre-ritornello a tutti gli effetti, dato che dopo un attimo è proprio il ritornello a fare finalmente la sua comparsa, con molto brio e vivacità. Un momento che dimostra come l'eroe accetti di buon grado il suo nuovo destino. I cori in latino sono anche in chiusura e chiudono quindi un ritornello che da subito appare come vincente. Siamo già a metà pezzo, e De Micheli ci delizia subito con un assolo pulitissimo e molto tecnico, in cui riesce a trovare spazio anche la tastiera di Staropoli, la quale strizza l'occhio a certe sonorità degli anni '70. Da questa corsa verso la gloria riesce a trovare spazio ancora una volta il refrain, che torna quindi senza farsi attendere troppo. Questo perché l'eroe ha finalmente avuto l'opportunità di essere redento, e canta la sua nuova vita ai quattro venti, con una buonissima prestazione di Voli: "Cavalcherò le fiamme del destino, sorgerò per conquistare il mondo, romperò queste catene, il mio volere può cambiare il mio destino. Oh Dio". Nessuna ripetizione finale per il refrain, che nonostante viene suonato e cantato soltanto due volte all'interno del brano riesce lo stesso a lasciare il suo segno, così come i cori in latino, che si trovano anche in chiusura, ancora più roboanti. Un bel pezzo per cominciare, forse il miglior brano d'apertura per iniziare quest'avventura.

Master of Pace

Il riff della seconda traccia, intitolata "Master of Pace" (Padrone della Pace), è bello teso e serrato, molto veloce, così come la doppia cassa che immediatamente si inserisce sulla sua scia. Non appena la prima strofa comincia, però, la chitarra si rende meno aggressiva e lascia così più spazio alla doppia cassa, la quale, senza troppa chitarra e senza troppe orchestrazioni riesce a farsi sentire per bene. Pare quasi di riuscire a vedere l'eroe che da un picco guarda sotto di lui, riflettendo sulla natura della guerra: "Guerrieri che combattono, un fremito fatto di ferro e acciaio. Cavalli che caricano, è una ruota senza fine". È un pensiero che lo rende inquieto, anche perché a quanto pare è già stato in battaglia e ha visto delle vite sparire. Tuttavia, nella traccia precedente aveva promesso che avrebbe combattuto, quindi così sia! Fino a questo punto le ritmiche sono piuttosto uguali, con solo due brevi strofe più ariose a dividere le due strofe principali. Il ritornello è ancora più arioso, meno battagliero rispetto alla traccia precedente e meno brioso, ma più pacato e rilassato, con quel tocco di magia che solo i Rhapsody sanno fare. La cosa strana è che nasconde un significato drammatico, con una descrizione di come il sangue macchi la terra e di come l'eroe non senta nessun rimorso per il sangue versato. La doppia cassa riparte come una mitraglia, e riecco che sentiamo ancora una volta i pensieri dell'eroe, che probabilmente è un condottiero, e sentiamo come sia dotato di una mente cinica e calcolatrice, ma che forse è diventata tale nel corso delle battaglie e dietro vi si nasconde un'anima che non vuole più combattere: "Cinquantamila anime cadute perdute, la vittoria ha bisogno di un sacrificio e entrambi gli eserciti hanno perso la metà o più. Non posso pagarne il prezzo". Dopotutto, in quello che è una specie di pre-ritornello, l'eroe ribadisce che ha promesso di combattere, come se deve ripeterselo continuamente per convincersi. Il ritornello infatti sembra far sparire ogni dubbio e si corre in battaglia spensierati, con una musica positiva e corale in sottofondo. L'assolo di De Micheli, virtuoso e Neoclassical come sempre e simile a dei trilli, ci trascina ancora di più verso la mischia, con le tastiere pompose a reggere il tutto ma senza risultare invasive, e anzi, accompagnano molto bene il tutto quando la 6-corde del chitarrista si lascia andare a suoni più melodici e cantabili. La strada ormai è spianata del tutto, la battaglia è davanti a noi e non possiamo più tirarci indietro, e il refrain finale non fa altro che confermarcelo dandoci il giusto coraggio, unito alla spensieratezza, per non tirarci indietro. L'eroe è così pronto per il suo nuovo destino.

Rain of Fury

È con tastiere vivaci e pompose, e con ritmi veloci e battaglieri che "Rain of Fury(Pioggia di Furia) si fa largo nella scaletta, un brano per cui è stato anche girato un videoclip in pieno stile Rhapsody of Fire. La cavalcata pare continuare imperterrita, con nessuno in grado di fermarla, ma, non appena Giacomo Voli comincia a cantare, le ritmiche cambiano leggermente, facendosi più decise e rocciose, rallentando quindi il tiro. Però tutto è iniziato con troppa baldanza per restare così, ed ecco infatti che il pre-ritornello fa ripartire la cavalcata, con doppia cassa, tastiere e linee vocali ariose e tutte da cantare: "Con lo scudo alla mia sinistra e la brillante spada d'oro, con il potere della magia per combattere il signore della guerra". Ogni dubbio che l'eroe poteva avere sembra svanire del tutto con questi versi, ora è davvero pronto per entrare in guerra ed è anche armato di tutto punto. Tutta questa voglia di fare si traduce nel ritornello stesso, il quale mantiene l'ariosità già vista e aumenta però il lato battagliero, con linee vocali ancora più cariche e ancora più decise. Dopodiché riappare il lieve rallentamento della strofa principale, che sembra descrivere una notte prima della battaglia, con una sorta di rito per sugellare il momento e propiziarlo, con tutti i guerrieri seduti in cerchio ad attendere. Il momento è quasi religioso, ma il pre-ritornello fa un'altra volta capolino e la doppia cassa ci travolge, così come ci travolgono le linee vocali di Voli, con versi ancora più audaci e coraggiosi rispetto a quelli già visti. L'eroe, come si è già fatto notare, è decisamente pronto a combattere il suo nemico e a tagliargli la testa (anche se non si capisce bene chi è questo nemico, effettivamente). In ogni caso, il ritornello non ci fa pensare troppo al testo e riesce ad entrare sempre di più nella nostra testa, nonostante sia abbastanza semplice e tipicamente Power. Il momento però è molto baldanzoso, e ovviamente non può che essere portato all'apice con un assolo di De Micheli, che anche qui alterna momenti virtuosi al massimo con altri più melodici e distesi. Il finale non porta sorprese, e come da copione ripropone il ritornello, con l'eroe con la sua spada in mano che si chiama proprio Rain of Fury entra nella grotta per fronteggiare il suo nemico: "'Pioggia di Furia' la mia spada, come ali nella nebbia, trattengo il respiro nell'ombra, entrambe le mie mani sull'elsa, migliaia di scintille si scontrano, incendiando la grotta. Non ci si può nascondere da nessuna parte: sono il valoroso, il coraggioso!"

White Wizard

Dopo un inizio album piuttosto veloce ed eccitante ci aspettiamo un pezzo un po' più lento, ed ecco che "White Wizard" (Stregone Bianco) fa proprio a caso nostro. Già l'inizio è molto differente da quanto già ascoltato, con le tastiere in primo piano a creare un tappeto sonoro soffice e gentile, un momento soave su cui poi si stagliano chitarra e batteria, con un andamento molto ritmato e, in un certo senso, anche delicato. Anche la voce di Voli segue questo stile, e quando lui comincia a cantare le chitarre si stemperano anche, dandogli l'opportunità di descrivere meglio il nuovo personaggio della storia, lo stregone bianco per l'appunto: "La sua voce può dare conforto quando sei giù, il suo suono colpisce i tuoi capelli come una brezza. La sua voce può riscaldare i posti più freddi, l'uomo saggio ancora vive nei nostri cuori". Sembra proprio la classica descrizione di uno stregone buono e magnanimo, che però non si limita a supportare i dolori dei suoi compagni, ma riesce anche a costruire castelli con i suoi poteri - come ci viene detto del pre-ritornello. Questa figura però sembra non essere più qui, e allora il ritornello è una sorta di richiamo, una preghiera per farlo tornare dov'era. Anche qui, comunque, siamo su lidi ritmati ma anche molto melodiosi e ariosi, privi quindi di quel lato più battagliero delle prime tracce, ma che riescono lo stesso a fare la loro parte, andando pure a creare una certa varietà. Tutti sono in attesa del ritorno di questo stregone, nonostante tutti sappiano che la vita va avanti lo stesso e non bisogna arrendersi. Magari, se lo stregone bianco non tornerà, si può sempre attendere un suo successore. Ma sarà degno? Avrà gli stessi poteri e le stesse abilità? Come prima, il pre-ritornello, dal sapore drammatico, fa da apripista al refrain, che con le sue linee vocali aggraziate riesce a farci immaginare l'eroe della storia mentre guarda fuori dalla sua torre per cercare una figura bianca all'orizzonte. Dopotutto, il fatto che lo stregone se ne sia andato è molto grave: "Chi combatte ora per i giusti e i poveri? Serpenti del male emergono dall'oscurità, quindi? Abbiamo bisogno del tuo aiuto!". L'assolo di De Micheli, così come le tastiere in sottofondo, riesce ad essere molto delicato e quasi fragile, proprio come le speranze dell'eroe, e riesce quindi a posarsi sui venti portando le preghiere lontano, magari proprio verso lo stregone. Preghiere che sentiamo echeggiare ancora, quando il ritornello fa la sua ultima comparsa per coronare fine dell'ennesimo buon pezzo.

Warrior Heart

Immancabile il pezzo dal gusto rinascimentale, con flauto e clavicembalo pronti a trasportarci verso terre lontane e tempi ormai perduti. Sto parlando di "Warrior Heart(Cuore di Guerriero), uno dei pezzi migliori dell'album. Come si può intuire, il clavicembalo e il flauto non fanno da contorno ad un pezzo tirato, ma a delle atmosfere da ballata che conosciamo ormai molto bene, con la differenza che ora le ascoltiamo con la voce di Voli e non di Lione, e va detto che il primo non se la cava affatto male e ci offre una prova buonissima e sentita. Il nuovo cantante riesce infatti a calarsi nel protagonista della storia e ad esprimere i suoi già menzionati dubbi. Qui però sembra anche far capolino la paura: "Un'altra battaglia, penso sia la mia ultima resistenza, un'anima perduta mi sta pregando alzando la sua povera mano tremolante". Il ritornello però riesce a riportare forza e ad irrobustire il pezzo, grazie alle sue linee vocali tipicamente "rhapsodiane" e ad un incedere roccioso e da mid-tempo, che però non rinuncia al suono del flauto. Sicuramente uno dei migliori refrain dell'album. Il cuore del guerriero c'è ancora, dopotutto, e non bastano dubbi e paure per farlo fermare. La ballata, però ricomincia, e con essa ascoltiamo ancora i pensieri del protagonista, il quale sembra perso in una landa desolata, silenziosa e arida, in cui neanche il suono degli uccelli riesce a portare vita. Lì è come si si trovasse dinnanzi al suo nemico, che è diverso ma uguale a lui, come il giorno e la notte sono diversi ma in un certo modo uniti. Ora si spiega molto di più il senso del ritornello: "Sotto l'acciaio dell'armatura del mio nemico batte lo stesso cuore di guerriero, e sebbene entrambi sappiamo come uccidere senza paura, non ci interessa se il mondo cade a pezzi e ogni tanto mi vedrai piangere". Un guerriero che non ha paura di mostrare il suo lato più sensibile e quindi di mostrare anche le lacrime. La parte centrale del brano è tutta dedicata al flauto di Manuel Staropoli, che ci delizia con le sue melodie dolci e delicate, facendo da contraltare alla forza e decisione del ritornello, che emerge all'improvviso dalla calma, come una spada che con fendenti si fa largo in mezzo ai nemici. Nonostante questo, però, il ritornello non è affatto violento o arrembante, riesce a sposarsi molto bene con l'atmosfera del pezzo e fa molto piacere riascoltarlo sul finale con dei versi leggermente differenti, nei quali l'eroe ribadisce che il nemico che ha davanti forse è come lui, con lo stesso cuore, e non lo chiama neanche nemico, bensì eroe. Abbiamo quindi a che fare con un protagonista molto rispettoso e che sembra seguire un certo codice cavalleresco.

The Courage of Forgive

Se il pezzo precedente ci ha fatto rilassare e ci ha dato quella calma tipica delle atmosfere rinascimentali, con "The Courage to Forgive" (Il Coraggio di Perdonare) ci troviamo immersi in un contesto più cupo e minaccioso, con un'introduzione che strizza molto l'occhio alle armonie tipiche dell'heavy metal. Tuttavia, non sono armonie solari e gioiose, bensì, come già accennato, minacciose, come se presagissero l'arrivo di un pericolo. Ad acuire tutto questo ci pensa la batteria di Lotter, con il suo incedere pesante e cadenzato, ma non solo, anche i cori sacrali che appoggiano Voli nella prima strofa fanno la loro parte. Grazie alle parole del cantante capiamo perché tanta gravità: l'eroe sembra essere preso nell'ennesimo monologo, e questa volta ce l'ha con suo padre, una figura che sebbene sparita da dieci anni resta odiata per quanto gli ha fatto. Le ritmiche cominciano a farsi più saltellanti e movimentate, ed è come se improvvisamente ci trovassimo in un racconto all'interno del racconto, con Voli, nelle vesti dell'eroe, che racconta del suo passato e del rapporto con suo padre: "Dieci anni hai sprecato per modellare il tuo stesso figlio, per crescere il guerriero perfetto. Dieci pietre sulla mia schiena stanno distruggendo le mie ossa, stanno piegando la mia spina dorsale. Lo supererò: distruggerò il mio odio". Li vediamo in una stanza spoglia e povera, con il padre che insegna brutalmente a suo figlio come diventare un guerriero, arrivando anche ad usare metodi poco sani e simili alla tortura. Però, il ritornello continua l'allontanamento dal mid-tempo cupo e propone soluzioni tipicamente power, con doppia cassa in bella vista ed una certa velocità, tutto condito anche qui da cori sacrali (che però suonano un po' strani). Stavolta non è l'eroe a parlare, ma è come se ci fosse una voce esterna che lo esorta a lasciarsi il passato alle spalle, anche se questo a volte può essere doloroso quanto una ferita. Il mid-tempo iniziale, con anche la soprano in sottofondo, fa nuovamente la sua comparsa e rieccoci ancora nel flusso di pensieri dell'eroe che racconta il suo passato: "Ombre della guerra, uno scudo, una spada: nonostante la mia giovane età erano miei amici stretti, nonostante le mie mani fossero fatte per giocare, imparai come uccidere? ma perché?" Come prima però, la musica si fa più ritmata, e questo simboleggia il percorso verso una nuova presa di coscienza positiva che trova l'apice nel ritornello e nella spinta verso l'abbandono del passato. Non è così facile però, e infatti ecco che la musica si fa quasi più cupa di prima, grazie anche alla prova drammatica della soprano e dello stesso Voli, che con delle note molto alte spiana la strada alla 6-corde di De Micheli, che propone un assolo niente male ma neanche memorabile che, a sua volta, ci porta direttamente al cuore della canzone, ovvero il ritornello, il quale pare mettere definitivamente una pietra sopra al passato dell'eroe.

March Against the Tyrant

Arriviamo ora alla seconda traccia più lunga dell'album, ovvero "March Against the Tyrant(Marcia Contro il Tiranno) con i suoi 9 minuti e oltre. L'inizio è molto ben fatto, con un riff davvero riuscito e una progressione condita di brevissime fughe solistiche e tastiere in sottofondo che danno un senso di vittoria, prima ancora che la battaglia cominci. Il momento però non dura molto e veniamo improvvisamente accolti da suoni più dolci e rilassati, in una trasformazione che ci porta verso la ballata guidata dal flauto in cui l'eroe sembra abbandonarsi agli ultimi momenti di conforto prima di cominciare la marcia, la quale effettivamente comincia e lo fa nel modo perfetto, cioè con un mid-tempo impreziosito da una prova vocale molto riuscita da parte di Voli. Il condottiero guida i suoi uomini e li sprona dando la vittoria per certa, e riusciamo anche a capire finalmente chi è il nemico dell'album: "Guardate l'alba, potrebbe essere l'ultima volta? La marcia è cominciata. Cancelli d'acciaio e oro? il tiranno di Konstrukts stasera cadrà. Illegittimo Re del trono, lo scagnozzo dei Nephilim pagherà per tutto. 691 figli sono stati uccisi senza pietà quindi? la giustizia verrà!". La progressione è molto bella, e il ritornello è diviso in due parti, una che rispetta il mid-tempo, con l'eroe ancora intento a spronare i suoi uomini; l'altra invece è introdotta da dei cori in latino e parte a tutta velocità, trasformando la marcia in una corsa verso la battaglia. L'assedio è dunque cominciato. La band ci riporta al mid- tempo, che trasmette una certa gravità mentre ci immaginiamo frecce e pietre che vengono scagliate dalle mura della fortezza, mentre l'eroe con la spada in alto incita i suoi a non arrendersi. E qui ritroviamo, infatti, la progressione che porta al ritornello, fino al suo momento più veloce, che con i suoi accordi potenti e veloci riesce ad accantonare la sensazione di pericolo, riuscendo, al contrario, a dare spazio al coraggio. Ecco allora che scale d'assedio si innalzano e l'ariete comincia a battere sulle porte. Non è così facile però. In effetti, la musica si fa più cupa del solito, con le tastiere che riescono ad arrivare in primo piano e incorniciano un momento minaccioso in cui sembra che l'assedio stia per fallire, ma c'è ancora la volontà di vincere, e lo si sente grazie alla voce di Voli e i cori che
l'accompagnano. La volontà di vincere, però, trova il suo momento più alto quando riconosciamo delle linee vocali che già avevamo ascoltato in "Warrior Heart". È un momento esaltante in cui riusciamo a capire meglio anche il senso della suddetta canzone: "Un guerriero che conosco sta arrivando da Est. Ci aiuterà perché gli ho risparmiato la vita. Come terremoti e tempeste bruceremo questa terra e insieme spingeremo il coltello in profondità. Il tiranno sicuramente muore stanotte". In "Warrior Heart" si parlava di un nemico diverso ma uguale, ed eccolo qui, che da Est arriva con i rinforzi per porre fine al dominio del Tiranno. Le difese della fortezza cominciano a cedere, i cancelli crollano sotto i colpi dell'ariete della chitarra di De Micheli, la quale riprende ancora una volta la melodia del ritornello di "Warrior Heart", alternandola a momenti più virtuosistici. Il mid-tempo ricomincia ed è più glorioso che mai, dato che l'assedio è stato vinto e la battaglia è stata vinta. Il ritornello veloce è così ancora più positivo ed eccitante: che tutti sappiano cosa è accaduto! Una progressione verso il finale del pezzo che è davvero ben fatta, ma il pezzo in generale è molto buono e sicuramente uno dei migliori, ed è molto piacevole anche la brevissima coda acustica che riporta un po' di quiete dopo la tempesta.

Clash of Times

Dopo il momento epico della traccia precedente, la band decide di premere nuovamente sull'acceleratore con "Clash of Times" (Scontro dei Tempi). Il riff iniziale è velocissimo e quasi ricorda gli accordi serratissimi di album come "Power of the Dragonflame", proprio per enfatizzare la vittoria sul Tiranno e darsi alla pazza gioia. Tuttavia, la canzone non è portatrice di positività, per quanto riguarda il testo. Dopo la vittoria l'esercito si incammina verso una nuova direzione, ma per farlo deve attraversare un terribile deserto su cui picchia sempre un sole rovente ma non cade mai una goccia d'acqua. La cavalcata è tipica di un pezzo Power, con doppia cassa sparata e tastiere molto interessanti in sottofondo, anche se tutto suona come leggermente prevedibile, pre-ritornello compreso, con quelle linee vocali più alte e ariose rispetto alla strofa. In ogni caso, l'esercito si addentra in questo deserto, e tutto intorno ci sono soltanto ossa e teschi: di certo non quanto ci si aspettava di vedere dopo quella vittoria decisiva, ora è come se ogni sforzo è stato vano. Come si legge nella seconda strofa: "La vita ancora continua per un centinaio di anime perdute, ma la sete li trasformerà in ghoul. Perfino un re può cadere dal suo trono se la pioggia è un vecchio ricordo andato". L'eroe allora prega che possa arrivare la salvezza, ed eccola! La pioggia comincia a cadere dal cielo, bagnando il terreno, le ossa dei morti e la pelle dei vivi. Il momento è segnato dal ritornello, che non poteva che essere arioso e dalle note distese e corali, molto positivo ma non interessante come altri già visti. Fatto sta che la traversata nel deserto ora è più facile, e l'assolo di De Micheli, uno dei miei preferiti dell'album, riporta energia nelle membra stanche dei soldati marcianti, dandogli quella spinta in più che già la pioggia aveva iniziato a portare. Da questo punto in poi non ci sono molte altre sorprese, e la band ripropone il ritornello, giusto per ribadire la felicità del miracolo avvenuto, con la pioggia che cade dal cielo proprio quando ce n'era più bisogno: "Ecco arriva l'acqua, la magia dal cielo, la pioggia vale il mio sacrificio. Ecco arriva l'acqua, per squagliare ciò che è pietrificato, per lavare lo scontro dei tempi". Ed è così che l'esercito si rimette in marcia, bagnato fino al midollo ma non più assetato e non più senza speranza. Il pezzo, in verità, è quello che mi piace di meno in tutto l'album e credo che ne potesse anche fare a meno ed è reso interessante soltanto dalla chitarra di De Micheli, che gli dà quel guizzo in più.

The Legend Goes On and On

"The Legend Goes On and On" (La Leggenda Continua Ancora) si apre con un gran bel coro che ben ci fa sperare per il prosieguo del brano e ci fa dimenticare la piattezza della traccia precedente. Anche le linee della tastiera di Staropoli sono molto belle, così come non è affatto male come queste si leghino al momento in cui Voli comincia a cantare, con una voce piena di speranza che è comunque figlia della canzone appena conclusa e di quella ancora prima di essa, e la musica ovviamente non è da meno. La guerra sembra essere finita, il Tiranno è stato sconfitto e il futuro sembra più roseo che mai: "Ho lanciato un incantesimo e ho visto pezzi di futuro svelato. Verdi sono le valli a cui appartengo, ho visto le montagne ancora splendenti". Le genti possono tornare a sognare e a cantare, la guerra è finita, come ci ricorda il pre-ritornello. L'ottimismo pieno però lo raggiungiamo con il ritornello, che è molto piacevole e particolarmente riuscito, e anch'esso si muove su lidi carichi di positività. Prima però c'è una bella melodia di chitarra dal retrogusto heavy che viene quasi voglia di fischiettare. Tornando al ritornello, è come se l'eroe raccontasse la sua visione e nell'ultimo verso troviamo anche il coro che ci aveva fatto ben sperare all'inizio. La corsa continua, sempre enfatizzata dalla doppia cassa di Lotter, con la voce di Voli che alta riesce a svettare e a farsi sentire in tutti i lati del regno con un messaggio di speranza e portatore di luce. Inoltre, ora che l'oscurità non c'è più pare che il suo compito, il suo contratto (per usare le sue parole), sia terminato e può essere libero nuovamente. E infatti si affaccia dalla stessa finestra dalla quale si era affacciato nei primi momenti dell'album, ma ora non vede una possibile guerra, vede pace: "Basta vendette o oscurità da curare, i frutteti saranno tutti in fiore. L'amore della mia vita è in salute e reale, lo spettro della guerra è sparito". Segue quindi la melodia di De Micheli, che volteggia come una colomba portatrice di pace. Ad essa segue quindi il bel ritornello, che già ci è entrato in testa e ci viene voglia di cantarlo, anche perché, come da copione, lo ritroviamo alla fine del pezzo, dopo l'assolo. Possiamo quindi farci travolgere ancora una volta dai cori agili e vivaci e dalle tastiere che li circondano e che, un po' più magniloquentemente, vanno a chiudere definitivamente uno dei picchi di questa seconda parte di album.

The Wind, The Rain and The Moon

Archi gentili e malinconici giungono da lontano come una leggera brezza mattutina, per introdurre "The Wind, the Rain and the Moon" (Il Vento, la Pioggia e la Luna), ovvero la ballata  dell'album. La voce di Voli, bassa e calda, si inserisce proprio su quegli archi, così che solo loro ci guidano, creando un bell'effetto in cui la voce sembra essere sola, ma in realtà c'è l'orchestra dietro che molto pacatamente l'accompagna. L'eroe ha perso tutta la baldanza della traccia precedente e riflette sul destino e di come questo andrà ad intaccare il rapporto con la sua amata (che non si sa chi sia). È dunque una scena d'addio, un po' come Ettore che saluta Ecuba, con la differenza che qui la guerra dovrebbe essere finita. Tuttavia, con il passionale ritornello il nostro eroe le promette che sarà sempre con lei: "Sarò il vento per accarezzare la tua pelle, sarò la pioggia per avvolgere le tue lacrime, sarò la luna per illuminare le tue notti più buie, così non sarai sola". Con il ritornello, per essere passionale, arriva anche un leggere innalzamento di toni, che però si riabbassano nuovamente con la seconda strofa (cantata molto bene da Voli), che ci riporta su lidi malinconici. In effetti, se con il ritornello le promesse dell'eroe sembrano quasi tangibili e la sua partenza sembra un fardello sopportabile, ora la tristezza torna a farla da padrone, dopotutto è pur sempre un allontanamento, ed è pesante: "Flussi lentamente scorrono, lacrime sulle tue guance. Tornerò, lo prometto. Questa notte, amore mio, sono tuo, le tue piccone mani sono mie, loro dicono molto più di quanto possano le parole". Anche qui, però, si riesce a trovare il piccolo elemento positivo, che purtroppo sappiamo non durerà per sempre. Questo briciolo di ottimismo si trascina con determinazione fino al ritornello, che suona ancora più enfatico di prima, soprattutto grazie alla prova vocale del cantante, visto che in realtà il comparto musicale è lo stesso: solo archi e voce, ma presentati con più enfasi. Inoltre, c'è anche qualche verso in più che ci fa capire che l'eroe sta probabilmente partendo per un'altra guerra, ma che è deciso a tornare. L'assolo di De Micheli è perfettamente in linea con il resto, essendo molto delicato e melodico, carezzevole come il vento citato nel ritornello. Quest'ultimo fa la sua comparsa proprio dopo l'assolo, e stavolta è più deciso di prima, meno malinconico e pieno di ardore, anche grazie alla batteria che riesce a rendere tutto più robusto. La promessa dell'eroe acquista quindi forza con il passare dei minuti, e giunti a questo punto la sua amata non può che prenderla sul serio.

Tales of a Hero's Fate

Finalmente arriviamo alla fine di questo lungo percorso, e lo facciamo con una modalità che si trova in più di qualche album dei Rhapsody of Fire, cioè con la traccia più lunga dell'album, che qui si chiama "Tales of a Hero's Fate" (Storie del Destino di un Eroe). La chitarra iniziale ci scaraventa subito in un contesto caotico e fiammeggiante, praticamente l'opposto del luogo da cui siamo usciti (anche se c'è da dire che la musica ricorda un po' certe cose di "From Chaos to Eternity"), e non appena le ritmiche si fanno più robuste ed arrembanti ci troviamo ancora più circondati dal caos e il disordine. Le cose non migliorano quando Voli comincia a cantare in scream, rendendo il brano accostabile al symphonic black metal più melodico. Chi conosce bene la band sa che non è la prima volta che Staropoli tenta un esperimento simile, ed è sempre riuscito alla grande, qui siamo lontani da quei fasti, ma comunque il risultato non è male e rende abbastanza bene ciò che i versi raccontano. L'eroe è in preda ai tormenti - sì, sono tornati - e si chieda quale sia la sua vera natura: "Scavo nei miei oscuri ricordi, a volte penso che è troppo tardi per redimere la mia anima. Dolore e piacere sembrano come una sola dannata cosa, non riesco a controllare i miei istinti, voglio di più e di più. Sono perduto". Il misterioso passato del protagonista è ancora lì, l'aver sconfitto il Tiranno non gli ha dato la redenzione in cui sperava, e ci viene da pensare che forse è per questo che si è allontanato dalla sua amata. I cori in latino nel ritornello (che in questo album hanno uno strano suono "metallico" e "impastato") ci confermano tutto questo, ed è l'eroe stesso a dirci che il suo essere, per l'appunto, un eroe è soltanto una maschera per coprire vecchie cicatrici, e sono proprio quest'ultime a prendere il sopravvento ora, così come fanno gli istinti più interni. Musicalmente le cose sono piuttosto stabili, con ritmiche medio-veloci che propongono più o meno sempre lo stesso schema, con il ritornello e i suoi cori in latino sempre presente. Anche se ad un certo punto troviamo anche qualche verso in italiano molto enfatico, in cui la musica si fa più solenne e teatrale, e in quei momenti è come se il lato puro dell'eroe provasse a fare capolino da dietro quello bestiale. È proprio dopo uno di questi momenti enfatici che la musica si fa più veloce ed arrembante, spianando la strada per un interessante, seppur breve, assolo di De Micheli, che a sua volta fa da apripista ad un nuovo momento solenne in cui Voli canta il destino del protagonista, il quale sembra essere dannato per sempre: "Perché sono qui? Oh, cosa significa questo? Non c'è niente di giusto non c'è niente di sbagliato. Vivrò per sempre dannato? Le storie del destino di un eroe". A questo punto De Micheli può lasciarsi andare di più e l'assolo è leggermente più lungo, anche se non tanto quanto spereremmo e sembra servire anche qui solo per fare da trampolino ai versi in italiano e alla strofa che sempre li segue. Un'accoppiata che a quest'altezza pare aver raggiunto lo status di ritornello. Dopodiché c'è la sorpresa della canzone. Improvvisamente tutta l'enfasi svanisce e cala il silenzio, il caos non c'è più, i tormenti neanche; l'eroe è sdraiato per terra, stremato dalla sua lotta interna. Ecco allora che una voce a noi molto familiare fa la sua comparsa. Ebbene sì, è proprio la voce di Christopher Lee, ancora una volta - l'ultima - a fare da narratore per la band, nonostante sia morto nel 2015. Egli ci racconta un po' l'antefatto di questo concept, che ha quasi radici bibliche in quanto tratta dei divini nephilim e la loro misteriosa presenza sulla Terra. Questi, secondo la storia raccontata dall'attore, sarebbero statti cacciati proprio dagli uomini, ma in seguito si sarebbero alleati con i konstrukts (una razza molto evoluta) per vendicarsi e cacciare l'homo sapiens. Tuttavia, gli ultimi versi sembrano appartenere all'eroe, che promette di distruggere questa alleanza che l'impero che ne è nato. Cori in latino e organo accorrono subito per dare enfasi e rendere tutto più imponente, ma in un attimo ci troviamo avvolti nel silenzio cosmico. Non male come finale, ma la canzone non è sicuramente tra le migliori dell'album e i suoi quasi undici minuti non sono sempre scorrevolissimi.

Conclusioni

Dopo 64 minuti siamo quindi arrivati alla fine dell'album. Più di un'ora dunque, certamente non poco, soprattutto per chi crede che la durata ottimale di un album sia di 45/50 minuti, come il sottoscritto. Ovviamente ci sono parecchie eccezioni, quindi questa non è una regola, e gli stessi Rhapsody of Fire ci hanno abituato ad album parecchio lunghi, basti pensare a "Symphony of Enchanted Lands II" che ne durava addirittura 73, ma in questo caso stiamo parlando di un capolavoro del genere, quindi è accettabile. Inoltre, anche il precedente "Into the Legend" superava l'ora di durata. Questo per dire che con i Rhapsody bisogna sempre aspettarsi album di una certa durata, ancora di più quando c'è di mezzo un concept. Diciamo subito che la durata non rende troppo pesante l'album, il problema sta forse nella quantità dei brani (12 non sono pochi), i quali però sono probabilmente servi del concept che vi sta dietro, e quindi probabilmente non se ne poteva fare altrimenti. Eppure, sono dell'idea che con almeno una canzone di meno sarebbe stato meglio. Parlo specificatamente di "Clash of Times", che è probabilmente la canzone meno ispirata del lotto e quella di cui non si sentirebbe la mancanza. Verrebbe da dire lo stesso anche per la lunga canzone posta in chiusura, che non entusiasma troppo ma riesce comunque ad avere dei bei momenti e svela qualcosa di importante per quanto riguarda il concept, quindi la sua presenza è essenziale. Ecco, per quanto riguarda il concept, siamo ben lontani dai vecchi fasti. In passato, infatti, la band inseriva molti dettagli della storia nel libretto che accompagna il CD, qui non c'è niente di niente. Certo, anche in passato spesso si doveva ricorrere ad uno sforzo di fantasia per tappare qualche buco, soprattutto nell'ultima parte della saga, ma qui si deve soprattutto ricorrere a sforzi di fantasia. I testi delle canzoni non sono molto d'aiuto, tant'è che, per esempio, a metà album esce fuori questo Tiranno da sconfiggere di cui non si è mai sentito parlare prima, e quindi prima di quel momento non si capisce bene contro chi il protagonista debba combattere, e non si capisce neanche da cosa debba redimersi e chi gli offre l'opportunità di redenzione. Chissà, forse alcuni di questi punti verranno approfonditi in un eventuale sequel. Passiamo al punto più importante però, ovvero la musica. Devo dire che ero parecchio curioso di ascoltare un nuovo album della band, soprattutto considerando che "Into the Legend" mi era piaciuto parecchio. C'è da dire che a parte la traccia menzionata prima tutte le altre canzoni si muovono su un livello di qualità buono o molto buono, tutti i pezzi infatti scorrono bene, sono piacevoli da ascoltare e vanno dritti al dunque (anche grazie alla durata contenuta), soprattutto nella prima parte dell'album, che è quella più frizzante forse. Un problema forse sta nel fatto che non ci sono dei pezzi che fanno sobbalzare o che, anche se riproponendo stilemi già sentiti, riescono a smuovere e ad arrivare al livello di alcuni classici (cosa che comunque è complicata per ogni band dopo anni di carriera). "Warrior Heart", "Seven Heroic Deeds", "March Against the Tyrant" e "Rain of Fury" sono in ogni caso dei pezzi che risaltano e farebbe molto piacere sentire dal vivo. Questo però non basta per elevare l'album a grandi altezze, visto che risulta sì molto buono ma gli manca quel guizzo in più. Come se l'è cavata, invece, il nuovo entrato Giacomo Voli? Direi che ovviamente fa strano non sentire la voce di Lione dopo tutti questi anni, e sembra come se manchi qualcosa per mettere la firma Rhapsody of Fire, però Voli se la cava comunque piuttosto bene e la sua prova in alcuni punti è molto buona, e dobbiamo provare ad apprezzarla in sé, senza quindi provare a fare una comparazione con un cantante che ormai è altrove.

1) Abyss Of Pain
2) Seven Heroic Deeds
3) Master of Pace
4) Rain of Fury
5) White Wizard
6) Warrior Heart
7) The Courage of Forgive
8) March Against the Tyrant
9) Clash of Times
10) The Legend Goes On and On
11) The Wind, The Rain and The Moon
12) Tales of a Hero's Fate
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