RHAPSODY OF FIRE

Emerald Sword

1998 - Limb Music

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
21/05/2020
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

Nel 1997 era uscito un album che aveva dato uno scossone all'intera scena power, ovvero "Legendary Tales". Diciamo subito che la fine degli anni '90 è stata un terreno fertilissimo per questo genere d'uscite, le quali oltre ad essere molto spesso dei veri capolavori, hanno avuto il merito di riportare l'interesse verso sonorità classiche, messe un po' in ombra da tutto quello che era successo ad inizio decennio, con il grunge, il nu metal e così via, ma anche dal metal estremo, perché è indubbio che gli anni '90 sono stati il decennio in cui il metal estremo si è sviluppato e ha dato vita ad innumerevoli gruppi, con tanti generi e sottogeneri di nuova nascita. Ovviamente il metal di stampo classico non era morto, basti pensare, proprio restando sul power, ai lavori di maestri come Blind Guardian, Gamma Ray e Running Wild, poi anche il versante più roccioso con i Grave Digger, fino ad arrivare ai capolavori epic metal dei Virgin Steele. Insomma, non mancavano certo le band, però erano tutte band ormai acclamate. C'era bisogno di altro, qualche band giovane che poteva prendere il testimone dei maestri. Angra e Iced Earth risposero all'appello, ma c'era ancora bisogno di una scena. Ecco allora che a fine anni '90 c'è un'esplosione di band in tutta Europa, e i Rhapsody erano tra queste. "Legendary Tales" è sicuramente uno degli album più conosciuti sia del suo periodo sia dell'intero power, per la ventata di freschezza che portò al genere e per le sue innovazioni, ma anche, sembra superfluo dirlo, per la semplice qualità delle canzoni. La proposta dei nostri infatti è originale, fresca ed appassionante: accanto agli stilemi del power più classico di chiara derivazione Helloween (soprattutto per ritmiche e melodie) troviamo infatti tantissimi altri elementi, i quali, ben amalgamati, portarono i triestini a creare quasi un loro personalissimo concetto di Metal, per molti versi quasi "avulso" alla loro scena contemporanea. In quasi ogni canzone troviamo infatti inserti sinfonici di chiara ispirazione barocca, orchestrazioni sontuose, elementi davvero ben pensati ed ispirati, che quasi prendono addirittura il sopravvento su tutto il resto. I numi tutelari della componente più classica sono da ricercarsi in VivaldiBach Paganini, nomi che abbiamo già udito nella storia del Metal e ci ricollegano, per forza di cose, ad un altro maestro dell'acciaio più tipicamente neoclassical. Chiaro che, tirando in ballo determinati personaggi, non potevano mancare assoli e fraseggi chiaramente ispirati al virtuoso Yngwie Malmsteen, vero e proprio teorico di un certo tipo di musica. In più, non mancavano momenti dolci e atmosferici in cui la band poteva far uscire delle sonorità dal gusto rinascimentale dai loro strumenti. È grandioso iniziare la carriera in questo modo, ma è anche molto difficile! Potrebbe sembrare facile, visto che la band in questione magari si trova con la strada già spianata, ma iniziare così vuol dire alzare di moltissimo le aspettative dei fan e della critica. Va poi aggiunto che bisogna continuare la saga. Per un'analisi più dettagliata vi rimando come sempre alla recensione dell'album. Come sarebbe continuata?  Ma soprattutto, la band si sarebbe decisa a trasmettere le stesse emozioni con una musica ancora più pomposa? O avrebbe snellito il tutto lasciando spazio ad accordi più duri e basilari? La risposta si sarebbe trovata nel secondo disco della band, ovvero "Symphony of Enchanted Lands", un altro capolavoro che avrebbe messo un'altra pietra angolare al symphonic power metal. Prima di ciò, però, l'album viene anticipato dal singolo "Emerald Sword", in cui troviamo la title-track, una versione remixata di "Land of Immortals" e un inedito. Proviamo a vedere se riusciamo a ricreare il parere di un ascoltatore del 1998.

Emerald Sword

Il singolo non può che iniziare con Emerald Sword (La Spada di Smeraldo), per il quale venne anche girato un videoclip. Il riff iniziale è melodico, veloce e profuma di gloria, gloria che diventa tangibile quando il pezzo parte a tutta velocità dominato dalla doppia-cassa di Carbonera, le tastiere di Staropoli e gli eroici cori udibili in sottofondo. Questa sensazione viene subito alleggerita da un brevissimo intermezzo sinfonico che risulta molto sognante ed arioso. Al suo termine, Fabio Lione comincia a cantare la prima ed accattivante strofa, una strofa che ormai tutti conoscono a memoria: "Ho attraversato le valli, la polvere delle terre centrali per cercare la terza chiave per aprire I cancelli. Ora sono vicino all'altare, il segreto è all'interno, come disse la leggenda il mio amato Sole illumina gli occhi dei draghi". Il Guerriero è vicinissimo al mistico altare che nasconde l'ultima chiave (vi ricordo infatti che il brano fa parte di una saga che nasce con l'album di debutto e continua sugli altri), proprio per questo la canzone è così veloce ed eroica. Non è così facile però, come ci spiega Aresius nel booklet del CD di "Symphony of Enchanted Lands", per aprire l'altare serve un oggetto magico chiamato La Leggenda di Ikaren, che alla fine si scopre essere un oggetto formato proprio dalle due chiavi della saggezza, unite insieme, ed è proprio il cielo a mostrare questo al Guerriero. È così allora che l'altare può essere aperto, con un bellissimo gioco di luci creato dalla luce del Sole che colpisce gli occhi dei draghi di pietra a protezione dell'altare. Questa parte della storia viene ripresa anche nella strofa successiva, quella che con un bel crescendo enfatico e corale porta al sognante e memorabile ritornello, anch'esso corale. Il refrain resta subito impresso nella mente, è un momento sì eroico ma non epicamente tragico, bensì positivo e solare, come testimoniano le sue liriche: "Per il re, per la terra, per le montagne, per le Verdi valli dove volano i draghi, per la gloria, la potenza  per vincere il nero signore, io cercherò la Spada di Smeraldo". Una vera e propria dichiarazione d'intenti e anche, se vogliamo, un piccolo riassunto di quanto successo finora, giusto per rinfrescare la memoria dell'ascoltatore ed immergerlo in un nuovo nel corso degli eventi che si sarebbe sviluppato con l'uscita dell'album. Finito il ritornello, Luca Turilli ci delizia con una delle sue melodie emozionanti mentre in sottofondo la componente sinfonica e quella ritmica sorreggono il tutto; la melodia chitarristica poi si trasforma in un assolo così melodico e orecchiabile che viene quasi voglia di accompagnarlo con la voce o almeno di fischiettarlo. Brevissimo momento dedicato agli archi e si torna a cavalcare per le lande, con la voce di Fabio a risuonare per tutto il panorama intorno a noi con dei versi dal significato potente e pregno di pathos, versi in cui il Guerriero sembra aver trovato un nuovo vigore dopo i recenti successi. E' lui il prescelto: "Solo un guerriero dal cuore limpido potrebbe avere l'onore di essere baciato dal Sole. Sì, sono io quell guerriero, ho seguito la mia strada. Guidato dalla forza dell'anima cosmica posso raggiungere la Spada". Il pre-ritornello (presente anche in tutte le altre strofe precedenti) è da cantare con i pugni al cielo, pronti anche noi per qualche avventura in nome del Bene. Dopo di esso torna il ritornellone, che, ripendosi una volta in più, sembra non volerci lasciar andare, ci porta così verso il termine della canzone, ma ormai siamo pronti e fomentati per continuare la quest insieme al Guerriero.

Land of Immortals

Andiamo ora nel '97 con il super classico Land of Immortals (Terra degli Immortali) in versione "Remake". Già dal riff iniziale, infatti, sentiamo che il suono è lievemente diverso, un po' più limpido, ed abbiamo la conferma quando entrano in campo anche Fabio e tutti gli altri strumenti; tutti pronti a narrare le gesta del Guerriero, i suoi pensieri e i luoghi in cui passa. Il ritornello, sicuramente tra i più famosi della carriera della band, è uno di quelli che subito entrano in testa e subito chiedono di essere cantati; inoltre, in questa versione si possono anche apprezzare dei cori in sottofondo ad un volume più alto, che rendono il tutto più profondo, eroico e anche pomposo: " Terra degli Immortali, aspetto il mio giorno, per raggiungere la saggezza dei tuoi cieli. Terra degli Immortali, tu devi appartenermi, da qui all'eternità". Dopodiché le sinfonie d'archi campionati ci ritrasportano verso le ritmiche veloci poste anche ad inizio canzone, in cui possiamo apprezzare una batteria inarrestabile (che sembra imitare il galoppo del Guerriero) più dei riff a sostegno particolarmente serrati e veloci da parte di Turilli, per non parlare ovviamente della teatrale voce di Lione. Proprio il cantante ci svela un punto importante: il Guerriero è in cerca delle chiavi che gli permetteranno di trovare la famosa Spada di Smeraldo ed ora ha bisogno di trovare la seconda, anche se non sarà un'impresa facile: "E tra le colline di Elgard, vicino le antiche rovine di Kron, affronterai l'inganno del vecchio nano. Per ottenere la terza chiave devi attraversare il mare insanguinato, dove la sete di Tharos non finisce mai". Ovviamente il figlio del Nord non si lascia abbattere da queste informazioni e continua coraggiosamente la sua quest mentre noi lo seguiamo cantando il ritornello, che poi è in prima persona; quindi, ripetiamo le stesse parole dette dall'eroe. Dopo quest'altra ripetizione del ritornello rispunta il riff iniziale che fa rallentare di poco la canzone e fa anche da introduzione alla pregevole parte solistica che seguirà. Una sezione in cui il concetto di Neoclassical Metal viene seguito alla perfezione e portato a livelli davvero alti. Tra sweep-picking, tastiere barocche, accelerazioni e rallentamenti c'è però anche il tempo per una nuova strofa molto calma, quasi da ballata, in cui Fabio sfoggia tutta la sua bravura ed espressività con note basse ma decisamente piene e vibranti. Non c'è tempo da perdere però, riecco infatti che riparte la sezione solistica con un bel duello virtuosistico tra le tastiere di Staropoli e la chitarra di Turilli, che a gran velocità ci guida verso l'ultima ripetizione del gran bel ritornello il quale, vi ricordo, in questa versione suona un po' più pomposo. Un remix, questo, davvero ben fatto in quanto non snatura la versione originale ed anzi, le dona una certa profondità in più grazie a dei suoni più puliti, limpidi e profondi.

Where Dragons Fly

L'unico inedito del singolo è Where Dragons Fly (Dove Volano i Draghi), un titolo molto evocativo, in linea con lo stile della band e con la copertina del singolo stesso. Peccato però che questo brano non troverà spazio sul futuro secondo CD di Turilli e compagni, ma in realtà non troverà più spazio in nessuna uscita. In ogni caso, è un pezzo che da subito mostra quelle sonorità delicate e atmosferiche, di altri tempi, di cui parlavo nell'introduzione. La chitarra classica è infatti accompagnata dal flauto di Manuel Staropoli e si respira un'aria simil-medievale, quasi rinascimentale, che a me piace molto e che si respira in molti brani della prima ora dei Rhapsody. Tutta l'introduzione è così, ma non appena Lione comincia a cantare, con un timbro caldo e basso che trasmette pace, il flauto svanisce (anche se per poco) e le redini restano in mano alla chitarra e alla voce, niente batteria, riff o altro. In ogni caso, anche questa canzone sembra seguire le vicende del Guerriero di Ghiaccio, anzi, sembra proprio che seguiamo i suoi passi: "La strada è lunga, il tempo troppo poco, questo sentiero non finire mai. Verdi sono gli alberi, il muschio sulle pietre, com'è strano questo mondo mistico". I toni sono sempre carezzevoli, tipici di una passeggiata nel bosco, ma ecco arrivare altri due versi che sembrano gonfiarsi di più degli altri, come se il protagonista uscisse dal bosco e si trovasse inondato dalla luce solare. Ebbene, questo breve climax porta all'esplosione dell'enfatico ritornello, che ricorda vagamente quello di "Legendary Tales", dall'omonimo album. Risentiamo la batteria, il basso e la chitarra, e tutto diventa più eroico e glorioso. Bisogna restare calmi, però, la passeggiata nel bosco ancora non è finita e il nemico è lontano. Riecco quindi che riusciamo ad ascoltare ancora la quiete e la pace, con il flauto che torna con quel suo suono dolce e soffice che accompagna il Guerriero e lo porta fino ai piedi delle montagne, dalle quali nascono misteriosi fiumi. Tuttavia, il Guerriero è sempre un combattente, e non riesce a trattenere l'impeto, il quale trova la sua forma definitiva nel pomposo ritornello, che sembra riassumere proprio questo: "Affamato di vittoria, affamato di amore, amore per la terra che creò il suo figlio, forte ed invincibile che serve il mio grido, vai ora e cavalca dove volano i draghi".  Una vera dichiarazione d'amore, che può fregiarsi anche di un breve assolo di violino a metà durata. A questo punto ritroviamo la seconda strofa e il seguente ritornello, con i suoi cori in sottofondo e la sua enfasi quasi fiabesca tipica dei Rhapsody di questo primo periodo. Il pathos però lascia il passo alla delicatezza e alla pace, elementi con cui la canzone era iniziata.

Conclusioni

Dunque, bisogna dire che questo singolo non mostra molto di quello che sarà il prossimo album della band, ovvero "Symphony of Enchanted Lands". C'è solo "Emerald Sword" a cominciare a scoprire le carte, con l'altro pezzo, "Land of Immortals (Remake)" preso dal debutto. In verità l'altro inedito è "Where Dragons Fly", ed è molto probabile che all'epoca venne visto come un altro brano che poi sarebbe stato possibile apprezzare sul CD in arrivo. Ora, a posteriori, sappiamo che non è andata così e che "Where Dragons Fly" non  riuscì ad entrare nel suddetto album, chissà perché! È un peccato perché è un pezzo molto piacevole, e sarebbe stato bello sentirlo almeno come bonus track o su qualche raccolta. Forse non ce l'ha fatta per motivi di spazio: "Symphony of Enchanted Lands" è effettivamente un album già abbastanza lungo, un'altra canzone avrebbe potuto renderlo ancora più lungo e magari la band non voleva questo, senza contare l'opzione concept, nel senso che l'album segue comunque una storia, e forse Turilli e Staropoli non sapevano bene dove inserire quest'episodio (sempre che parli del Guerriero e non sia un inno alla natura generale). Fatto sta che il vero antipasto è "Emerald Sword", una canzone che ormai è entrata nel gota del power metal mondiale, e forse ne ha cominciato a far parte già da subito, già dall'uscita del singolo e del videoclip. È una canzone che mostra una band non molto diversa da quella del debutto, con la stessa volontà di creare canzoni molto veloci ed eroiche, impreziosendole però con una parte sinfonica molto efficace che rende il tutto ancora più tridimensionale e pregno di pathos. Non è certo un caso che tale brano sia diventato una sorta di inno, anche perché inno, in qualche modo, lo è. È la dichiarazione d'intenti del protagonista della storia, con il ritornello che riassume tutta la sua volontà di vincere e di difendere il Bene, ma anche la natura, e in effetti molti testi di Turilli mostrano quest'amore per la natura. Amore che emerge chiaramente anche nella già menzionata "Where Dragons Fly", che tra l'altro con il titolo che cita i draghi non può che essere un forte collegamento con il singolo stesso e anche con il titolo dell'album che non avrebbe tardato ad arrivare sugli scaffali dei negozi. Va aggiunto che all'epoca c'era una concorrenza davvero agguerrita! Come ho già detto, infatti, la fine degli anni '90 vede la nascita di molte band soprattutto power, con album molto belli e importanti. Basti pensare che nel '96, nel '97 e nel '98 uscirono due capisaldi del genere in Finlandia, da parte degli Stratovarius, ovvero "Episode", "Visions" e "Destiny". Ma, restando in Italia, si può vedere come anche da noi il terreno fosse più che fertile, e un vero protagonista fu proprio Fabio Lione. In effetti, è possibile sentire la voce del cantante in più di un album, oltre quelli dei Rhapsody, si intende: dal debutto dei Labyrinth "No Limits" (1996), nel debutto degli Athena "A New Religion?" (1998) e in quello omonimo dei Vision Divine (1999). Un vero protagonista della scena, dunque, ma basta dare uno sguardo indietro e vedere che tra il 1997 e il 1999 uscirono begli album come "Champion Eternal" e "Dragonlord" dei Domine, "Asgard" dei White Skull, il capolavoro assoluto "Return to Heaven Denied" sempre dei Labyrinth e anche il debutto della band epic metal Doomsword. Insomma, c'era davvero l'imbarazzo della scelta, e siamo solo in Italia. I Rhapsody si inserirono in questo panorama ricchissimo portando altra ricchezza e, alla fine dei conti, esportando il metal nostrano anche all'estero, e questo singolo con il successivo album riuscirono ancor di più nell'impresa.

1) Emerald Sword
2) Land of Immortals
3) Where Dragons Fly
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