RHAPSODY

Dawn of Victory

2000 - LMP

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
21/11/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Nel 2000, dopo soli due album, i Rhapsody erano già una certezza del panorama Power in generale, nonché di quello a stampo sinfonico in particolare. "Legendary Tales" e "Symphony Of Enchanted Lands" avevano presentato la band nel miglior modo possibile: due autentici capolavori, in grado di mostrare sin da subito una particolarissima attitudine, nonché degli intenti piuttosto chiari, posti saldamente alla loro base.  Dopo quasi due anni di pausa era lecito aspettarsi un altro capolavoro (viste le capacità della band), o per lo meno un altro grande album degno successore dei precedenti; il terzo album è sempre una soglia importante per ogni band, da varcare con estrema cautela. E' quasi una legge non scritta del Metal, quella che inquadra il terzo album o come quello della consacrazione o come quello del decadimento. Nel nostro caso era davvero difficile far valere questa legge; proprio perché i primi due album sono già di per loro dei capolavori, due album emblematici tra l'altro, manifesto di un nuovo modo di intendere e suonare il Power. Aspettarsi quindi un disco che li potesse superare era un po' utopico se non coraggioso. Fatta questa premessa, c'è da dire che forse, e ripeto forse, è vero che "Dawn Of Victory" sia un pochino inferiore ai predecessori (che tra l'altro rappresentavano anche una novità assoluta), ma è anche vero che, essendone solo di poco inferiore, resta comunque un grande album di Symphonic Power Metal, ricco di perle e di classici, tant'è che molti fan lo preferiscono ai primi due, lodandone in special modo la schiettezza ed il suo lato più battagliero. Nulla di strano o preoccupante, quindi. I Rhapsody, semplicemente, tornano sul mercato con un'altra grande prova la quale (essendo comunque già consacrati) non fa altro che confermarli come band di punta del Power Metal di quegli anni, nonché come portabandiera della (ri)nascita del Metal tricolore. Da segnalare, infatti, molti album degni di nota usciti sul suolo italiano in campo Epic/Power, alle soglie del nuovo millennio: dopo un debutto tipicamente Epic Metal con "Champion Eternal" (1997) i Domine si volsero al Power con il successivo "Dragonlord" (1999); nel 1998 i Labyrinth rilasciarono il capolavoro "Return To Heaven Denied", nello stesso anno uscì il più "proggheggiante" "A New Religion?" degli "Athena" e l'anno successivo l'omonimo esordio dei Vision Divine. Sempre nel 1999 troviamo il più rozzo "Tales From The North" dei White Skull, "Doomsword" dei Doomsword e "King Of The Nordic Twilight", album solista proprio di Luca Turilli, il quale si caratterizza così, insieme a Fabio Lione (cantante anche nei succitati dischi dei Vision Divine e degli Athena) come una delle personalità più importanti per il Metal italiano. E' con questo sfondo alle spalle che i Rhapsody si inseriscono nel nuovo millennio con il loro terzo album e terzo capitolo della "Emerald Sword Saga", sempre sotto l'egida di Sascha Paeth, di Miro e della Limb Music Products. Tuttavia, troviamo un cambiamento all'interno della formazione: il batterista Daniele Carbonera viene infatti sostituito dal misterioso Thunderforce, la cui identità è ancora ignota; secondo molti si tratterebbe di una drum machine, anche se la band ha sempre smentito calorosamente tale affermazione. In quanto a sonorità invece non troviamo novità degne di nota; i nostri propongono sempre un Symphonic Power Metal dalle tinte eroiche ma solari e dagli intrecci solistici Neoclassic, accompagnati da molti inserti acustici e medievaleggianti. Rispetto al precedente, però, il sound e le composizioni si semplificano, tornando alle partiture ed ai ritornelli più diretti di "Legendary Tales". "Dawn Of Victory" è infatti un album più schietto e battagliero, la componente sinfonica c'è ma non è imponente quanto in "Symphony?", anzi è molto più in secondo piano, anche se onnipresente. Già dal titolo, in effetti, si possono capire gli intenti della band. E' l'alba di una vittoria, quindi il sound deve essere per forza di cose più arrembante e glorioso. Basti pensare che in quest'album non c'è nessuna ballata, solo momenti più delicati immersi però in un contesto battagliero. Una scelta stilistica mirata dunque, volta a descrivere al meglio gli sviluppi della saga Fantasy; i Rhapsody quindi si adattano al concept, così come l'acqua si adatta al recipiente che la contiene. Anche la copertina è esplicativa in questo senso, mostrandoci il Guerriero (qui simile ad un guerriero pitta) armato ed immerso in uno scontro con le forze del Male, mentre il cielo si tinge di rosso. Proprio in occasione di questo terzo disco, infatti, entriamo nel vivo della saga: come abbiamo visto nell'album precedente, infatti, il Guerriero è entrato in possesso della tanto agognata Spada di Smeraldo ed è pronto a combattere Akron ed i suoi eserciti in aiuto delle forze libere del Bene. Troveremo anche un paio di nuovi personaggi: Arwald, amico del Guerriero, e soprattutto Dargor, il luogotenente di Akron, un personaggio che sarà fondamentale per questa saga e non solo! Ma tutto a suo tempo. Vediamo gli sviluppi della saga e dell'album nel consueto track-by-track.

Lux Triumphans

Ad aprire l'album ci pensa il solito intro, "Lux Triumphans (Luce Trionfante)", un inizio lievemente più studiato e più lungo rispetto agli altri ascoltati nel recente passato (siamo sui due minuti). All'inizio, infatti, troviamo subito la voce del narratore Sir Jay Lansford, il quale esprime un brevissimo quanto oscuro presagio: "Alla corte di Re Caos, solo il sangue può scrivere la sua propria tragedia?". L'utilizzo del narratore nell'intro farà molta fortuna in futuro, permettendo all'ascoltatore di cominciare a preparare la mente per le vicende che accadranno. Queste poche righe non dicono molto, ma le parole "sangue" e "tragedia" fanno sicuramente presagire qualcosa, anche se vagamente. Come sempre, poi, intervengono immediatamente i magniloquenti cori, qui molto in stile "Carmina Burana" di Orff, che si alternano tra momenti più incalzanti a momenti più distesi e ariosi, entrambi narranti le gesta del Guerriero e le ultimissime vicende: "Giunge or dunque dalla Terra di Mezzo, fieramente impugnando la sua magica spada. Tutti si raduneranno presso le rovine di Kazar, non molto distanti da Ancelot. Sono pronti per raggiungere quel luogo, la chiamata di Arwald s'ode possente". Il Guerriero, Arwald e tutte le forze del Bene sono pronte a combattere per difendere Ancelot.

Dawn Of Victory

E' l'alba di una battaglia, l'alba di una vittoria! "Dawn Of Victory (L'Alba Della Vittoria)" è quindi, nemmeno a dirlo, l'opener vera e propria. Il limpido suono della chitarra di Turilli si lascia andare ad un riff particolarmente tagliente ed eccitante che, scandito dalla batteria del nuovo entrato, fa partire una cavalcata potente, veloce e fomentante, in cui le tastiere altisonanti e boriose accompagnano il tutto. Come di consueto, però, la cavalcata si stoppa per un attimo, facendo posto ad un breve e gioioso intermezzo sinfonico, il quale a sua volta lascia il posto al ritorno delle ritmiche veloci. "Rugge il fuoco sul campo di battaglia, ed Arwald combatte la guerra del Re. L'Armata di Dragor, il tuono, la tempesta.. loda la gente, la sua spada ed il suo coraggio", è con questi famosi versi che Fabio Lione ci reintroduce nelle terre di Algalord e alla saga, introducendo anche il nuovo nemico Dargor. Arwald e Dargor, al comando dei rispettivi eserciti, sono dunque pronti per scontrarsi in un'epica battaglia. La stessa sensazione si ha nella strofa successiva, sempre veloce ed arrembante, che però questa volta, (dopo aver invitato il Guerriero ad impugnare la Spada) si trasforma in ritornello. Un ritornello anthemico, corale ed arioso, che, sempre su ritmiche veloci, è dapprima più disteso e con un retrogusto di malinconia, ed in seguito diviene più glorioso e marziale. Letteralmente da cantare con i pugni alzati al cielo, insomma, grazie anche all'utilizzo (per la prima volta!) di parole italiane: "For Ancelot/ the ancient cross of war/ for the holy town of gods/ Gloria, gloria perpetua/ in this dawn of victory". A questo punto torna il riff iniziale, coadiuvato da ritmiche veloci, per introdurre una nuova strofa e nuovamente il ritornello, il quale stranamente (almeno per i Rhapsody) viene riproposto molto presto. Ma con un refrain così catchy non si può fare altrimenti, dopo tutto. A metà canzone circa inizia l'assolo di Luca Turilli, uno dei suoi migliori e famosi; un assolo con velocissime scale in sweep picking, davvero Neoclassic, che dimostra come il chitarrista sia sempre più padrone del suo strumento. Dopodiché parte una strofa differente da tutte le altre, essendo meno arrembante e più descrittiva. Siamo sempre su ritmi veloci, certo, ma la cavalcata si stempera un po' per permettere alla band di dipingere un affresco della battaglia ormai iniziata ed in corso. Tutta la tensione ed il coraggio accumulatisi vengono rilasciati durante lo scontro, quindi anche la canzone rallenta leggermente: "Tragico e furioso, lo sferragliare dell'acciaio divino. Potere sì magico, in quella spada, impugnata da mani così valorose. Oceani di fuoco sferzano il trono dei Demoni, e da rossi cieli lontani i tuoni ruggiscono il suo nome. Il nome del Maestro del Dolore!". Il finale della canzone è affidato, come di consueto, al ritornellone che viene anche ripetuto nella parte cadenzata in cui si grida "gloria perpetua". La saga riparte dunque a grandi velocità e con intenzioni più battagliere che mai, siamo di già davanti ad una importante vittoria sul campo, infatti: le armate del Male sembrano essere sconfitte e questo fa bene al morale delle truppe e degli Eroi. E, se dobbiamo dirla tutta, anche al nostro. Si chiude così il primo classicone dell'album, una canzone che ancora oggi è immancabile in ogni show della band. 

Triumph For My Magic Steel

Delle linee chitarristiche squisitamente Neoclassic aprono "Triumph For My Magic Steel (Un Trionfo Per Il Mio Magico Acciaio)", la terza traccia. Queste linee si trasformano subito in una fuga solistica, anch'essa Neoclassica, che si collega direttamente alla prima strofa della canzone, in cui una batteria vivace ed un tappeto di tastiere fanno da sottofondo alla voce di Fabio, qui su tonalità più basse e quasi parlate. La seconda parte della strofa cambia però improvvisamente, mostrandoci il lato più "happy" e solare della band, con dei versi dal sound davvero accattivante: "Così il tuono e la tempesta, la rabbia della spada, la furia della mia guerra.. l'ascia del nano, il sangue sulla pietra.. l'urlo eterno!". Versi che ribadiscono ancora le pulsioni bellicose di quest'inizio album, sensazioni che vengono confermate appieno nel gran bel ritornello che segue; un ritornello con botta e risposta tra cori battaglieri e Fabio Lione, molto catchy e con delle linee vocali davvero azzeccate. Insieme di elementi che propongono ognuno un mix di epicità e di baldanza, un momento che ci mostra il Guerriero sempre più all'interno della battaglia, soprattutto ora che possiede la Spada di Smeraldo. Anche la musica si fa più pomposa e veloce: "La rabbia nel vento, quando trionfa il mio magico acciaio. Gusterai la lama dell'antica spada! Rabbia nel vento, quando trionda il mio magico acciaio.. guidato da eserciti di sovrani caduti!". Un brevissimo scambio tra chitarra e violino introduce la seconda strofa, che ripete lo stesso canovaccio ascoltato finora, alternando, come abbiamo visto, una parte più lenta ad una più ariosa e solare, lasciando poi il posto al ritornello. In quest'album è ormai evidente come i Rhapsody giochino di più la carta del refrain: nell'album precedente, infatti, molto spesso quest'ultimo veniva proposto ad inizio e a fine canzone, qui invece lo si trova con più frequenza, andando a formare canzoni molto dirette e confermando quanto ho detto nell'introduzione. Dopo il secondo ritornello Luca Turilli ripropone l'assolo ascoltato ad inizio canzone. Tuttavia, questa volta non troviamo una nuova strofa ad attenderci, ma un gradevole e vivace assolo di violino (suonato, quest'ultimo, da Maggie Ardorf). La vivacità del violino viene interrotta bruscamente da possenti e gravi cori che però durano giusto l'arco di due versi, lasciando il posto ad un altro cambio di tempo del pezzo: in questo punto, infatti, la band vira verso la soluzione del mid-tempo alla Manowar, ma condito da straripanti tastiere in sottofondo. Anche il mid-tempo però dura poco, la frenesia della battaglia non permette pause, e così anche la canzone riaccelera grazie a dei versi dal sapore davvero eroico in cui la voce di Fabio risulta davvero espressiva e ci permette di assaporare al meglio il momento vittorioso che gli eserciti del Bene stanno vivendo: "Il Regno gioisce del trionfo su Dragor, e l'uomo di Loregard si staglia glorioso dinnanzi a tutti. Dinnanzi a tutti!". Dargor è stato sconfitto, adesso ne siamo certi. Al termine di questi versi esaltanti torna poi Turilli, con un assolo più lento e sentito, quasi rilassato, che sembra descrivere il rilassamento dei nervi delle truppe dopo la vittoria in un'estenuante battaglia. Bisogna anche festeggiare, e così ritroviamo i versi "happy" introducenti il ritornello che, come da copione, lasciano spazio proprio ad esso. Il quale, ripetendosi ancora una volta, chiude la canzone, coadiuvato dagli sweep-picking di Luca. Dopo ogni battaglia vittoriosa arriva il momento del riposo, ma non solo, arriva anche il momento di festeggiare il successo. Ed è così che i nostri eroi si recano nel Villaggio Dei Nani

The Village Of Dwarves

"The Village Of Dwarvesè la canzone più medievaleggiante del lotto e un altro pezzo molto famoso. Il pezzo si apre al suono dei cinguettii, con flauto in background e la voce ospite di Constanze Backers. Elementi i quali iniziano dunque a tessere le prime melodie leggermente malinconiche. L'atmosfera cambia decisamente non appena entrano in campo le tastiere di Staropoli che, ricreando il suono di una cornamusa, accompagnano il mid-tempo che si sviluppa. La canzone ha proprio la struttura di una ballata medievale, o di una filastrocca, usando una semplice struttura che propone l'alternanza strofa-ritornello-strofa-ritornello e così via. Le strofe sono più soffuse e delicate, la chitarra e la batteria spariscono, lasciando il posto al flauto ed al tamburello. Anche la voce di Fabio si fa più delicata, perfetta per narrare storie intorno ad un fuoco: "Porgono ingenti onori, i nani di Lork, quando passeggi sulla segreta collina di Gandor". E' bello vedere come vengano citati anche dei luoghi, magari neanche importanti, ma utili per creare un'atmosfera magica che permette all'ascoltatore di immergersi completamente nella saga Fantasy. Giacché, come dice Tolkien, le fiabe sono storie anche di luogh, non soltanto di personaggi. Ora, questa non è una fiaba, è una saga Fantasy, quindi un qualcosa di più evoluto e complesso: però, il concetto resta sostanzialmente quello, ovvero fornire alle avventure uno sfondo che sia adatto. Nel ritornello tornano le chitarre, la batteria ed il violino, facendoci apprezzare dei versi corali orecchiabilissimi e davvero parecchio danzerecci; l'impulso di prendere sotto braccio qualcuno e cominciare a saltellare è davvero forte: "Danze di vento e fuoco, storie d'antichi Re.. allietano i nostri eroi, laggiù, nel villaggio dei nani.". Nelle altre strofe il Guerriero cita addirittura gli elfi e anche gli stessi Arwald e Aresius, ampliando così ancora di più lo scenario. Ad un certo punto subentra però una strofa molto oscura e criptica: "L'occhio dell'aquila nasconde un tragico scenario.. ma, questa notte, è il vino rosso a possedermi". Il Guerriero percepisce qualcosa di negativo guardando nell'occhio dell'aquila, un tragico presagio.. ma non è questo il momento per preoccuparsene, ora è il tempo di bere e festeggiare! Poco dopo metà canzone si sviluppano degli assoli di violino e di flauto sui quali poi si poggiano delle leggere note di pianoforte, che introducono nuovamente la strofa profetica vista prima, nuovamente però viene ignorata dal Guerriero, il quale si lascia andare allo spensierato ritornello. Un refrain che, ripetendosi più volte prima della fine della canzone, cambia anche liriche, riportando i nostri eroi a pensieri più bellicosi, dato che una battaglia vinta non significa la fine della guerra: "Giunge però il tempo di andare. Prima che la notte finisca, i guerrieri intraprenderanno la marcia.. verso l'empia battaglia". 

Dargor, Shadowlord Of The Black Mountain

"Dargor, Shadowlord Of The Black Mountain (Dargor, Il Signore Oscuro Della Montagna Nera)" parte subito velocemente e senza troppi fronzoli, salvo rallentare non appena parte la prima strofa, composta da una prima parte più cadenzata ed una seconda in cui la batteria riaccelera leggermente, anche se le linee vocali restano ad una velocità media. Questa canzone parla di Dargor, luogotenente di Akron, presentato qualche canzone fa. La prima strofa è esplicativa in questo senso, in quanto ci narra qualcosa in più circa questo nuovo personaggio: "Impavido e possente, il combattente delle ombre. Principe delle terre oscure, Dragor il suo nome. Adottato da Vankar, antico stregone di Helm, che ne plasmò la mente virandola verso il male". Già qui capiamo qualcosa di importante: Dargor è stato adottato da Vankar, uno stregone malvagio che l'ha poi convinto a combattere per lui, per Akron e per il Male in generale. Dargor si presenta immediatamente come un personaggio particolare e misterioso dunque, un personaggio che potrebbe riservare delle sorprese. Il pre-chorus è piuttosto cadenzato ma corale ed arioso, esso riesce infatti a trasmettere molta positività e risulta anche abbastanza memorabile: "Arde il fuoco fra l'onore e l'orgoglio, pesa l'acciaio nel suo selvaggio cuore di drago. Faccia a faccia con il culto del male.. principe delle lande del reame più oscuro!". Il ritornello, invece, si assesta su note più distese e lunghe, su ritmiche più veloci e su un tappeto di archi e tastiere, risultando anch'esso abbastanza gradevole. Dopo che la canzone ripropone per un attimo il riff e le ritmiche iniziali, le liriche della strofa successiva ci danno altri particolari su Dargor, anche se ancora piuttosto criptici: "Gloria e potere, schierati per il lato sbagliato. Per il suo tragico passato ha rinnegato la luce. Akron lo sa, conosce la sua storia, conosce la verità. Ha bisogno di un combattente come lui, così forte e coraggioso". A questo punto, ci viene data la conferma che Dargor non è sempre stato dalla parte del Male, ma ora, per qualche motivo, lo è. Akron conosce bene la sua storia e sa come usarla a suo vantaggio, conoscendo anche le grandissime qualità ed abilità di Dargor. Dopo questa strofa ritornano pre-chorus e ritornello, non stravolgendo quindi la struttura della canzone. Dopo di essi inizia però la classica sezione strumentale, aperta in questo caso dalle tastiere e dal flauto, che paiono giocare tra di loro mentre gli altri strumenti sembrano essere spariti. Subito parte l'assolo virtuosissimo di Turilli, al quale si lega un vivace assolo di Staropoli: un gran bello scambio solistico di stampo Neoclassico, dunque. Puntualissima rispunta nuovamente l'accoppiata pre-chours/ritornello, quest'ultimo però sembra non voler terminare e si trascina verso la fine della canzone ripetendo più volte l'ultimo verso. La vera fine del brano, però, è affidata agli scambi solistici di Turilli e Staropoli visti poco fa, i quali risuonano gli stessi assoli senza cambiare o aggiungere niente. 

The Bloody Rage Of The Titans

La traccia numero sei si intitola "The Bloody Rage Of The Titans (La Sanguinosa Ira Dei Titani)" ed inizia soffusamente accompagnata dai soli pianoforte e flauto dolce; i toni da ballata vengono confermati dalla calda e calma prova vocale di Fabio, il quale canta ed al contempo dipinge classici affreschi naturali, mentre piano piano cominciano ad intervenire altri strumenti in sottofondo. Negli ultimi due versi, però, aumenta l'enfasi, sia per quanto riguarda il lato vocale, sia quello strumentale, in concomitanza con delle parole molto romantiche le quali segnalano quanto il Guerriero sia rapito, quasi fosse un sortilegio, dalla natura che gli si para davanti, fornendo anche un richiamo all'album precedente: "E cado vittima di questo incantesimo, meravigliosa sinfonia di terre incantate..". I toni da ballata celebrativa e soave vengono tuttavia subito accantonati in favore di ritmiche più rocciose e veloci, sebbene un lato delicato resti molto marcato grazie al violino ( sempre suonato da Maggie Ardorf, la quale sarà molto attiva anche durante il ritornello) ed al flauto dolce, che accompagnano in combo l'accelerazione. Non appena Fabio ricomincia a cantare, la canzone si trasforma in un mid-tempo deciso e cauto, guidato proprio dall'espressivo cantante pisano. Il ritornello si mantiene su queste ritmiche aumentando però il lato orchestrale e facendo apparire dei cori epici e gravi che quasi duettano con la voce solista. La cosa bella di questo ritornello è che i versi cantati dai cori si sviluppano secondo un climax discendente, esordendo con note più alte per concludere con note più basse, mentre i due versi di risposta cantati da Fabio beneficiano, al contrario, di un climax ascendente che si conclude su note più piene ed enfatiche. Un ritornello molto ben strutturato e ben fatto, dalla evidente struttura chiastica che, tuttavia, abbandona il tracciato della celebrazione della natura per collegarsi al titolo del pezzo: "Draghi e demoni, attenzione! E' la rabbia dei titani.. è la loro sanguinosa furia!! Signori della guerra, dei dell'acciaio, attenzione! E' la rabbia dei titani, è la loro sanguinosa furia!!". Al suo termine la canzone ritorna sulle ritmiche veloci e folkeggianti poste dopo l'introduzione che anche qui servono come collegamento per il mid-tempo. Le liriche tornano su lidi bucolici descrivendo un nuovo scenario naturale che incanta il nostro protagonista, rendendo ancora evidenti le due pulsioni viventi in lui: una battagliera e una dedita al culto e all'ammirazione della natura, come evidenzia anche la struttura della canzone stessa, con la strana alternanza tematica tra strofe e ritornello, non spiegabile in nessun'altra maniera. Ecco dunque i versi più bucolici: "La quercia, mia sorella, sorride al sole, ora libera dal peso dell'inverno. Le aquile volano di picco in picco, incantando il mio cuore.. il mio impavido cuore!". In ogni caso il ritornello arriva puntualissimo dopo la fine di questa strofa, sempre bello e solenne. Dopo di esso, però, la canzone ritorna da dove era partita, ossia da momenti delicati tipici di una ballata, con flauto e pianoforte in primo piano. Abbiamo giusto il tempo di chiudere gli occhi e lasciarci cullare per un istante, perché Turilli interrompe la quiete con la sua sei corde e con un lungo assolo sì virtuoso ma anche molto sanguigno e melodico, che si adatta bene ai ritmi cadenzati. I quali accelerano lievemente circa a metà canzone, mostrando anche una batteria più varia e vivace, mentre un'eterea voce femminile in lontananza accompagna e avvolge il tutto. Dopodiché ritroviamo nuovamente il ritornello, tuttavia proposto per l'ultima volta, giacché la brevissima coda è affidata nuovamente a pianoforte e flauto che soffusamente ci accompagnano verso la prossima traccia.

Holy Thunderforce

Con "Holy Thunderforce (La Sacra Forza Del Tuono)" si torna a cavalcare velocemente per le lande di Algalord, essendo questa una delle canzoni più veloci e dirette di tutto l'album, canzone che fu anche singolo e di cui venne girato anche un divertente videoclip, quasi fatto in casa, in un bell'insieme di spade e cavalieri. Già dall'inizio le idee sono chiare: un riff tagliente scandito da una batteria impaziente di partire a 1000 e tastiere quasi ridotte all'osso, niente orpelli, niente trombe, corni o delicati archi, si va all'attacco al grido acuto di "holy thunderforce!". Fabio dà di fatto il via alla cavalcata in doppia-cassa tipicamente Power, cavalcata che sembra farsi più nervosa e concitata proprio quando intervengono degli epici cori a sostenerla. Inizia così la prima strofa, la cavalcata è terminata ed ha luogo il combattimento a piedi, le ritmiche si stemperano di molto e si fanno molto più cadenzate, ponendo l'accento soltanto in alcuni momenti, facendoci scandire il tempo col pugno al cielo e rendendo la canzone parecchio cantabile. Un altro fattore che rende il tutto cantabile è il testo, baldanzoso e spavaldo, che ci fa venir voglia di buttarci nella mischia e combattere: "Tornatevene nel vostro abisso, Algalord non cadrà! Le vostre teste rotoleranno presto, assaggiate la lama degli eroi! Furia del tuono.. colpisci il mio scudo dorato!". Senza farsi attendere arriva l'irresistibile ritornello, velocissimo e dannatamente catchy; un ritornello parecchio "happy" e solare che dal vivo fa sempre faville, aiutato anche dal ritorno delle ritmiche veloci. Velocità che diminuisce di nuovo dopo i cori già visti all'inizio, introducendo una nuova strofa che narra del viaggio di Arwald, Aresius e del Guerriero verso Hargor, dove, a quanto pare, sono tenuti prigionieri molti innocenti, tra cui la Principessa Airin. Proprio lei. Si scopre così che è ancora viva, o almeno il Guerriero lo scopre, dato che noi in quanto "pubblico" lo sapevamo già da "Legendary Tales". I Nostri si battono furiosamente per compiere la missione, il fatto che la Principessa Airin sia ancora viva è una rivelazione troppo grande per essere lasciata come una questione in sospeso, bisogna agire subito, soprattutto dal momento che Akron ha proposto al Guerriero uno scambio: la sua Spada per la vita della Principessa e degli altri prigionieri. Gli eroi si trovano dunque costretti ad accettare, non prima di aver però creato il caos tra le file del Male: "Arwald ed Aresius, con il guerriero del Nord, sono sulla strada per Haragor. Caos ed oblio, confusione, disordine.. hanno ormai il loro nome!". Il ritornello ritorna giusto ora, proprio nel momento perfetto, proprio mentre la furia battagliera dei 3 eroi è al suo apice, trasportando con sé anche l'ascoltatore, come fanno d'altronde anche i fulminei dialoghi solistici tra Turilli e Staropoli: un botta e risposta che sembra una gara a chi è più veloce. A questo punto il pezzo torna tra i suoi ranghi ricominciando dalla prima famosa strofa ("Affrontami, malvagio infame, annusa l'odio degli angeli! Gloria, orgoglio, spargimento di sangue!"). La quale, come da copione, si vede seguita dal ritornello, frangente che si ripete più volte fino alla fine del pezzo (ora con ritmi più cadenzati, ora di nuovo velocissimo). Brano chiuso così com'era iniziato, al grido di "holy thunderforce!". Ci avviciniamo sempre di più alla fine di questo terzo capitolo e comincia piano piano ad apparire, all'orizzonte, qualcosa di negativo e pericoloso. Siamo forse vicini a ciò che l'occhio dell'aquila nascondeva, in "The Village Of Dwarves"? Forse sì, siamo molto vicini al punto di svolta tragico. 

Trolls In The Dark

A dare inizio a questa serie di eventi terribili sono i "Trolls In The Dark (Troll Nell'Oscurità)". La canzone è totalmente strumentale, la voce si sente soltanto all'inizio e per un breve momento: si odono delle risate fanciullesche in lontananza, e la voce infantile ed angelica di Laurence Vanryne che canta una melodia spensierata accompagnata dal flauto dolce. Su questa atmosfera si innestano subito i virtuosismi veloci e taglienti di Luca Turilli, i quali riprendono proprio quella melodia iniziale. Nonostante il titolo, il pezzo resta sempre su un mood giocoso e positivo, ma questa è un po' la linea che la band ha deciso di adottare sin dal primo album. Possiamo però ipotizzare che i nostri tre eroi siano stati rapiti e imprigionati dai Troll del titolo, essendo caduti così in una trappola orchestrata da Akron in persona e preparata sin dall'inizio. Il Signore Oscuro infatti non ha alcuna intenzione di liberare Airin o chicchessia, avrà sia lei sia la Spada di Smeraldo.

The Last Winged Unicorn

 La penultima canzone si intitola "The Last Winged Unicorn (L'Ultimo Unicorno Alato)" ed è uno dei pezzi migliori di quest'album, una canzone che purtroppo viene spesso dimenticata ed inspiegabilmente non rientra (o almeno, non "propriamente") tra i classici o tra i pezzi più famosi della band triestina. Resta in ogni caso un bellissimo pezzo di Symphonic Power di alta classe e maestria. Dei veloci rintocchi al clavicembalo e un assolo di chitarra in overdubbing danno il via alla classica cavalcata in doppia-cassa. Una cavalcata che, percepita nel suo insieme, tuttavia non si lascia troppo andare ad una scorribanda senza freni, restando molto melodica e sognante, grazie soprattutto alle linee vocali di Fabio Lione. Linee vocali che mantengono queste caratteristiche, nonostante la prima strofa (e tutta la canzone) narri di cose molto tristi e cupe. Anzi, se vogliamo in questi versi è racchiuso uno degli episodi più drammatici dell'intera saga: i nostri eroi sono caduti in pieno nella trappola di Akron, ed ora si ritrovano catturati e prigionieri ad Hargor anche loro. Ma non è finita qui, giacché la Principessa Airin viene violentata davanti agli occhi increduli del Guerriero e di Arwald, portandoli a rimpiangere il giorno in cui sono nati: "Sette fiamme rosse, in quella caverna, illuminano l'orrenda tortura. Costretto ad osservare, egli maledice il giorno in cui il suo dio gli diede la vita". Tutto questa fatica, un viaggio lunghissimo intrapreso per salvare una persona che fino a poco prima si sapeva essere morta; tutto diventa inutile in un attimo e viene vanificato proprio davanti i loro occhi, mentre Airin piange lacrime nere cercando di sopportare l'orrido atto perpetratogli. Proprio in questa seconda parte della strofa la musica decelera un po', rendendo la batteria di Thunderforce più vivace e il violino in sottofondo più udibile. La seconda strofa ritorna ad essere dominata dalla doppia-cassa, aggiungendo un dettaglio terribile alla vicenda: Airin muore, esala l'ultimo respiro mentre Akron ride fragorosamente, contento della sua dipartita e del modo che ha usato per causarla, ossia quello stupro demoniaco illuminato dalla luce di fiaccole. Anche qui la seconda parte della strofa è più melodiosa e pacata, ma questa volta porta direttamente all'arioso ritornello, reso epico grazie alle grandi tastiere e ai fiati in sottofondo, veloce grazie alla solita doppia-cassa e nascondente una lieve e quasi impercettibile nota di malinconia (naturale, dopo quanto è appena avvenuto): "Dal sacro mare delle fiamme dorate vola l'ultimo unicorno alato, esalando il suo ultimo, innocente respiro. S'innalza, raggiungendo il trono di cristallo". Non è ben chiaro sia quest'ultimo unicorno alato e che cosa c'entri col resto della canzone, ma il tutto è presto spiegato: ci troviamo dinnanzi ad una rappresentazione zoomorfico-metaforica della principessa stessa, impegnata in un ideale viaggio verso un eventuale aldilà, luogo dove potrà smettere di soffrire. Se la mia teoria fosse giusta si spiegherebbe il perché di linee vocali e melodie così ariose in un contesto così drammatico, anche se, come già detto, queste nascondono anche una certa malinconia. All'improvviso però arriva l'organo di Staropoli a portare la canzone verso lidi più oscuri, aiutato inoltre da una triste voce femminile e da cori epici da requiem. Aresius però, vedendo che la tragedia rischia di annebbiare il raziocinio dei due guerrieri (i quali sono comunque prigionieri e non potrebbero poi fare molto), interviene con un toccante discorso di addio alla Principessa, che sembra appunto descrivere una specie di aldilà in cui non c'è dolore, ed è proprio lì che lei si sta dirigendo. Bisogna gioire almeno per questo: "Terre di un mondo senza tempo? Un incantato mondo senza tempo come nessun altro? Là dove magici fiori dipingono lo scenario cosmico e nessuno consce la parola? dolore!". Il discorso di Aresius ha successo, la canzone ritorna infatti su melodie solari, davvero sognanti ed immaginifiche, grazie anche all'espressività di un cantante superbo come Fabio Lione. I Nostri cominciano quasi ad immaginarsi quel mondo descritto da Aresius, trovando quindi sollievo e lasciando andare Airin in pace. Un assolo di Turilli molto melodico sugella questo momento. Non c'è altro tempo da perdere: bisogna pensare a fuggire e a salvarsi! La canzone dunque si fa più decisa e rocciosa, per un attimo, tornando poi alle soluzioni di inizio pezzo, dove la seconda parte della strofa era più melodica e aperta, con il solito violino a dare un tocco di magia innegabile. Puntuale ritorna anche il ritornello, per due volte, il quale al grido di "fly my last winged unicorn!" riporta il pezzo ai tocchi di clavicembalo che lo avevano di fatto l'hanno accompagnato nei primissimi secondi, questa volta segnandone però la fine.

The Mighty Ride Of The Firelord

La canzone conclusiva dell'album è anche la più lunga, "The Mighty Ride Of The Firelord (La Potente Cavalcata Del Signore Del Fuoco)" infatti dura poco più di 9 minuti; non siamo, però, davanti ad una suite. Il primo minuto e mezzo (introduttivo) è molto vario, si passa da un primo delicatissimo momento dominato dal flauto a momenti Metal in cui è Turilli con la sua chitarra a dominare, tra qualche cambio di tempo e una componente "film-score" che ritorna a farsi sentire. Anche la prima strofa propone questa grande varietà, proponendo ora dei primi versi intessuti su ritmiche tipicamente Power ora dei momenti corali ed eroici in cui il Guerriero fa uscire fuori tutta la sua rabbia e rinnova il suo voto di eroe salvatore delle Terre Incantate: "Illuminerò il tuo regno malvagio ed il tuo cuore brucerà fra le fiamme!! Mutilato e sembrato.. presto risorgeremo per mangiare il tuo cervello!". Dopo questo momento la canzone ritorna veloce e Power, con il Guerriero che giura di vendicare Airin, ma nel giro di due versi l'atmosfera cambia di nuovo, sempre grazie a parti corali e questa volta anche a ritmiche marziali. Le quali, coadiuvavate dalle sinfonie in sottofondo, sembrano richiamare le melodie iniziali di "Eternal Glory", brano dell'album precedente. Non un auto-plagio ovviamente, ma un tentativo riuscito di creare un tema musicale che attraversi gli album/capitoli, essendo questi dei concept, e essendo la musica proposta una vera e propria colonna sonora. Questo richiamo a "Eternal Glory" dovrebbe far presagire qualcosa all'ascoltatore, soprattutto perché siamo nel momento più drammatico di tutta la saga e c'è bisogno di una ripresa. A legare questa strofa con la successiva c'è un momento molto soffuso e totalmente sinfonico, quasi misterioso e oscuro come una caverna illuminata soltanto da fiaccole. La strofa successiva comunque si muove su queste stesse coordinate stilistiche, aggiungendo però altri dettagli ed episodi importantissimi alla storia, nella parte veloce infatti si legge: "Also Dargor can't endure all... goes out from the cave/ while the demons take the hero for their tragic game?". Neanche Dargor riesce a sopportare la vista delle sevizie perpetuate da Akron, l'ufficiale ha infatti già assistito allo stupro mortale di Airin e ora deve assistere anche alla morte di Arwald (che si consumerà proprio nei successivi versi corali). Come vi avevo già annunciato in precedenza, Dargor è un personaggio con più di una sfaccettatura, piano piano capiamo che non è totalmente malvagio, infatti esce dalla grotta, inorridito da quanto sta succedendo; dopotutto la Guerra ha un suo proprio codice d'onore, codice appena stravolto dalle menzogne e le torture di Akron. Dopo i vari cambi di tempo interni alla strofa parte subito un ritornello maestoso e cadenzato, arricchito da un coro di voci miste e da pompose sinfonie, un ritornello alquanto arioso e positivo, nonostante tutti gli stravolgimenti appena avvenuti. Il perché è spiegato proprio nelle liriche, si invita a non cedere e a continuare la guerra contro il Male, tutti insieme, tutte le forze del Bene unite per una giusta causa: "Raise your voice and ride all/ ride all brave, raise your sword to the sky/ and sing the epic symphony/ for the mighty and proud firelord". Purtroppo non è chiaro chi sia il "firelord", potrebbe essere il deceduto Arwald o il Guerriero stesso, non ho molti elementi per provare nessuna delle due ipotesi. Possiamo dunque supporre si tratti di Arwald: in questo modo il ritornello sarebbe anche un invito a combattere per la memoria del condottiero caduto. Al ritornello si lega subito una sezione strumentale "folkeggiante", tra riff cadenzati, flauti, violini e le tastiere ti Staropoli che ricordano delle cornamuse. Un momento molto positivo che però viene interrotto dalla triste voce femminile di Constanze Backers, la quale ci ricorda che dopotutto il Guerriero è ancora prigioniero di Akron e che la Spada di Smeraldo è ora proprio nelle sue pericolose mani. Infondo, quanto implicitamente profetizzato dall'aquila qualche traccia fa, si è avverato. Non bisogna cedere alla tristezza però, c'è sempre una soluzione e i Rhapsody ce lo ricordano con delle veloci fughe solistiche di Turilli e Staropoli. In effetti, quanto succede dopo ha del miracoloso. Dei sacrali cori quasi a cappella, scanditi solamente dalla batteria, raccontano infatti del modo in cui il Guerriero riesce a salvarsi, e mentre lo fanno anche gli altri strumenti intervengono a dare manforte: "Arwald's acid broke the silver chains/ before his very last breath/ Akron laughing really doesn't know what now waits for him...". Prima di essere totalmente sciolto nell'acido, Arwald riesce, con un ultimissimo sforzo, a mandarne qualche goccia sulle catene del Guerriero di Ghiaccio, riuscendo così a liberarlo e permettendogli di fuggire dalle grinfie del Signore Oscuro, l'ultimo gesto eroico di un eroe morente. Una brevissima narrazione di Aresius non riesce ad interrompere questo momento musicale epico ed enfatico, i cori infatti continuano ancora, descrivendo come il Guerriero smembri tutti i demoni che cercano di fermarlo, mentre Akron comincia a realizzare lentamente che la guerra continuerà, il suo piano di uccidere tutti i maggiori eroi in un sol colpo è fallito. Il Guerriero è vivo e assetato di vendetta! I cori si interrompono lasciando spazio ad un momento dolce in cui Fabio, con altrettanta dolcezza, dà il benvenuto all'alba: dopo una nottata tanto oscura e tragica i primi raggi di Sole vengono accolti come un messaggio positivo, c'è ancora luce, c'è ancora speranza. Il Guerriero riesce così a scappare seguendo il corso del fiume Aigor, la canzone quindi torna alle strofe già analizzate ad inizio canzone, con il figlio del ghiaccio più deciso che mai a combattere e a vendicarsi, perché per un po' abbiamo assistito ad una "sinfonia del dolore" invece che ad una sinfonia delle Terre Incantate. Ritorna dunque anche il ritornello a chiudere la canzone, ora la sua bombastica positività acquista ancora più senso, giacché il Guerriero può ancora dire la sua e riorganizzare gli eserciti, soprattutto ora che la guerra ha preso una piega inaspettata e pericolosissima; la Spada di Smeraldo nelle mani di Akron potrebbe infatti rivelarsi decisiva e distruttiva, come cantano i versi del ritornello quindi, c'è bisogno di uno sforzo collettivo atto a sconfiggere il Male, ora più che mai.

Conclusioni

Il terzo capitolo della "Emerald Sword Saga" si conclude drammaticamente, dunque, capovolgendo lo spirito iniziale dell'album. Anche se, ad onor del vero, qualche presagio di "sventura" (piazzato tatticamente qua e là) era più volte intervenuto per indurci a stare attenti e a non credere troppo nel canonico lieto fine. Abbiamo infatti visto come le prime canzoni fossero, a livello lirico, spavalde e battagliere, piene di ottimismo nei confronti di un conflitto che sembrava dover terminare in breve tempo, grazie al Guerriero di Ghiaccio e alla sua Spada. Sembrava anche che fosse giunto il momento della liberazione della Principessa Airin, ma tutto questo viene ribaltato nel giro di 3/4 tracce, portando l'album verso una svolta tragica, utilissima tuttavia per lo sviluppo della saga e di ogni storia Fantasy che si rispetti. Ora, l'azione passa in mano al nemico: le forze del Male hanno in mano il pallino del gioco, ponendo un'ulteriore sfida al protagonista, lasciato psicologicamente stravolto, senza Tharos, senza Arwald, senza Airin e senza Spada. Restiamo quindi basiti, con più di qualche interrogativo da soddisfare, uno dei quali riguarda sicuramente Dargor. Perché quest'ultimo è uscito dalla grotta, durante le sevizie? Quale sarà il suo ruolo d'ora in avanti? Come si suol dire, lo scopriremo nella prossima puntata. Sta di fatto che, alla fine, possiamo sicuramente affermare di trovarci dinnanzi ad un altro prodotto più che mai valido. Musicalmente, come già detto più volte, l'album si mantiene battagliero e diretto; bene o male per tutta la sua durata, andando a diminuire l'enorme impatto sinfonico invece presente in "Symphony?", confezionando i Rhapsody un album più vicino al Power in senso lato. Anche la produzione cambia un po', giusto quel tanto che basta per venire incontro alle esigenze qui mostrate dalla band. Le chitarre, infatti, si odono distintamente e molto meglio, sia perché hanno più spazio di manovra, sia perché la produzione le rende più limpide e potenti, andando quindi ad influire ancora di più su quel lato bellicoso di cui vi parlavo. Il basso è invero abbastanza sommerso da tutti gli altri suoni, mentre le sinfonie, anche se di mole assai più compatta e ridimensionata, sono sempre presenti; e quando ci sono, si sentono benissimo, come sempre comunque. Da sottolineare, poi, il particolare rilievo concesso al violino, suonato tra l'altro da un musicista ospite. Fattore da non sottovalutare, in quanto percepiamo lo strumento come più vero rispetto ad eventuali suoni campionati. Sempre tenendo a mente quanto fu in "Symphony?", siamo quindi di fronte ad un album più compatto ed omogeneo, un album che non presenta nessun vero calo di tensione, essendo composto solo da buone e ottime tracce, alcune delle quali sono diventate dei veri e propri cavalli di battaglia nei live: vi basti pensare a "Dawn Of Victory""Holy Thunderforce" e "The Village Of Dwarves". Venendo meno il lato sinfonico però, forse viene a mancare un po' di quella componente magica e atmosferica che tanto aveva affascinato il mondo del Power; ma questo è un elemento puramente soggettivo, dato che anche questo è un album davvero bello, che non ha niente di sbagliato o fuori posto in sé. Sta solamente all'ascoltatore, dunque, scegliere (se proprio se ne sente il bisogno) se si tratti o meno di un qualcosa di inferiore a "Symphony?". Fermo restando che si tratta in ogni caso e senza dubbio alcuno di un grandissimo album, il quale va ancora di più a confermare le qualità della band ed il loro modo di intendere e vivere (non ce lo scordiamo mai) il Symphonic Power Metal, confermando inoltre i Rhapsody come una delle band più attive e in forma di quel periodo.

1) Lux Triumphans
2) Dawn Of Victory
3) Triumph For My Magic Steel
4) The Village Of Dwarves
5) Dargor, Shadowlord Of The Black Mountain
6) The Bloody Rage Of The Titans
7) Holy Thunderforce
8) Trolls In The Dark
9) The Last Winged Unicorn
10) The Mighty Ride Of The Firelord
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