REVOCATION

Teratogenesis

2012 - Scion A/V

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
30/07/2013
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

Con l'extended play "Teratogenesis" i Revocation vogliono appunto spiegarci come avviene la nascita di un mostro, riassumendo la loro abominevole creatura in cinque brani per un totale di poco più di venti minuti. La loro creatura é nello specifico un ibrido di thrash metal miscelato a reminescenze death, senza disdegnare qualche passaggio groove qua e là, dando vita a strutture articolate e complesse, le quali trovano la loro base sulla perizia tecnica dei musicisti. Purtroppo però, il mostro generato dai Revocation incute timore soltanto nell'aspetto, dato che nella pratica é praticamente innocua. Della serie "tanto  fumo e poco arrosto" i cinque brani che costituiscono l'ep sono un concentrato di potenza, talvolta incontrollata, e in due o tre brani, come spiegherò più avanti nel dettaglio, manca la sostanza, quello che ci si aspetta da un disco di metal estremo insomma. Per carità, dal punto di vista esecutivo i Revocation sono validissimi musicisti, le pecche vanno riscontrate sotto l'aspetto compositivo, visto che in alcuni casi la tecnica che i quattro hanno a disposizione é fine a sé stessa e porta irrimediabilmente a brani cattivi ma decisamente poco concreti e incisivi, tramortiscono ma il loro effetto svanisce immediatamente e di essi non ne rimane traccia. Si tratta indiscutibilmente di una band molto attiva: nonostante una breve carriera i Revocation hanno una prolificità invidiabile che li ha portati a realizzare dischi di tutto rispetto come i full lenght "Existence Is Futile" del 2009 e "Chaos Of Forms" datato invece 2011. Per il resto "Teratogenesis" é un ep ben realizzato, la cui produzione mette in risalto le peculiarità principali della sezione strumentale, evidenziando gli aspetti positivi dei musicisti (che corrispondono ai nomi di Dan Gargiulo e David Davidson alle chitarre, Brett Bamberger al basso e Phil Dubois-Coyne alla batteria), i quali, come ho già detto, sanno davvero suonare i rispettivi strumenti. Da questo punto di vista, prettamente tecnico, mi sento di tracciare un segno rosso soltanto sull'ambito vocale, perché se da una parte Gargiulo e Davidson danno prova della loro ecletticità spaziando fra growling e screaming, finiscono in entrambi i casi per risultare un po' piatti come stessero forzando eccessivamente le due tecniche. Il suono delle loro chitarre é invece soddisfacente ed incisivo a sufficienza dal punto di vista sonoro, ed anche la sezione ritmica basso-batteria é promossa sotto questo aspetto, ad eccezione di un po' di plasticità per quest'ultima sulla quale si può comunque sorvolare. A dire il vero i groove dei Revocation sono solamente accennati, ed in questo senso si vede il tocco di Christopher "Zeuss" Harris (già al servizio di Chimaira, All That Remains, Soulfly e Six Feet Under, giusto per fare qualche nome) in fase di mixaggio e masterizzazione. Se paradossalmente "Teratogenesis" si limitasse alla track opener "The Grip Tightens" avrebbe avuto un giudizio sicuramente più positivo da parte del sottoscritto, in quanto si tratta di forse l'unico brano che mi ha convinto a pieno dal primo ascolto. Riff abbastanza derivativi di matrice thrash metal, ma di grande impatto sonoro, si rincorrono dando vita ad un brano dinanzi al quale é molto difficile non muovere la testa e non scatenarsi in un feroce headbanging. Dopo un lievissimo rallentamento ritmico, entriamo nel vivo del pezzo, dove troviamo un assolo di buon livello da parte di Gargiulo, ed un refrain semplice ma memorabile a tal punto che mi é immediatamente entrato in testa, anche per quanto riguarda la parte testuale, che analizza una visione apocalittica del nostro pianeta, per il quale l'armageddon sembra essere imminente. Terminato questo concentrato di adrenalina, ispirato a padri fondatori del thrash estremo come Slayer, Kreator e Sodom, iniziato le noti dolenti. Complice un songwriting abbastanza piatto nei primi minuti di canzone, compresa un'introduzione martoriante ma abbastanza piatta, "Spurn The Outstretched Hand" non convince assolutamente anche quando, mentre ci si avvìa verso la parte conclusiva, i Revocation introducono qualche spunto tendente alla melodia. E su questo si potrebbe anche passare, se non fosse per il cantato esasperato dei due vocalist (un vero peccato, perché con un'interpretazione adeguata il testo sarebbe risultato ancora più interessante di quanto non lo sia di per sé), a tratti addirittura fastidioso per l'ascoltatore (almeno per il sottoscritto). In sintesi un brano che cancella gran parte delle buone impressioni scaturite ascoltando l'opening track, e che dal punto di vista lirico entra nella mente dell'essere umano, per il quale si intravede un futuro buio, dato che la sua esistenza verrà presto soppiantata da una creatura di diversa morfologia. Una spietata creatura che inizia a prendere vita nella seguente "Maniacally Unleashed", che complice la riproposizione di spunti melodici fa tornare alla mente i teutonici Obscura capeggiati dall'estroso axemen Steffen Kummerer. I ritmi tornano a farsi sostenuti e martellanti, per merito di un'ottimo Dubois-Coyne in cabina di regia, coadiuvato benissimo dalle linee di basso di Bamberger. Il brano, fino a questo punto alquanto insipido e nulla più, guadagna un po' di punti grazie ad un bell'assolo eseguito da Davidson. Si prosegue con "Teratogenesis", che torna ad invadere territori affini al thrash metal con riff fulminei e di tanto in tanto sezioni di puro death metal decisamente poco convincenti. La bestia abominevole continua a crescere nella sua culla, cioé l'umano stesso, e vi resterà bramando terrore e devastazione, i quali si manifesteranno con il sacrificio di carne umana. Ecco, la potenza incontrollata di cui vi parlavo in precedenza trova qui il suo culmine. Dopo un break a tre quarti di canzone il ritmo rallenta e si fa più massiccio, mostrando punti in comune con gli ultimi lavori degli svedesi Meshuggah di Fredrik Thordendal, pionieri indiscussi del post thrash metal. "Bound By Desire" si apre in maniera velocissima sfoderando gli artigli, salvo poi rallentare e mantenere un'andamento abbastanza costante seguendo coordinate puramente thrash metal imprimendo marcate impronte melodiche. Senza dubbio si tratta del brano più articolato, sia dal punto di vista del minutaggio che da quello del songwriting, e tutto sommato é un brano più che sufficiente, condito da un altra bella parentesi solista eseguita da entrambi i chitarristi. Siamo all'ultimo brano, la mutazione é terminata ed il parassita é pronto a sostituire l'uomo, a scatenare tutta la sua furia. Cosa ne sarà della generazione umana? In sostanza le cose migliori le dimostrano quando si tratta di suonare thrash metal, mentre nei passaggi più vicini al death non mi convincono per nulla. Per quel che mi riguarda i Revocation sono come un pilota un po' inesperto che si mette al volante di una Ferrari: finché scaldano le gomme e tengono basso il regime del motore se la cavano benissimo, ma non appena premono a fondo il pedale dell'acceleratore finiscono per perderne il controllo e vanno fuori giri. Speriamo che con il passare del tempo la band accumuli esperienza ed impari a controllare il bolide anche ad alta velocità.


1) The Grip Tightens 
2) Spurn The Outstretched Hand 
3) Maniacally Unleashed 
4) Teratogenesis
5) Bound By Desire

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