REVOCATION

Empire Of The Obscene

2008 - Self

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
03/09/2013
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Per risalire alle origini dei Revocation bisogna tornare indietro al 2000, anno di nascita dei Cryptic Warning, primissima incarnazione dell'act di Boston. Il percorso artistico di David Davidson (ch,vc) Anthony Buda (bs,vc) e Phil Dubois-Coyne (bt) è stato in salita fin dal principio, una massiccia dose di determinazione portò la band nel giro di un lustro a realizzare prima un paio di demo (pubblicati nel 2002 e nel 2004) e poi a tagliare il traguardo nel 2005 del primo full-length con l'energico Sanity's Aberration. Le prerogative del combo vennero mostrate attraverso un granitico death/thrash caratterizzato da una strabiliante perizia strumentale, una produzione semi amatoriale (definita da Davidson "uno dei più grandi errori che abbiamo commesso") e qualche piccola ingenuità a livello compositivo avevano penalizzato leggermente il lavoro ma tutte le potenzialità del terzetto sembravano pronte ad esplodere in tempi brevi nella loro forma definitiva, la lezione impartita dai mostri sacri del genere con i pionieri Death del compianto Chuck Schuldiner (R.I.P.) in testa è stata la scintilla che ha spinto gli statunitensi a compiere successivamente uno straordinario salto qualitativo su ogni fronte. Nella primavera del 2006 David e soci sempre più convinti dei propri mezzi decisero di cambiare il nome in Revocation, il secondo passo arrivò quattro mesi dopo con la pubblicazione di Summon The Spawn, un demo composto da tre tracce, questo trittico di brani anticipò in parte la maturità del terzetto, una maturità rivelata completamente due anni dopo con l'album d'esordio del nuovo monicker, il fenomenale Empire Of The Obscene! I bostoniani dopo i primi tentativi nei Cryptic Warning avevano individuato il punto d'incontro ideale tra il travolgente impatto delle forme più estreme del metal ed il desiderio di ampliare le abilità tecniche scolpite nel loro DNA, l'opera fu completata in maniera memorabile da un suono che rasentava la perfezione. Le urla lancinanti del frontman ed un rimbombante blast beat introducono il turbine sonoro racchiuso nell'opener "Unattained", i Revocation assaltano senza pietà dal primo secondo con un'inarrestabile serie di accelerazioni e rallentamenti, in questi ultimi lo screaming di Davidson coadiuvato dal timbro profondo e brutale di Buda assume dei toni particolarmente minacciosi, l'effetto creato dall'unione delle due voci è a dir poco devastante, nella parte finale i tempi serratissimi ed un rapido guitar solo colmo di impeto ed inventiva dominano la scena, non poteva esserci epilogo migliore per un episodio avvincente e trascinante come questo. Il testo rappresenta un esplicito atto d'accusa verso la religione ed il modo con cui riesce a manipolare la mente delle persone, il pensiero e la personalità dei singoli individui vengono annullati dalla falsa promessa dell'immortalità ma l'unica condizione che può essere definita eterna è la sofferenza. "Tail From The Crypt" accanto all'imponente e dinamico muro innalzato dal basso e dalla batteria presenta delle soluzioni melodiche elaborate dalla chitarra in cui si percepiscono echi del leggendario metal degli eighties, il forte contrasto tra la rabbia primordiale riversata dall'ugola del singer e le armonizzazioni create dal suo strumento assumono la forma di un eccezionale valore aggiunto nella proposta modellata dall'ensemble. La storia raccontata nel brano poteva essere usata come sceneggiatura di una raccapricciante pellicola horror; nello scenario tetro di un obitorio un medico legale non riesce a trattenere i suoi deviati istinti necrofili, in un delirio crescente è convinto di amare il cadavere di una donna, dopo aver abusato del corpo della defunta contrae un virus che lo trasforma in uno zombie affamato di carne umana, non può più tornare indietro ma non sembra pentito perchè il suo desiderio era quello di amarla ad ogni costo. Nei sette minuti scarsi di "Exhumed Identity" i tre musicisti offrono un riassunto approfondito della varietà di stili contenuta nella loro musica; dopo un poderoso avvio cadenzato sorretto da un riffing schiacciasassi gli americani si lanciano in un'irresistibile cavalcata metallica composta da una sbalorditiva serie di progressioni ritmiche, una penetrante melodia presente per tutta la durata ricopre un ruolo basilare nella struttura del brano, una caratteristica che insieme ai numerosi cori anthemici presenti lo rende un gioiello destinato ad essere apprezzato anche da chi ha sempre prediletto sonorità più morbide, dall'operato di David emerge una profonda devozione nei confronti di alcuni dei più grandi maestri della sei corde come Joe Satriani e Eddie Van Halen. L'identità riesumata del titolo si riferisce ad una creatura maligna resuscitata per compiere dei delitti efferati, non riesce a fermare la sua sete di sangue, niente potrà fermarla neanche un'altra sepoltura perchè ogni volta tornerà in una forma sempre più violenta. La successiva "Fields Of Predation" è un'impetuosa bordata in puro death metal style, i Revocation insistono nell'aggredire l'ascoltatore con un tornado grondante potenza e tecnica, la voce del leader in alcuni momenti arriva a sfiorare la furia cieca del grindcore, una doppia cassa impazzita e dei virtuosismi superlativi elevano la traccia in uno degli highligths di Empire Of The Obscene. Nelle parole del frontman viene descritta con dovizia di particolari la condanna a morte di alcuni criminali impalati atrocemente, il ferro che trafigge i corpi ed il vento gelido sono le uniche cose attorno a questi uomini, oramai non c'è più nessuna speranza di salvezza, è giunto il momento di scrivere la parola "fine" sulle loro vite. Dinamismo ed armonia sono amalgamati con maestria nello strumentale "Alliance And Tyranny", nelle battute iniziali la band propone un vortice stilistico guidato dal drumming possente e preciso di Phil, le linee melodiche per l'ennesima volta si rivelano un'arma in più nel sound del trio, nella seconda parte Davidson sale nuovamente in cattedra eseguendo un assolo immerso in una monumentale aura epica, l'enfasi con cui il guitar player riesce a far rivivere la grande tradizione metallica in questa suggestiva sequenza di note è strabiliante. La voglia di sperimentare dei Revocation emerge in pieno nell'articolata "Suffer These Wounds", la moltitudine di cambi ritmici e d'atmosfera plasmata dai musicisti del Massachusetts arriva a sfiorare i sentieri del prog metal più frenetico (provate ad immaginare una versione iper aggressiva dei Dream Theater di  Train Of Thought) il cantato feroce del frontman trasmette un forte senso di angoscia, le sue urla assordanti supportate da una base varia e tonante impressionano per l'enorme quantità di cattiveria sprigionata. Dalle liriche emerge la figura di un uomo che crede di essere imperfetto  in un mondo costruito esclusivamente sulla menzogna, la disillusione lo porta a domandarsi se un giorno riuscirà a trovare la pace, l'impressione finale è quella che nessuno potrà mai ascoltare questa disperata richiesta d'aiuto. La componente tecnica regna incontrastata nell'incendiaria "Summon The Spawn", è sorprendente notare la disinvoltura con cui la coppia Buda/Dubois-Coyne interpreta delle parti estremamente complesse ed energiche, creando così un wall of sound amplificato da un'irrefrenabile sfilza di roboanti riff, la brutalità vocale di Davidson continua a rappresentare un autentico trademark nel mosaico del gruppo, a dargli manforte c'è un Anthony completamente sopra le righe. Il protagonista della track è un uomo determinato ad intraprendere un viaggio senza ritorno verso i sentieri più inquietanti e sinistri dell'occulto, in una spaventosa discesa nelle tenebre degli spiriti malvagi dell'oltretomba cominciano ad impossessarsi del suo corpo, l'avidità e la sete di potere di queste anime lo trasformano velocemente in un essere mostruoso condannato alla sofferenza eterna, dopo l'ultima mutazione capisce di essere diventato un umile schiavo di una crudele immortalità. La fusione tra death, thrash e progressive raggiunge vette d'eccellenza nella rocciosa "None Shall Be Spared (All Shall Be Speared)", l'attacco frontale dei Revocation prosegue in una trascinante scalata ritmica marchiata a fuoco da velocità sostenute alternate a degli interventi cadenzati capaci di mandare in frantumi qualsiasi vetro antiproiettile, nei minuti finali il mood del brano diventa nettamente più oscuro grazie ad un indimenticabile assolo di David, estro e feeling sono peculiarità ben radicate nelle corde dell'artista. Le frasi del brano esprimono il messaggio di un'entità malefica pronta a portare morte e distruzione ovunque, c'è soltanto un odio infinito nelle minacce di questa bestia e l'unica parola che  ossessiona la sua mente è "carneficina". "Stillness" è un intermezzo strumentale di centoventiquattro secondi inserito con lo scopo di concedere una breve pausa dopo il ciclone contenuto nelle tracce precedenti; il vento in sottofondo ed una lieve melodia disegnata dalla chitarra acustica sono gli unici protagonisti in uno scenario anomalo ed incantato, non così lontano da quello del terzo album dei mitici Led Zeppelin. L'accattivante "Age Of Iniquity" oltre al consueto e poderoso impatto sonoro, presenta delle notevoli potenzialità commerciali riscontrabili in un guitar work ricco di armonia e personalità e soprattutto in un coinvolgente refrain pulito destinato ad essere urlato a pieni polmoni da tutti gli adoratori degli statunitensi. Nel testo il singer parla di una città portata alla devastazione totale dai suoi abitanti; inquinamento e decadenza regnano incontrastati, le persone non sono più in grado di reagire, accettano passivamente una situazione fuori controllo, il protagonista vedendo tutto questo cerca di urlare il suo disgusto ma alla fine anche lui sarà costretto a cedere ad un degrado inarrestabile. L'ultimo assalto di Empire Of The Obscene arriva con il fragoroso caterpillar sonoro definito dalla title track; un mastodontico  incedere cadenzato costituisce il leitmotiv di un episodio contraddistinto da una collera inaudita, una raffica di deflagranti riff e delle vocals spietate sempre in bilico tra scream e growl rendono il clima nervoso e oppressivo, l'unico momento di tregua viene forgiato dalle melodie chitarristiche del break strumentale, ultimi istanti di armonia seguiti rapidamente da un violentissimo finale. Il personaggio raffigurato dalle liriche è uno spietato tiranno che ha come unica ambizione la ricchezza, non gli importa cosa può pensare la gente, per averla è disposto a compiere un'infinità di incursioni sanguinarie nei confronti dei più deboli ma dopo la cattura e la reclusione il suo impero dell'osceno si dissolverà in maniera definitiva, leggendo attentamente alcune di queste frasi è naturale trovare una metafora sulla corruzione e l'avidità che imperversano nella società odierna.  In un solo colpo tutti gli obiettivi dei Revocation furono raggiunti con estrema facilità, l'unione tra i generi proposta dall'act aveva trovato la sua dimensione perfetta, qualsiasi dubbio sulle qualità del terzetto era stato cancellato; David, Anthony e Phil erano pronti e determinati ad entrare nella lista dei maggiori esponenti della scena estrema del nuovo millennio e ad assistere ad una crescita costante della loro fanbase, promesse mantenute in pieno nei passi successivi (tra questi è obbligatorio ricordare il contratto firmato con la storica Relapse Records) anche dopo il divorzio da Buda nel 2012 i bostoniani non hanno mai mostrato nessun segnale di resa, l'ingresso di due nuovi e validissimi elementi come il bassista Brett Bamberger ed il secondo chitarrista Dan Gargiulo ha permesso alla band di proseguire il percorso delineato da un album fondamentale per la loro carriera, un album intitolato Empire Of The Obscene!


1) Unattained      
2) Tail From The Crypt    
3) Exhumed Identity       
4) Fields Of Predation     
5) Alliance And Tyranny    
6) Suffer These Wounds    
7) Summon The Spawn     
8) None Shall Be Spared
9) (All Shall Be Speared) 
10) Stillness 
11) Age Of Iniquity
12) Empire Of The Obscene 

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