Revocation

Chaos Of Forms

2011 - Relapse Records

A CURA DI
PIETRO LA BARBERA
13/07/2013
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Esistono dischi capaci di esprimere forme e colori ad ogni ascolto, come se i musicisti riuscissero a nascondere piccole gemme che risaltano continuamente dando l'idea di trovarsi di fronte ad un caleidoscopio musicale di straordinario impatto, Chaos Of Forms già dal titolo esprime un'idea musicale multiforme che finisce per ammaliare l'ascoltatore grazie ad un'ampio ventaglio di soluzioni e influenze che pur partendo da una base Technical Death fà confluire molteplici incroci stilistici e soluzioni spesso geniali, la bellezza nell'ascoltare questo disco stà spesso nello sviscerare i riferimenti incastonati in ogni singolo brano, una tempesta di riff mai banali o scontati e soprattutto distante dal tediare l'ascoltatore, i Revocation hanno un senso innato della composizione e riescono ad esprimere architetture meccaniche arricchite dagli intrecci chitarra/basso e dal solismo lussureggiante di David Davidson, chitarrista di rara efficacia e capace di creare piccoli capolavori strumentali di varia estrazione, la sua crescita si è basata molto sulla poliritmia del Jazz che lo ha aiutato molto nello sviluppo delle "fughe" solistiche, innamorato di chitarristi quali SlashDimebag Darrell,  Marty FriedmanSteve VaiJoe Satriani e John Petrucci riesce a citarli tutti mirabilmente e non rinuncia a sorprendenti "escursioni" anni "70"!. La band è stata fondata a Boston (Massachusetts/U.S.A.) nel 2000 da David Davidson (chitarra/voce), Anthony Buda (basso) e Phil Dubois-Coyne (batteria), nati come Crypting Warning registrano l'album Sanity Aberration nel 2005 influenzato da nomi quali MetallicaMegadeth e Guns'N'Roses, un lavoro non soddisfacente a causa di una produzione non all'altezza e di una maturazione ancora da completare. Nel 2006 i nostri cambiano nome in Revocation e la direzione artistica si avvia allo sviluppo di un Technical Death capace però di mantenere ben salde le radici Thrash della vecchia scuola, i riferimenti a MegadethExodusDark Angel, Slayer e Forbidden sono infatti sempre ben presenti a testimoniare il percorso di crescita della band. Dopo due full-lenght nella veste di trio i nostri aggiungono un'altro chitarrista, Dan Gargiulo, il quale arricchisce la profondità del suono e introduce un solismo meno geniale ma capace di intrecciarsi al meglio con le trame disegnate da David Davidson, quest'ultimo si dimostra anche abile nel ruolo di cantante, partendo dal riferimento di Chuck Shuldiner(R.I.P.), leader dei Death, il cantato assume contorni trasformisti capaci di dare tocchi melodici e interpretativi davvero efficaci. Chaos Of Forms viene pubblicato il 16 Agosto 2011 dalla Relapse Records, prodotto da Peter Rucho si presenta come un lavoro sbalorditivo che segna una crescita esponenziale senza limiti, non una traccia debole, testi ispirati e una sezione ritmica da capogiro a supporto del gusto creativo della chitarra di David Davidson, la contaminazione artistica già espressa nel precedente Existence Is Futile (2009) trova qui una maggiore compattezza riuscendo a legare al meglio lo sviluppo di ogni pezzo anche nelle sontuose escursioni chitarristiche. Addentriamoci nelle strepitose "forme" del disco che parte con l'opener CRETIN, il brano è una spirale che lega in modo esemplare Death e Thrash Metal, il lavoro ritmico è un'ideale punto d'incontro tra le due scuole mostrando anche impetuosi stacchi Prog Metal, le peripezie chitarristiche si esaltano a getto continuo dando vita ad un vortice di intrecci dall'elevato tasso adrenalinico, gli assoli riescono a legare influenze Satriani/Petrucci pur nella loro brevità, una lezione di talento e tecnica non inclini all'autocompiacimento, il cantato di David Davidson esprime forme ed espressioni interpretative di esemplare efficacia raccontando la misera vita di chi è disposto all'umiliazione pur di mostrarsi al pubblico, follia disumana che trova la propria fine solo attraverso il suicidio! Dopo una partenza di così grande impatto si prosegue con la seconda traccia, CRADLE ROBBER, l'apertura Thrash esplode in una tempesta ritmica puramente Death Metal, il rifferama esprime ancora una volta al meglio l'incrocio tra le due scuole, gli assoli prendono risvolti Vai/Satriani per confluire in strutture tecniche tanto care ai Dream Theather più ispirati, il Death Metal torna protagonista dando un'impronta feroce al gran finale, la spettacolare unione di generi riesce al meglio dando un dinamismo sorprendente grazie al micidiale lavoro di batteria di Dubois-Coyne, il cantato esprime due facciate, una brutale e una melodica nel refrain, il testo vede la Morte protagonista del rapimento di un bimbo, la sofferenza della madre è una goduria mostrando la crudeltà di chi è in possesso della potenza, il bimbo vedrà il bagliore della falce compiendo il destino dipinto dalla Morte stessa. L'ascolto prosegue senza tregua con HARLOT, le complesse articolazioni ritmiche sono protagoniste assolute, spettacolari i rallentamenti accompagnati da riff a spirale che mostrano inflessioni Slayeriane nella tessitura chitarristica, Dubois-Coyne si dimostra una macchina da guerra per precisione, potenza e tecnica ben accompagnato dal basso di Anthony Buda il quale esprime dei break di grande precisione, il solismo di Davidson questa volta esprime influenze anni "70" Slash oriented, il cantato è semplicemente brutale nel raccontare la miseria di una prostituta, un pozzo nero condito da un falso sorriso, "Regina di malattie" che rende misere le vite dei suoi stessi clienti. La traccia successiva è DISSOLUTION RITUAL, la feroce apertura confluisce in spettacolari rallentamenti, il rifferama spesso si evolve in tinte oscure e mostra un dinamismo notevole, la parte centrale è un sorprendente quanto riuscito riferimento Jazz che si evolve in strutture Progressive, la furia ritmica della seconda parte è spezzata solo da un'arpeggio incrociato che conclude il brano, il pezzo è molto sperimentale e mostra una personalizzazione compositiva sempre più evidente, il cantato stesso cerca sviluppi personali e si dimostra ricco di sfumature che arricchiscono l'ascolto, il testo tratta il tema della manipolazione, una lingua corrotta che si introduce nella mente con simboli di veleno esprimendo verità che fanno ammalare. Il percorso prosegue con CONJURING THE CATACLYSM, un'arpeggio barocco introduce il pezzo confluendo in una ritmica che alterna momenti cupi a progressioni feroci, il gusto compositivo esplode in un'alternanza di soluzioni mai scontate impreziosite da rallentamenti vertiginosi, spettacolari le aperture chitarristiche del refrain, un massiccio muro sonoro che nel finale tocca vette di epica intensità, gli assoli mantengono lineamenti tetri efficaci nelle proprie evoluzioni stilistiche, i toni del cantato esprimono momenti di aspra ferocia accompagnato da cori possenti, il testo narra del risveglio della legione delle tenebre dal sonno eterno per diffondere piaghe assaporando la sofferenza dei vivi. La traccia successiva è NO FUNERAL, la precisione chirurgica di Dubois-Coyne introduce il brano, una serie di riff-killer aprono uno sviluppo epico impreziosito dal magistrale tapping di David Davidson, un rallentamento da manuale introduce gli assoli dal sapore eroico, la traccia ha uno sviluppo debitore al Power Metal dando ancora una volta prova della versatilità compositiva dei Revocation, architetture diversificate capaci di coesistere tra loro, il cantato è sempre sorprendente nel suo trasformismo e i cori danno un senso melodico di gran gusto, Davidson narra di un'essere risvegliato dalle tenebre per introdursi nella mente di un'uomo tormentandone il sonno e istigandolo alla follia, l'uomo giungerà al capolinea di un destino ingrato, per lui nessun funerale! Con FRACTAL ENTITY si passa ad uno strumentale breve ma ricco di dinamismo, lo sviluppo Progressive è protagonista assoluto, il riffing è ossessivo e l'assolo mostra originalità nella sua contorsione, il tappeto ritmico è di classe superiore introducendo elementi complessi mai stucchevoli, strepitose davvero le peripezie del duo Dubois-Coyne/Buda! La traccia successiva è la title-track, CHAOS OF FORMS è un'escalation di riff e tessiture ritmiche di rara tecnica, le continue trovate strumentali mostrano un genio creativo di rara bellezza, il brano mostra i Revocation in tutta la loro "follia" sperimentale, vortici chitarristici, arpeggi atmosferici, stacchi Prog Metal, sfuriate Death, assoli che pescano riferimenti quali Vai, Satriani e Friedman e vertiginosi cambi di tempo a comporre un puzzle compositivo adrenalinico da ammirare in tutto il suo splendore, il testo stesso racconta di un'uomo che vede la propria mente contorcersi generando allucinazioni, forme devastanti che portano alla liquefazione del senso ottico! Con la successiva THE WATCHERS la macchina bellica dei Revocation riprende la marcia feroce in una ragnatela di riff tetri e minacciosi, la sezione ritmica è una continua ricerca di commistione Death/Thrash Metal, il pezzo vede comparire una parte strumentale impreziosita da uno spassoso assolo di tastiere che introduce il solismo lussuoso di David Davidson, la struttura meccanica è un vero e proprio scontro frontale tra chitarre e sezione ritmica, il cantato è una furia esprimendo la preoccupazione dei vivi nel sapere che predatori delle tenebre sono pronti a sferrare un'attacco portando il silenzio della Morte, il passaggio successivo è rappresentato da BELOVED HORRORIFIER, il riffing massiccio è un pugno sullo stomaco, la sezione ritmica un terremoto di cambi di tempo, i saliscendi chitarristici creano un muro capace di accellerazioni devastanti, gli assoli sono velocissimi e di una precisione chirurgica, una lama incandescente senza pietà! Il cantato torna alla ferocia incontrastata e narra dell'imminente risveglio della Bestia, l'umanità si appresta ad essere annientata, il sole si spegnerà e il mare sarà  solo sangue, la fine è vicina. La successiva DETHRONED è uno spettacolare incrocio Death/Thrash ricco di sfumature Progressive che non disdegna melodie di ottima fattura, la sezione ritmica è un muro multiforme sul quale si appoggia lo splendido lavoro delle due asce, i break ritmici fanno confluire il pezzo in una struttura Prog Metal sul quale si stagliano gli assoli Petrucci oriented che portano il brano a conclusione tra le tentacolari evoluzioni di Dubois-Coyne, David Davidson esprime un cantato ferale narrando di un'uomo il quale ha costruito il proprio potere sulla menzogna, il suo stesso potere adesso cade a pezzi e la paura ha preso il sopravvento, è giunta l'ora di abdicare. La conclusione del disco è affidata a RIPROGRAMMED, la ritmica Thrash è un martello pneumatico sul quale si avvinghia un riffing a spirale che confluisce in una struttura Prog Metal, la mole di assoli hanno la capacità di dare linee melodiche pregevoli per poi ripartire in strutture Death con tanto di escursione tribale, a tratti emergono influenze che spaziano dai Pantera ai Sepultura nell'ennesima dimostrazione di capacità compositiva e commistioni  fuori dal comune, il testo esprime il desiderio di rinascere, riprendere il controllo di sè stessi sfuggendo alla manipolazione sociale dominata dal male, gli uomini sono solo servi! Per concludere Chaos Of Forms è un lavoro che mostra un'accattivante capacità tecnico-compositiva in grado di spaziare da un territorio all'altro con grande naturalezza, i Revocation hanno proprietà tecniche da autentici fuoriclasse, il disco è strepitoso per la sua capacità di comunicazione, non c'è mai la sensazione di autocompiacimento ma solo grande tecnica al servizio del collettivo, un disco da scoprire, ascoltare e sviscerare nelle sue forme più profonde, una proposta capace di dare tanto a prescindere dalle etichette, i Revocation offrono davvero tutto ciò che un'appassionato di Heavy Metal vorrebbe sempre ascoltare, non serve essere necessariamente appassionati di Death o Thrash Metal per apprezzare questo disco, basta semplicemente amare la musica e le sue forme.


1) Cretin
2) Cradle Robber
3) Harlot
4) Dissolution Ritual
5) Conjuring The Cataclysm
6) No Funeral
7) Fractal Entity
8) Chaos Of Forms
9) The Watchers
10) Beloved Horrorifier
11) Dethroned
12) Riprogrammed

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