RESONANCE ROOM

Unspoken

2009 - My Kingdom Music

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
13/01/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

La calda e assolata Sicilia è stata la culla di diversi gruppi che hanno lasciato un profondo segno nella storia del metal italiano. Se non vi siete mai fatti travolgere dal violento Thrash degli Schizo, dalle oniriche trame prog dei Novembre o dalla malignità del black Metal degli Inchiuvatu, significa che avete saltato una buona parte della storia del metal che vi consiglio vivamente di andare ad ascoltare. E dalla Sicilia arriva il debutto dei Resonance Room, che dopo due ottimi EP pubblicati sotto il monicker Fragment, danno alle stampe un album denso di sorprese che si apre con  "Unreason", un intro di basso, pianoforte e voce che ci introduce le amare riflessioni di un uomo nella sua cella di manicomio. "Unspoken" è infatti un concept album con una storia degna di uno script hollywoodiano che naturalmente vi lascerò il piacere di scoprire da soli. Le note di pianoforte che chiudono "Unreason" ci portano direttamente all'esplosione di energia di "Escape", una bella cavalcata che fonde ispirati riff di chitarra all'ottimo lavoro del batterista Sandro Galati che con le sue linee complesse e precise forma solide fondamenta su cui poggiare la struttura dei pezzi. Con "Far from Grace" si fa violentemente largo l'ispirazione Progressive Gothic Metal dei pezzi consegnandoci un pezzo che sembra una riuscitissima jam tra i My Dying Bride e gli Opeth, ma senza per questo dare una stucchevole sensazione di "Già sentito" che spesso permea gli esordi di certe giovani band. Arriviamo ad uno dei capolavori dell'album, "Maybe You are", una semi ballad che mostra mette in risalto le ottime prove di Alessandro Consoli dietro al microfono e Gabriele Litrico dietro alle tastiere che incorniciano perfettamente le vere protagoniste del pezzo, ovvero le chitarre dell'ottimo Riccardo Failla che si lanciano in una battaglia a colpi di ottimi riff che sottolineano perfettamente l'atmosfera oscura e malinconica che permea l'album. L'album continua con "The warmth of Life", pezzo che ci permette di notare la cura riposta nella produzione (curata dalla band stessa) di quest'album, che sottolinea ogni strumento in ottimo modo. Un applauso va soprattutto per la produzione del basso (Strumento spesso bistrattato nel metal) e alla batteria che finalmente suona molto acustica rispettandone le dinamiche di ogni suo componente e mettendo in risalto l'ottimo tocco del già citato Galati. "Frost ad Emptiness" è una bella riflessione sulla morte che mette in mostra le ottime e profonde Lyrics che sono una costante di tutto l'album. "Bloodred", mette in risalto la componente Prog del sound della band che si destreggia ottimamente tra repentini cambi tempo, riff e mood dimostrando che, nonostante sia la prima uscita ufficiale, tutta la band ha l'esperienza necessaria per puntare in alto. Se il disco dava l'impressione di perdere mordente e potenza con i pezzi centrali, ecco arrivare la violenza delle 7 corde di "A Prayer", secondo capolavoro dell'album, pezzo feroce che lascerà l'ascoltatore senza respiro e mostra le capacità della band nel confezionare un pezzo brutale ma che non snatura il mood malinconico dell'album. Se "A Prayer" rifletteva la violenta disperazione del protagonista, "Instants of Madness" è la rassegnazione all'ineluttabilità della morte e del passato, confezionata in un pezzo che dimostra ancora una volta quanto siano varie le influenze dalle quali i Resonance Room attingono per la loro musica e come queste influenze siano comunque riviste in modo personale e con la classe dei grandi musicisti. "While I'll burn" è un altro grande pezzo inframmezzato da un bell'assolo di basso che mette in risalto le abilità di Alfio Timoniere, fine rifinitore del sound di quest'ottima band. La chiusura di quest'ottimo album è affidata alla Titletrack che tra chitarre, voce, basso, batteria e un lunghissimo e dolcissimo outro di pianoforte, chiude perfettamente un album di grande valore che dona respiro ad un genere come il Gothic/Doom Metal che sembrava essersi prematuramente arenato ai bordi del mondo metal.

Tracklist:
  1. Unreason
    2. Escape
    3. Far From Grace
    4. Maybe You Are...
    5. The Warmth Of Life
    6. Frost And Emptiness
    7. Bloodred
    8. A Prayer
    9. Instants Of Madness
    10. While I'll Burn
11. Unspoken
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