RAM/ZET

Freaks In Wonderland

2012 - Buil2Kill Records

A CURA DI
PAOLO FACCHINELLO
15/10/2013
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Da diversi anni a questa parte la Scandinavia e più in particolare la Norvegia è terra florida e ricca di band provenienti dall'ambito del metal estremo. In questa recensione andiamo a parlare di un gruppo originario di quelle zone davvero curioso e insolito: i Ram-Zet. I Ram-Zet (nativi di Hamar) sono la creatura di Zet alias Henning Ramseth (cantante e chitarrista) che alla fine degli anni 90 decide di mettere su un collettivo di musicisti di ispirazione rock e metal ma propensi a sonorità derivate dalla musica classica. La musica dei Ram-Zet è davvero molto variegata e raccoglie un range largo di generi che vanno dal black, al death, al gothic fino ad arrivare al progressive metal e alla musica industrial. Si può dunque affermare che al gruppo piace molto sperimentare non avendo alcun paletto o steccato davanti che confini la loro voglia di divertirsi e di stupire. Le tematiche che interessano la band comprendono nella maggior parte dei casi una vocazione per lo studio della mente umana e dei suoi deliri schizofrenici.



Il disco che andiamo a prendere oggi in considerazione è FREAKS IN WONDERLAND, quinto full lenght del combo norvegese. FREAKS IN WONDERLAND esce nel gennaio 2012 e si compone di 8 lunghe e articolate canzoni. La opening track è "Sfinx e Zet si intuisce la fisionomia di base della band disposta sempre a mettere al centro la condizione dell'uomo unito alle proprie sventure terrene che non fanno presagire niente di buono su cui sperare ("Caught in the middle of something he can't escape... Falling appart now and he's vanishing slowly into a Story without a happy end..." || "Preso nel mezzo di qualcosa da cui lui non può sfuggire... Cadendo a pezzi ora e sta scomparendo lentamente in una storia senza lieto fine"). La seconda parte del brano appare la più prelibata e succulenta con gli stacchetti melodici, le battute pianistiche che spianano la strada a tonalità liricamente profonde dove il canto limpido di Sfinx sale in acuti eterei stupendi. Risultato meraviglioso. "I Am", 2° track, prosegue sui richiami della precedente con una maggior spinta esecutiva che mira a tessere un panorama brumoso dove si denuncia uno scenario sociale tremendo in cui l'uomo attraversa i sentimenti più biechi e truci ("..Do you want a slice of madness... And do you want a different self... The attitude you bring ain't pretty... Still I just want a piece of you... I am sorrow... I am hate... I am anger... I am fear..." || "Vuoi una fetta di follia... E vuoi un altro diverso da te... L'atteggiamento ti porta a non essere così grazioso... Ancora voglio solo un pezzo di te... Io sono dolore... Io sono odio... Io sono la rabbia... Io sono la paura"). La 3° track, "Mojo", appare già più diluita in un turbine heavy con riff di chitarra molto robusti con richiami vicini al thrash metal. La trama del brano viene tessuta con delle ottime aperture di piano che danno al pezzo un fisionomia d'insieme efficace e tagliente. Anche qui si delineano scenari non proprio edificanti che continuano a interessare lo scenario sociale assurdo e grottesco ("If I had to say it's all a lie... I'd do it with a certain mojo... All stories fail and end someday... Until that day I'll keep on chanting..." || "Se dovessi dire che è tutta una bugia... Mi piacerebbe farlo con una certa libido... Tutte le storie deludono e finiscono un giorno... Fino a quel giorno continuerò a cantare..."). "Land Of Fury", 4° track, riprende gli stilemi di un death/thrash ostico ma orecchiabile dove la band disegna elegantemente un apparato scenico mirabolante e mai affrettato grazie a riff di chitarra grintosi, susseguiti da passaggi armonici ricchi di parti pianistiche che hanno dell'incredibile. Notevole anche la parte centrale del pezzo con con l'incedere sontuoso della sezione ritmica che intreccia una struttura di sbocca per gli assoli suonati con una certa baldanzosa maestria. Il testo offre degli spunti sulle insidie e sul duro rapporto a cui è atteso il destino umano su questa Terra ("... I will cross the land of fury... I will be the torn.. and guilty... Emptiness is not what I intended for my crime..." || "Io attraverserò la terra della furia... Sarò consumato e colpevole... Il vuoto non è quello che ho premeditato per il mio crimine..."). La 5° track, "Madre", inizia in maniera concitante con un mini intro di organo che ben presto consegue in un fragoroso e travolgente botto improvviso di decibel dove chitarra e batteria diventano protagoniste con riff martellanti e colpi rutilanti di batteria. In questo lasso di tempo trovano spazio anche dei momenti acustici dove troneggia una certa magniloquenza e perfino un giocoso mini show vocale con tanto di improvvisazione cabarettistica retrò. Il testo è imperniato sul rapporto tra col divino e sul severo giudizio assegnato alle malefatte dove l'essere umano ha commesso le azioni più impure ("Climbing up the walls... Trying to escape me... But mother sees it all... The mirror never lies, and children, children hear:.. Never play with fire... I will burn you raw... Then tuck you in to rest..." || "Salendo su per le pareti... Cercando di sfuggirmi... Ma la madre vede tutto... Lo specchio non mente mai, e i bambini i bambini sentono: Mai giocare con il fuoco... Ti brucerò crudo... allora ti infilerò nelle requie..."). "Circle", 6° track, parte in modo furente e rabbioso con intro declamato da Zet in tono minaccioso tanto che per alcuni secondi si ha la netta sensazione di sentire gli echi del "vecchio" Dave Mustaine ai tempi di Rust In Peace. Non a caso una similitudine del genere è possibile notarla anche all'interno del brano nei riff e soprattutto nell'assolo che parte nel refrain dove si sentono dei chiari riferimenti al sound Megadeth. Le liriche del testo sono scritte con un'aria poetica solenne dove l'uomo deve fare i conti con sè stesso e con i propri mostri ("From the past calling your name... In a scream of despair where every hope is lost driving you insane...When you try to sleep and make it disappear... It enters your dreams...So you're caught in a nightmare...Where everything is real...The time has come to face your animal..." || "Dal passato chiamando il tuo nome...In un grido di disperazione dove ogni speranza è persa facendoti diventare pazzo... Quando tenti di dormire e cerchi di farlo sparire... Entra nei tuoi sogni...Così sei imprigionato in un incubo... È giunto il momento di affrontare il tuo animale..."). La penultima track,"The Sign", procede in sentieri impervi del gothic/prog metal più elegante e sofisticato dove non mancano lampi di classe eccelsa con Zet e Sfinx degni maestri di cerimonia in una danza enfatica davvero intensa. Anche qui le liriche intersecano gli impulsi negativi dell'uomo sempre più in balia del proprio passato intriso di collera ( "Take me to the void...Take me to the violence core... Lay me down in soil... I'm dust anyway..." || "Prendimi per il vuoto... Portami al nucleo della violenza... stabiliscimi nel suolo... Sono in ogni caso polvere..."). A concludere il disco c'è la lunga e scrosciante "As the Carpet Silent Falls", che cambia radicalmente stile rispetto alle track precedenti con una evoluzione verso una dimensione più filiforme dove il canto di Zet si attenua per diventare un lungo resoconto dell'intero percorso di vita sussurrato lievemente da Sfinx. Degni di nota i cambi ritmici con chitarre rumorose che ricamano trame che ben si intersecano con l'arcano e triste finale che attende l'uomo ("I feel so far away I am all alone...I feel so far away now I'am all alone...I feel so lost today so lost...I feel so far away now I'm all alone...I feel so changed so barren, so cold...Without you I'm losing my ground...Before I break on, hear me now and lead me... To some place peaceful...Where death can reach my heart...And lead me..." || "Mi sento così lontano io sono tutto solo... Mi sento così lontano... ora tutto solo... Mi sento così perso oggi così perso... Mi sento così lontano adesso sono sola ...Mi sento così cambiato in modo sterile, così freddo... Senza di te io sto perdendo la mia terra... Prima che io rompo, fammi sentimi ora e portami... In qualche posto tranquillo... Dove la morte può raggiungere il mio cuore... E guidami..."). Finisce così il disco e in epilogo vanno fatte delle brevi ma concise considerazioni di fondo. Con FREAKS IN WONDERLAND i Ram-Zet propongono un lavoro eterogeneo e multiforme ma allo stesso tempo godibile. Va specificato che per assimilare l'intero disco è più che consigliabile ascoltarselo a più riprese per renderlo digeribile all'ascoltatore medio non abituato a certe sonorità composite con partiture musicali non facilmente eduli. Nel complesso è un lavoro realizzato con grande competenza tecnica e con altrettanto coraggio, un atteggiamento che in pochi usano al giorno d'oggi per fare grande musica.


1) Story Without A Happy Ending
2) I Am
3) Mojo
4) Land Of Fury
5) Madre
6) Circle
7) The Sign
8) As The Carpet Silent Falls