RAINBOW

On Stage

1977 - Polydor Records

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
09/03/2011
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

Il primo disco live dei RAINBOW, \\"On Stage", viene pubblicato nel 1977 sempre per Polydor e raggiunge la posizione n° 7 nelle classifiche inglesi, la n° 65 in quelle USA, guadagnandosi il Disco d'Argento. Martin Birch, produttore di grande esperienza e talento che ha lavorato coi Purple sin dal '69, cura questo doppio disco in cui confluiscono le registrazioni di quattro concerti in Germania e quattro in Giappone (tutti appartenenti al "Rising tour" del 1976), ma non vengono riportate le date delle singole tracce, adirittura alcuni pezzi sono frutto dell'unione di registrazioni differenti, il tutto grazie al monumentale lavoro di editing del suddetto Birch, che regala a Blackmore e soci un prodotto a dir poco eccezionale. Vengono lasciate fuori la scorribanda solistica di Cozy Powell (troppo lunga) e il numero spettacolare della distruzione della chitarra in "Do You Close Your Eyes", visivamente straordinario ma poco adatto ad un disco audio; un peccato però che anche "Stargazer" e le frequenti divagazioni di Blackmore in chiave umoristica tra i pezzi più famosi dei suoi idoli di ragazzo (esemplare "Purple Haze" di Hendrix) siano escluse da questo live recording... Benché la prestazione di tutta la band sia di livello molto alto, spiccano sicuramente Dio e Blackmore. Il primo, oltre ad interpretare magistralmente "Mistreated" dal disco "Burn" dei Deep Purple, direi a mia opinione personalissima almeno a livello dell'originale, riesce a dare con la propria incredibile voce una sorta di "aura", per dirla con Walter Benjamin, a tutto il disco, facendolo sembrare un unica registrazione piuttosto che un collage. Inutile menzionare il sentimento puro e veritiero con cui intepreta ogni pezzo, mai lasciandosi andare al divismo di molti suoi colleghi in altre band, ma sempre mettendosi al servizio della musica. Blackmore dal canto suo riesce in imprese disumane, allungando praticamente tutti i brani in un trascinamento mahleriano che porta "Catch the Rainbow" a durare ben 15 minuti e mezzo, "Mistreated" addirittura 13, "Sixteenth Century Greensleeves" 7 e mezzo, "Still I'm Sad" 11, senza peraltro mai risultare noioso o "già sentito": c'è poco da fare, la musicalità assoluta di questo grande talento è difficilmente questionabile, sempre contando il fatto che apre il concerto con un'indemoniata "Kill the King" assolutamente fulminante, in cui si esaltano anche le doti rock di Dio. I Purple vanno avanti senza di lui, ma forse sia loro che Blackmore guadagnano milioni di punti nel loro percorso artistico, il secondo per la maggiore libertà, i primi per un tentativo (resta da vedere se riuscito o no) di affrancarsi dall'ingombrante presenza del geniale chitarrista. Da segnalare anche i pregevoli momenti solistici di Carey nell'ultima traccia. Gustiamoci la opening track, "Kill the King"... Danger! Danger!


1) Kill the King
2) Medley:
Man On the Silver Mountain / Blues / Starstruck
3) Catch the Rainbow
4) Mistreated
(Deep Purple cover)
5) Sixteenth Century Greensleeves
6) Still I'm Sad
(Yardbirds cover, lyrics by R.J. Dio)

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