RAINBOW

Down to Earth

1979 - Polydor Records

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
12/03/2011
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Col 1979 e "Down to Earth" la formazione dei RAINBOW cambia di nuovo quasi completamente: della band di “Long Live Rock’n’Roll” rimane solo Cozy Powell, ovviamente insieme a Blackmore che è sempre più il padrone della situazione. L’addio più importante è quello di Dio, che durante il tour del 1978 si scontra più volte col collega chitarrista per il modo in cui questi tratta i fans, ed anche perché Blackmore, constatato a fronte del grande successo nel mercato britannico una pari indifferenza da parte di quello americano, vuole dare un taglio più pop alla musica dei RAINBOW (e per questo chiama il vecchio compagno di Deep Purple, il bassista e produttore Roger Glover), lontano dalle atmosfere epiche e medievaleggianti dei testi di Dio, anche perché al gruppo serve un riscontro economico maggiore, visto che fino a questo punto la produzione è stata principalmente a carico di Blackmore stesso. Dio lascia la band e verrà poco tempo dopo chiamato nei Black Sabbath in sostituzione di Ozzy Osbourne; il tastierista David Stone ed il bassista Bob Daisley vengono licenziati da Blackmore che recluta il talentuoso Don Airey (già Black Sabbath e Colosseum) alle tastiere ed il già citato Glover come bassista (acquisto di non poco conto viste le cose realizzate dal duo Glover-Blackmore nei Purple). Dietro il microfono arriva Graham Bonnet, e ne scaturisce un disco che arriva 6° nelle classifiche britanniche e 66° in quelle USA (Disco D’Oro). Numeri inquietanti. L’album che ne scaturisce è un incrocio tra le intenzioni di Blackmore e l’influenza ancora presente dei toni epici di Dio: a pezzi che potrebbero essere tranquillamente cantati dal folletto del rock, come “Eyes of the World”, si alternano brani da classifica che diventano molto famosi e gettonati anche negli anni successivi per i RAINBOW, come “All Night long” e “Since You Been Gone”, che comunque rimangono di alto livello senza mai scadere nel "commerciale". Bonnet è sicuramente un vocalist di talento, anche se non paragonabile a Dio sul piano tecnico, e funge da catalizzatore per gli sforzi compositivi del resto della band, poiché la lavorazione al disco procede per buona parte del tempo senza la presenza del cantante; arrivato Bonnet, i RAINBOW riescono ad incidere l'album a velocità supersonica (Don Airey parlò di nove tracce in una settimana) con grande soddisfazione di tutti i componenti, tranne forse di Powell che non è proprio soddisfatto della virata pop imposta da Blackmore. Glover per converso è contento che il compagno di vecchia data abbia deciso di dare un taglio alle "fesserie" fantasy ed al suono troppo aggressivo degli album precedenti. I pezzi vengono scritti principalmente tenendo presente una voce che possa accostarsi a quella di Paul Rodgers, e Bonnet assolve brillantemente al compito, salvo poi essere un fedele ed assiduo frequentatore della bottiglia e della droga, due vizi che ne condizionano irrimediabilmente la forma vocale durante il tour promozionale, il che si va aggiungere al suo modo di cantare assai istintivo e sicuramente poco tecnico (fattore che condiziona qualunque cantante in sede di lunghi tours). Aggiungendo anche il "capello troppo corto", come dice Signorelli, e gli atteggiamenti protagonisti del frontman, che ruba la scena ai massacri chitarristici blackmoriani (visto che Blackmore può avere Stratocaster a profusione, pensa bene di distruggerne quasi una a concerto), non ci vuole molto prima che Bonnet venga sostituito, come spesso capita ormai nella formazione dei RAINBOW. Peccato, perché sarebbe potuto essere un grande cantante mainstream... Ci sentiamo la opening track, che costa a Blackmore anche molte critiche per un testo presuntivamente sessista. Ovviamente Ritchie se ne sbatte..


1) All Night Long
2) Eyes of the World
3) No Time to Lose
4) Makin' Love
5) Since You Been Gone
6) Love's No Friend
7) Danger Zone
8) Lost in Hollywood

correlati