RAINBOW

Difficult to Cure

1981 - Polydor Records

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
13/03/2011
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Recensione

Quando, all'inizio del 1980, Blackmore incide il b-side "Weiss Heim" per il singolo di "All Night Long", è talmente trascinato dal suono chitarristico e dalle melodie inventate da mettersi febbrilmente al lavoro per comporre un nuovo disco. Cozy Powell ha da tempo rassegnato le dimissioni, che diventano effettive dopo l'ultima esibizione della line-up di "Down to Earth" al Castle Donington Monsters of Rock Festival, a causa della virata del sound dei RAINBOW verso una musica da classifica che strizza l'occhio all'ambito radiofonico, in questo periodo protagonista di enormi cambiamenti con la chiusura delle radio pirata e la creazione di accordi tra emittenti radiofoniche e major discografiche. Da questi accordi nasce un nuovo concetto, quello di AOR, in buona sostanza la trasmissione a catena di un certo ristretto numero di artisti mainstream attraverso le radio di più ampio pubblico: Blackmore non tarda ad inserirsi anche in questo nuovo contesto, portando a compimento la tanto agognata trasformazione della band in uno dei primi veri gruppi AOR. Bonnet, dopo l'addio di Powell, lascia parimenti la band, ed entrambi si uniscono al gruppo di Michael Schenker, anche se Bonnet incide prima dell'addio la opening track dell'album, "I Surrender". A proposito del suo cambio di orientamento musicale, Blackmore rilascia interessanti dichiarazioni: "Mi piace la musica commerciale, è una fase in cui mi trovo allo stato attuale delle cose. Fatto sta che voglio essere capace di suonare anche musica commerciale, oltre che rock classico e heavy. Credo che la band abbia un sufficiente grado di credibilità per sfornare un buon numero di pezzi da alta classifica. Non penso che si debba cristallizzare su una sola forma musicale." (trad. mia)
A sostituzione del vocalist e del batterista, Blackmore chiama nel 1981 rispettivamente Joe Lynn Turner, un cantante americano giovane, molto influenzato dal funky e proveniente dai Fandango, e Bobby Rondinelli, anche lui statunitense. Il disco che ne scaturisce, "Difficult to Cure", è il più grande successo dei RAINBOW in carriera, raggiunge la 3° piazza nella classifica britannica, la 50° in quella americana, ed è Disco D'Oro. In generale, la maestria chitarristica di Blackmore non viene intaccata, ma gli assoli si fanno più corti e compatti, più pieni di poesia che di divagazioni tecniche rispetto all'era-Dio, ed i riff hanno un suono più pomposo, meno hard rock e più in linea con gli Anni Ottanta, sempre contando il fatto che gli Ottanta ancora non sono arrivati, e che quindi anche in questo caso Blackmore è pioniere assoluto del genere AOR. Airey è il solito geniale arrangiatore di tappeti armonici, Turner ha una voce che effettivamente si presta molto a scalare la top of the pops, anche se è più vicina al suono epico e rock di Dio, rispetto a quanto lo fosse quella di Bonnet, di Glover e del suo strepitoso talento, soprattutto in contesti ad alto tasso commerciale, non parliamo nemmeno, Rondinelli è un superbo batterista che ben si adatta, anche in sede live, a performare sia le vecchie glorie del periodo Dio, sia le nuove hit post-1978. Una curiosità da segnalare: il titolo dell'album e della title track, ultimo dei pezzi in lista, derivano dall'amore di Blackmore per la musica classica; infatti, il chitarrista spiega la scelta dicendo che per lui è sempre stato "difficile da curare" il desiderio di ritornare all'ambito classico in cui si è formato e verso cui prova tanto amore. Non a caso il pezzo che dà il titolo al disco è un chiaro omaggio alla Nona Sinfonia ("Corale") di Beethoven. Gustatevi il suono malinconico ed inimitabile di "Maybe Next Time".
Voto album: 9/10

Tracklist:
  1. I Surrender (Russ Ballard cover)
  2. Spotlight Kid
  3. No Release
  4. Magic
  5. Vielleicht das Nächste Mal (Maybe Next Time)
  6. Can't Happen Here
  7. Freedom Fighter
  8. Midtown Tunnel Vision
  9. Difficult to Cure