RAGE

21

2012 - Nuclear Blast

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
01/03/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Le tradizioni vanno rispettate! Per la terza volta consecutiva (la quarta considerando il live Full Moon In St. Petersburg) nel mese di febbraio tornano i grandi Rage con un nuovo disco, soltanto coincidenze o c'è anche un pizzico di scaramanzia? La risposta la conoscono solo i diretti interessati, dando un'occhiata alla cover dell'ultimo lavoro però la seconda ipotesi non è da scartare, le tre carte raffiguranti il numero sette appese alla bocca della loro mascotte Soundchaser sembrano un'ulteriore conferma di questo pensiero. Ho sempre provato ammirazione e rispetto per la band di Herne e soprattutto per il leader/fondatore Peter "Peavy" Wagner, un musicista che nonostante i problemi incontrati nel percorso artistico (a cominciare da quelli immancabili di line-up) è sempre andato avanti tornando puntualmente più determinato di prima, il cantante/bassista non si è mai tirato indietro di fronte alle sfide, assumendosi di volta in volta la responsabilità delle scelte stilistiche intraprese dal suo gruppo dimostrando un atteggiamento ed un'intelligenza superiori a tutte le critiche negative che potevano piombargli addosso. La carriera ultraventicinquennale dell'act è stata contraddistinta da una moltitudine di generi (thrash, speed, power, heavy metal, progressive e perfino lavori sinfonici realizzati con l'ausilio di una vera orchestra) ma alcuni tratti distintivi del loro sound sono sempre rimasti riconoscibili in ogni disco, ovviamente in tutti questi anni c'è stato anche qualche momento poco ispirato ma si è trattato solo di episodi sporadici che alla resa dei conti non hanno mai compromesso la grandezza del monicker Rage. La band negli ultimi anni sta realmente vivendo una seconda giovinezza, il motivo è da attribuire indubbiamente alla straordinaria alchimia creatasi tra Peavy ed il talentuoso chitarrista/tastierista bielorusso Victor Smolski, il sodalizio artististico tra i due dura ormai da oltre dieci anni e ad ogni lavoro dà l'impressione di essere sempre più forte, se siete ancora scettici dovete per forza di cose ascoltare il nuovissimo 21! Il ventunesimo full-length dei tedeschi (nella loro discografia bisogna includere anche Prayers Of Steel, unico album inciso col nome Avenger) prosegue sulla via tracciata dalle releases più recenti, l'unica differenza che si nota immediatamente è una maggiore dose di aggressività, caratteristica messa in evidenza per accentuare ulteriormente il ponte d'unione tra passato e presente innalzato dal combo.  Accanto al ''duo magico'' ritroviamo il drummer André Hilgers (giunto al terzo lavoro) eccellente musicista e nuovo stakanovista del metal (al momento è anche componente dei Sinner e dei Silent Force) probabilmente vuole seguire le stesse orme del suo illustre predecessore; lo statunitense Mike Terrana. Il cd si apre con l'intro House Wins; la prima parte rievoca un'avvincente mano di blackjack (ennesimo collegamento, tutto sembra ruotare attorno al numero 21) giocata in un casinò in cui nessuno vorrebbe metterci piede, la seconda ci accarezza con delle note soffuse ed affascinanti, è l'input necessario per anticipare la successiva Twenty One, strabiliante brano caratterizzato da una lunga serie di atmosfere cangianti che passano in pochi attimi da toni cupi e pesanti ad altri più melodici e diretti, la vetta viene toccata nell'irresistibile refrain dove viene ripresa in versione incattivita la melodia della traccia precedente, degno di nota anche il videoclip realizzato con i nostri eroi impegnati a ricoprire i ruoli di scaltri ed accaniti giocatori, il drumming tribale di Hilgers e la chitarra tagliente di Smolski danno il via a Forever Dead; il dinamismo sonoro regna incontrastato in questa track guidata dalla voce selvaggia del frontman, gli unici sprazzi di luce vengono concessi nell'armonioso ritornello e nell'eccelso guitar solo, un episodio particolare ma semplicemente perfetto a descrivere i Rage del 2012. Feel My Pain ci mostra il lato più immediato ed easy listening del gruppo, l'andamento è quello di un up tempo a metà strada tra l'heavy classico e l'hard rock ottantiano ma ascoltandolo attentamente si nota una cura maniacale a livello di suoni e arrangiamenti, anche in questo frangente Victor (produttore del disco insieme a Charlie Bauerfeind) si dimostra un autentico numero uno.  La band persiste nel colpire violentemente con la maligna Serial Killer, altro pezzo articolato con Peter intento a riversare i pensieri pìù deviati di un folle omicida, sotto questo punto di vista la scelta di utilizzare il growl nelle strofe si rivela efficacissimo. I teutonici danno un saggio di tutte le loro straordinarie qualità tecniche nella prog-oriented Psycho Terror, i break strumentali non sono poi così lontani da quelli dei Dream Theater più aggressivi, la terremotante parte finale è puro spettacolo compresi gli ultimi secondi in cui si viene catapultati in un mood degno delle migliori pellicole western, anche in Destiny la tecnica occupa un posto di rilievo, in particolar modo quella del guitar player letteralmente irrefrenabile nella sua funambolica girandola di riffs e assoli. Non tragga in inganno un titolo come Death Romantic ed il suo sound iniziale di chitarra ''effettato'', siamo sempre al cospetto di un pezzo veloce ed incisivo reso incendiario dal cantato del leader; come riesca a dosare sapientemente rabbia e armonia è un segreto che soltanto lui conosce. Black And White è uno di quei brani che per via della sua struttura così ricca di particolari ed improvvisi cambi di tempo ha bisogno di numerosi ascolti per essere assimilato in pieno; siamo di fronte al classico esempio di pezzo destinato a diventare uno dei preferiti dai fans? Non lo escluderei... Peavy e soci tornano su territori immediati e velocissimi con la forsennata Concrete Wall, un treno impazzito di tre minuti e cinquanta secondi trascinato dal riffing assasino di Smolski; in un album potente come 21 non poteva assolutamente mancare un assalto frontale figlio diretto della tradizione speed/thrash tedesca. La malinconia di Eternally mette la parola fine al cd, dopo tutta la rabbia e l'energia sprigionate nei brani precedenti il gruppo scrive i titoli di coda con un'intensa semi-ballad colma di atmosfere tristi e notturne constantemente sospese tra sogno e realtà. Complimenti ai tedeschi per essere riusciti ancora una volta a dimostrare che si può proseguire nel proprio percorso evolutivo senza scendere a nessun tipo di compromesso, per far in modo che questo obiettivo venga raggiunto senza difficoltà occorrono bravura, esperienza e (last but not least) una forte solidità nella line-up, nel nuovo album Peter, Victor e André hanno confermato di essere ampiamente in possesso di tutte queste caratteristiche, anche per loro il fatidico momento di andare in pensione è lontanissimo. Non amate il rischio e volete vincere facilmente? Allora continuate a puntare senza timore sul nome dei Rage, sarà molto di più di una semplice vittoria... Sarà un vero trionfo!


1) House Wins
2) Twenty One
3) Forever Dead 
4) Feel My Pain    
5) Serial Killer 
6) Psycho Terror
7) Destiny
8) Death Romantic
9) Black And White
10) Concrete Wall
11) Eternally