PSYCROPTIC

The Inherited Repression

2012 - Nuclear Blast

A CURA DI
ANGELO LORENZO TENACE
24/02/2012
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Tornano dopo quattro anni di assenza discografica, al quinto album in studio (se si esclude il live "Inititation" del 2010) gli Psycroptic, band della Tasmania che è riuscita ad oltrepassare i propri confini geografici, grazie alle capacità tecniche ed esecutive dei fratelli Haley, rispettivamente chitarra e batteria, senza dimenticare il buon Cameron Grant al basso. Balzati all'attenzione mondiale con i primi 3 album, di cui "The Shepter Of Ancients" del 2003, rilasciato per la Neurotic Records, considerato unanimamente da critica e pubblico come il loro capolavoro assoluto, nonchè uno dei migliori esempi di technical death metal in tempi recenti, data la grande perizia tecnica e l'imprevidibilità nel psicotico sound, con il contributo  delle vocals psicopatiche ed arcigne dell'ex Mattew "Chalky" Chalk. Dopo quell'album subentrò alle vocals Jason Peppiat, che pur apprezzandone l'impegno, si rilevò meno capace del suo predecessore. Approdati alla Nuclear Blast nel 2008 con il controverso "Ob(Servant)" che snelliva e semplificava il sound, in favore di qualcosa di meno intricato e lineare, deludendo i fan della prima ora, ed acquisendone altri, erano in molti ad attendere al varco i nostri con questo "The Inherited Repression" che rappresenta un ulteriore semplificazione del sound, rendendolo molto votato al groove, strizzando l'occhio ai francesi Gojira. Ma ciò è solo cocerne la forma canzone, in quanto il drumming è ancora stratificato, anche se meno votato alla brutalità, ed il riffing è ancora ispirato e complesso, anche se meno sconvolgente che in passato. Anche le vocals di Peppiat abbandonano completamente il growl, per fare spazio ad una voce urlata di matrice hardcore, perdendo in pesantezza e in dinamicità. L'album è stato registrato, prodotto e curato da Joe Haley, principale compositore della band, nel suo studio personale, che ha reso il sound della chitarra leggero e soave, perdendo in pesantezza e puntando più sull'impatto.





L'opener "Carriers Of The Plague" è più che esemplificativa per la direzione che hanno intrapreso i nostri e l'album: atmosfera malsana e claustrofobica, nonostante la melodia, tempi medi dispari, riff intricatissimi e blastbeat con il contagocce, senza escludere qualche accelerata debitrice al thrash metal, di cui la vera novità sono degli arabeschi fraseggi di chitarra posti in chiusura. A seguirla c'è la furiosa ed atmosferica "Forward To Submission" che alterna sfuriate tipicamente thrash a break atmosferici a livello di riff, che si mantiene omogenea per tutta la sua durata, senza nessun colpo di scena degno di nota, in quanto abbastanza prevedibile come la traccia che l'ha preceduta. La situazione migliora in parte con "Euphorinasia" che parte con un suggestivo arpeggio di chitarra, anche questo dalle tinte arabeggianti, da cui prenderà forma tutto il brano, molto più sostenuto di quanto ascoltato fino ad ora, che però porta con sè i pregi e difetti citati poco prima. "Throne Of Kings" risolleva il tutto, forse una delle tracce più riuscite ed ispirate dell'album, in quanto parte alla carica come uno stallone indomabile, lasciando pochi margini di respiro, facendo salire il tasso di adrenalina e stordendo l'ascoltatore con un overdose di riff e stop n'go. Con "Unmasking The Traitors" si ritorna a tempi più sostenuti, ed a pattern di batteria più asciutti. Punto di forza del brano sono i chorus, abbastanza coinvolgenti, che fa distinguere la traccia dalle altre, con un bel break posto in chiusura, che varia un pò la formula, senza però brillare di luce propria. "Become The Cult" è una delle tracce più stratificate dell'album, parte in quinta, accellerando e cambiando continuamente forma, salvo poi essere intervallata da parecchie aperture dissonanti, dove Joe Haley confeziona riff molto ariosi, anche se pervasi da un atmosfera inquietante, fino al termine del brano che brucia lentamente fino a spegnersi. "From Scribes To Ashes" parte con un ottima melodia, ma va a parare come le altre tracce dell'album nei soliti schemi triti e ritriti, nonostante il bel lavoro svolto agli strumenti, quindi i soliti break dissonanti, accellerazioni e via dicendo, un vero peccato, perchè se ci fosse stato qualche sorpresa, la traccia avrebbe reso meglio. A seguirla c'è la splendida "Deprivation", che parte con un bellissimo arpeggio di chitarra, per poi snodarsi verso un mid tempo, per poi crescere sempre di più con il minutaggio, fino a sfociare in delle belle accellerazioni con blast beat a profusione, forse è una delle tracce più rappresentative dell'album, in quanto ne racchiude tutte le sfumature e che volge uno sguardo anche al passato dei tasmaniani. A chiudere l'album ci pensa "The Sleepers Have Awoken" che inizia, atmosferica, in cui è possibile udire dei timidi synth in sottofondo, fino a quando non prende vita il brano, di cui il punto di forza sono come sempre i fraseggi di chitarra di Joe Haley, che in questa sede si rende ancora più vario e stupefacente, nonostante la linearità ed il groove della traccia, che va a portare al termine un album abbastanza controverso e pieno di interrogativi.



Purtroppo come avrete ben capito quest'ultimo parto della band, è minato da un eccessiva linearità e freddezza, nonostante presenti un sound ben definito e riconoscibile, che al giorno d'oggi è una gran cosa. Gli Psycroptic erano famosi per aver creato un sound intricato e caoticamente affascinante, di cui la fruibilità era caratterizzata da numerosi, parecchi ascolti di ogni loro opera per poterne cogliere ogni sfaccettatura, ed apprezzarne il grande lavoro svolto dietro. Cosa che non si riscontra in questo platter, che è tutto fondato sull'immediatezza e l'impatto, che è il suo più grande punto di forza, assieme alla grande perizia tecnica di cui viene fatto sfoggio, cosa che pochissime band riescono a far convivere, ma che nonostante questi pregi, il tutto decresce con gli ascolti. Infatti se durante i primi ascolti ci si entusiasma per la compattezza e l'omogeneità della proposta, dopo una serie di ascolti finisce per sopraggiungere un pò un leggero velo di noia. Quindi tirando le somme, non stiamo parlando di un disco inascoltabile e via dicendo, ma di un buon disco e nient'altro. Se avete conosciuto gli Psycroptic con "Ob(Servant)", apprezzerete anche questo parto in tutta la sua essenza. Se, ancora, avete apprezzato ogni uscita della band, questa non farà eccezione. Ma se siete fan della vera essenza degli Psycroptic, quelli che tentavano alla sanità mentale dell'ascoltatore, imprevedibili e più selvaggi, rimarrete parzialmente delusi da questa nuova uscita.



 


1) Carriers Of The Plague
2) Forward To Submission
3) Euphorinasia
4) The Throne Of Kings
5) Unmasking The Traitors
6) Become The Cult
7) From Scribe To Ashes
8) Deprivation
9) The Sleepers Have Awoken