PROVA A PRENDERMI - JOHN WILLIAMS

Catch Me If You Can: Music from the Motion Picture

2002 - DreamWorks Records

A CURA DI
ANDREA ORTU E FEDERICO PIZZILEO
07/02/2021
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

"Se guardi un professionista di successo - un affermato venditore, un agente immobiliare, un commerciante - hanno tutti le stesse qualità del truffatore. L'unica differenza è che i primi usano i loro talenti nella giusta direzione, mentre  il truffatore prende la via più facile".
Frank Abagnale Jr.

Nel 2002 esce un film ispirato alla vera storia di Frank William Abagnale Jr, celebre truffatore, impostore e falsario statunitense. A dirigerlo non è un regista qualsiasi, ma Steven Spielberg, e ad interpretarne i protagonisti non sono due attori qualunque, ma Leonardo di Caprio e Tom Hanks: il primo nel ruolo del giovane Abagnale, il secondo, nell'agente dell'FBI sulle tracce del criminale, Carl Hanratty. Il film porta il  nome dell'autobiografia scritta dallo stesso Frank Abagnale, Catch Me if You Can, da noi in Italia: "Prova a Prendermi". Il film, manco a dirlo, è un gioiello. Immaginate una pellicola diretta da uno dei più celebrati registi viventi di Hollywood, interpretata dai due attori più ricercati di quegli anni, nonché tra i più pagati, e supportata da una produzione d'alto livello, attenta alle richieste degli artisti coinvolti senza la pretesa di metter loro paletti e restrizioni. Prevedibilmente, il film è anche un ottimo successo: 352 milioni di dollari d'incasso a fronte di un budget di "soli" cinquantadue milioni. Eppure, la meritatissima fama di "Prova a Prendermi" dura giusto il tempo della sua permanenza nelle sale, finendo ben presto in un relativo stato di oblio. Raramente, parlando della carriera di Spielberg, di Caprio o Tom Hanks, sentirete nominare "Catch Me if You Can", nonostante si tratti di una delle migliori prove del regista americano. Il problema, in realtà, non è mai stata la qualità dell'opera. Il problema è stata la tempistica. Pensateci: era il febbraio del 2002, la ferita dell'11 settembre era ancora aperta e sanguinante, gli Stati Uniti erano in Afghanistan da mesi e la guerra contro l'Iraq era già nell'aria. La destabilizzazione del medio oriente era dunque in atto, e con essa, anche la perdita di quel sentimento d'ottimismo che aveva animato il decennio precedente, quell'illusione di un benessere crescente che la crisi alle porte avrebbe definitivamente spazzato via. Era, insomma, un'America d'improvviso più cupa e pessimista, tristemente simile a quella che conosciamo oggi, ma molto diversa da quella che era stata fino a poco tempo prima. È come se Spielberg, nel suo film, avesse ignorato la contemporaneità dei suoi anni e si fosse preoccupato di confezionare un prodotto classico, in linea con la sua scintillante filmografia dal sapore anni '80, edonistico e brillante, immagine di un America luminosa e patinata. E no, non ha nulla a che vedere col fatto che il film è ambientato nel 1963, è proprio una scelta di stile, se non addirittura politica. E così, magnifico sotto ogni punto di vista ma fuori luogo nello spirito del tempo, "Prova a Prendermi" finisce nel dimenticatoio mediatico, almeno fino ad oggi. Oggi, infatti, dopo il conflitto in Afghanistan e quello in Iraq, dopo l'Isis e la guerra in Siria, dopo la crisi economica e la disillusione di intere generazioni, il mondo occidentale riscopre il passato recente attraverso una diffusa nostalgia di tempi migliori, apparentemente più semplici, più luminosi, più veri. Tempi in cui sognare era più facile. Dopotutto la nostalgia per il passato accompagna l'uomo da sempre, non tanto perché sia davvero migliore, è che lo si conosce. Il futuro, invece, no. E allora, ecco dunque un gran fiorire di remake cinematografici, di serie televisive come "Stranger Things" e "Glow", il ritorno di grandi brand come Star Wars e Star Trek, il retrogaming, la sinthwave e tutto il resto. Noi pensiamo che sia il momento di riscoprire anche quel piccolo capolavoro che fu "Prova a Prendermi", di riassaporare quell'America turbolenta e affascinante, tanto patinata e placcata d'oro in superficie, quanto sporca e pericolosa al suo interno. Frank Abagnale quell'America la rispecchiava benissimo: affascinante e geniale, ma anche immaturo, inconsciamente pericoloso, sporco di una polvere che ci metterà anni a lavare via, perennemente in fuga dalla polizia e da se stesso. Le sue vicende le ripercorreremo attraverso quella che potremmo definire un'opera dentro l'opera: la colonna sonora scritta per il film da John Williams, autore delle musiche di capisaldi quali Star Wars, Lo Squalo, Incontri ravvicinati del terzo tipo, il Superman di Richard Donner, Indiana Jones, Schindler's List, Harry Potter e molti, molti altri. Sostanzialmente, un gigante del suo settore, nonché un collaboratore di vecchia data di Steven Spielberg. Oltre ai pezzi originali del compositore americano, ad arricchire la soundtrack contribuiscono brani originali dell'epoca di Abagnale, classici anni '50 e '60 capaci di restituire sensazioni andate perdute nei decenni, atmosfere di quegli Stati Uniti a metà fra conflitti interni ed esterni laceranti, ed un ottimismo inossidabile, perfino aggressivo. A settembre del 2018, parlando proprio di John Williams, suo collaboratore e amico fin dal 1974, Spielberg disse: "...se i film sono come fulmini, allora le colonne sonore sono per me come i tuoni: possono continuare a scuoterci per anni, e possono addirittura rimanere nella nostra memoria molto più a lungo del film che accompagna la musica". Una meravigliosa verità del Grande Cinema.

Catch Me if You Can

"In 'Prova a Prendermi', l'azione si svolge tra il 1963 e il 1969. Abbiamo disegnato i personaggi con tagli di capelli, vestiti e posture degli anni sessanta, ma la musica di John Williams porta ancor di più quella sensazione anni Sessanta!"
Florence Devgas e Olivier Kuntzel

Apre il disco la canzone che prende il nome dall'opera stessa, e che ha il compito d'introdurvi lo spettatore, ovvero Catch Me if You Can, "Prova a Prendermi". Come da tradizione consolidata nello sviluppo dei dischi tratti da colonne sonore, il primo brano è lo stesso che accompagna i titoli d'apertura a inizio film, i quali, in questo caso, scorrono su quello che possiamo definire un vero e proprio corto d'animazione. Lo xilofono incontra onomatopee vocali soffiate e allarmanti, mentre gli archi innestano una tensione subito stemperata dall'intervento dei fiati, a costruire un'atmosfera guardinga e sorniona, più europea che statunitense, tipica di certi filoni anni '60. In accordo con la musica, gli artisti Florence Deygas e Olivier Kuntzel, autori del corto animato, mettono in scena tecniche e sensazioni caratteristiche degli anni di Abagnale, mischiando collage, grafica e disegni in un gioiellino di stile che ricorda, per attitudine e atmosfere, il corto animato che apriva la leggendaria Pantera Rosa di Blake Edwards. Non a caso, un poliziesco dai risvolti comici. Al contrario del capolavoro di Edwards, "Prova a prendermi" non è una commedia, ma il personaggio di Tom Hanks, Hanratty, un po' macchietta e protagonista dei pochi ma divertenti siparietti del film, presenta molte analogie col mitico ispettore Clouseau. La breve opera di Deygas e Kuntzel è una sorta di riassunto immaginifico delle vicende di Abagnale, le stesse raccontate dal film, senza ovviamente dare allo spettatore elementi che possano rovinare il finale. L'omino di carta si muove tra innumerevoli figure fra le quali si confonde abilmente, imitandole o ingannandole, seguito dall'onnipresente ed inquietante figura di Hanratty. Guardia e ladro, preda e cacciatore, i due cardini di tutta la vicenda. Su queste immagini già cariche di una tensione essenziale, John Williams innesta il suo crescendo di fiati e di archi, spezzandone la catarsi con prove di stile individuale di violini, sassofoni, flauti, o caricandola attraverso l'esasperazione del motivo portante, così carico di sensazioni: sospetto, ilarità, pericolo, divertimento, dramma... e ancora sospetto, perché ciò che il compositore vuole suggerire più di ogni altra cosa è l'ansia del fuggitivo messo alle strette, l'adrenalina mischiata alla paura di chi si nasconde da un nemico che è ovunque ed è invincibile. Riuscendo ad ingannarlo. 

The Float

The Float, letteralmente "il galleggiante", è un brano ideale a qualsiasi tipo di messa in scena, tipico di un professionista navigato come John Williams. All'inizio è profondamente drammatico, quasi horror, poi sempre più veloce e leggero, fino a quegli adorabili, caldi toni da commedia vecchia maniera. L'incedere all'apparenza spensierato ma ricco di sfumature non è semplice sottofondo, ma ritmo narrativo esso stesso, in perfetta simbiosi con le immagini sullo schermo. Per esempio, la scena del primo incontro tra Abagnale ed Hanratty. Lasciamoci quindi alle spalle l'inizio del film, la veloce panoramica della fortuna e del declino della famiglia Abagnale, e anche i primi passi di Frank nel mondo della truffa, e arriviamo al sodo: l'FBI s'è accorta che c'è un truffatore, in giro, un falsario d'assegni bancari che si finge pilota della storica Pan Am, e unendo pochi ma essenziali indizi riesce a rintracciarlo. I personaggi di Tom Hanks e Di Caprio sono faccia a faccia, il momento è drammatico, ma Frank Abagnale è un giovane genio del male e Hanratty, il cui vero nome era Joseph Shea, ha l'ingrato compito della buffa macchietta, almeno per ora. Tra l'altro, il perché Spielberg abbia voluto cambiare il nome di Shea in Hanratty, è un piccolo mistero, ma è probabile che il reale agente dell'FBI abbia voluto semplicemente rimanere fuori dal progetto. La tensione iniziale, definita da archi e fiati baritoni, stempera su note sempre più alte, su di un crescendo d'archi squillanti prima, e su di un pianoforte calmo e rassicurante, poi, senza mancare di quelle sfumature sonore a suggerire simpatia, ridicolo, beffa: tutte sensazioni in perfetto accordo con ciò che deve sopportare il povero Hanratty. Poi naturalmente il brano continua, unico e vitale anche senza le immagini, in un tripudio di raffinatezze swing, d'innesti jazz su basi classiche e di piccole esibizioni individuali in un quadro generale perfetto, chiudendo in una contrapposizione fra archi bassi, baritoni, ed un piano ancora fresco e squillante, a richiamare palesemente sospetto e furtività, esatta sintesi dell'intera opera 

Come Fly With Me

Come Fly With Me, ovvero "vieni a volare con me", è un brano scelto non casualmente per una delle sequenze più memorabili del film. La colonna sonora ci porta con questa canzone quasi alla fine dell'opera, con Leo "Abagnale" Di Caprio messo alle strette e costretto alla fuga. Nel corso di questi pochi ma turbolenti anni da fuggitivo, Frank Abagnale è stato medico ed avvocato, oltre che promesso sposo e falsario seriale, ma il ragazzo non ha mai dimenticato la prima delle sue identità fittizie: quella da pilota. L'aeroporto in cui si trova allo scopo di fuggire dagli States è circondato da qualcosa come cento agenti governativi, ma lui, con una faccia tosta inimmaginabile per chiunque altro, organizza un concorso per hostess della Pan Am e si confonde tra le fanciulle da lui stesso selezionate. È la sua ultima, mirabolante fuga. La sequenza realizzata da Spielberg ha il non facile compito di raccontare avvenimenti complessi in una manciata di secondi, così da rientrare in un minutaggio accettabile per quello che, in fondo, vuole a tutti gli effetti essere un blockbuster. Il regista sceglie di minimizzare le parole e di affidarsi alle immagini, le quali scorrono come in un videoclip sulle note di questo classico di Frank Sinatra, un autore simbolo dell'America "sparita", come la definiremmo in Italia. Ogni istante di messa in scena trasuda malcelata nostalgia, dalla bellezza tutta americana delle hostess della Pan Am, compagnia storica fallita nel 1991, al risuonare di un sound che era già vecchio all'epoca di Abagnale. Se il brano viene dall'album omonimo del 1958, infatti, il vocal jazz che ne contraddistingue il suono è comunque figlio dell'epoca d'oro delle swing big band, tra la metà degli anni '30 e la fine degli anni '40. Non a caso, gli stessi anni della "Sinatramania", vera e propria colonna sonora di un'America idealizzata e scintillante. Fra le righe, il leggendario cantante esprime la gioia di lasciarsi tutto alle spalle e volare via, spaziando da Bombay ad Acapulco. Il suo volo è tuttavia più immaginifico che reale, sorta di elegante metafora d'amore romantico da una parte, e inno alla libertà a al pensiero, dall'altra. Molte delle sue strofe cercano in effetti la musicalità, più che un senso compiuto, elemento caratteristico della musica che pone il significante sopra il significato, il suono sopra le parole e i loro limiti. Su questa grande consapevolezza lirica sfila l'America luccicante di Abagnale, forse un grande inganno quanto lo erano le sue truffe, sui fiati squillanti che aprono il pezzo, squisitamente jazz, sugli archi che caricano l'ascoltatore di tensione e sulla voce di Sinatra, che invece la smorza dolcemente. Il cantante è sempre presente, poiché dopotutto la sua voce è strumento essa stessa, ma ci sono momenti più strumentali, rimarcati elegantemente dalla ritmica di spazzole e da un tripudio di trombe e sax tenore, e altri delicatamente vocali, in cui la voce del singer scivola dolcemente su pochi accenni di archi e trombe. Il brano finisce sulle stesse trepidanti vibrazioni con le quali si apre, mentre sullo schermo l'aereo di Frank vola sopra l'America e i suoi segugi.  

Recollections (The Father's Theme)

Recollections, ovvero "Ricordi", o più semplicemente "il tema del padre", è un brano dal sapore malinconico e intimista che la pellicola associa al papà del nostro Frank. Frank Abagnale Senior, interpretato da Christopher Walken, è un personaggio che va ben oltre la semplice rappresentazione di un uomo realmente esistito: è un espediente narrativo necessario a fare il punto della situazione, nonché a rendere manifesti allo spettatore i sentimenti e le contraddizioni di Frank junior. Durante lo svolgimento dell'intera vicenda, infatti, il giovane truffatore incontra suo padre tre volte, ognuna delle quali mette in luce l'evoluzione del personaggio di Di Caprio: prima spavaldo, sicuro di riuscire a fregare il mondo intero, la seconda pieno di dubbi ma deciso a proseguire per la sua strada, la terza, infine, disperato e braccato, un ragazzo in cerca di risposte da parte del padre. Un espediente narrativo, come dicevo, poiché nessuno di questi incontri è mai avvenuto realmente; Abagnale junior non ha incontrato suo padre neanche una sola volta, durante il suo periodo di latitanza. Lo stesso Frank disse, a proposito delle scelte narrative del regista: "Non ho mai incontrato né parlato con Steven Spielberg e non ho letto la sceneggiatura. Preferisco non farlo. Comprendo che abbiano ritratto mio padre in una luce migliore, com'era in realtà". Sui complessi sentimenti che legano padre e figlio, John Williams crea un sottofondo in cui a dominare è la malinconia intrinseca del sax, resa scura e misteriosa da interventi d'archi e colpi di vibraphone, uno strumento simile allo xilofono, suonato da Alan Estes. L'orchestra parte in tutta la sua maestosità solo a metà del brano, in un tripudio dal sapore ora sensuale, ora guardingo e sospettoso, ora nuovamente malinconico e misterioso. Il sassofono solista di Dan Higgins imperversa assoluto, quasi slegato dal resto del componimento, come i leggeri archi fossero il mare e quello un naufrago in balia delle onde... un po', forse, come il giovane Abagnale: in balia di se stesso, dei suoi inganni e delle sue truffe, un falso adulto che disperato supplica il padre di dirgli solamente "fermati, Frank", ma che da quella figura puramente narrativa, spietatamente conscia del destino del personaggio prima ancora che questo si compia, riceve l'unica risposta possibile: "non puoi fermarti".

The Airport Scene

The Airport Scene, molto semplicemente "la scena dell'aeroporto", è il titolo del brano sfondo all'ultima vicenda, per così dire, "aeroportuale" del nostro giovane Frank. In effetti, parliamo della sequenza subito antecedente quella della fuga finale, la stessa che aveva come sfondo la storica canzone dell'altro grande Frank italoamericano, Sinatra. Ma se "Come Fly With Me" è per sua natura un brano che canalizza l'attenzione, tratteggiando il senso stesso della messa in scena, "The Airport Scene" è invece un tipico brano d'ambientazione: pochi minuti il cui scopo è accompagnare, e soprattutto esaltare la vicenda in corso. Una vicenda, in questo caso, che si nutre di ansia e di tensione, di sguardi furtivi e di movimenti felini. Lo xilofono impone una ritmica turbolenta e incalzante, resa grave dall'intervento dei fiati e rallentata da quello degli archi, a creare un pathos fatto di cambi ritmici e continui interventi strumentali: ora un violino solista, poi un sax tenore, adesso un possente tamburo, e così via, a creare un mosaico piccolo ma fitto di sonorità a sensazioni, tutte poco rassicuranti, perfette a descrivere la vicenda di un ragazzo solo braccato da un'intera nazione. Tom Hanks, fin'ora una macchietta più buffa che drammatica, è adesso un antagonista freddo ed efficiente, un diavolo che manca di catturare il suo peccatore ma che riesce ad esiliarlo, condannandolo all'inizio del suo inferno personale. Tuttavia, parliamo pur sempre di Abagnale: "L'ex capo della polizia di Houston una volta ha detto di me: "Frank Abagnale potrebbe scrivere un assegno su carta igienica, disegnato sul Tesoro degli Stati Confederati, firmarlo ed incassarlo in qualsiasi banca della città, utilizzando una patente di guida di Hong Kong per l'identificazione". Tutto sommato, uno così era ancora lungi dall'essere completamente alle strette.

The Girl of Ipanema

Alla fine degli anni '50 nasce in Brasile un sound nuovo, un miscuglio d'influenze europee, jazz nordamericano e - ovviamente - samba brasiliana: la "bossa nova". Le atmosfere rilassate e la placida ricchezza del suono riflettono la rinascita economica dell'intera nazione, permettendo al nuovo genere di diffondersi prima entro i soli confini brasiliani, poi in America Latina e infine, grazie a una manciata di fortunatissime canzoni, nel mondo intero. Alcuni di questi brani fortunati penetrano talmente a fondo nel tessuto della musica popolare da divenire standard fin da subito, arricchendosi con decine d'interpretazioni differenti, in spagnolo, inglese, italiano, francese... Uno di questi è il celebre Garota de Ipanema, ovvero "la ragazza di Ipanema", di  Vinícius de Moraes e Antônio Carlos Jobim. La versione presente su "Prova a Prendermi" è opera di Stan Getz e João Gilberto, risale al 1963 ed è la più famosa in assoluto: col titolo inglese di The Girl of Ipanema, rimase in classifica per qualcosa come novantasei settimane consecutive, seconda solo alla fama inarrestabile dei Beatles. Dal momento che Ipanema è un quartiere marittimo di Rio de Janeiro, rinomato per la spiaggia e per i locali, il brano è lo sfondo ideale per un'ambientazione esotica e una scena apparentemente leggera. Tuttavia, l'estetica caraibica dell'albergo è solo una patina fasulla, falsa quanto un assegno di Abagnale, e allo stesso modo, l'atmosfera rilassata è il preludio all'ansia di una caccia di cui Frank è la preda. Mentre sullo schermo Hanratty dà disposizione ai suoi uomini, preparandosi ad arrestare il suo criminale, in sottofondo la voce di  João Gilberto e di sua moglie, Astrud, canta delle grazie di una giovanissima donzella di Rio, un romanticismo talmente esasperato da divenire pura astrazione e assurgere a ideale; la ragazza di Ipanema è metafora e simbolo della Bellezza brasiliana, manifesto della rinascita di un paese e della sua voglia di divertimento, di vita. Guarda che cosa stupenda... colma di grazia è lei: la ragazza che viene e che passa, in un dolce dondolarsi, verso il mare. Una ragazza che ha un nome e un cognome: Heloísa Pinheiro, ex modella e playmate, all'epoca quindicenne, è infatti la musa la cui innocente bellezza, carica di una sensualità pronta ad esplodere, avrebbe ispirato i versi di Morales. L'intero brano vive su morbidi arpeggi di chitarra e su di una delicatezza vocale ben codificata, propria della bossa nova come genere musicale. Al portoghese di João risponde l'inglese di Astrud, caratteristica unica di questa versione in particolare, mentre ad arricchire il brano sono le eleganti performance di Antonio Carlos Jobim e Stan Getz, rispettivamente pianista e sassofonista: tutti giganti del loro tempo. Meno interessato al lato poetico dell'opera, Spielberg si diverte a contrapporre l'atmosfera spensierata di Ipanema alla tensione della messa in scena, subito prima della sequenza del primo incontro tra Frank Abagnale e Carl Hanratty.

Learning the Ropes

"Lo specchio della mia stanza all'Hotel Windsor, a Parigi, rifletteva la mia immagine preferita di me: un giovane pilota di linea tenebrosamente bello, dalla pelle liscia, con due spalle da toro e perfettamente curato. La modestia non è mai stata una delle mie virtù."
Frank Abagnale Jr

Learning the Ropes, settimo brano di questa colonna sonora, richiama un'espressione anglosassone intraducibile che significa grossomodo "imparare i fondamentali". La canzone è infatti lo sfondo di sequenze dal ritmo rapido e vivace, laddove Frank apprende i rudimenti del mondo bancario e mette in atto le sue prime truffe. Tuttavia, l'inizio dell'opera è in realtà cupo e malinconico, legato a scene di decadimento economico e dramma familiare; ma così come tali scene sono subito stemperate da sequenze dal tenore più leggero, il brano cambia faccia a sua volta, presentandosi coi toni spensierati e sognanti della commedia all'americana, quella magia vecchia maniera di cui Spielberg e Williams sono i simboli hollywoodiani. È la ritmica squillante dello xilofono a suggerire le sensazioni più allegre, perfino infantili, mentre archi e flauti creano un alone di mistero e meraviglia che non sfigurerebbe in un film di Harry Potter - non a caso, un'altra colonna sonora ad opera di John Williams. Un ritmo più lento e minimale, affiancato da un crescendo d'archi e da pochi, essenziali fiati, trasforma la meraviglia prima in dubbio e poi in dramma (musica, dettaglio: da 3.06 a 3.18), ma l'intervento del piano riporta il brano alle sue atmosfere vitali e positive, in un'altalena di emozioni pensata per integrarsi con le tracce più rappresentative di questa soundtrack, ovvero pezzi come il maintheme, "The Float" e "Recollections". Oltre otto minuti che definiscono, in una miriade di sensazioni differenti, una sorta di "collante musicale" dell'intera pellicola di Spielberg.

Father and Son

Rispetto all'autobiografia dalla quale è tratto, il film di Spielberg pone enorme importanza sulla figura del padre di Frank, romanzando più o meno platealmente la realtà dei fatti. I tre incontri col genitore durante il periodo di latitanza negli Stati Uniti, momenti di fantasia utilizzati dal regista a scopo puramente narrativo, sono stati molto apprezzati dallo stesso Abagnale, che li spiega con queste parole: "Anche se non ho più rivisto mio padre, ogni notte, dopo aver vissuto una giornata sfavillante e aver incontrato molte donne e guadagnato molti soldi, tornavo da solo in una stanza d'albergo e pensavo a mia mamma e mio papà, fantasticando su come farli tornare di nuovo insieme, e piangevo. È la giustificazione di una fantasia". La giustificazione di una fantasia. Un'espressione che colora alcuni momenti del film di un alone quasi mistico, come se quegli incontri tra Frank e suo padre fossero avvenuti solo nella mente del ragazzo, e le parole del genitore non fossero che il frutto dell'animo di Abagnale, smarrito e bisognoso di risposte. Dopotutto, l'intera vicenda nasce dal divorzio dei genitori di Frank, evento che scuote l'intrinseca fragilità di un giovane uomo all'apparenza sicuro di sé, senz'altro geniale e perfino auto-compiaciuto, e tuttavia devastato dalla spaccatura di una famiglia che per lui era il centro dell'universo. Frank ha osservato impotente il declino economico del padre, l'uomo che per tutta la sua vita aveva rappresentato l'ideale da raggiungere: l'ha visto perdere prima l'automobile, poi la casa e infine la moglie, per la quale aveva combattuto una guerra mondiale. La deduzione narrativa del regista e del suo sceneggiatore, Jeff Nathanson, è quindi ovvia: il padre rappresenta uno specchio con il quale confrontarsi, e implicitamente, un elemento di prefigurazione che richiama l'epica classica. Padre e figlio, entrambi destinati a volare, a godere le gioie della vita, solo per cadere verso il baratro più buio. Il tema musicale di un rapporto così complesso è Father and Son, "Padre e Figlio", tre minuti fra i più alti dell'intera colonna sonora. Tornano in scena il sassofono di Higgins e il vibraphone di Alan Estes, protagonisti dei malinconici momenti di catarsi del brano, il cui andamento è tuttavia descritto da un piano essenziale e pregnante, rimarcato da arpeggi soffusi e penetranti. L'insieme, arricchito da momenti solisti di sassofono e da un accorto crescendo d'archi, suggerisce l'intimismo di cui ogni rapporto tra padre e figlio avrebbe bisogno, riuscendo a regalare il momento più soffuso e malinconico di un'opera quasi sempre ariosa e vitale, ma mai così intensa e pregnante come su "Father and Son".

Embraceable You

Avete presente quel caldo venticello che d'estate vi accarezza le guance? Oppure la dolce melodia delle onde che al tramonto sembrano suonare una nenia tutta loro, immergendosi nelle linee sinuose di un attimo che vorremmo durasse una vita? Bene, richiamate alla vostra memoria quelle emozioni, perché a farci da degno contorno troviamo Embraceable You, brano il cui titolo, intraducibile, richiama l'impulso d'abbracciare una persona cara. Non l'atto dell'abbraccio, ma la tensione che c'è nell'assenza, nel desiderio dell'abbraccio. È su questa melodia morbida e su ritmi soffusi, dolci e leggiadri che viene costruito il quadro di una famiglia magari non perfetta ma sicuramente felice, in cui si respira un'aria intensa, plasmata sui ricordi di momenti di gioia che si trasformano in fiori sbocciati di una serenità sempreverde. Le note armoniose ci catapultano nel 1940, anno di nascita della presente performance dalle tinte jazz, creata dalla mano, o forse dovrei dire dalla voce, della splendida Judy Garland, un'attrice, cantante e donna dalla presenza vocale di un contralto che regala spessore anche alla più semplice parola. Così come il brano fa da contorno a ricordi più o meno lontani, Spielberg decide di ammantare il passo a due dei genitori di Frank, carpendone le tinte lente e spassionate, che riportano in vita i ricordi del primo momento in cui Abagnale Sr., allora ancora in missione militare in un piccolo paesino francese, conobbe quell' "angelo biondo che lasciò tutti gli uomini senza fiato". Allora tutto ciò che accade sembra offuscato dall'intreccio emotivo che si riscopre tra i due, ogni problema - anche il più piccolo - diventa insignificante, perché l'unica cosa che conta davvero sono loro, che in quel preciso momento ballano come la prima volta in cui si sono incontrati. E se è l'amore, quello vero e decisamente inoppugnabile, a far da cardine alle liriche cantate da Judy, non può non essere parte di un film che riprende la biografia di Frank Abagnale Jr., perché in fondo anche quello fa parte delle trame, così come l'incontro con Brenda e i suoi genitori. Proprio in questi ultimi, dopo diverso tempo da quando il giovane Frank ha vissuto il divorzio dissacrante dei suoi genitori, ritrova quell'immagine che lui stesso custodisce nel suo cuore e che appartiene ad un periodo della sua vita che sembrava poter durare per sempre: due cuori innamorati che battono all'unisono. La dolcezza della voce dell'attrice americana, le concitate note di basso e del pianoforte, scandiscono la sinergia con cui i due corpi si muovono, certi che nessuno può rovinare quel momento, fosse anche solo con uno sguardo. In tutto il lungometraggio, questo tappeto musicale diventa un respiro di aria fresca nella frenetica vita del giovane protagonista, che ha scelto di scappare e cambiare costumi, volto, identità. 

The Flash Comics Clue

The Flash Comics Clue

Quando nel lavoro del processo creativo subentra l'intuizione di un artista, tutto prende una piega diversa. Bisogna essere capaci a coglierne le tracce e allora viene fuori qualcosa come The Flash Comics Clue, più o meno traducibile come "l'indizio dei fumetti di Flash". A tutti gli effetti il titolo sembra azzeccato, poiché lascia presagire come e dove protenderà l'aguzzo ingegno di Frank nel primo incontro con Hanratty. Se poco prima eravamo assorti dalla placida sinfonia di altri tempi, questa volta il risultato creato da John Williams insieme a Spielberg forgia un'atmosfera minuziosa e con il filo teso. Il suono del sassofono, qualche sviolinata accuratamente scelta e qualche altro suono di cristallo ci mettono in allarme, perché creano il giusto tappeto sonoro sul quale il commissario dell'FBI decide di muoversi, cercando di cogliere in flagrante il giovane Frank. Vi chiederete allora: "che cosa c'entra il velocissimo eroe dei fumetti in tutta questa storia?". Be', vi ricordate cosa diceva Flash all'inizio di ogni fumetto? Dite di no?! Allora ve lo ricordo io... diceva: «Mi chiamo Barry Allen. Sono l'uomo più veloce del mondo» . Fin dai primi momenti della pellicola, veniamo a conoscenza della passione di Frank per i fumetti sul ragazzo sette volte più veloce della luce, grazie all'attenta scelta di Spielberg di lasciare sul comodino del protagonista tre numeri di pubblicazione: il 120, il 138 e il 135. Ma è durante tutto il suo percorso nel film, che sembra come se Frank si volesse immergere nel mondo dei fumetti, come quando si spaccia per un dottore, sotto il nome di "dottor Connors", rimandando al terribile Lizard, alterego del dottor Curt Connors, nemico di Spider-man. Ciononostante, questo mondo fantastico sarà la sua prima arma per sfuggire dalle mani di Hanratty, facendosi beffa e lasciandogli credere di essere un agente della CIA dal nome di Berry Allen. Proprio quest'ultimo, tuttavia, diventerà il gancio con cui l'agente dell'FBI giungerà a conclusioni che lo porteranno a capire quell'indizio espresso nel titolo di questo lavoro musicale di Williams. Il progressivo andamento più rilassato ripercorre le tracce che porteranno di nuovo a lui, ma l'elemento su cui voglio farvi soffermare è sicuramente la mimica musicale, aspetto che suggerisce la furbizia e la perentoria osservazione dell'uno verso l'altro, fulcro dell'intero film. Qui allora subentra di nuovo la firma di Williams con l'architettura della traccia creata ad hoc con l'orchestra, mentre l'aria che si respira si fa adrenalinica, frizzante e al tempo stesso avvolgente, affinché non venga spezzato il filo teso che la contraddistingue.

Deadhunting

È il suono di un aereo che decolla, quello che potrebbe essere usato come metafora nella descrizione delle avventure di Frank. Da semplice ragazzino figlio unico, coccolato dal calore famigliare, ora si trova a doversi improvvisare prima questo e poi quello, pur sempre crescendo, ma custodendo dentro quella vena infantile e lo spirito sardonico. In Deadhunting, un titolo difficilmente traducibile, ci viene mostrata l'altra maschera che il giovane Abagnale decide di indossare: quella del pilota. In seguito alla sua fuga dai genitori, resosi conto che i soldi non durano per sempre e ridotto quasi sul lastrico perché nessuno vuole più accoglierlo in albergo, Frank inizia per la prima volta ad escogitare nuovi metodi per far fronte ad una eventuale e imminente fine disastrosa. Decide quindi di iniziare a falsificare ogni cosa, a partire dal proprio nome e arrivando persino alla sua età, di modo da risultare più coerente possibile con quello che ha in mente. Sembra davvero assurdo, vero? In tutto questo, la melodia che spinge dall'inizio del brano sembra muoversi leggiadra sulle nuvole in cielo, perché finalmente c'è uno svincolo per uscire da quella situazione; raccolte tutte le informazioni come solo lui sa fare, si investe del ruolo di pilota della Pan Am, scoprendo come realizzare assegni falsi e incassarli con intelligenza. Tutto sembra andare alla grande: ottiene una divisa da pilota, riceve mensilmente uno stipendio cambiando assegni falsi in banca e, con lo sguardo fiero, viene fermato dai bambini per strada per degli autografi. Be', negli anni '60 un pilota di aereo era considerato quasi al pari di un supereroe, come se venisse dallo spazio con i superpoteri, ammirato con gli occhi attenti e con facce miste di curiosità che sembrano dire: chissà cosa avranno visto, sopra le nuvole?! Il fulcro tuttavia viene raggiunto in poco tempo, in particolare quando ai toni morbidi e ai suoni di cristallo s'iniziano ad alternare corposi giri di strumenti a corda che inspessiscono per poco la sinfonia. Il giovane Abagnale inizia a girare il mondo, usufruendo dell'allora consueto fuori servizio, usanza tipica dell'epoca che, in altre parole, consisteva nel dare un passaggio aereo a piloti che dovevano essere basati in altri aeroporti. L'anima di Frank, per quanto sfacciata sia, sembra si trovi in bilico tra il ricordo di quanto il padre cercava di insegnargli, dicendogli un uomo onesto non ha nulla di cui preoccuparsi, e la consapevolezza di quanto sia sbagliato tutto quello che sta facendo, cercando di darsi una pacca sulla spalla con un semplice: "cerco di non temere nulla". Ciò nonostante è proprio questa dicotomia che vive in Frank a dare ossigeno alla fiamma che lo possiede e che gli permette di superare, talvolta anche con protesta, il mondo che lo circonda. 

The Christmas Song

Immaginate una bella famigliola felice, in cui si respira aria di casa e di tranquillità, dove ci si sente protetti e ascoltati. Prendete ora la meravigliosa The Christmas Song, ovvero "La canzone di Natale", nella versione cantata da Nat King Cole nel 1946, e mettetela come sottofondo a tutto questo. Spielberg e la sua troupe non potevano scegliere di meglio per raccontare la serenità che trasmettono queste note, sebbene sia qui presente un piccolo particolare che stravolge un quadro apparentemente perfetto: la delusione. Ebbene si, potrete anche pensare che parlare di Natale e di famigliola felice sia l'unica cosa possibile con un arrangiamento del genere, ma quella che si vuole raccontare ora è invece la storia di Frank Abagnale Jr., costretto piuttosto a scappare, a prendersi gioco della società, quasi come risposta a quella cesura che gli hanno lasciato fin da adolescente, rendendolo come disilluso, frantumato, sfiduciato nei confronti di un mondo che in realtà gli è già caduto addosso quando i suoi genitori hanno deciso di divorziare. Ma per quanto si voglia viaggiare ovunque, scappando soprattutto da se stessi, prima o poi si cerca sempre di tornare a casa; è proprio quello che succede quando Frank riesce a scappare dalle grinfie dell'FBI che lo stava riportando in America, dopo la detenzione in una prigione europea. Proprio lui, che è scappato tutta una vita, ora vuole solamente tornare a rivedere sua madre che, nel frattempo, si è fatta una nuova vita senza di lui. Su quelle righe di espressione del viso di Frank, il caldo suono della voce del pianista statunitense Cole, diventa come chiave di apertura verso il cuore frantumato del giovane Abagnale alla vista di quella scena. Sembra come se si sentisse all'improvviso sfatto, triste, quasi pugnalato perché dopo tutto era tornato per risentire la voce di sua madre, il profumo dei suoi capelli, ma soprattutto il calore nel suo cuore che tra tanti chilometri di corsa, in tutti quegli anni, aveva forse nascosto ma, certamente, non dimenticato. 

A Broken Home

"...ora ti chiedo di andare in cucina, sederti al tavolo e scrivere un nome. Puoi metterci tutto il tempo che vuoi ma quando torni in questa stanza... voglio che ci sia un nome scritto in quello spazio."

Per quanto il lavoro eccelso di rappresentazione di Spielberg sia concentrato sui cambi di veste di Frank Abagnale Jr., per quanto ci si possa interrogare su questo o su quell'altro, solo una cosa può essere considerata la causa che ha modificato tutta la vita del giovane: il divorzio dei suoi genitori. Era una giornata tanto grigia quanto l'animo di Frank, di ritorno da scuola. Rispetto alla storia vera, traspare la vena romanzata, volutamente introdotta dal regista, ma che aiuta a creare la giusta atmosfera a cavallo tra il surreale di quel momento provato dal giovane e la tensione palpabile che si respirava tra quelle mura. Il rapporto tra i suoi genitori era andato ormai a scemare da diverso tempo, in particolare da quando avevano cambiato abitazione; in ogni caso, quell'iperbole che durava da giorni e che stava portando dietro una certa freddezza di fondo stava per raggiungere il culmine. Pensate un po' allo spacco nel cuore che si era creato. Pensate al giovane Frank che si vedeva in mezzo a un burrone, con un piede da un lato e uno dall'altro, destinato alla caduta qualsiasi direzione avesse preso. Quella frattura sul pavimento, chiaramente metaforica, rappresentava proprio il simbolo di una casa ormai distrutta, come suggerisce il significato del titolo: A Broken Home. Williams allora decide di abbassare il tono degli strumenti, facendo muovere con un andamento lento le dita sul pianoforte aggiungendo determinati effetti sonori, che si stagliano come il senso di vuoto fattosi largo dentro quell'adolescente in mezzo a una bufera. Quelli che sono i pilastri su cui erige la sua vita, in un battito di ciglia si frantumano, cadono a pezzi fino a sgretolarsi al suolo, e lui con loro, ridotto a polvere, e nel mentre, gli altri gli chiedono di fare una scelta, di cercare di ricostruirne uno solo, di quei pilastri in macerie; ma lui, ovviamente non può, perché così come non può fare a meno di aria e acqua, allo stesso modo, Frank è incapace di scegliere di vivere con uno solo dei suoi genitori; allora ecco il senso di colpa, il disagio e la sensazione che magari sia stato proprio lui ad aver sbagliato, impossibilitato, nella sua confusione emotiva e nella sua immaturità, a realizzare tutte queste cose insieme. "Ed ora?", Vi chiederete. Ora, per Frank subentra la scelta più difficile, ovvero quella di un figlio di dover decidere se rimanere con il proprio padre o la propria madre, in un tira e molla sottile a cui sembra esserci una sola soluzione: scappare, il più lontano possibile. Mentre i passi di Frank si fanno sempre più veloci, il brano procede spedito ma con la giusta scorrevolezza, a rappresentare l'unica, morbida sinfonia capace di attutire la distruzione di una famiglia, una distruzione iniziata da quelle fatidiche parole pronunciate dalla madre: tuo padre ed io stiamo divorziando. Le emozioni fluiscono dal brano come in un fiume, sfumandosi solo quando sembra che quel disorientamento iniziale, l'indecisione e il nodo alla gola, siano stati rimpiazzati dalla rassegnazione del fatto che una coppa di vetro caduta in mille pezzi non possa più tornare integra.

Doctor, Lawyer, Lutheran

L'anima fuggitiva di Frank, sempre pronto a vestire nuovi ruoli toccando il fondo dell'illegalità, gli permette di andare avanti in un giocoforza di situazioni da cui sa trarre vantaggio senza troppi sforzi. Ci vuole un pizzico di astuzia, un poco di pazzia e una profonda sicurezza, per fare quello che è riuscito a fare a soli sedici anni, ma se l'incredibile capacità che ha avuto per riuscire a falsificare stipendi e assegni, facendo credere a tutti che fosse un pilota della Pan Am, può risultare assurda, sappiate che non è ancora assolutamente nulla. Nel giro di poco tempo, dopo essere scappato da Hanratty in una camera d'albergo a Los Angeles, si trasferisce immediatamente in Georgia, conoscendo Brenda Strong, infermiera di uno stabilimento ospedaliero della zona. È da qui che parte il gioco strumentale presentato da Doctor, Lawyer, Lutheran, tradotto in Dottore, Avvocato, Luterano, facendo da curioso e dinamico sottofondo alla sua decisione improvvisa di assumere le redini di un reparto di quell'ospedale, facendosi credere un medico laureato ad Harvard, specializzato in pediatria. Gli archetti sinfonici sembrano confermare questo nuovo cambio di rotta, come se la nave stia salpando verso nuove terre inesplorate, talvolta con una certa musicalità divertente di fondo. Frank, in questo giro illegale di volti e figure, si innamora e fidanza con Brenda, facendosi credere laureato in giurisprudenza dai genitori di lei, famiglia di avvocati luterani. Lo xilofono vivifica le immagini con una certa peculiarità cristallina e temperata, lasciando che parlino da sole, evolvendosi con una naturalezza data dall'abilità di Frank nel saper giocare con le parole e con i gesti, dimostrando che non si ferma di fronte a nessuno benché meno a quella ragazza che sembra sia stata l'unica a dargli una certa sicurezza e stabilità emotiva. 

The Look of Love

"Ho trovato questa collana nel parcheggio, deve esserle scivolata di dosso" 

In un film movimentato come questo, in cui si è in balia delle dinamiche che Frank si porta dietro, un momento di pura frenesia carnale si trasforma in un'altra espressione del suo essere muta-forma. Lasciatevi cullare dal tepore avvinghiante di The Look of Love, vale a dire lo sguardo dell'amore, cantato dall'iconica figura britannica di Dusty Springfield nel 1967. Si tratta di un pezzo pop e jazz che richiama all'attenzione una certa vena passionale, la stessa in cui Frank si trova coinvolto grazie a un incontro casuale in un corridoio d'hotel. Il manifesto strumentale del brano ama ripetersi con la complicità della voce espressiva di Dusty, narrando di un gioco romantico di dita che sfiorano la pelle e di possibili patti legati alla passione di quel momento. In effetti, il brano, scritto da Burt Bacharach e utilizzato nella colonna sonora del film Casino Royal del '67, diventa parte integrante anche di questo lungometraggio, in cui Spielberg ha voluto sottolineare il momento in cui Frank Abagnale Jr., ammaliato dalla capacità di James Bond, decide di volerne vestire lo stesso completo, imparando ad atteggiarsi come lui. Il punto di congiunzione tra i due è in effetti la furbizia, della quale Frank non è mai sprovvisto, nemmeno in momenti in cui pare più sprovveduto; come quando, ad esempio, finge di farsi "addomesticare" da una prostituta d'alta classe, un'ammaliatrice dagli occhi tristi in cui, in qualche modo, Frank sembra riconoscersi. Tutto questo accade mentre incede senza freno la performance vocale sullo sfondo, tratteggiando i confini che separano i due dal resto del mondo. I battiti dei piatti della batteria, il suono del sassofono che irrompe sulle scene dividendo i ruoli in modo netto, nonostante sembri accarezzare e rendere l'atmosfera più liminale con un incremento sempre più intenso. Come se l'esperienza andasse al di là dei soldi, sembra che i due vogliano custodire quell'attimo per sempre, come in una meravigliosa opera d'arte. Il profumo della pelle che chiama, le parole concitate che giocano come lazzi, qualche sguardo e l'adrenalina di un attimo, si miscelano alla bellezza anni '60 che il film vuole trasmettere. Se anche questa volta si trattasse solamente di una notte di passione, il brano, nella sua interezza e profondità, riesce a dilatare e dare spessore al tempo trascorso insieme dai due amanti. Un giocoforza di luci e ombre, di qualche carezza e di cose non dette che, in realtà, vogliono solo fare da tappeto a qualcos'altro, mentre la tromba risuona su corde particolarmente calde, lasciando che questo lavoro rimanga impresso tra le tracce più sensuali dell'intera colonna sonora... che sia di un amore, di una sola notte o semplicemente del film.

Catch Me If You Can (Reprise and End Credits)

"Ho effettuato innumerevoli fughe da porte secondarie, da uscite di emergenza o via su per i tetti. Ho lasciato più armadi io nel corso di cinque anni che quelli acquistati dalla maggior parte degli uomini nel corso dell'intera loro vita. Ero più scivoloso di una lumaca imburrata."
(Frank W. Abagnale)

Come se fosse un libro, ecco quella che potremmo definire la quarta di copertina dell'opera, a legare a filo diretto con la traccia d'apertura in un'ideale continuità strumentale e concettuale. Anche in questo caso, lo xilofono e i ritmi danzano saltellanti, cercando di tenere ancora vivamente attivi gli spettatori, permettendo di gustare la presentazione del cast che ha contribuito a questo amabile film del 2002. L'atmosfera rilassata e al tempo stesso audace suggerita dagli archi e dal restante tappeto sonoro, fungono da sfiatatoio dopo un intero film carico di un quid movimentato, dinamico, che ha saputo impressionare con gradevole capacità di azione e divertimento, senza dimenticarne gli aspetti più sensibili. Mentre all'inizio sembra di essere entrati in un cinema in cui proiettano Star Wars, subito dopo ritroviamo la firma inoppugnabile del compositore di questa outro, e il brano cambia in un battito di ciglia. Effettivamente, durante tutto l'ascolto, possiamo godere dell'aspetto muta-forma della musica, passando da alcune tonalità decisamente scoppiettanti ad altre molto, ma molto più sensibili, poi ad altre ancora, via via sempre più inclini a sottolineare i passi felpati con cui Frank si è mosso per tutta la durata della pellicola, portandoci fino alla fine delle presentazioni e dei ringraziamenti. Pensandoci bene, questo ultimo brano ripercorre in modo sintomatico tutto il film, e un po' come il primo di questa colonna sonora, viene accompagnato dall'animazione di Deygas e Kunztel che, in stile pantera rosa, richiamano l'intera pellicola dall'inizio alla fine.

Conclusioni

"Due topolini caddero in un secchio pieno di panna. Il primo topolino si arrese subito e annegò, invece il secondo si affannò a tal punto da trasformare la panna in burro, così poté arrampicarsi e si salvò"
(Frank W. Abagnale Sr.)

Finito l'ascolto della colonna sonora, stupisce che un film del genere non sia rimasto impresso nell'immaginario collettivo, al pari di altre pellicole dello stesso Steven Spielberg, nonostante l'immediato successo di pubblico e di critica. Dopotutto, parliamo di un regista artefice di capisaldi del calibro di Jurassic Park, Lo Squalo e Indiana Jones, solo per citarne alcuni, molti dei quali sono meno raffinati e meno maturi di "Prova a Prendermi", eppure, ognuno di essi ha segnato a suo modo un'intera generazione. Quando, nel 2002, esce "Catch Me If You Can", con le sue due ore e mezza di riprese che sembrano volare, la critica mondiale lo acclama e il film incassa più di trecentocinquantadue milioni, ma il ritratto dell'America offerto da Spielberg è ormai superato, offuscato da una percezione del presente radicalmente cambiata. In peggio. Forse, quello di Spielberg è un esperimento poco riuscito, il tentativo di fare, attraverso la figura di Abagnale, il punto della situazione su ciò che gli Stati Uniti sono sempre stati. Dopotutto, così come dietro la vita scintillante di Frank si nascondono l'inganno e la corruzione, così potremmo descrivere la stessa l'America, terra di possibilità illimitate, di genio e di spregiudicatezza, ma anche d'ipocrisia e miseria. Forse, nel 2002, era ancora troppo presto, e il film, pur di grande successo, finisce relativamente dimenticato, destino condiviso da tante "opere mature" di artisti d'ogni tempo. Siamo qui allora per riproporlo, perché si tratta di un film elegante e divertente, a tratti geniale, e anche per questo meritevole di una rispolverata; un film in cui Spielberg è ancora carico dal discreto successo avuto con "A.I. Intelligenza Artificiale", opera i cui pregi, ma anche difetti e critiche, spingono il regista a tornare su tinte classiche e a uno stile più quadrato, tecnicamente ineccepibile. Oltre alla regia e alla colonna sonora, in Prova a Prendermi, spiccano senza alcun dubbio le tanto decisive quanto celebri interpretazioni di Leonardo Di Caprio nel ruolo di Frank Abagnale Jr., e di Tom Hanks nella parte dell'agente dell'FBI Hanratty, nonché dell'inaspettato cameo di Sheen. A coronare le intense e coinvolgenti partecipazioni di artisti famosi, la sceneggiatura di Nathanson rivela quell'anima hollywoodiana che ha dato uno spessore differente a quella che doveva essere la storia vera dell'assurdo Abagnale. Cosa dire, in definitiva, di questa colonna sonora? Sicuramente lascia di stucco il modo in cui Williams decide di giostrare gli strumenti, trasmettendo impulsi emotivi che soddisfano il desiderio di abbandonarci di fronte all'arte. Sotto diversi punti di vista, questo adattamento cinematografico dell'autobiografia di Abagnale racchiude numerosi aspetti da non sottovalutare; la fascinazione per il passato, ad esempio, o per qualcosa di apparentemente proibito come la vita di Frank, che ha girato gratuitamente per ventisei paesi diversi, incassando fino a due milioni e mezzo di dollari, usando più di otto identità diverse in soli cinque anni. Senza dimenticare l'aspetto drammatico, ma anche morale, da cui possiamo capire come il racconto mostrato di Spielberg, sia in fondo una sfida attraverso la quale raccontare con responsabilità di un criminale, ma anche di come criminale ci sia diventato, suggerendo che, dopo tutto, nulla rimane fine a se stesso, e anche scappare diventa inutile se non c'è qualcuno che t'insegue. Ogni dettaglio, che sia su schermo, in musica o semplicemente a parole, viene marcato di proposito, sottolineando la professionalità dell'opera. Un esempio? Ricordate quando dicevamo che sul comodino di Frank erano stati lasciati tre numeri di Flash? Bene, proprio quei numeri, in realtà, dicono molto di più, perché raccontano la storia completa del falsario statunitense. Prendiamo ad esempio la copia sotto le altre due: la numero 120, per intenderci. Il titolo di quella uscita è "La terra dei Giganti Dorati", che suggerisce il modo in cui lo stesso Frank lega il 'sistema', praticamente lo Stato statunitense. Il secondo, invece, intitolato "Il Pifferaio", non può che sollecitarci a pensare come il modo in cui ha eluso il sistema, evadendo e truffando, sia molto simile al modo con cui il pifferaio, suonando il suo magico flauto, riesce ad ipnotizzare i malcapitati. Ma la parte significativa arriva con la copertina in primo piano, la numero 135 del marzo 1963, in cui si staglia il mentore, Flash, che ricrea l'uniforme del suo piccolo alleato Kid Flash, trasmettendoci l'idea di come le varie identità assunte da Frank nel corso del suo essere latitante, diventino lo scudo a protezione del ragazzino che realmente è. Ecco perché la colonna sonora, che senza precedenti racchiude in modo impeccabile lo spirito di quegli anni, è stata cucita addosso a tutta la pellicola, trasmettendo ora stupore, ora tristezza e malinconia, ora profonda inquietudine, passando in poco tempo a uno spirito più allegro grazie all'introduzione di citazioni come quella di Frank Sinatra. Esattamente come l'animo turbolento del giovane Frank, che ha illuso un sistema, scappando ovunque, fingendosi chiunque, uscendo per le porte secondarie. Citando Flash, "ognuno di noi, sotto sotto pensa di aver capito come sarà la propria vita. Ma quello che nessuno considera mai è che anche la vita ha i suoi progetti per noi, che ci piaccia o no. E così non rimane che scegliere tra accettare il cambiamento e andare avanti o opporsi ad esso restando indietro". E se questo non bastasse, potreste anche chiedervi: "in tutto questo, cosa dovrei imparare da uno che ha fatto solo danni?" Certamente non si può dire che sia stato un individuo da cui prendere esempio di vita, è pur sempre un truffatore, ma spesso, gli individui-chiave della storia non sono proprio come vorremmo che siano, e questo film, come la sua vera storia, lascia il piccolo ma importante messaggio su come giochi un ruolo fondamentale la forte determinazione, una certa propensione alla dinamicità, qualche botta di fortuna e acutezza, nel riuscire a conquistare - se non proprio il mondo, almeno una fetta.

Ho inseguito Frank Abagnale per anni e... in un certo senso, io e lui siamo diventati intimi, come vecchi amici in perenne competizione tra loro. Cos'è il cacciatore senza la sua preda, dopotutto? Cosa vale la vita della guardia, senza il ladro a darle un senso? E così, si chiude il cerchio sulla storia di un individuo unico nel suo genere, geniale e infantile al tempo stesso, caduto nella scelta più facile: quella sbagliata, e infine, faticosamente rinato come uomo nuovo. Con al sua si chiude anche la mia, di storia, quella dell'uomo che l'ha catturato, una storia raccontata attraverso la musica di un grande compositore, la visione di un grande regista, e adesso, ricordata attraverso queste Opere nelle parole di Rock & Metal In My Blood.

1) Catch Me if You Can
2) The Float
3) Come Fly With Me
4) Recollections (The Father's Theme)
5) The Airport Scene
6) The Girl of Ipanema
7) Learning the Ropes
8) Father and Son
9) Embraceable You
10) The Flash Comics Clue
11) Deadhunting
12) The Christmas Song
13) A Broken Home
14) Doctor, Lawyer, Lutheran
15) The Look of Love
16) Catch Me If You Can (Reprise and End Credits)