POSSESSED

Agony in Paradise

2004 - Agonia Records

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
20/05/2019
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione recensione

I Possessed sono una band a dir poco fondamentale per il Metal estremo, soprattutto per il Death Metal. Per chi non li conoscesse bene, sono una band nata nel 1983 a San Francisco, più o meno insieme a molte altre band Thrash del periodo quindi. Il Thrash stesso è fondamentale per la nascita e lo sviluppo del Metal estremo, essendo esso stesso già un'estremizzazione. Basti pensare ai famosissimi Slayer per farsi un'idea di come si era passati, che so, dai Saxon a "Reign in Blood" (1986), giusto per citare un album ed una band a caso. Senza ripercorrere troppo la storia, sappiamo tutti che già nei primi anni '80 alcune band volevano essere più pesanti e marce di altre, quindi qualcuno avrebbe potuto predire un'estremizzazione sonora sempre più marcata. Arriviamo quindi ai Possessed. Come mai sono così importanti? È presto detto. In un contesto in cui il Thrash Metal imperava e, come già detto, il Metal scopriva sonorità sempre più pesanti e mefistofeliche, i Possessed decisero di compiere quel passo in più che sarebbe stato decisivo. Infatti, le sonorità di album come "Seven Churches" (1985) e "Beyond the Gates" (1986) dimostrano che, in qualche modo il Thrash di lì a qualche anno sarebbe stato superato e forse qualcosa di ancora più irruento sarebbe nato. Le canzoni infatti sono sì ancora molto legate al Thrash Metal, ma la voce di Becerra già comincia ad essere particolarmente sporca e gutturale, così come l'immaginario costruito su blasfemia, morte e marciume anticipa ciò che sarebbe avvenuto di lì a poco. Sto parlando ovviamente della nascita del Death Metal, genere di cui i Possessed possono tranquillamente fregiarsi come anticipatori ed ispiratori, se non addirittura i capostipiti. Purtroppo però la vita della band è brevissima e oltre a quei due album ci resta poco. Tra queste poche testimonianze troviamo anche l'unico live, ovvero questo "Agony in Paradise" di cui ci apprestiamo a parlare. È un prodotto in realtà relativamente recente, essendo stato pubblicato dall'Agonia Records nel 2004, quando la band non era neanche in attività e anzi, poteva quasi considerarsi sciolta. Come mai è passato così tanto tempo prima della pubblicazione? Addirittura ci troviamo nel nuovo millennio. Bisogna dire che a metà anni '80 pubblicare album dal vivo non era una vera e propria prassi, solo le band davvero affermate potevano farlo, e i Possessed, con due soli album all'attivo (per quanto importanti) non erano tra quelle. Quindi probabilmente neanche il pensiero ci sarà stato, forse neanche tra i piani, e questo in effetti spiegherebbe pure la bassa qualità della registrazione. Dopo molti anni, però, una cosiddetta operazione nostalgia avrebbe avuto un altro sapore, ed ecco quindi che ci ritroviamo al 2004 con un concerto del 1987, di una band che non è più alle prime armi, ma storica e di culto. Dicevamo quindi, il concerto registrato nell'album risale al 1987, poco dopo l'uscita del secondo album della band. L'album quindi ci mostra, o meglio, ci fa sentire la band al suo apice, dopo i suoi primi due album e quando era giovane e piena di energia e violenza da gettare verso i fan a suon di riff. Il concerto è stato registrato in un club situato in Ohio, e la band propone brani proprio dalle sue due sole uscite, rendendo quindi la prestazione non troppo lunga ma abbastanza intensa. Purtroppo la qualità audio è molto lontana dall'essere eccelsa, come vedremo meglio in seguito, ma forse qualcuno potrebbe apprezzare questo approccio più rozzo e vecchia scuola. In ogni caso, gettiamoci nella mischia anche noi adesso.

March to Die

Il concerto si apre con "March to Die" (Marcia per Morire), ma prima di essere travolti dalla sua irruenza sono le parole di Becerra ad emergere, rivolgendosi al pubblico con una tale foga che è davvero difficile restare impassibili. Il cantante dapprima chiede ai fan se hanno sudato e addirittura se hanno sanguinato, poi nomina i Possessed come la band più pesante del mondo, e all'epoca del concerto questo non è per niente falso! Dopodiché, dopo aver incitato il pubblico a ripetere il nome della band stessa, veniamo travolti dai riff devastanti di Torrao e LaLonde e dalle ritmiche di Sus. Un problema balza subito all'orecchio però: la qualità del suono. Già, perché è palesemente da bootleg, e questo rende abbastanza difficile distinguere i riff, in quanto i suoni risultano molto impastati tra loro e anche ovattati. Inoltre, qui all'inizio i primi versi cantati non si sentono neanche, ma sicuramente è un piccolo problema tecnico, visto che dopo un attimo riusciamo a sentire la voce di Becerra che intona, o meglio, grida, versi apocalittici. Il ritornello ripete solo il titolo del pezzo ed è semplicissimo, ma proprio per questo è perfetto per l'occasione e ottimo per aprire un concerto, scaldando il pubblico a dovere. Gli assoli che seguono si sentono bene solo a tratti purtroppo, ma suonano proprio come delle sferzate infernali che fustigano i dannati e li forzano a marciare all'infinito mentre le fiamme avvolgono ogni cosa. Ma la verità è che non siamo all'inferno, bensì sulla Terra! È il giorno del giudizio. L'Apocalisse scende sempre di più su di noi, una volta che riusciamo a farci trascinare dal turbinio del brano non possiamo fare a meno di sentire la fine di tutto, mentre la terra si squarcia sotto di noi e i demoni cominciano ad uscire per fare razzie tra le anime. La voce rozza del cantante non fa che aiutarci: "Marcia per morire! Annerito è il cielo. È il Paradiso o l'Inferno? Solo il tempo ce lo dirà". L'aria è impregnata di zolfo, il cielo è pieno di nubi nere e cupo, così come quasi sicuramente lo è il locale dove la band sta suonando. Non mi immagino infatti un luogo pieno di luci ed effetti, ma un luogo semplice e spoglio, con il necessario per una band al secondo album e i fan che vogliono supportarla. Il testo del brano, poi, ci aiuta a calarci in un mondo che si appresta ad essere vessato da avvenimenti terribili che erano già stati profetizzati secoli or sono. Il ritornello, con la sua semplicità tipica del Thrash, emerge dalle nuvole nere e risuona come un mantra, e noi sembriamo quasi contenti di marciare per morire.

Pentagram

La seguente "Pentagram" (Pentacolo) è la prima estratta dal super classico "Seven Churches", e Becerra inizia subito ad incitare gli astanti, aiutato dalle lamentose chitarre di Torrao e LaLonde. Le ritmiche sono meno arrembanti e assassine della canzone precedente, ma sembrano incedere più malignamente soprattutto grazie alle sporche linee vocali del cantante, che per cantare velocemente e con rabbia quasi si mangia le parole. Quest'effetto, tra l'altro, è anche enfatizzato dalla produzione, però potrebbe riuscire a creare quell'aura sulfurea ed infernale che ben si sposa con la musica qui proposta. Il testo non fa che confermarcelo: "Vola nel Pentacolo, c'è molto che vorrai vedere. Sacrifica la capra urlante e bevi il sangue con me". Non ci sono molti dubbi, ci troviamo alle prese con un vero e proprio sacrificio in cui la classica capra viene sacrificata a Satana. Ci ritroviamo in una stanzetta buia spersa chissà dove, con un pentacolo rosso disegnato sul pavimento e tante candele sparse intorno. Pubblico e band assistono così ad una sorta di rituale satancio in cui però l'unica energia che si sprigiona davvero e che possiamo realmente sentire è quella della musica. L'intento della band di creare quell'atmosfera è comunque riuscitissimo. Dopo un po' riusciamo ad immaginarci il pentacolo disegnato, non più su un pavimento chissà dove, ma lì sul palco, con Becerra al suo centro mentre grida versi malvagi circondato dai suoi aiutanti, al posto dei pugnali sacrificali e delle candele microfoni e strumenti. Il bello però arriva quando la musica sembra interrompersi e si riescono a sentire solo le due chitarre. Sappiamo bene che sta per arrivare un'accelerazione! Infatti così è, la batteria comincia a darci dentro con il classico "tupa tupa" tipico del Thrash e l'Inferno arriva direttamente dentro al locale. Il rituale è più che riuscito, anzi, siamo anche andati oltre! Possiamo solo immaginare il fomento dei fan di fronte a queste sonorità e a questa veemenza, ma di certo ci immaginiamo senza troppe difficoltà ragazzi intenti a fare headbanging forsennatamente e, perché no, anche a pogare per bene. L'accelerazione porta con sé anche la nervosa sezione solistica, in cui le note acute delle chitarre sembrano quasi fendere l'aria e crepare il terreno per permettere all'Inferno di riversarsi su di noi. Dopodiché anche Becerra continua a cantare, ma anche qui è difficile comprenderlo per bene a causa della bassa qualità della registrazione, tuttavia la nostra immagine di lui non cambia e lo vediamo ancora là, al centro del palco, al centro dell'altare, intento ad invitare adepti dentro al pentacolo? adepti che però non hanno altra scelta e che presto si troveranno nel luogo peggiore di tutti: "Non puoi fuggire il tuo destino, perciò prendi la mia mano e vola versa una malvagia terra di fantasia, dentro l'occhio di Satana".

Beast of the Apocalypse

L'inizio di "Beast of the Apocalypse" (Bestia dell'Apocalisse), tratta dal secondo album, è quasi cadenzato e sicuramente ritmato, ma sappiamo bene che questa calma apparente nasconde dell'altro! È solo una rincorsa, un momento in cui la band prende fiato, i fan si preparano trattenendo il respiro e poi? il caos comincia. Le ritmiche si fanno veementi e i riff serrati e claustrofobici. Non appena Becerra comincia a cantare con la sua voce sporchissima e sgraziata, però, le ritmiche rallentano quel poco che basta per farci immaginare meglio il giorno dell'Apocalisse. Anche la prima canzone parlava di questo, e quindi sembra esserci quasi un collegamento nascosto che unisce tutto sotto il segno del Male. Devo dire comunque che la prima strofa rende bene il concetto ed è una descrizione abbastanza accurata dell'evento: "Oscurata è la Terra, mentre la bestia spiega le sue ali ai c'è la nascita del Drago. Regnare con i sette re scendendo dal cielo e ascendendo dal mare. Tutta la santità è spogliata". Un attimo viviamo su una Terra ordinaria, con le solite persone, le solite vicende, i soliti problemi; l'attimo dopo ci troviamo davanti alla Bestia che si prepara a mettere tutto a ferro e fuoco. Tutto in un attimo. Col semplicissimo e breve ritornello le ritmiche tornano ad essere assassine, e lo sono ancora di più non appena il refrain termina, ponendo proprio l'accento sula repentinità dell'avvenimento. L'umanità può starsene solo a guardare ormai, guardare e soffrire! Sempre in un attimo c'è anche spazio per le due asce. I due chitarristi si sfidano a colpi di note acute, velocissime e quasi discordanti che se da un lato esprimono bene il caos appena sceso in terra, dall'altro non è possibile apprezzarle per bene a causa della bassa qualità della registrazione (di nuovo). L'Inferno ormai è aperto però e il Sole viene oscurato dai fumi sulfurei che escono dalla terra; il Paradiso non ha più nessun controllo su quello che sta accadendo, proprio come era stato profetizzato secoli or sono. Gli incubi secolari si sono appena fatti realtà, e non c'è molto da fare ora che il Diavolo è tra noi, se non, come detto pocanzi, guardare e soffrire. La musica ci trascina quindi in questo turbinio di emozioni negative, tra presenze demoniache e fiamme che ingoiano i peccatori che non sono stati ammessi al Regno dei Cieli, peccatori che ormai restano soli con Satana che li guarda famelico e con un sorriso di vittoria sulle sue labbra. Il finale del pezzo è velocissimo e violentissimo, ma anche brevissimo, come se in un istante le forze infernali avessero liberato tutte le loro energie devastanti e invaso il nostro mondo una volta per tutte, dando il colpo di grazia e falciando anche i peccatori rimasti a guardare. Alla fine il pubblico è decisamente soddisfatto e Becerra si concede una piccola chiacchierata, giusto per riportarci alla realtà.

Holy Hell

Anche l'inizio di "Holy Hell" (Santo Inferno) sembra essere abbastanza calmo, pure perché effettivamente la band si diverte a ritardare l'inizio, suonando qualche accordo a caso e poi fermandosi improvvisamente, come per ingannare scherzosamente il pubblico, il quale risponde gentilmente con qualche "fuck you!". Però il gioco è bello quando dura poco, e i riff di LaLonde e Torrao si scagliano su di noi, ma senza essere troppo terremotanti, lasciando anzi quel sempre presente retrogusto Thrash. L'incedere della canzone, poi, non è affatto veloce e violento come la traccia precedente, anzi, le prime tre strofe sembrano quasi descrittive più che rabbiose. Lo scenario è sempre oscuro e blasfemo, tant'è che qui Dio fa anche una brutta fine. È come se questo pezzo fosse in qualche modo collegato al precedente, come se il Diavolo avesse prevalso durante il giorno dell'Apocalisse e, dopo aver ucciso Dio, avesse deciso di spalancare le porte dell'Inferno per gettarvici dentro tutta l'umanità: "Santo Inferno, morte a noi, Satana è caduto empia, lussuria. L'acqua del Diavolo comincia a straripare, Dio è massacrato, bevi il suo sangue". Una situazione terribile dunque: l'Apocalisse è stata vittoriosa per le forze del Male, non come ci hanno sempre insegnato, con la vittoria del Bene e la conseguente rinascita di tutte le anime. No, qui il Diavolo vince e se la prende anche con Dio, vendicandosi dopo millenni. Tra l'altro non c'è neanche un ritornello, niente su cui fare perno, e questo riflette benissimo la situazione di caos che si è appena creata. La sezione solistica si piazza proprio dopo le suddette prime tre strofe, anche se, come in altri casi, la chitarra solista tende a sparire in mezzo agli altri suoni, ma quella ritmica si sente molto bene e tradisce anche un certo approccio vagamente Heavy, con suoni più levigati e vagamente melodici quindi, come se il caos immediatamente successivo alla venuta della Bestia stia per sparire per favorire un nuovo ordine. Quest'approccio più Heavy fa sembrare il pezzo più "riflessivo" del solito, ma in realtà non può far a meno di mostrare un lato malvagio che emerge dai soliti versi che anche qui descrivono scenari tutt'altro che positivi: "Senti il potere, senti il caldo laggiù, uccidi le persone, prendi la loro anima". Non un invito ad uccidere, ovviamente, ma piuttosto una descrizione di quello che avviene all'Inferno, anzi nel Santo Inferno, dove i demoni si divertono a torturare le anime dei peccatori, ed è un divertimento che durerà in eterno, e in eterno per davvero, visto che l'Apocalisse c'è già stata e Dio è stato sconfitto. Ora non c'è più niente e nessuno che può fermare Satana.

Swing of the Axe

"Swing of the Axe" (Fendente d'Ascia) è un pezzo estratto dal meno conosciuto EP "The Eyes of Horror" (1987). La sostanza non cambia molto però, e la band ce lo conferma in un attimo. Dei classici riff "d'attesa", infatti, interrompono il parlare di Becerra, e poi la canzone, grazie ad un urlo lancinante di quest'ultimo, parte velocissima e violenta. Un istante in cui veniamo catapultati nuovamente in un vortice di violenza e grigiore, di caos e fumo. Non c'è un attimo di respiro, la batteria è indemoniata e i riff sono talmente serrati da risultare claustrofobici. Non c'è scampo, l'ascia penzola sulle nostre teste e si appresta a calare il suo colpo mortale, come fosse una spada di Damocle apparsa all'improvviso dal soffitto, richiamata proprio dalla voce di Becerra, oppure come il pendolo di Poe. Ad un certo punto però tutto cambia: le ritmiche rallentano di colpo e le chitarre sembrano frenare nervosamente, come non riuscissero a fermare la loro folle corsa, come se la caduta dell'ascia dal soffitto si sia fermata in un istante, facendo tendere la corda che la tiene. Inizia quindi un rallentamento che ha anche un certo groove e descrive una situazione infernale, tanto per cambiare! L'immaginario però potrebbe cambiare, e non ci troviamo più in una stanza, con un'ascia che penzola sul nostro corpo, bensì all'inferno, mentre subiamo le angherie di qualche aguzzino infernale. Il ritmo sembra quasi scanzonato: la band si prende gioco della povera anima che è appena finita tra le fiamme dell'Inferno, si prende gioco di noi, con un Becerra che quasi si mangia le parole sputando odio: "Posso vedere il fiume di fiamme, dove sarai lanciato e gettato. Cieli del fuoco secondo il desiderio di Satana, l'Inferno è la tua casa ora". A questo punto, dopo aver schernito la povera vittima con un certo divertimento, le ritmiche possono ripartire velocissimamente con un "tupa tupa" dannato, come per andare in superficie a cercare una nuova preda da consegnare al Diavolo, ma in realtà Becerra se la prende ancora col malcapitato di prima, ricordandogli che dopotutto è solo colpa sua: "Peccato dopo peccato, le tue cervella vengono schiacciate, questa è quello che vuoi. Sbagliato dall'inizio, non sei stato così intelligente nel fare la scelta che ti perseguiterà". La corsa rallenta nuovamente per un attimo, ma solo per dar spazio al solito assolo dissonante e stralunato, che però resta quasi in secondo piano se ci soffermiamo sulla terremotante prova alla batteria di Sus, che fa tremare le pareti degli Inferi. In ogni caso, dopo un'altra strofa assatanata, c'è spazio anche per un altro assolo che stavolta non si sente quasi per niente purtroppo, ma che comunque ci porta verso la fine, verso la fine delle torture.

Burning in Hell

Becerra chiede al pubblico se è pronto a bruciare, il che significa che ovviamente è tempo di "Burning in Hell" (Bruciare all'Inferno). La partenza è devastante, Sus pesta sulla batteria come se non ci fosse un domani e i riff serratissimi si inseguono senza sosta facendoci sudare solo all'ascolto. Anche le strofe cantate da Becerra si susseguono repentinamente e sembra non esserci nessuna voglia di fermarsi, ma neanche un po', e questo ci fa capire come il comunque presente stile Thrash stia per prendere una nuova via, o forse vi è appena entrato; una via che porta proprio la firma dei Possessed, tra l'altro. Tuttavia, un'altra via è quella che porta all'Inferno (tematica molto cara alla band, a quanto pare), che sembra anch'essa essere appena stata presa da un altro povero peccatore. La descrizione che emerge dai versi è semplice ma sempre molto vivida nel descrivere i tormenti che la povera anima deve affrontare: "Nessuna vita, nessuna morte, nessun futuro qui. Orrore infinito, grida di paura, la tua carne è decomposta" . La punizione è eterna, non c'è via di scampo, non si può neanche sperare nella liberazione data dalla morte. Inoltre, la punizione prevede, come si sa, l'uso delle fiamme! Il peccatore è perennemente immerso nel fuoco, e le sue carni cominciano a rovinarsi. L'assolo, posto quasi a metà pezzo, segna un punto di svolta, giacché da quel momento la canzone rallenta incredibilmente. I ritmi ora sono cadenzati e pesanti, i versi pure non si susseguono più ad una velocità pazzesca; l'atmosfera è più cupa e le fiamme che prima illuminavano gli antri infernali ora si sono attenuate, rendendo il tutto ancora più buio e pauroso. Sembra tutto molto più calmo, ma è una calma apparente e malata, che puzza di zolfo e morte. Dietro l'angolo c'è qualcosa che attende, qualcosa che si nasconde nell'ombra. Ciò che se ne sta lì ad aspettare è il ritorno delle altissime velocità iniziali, le quali sembrano riaccendere i fuochi e portare le fiamme infernali direttamente in mezzo al pubblico, così come i fumi che escono fuori dai roghi degli innumerevoli peccatori dalle carni straziate. Grazie a quest'ultima accelerazione diventa ancora una volta tutto claustrofobico e nervoso, tanto da farci venir voglia di scappare per sfuggire alla punizione, lasciare il mondo sotterraneo e fuggire verso la luce, la luce vera però, non quella dei fuochi. Però è tutto inutile: "Corri e nasconditi, non c'è nessun sollievo. I cuori pulsanti sono pieni di dolore. Bruciare all'Inferno".

Heretic

Becerra annuncia un'altra canzone: "Heretic" (Eretico). Dopo averla annunciata sembra quasi esserci una pausa, un momento di stasi in cui anche il pubblico attende in silenzio, ma in un lampo tutto si stravolge e la band comincia a darci dentro con forza, rabbia e soprattutto velocità. La batteria ci colpisce a pugni in faccia e le chitarre le danno una mano, le sole quattro strofe della canzone si susseguono senza nessuna sosta, non c'è rallentamento o melodia che tenga, è un turbinio inarrestabile che ci travolge e sbatte da tutte la parti, ma soprattutto verso una direzione: l'Inferno ovviamente. C'era da aspettarselo, ma qui la band riesce anche ad inserire un riferimento a Lovecraft con il celebre Necronomicon, che comunque non è un simbolo benevolo: "Lega i nodi con lo spago di Satana, il Necronomicon sarà mio per essere immortale. Desideri di peccato tieni segretamente dentro di te". La sezione solistica è particolarmente interessante, anche se abbastanza breve, e vede i due chitarristi scambiarsi il testimone, come due demoni si scambiano si passano la frusta per torturare il peccatore di turno; va però detto che pure qui il primo assolo si perde un po' nel caos, mentre il secondo si sente un po' meglio. La batteria, in ogni caso ne esce vincitrice e riesce sovrastare i due demoni frustanti. Gli assoli, comunque, sono taglienti come sempre e molto caotici, ma improvvisamente si fermano e con loro si ferma tutta la canzone, come se fosse terminata di botto. Niente paura però, giusto il tempo di sentire qualche applauso e si riparte più forti che mai con ritmiche che non possono non far scuotere la testa e venir voglia di distruggere qualcosa; è davvero difficile restare impassibili e dobbiamo anche ricordare che all'epoca di suoni così pesanti e rabbiosi non ce n'erano tantissimi, quindi mi viene anche abbastanza facile immaginare un pubblico di giovani intento a fare proprio headbanging e magari anche a pogare sotto versi apocalittici: "Governa il mondo con un pugno d'acciaio, i Cieli sopra non esisteranno. Così sciocco è il tuo esorcismo, quindi non negare il mio eretico". La sfida al Paradiso ed alle sue forze è ancora ben presente e possiamo quasi vedere l'eretico che sputa in faccia all'esorcista che vorrebbe liberarlo. L'eretico, però, non ne vuole sapere e vuole abbracciare il Male. La traccia, comunque, è piuttosto breve, anche se molto intensa, e termina con il solito "all right" di Becerra che come da copione si appresta a presentare il prossimo pezzo.

Phantasm

Il prossimo pezzo, come annunciato sempre da Becerra, è "Phantasm" (Fantasma). L'inizio è decisamente sul Thrash Metal, un Thrash Metal abbastanza cadenzato e incentrato su riff potenti e pesanti che fanno da struttura portante per la prima strofa: il fantasma ancora non si vede, ma è una presenza incombente nella nostra stanza, lo percepiamo, sentiamo il suo sguardo dietro di noi. Già con la seconda strofa, però, le cose cambiano e ci ritroviamo davanti ad un andamento molto più veloce e aggressivo, come se ora il fantasma sia pronto ad uscire allo scoperto e vagare nella notte per spaventare chiunque gli capiti sotto tiro, a cominciare da noi, subito a portata di mano. D'altronde, come recitano i primi versi, il funerale di ciò che era prima rappresenta l'inizio della sua nuova vita, e questa comporta anche una visita ad altri morti. Dunque, l'accelerazione si pone come inizio di una nuova terribile avventura in cui il fantasma pare addirittura avere un ruolo importante, una sorta di messaggero dall'oltretomba: "Vola attraverso la notte che non ha fine, nella terra in cui sei condannato. Messia dalla tomba, guida i cadaveri dall'inferno. Guarda il santo morboso, vieni avanti da dove cadesti". Dopo questa strofa molto esplicativa e maligna le chitarre gemelle si dilettano anche in un abbozzo di armonia quasi melodico che spezza la tensione e riporta il brano verso lidi meno arrembanti; sembra che il fantasma si stia godendo un attimo di riposo dopo essersi fatto più di un viaggio dall'aldilà a qui e vice versa. Il fantasma ritorna nell'ombra, dunque, non lo vediamo più, ma riusciamo lo stesso a percepirlo, com'è accaduto ad inizio pezzo. Anche le linee di vocali di Becerra sono meno veloci e apparentemente più "pacate", quasi parlate. Potrebbe quasi sentirsi un po' di stanchezza nella sua voce, ma una nuova decisa accelerazione gli dà il tempo di riposarsi un po' e permette alla chitarra solista di farsi notare con un assolo che si sente stranamente bene ma che è anche molto breve. Poco male però, perché la corsa notturna del fantasma deve continuare, la sua nuova esistenza è cominciata da poco e non si può già ritardare, bisogna correre, bisogna spaventare chiunque! La percezione ora diventa una certezza, il fantasma si para nuovamente davanti a noi in tutta la sua trasparenza. Il suo sguardo, prima solo percepito, ora incrocia il nostro e i suoi occhi vuoti sembrano luccicare mentre ci danno l'ultimo saluto: "Fantasma, spiega le tue ali mentre la congrega nera canta. Occhi che mesmerizzano dalle cripte si sollevano".

The Exorcist

Becerra chiede al pubblico qual è il pezzo che vorrebbero sentire ora, e come ci si può immaginare si levano varie voci urlanti ed incomprensibili che rispondono alla domanda. Se si ascolta bene, però, pare di riuscire a sentire una voce che indovina quale sarà il prossimo brano: "The Exorcist" (L'Esorcista), dallo storico debutto. Qui non c'è un inizio cadenzato e preparatorio come nella traccia precedente, qui c'è solo un attimo di apparente calma e silenzio che dà il via ad una bordata violenta e sgraziata che fa tremare tutto. Il tema della canzone è chiarissimo, e nella versione studio all'inizio c'è anche un pezzetto della celebre colonna sonora dell'omonimo film del 1973. Qui non è presente ovviamente, non c'è tempo neanche di lasciarsi andare ad una certa atmosfera, qui non deve esserci nessuna atmosfera, qui si parte direttamente a mille con una possessione: "Posseduta dal malvagio inferno, l'ira di Satana ucciderà, egli prenderà la tua anima, ti getterà all'inferno". Dopo quattro strofe passate davanti a noi in un attimo, c'è anche spazio per una sezione solistica in cui, oltre ad alcuni sprazzi di melodia malata, si sentono abbastanza bene anche i dissonanti scambi dei due chitarristi, i quali mettono in musica una situazione terribile in cui una povera persona si ritrova a dover affrontare un male più grande di lei. Tale persona è ovviamente disperata, e chiede all'esorcista di essere salvata, ma il diavolo al suo interno sembra non essere molto spaventato del servo di Dio, e lo dice pure esplicitamente. Proprio come nel film, l'esorcismo non si rivela per niente facile, ma alla fine la vittima è salva e libera dal male. La giovane ragazza può tornare alla normalità, sedersi sul letto e riposarsi dopo tutto quello che ha passato, un'esperienza che non tutti possono dire di aver vissuto, ma ora è tutto finito, forse? Tuttavia, nonostante l'esorcismo sia terminato, la canzone non sembra rallentare o proporre un cambiamento stilistico che rappresenti quest'avvenimento, anzi, resta sempre violentissima e ogni tanto fanno capolino le melodie malate e oscure che caratterizzano il brano. Questo perché anche se l'esorcismo è finito un segno resta sempre: "I demoni nel mio corpo se ne sono andati, però pensieri malati sono rimasti indietro. Sono perseguitata dai ricordi malvagi, gli incubi e il peccato". L'esperienza è così traumatica che non si è del tutto liberi neanche dopo esser stati salvati. La band però non mostra segni di compassione o comprensione, anzi, sembra quasi prendersi gioco della povera vittima, restando sempre su ritmiche di una certa violenza e velocità, tranne durante gli ultimi secondi, dove un pesantissimo rallentamento chiude come un macigno il brano, simboleggiando quasi il peso del trauma.

Fallen Angel

Sempre da "Seven Churches" ecco "Fallen Angel" (Angelo Caduto), che fa il suo ingresso con un riff pesante e minaccioso. La batteria però comincia ad accelerare dicendoci che è tempo di cambiare aria, e così il riff iniziale cadenzato si trasforma in una raffica tagliente di note che ci travolgono e sferzano le carni. La batteria, annunciatrice dell'accelerazione, diventa la guida ed i suoi colpi ci colpiscono come pugni in faccia. È una corsa dolorosa, una caduta infinita dall'alto verso il basso, una caduta dai Cieli fino alle più buie profondità della terra. Sì, perché, come si evince dal titolo, il pezzo parla proprio della caduta di Lucifero, il più splendente degli angeli: "Angelo caduto, diffida di Dio. Esiliato laggiù, la sua brama di controllare tutto, il suo nuovo dominio ha inizio". Sentiamo tutta la rabbia e l'odio del caduto, il quale, però, è quasi contento di avere ora un regno tutto per sé. La cacciata dal Paradiso gli ha permesso di non essere più un vassallo, ma un vero e proprio re. D'altronde cosa c'è scritto nel "Paradiso Perduto"? "Meglio regnare all'inferno che servire in paradiso". Il ritornello è vagamente più ritmato e rallenta giusto quel poco che gli permette di rendersi riconoscibile e diverso dalle prime due strofe, ma siamo comunque su un terreno infernale in cui la velocità sgraziata regna sovrana. Velocità che torna ad essere asfissiante nelle strofe che seguono e ci trascinano sempre più in basso, sempre più vicini al culmine dell'Inferno, sempre più vicini a lui. Il regno di Lucifero comincia piano piano a riempirsi di sudditi, che non sono gli altri angeli caduti, bensì le anime dei peccatori che vengono spedite all'Inferno per ricevere la loro punizione, e poi diventano anche serve del Maligno: "Anime mandate all'inferno diventano sue schiave, lavorando contro tutto. Portando dolore il padrone si rallegra, Lucifero lo chiamano". A questo punto ritorna il riff iniziale, più cadenzato del resto, ma comunque molto minaccioso nel suo incedere deciso e lento. Un rallentamento che però, come all'inizio, serve solo per farci prendere il respiro prima di lanciarci tra le fiamme dell'Inferno a tutta velocità. Il ritornello fa nuovamente la sua comparsa e fa da apripista alla sezione solistica che occupa tutta la parte finale e merita molto, sia perché gli assoli si sentono abbastanza bene, sia perché è possibile apprezzare una prestazione alla batteria davvero notevole. Il regno infernale ormai è iniziato, l'angelo caduto si è rialzato e ha deciso di prendere in mano la situazione, mettendosi al di sopra degli altri nel suo nuovo dominio, regnando quindi, non essendo più un servitore di qualcuno al di sopra di lui.

Seance

Con "Seance" (Seduta), invece, ci spostiamo sul secondo album. Ovviamente non ce n'è per nessuno, in quanto i riff iniziali annunciano subito una scorribanda letale e assassina. Peccato però che la voce di Becerra sia praticamente inudibile, sicuramente a causa di qualche problema tecnico. Fatto sta che per gran parte del minutaggio il brano sembra una strumentale. La velocità non dura per tutto il pezzo, comunque, dato che ogni tanto si sente qualche tentativo di farla rallentare, soprattutto dopo gli assoli, quando c'è un vero e proprio rallentamento pesante e monolitico. Dopodiché Sus ricomincia a pestare sulla batteria, e anche Becerra riprende il mano il microfono, anche se, purtroppo, risulta quasi impercettibile: la sua voce appare lontanissima e anche qui è come se non ci fosse proprio; giusto qua e là riesce ad emergere lievemente dal muro sonoro, ma non quanto basta per sentirla appieno. La seduta spiritica non è quindi completa perché manca un pezzo, pezzo che, quasi come un crudele scherzo, si sente soltanto durante gli ultimissimi secondi del brano. Peccato.

Twisted Minds

Nessun problema però, anche se è vero che siamo vicini alla fine, è pur vero che la doppietta finale è di tutto rispetto. La prima è "Twisted Minds" (Menti Contorte) ed è dedicata a tutti quei "motherfuckers" del pubblico. Ancora una volta è impossibile restare impassibili davanti alla potenza sonora che improvvisamente ci ritroviamo in faccia, ed è quasi difficile da metabolizzare, tanto è fulminea e tagliente. Il testo stranamente non parla di satanismo o esoterismo, bensì di quello che sembra essere proprio un serial killer, figura descritta anche in varie canzoni Thrash del periodo e che ben si sposa con questo tipo di sonorità. A parlare è proprio il folle assassino, il quale si diletta a descrivere le sue azioni malsane e riprovevoli. I riff serrati ci colpiscono come coltellate che entrano ed escono dal nostro colpo mandando schizzi di sangue ovunque, ma dopo un po' c'è un lievissimo rallentamento ritmato in cui pare che il cattivissimo protagonista si fermi a pensare e ad analizzare la sua stessa situazione e le sue azioni: "La vita è strana, è un grande gioco. Vivo o morto, è la stessa cosa. Segreti nascosti nella mia testa, corpi putrefatti, la mia lama è rossa". L'autoanalisi non serve a molto a quanto pare, visto che la lama alla fine è comunque rossa di sangue. La povera vittima non ha potuto fare molto contro la furia omicida del pazzo assassino, il quale in realtà si è rilevato anche molto lucido nell'analizzare ciò che stava accadendo. Non è stato un raptus improvviso, ma un qualcosa di ragionato. Il ritornello, molto semplice e basico, prosegue sulla falsariga di queste strofe meno veloci e più ritmate, e così fanno anche le strofe successive, le quali ci trasportano, però, nuovamente in un mondo dal sapore esoterico in cui si intonano canti a Satana. Magari è proprio il nostro killer il primo a cantare, come se uccidere brutalmente fosse la sua missione. Ma d'altronde ce lo dice proprio il ritornello che nella sua testa c'è qualcosa che non va, frasi contorte e sconnesse si susseguono mentre il pugnale lacera le carni: "Mentalmente pazzo, menti disadattate, pazzia all'interno, menti malate del cazzo". Sotto gli assoli l'andamento del brano si fa più lento e quasi sinuoso, come se il killer danzasse con la lama in mano, come se le sue pugnalate fossero parte di una coreografia malata. L'andamento è più lento e sinuoso, dicevamo, ma certamente ancora oscuro e maligno, giusto per ricordarci di cosa stiamo parlando. In effetti questo rallentamento finale ci butta addosso nuovamente tutta la rabbia omicida di una mente contorta, liberando per un attimo la violenza che avevamo apprezzato ad inizio pezzo. Violenza che sparisce nuovamente quando parte un nuovo assolo che si inserisce sulle solite ritmiche più lente e ragionate che poi vanno definitivamente a chiudere il brano. Il killer ha compiuto il suo dovere, le vittime sono state sacrificate in nome di Satana e la sua missione è completa.

Death Metal

Un titolo un programma. "Death Metal" (Metallo della Morte). Difficile dire se il nome dell'omonimo genere derivi proprio da questo pezzo, fatto sta che nessuno si stupirebbe se così fosse! Siamo ora giunti all'ultimo brano della scaletta, e non poteva che essere questo. La batteria comincia a pestare già dai primissimi secondi e le chitarre si accodano ad essa, anche se purtroppo, e stranamente, non si riescono a sentire benissimo, ed è un peccato visto che fino ad ora la qualità sonora era rimasta piuttosto stabile. Fatto sta che al muro sonoro parziale si aggiunge l'indemoniato Becerra che canta versi che scorrono via velocissimamente e sgraziatamente, quasi lasciandosi pezzi indietro. Il testo sembra essere una summa di tutto quello cantato finora, troviamo infatti satanismo, morte, morti viventi e chi più ne ha più ne metta, più che una summa sembra essere un vero e proprio manifesto, sia sonoro sia lirico. La seconda strofa si pone su questi stessi binari, e il semplicissimo ritornello in cui viene ripetuto l'emblematico titolo è cantato dai fan, i quali stanno assistendo alla prestazione live di uno spartiacque storico. Dopo questo momento la canzone sembra calmarsi un attimo, facendosi più ritmata e thrashy, con una batteria potente e roboante in sottofondo. Come accade spesso, però, è solo una rincorsa prima di ripartire nuovamente a tutta velocità, invitando chiunque si trovi sotto al palco a gettarsi nella mischia al suono del Metal della morte. I versi che seguono non solo sembrano un manifesto, ma anche una dichiarazione di intenti: "Adesso prendiamo il controllo e governiamo con il Death Metal. Godetevi il nostro regno a lungo atteso, il sangue è ciò che vogliamo e non ci fermeremo finché non vi avremo fatto impazzire". La band è pronta a regnare sui suoi sudditi e sul suo regno, e lo farà proprio tramite il Death Metal! Come detto poco fa, una vera e propria dichiarazione di intenti che segna un'epoca e si direbbe che lo fa consapevolmente. Ora, difficile dire se all'epoca la band intendeva proprio Death Metal o più semplicemente un generico "metallo della morte", ma letto così sembrerebbe proprio la prima opzione. Inoltre, guardandoci indietro viene più facile pensare che sia una vera dichiarazione. La Morte stessa si affaccia dietro ai fan e getta un'ombra opprimente su tutto il locale, è lì a guardare come una giovane band canti in suo nome. In ogni caso, Becerra stavolta canta il ritornello, e lo fa con forza e rabbia, sottolineando ancora di più di cosa stiamo parlando, sottolineando ancora di più che la Morte è là all'interno del locale e dà energia al cantante, d'altronde sta cantando in suo nome. Siamo sempre più vicini alla fine però, c'è giusto il tempo per un ultimo assolo distorto, dopodiché, tra altre varie distorsioni, la band ci trasporta verso il finale del pezzo e di tutto il concerto. Ci ritroviamo così sudati e stanchi dopo tutte queste bordate, dopo tutte queste frustate demoniache e dopo tutto questo Inferno, ma quasi con la voglia di rifare tutto ancora una volta.

Conclusioni

Soltanto 13 tracce, ma diciamocelo, con più canzoni sarebbe difficile arrivare a fine serata! Parlo ovviamente del pubblico presente durante il giorno delle registrazioni, il quale si è ritrovato addosso una violenza sonora quasi inaudita per l'epoca. Mettiamoci poi che durante le canzoni non ci sono veri momenti di pausa, solo qualche secondo tra un pezzo e l'altro, solo qualche secondo in cui Becerra scambia qualche parola con i fan, solo qualche secondo in cui la band riprende fiato per un attimo, ma per il resto è una continua scorribanda velocissima in cui non c'è assolutamente spazio per ballate e neanche per ritmi troppo cadenzati. I primi vagiti del Death Metal possono quindi farsi sentire in tutta la loro rumorosità e violenza. Se ci pensiamo quando Becerra afferma che i Possessed sono la band più pesante del mondo non ha poi tanto torto, anche perché all'epoca il podio se lo giocavano con i soli Slayer. Lo stesso Becerra è autore di una prestazione molto viscerale e sentita, e con sentita non parlo di emozioni e sentimenti, ma della rabbia che riesce a sprigionare con la sua voce sporca, sgraziata e decisamente "proto-growl", riuscendo anche a trovare il tempo per scambiare qualche chiacchiera con il pubblico, mai troppo in realtà, il giusto per creare un piccolo legame e non perdersi troppo in chiacchiere, per l'appunto, e lasciare tutto lo spazio alla musica. Anche Torrao e LaLonde si fanno sentire molto con le loro chitarre, i loro riff sono sempre serrati e precisi, pesanti e violenti. Gli assoli sempre acuti, taglienti e dissonanti, peccato però per una qualità della registrazione piuttosto bassa che a volte non ne permette un ascolto completo, ma della produzione parlerò meglio a breve. Nei momenti in cui le due asce si danno agli assoli, inoltre, emerge sempre la batteria indemoniata di Sus, che è protagonista di una prova davvero buona e al limite dello sfinimento. Il vero sacrificato è, come spesso capita, il basso proprio di Becerra, che è praticamente inesistente, ma sicuramente è là a dare profondità, anche se non lo sentiamo. Sempre per quanto riguarda la resa sonora, devo ribadire che la qualità è da bootleg, e questo con tutti i pregi e difetti. Di pregi di solito ce ne sono pochi, se non il fatto che, in questo caso specifico, si tratta di un prodotto quasi di culto, pescato nel 2004 dal 1987 in un periodo in cui la band era sparita dalle scene. Questo unito ad una cattiveria sonora amplificata da una produzione sporchissima e davvero povera che spesso rende il tutto ancora più cattivo. Però, è anche vero che tale qualità rende difficile un apprezzamento totale, in quanto a volte capita di non sentire bene gli assoli, ora la voce, e più di una volta si ha voglia di una certa pulizia che possa valorizzare meglio sia le canzoni sia la violenza. Tuttavia, avendo affermato che si tratta quasi di un prodotto di culto, quindi direi indirizzato più che altro ai veri affezionati, queste cose potrebbero non essere un vero problema. Per chi invece vuole avvicinarsi alla band per la prima volta consiglio ovviamente di partire dagli album in studio, lasciando questo live come una curiosità.

1) March to Die
2) Pentagram
3) Beast of the Apocalypse
4) Holy Hell
5) Swing of the Axe
6) Burning in Hell
7) Heretic
8) Phantasm
9) The Exorcist
10) Fallen Angel
11) Seance
12) Twisted Minds
13) Death Metal
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