OZZY OSBOURNE

Tribute

1987 - Epic Records

A CURA DI
PAOLO VALHALLA RIBALDINI
11/12/2011
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Il 19 marzo è una data molto significativa per tutto il mondo rock e metal. Nel 1982, esattamente in questa data, scompare uno dei talenti più fulgidi della musica mondiale, un ragazzo appena venticinquenne capace di fare meraviglie con una chitarra in mano: Randall William Rhoads, detto "Randy", si schianta in un piccolo bimotore di proprietà di Andrew Aycock, autista del pullman su cui viaggiano Randy, Ozzy Osbourne, la moglie Sharon e tutto lo staff della band. Aycock stesso è alla guida del velivolo, un Beechcraft Bonanza, e a bordo si trova anche Rachel Youngblood, parrucchiera della spedizione. Sotto effetto di stupefacenti, Aycock effettua una manovra sbagliata causando lo schianto rovinoso dell'aeroplano: i tre vengono letteralmente carbonizzati sotto gli occhi esterrefatti di Ozzy e compagnia. Per ironia del destino, una delle cause della morte di uno dei più grandi chitarristi rock di sempre è proprio quella droga da cui si è sempre tenuto lontano...

Randy Rhoads nasce musicalmente come devoto discepolo della chitarra classica, amore mai affievolitosi durante la sua breve carriera. Ben presto fonde lo stile classico, in maniera simile a quanto fatto da Ritchie Blackmore, con l'approccio rock sull'elettrica. A 16 anni fonda il suo primo gruppo importante, i Quiet Riot, con cui incide due dischi omonimi che vengono pubblicati in Giappone e riscuotono grande successo. Nel momento in cui Ozzy Osbourne, scaricato dai Black Sabbath nel1979, decide di mettersi in proprio fondando un progetto solista, tra una birra e una striscia di neve, Randy si presenta per l'audizione da chitarrista. Stando alle parole di Ozzy, bastano poche note per capire che quello è il ragazzo giusto per lui. Persona pulita e corretta, apparentemente insensibile agli eccessi che caratterizzano "ozzyland", Randy diventa per il madman la figura di riferimento all'interno della sua vita disastrata. Il grande talento compositivo (e con lui il bassista Bob Daisley) contribuisce alla realizzazione di due album a dir poco fondamentali, "Blizzard of Ozz" e "Diary of a Madman"; Ozzy stess ricorda spesso la pazienza di Randy nel lavorare con lui ai brani, nell'insegnargli quel che Ozzy, digiuno di cultura musicale vera e propria, non sa e non sa fare. Randy amico, Randy compagno, Randy fratello. Ozzy è Randy, Randy è Ozzy, Ozzy dà a Randy il mezzo mediatico per esprimere il proprio genio.

Tanto più il cantante è dissoluto, eccessivo, grottesco, tanto più Randy è equilibrato, compassato, lontano dai vizi, attaccato alla madre Dolores, cui dedica anche il brano "Dee". Ozzy di fianco a lui ritrova per propria stessa ammissione la serenità, pur continuando a vivere di eccessi, e sposa addirittura la propria manager Sharon Arden, figlia di Don, padrone della Jet Records e in quel momento titolare dei diritti della musica di Ozzy. Nelle intenzioni di Sharon, che è da tempo la vera manager del gruppo, alla fine del tour di "Diary of a Madman" si impone la release di un live album che testimoni il successo dei due anni precedenti, idea che Ozzy accoglie a braccia aperte. La morte di Rhoads costringe Ozzy a piegarsi al volere di Don Arden (manager anche dei Black Sabbath) pubblicando un disco di sole cover dei Sabs' tratte dalla parte finale del tour, con Brad Gillis dai Night Ranger alla chitarra: "Speak of the Devil", album controverso ed oggi avversato dal madman stesso.

Se la figura di Randy porta in due anni felicità nell'universo di Ozzy, come un angelo sceso tra i peccatori per alleviarne le pene, la sua morte precipita di nuovo il cantante nella depressione più nera, una sorta di pazzia lucida da cui non si riprenderà probabilmente mai più. A chi ancora oggi gli chiedesse quale sia stato il periodo migliore della sua vita, probabilmente Ozzy risponderebbe solo con la parola "Randy"... Al di là dell'importanza umana fondamentale di Rhoads, la sua presenza è stata una pietra miliare nella storia del rock: dinamico, incisivo, tecnico, melodico, virtuoso, incredibilmente musicale, racchiude una serie di caratteristiche divenute poi patrimonio culturale d'ispirazione ad ogni grande chitarrista a lui successivo. Giusto per citare alcuni di quelli che lo ritengono un modello da loro seguito: Yngwie Malmsteen, Dimebag Darrell, Zakk Wylde, Tom Morello, Doug Aldrich, Michael Romeo, George Lynch, Michael Angelo, Paul Gilbert, Buckethead. Bastano? Di Randy rimangono oggi nell'immaginario comune la sua Gibson Les Paul bianca e la sua amata Polka Dot V a pois neri, le due chitarre da lui più utilizzate.

"Tribute" rimane in cantiere per cinque lunghi anni, finché il 19 marzo 1987, proprio nell'anniversario della morte del chitarrista-fratello, Ozzy riesce a pubblicare l'album. Il doppio disco è composto da registrazioni di live a Cleveland l'11 maggio 1981 ("Diary of a Madman" tour) e a Southampton il 2 ottobre 1980 ("Blizzard of Ozz" tour), mentre il solo di Randy è dello show di Montreal il 28 luglio 1981. Se i pezzi del secondo tour vedono Rudy Sarzo al basso e Tommy Aldridge alla batteria, quelli del primo sono eseguiti dalla formazione con Bob Daisley e Lee Kerslake, mentre è sempre il solito gigantesco Don Airey, giramondo del rock, a suonare le tastiere.



Introdotta da "O Fortuna" dei Carmina Burana di Orff, "I Don't Know" è il manifesto del nuovo metal di Ozzy: rumoroso, indomito, irriverente... pazzo. Il riffing di Randy è strepitoso, non parliamo del solo. Via una, sotto l'altra: "Crazy Train" è un inno per la maggior parte dei rockers di oggi, con un riff memorabile ed un solo di chitarra semplicemente fantastico, paragonabile in pulizia e qualità alla versione in studio. In effetti Rhoads per sua propria caratteristica propone sempre un chitarrismo di alto livello, non influenzato dal fatto di essere in studio o dal vivo, e questo grazie soprattutto alla propria formazione classica.

"Believer" è solo la breve transizione verso un altro brano storico: "Mr. Crowley" è ispirato ad una figura assai controversa ed affascinante dell'occultismo anglosassone, Aleister Crowley. Studiato ferventemente anche da Jimmy Page dei Led Zeppelin, Crowley proponeva una sorta di satanismo mistico incentrato sull'ego, ed è un vero e proprio filosofo dell'era moderna, spesso ingiustamente accantonato come spazzatura new age e occultismo facilone. I due soli di Rhoads sono a dir poco da incorniciare, questa volta addirittura migliori di quelli incisi sulla studio version... Il secondo, furioso e melodico al contempo, è praticamente un oggetto di culto. "Flying High Again", direttamente dal disco "Diary of a Madman", è una scanzonata apologia degli stupefacenti ("volare alto di nuovo") in cui Randy dà il meglio di sé con un virtuosismo mai fine a se stesso, una delle caratteristiche probabilmente più specifiche e grandiose del funambolico chitarrista. "Revelation" è invece uno dei brani più toccanti e maturi della carriera di Ozzy, pur essendo contenuto nel suo primo album. Nemmeno a dirlo, anche qui la performance di Rand è veramente superlativa, alternando sonorità levigate e morbide ad altre più heavy.

Le successive "Steal Away" e "Suicide Solution" contengono rispettivamente il solo batteristico e quello di chitarra (in cui Rhoads è proprio da solo, non accompagnato da altri strumenti). Segue un succoso tris di vecchie glorie dei Sabbath, con l'infilata letale "Iron Man", "Children of the Grave" e "Paranoid" in cui la band dà veramente grande sfoggio di stile, non copiando pedissequamente il suono della band originale, quanto piuttosto reintepretandolo in una chiave più heavy e chiassosa, meno doom e seria, corrispondendo così al mood degli show di Ozzy. Nella seconda canzone delle tre, Rhoads si rende protagonista di un'esecuzione infuocata, condita di armonici artificiali, corse a pelo di tastiera, feedback usati con sapienza, insomma sfoderando tutte le armi a propria disposizione. La toccante "Goodbye to Romance", una ballata che nonostante il carattere tranquillo e malinconico sarà sempre uno dei pezzi preferiti dai fan di Ozzy, risuona di un'atmosfera calda e magica proprio grazie al tocco vellutato di Randy; "No Bone Movies" è solo il penultimo atto di una live compilation che chiude con lo studio outtake (completo di "speech" iniziale) del brano strumentale "Dee", dedicato appunto da Rhoads alla madre.

Cosa rimane di un disco del genere?

"Tribute" è una compilation, non un concerto, lo si tenga bene a mente. Non è una fotografia, bensì un magnifico ritratto che, parafrasando al contrario la storia di Dorian Gray non invecchia mai (mentre nell'opera di Wilde è proprio Dorian, a scapito del dipinto, a rimanere intatto) e resta nella memoria delle generazioni come la raffigurazione fantastica di un genio, di un angelo sceso sulla terra imbracciando non la spada bensì la chitarra. Prototipo del chitarrista moderno, maestro di tecnica, suono, tocco, gusto, composizione, Randy trova la morte nonostante l'assenza degli eccessi da rockstar. Inutile chiedersi "what if..." in merito alla sua morte. Purtroppo non sapremo mai come sarebbe andata la sua storia, o quella di Ozzy, se sul maledetto bimotore non fosse mai salito. Di certo quel che rimane di lui è una leggenda che ha ispirato molti, moltissimi di noi. Noi che guardiamo il cielo e vediamo una Polka Dot V a pallini neri... Per una volta vale la pena credere nell'esistenza di qualcuno lassù solo per poter vedere chi gli suona di fianco. Ciao Randy.


1) I Don't Know
2) Crazy Train
3) Believer
4) Mr. Crowley
5) Flying High Again
6) Revelation
7) Steal Away
8) Suicide Solution
9) Iron Man
10) Children of the Grave
11) Paranoid
12) Goodbye to Romance
13) No Bone Movies
14) Dee

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