OZZY OSBOURNE

Bark at the Moon

1983 - Epic Records

A CURA DI
LUCIA ROSSI
19/02/2011
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

E’ conosciuto come “the madman”, il padrino dell’heavy metal, il principe delle tenebre, the Ozz….Sto parlando del mitico e geniale OZZY OSBOURNE, ex-membro dei Black Sabbath. Il 23 giugno è uscito la sua decima e ultima fatica discografica da solista, ed il primo album che lo vede “separato” dal suo amico e chitarrista da oltre 20 anni, Zakk Wylde.

A questo punto non può non venire in mente un’altra separazione, molto più dolorosa, una separazione che ha lasciato Ozzy disorientato e depresso, ma non abbastanza da abbatterlo definitivamente. Mi riferisco alla morte di Randy Rhoads, appena ventiseienne, in un incidente aereo, quando era all’apice del successo in seguito ai multi-platino Blizzard of Ozz e Diary of a Madman, i primi due album solisti di Ozzy dopo essere stato cacciato dai Black Sabbath per il suo uso eccessivo di droghe e alcol.

La morte di Randy ha profondamente ed inevitabilmente toccato e segnato Ozzy, che in quel periodo stava cercando di uscire fuori da una serie di problemi personali e di salute, problemi che lo perseguitavano da tempo e aleggiavano su di lui come fantasmi silenziosi ed invadenti…a cui adesso se ne aggiungeva un altro. Randy per Ozzy era come il sole, una presenza importante e insostituibile, sia dal punto di vista artistico che umano, una boccata d’aria fresca in un mondo corrotto e grigio…se n’era andato il suo chitarrista, amico, confidente e discepolo.

Potete immaginare quindi il patema d’animo che lo attanaglia quando si trova a dover comporre e registrare il suo terzo lavoro in studio, BARK AT THE MOON (1983 – Epic Records), senza potersi confrontare , come aveva fatto tante volte in passato, con Randy….

Il primo ostacolo da superare per Ozzy è quindi quello di trovare un altro chitarrista. Di chitarristi bravi sulla piazza ce n’erano, ma trovare un sostituto a Randy era una sfida affatto facile…la scelta all’inizio cade su George Lynch, ma alla fine è Jake E. Lee (ex-Ratt e Rough Cutt) ad avere la meglio, in quanto il suo temperamento è più congeniale a Ozzy.

A questo punto Ozzy è pronto per il suo viaggio di sola andata….per l’inferno. Bark At the Moon, divenuto in seguito multi-platino, è un album che ci mostra un Ozzy apertamente in conflitto con il mondo e la società che lo aveva tante volte criticato, e con i suoi demoni personali, che erano altrettanto impietosi ed inquietanti.

La title track "Bark At the Moon" (abbaia alla luna) apre l’album, e subito ci si rende conto di essere di fronte ad un genuino rocker alla Ozzy, un piccolo capolavoro che colpisce l’ascoltatore e lo tiene prigioniero con i suoi riff e assoli veloci ed emozionanti, eseguiti con tecnica impeccabile dal bravissimo Jake E. Lee. Segue incalzante "You’re No Different" (Tu non sei diverso), una aperta condanna a coloro che gli hanno mosso delle gravi accuse, come istigazione al suicidio, alla morte e alla ribellione verso la società. Il prossimo brano è "Now You See It (Now You Don’t)". A mio parere la canzone risulta un po’ ripetitiva e monotona. Il tema del pezzo è anche meno impegnativo rispetto agli altri. Fondamentalmente parla di un rapporto basato sul piacere materiale, con molti doppi sensi e giochi di parole. "Rock’n’Roll Rebel" invece è un gran bel pezzo rock nudo e crudo…dove la chitarra ”duetta” con le voce, formando un amalgama accattivante e ruffiano, in puro stile rock’n’roll, come il testo d’altronde:



“Sono solo un ribelle del rock’n’roll/ non vi dico bugie

pensano che io adori il diavolo

essi vedono solo attraverso i suoi occhi

sono solo un ribelle….”.



Il pezzo che segue, "Centre of Eternity", si apre con un intro di organo e un coro di voci angeliche, sembra che la messa stia per iniziare, invece…si parte!! Ozzy qui ci conduce in un viaggio al centro dell’eternità, un viaggio senza fine nella sua mente, dove il tempo diventa tiranno e padrone:



“Il tempo va e viene/ ci lascia per non tornare più

Forse il paradiso potrebbe essere per sempre/ ma se è l’inferno/ guardatemi bruciare…”.

"So Tired" è una ballad a mio avviso un po’ troppo sdolcinata per un album dal titolo “abbaia alla luna”….il testo necessariamente riflette la melodia, un trionfo di archi e pianoforte che alleggeriscono i riff di Lee. Qui Ozzy ci spiega come l’amore possa trasformarsi in noia e stanchezza quando non è più corrisposto:



“Sono così stanco/ e non posso aspettarti oltre

Sono così stanco/ ho sempre pensato che ce l’avremmo fatta

Tii ho aspettato tutto questo tempo/ ho creduto che le tue promesse fossero vere”.

"Slow Down", la penultima track dell’album, non aggiunge nulla di nuovo all’album. Come in "Centre of Eternity", anche qui il tema centrale è il tempo, e Ozzy ci invita a “rallentare il passo”, ad assaporare la vita momento per momento. Molto più bella è "Waiting for Darkness", il pezzo che chiude l’album. Qui Ozzy ci regala 5 minuti e 16 secondi di piacere….in questo pezzo il testo ed il sound sono decisamente più osbourniani:



“Ciò che trovano/ è nella loro mente

E' ciò che vogliono vedere/ risparmiami dalla luce

Ecco che arriva la notte/ e qui resterò/ aspettando l’oscurità…”.



"Bark at the Moon" è un buon album, sebbene io preferisca i primi due album solisti, dovuto anche ad un mio “debole” per Randy…

E adesso fate un bel respiro, alzate gli occhi al cielo, e cominciate tutti ad abbaiare alla luna….Buon ascolto!!


1) Bark at the Moon
2) You're No Different
3) Now You See It, Now You Don't
4) Rock & Roll Rebel
5) Centre of Eternity
6) So Tired
7) Slow Down 
8) Waiting For Darkness
9) Spiders

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