ÖRK BASTARDS

Warmongers of the Gloomy Lands

2019 - Grotesque Sounds Productions

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
09/08/2019
TEMPO DI LETTURA:
6

Introduzione

Chi mi conosce sa che sono un tipo particolarmente curioso, una di quelle persone che non perde occasione per fare piccole ricerche in ambito musicale cercando nuovi gruppi e nuovi artisti capaci di offrire qualche stimolo. Un mio particolare vezzo, e pescare nuove realtà, possibilmente non troppo conosciute, capaci di offrire un buon intrattenimento (o addirittura di colpire grazie a un "quid" che elevi il prodotto ben al di sopra della media delle uscite nel "mare magnum" della musica contemporanea) riesce sovente a placare il mio appetito sonoro (anche se per poco: lo ammetto, tento di fagocitare ogni prodotto musicale considerabile "interessante"). Il mio peregrinaggio, continuo e costante, si concretizza in un rimestare incessante tra riviste e web, in un'attività che alcune volte potrebbe essere considerata "spasmodica". Spesso vengono in mio aiuto alcuni colleghi di questa webzine, che, grazie ad un intervento "provvidenziale", danno un momentaneo stop alla mia caccia fornendomi materiale capace di intrattenermi per un periodo limitato di tempo. Spesso e volentieri si tratta di materiale interessante (come non potrebbe esserlo: ho la fortuna di far parte di una cricca di musicofili, quindi qualsiasi materiale, prima che mi sia consigliato, viene vagliato da chi la musica la ama come il sottoscritto) e dunque l'ascolto si vena di un indiscutibile piacere. Quello che è il frutto delle varie impressioni maturate ascolto dopo ascolto prende quindi i connotati, buttando giù una bozza dopo l'altra, della classica recensione che siete abituati a leggere su questo sito. Stavolta devo dire, quanto mi è stato suggerito, mi ha stimolato notevolmente. Il gruppo che è stato posto alla mia attenzione pesca da un genere (il black/thrash, anche se su Metallum leggerete solamente thrash) che sino a qualche settimana fa aveva una presenza costante nella mia playlist (non solo gruppi celebratissimi come gli Aura Noir o i Nifelheim, ma anche i Condor, i Nocturnal Breed, i Bestial Mockery, tanto per fare qualche esempio). Loro sono gli Örk Bastards e sicuramente appartengono alla categoria dei meno conosciuti, il che non vuol dire comunque meno validi. Con alle spalle una produzione davvero esigua (due demo, uno split con i Meti Bhuvah e il loro unico full di cui vado ad occuparmi in questa sede, Warmongers of the Gloomy Lands, chiaramente i nostri hanno ancora da lavorare per occupare un posto davvero rilevante nel genere. Gioca a sfavore anche il numero stringato di informazioni reperibili sulla band: sappiamo al massimo che in data odierna sono in due (A.N. al basso e voce e Naastmorkh - aka Nikolay Kuskov - alla batteria) con un certo numero di membri che si sono avvicendati nel corso del tempo (Magister alla chitarra; Andriss alla voce; Pigy alla voce; Mylo... a un qualche tipo di strumento non specificato: ma considerando che negli Antimelodix suonava la batteria, non è da escludere che anche qui occupasse lo stesso ruolo); sappiamo che sono russi, di Petrozavodsk in Karelia e che si sono formati nel 2007; abbiamo la certezza matematica che fanno un thrash sporcato di black. E poi... basta direi. C'è qualcosa sulla loro pagina VK, molto meno su Myspace. Nulla su Facebook. Ora, lungi da me essere polemico - comunque il mio mestiere contempla anche questo - ma tutta questa secretazione (nel caso la cosa sia voluta) o mancanza di attenzioni nei confronti del possibile fan curioso (nel caso invece si parli solo di scarsa preoccupazione della band a rendere reperibili pubblicamente delle info) è davvero un punto negativo per chi, dato un certo talento, potrebbe invece godere di ben altre attenzioni. In un epoca come la nostra, in cui in molti cercano di farsi strada con le unghie e con i denti sfruttando nuovi media (il web: e dunque la pubblicità in rete), chi rimane indietro è perduto. Chi non si rende conto che autopubblicizzarsi "a tappeto" rendendo pubbliche anche informazioni importanti atte ad incuriosire il possibile fruitore è una cosa di fondamentale importanza purtroppo rischia di perdere molto. Anche se la musica è buona - come in questo caso - e se il talento che risede dietro al prodotto è innegabile. Perchè non è più il tempo di certi artisti maledetti barricati nelle loro quattro mura, aggrappati alla pretesa "che la loro arte dev'essere l'unica cosa che conta. Che è la loro arte che dovrebbe comunicare al loro posto". I tempi sono cambiati, e dare importanza (seppur nel minimo indispensabile, senza eccedere come fanno alcuni) alla propria immagine "pubblica", fare in modo che la gente sappia "chi diamine sei", è un tassello fondamentale al fine di essere qualcuno nel mondo artistico (in questo caso quello musicale). Ma a prescindere da tutto questo quanto offerto dalla band è di buon livello. Non si grida al miracolo, ma le dieci tracce (nove più intro) contenute in questo platter risultano accattivanti, ben studiate e ben giostrate, e sono sicuramente capaci di offrire un sano intrattenimento a chiunque cerchi un prodotto metallico bello tosto e a tutti i fanatici del black screziato di thrash. I nostri, infatti, dimostrano un indubbio talento nel gestire un lotto di pezzi che, pur nella loro linearità (i pezzi sono tutti concisi e non si perdono in eccessive frivolezze) risultano sempre efficaci e riescono a tenere alla larga qualsiasi sentore di banalità. Cosa mirabile soprattutto considerando che questo è il loro primo full-lenght, quindi per dare alla luce una serie di pezzi tanto incisivi è chiaro un innegabile fattore ispirazione. Risulta palese, quindi, almeno musicalmente (sulla parte testuale mi soffermerò alla fine: buona, ma con qualche "imperfezione") che il gruppo sembra esser stato baciato da Euterpe, musa della musica. Passerei ora, tralasciando altre disquisizioni, alla nostra consueta track by track. Tanto torneremo meglio al disco nella parte finale di questa disamina.


Intro

Si inizia con un bell'intro strumentale, che ci porta sin da subito in una tessitura granitica, possente, giostrata su ritmi incalzanti: una prima parte dall'incedere quadrato, strutturata su tempi medi viene presto dirottata su ritmiche leggermente più veloci. Il riffing rimane inalterato, e risulta evidente che a cambiare sono le dinamiche con cui questo viene sciorinato. A un minuto e quindici il riffing di cui sopra si stoppa prima di una ripartenza del brano (al minuto e venti) verso ritmi furenti, indiavolati. La batteria articola una gragnola assatanata di colpi, mentre un sibilo di chitarra impazzito aleggia come un infausto spettro dietro al prepotente rifferama. Finale stoppato in maniera brusca: una cesura che decreta in maniera netta la conclusione di questo gustosissimo antipasto, posto a solleticare l'appetito prima delle "portate principali".

Baptized By Smoke And Fire

Un riffing circolare alternato a sparuti rintocchi di batteria inaugura "Baptized by Smoke and Fire" (Battezzato da fuoco e dal fumo), secondo brano (primo "ufficiale" escludendo l'introduzione). La voce entra in gioco dopo quasi una trentina di secondi per narrarci di rivolte perpetrate in una città ormai sull'orlo del collasso: il caos dilaga, gli edifici vengono fatti crollare a suon di missili, e nel mentre a un personaggio viene ammonito di combattere (da una voce fuori campo), di "ripulire le strade" (ergo spazzare via i tumultuosi agitatori). Il suo battesimo è dato dal fumo e dal fuoco, e la sua lotta sarà sanguinolenta. Il clima è totalmente caotico, quindi la speranza, anche per lui, di restare vivo, è davvero misera. Ma nessuno piangerà per la sua morte, nessuno metterà un fiore nella sua tomba. La sua dipartita sarà anonima. Il "protagonista" lascerà la terra esattamente come ha vissuto, come un ombra. E mentre A.N. si prodiga ad illustrare le vicende di questo oscuro personaggio, il riffing viene reiterato velocemente accompagnato da una batteria incalzante. La texture pennellata si muove su binari veloci, incompromissori, il cui substrato rimane ancorato pesantemente a un certo thrash d'annata. Verso il trentesimo secondo il refrain coincide con una parte leggermente più distesa, in cui il "martellamento" imposto dalla sezione ritmica concede una marginale tregua (vi è giusto un'alternanza con brevi frangenti più tirati). Appena prima del minuto si ritorna in seno a una struttura più veloce e "in your face". Al minuto e venti ancora il refrain, che - logicamente - segue pedissequamente il canovaccio già messo in campo in precedenza, quindi, una ventina di secondi dopo si ricomincia a "tritare" grazie a ritmi forsennati, stavolta espressi in un gradevole (breve) intermezzo strumentale, che coincide con l'intrusione di un differente riffing. La voce ritorna al secondo minuto, lasciandosi trainare dalla tessitura veloce pennellata dal nuovo riffing. Così sino alla fine, giostrata sulla reiterazione di un guitar work deflagrante nella sua potenza belluina.

Green People Of Barsoom

Si continua con "Green People Of Barsoom" (Il Popolo Verde Di Barsoom), pezzo che già nel titolo lascia intravedere un qualche omaggio al genio di Edgar Rice Burroughs. Il titolo infatti fa riferimento alle sterminate pianure di Marte nel ciclo di John Carter Di Marte partorito dalla fervida mente dello scrittore poc'anzi citato. E infatti, dopo un primo preambolo strumentale, giostrato prevalentemente su un riffing granitico, reiterato più volte, al subentrare della voce diamo deliziati da un testo che pesca a piene mani dall'universo di Burroughs: vengono citati gli uomini di Barsoom, che forti e indomiti, attraversano le lande senza paura, uccidendo gli invasori; si cita Torquas, una delle città nel ciclo di John Carter ("Scende la notte qui a Torquas") nel quale il protagonista del racconto si trova, in attesa dell'assalto degli uomini di Barsoom. Torquas "una volta era una delle città più potenti e magnifiche di tutta Barsoom , ora è semplicemente una delle città morte rivendicate dai Marziani Verdi. Nonostante il suo declino e abbandono, Torquas rimane segnato su ogni mappa. I Torquasiani erano noti per avere enormi pistole e abilità inquietanti con tiri da tiro." [cit. da Enciclopedia Barsoomia Wiki]; e si fa riferimento a "Jeddak" Tarkas (Il Jeddak è l'equivalente marziano di un capo tribale o re / regina. L'equivalente femminile (o il consorte Jeddaks) si chiama Jeddara. [ibidem]), ossia Tar Tarkas. Costui rappresenta Jeddak di Thark ed è un alleato di lunga data di John Carter. "Come tutti i Tharks, è un bruto e può essere crudele, ma ha l'aspirazione di allevare i Tharks per diventare più di una semplice coalizione di tribù arrabbiata e sussistente." [ibidem]. Il protagonista si intuisce sia un Tharks, considerando il passaggio in cui dice "Guidati dal nostro Jeddak Tarkas/ Avanzeremo senza pietà!/ Lasciamo che tutti gli altri popoli si inginocchino/ Prima di compiere la strage". Un interessante omaggio ad uno dei più acclamati scrittori (non solo fantasy: Burroughs è anche l'artefice di Tarzan) di tutti i tempi. Intanto che il singer si strappa le corde vocali per fornirci uno spaccato di questi scenari immaginifici, un riffing granitico continua a girare sullo sfondo come un motore impazzito, rafforzato da una batteria "cingolata", destabilizzante nel suo veloce incedere. Si avanza in velocità, con poche sorprese e pochi mutamenti significativi a livello strutturale (al minuto e trenta il martellamento si concede una tregua, e la voce viene accompagnata da un evocativo arazzo strumentale architettato da un ottimo guitar work) in un brano che, salvo piccole eccezioni, fa della linearità il proprio cavallo di battaglia.

Exile King

Il quarto brano "Exile King" (Re In Esilio) prende il via con un guitar work dal carattere ansiogeno: essenziale nella sua stringatezza, sembra essere preludio all'inferno (sonoro) che verrà. E infatti, dopo la sua reiterazione per una quarantina di secondi (sempre intervallato dai colpi parchi di una batteria mai invasiva) il brano prende il via definitivo scivolando su una texture veloce ed irruenta, su cui la voce si adagia una decina di secondi dopo per narrarci di "un re" (quello del titolo) venuto dal cielo, reo di aver vessato la propria gente spadroneggiando come il peggiore dei tiranni, colpevole di aver creato un autentico "regno del terrore", e poi precipitato negli inferi, esiliato per l'eternità. Dal "mondo" in cui per sempre finito non è più potuto tornare al suo pianeta, ormai dimenticato e intrappolato, senza alcuna via di uscita. Un parallelismo si può fare con la figura di Lucifero: una creatura caduta dal cielo e intrappolata nelle viscere della terra. Forse non proprio un re, ma una delle figure più vicina a Dio. Chiaramente di Lucifero non penso si parli, ma di una figura che ne rievoca da vicino i fasti. Un re, come suggerisce il titolo, che comunque proviene da un mondo lontano dal nostro (un alieno?). Nel mentre il riffing gira su se stesso come una sega a disco, ben accompagnato da un drum work veloce e martellante, il tutto all'insegna di una certa linearità. A un minuto e venticinque cambio di riff, che comunque non incide sulla tensione (elevata) generatasi. Una ventina di secondi dopo ci si riavvia su un canovaccio memore di quanto sentito oltre il quarantesimo secondo, ma evitando di esserne una copia passiva, pedestre. La nuova sezione infatti, pur rievocando il riffing già citato, risulta più "martellante" nei primi momenti, per poi adagiarsi su un copione identico nei secondi successivi. Un momento più "disteso" ai due minuti e venti si apre successivamente ad un serpeggiante solo guitar. Finale che riecheggia nella struttura un frangente come quello sentito verso il minuto e venticinque.

On Chariots Of Fire

"On Chariots Of Fire" (Su Carri Di Fuoco) ha una gran bella apertura strutturata su un riffing molto teso, accompagnato da una batteria inizialmente parca nel suo incedere, quindi prodiga di colpi più decisi. A meno di trenta secondi la texture si fa più veloce e aggressiva. Non si eccede in nessuna delle due parti, ma risulta evidente una maggiore potenza rispetto all'introduzione, invero più evocativa. Sfiorati i cinquanta secondi la voce entra prepotentemente in campo per narrarci di esseri (signori della guerra) venuti dallo spazio profondo, che dopo un assenza di ben cinquemila anni dal nostro pianeta stanno tornando per ridurre ancora una volta l'umanità in schiavitù e catene. E data la loro immane potenza - dato che si parla di esseri praticamente vicini allo status divino - non c'è alcuna speranza di fuga, nessuna possibilità di salvezza. L'umanità, esattamente come avvenne in tempi ormai dimenticati, è destinata a soccombere. Intanto il riffing di base continua nella sua ossessiva reiterazione, sempre accompagnato da un gioco parco ma efficace di batteria. La linearità la fa da padrona, sino al minuto e dieci quando un nuovo riff non prende piede facendo scivolare il brano in un frangente meno teso, e se mi si concede l'azzardo "più melodico". Al minuto e trenta si entra in una sezione veloce, dirompente, in cui quanto sentito in precedenza viene elevato a potenza (e si che il termine "potenza" in questo caso è d'obbligo). Al minuto e cinquanta nuovo frangente melodico (similare a quanto sentito al minuto e dieci) ma anch'esso forte di una rincarata potenza. Si ha quindi un breve momento in cui ci si smarca dal costante martellamento per offrirci una parte strutturata su un riff teso e ansiogeno. A quasi tre minuti si riaffaccia un pattern memore di quanto offerto verso il minuto e dieci, che conduce il brano verso una degna fine.


Rabid She Wolf And Her Furious Blade

Il sesto brano "Rabid She-Wolf and her Furious Blade" (La rabbiosa lupa e la sua furiosa lama) prende il via con un riffing intenso, strutturato su tempi non troppo veloci, rinforzato dai colpi decisi del drum work di Naastmorkh. Verso il decimo secondo subentra un urlo ferino che introduce la voce di A.N.; solo una piccola parentesi dato che è solo al ventiseiesimo secondo che si può godere del suo ritorno in pompa magna, e questo per portarci al cospetto di trame che implicano una figura femminile, l'ultima discendente di una scuola ninja (gli altri della "cerchia" da quel che si comprende sono morti), rabbiosa e combattiva, una fuorilegge destinata a cercare solo vendetta per il massacro perpetrato verso il proprio gruppo. Con la sua lama cerca vendetta, e non avrà pace sino a quando non vedrà spillare copioso il sangue dal corpo dei suoi nemici, sino a quando ogni singolo personaggio reo di aver partecipato a quell "antica pulizia" non avrà trovato la morte. Una "lupa solitaria" accompagnata nel suo viaggio unicamente dalla sua fedele lama. Intanto il riffing di partenza viene reiterato più e più volte, dando modo al brano di stabilizzarsi su un canovaccio decisamente lineare. Verso il quarantesimo secondo il brano slitta per un breve frangente su binari più "melodici", per poi tornare in seno ad una struttura aggressiva e veloce, totalmente in linea con quanto sentito in precedenza. Ancora un breve inserimento melodico, quindi si riparte su binari veloci del tutto identici a quanto sentito sino ad ora. I toni si smorzano verso il minuto e quaranta, al subentrare di un passaggio strumentale leggermente più "riflessivo", in cui la batteria si fa meno presente (restando comunque in gioco con una dose minima di colpi). Verso i due minuti si riprende su binari veloci ampiamente rodati, che ci portano verso la fine.

Warmonger Of The Gloomy Lands

"Warmonger Of The Gloomy Lands" (Guerrafondai delle cupe terre) , la title track, ci porta al cospetto di un testo dagli indubbi riferimenti "guerreschi". I protagonisti, inizialmente, attraversano i "cancelli" (di cosa non è specificato. Forse di qualche barricata, ma non è importante... ma lasciamoci guidare dall'immaginazione) per affrontare il nemico. E' giorno e il sole, fulgido, irradia la sua luce con assoluto vigore. I nostri si preparano ad un tremendo, estenuante scontro: sono arrivati sul campo nemico cantando inni di battaglia; sono in netta minoranza rispetto alla parte avversa (un manipolo di uomini rispetto ai milioni citati nel testo), ma tanta è la determinazione, tanta la loro forza che sanno già che il nemico sarà sconfitto. Che ci sarà si un bagno di sangue, ma saranno giusto gli avversari ad irrorare del prezioso fluido rosso i campi di battaglia. E chi sopravviverà - i "nostri", come viene lasciato intendere - canterà le lodi della grande vittoria. Il tutto si struttura, nei primi momenti, su un riffing ansiogeno, gemellato ai colpi decisi della batteria di Naastmorkh. Nell'arco di poco si entra in una struttura forte di un riffing particolarmente teso, in un botta e risposta con la batteria. Tutta questa prima parte finisce per dilungarsi piacevolmente in una lunga introduzione strumentale (dato che i brani superano a stento i quattro minuti... con l'eccezione proprio di questo brano di oltre quattro minuti e mezzo), destinata a durare la bellezza di quasi un minuto e dieci, al termine della quale si entra agevolmente in una parte veloce, potente, capace di colpire in maniera molto diretta. Si prosegue sena grandi scossoni sino a circa il minuto e trenta, quando dapprima vi è una variazione nel riffing, quindi, al ritorno del riffing precedente (pochi secondi dopo), la texture diviene più martellante e meno impostata su tempi spediti. Al minuto e cinquanta circa si riprende in velocità, proseguendo sulla base del main riff già udito in precedenza. Prosecuzione abbastanza lineare, senza grandi scossoni.

32 Secrets Of Vimaana

"32 Secrets Of Vimaana" (I 32 Segreti di Vimaana) parte con un guitar work nevrotico, destinato (molto) in breve a lasciare spazio ad un riffing sconquassante accompagnato da un drumming furioso ed incessante. Ben prima di arrivare alla soglia del trentesimo secondo, la voce subentra arcigna (sempre sfoderando uno shriek da pelle d'oca) per presentarci uno spaccato ancestrale che si abbevera alla fonte della mitologia indiana (il Vimaana è un oggetto volante facente parte dell'apparato mitologico delle antiche religioni dell'India), e che ci porta al cospetto di un uomo destinato a divenire semidio, una figura a metà strada tra l'immanente e il trascendente, che, arrivando alla conoscenza dei segreti di Vimaana, può elevarsi ad uno status superiore. Uno status che potrà permettergli di carpire le oscure conoscenze di chi si staglia al di sopra dei comuni mortali, ossia coloro che "possiedono il treno del tempo" e "armi che possono distruggere la terra", tenute sicuramente da parte considerando che "la loro saggezza brilla forte". Nel mentre il riffing destabilizzante sciorinato nelle prime battute continua a girare frenetico su se stesso accompagnato dall'onnipresente drumming furioso. Il brano si stabilizza su un andamento lineare senza particolari scossoni o voli pindarici, proseguendo in velocità anche in prossimità di un frangente strumentale piazzato verso il minuto e venti. Solo al termine di questo passaggio i toni si stemperano e si arriva ad una parte meno frenetica, giostrata su tempi - almeno all'inizio - più ragionati. Anche se la cosa dura poco e in breve siamo ricatapultati nella più destabilizzante frenesia, parte integrante del D.N.A. di questo brano.

Travellers In Time

La successiva "Travellers In Time" (Viaggiatori nel Tempo) prende il via con un incedere possente, deciso: ci si muove in un mid tempo ben congegnato che riesce ad esprimere una indubbia carica grazie ad un riffing granitico ben rafforzato dai colpi decisi del drum work. A meno di trenta secondi si impone un'accelerazione capace di portare il brano verso lidi più irrequieti: la batteria non lesina una certa frenesia e anche il guitar work stiletta colpi con un incedere più assiduo. A quasi quaranta secondi la voce entra in scena, stavolta per parlarci (ancora) di esseri venuti dallo spazio; il loro scopo non è portare la grazia, non ha mire positive: ciò che vogliono quest esseri è solo diffondere il caos, la violenza e la paura. Non si può fuggire dalla loro ira, non vi è alcun riparo dalla loro funesta collera. La loro venuta rappresenta la più tremenda piaga per l'umanità, destinata ad una fine certa (testo a dire il vero un pizzico ripetitivo dato che gli stessi concetti erano stati espressi in maniera più o meno simile su "On Chariot Of Fire". Ma evidentemente i nostri hanno il pallino degli alieni cattivi). Mentre il singer si prodiga nel narrarci di questi esseri, il guitar work già inaugurato a circa trenta secondi continua frenetico a ruotare come un perverso ingranaggio, dando modo al brano di stabilizzarsi - ancora una volta - su binari pressochè lineari. Cambio di tempo al minuto e venti che porta il brano su lidi più ragionati, destinato a durare una ventina di secondi. Il proseguo è di nuovo su binari veloci e ossessivi.

Obsidian Shining

Si conclude in bellezza con  "Obsidian Shining" (Luccichio di Ossidiana), che si fa notare per un testo dotato di una certa potenza immaginifica in cui si fa riferimento a una ancestrale fortezza in acciaio che si staglia nel buio. Una fortezza impossibile da danneggiare o espugnare, con delle pareti nero ossidiana costruite per mantenere nascoste antiche arti magiche donate da dei blasfemi, che continuano ad essere secretate nelle sue cripte. E guai fossero rivelate al mondo. Ma presto si scatenerà l'apocalisse e oscure figure (gli dei citati in precedenza) ritorneranno dall'ombra per ridurre l'umanità in polvere. Gli stessi dei che hanno celato i propri segreti all'interno della mirabile fortezza varcheranno di nuovo la soglia del mondo mortale per fare scempio di qualsiasi essere vivente, per ridurre tutto a delle misere macerie. Musicalmente parlando abbiamo un inizio  veloce e dirompente, che comunque, grazie a un sapiente guitar work, riesce ad essere anche particolarmente evocativo. Al cinquantesimo secondo corrisponde l'entrata in scena della voce, che comunque non inficia sull'andamento generale del brano: quest'ultimo, stabilizzatosi su ritmiche veloci ma venate di un sottilissimo epos, prosegue in maniera diretta seguendo i binari imposti dall'ottimo guitar work e da una batteria potente e precisa. Piccola variazione nel lavoro di chitarra verso il minuto e trenta, quindi si riprende a meno di due minuti sulle stesse coordinate evinte in partenza. Ancora una variazione (sulla falsariga dela precedente) verso i due minuti e quindici, quindi un cambio di tempo che ci porta verso lidi più "corazzati" e meno inclini alla velocità più belluina. Apertura incline a un certo epos oltrepassati i tre minuti, e questo grazie di nuovo - e non potrebbe essere altrimenti - al bellissimo lavoro di chitarra.

Conclusioni

Arriviamo dunque alla fine, avendo snocciolato ogni singola traccia proposta in questo disco che, a onor del vero ha sicuramente diverse "frecce nella sua faretra". Un disco che trova nella parte prettamente musicale un innegabile punto a suo favore: il disco infatti è ben suonato, ben cantato e consta di dieci tracce (intro compresa) davvero coinvolgenti, capaci di regalare innegabile godimento a tutti i fanatici di metal estremo, ai seguaci del black/thrash e a chiunque cerchi un prodotto metallico senza troppe pretese e capace di regalare solo sano intrattenimento. Le tracce, come già specificato in precedenza (molto in breve), sono parecchio gustose, strutturate su trame semplici ma non per questo "banali" dato che a volte (come in questo caso) la linearità premia. Dunque un lotto di "gioiellini" che non possono non catturare al primo ascolto, data la loro irruenza ben congegnata e un buon numero di riff davvero accattivanti. Evidente, tra queste trame, un fattore ispirazione decisamente presente: come già ricordato in altre sedi, si può essere altamente professionali, suonare bene gli strumenti e avere persino qualche idea, ma se manca l'ispirazione di fondo la cosa si percepisce, incidendo irreparabilmente sulla riuscita del disco. E l'elemento di cui sopra, statene pur certi, qui non latita. Chiaramente l'ispirazione ha giocato un ruolo di primo piano, considerando che al primo disco ufficiale, non avrebbe senso dire che i nostri si sono affidati "all'esperienza", cosa ottenibile solo dopo diversi dischi. I nostri quindi non calcano il "manierismo" tipico di molti gruppi ormai rodati dagli anni, ma, come ripeto, tirano fuori un prodotto che data una certa freschezza di fondo denota sicuramente un approccio ispirato. Musicalmente promossi, quindi, e purtroppo questo rimane l'unico punto veramente a favore. Mentre nella musica non si riscontrano falle di alcun genere, purtroppo a livello di testi la situazione cambia. Per carità, bei testi. In alcuni momenti mi sono anche divertito nell'analizzarli, addentrandomi entro trame mitologiche e fantascientifiche in cui si percepisce, da parte dei nostri, anche una certa passione per la lettura (i riferimenti a Burroughs su Green People Of Barsoom). Ma molte di queste trame peccano di una certa ripetitività di fondo. Quante volte è stato sciorinato il plot "deve arrivare il nemico proveniente da zone ignote, il quale distruggerà tutti gli esseri viventi"? Parecchie: almeno tre brani (Travellers In Time, Obsidian Shining e On Chariots Of Fire) hanno una trama abbastanza simile. Volendo escludere "Exile King", con un essere malvagio anch'esso proveniente da zone remote, ma per fortuna finito nelle profondità della terra. Addirittura On Chariots Of Fire e Travellers In Time hanno una trama praticamente uguale, e a variare sono giusto piccoli accenti. Superato questo scoglio possiamo dire che gli altri brani funzionano a dovere: dalla guerriera fuorilegge di "Rabid She-Wolf and Her Furious Blade" agli spaccati fantascientifici di "Green People Of Barsoom", tutto sembra funzionare abbastanza bene. Ed è anche pregevole la scelta di concentrarsi sulla mitologia e sulla fantascienza, scelta che chi scrive reputa a suo modo vincente. In questo caso, quindi, non si ravvisa un vero punto a sfavore, ma sarebbe stato lecito evitare certe ripetitività di fondo. Senza quelle ora si starebbe parlando di un apparato testuale mirabile. Altra nota, già accennata all'inizio della nostra disquisizione: la mancanza di informazioni sulla band reperibili sul web, che può essere parte di una (mal)studiata auto-secretazione o frutto di disattenzione da parte dei nostri (per la serie "chissene, l'importante è il prodotto"). Beh, la cosa risulta deleteria, considerando che se si vuole avere la possibilità di concorrere è giusto che molti input vengano lasciati trapelare. Chi agisce troppo nell'ombra, in un epoca in cui il web è indispensabile mezzo di trasmissione di informazioni, finisce per darsi la zappa sui piedi. Per dire, nonostante la mia passione per il genere (ho cercato per un periodo di sondare tutti i gruppi meritori di attenzione rientranti nella frangia black/thrash) è solo grazie al supporto di uno dei miei colleghi che sono riuscito a scoprire questa band. Dunque se non circola nulla, o circola molto poco nella rete in merito a una determinata band,la possibiltà di scoprirla diviene decisamente più improbabile. E questa è una postilla che andava (ri)aggiunta, allo scopo di consigliare alla band in questione di iniziare a lavorare anche sulla pubblicità e sull'aggiunta di informazioni indispensabili atte ad incuriosire l'eventuale fan. Aldilà di tutto questo posso dire che il disco mi ha non poco divertito, è stato fonte di buon intrattenimento, e se non fioccano voti più alti il motivo risiede in un paio di "nei" che, opportunamente corretti, possono far guadagnare alla band punti importanti.

1) Introduzione
2) Intro
3) Baptized By Smoke And Fire
4) Green People Of Barsoom
5) Exile King
6) On Chariots Of Fire
7) Rabid She Wolf And Her Furious Blade
8) Warmonger Of The Gloomy Lands
9) 32 Secrets Of Vimaana
10) Travellers In Time
11) Obsidian Shining