ORGANECTOMY

Nail Below Nail

2022 - Unique Leader Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
28/07/2022
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

I neozelandesi Organectomy sono una realtà relativamente giovane del mondo death metal moderno che sta raccogliendo diversi consensi positivi con la sua carriera composta da tre album, di cui l'ultimo "Nail Below Nail" è il coronamento sonoro di un percorso iniziato nel 2017 con "Domain Of The Wretched" e proseguito nel 2019 con "Existential Disconnect". I Nostri vengono considerati parte della così detta corrente slam, e sicuramente hanno diversi elementi propri di tale genere, ma considerarli semplicemente come una band legata solo a quell'aspetto sarebbe riduttivo e improprio: in realtà il loro suono ha un approccio panico dove elementi death vecchia scuola, brutal, slam e addirittura deathcore vengono presi e utilizzati con un gusto tecnico che si avvale anche di groove irresistibili. La loro storia inizia già nel 2010, ma sarà solo nel 2017 dopo anni di gavetta, demo vari, e qualche cambio di formazione che raggiungeranno la loro prima forma stabile con il fondatore Tyler Jordan (ex Oblivion Dawn) al basso e seconda voce, il vecchio compagno di band Alex Paul come cantante principale, Sam McRobert e Ashton Moore alle chitarre e Jae Hulbert come batterista. Con essa viene composto il debutto, inizialmente uscito in maniera indipendente e poi ristampato dall'etichetta americana Unique Leader Records, che rimarrà la label dei Nostri ad oggi, mentre in seguito con il secondo album Levi Sheehan si occuperà delle pelli. Ora con l'ultimo disco Matthew Bolch sostituisce il dimissionario Moore come seconda chitarra, portandoci alla manifestazione attuale della band. Come anticipato poco prima, la musica del gruppo proveniente dalla città di Christchurch si è sviluppata su una base brutal death metal, prominente nelle vocals gutturali e nei tecnicismi veloci con largo uso di blastbeat, sulla quale intervengono momenti lenti e pesanti di scuola slam con breakdown che potrebbero anche appartenere al tanto vituperato deathcore (la congiunzione tra vocals e modi death con i corrispettivi metalcore), elemento quest'ultimo presente anche in alcuni momenti vocali e nei groove usati. Infine assoli classici, riffing da panzer segaossa e alcune atmosfere truculente mantengono un certo legame con il death metal vecchia scuola; questa formula personale viene portata alla sua forma più compiuta in "Nail Below Nail", disco di poco meno di quarantacinque minuti che nelle sue dodici tracce presenta una versione matura della band che stabilisce la sua predominanza come una delle migliori in assoluto nell'ambito slam/brutal death e anche nel death metal contemporaneo tout court. Anche infatti il purista più oltranzista dovrà ammettere, se onesto, almeno che i neozelandesi nonostante la giovane età (quella media dei componenti non supera i ventisette anni) sanno il fatto loro e conoscono la materia affrontata, guardando sia al passato che al presente. Brutali, ma mai semplicistici o stupidi, gli Organectomy creano un suono devastante e molto fisico, energico, dove sia i momenti più concitati, sia quelli più lenti e pesanti, vengono sottolineati da un senso del groove vivo e presente, arricchito anche da istanze che potremmo definire "melodiche" e capaci di creare atmosfere severe perfette per l'estetica e i temi dei Nostri. La band infatti invece che i connotati porno-gore di una certa frangia dello slam (presenti in maniera saltuaria nei loro demo) abbracciano visioni cosmiche horror/sci-fi dai tratti body-horror care a certo brutal death metal, fatte di orrori misteriosi ed extra-dimensionali che sconvolgono la realtà e i corpi degli esseri umani. Visioni catturate anche nella copertina monumentale a opera dello svedese Pär Olofsson, artista spesso usato da artisti legati al death nelle sue varie accezioni, che riprende il nome dell'album e lo converte in terribili chiodi giganteschi fatti di ossa umane che scendono dal cielo in uno scenario post-apocalittico privo di vita.

Concrete

"Concrete" apre le danze con un riff in levare, filtrato, che viene subito tempestato da colpi duri di batteria, aprendosi a giri circolari delineati da parti stridenti e sottolineati da rullanti massacranti. La voce del cantante si eleva in un growl rauco e cavernoso, ma quasi comprensibile, lontano dai modi "pig squeal" spesso usati in campo slam e vicino allo spiriti brutal death più vecchia scuola. Essa ci narra di una realtà che viene disfatta dall'intervento di qualcosa di innaturale, creando in chi osserva uno shock da cui non ci si riprende. L'odio impregna l'aria stessa, creando confusione mentre si guarda osservando la struttura stessa del reale che viene distrutta e riorganizzata in un incubo non filtrato; visioni sconvolgenti che trovano supporto in sound dalla batteria pestata e dai riff incisivi, pronto ad accelerare in bordate improvvise seguite da galoppi taglienti e dalle atmosfere severe. La realtà sanguina e ci chiediamo perché, perché vediamo tutto questo, e questionando l'esistenza stessa di quanto avviene e di noi stessi. Dopo una cesura rocciosa parte uno slam ritmato, dagli andamenti lenti e dai groove ritmati ripresi anche dal cantato: ecco che la natura stessa sembra ondularsi davanti a noi, come se cercasse un appiglio, mentre lampi di dolore cocente si manifestano nei nostri nervi e ci accorgiamo di aver perso una mano senza che nemmeno ci siano sangue o resti, semplicemente una traccia di luce. I nostri tendini si irrigidiscono e ci rendiamo conto che è vera e tangibile, un simbolo della permanenza; arretriamo shockati e ancora ci chiediamo se tutto questo sta succedendo davvero, e soccombiamo mentre tutto il nostro corpo svanisce e l'immateriale si manifesta avvolgendo le sue dita intorno al nostro collo. Accelerazioni in doppia cassa si accompagnano ad assoli notturni e lanciati, araldi di riff freddi e distruttivi, rasoi sonori che sprofondano in abissi improvvisi che ci schiacciano come la gravità, conducendoci al finale improvviso della traccia breve, ma decisamente intensa.

Nail Below Nail

"Nail Below Nail" è la title track introdotta da bordate di chitarra e colpi duri di batteria in un trotto death ricco di groove militanti; la voce brutale e gutturale di Paul non perde tempo nemmeno in questo occasione e si manifesta presto con atmosfere marziali che ben si adattano alla musica. Siamo infatti davanti a una sorta di guerra con la gravità, dove veniamo schiacciati come da dei chiodi colossali che spaccano le nostre casse toraciche portando torture che ci fanno impazzire. Imploriamo di fermare tutto questo con grida assordanti, e a causa della pressione vomitiamo, mentre non ci rimane che cedere alla follia e ghignare mentre vediamo chiodo su chiodo essere spinto verso il basso. Scenari apocalittici che sposano passaggi cadenzati che dopo cesure contratte si danno a corse assassine in doppia cassa, sottolineate da un riffing death che avanza tra batterie pulsanti e alcuni momenti tecnici dissonanti. Ancora una volta notiamo la capacità dei Nostri di mantenere un suono feroce e brutale senza compromettere un certo trasporto e potenza, cosa questa che li posiziona in una propria categoria raggiunta da pochi. Le immagini non possono che farsi sempre più serrate e ossessive: mentre i chiodi scendono non possiamo fare altro che chiederci ancora una volta perché tutto questo sta succedendo, non riusciamo a credere a quello che ci accade mentre la cheratina delle nostre dita viene fratturata da sotto. Alzata e mantenuta a mezz'aria tramite la forza dei tendini e delle parti fibrose che escono dalla fine dei nostri arti, poi decade e si spiaccica sul cemento sotto una gravità contorta. Fratture composte portano la tortura che fa impazzire, e ancora una volta gridiamo invano aiuto mnetre i chiodi discendono. Si toccano quindi tratti gore non alieni al brutal death metal, completati da accordature basse e movimenti striscianti resi nervosi da accelerazioni accennate e interessati da assoli oscuri vecchia scuola; ecco il finale battagliero che riporta l'unione di riff taglienti e doppie casse, in una marcia protratta fino alla conclusione.

Cult Of Excess

"Cult Of Excess" parte con ritmiche sospese e bordate dilatate, in un'energia trattenuta che convoglia una potenza che si manifesta tra i tratti contratti che poi prendono piena forma in corsi marcianti come sempre accompagnati da vocals gutturali. La trama sembra ora spostarsi sulle masse, rese folli dalla situazione e sempre meno umane, spinte al delirio e alla violenta pazzia da un culto dell'eccesso propagandato con l'uso di droghe che rendono senza remore. La dipendenza e l'eccessività portano ad affidarsi all'estremo, e a causa di percorsi mentali alterati si cerca uno sfogo tramite la violenza, cercando vendetta per i nostri peccati. La nostra psiche viene invasa e viene trovata la monotonia e il disprezzo verso la nostra vita e quella degli altri che vivono lo stesso, in un riflesso dei loro cuori. I tempi isterici si aprono in cavalcate martellanti dove le chitarre diventano trapani e il cantato si da a movimenti cadenzati che danno una certa ritmica piena di groove all'enunciazione, coerente con le contrazioni di ritmica e musica. Non mancano incursioni in territori ancora più serrati e militanti, alfieri di un death combattivo e brutale che s'incastra in corridoi di basso e chitarra sempre più claustrofobici. Veniamo trascinati nei pozzi neri, e i nostri istinti si liberano per uccidere, i denti vanno alle gole e il ricco sangue scorre nelle nostre viscere mentre cerchiamo un posto nell'orgia di sangue e l'euforia fa impazzire i nostri cervelli in modi diversi. La musica non vuole conoscere resa, proseguendo con i suoi malsani toni slam grevi e pachidermici. Mentre l'effetto dei narcotici passa, una strana calma riempie l'aria, e la vergogna per quanto fatto sale all'improvviso, non per la morte causata, ma perché sentiamo di avere bisogno ancora di più, portandoci all'ignoranza dell'eccesso. Una cesura dagli assoli magistrali, stridenti e dilatati, ci porta a una cavalcata in doppia cassa contornata da rallentamenti improvvisi; grida stridule di fattura deathcore duettano con il cantato gutturale, in una battaglia sottolineata dalla strumentazione pulsante. Chitarre rocciose di chiara fattura death esplodono in nuovi trotti che possiamo definire death-doom senza molta paura di smentita; il panico porta alla violenza, consumando ogni cosa, lo spargimento di sangue porta conforto mentre ingeriamo ogni cosa, simulando un totale distacco dalla mente umana. Grazie al culto dell'eccesso non proviamo più colpa, non c'è fuga dai nostri desideri e sprofondiamo in una disperazione senza fine guidata dalla chiarezza e dove gli esseri considerati prima avversari sono ora gli dei del culto. Gli andamenti sospesi concludono quindi il nostro ennesimo viaggio nell'orrore.

The Third Mutation

"The Third Mutation" vede un effetto in levare, filtro da studio dal gusto moderno, che avanza fino all'esplosione di un groove ritmato dal gusto -core che avanza con il suo andamento ipnotico, ripreso da un cantato mutante a doppia voce, una gutturale e una più gridata e tagliente. La storia introduce ora una misteriosa malattia che corrode i corpi, una sorta di arma biologica usata dalle misteriose entità per punirci per la nostra resistenza e che sconvolge l'esistenza, che ci lascia come unica speranza la sperimentazione per trovare una cura, ma che porta alla follia e alla perdita della mente, un sacrificio che deve funzionare dato che le preghiere non salveranno le nostre vite. L'impianto sonoro procede con un suono death brutale e diretto, dove intervengono anche brevissime cesure di basso, ma nel complesso il tutto si realizza in una musica ossessiva fatta di ritmi di chitarra e batteria che incalzano l'ascoltatore. Si tratta di un pezzo vicino a un certo brutal deathcore, ma che mantiene una certa robustezza e rigore più propriamente vecchia scuola, richiamando in arte le evoluzioni di band come Lorna Shore e Carnifex che negli anni si sono sempre più distaccate dall'impianto deathcore iniziale trovando il compromesso tra alcuni dei suoi modi e lidi più propriamente tecnici e brutali. Una cesura ritmata riprende andamenti contratti che proseguono in sezioni devastanti completate da versi poco umani, delineati da improvvise severità death che creano trionfali parate taglienti. Ora le immagini si fanno sempre più splatter e orrorifiche, mostrando i terribili effetti della malattia: bolle piene di pus esplodono, portando alla terza mutazione, prolassi vengono espulsi lanciati, le interiora perforate e marce fuoriescono e avvengono perdite maligne, siamo come piastre di Petri viventi, corpi gonfi che si deformano velocemente mentre i contenuti dello stomaco trasudano putridi. La musica si mantiene feroce e serrata, dando la giusta colonna sonora alle visioni sempre più aberranti: la malattia si arresta momentaneamente guadagna una vittoria, ma la virulenza attende oscurata dalla regressione apparente. All'improvviso i malati esplodono tramite la perforazione della loro pelle indurita, feci e bile volano in giro e si spiaccicano, e sciami di mosche trovano territorio di riproduzione nella carne che si dissolve, vile e nauseante. Le larve che si nutrono di essa saranno i semi della piaga inarrestabile.

Fragments Of Grey Matter

"Fragments Of Grey Matter" non perde tempo, usando attacchi serrati alternati a suoni secchi di chitarra in un trotto interrotto da un verso gutturale; ecco l'avanzare di una parata pesante e opprimente, foriera di uno slam brutale e cavernoso che scherza ben poco. Gli eventi della piaga di cui si parlava nella precedente "The Third Mutation" continuano, portando a un'ulteriore trasformazione che muta l'umanità e la sfalda partendo dagli atomi stessi. La nostra giustificata auto-decadenza porta una sofferenza di un nuovo tipo, una tortura inimmaginabile ci viene appioppata con il derma che si separa a livello atomico e si ritrae fino all'inizio del collo, aprendo il nostro involucro. Per fortuna non sentiamo più nulla, le fessure dei nostri teschi si disintegrano e nel cervello perdiamo prima il senso dell'equilibrio, poi la vista a causa del lobo occipitale distrutto. I lobi parietali diventano un gel necrotico e un abisso interiore gira ferocemente mentre non vediamo nulla e le sensazioni spariscono. Tratti death vedono passaggi squillanti che delineano il corso di rullanti combattivi dove la ritmica è protagonista con cambi di tempo ora più concitati, ora più lenti e abissali; la tecnica dei Nostri si manifesta con particolari che regalano al tutto un'atmosfera devastante e ossessiva, perfetta per rendere il panico delle parole che caratterizzano il testo. Cerchiamo di inalare aria per rimanere in piedi, il nostro proposito da martiri era quello di non uccidere, sentiamo lingue che non comprendiamo, così come il dolore, siamo ridotti a una coscienza che va in spirale, cadaveri senza sensazioni che esistono solo per essere torturati mentre frammenti di materia grigia si corrodono e i nostri cervelli decadono diventando null'altro che polvere. Groove macilenti ci trascinano in ferocità sonore che vedono corse improvvise in doppia cassa interrotte quasi subito, creando un delirio schizzato che si ferma all'improvviso, come un corpo che non ha più spasmi nella morte.

Ulcerborne

"Ulcerborne" è la strumentale che fa da spartiacque tra le due metà dell'album, introdotta da un bel fraseggio progressivo che si estende con i suoi toni delicati e vibranti, molto atmosferici; all'improvviso il suo motivo viene ripreso da chitarre ben più rocciose e graffianti, riportandoci su toni death che si districano tra ritmiche nervose che vedono doppie casse regali e colpi duri che scolpiscono movimenti severi tra il tema portante. Panzer militanti completano il quadro, evocando un certo gusto che richiama Bolt Thrower e Asphyx, manifestando quello che forse è il momento più vecchia scuola di tutto l'album; ecco quindi una marcia che avanza in modo contratto, arricchita da strati di chitarra evocativi negli assoli tetri e sconvolta da un drumming chirurgico che si accompagna a strumenti a corda che fanno da bisturi. Anche il basso ha il suo posto, grazie a passaggi grevi dalle accordature basse, e l'occasione ci permette di apprezzare la produzione del disco a opera di Miguel Tereso, chitarrista della band thrash/groove portoghese Primal Attack e proprietario della Demigod Recordings. Ogni strumento ha infatti il suo giusto posto e il suono evita sia registrazioni da scantinato poco opportune per i Nostri, sia eccessi moderni con suoni compressi o troppo alti, permettendo un giusto equilibrio. La parte finale presenta nuovi assoli elaborati dalle scale altisonanti, che concludono il nostro viaggio sonoro lasciandoci in balia di ultimi groove contratti che si spengono nell'oblio.

Breeding Chaos

"Breeding Chaos" sembra voler fare in apertura il verso alla traccia che lo precede, ripresentando un suono stridente dal gusto tecnico, sconvolto però presto da familiari contrazioni di batteria e chitarra e dai versi cavernosi e gutturali del cantante. Rieccoci quindi nell'universo degli Organectomy, dove la storia che fa da perno tematico al disco s'infittisce e si espande portando nuovi personaggi. Un collettivo di menti si riunisce per portare la fine di coloro che stanno in alto, le entità che hanno inviato i chiodi che hanno perforato i cieli, e che non sappiamo se essere dei o altro. Essi attendono le opportunità per ottenere mezzi per la conquista, a tal fine setacciano i resti dei corpi senza vita e li sezionano in modo chirurgico, creando dei totem per l'umanità che si erge contro il nemico. La musica si mantiene sui connotati di un brutal death metal marciante e dai tempi variegati, che ripropone quel gusto tecnico caro alla band e portato avanti con rigore nell'album. Chitarre dalle scale altisonanti s'incastrano tra impennate ritmiche improvvise, stabilizzando poi marce devastanti che devolvono in passaggi slam dove la voce si fa possibilmente ancora più inumana e gorgogliante. Gli esperimenti del misterioso gruppo porta a creature geneticamente modificate dotate di coscienze modificate e divergenze spirituali amplificate, portando a esseri che sono l'antitesi della vita e che provano odio per tutto tranne che per l'umanità. Sono costrutti maledetti, fatti di carne, con cuori che battono, ma malapena vivi, immuni al potere che portano. La concretezza della musica greve, ma squarciata da atmosfere magistralmente evocative, quasi malinconiche negli assoli squillanti che sviluppano corse tecniche sorrette dalla doppia cassa, sembra dare forma sonora a questi esseri che portano l'osservatore a un misto di orrore e pietà per il loro stato; sentimenti però che sprofondano in nuove abrasioni abissali fatte di suoni pesanti e duri. Ecco che il caos si libera, le divinità cadono e vengono trascinate come angeli con le ali, e non molto tempo dopo l'ultima ritirata i mostri si ribellano ai loro padroni. Con questo vero e proprio "cliffhanger" ci accomiatiamo dalla traccia, pronti ad affrontare il resto dell'opera e giungere al finale della sua storia.

Entranced By Calamity

"Entranced By Calamity" prosegue la storia mostrandoci i risultati dello scontro con le entità che vengono da altrove, misteriosi padroni che si dimostrano più subdoli e difficili da sconfiggere di quanto pensi l'umanità. Una serie di colpi duri ci da il benvenuto, alternati a riff circolari a motosega che poi si librano in groove cadenzati completati dal cantato animalesco. I risultati dello scontro sono catastrofici, imposti dalla cupidigia umana e che portano a una caduta bestiale di coloro che vengono dall'altrove. I chiodi monolitici si spaccano e si spezzano, in un bagno di sangue alieno, un massacro che avviene tra i loro spasmi di morte. I toni sincopati di musica e parole ben rendono il caos tematico, effetto amplificato dall'alternanza con improvvise cesure più dilatate e atmosferiche, che rendono l'idea del silenzio tra un evento terribile e l'altro. Si aprono poi doppie casse sferraglianti, foriere di corse brutali che scuotono l'etere; gli occhi che hanno visto la calamità sono spinti alla vendetta, la carne delle creature viene saccheggiata fino alla fine usata per nutrire la popolazione debole e affamata. Il loro DNA incomincia a trasformare quello umano in modo subdolo, i padroni che provengono dall'alto avevano programmato questa scappatoia. Possiamo immaginare nel suono schizzato, elettrico, che passa da bordate pesanti a suoni veloci e spinti e lanciati, la riproposizione sonora degli alti e bassi dello scontro, della falsa vittoria che rivela l'orrore che si manifesterà nelle mutazioni a venire. Il contagio risiede sotto la pelle, ora l'umanità è libera, ma ci si chiede a quale costo. Passiamo a passaggi pachidermici slam, che rendono il tutto ancora più brutale, completati da assoli propriamente tetri e squillanti; con gli osservatori scomparsi, iniziano i tentativi di ricostruzione, ma un gruppo di persone infette blocca ogni possibilità di successo, portati alla psicosi si ritrovano rapiti dalla calamità e smantellano sistematicamente tutto ciò che non è gli idoli lasciati dallo scontro, totem fatti di ossa creati in reverenza per richiamare indietro i padroni che provano che non siamo soli nell'universo. La trama sonora acquista tratti quasi narrativi, riportandoci ai tratti contratti iniziali ed esplodendo in bordate che portano a conclusione uno dei pezzi migliori di un album che mantiene la sua qualità alta in ogni frangente.

Ill-Conceived

"Ill-Conceived" parte con un galoppo di batteria dai modi tecnici e bombardanti, lanciati insieme a bordate grevi che ci conducono a un'implosione che ci lascia in balia di groove claustrofobici e vocals cavernose. La spirale discendente dell'umanità prosegue, tra masse mutate e nuovi scontri interni dove abbiamo pure elementi "d'intrigo", e non resta che tirare le somme facendo una sorta di riassunto degli eventi finora; divise tra loro, con intenzioni non allineate, le masse umane nella loro mostruosità hanno cercato un'arma perfetta per annientare gli oppressori della Terra. Montanti di chitarra e rullanti spediti si districano tra effetti squillanti, lanciandosi poi in doppie casse che a loro volta si aprono a falcate rallentate che si esauriscono in monolitiche marce death/doom. Dopo l'apparente trionfo gli scienziati si sono concentrati sul futuro allontanando lo sguardo e scegliendo di ignorare il passato, divinando la storia tramite vetro traslucido e scegliendo con arroganza un salvatore che avrebbe adottato una condotta non prevista e mal-concepita. Le sue azioni hanno creato un divario tra il creatore e la sua vittima, portando a una taglia sul suo cuore che a malapena batte e sulla sua testa, l'autore della sua genesi non ha le sue briglie, e sciami di altri dedicati al mondo si avvicinano. I suoni insistenti, belligeranti e ossessivi, ci trascinano in corridoi sonori che vedono il contrasto tra chitarre monolitiche e accelerazioni ritmiche, destinate a concludere la canzone con un'impennata.

Entrapped Savagery

"Entrapped Savagery" ci accoglie con un rullante di batteria subito seguito da riff possenti e contratti, tempestati a intervallo da accenni di doppia cassa; ecco che il cantato gutturale di Paul si manifesta con i suoi toni familiari, parlandoci ora dell'essere colossale creato per affrontare le entità aliene, ma che invece si è ribellato ai suoi creatori, il falso messia citato nel brano precedente. Un'entità dedita alla violenza, dotata di una brutalità non quantificabile e che porta a volumi estremi di sangue che satura tutto al suo passaggio mentre i discepoli gli scagliano contro un fuoco infernale che non ha effetto contro il colosso creato solo per uccidere, un golem di carne tremante dai tendini ondeggianti. L'avanzare dell'entità immensa e terribile alla vista viene realizzato in musica dai riff pesanti e costanti, dai groove ossessivi e dai passaggi devastanti dove chitarre a motosega evocano dettami vecchia scuola immersi tra brutalità moderne. La creatura viene smembrata, ma ricresce di nuovo, è come un'idra fatta di carne, le sue vittime vengono ingoiate nelle sue fauci serrate, spinte dalla mascella faringea e colpite da pistoni fatti di ossa, polverizzate per facilitarne la digestione dopo che sono state soffocate dalla pressione della trachea. Le immagini gore si avvicendano così come il suono presenta i suoi giri circolari incastrati tra accelerazioni ritmiche improvvise, e giungiamo così a una cesura dallo stop atmosferico: qui un fraseggio filtrato si espande esplodendo poi in una marcia slam monolitica e pesante, spinta in avanti da un drumming che conosce accelerazioni ben posizionate. Largo poi ad assoli squillanti ed elevati, coronamento di un climax che va a chiudere all'improvviso la traccia convergendo in quella successiva. Intrappolate dalla brutalità le vittime finiscono con la faccia verso un pozzo pieno di acido, e vengono dissolte diventando energia, dei denti e ossa nulla rimane, ma a malapena riforniscono l'angelo distruttore.


Malicious Contortions

"Malicious Contortions" vede l'avvicinarsi della conclusione del nostro percorso e dell'album, brano che parte in quarta con riff veloci e taglienti come rasoi, scolpiti da galoppi ritmici serrati che si fanno sempre più pressanti. Dopo un colpo secco il movimento si fa più meccanico e contratto, aggiungendo il cantato che qui assume connotati dal growl leggermente più vicino a certe tendenze deathcore; esso ci mostra visioni di un mondo dove la gravità lo seppellisce tra le ultime grida dei monoliti che stanno lentamente perdendo il loro potere. Le persone sono troppo vicine ad essi per sopportare le distorsioni vigorose che allargano e deformano la Terra, gli edifici si sciolgono, ma in realtà rimangono come solidi, e la vita viene risucchiata nei cieli, squallida. Scenari apocalittici pieni di distruzione difficilmente immaginabile, convogliati in un suono tecnico che vede continui stop & go, incontrando pure corridoi dalle bordate contratte moderne che generano groove -core che si giostrano tra suoni squillanti e versi dai grugniti isterici. Largo poi a bordate ritmate che confermano tratti slam qui in primo piano, in un episodio che assume alcuni dei modi più "urbani" del genere. Un demone della sedizione prospera in questa situazione, ha una volontà di dominio e prende vantaggio della sua preda. Esso caccia tra i flussi di energia oscura, devastando tutti gli esseri umani che incontra, strangolando le sue vittime con le sue estremità striscianti dal peso incredibile. La nuova mostruosa visione si manifesta anche nei toni grevi della musica, che poi incontra cesure nervose dai continui cambi di ritmica e tempo; si espandono rallentamenti doom seguiti da corse improvvise, martorianti e potenti. L'essere si nutre, le ossa si spaccano mnetre i muscoli si staccano, e la gravità cresce in intensità mentre i chiodi sembrano assottigliarsi, ma la loro visione rimane a galla, resti di un potere che svanisce dall'esistenza insieme al mostro che perseguita gli umani. La sezione finale ci investe con bordate rocciose che pulsano severe, portandoci con loro verso la chiusura.

Coerced Through Submersion

"Coerced Through Submersion" è il gran finale dell'album, un episodio che mantiene il gusto ritmato e dai groove claustrofobici che caratterizzata molti dei pezzi della parte conclusiva del disco. Un verso gutturale annuncia un death metal moderno che ricorda nei modi i Bloodbath dei tempi di "Nightmares Made Flesh", dai riff circolari e dalla batteria cadenzata supportati da un growl profondo e brutale; siamo come in un sogno fatto di facce che non avevamo mai visto prima, e ci chiediamo se ciò che abbiamo vissuto fosse vero o finzione mentre affoghiamo nella nostra fredda mente, chiedendoci se siamo svegli, o se siamo morti. I toni irreali, quasi lisergici, riprendono i suoni marcianti, qui dediti a un brutal death metal sincopato e dai ritornelli ritmati che creano un effetto che non può non far venire in mente l'inevitabile pogo che tale brano scatenerà dal vivo. Trattiamo con noi stessi per mettere fine a tutto questo, la nostra presa sulla realtà è non tangibile e sentiamo una sensazione saturante, come se stessimo nascendo immersi nell'utero del nostro teschio. Fasci di luce accecante ci attraversano la testa, rimaneggiando le sensazioni nel nostro cervello e facendo tornare la vista con un'agonia bruciante. Cesure dalle bordate ripetute fanno da ponti verso corse improvvise segnate da chitarre vorticanti dal gusto tecnico, creando un vortice sonoro che ben ricreano la sensazione di vertigine del testo, e non mancano doppie casse improvvise ci martellano passando tra panzer severi che rallentano in pachidermiche atmosfere sospese che riportano l'elemento death/doom dei Nostri a galla. I toni striscianti, rarefatti, ma oscuri, avanzano imponenti contrastando con i rullanti spediti. Imploriamo di finirla con la nostra rinascita, un'eternità passa e ora siamo liberi, cessando la tortura che ci aveva fatto credere in un incubo delle sinapsi che ci era stato imposto tempo fa. Guardando in alto, vediamo la forma splendente e incorporea dei nostri assalitori, che luccicano in geometrie spezzate e mostrano ghigni non euclidei. Ora ricordiamo di essere stati imprigionati per i nostri pensieri di ribellione, il nostro peccato, e siamo stati soggiogati tramite l'immersione. Come nel più scontato dei finali, era tutto un sogno, gli esseri alieni non sono stati sconfitti, e l'incubo a occhi aperti continua, ma la musica va a dissiparsi con i rallentamenti pachidermici, mettendo fine all'opera.

Conclusioni

In definitiva "Nail Below Nail" è un'opera che ogni amante del brutal death metal moderno nelle sue varie inflessioni e sotto-categorie non può non apprezzare, graziata da uno stile che sa essere tecnico senza eccedere e che utilizza groove, rallentamenti slam, strutture deathcore al meglio mantenendo una solida base brutale e vecchia scuola dove abbondano assoli, riff a motosega, tempi mutevoli e ritmiche capaci di passare senza fatica da passaggi concitati a marce cadenzate, raggiungendo rallentamenti quasi sospesi. Ogni strumento concorre al risultato complessivo al meglio, pure il basso ha sparuti momenti di protagonismo, e vale la pena citare di nuovo la produzione a cura di Miguel Tereso, che già in passato si era occupato degli album precedenti dei Nostri; egli riesce a infondere una certa essenza groove al suono dei neozelandesi senza far perdere un'oncia di ferocia e pesantezza alla musica, mantenendo caratteristiche death che collegano il disco a un continuum che unisce tradizione e presente. Professionalità e serietà caratterizzano ogni aspetto dell'album e della musica degli Organectomy, portando la band al disopra di altre realtà analoghe che non raggiungono gli stessi livelli, vuoi per mancanza di volontà o di capacità. Come detto il suono evita alcuni dei topoi più "lowbrow" che avvolte vengono associati con lo slam, usando invece i modi del genere in un contesto tecnico, seguendo in questo la scia di nomi come Abominable Putridity e 7H.Target, e gli elementi più propriamente brutal e vecchia scuola richiamano i primissimi esempi del genere, quando ancora era più' vicino al brutal death classico, come per esempio i Devourment e nomi del brutal come i Discorge. Anche la grafica adottata è perfetta per il suono e per i temi, a loro volta affrontati con uno stile che non evita i tratti gore, ma che li usa in un contesto horror/sci-fi che evita le tendenze porno-gore e spesso ironiche di una certa scuola dello slam moderno. Troviamo in questo comunanza anche con nomi quali i canadesi Gravitational Distortion, che tra l'altro rientrano nei migliori esempi moderni di slam tecnico a tinte sci-fi, e una serie di band che cercano di stabilire una certa serietà intorno al genere. L'ascoltatore vive quindi una sorta di film sonoro che non vincerà probabilmente nessun oscar e usa elementi tematici tipici dell'area "cosmica" del genere (entità misteriose, mutazioni, malattie, avvenimenti apocalittici), ma che con musica, testi e immagini crea un'esperienza coerente, piacevole (se amate certi suoni brutali, naturalmente) e densa nei suoi oltre quarantaquattro minuti di durata. Non resta che vedere cosa riserverà il futuro per la band, sperando almeno in un mantenimento del livello qui raggiunto.

1) Concrete
2) Nail Below Nail
3) Cult Of Excess
4) The Third Mutation
5) Fragments Of Grey Matter
6) Ulcerborne
7) Breeding Chaos
8) Entranced By Calamity
9) Ill-Conceived
10) Entrapped Savagery
11) Malicious Contortions
12) Coerced Through Submersion